Re: La decrescita felice - secondo Maurizio Pallante



ciao a tutti.

scusate se mi inserisco solo ora con ritardo: siete già alla fase 2 e io
invece sono ancora alla fase 0.
Mi spiego. Sono molto interessato alle opzioni pratiche di consumocritico, e
quindi molto interessato a quello che sta nascendo qui. Ma mi chiedo cosa
significhi opzioni "pratiche" e pratiche "per chi".
Stiamo parlando di ozpioni praticabili tra di noi che siamo sensibili al
consumo critico o stiamo parlando di ozpioni "praticabili" come tali dalla
maggioranza della popolazione? Io tengo sempre bene in mente, quando parlo
di questi temi, l'indicazione di Alex Langer sulla necessità che il
cambiamento sia "desiderabile e desiderato".
Detto in altri termini stiamo parlando di "pratiche" che hanno un valore di
testimonianza o stiamo parlando di pratiche che potrebbero essere diffuse a
gran parte della popolazione senza "traumi eccessivi da cambio di modello di
consumo"?
La differenza tra le due strade è a mio parere netta, non solo da un punto
di vista teorico ma soprattutto da un punto di vista pratico. Alcuni esempi:
vogliamo veramente praticare un radicale cambiamento del nostro modo di
produrre e consumare? Passiamo in modo massiccio all'autoproduzione
(soluzione Pallante). Bene, troveremo qualche decina di persone tra di noi
che ci dirà come fare, come ci riesce e che appunto rappresenteranno la
"testimonianza". Dopodichè avremo un 99% della popolazione che riterra tali
pratiche così diametralmente distanti dal loro abituale "usa e getta" che
continueranno per la loro strada. Affari loro potremo dirci, noi siamo
comunque contenti di praticare la testimonianza.
Se invece vogliamo cominciare a "pubblicizzare" soluzioni praticabili da un
numero un po' più ampio di persone allora (fatto salvo il valore della
testimonianza, che rimane l'obiettivo di lunghissimo periodo) forse dovremo
individuare soluzioni diciamo di "second best": criteri su come selezionare
la roba che compriamo, le ditte che la producono (guide arcobaleno), dove
comprarla, etc....
Da un punto di vista di indicazioni pratiche mi sembra che sia più difficile
mettersi d'accordo su questa seconda soluzione (identificazione dei criteri)
piuttosto che sulla prima che alla fine si limita a dare ricette di
testimonianza (sapone fatto in casa, dov'è la bottega del mondo più vicina,
come installo un pannello solare etc.). Alcuni esempi: i prodotti del
commercio equo e solidale possono essere acquistati in un supermercato o
perdendosi il valore di testimonianza legato all'acquisto in bottega, la
pratica non è da proporre? Stessa domanda per i prodotti biologici. Altra
questione: con quali criteri seleziono le aziende che trovo al supermercato
(ricordo un bel sondaggio fatto da nicoletta a proposito dei biscotti....)?

 Insomma da una parte sono felice di trovare indicazioni che mi aiutino a
praticare un percorso di consumo critico, dall'altra quando leggo sapone
fatto in casa, autoproduzione, acquisto di formaggi dal pastore, acquisto di
prodotti del commercio equo nella bottega raggiungibile solo con 45 minuti
di autobus, mi viene in mente che nel 2005 l'unico prodotto che è andato in
controtendenza nelle vendite dei supermercati (aumentando) sono state le
insalate e verdure prelavate! E mi dico: come posso "affascinare" il mio
prossimo (che non trova il tempo e la voglia per lavare la verdura) ad
autoprodursi una bella saponetta? Non sarebbe il caso di iniziare
convincendolo a lavarsi l'insalata ?

So di essere una voce fuori dal coro.......ma ho bisogno di chiarimenti sul
cosa stiamo facendo e per chi.

cari saluti

daniele




----- Original Message ----- 
From: "Nicoletta Landi" <nicoletta at peacelink.org>
To: <consumocritico at peacelink.it>
Sent: Friday, January 06, 2006 11:03 PM
Subject: La decrescita felice - secondo Maurizio Pallante


> Ciao a tutti.
> Ho appena finito di leggere il libro "La decrescita felice" di Maurizio
> Pallante. Qualcuno di voi l'ha letto?
>
> Mi piacerebbe riassumerne alcuni punti essenziali riportandoli nell'area
> consumocritico e ragionarci un po' insieme. Maurizio ci dai il permesso
> editoriale?
>
> E' un libro piccolo ma agile, rapido, in 125 pagine copre molto sulla
> decrescita, molte domande, qualche risposta veramente simpatica e nuova
> che mi ha lasciato un buon sapore in bocca.
>
> Dopo il consumo critico, i piedi non possono che muoversi sulle pietre
> successive, della sobrieta' e dell'autoproduzione.
> Pertanto questi libri sono pietre miliari di una scuola di pensiero a
> mio parere, che non si limita piu' a Francesco Gesualdi ma che si
> allarga, come cerchi nel lago.
>
> Eppure ho dei pero'.
>
> Ho i miei pero', le mie domande, i miei: "non mi torna".
>
> Cosi', in attesa che molti di voi leggiate il libro, e che Maurizio ci
> dia il permesso di pubblicarne qualche riga, parto in quarta con qualche
> domandina su degli assiomi che mi sono noti ma che per me sono tutti da
> dimostrare.
>
> 1) Se comprassimo meno, e avessimo meno desideri consumistici, non
> avremo bisogno di lavorare cosi' tanto, ma invece potremo stare a casa
> con figli e genitori, riscoprire le arti manuali, dedicarci ai
> sentimenti invece che alla produzione/consumo di merci.
> Si potrebbe fare un lavoro parttime e compensare con altre forme di
> lavoro, il tempo speso in ufficio, schiavi di un capo che potrebbe
> rivelarsi tiranno.
>
> 2) Stando piu' in casa avremo tempo per prenderci cura dei nostri cari,
> senza affidargli a mani estranee pagate per questo, bambini e anziani,.
> Le donne non avrebbero piu' bisogno di lavorare anch'esse come
> produttrici di merci, ma potrebbero suddividersi con il marito un lavoro
> a mezzo tempo.
>
> 3) Comprando direttamente dal produttore, saltiamo i passaggi intermedi,
> e mangiamo meglio, con prezzi molto inferiori.
> ***********
>
> Che ne pensate? Li ho riassunti un po' sbrigativamente ma credo di
> essere stata oggettiva.
>
> Be', questi i miei commenti, un po' perplessi.
>
> 1) Lavorare parttime (all'interno di una societa' fulltime) e' un
> miraggio. Non solo non e' praticabile nella maggior parte dei lavori, ma
> sempre piu' amici e conoscenti sono costretti a lavorare ben oltre le 40
> ore.
> Veramente si lavora tanto  per soldi, per avere piu' soldi per comprare
> merci e per mettersi in coda in autostrada?
> Nella mia esperienza no. Per nulla.
>
> Siamo al limite della competizione, praticamente schiacciati su tutti i
> fronti dal costo del lavoro oltre frontiera.
>
> Ma oltre a cio', perche' per avere un lavoro che dia soddisfazione
> bisogna dimostrare il proprio talento e bisogna portare a termine i
> progetti in tempo e con onore. Perche' mentre tu sei in parttime c'e'
> chi lavora il triplo di te e, se anche ti e' possibile ottenere un
> parttime, finisci nella cerchia di quelli che in ufficio non valgono un
> tubo. Perche' se lavori non solo per portare a casa uno stipendio ma
> perche' vuoi lavorare con cura, il parttime non e' una soluzione ma una
> frustrazione.
>
> 2) Le donne hanno cominciato a lavorare per essere produttrici e
> consumatrici di merci?
> Mah, secondo me le donne hanno cominciato a lavorare per essere
> indipendenti. Per avere il diritto di dire: "grazie, mi sono rotta le
> scatole di te, grazie caro, ciao". Per sentirsi utili, come produttrici
> di denaro e quindi di potere. Non ho taboo a parlare di questo. Nei
> momenti della mia vita in cui ho avuto meno denaro a disposizione ho
> sentito la fitta della dipendenza, della debolezza e della fragilita'.
> E infine, le donne hanno cominciato a lavorare per avere voce, una voce
> che uscisse dal voto elettorale e dalla casa. Una voce nelle aree dove
> le decisioni vengono prese.
>
> 3) Saltare le intermediazioni costa meno? Questo l'ho sentito dire tante
> volte. Ma purtroppo io non ci sono ancora riuscita. Ne' quando compravo
> al GAS, ne' ora che uso un mercato dei produttori locali.
>
> Anche se persevero, ogni volta che mi avvicino al
> mercato dei produttori locali, so gia' che spendero' .. e tanto. Ogni
> volta che mio babbo va direttamente dal formaggiaio o dalla contadina,
> torna a casa incavolato chiedendosi perche' le cose costino cosi' tanto.
> Questo non significa che demordiamo. Ma purtroppo c'e' piu' di un motivo
> per cui i beni al supermercato costano cosi' poco, e la via
> dell'acquisto dal produttore ha un significato preciso e non e' quello
> del risparmio.
>
> *************
> So bene che e' facile criticare e difficile proporre.
>
> Percio' onore a chi come Maurizio ha l'ardire di proporre.
> La lettura del suo libro mi ha ridato energia e idee.
>
> Continuiamo a farci domande, e via via le risposte migliori verranno a
> galla, come ravioli nella pentola :)
>
> un saluto affettuoso
>
> nicoletta
>
> ps per quanto riguarda il progetto "stili di vita" grazie a tutti. con
> francesco stiamo preparando un progetto, basato sulle vostre risposte,
> che arrivera' presto in lista.
>
>
> --
> Mailing list Consumo Critico dell'associazione PeaceLink.
> Per CANCELLAZIONI: http://www.peacelink.it/mailing_admin.html
> Se non riesci, scrivi a nicoletta at peacelink.org
> inserendo "cancella" nel Soggetto.
> Si sottintende l'accettazione della Policy Generale:
> http://www.peacelink.it/associazione/html/policy_generale.html
>