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Altra proposta contro la guerra. Che fare?



Inoltro un'altra proposta di azione diretta contro la guerra fatta circolare sulla mailing list del Glt nonviolenza della Rete di Lilliput da Tiziano Tissino di Beati i Costruttori di Pace, che pare abbiano già deciso di metterla in atto come organizzazione: si tratta, in sintesi, di mettere in crisi le prefetture con i nostri no alla guerra e di far giungere al governo questa presa di posizione, perchè decida di non appoggiarla.
Che ve ne pare?
Personalmente, tra le tante possibilità, continuo a pensare che bisognerebbe almeno provare a tentare un'azione diffusa di minacciato ed eventualmente realizzato boicottaggio delle pompe di benzina, almeno di quelle delle nazioni coinvolte nella guerra, o di altra forma di noncollaborazione con le strutture economiche e militari che sostengono la guerra, dopo aver preventivamente spiegato agli operatori di queste che non ce l'abbiamo con loro. Questo si inserirebbe in un discorso più ampio di informazione sui reali motivi della guerra (tra cui il petrolio) e di riflessione sul nostro stile di vita, da proporre a tutti, mentre si prepara anche una vera e propria campagna per l'alternativa alla dipendenza dal petrolio e si sostiene una campagna di campagne come "scelgo la nonviolenza" (www.retelilliput.org/scelgolanonviolenza.asp). Non credo sia onesto agire contro la guerra senza preoccuparsi di sensibilizzare almeno un poco sulle sue motivazioni reali e sulle possibili alternative strutturali e di comportamento che potrebbero essere praticate da ognuno per creare le basi della pace. Oltretutto, se ricordo bene, un boicottaggio delle pompe di benzina di una compagnia americana ottenne in passato, solamente dopo che questa aveva registrato un calo delle vendite di poche unità percentuali per pochi giorni, la decisione di far portare a terra e smontare pezzo per pezzo una piattaforma petrolifera in disuso, invece che il suo affondamento in mare. Non sarà la stessa cosa della guerra, ma credo che il minor guadagno minacciato o realizzato da parte delle compagnie petrolifere sia un deterrente maggiore o almeno altrettanto efficace rispetto alle telefonate e alle dichiarazioni alle prefetture, che nessuno ci garantisce vengano girate al governo o al parlamento, specie se presentate in forma orale, per non parlare poi della paralisi della macchina governativa e amministrativa, che vedo un obiettivo duro da raggiungere con qualche telefonata o dichiarazione al prefetto o a un centralinista, e che probabilmente non dovrebbe essere neanche l'obiettivo della nostra azione. A noi interessa infatti che non si faccia o non si sostenga la guerra, non la paralisi dell'intero stato o dei suoi organi periferici (che assolvono anche compiti positivi per il cittadino, non solo quello di dichiarare o sostenere guerre!).
E voi che ne pensate? Il tempo stringe.
Filippo Ciardi.
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                          No alla guerra,
 
                     dillo di persona al Governo
 
   Una campagna semplice ed efficace per bloccare l'ingresso in 
                         guerra dell'Italia
 
  Contribuisci anche tu, con un piccolo granello, ad inceppare la 
 macchina bellica: parla con la Prefettura, organo periferico del 
                     governo in ogni provincia.
 
                      Obiettivo della campagna:
 
La campagna si propone di far pressione, tramite le Prefetture, sul Governo e il 
Parlamento affinché l'Italia non conceda alcun tipo di supporto logistico, militare e 
politico agli Usa e alla Nato per la guerra contro l'Iraq e, se nel frattempo questo 
supporto fosse stato concesso, esso venga revocato. La campagna continuerà ad 
       oltranza fino al raggiungimento del proprio obiettivo.
 
                         Modalità di azione:
 
Chiediamo a tutti i cittadini di recarsi personalmente presso la loro prefettura, oppure 
di contattarla telefonicamente, per esprimere il proprio no alla guerra e chiedere alla 
prefettura di farsi portatrice di questo messaggio presso il governo. Basterebbe un 
numero relativamente basso di persone per creare un impatto significativo. Con il 
crescere del numero delle persone coinvolte, si potrebbe arrivare a mettere in crisi, 
 fino alla paralisi, l'intera macchina amministrativa e governativa.
 
     Domande e risposte per convincere anche i più scettici  ;-)
 
Ci sono già molte iniziative contro la guerra. Perché aggiungerne un'altra 
invece di rafforzare quelle esistenti?
    Perché le manifestazioni, da sole, non bastano: i nostri decisori politici 
    devono sapere che il costo di un'adesione alla guerra sarà altissimo, già nel 
    breve periodo. D'altro canto, vogliamo offrire a tutti i cittadini non
    soltanto  la possibilità di esprimere il loro no alla guerra, ma quella di farlo
    pesare,  concretamente e nell'immediato.
 
Perché non accontentarsi di una raccolta firme o di petizioni via Internet?
    L'impatto di una petizione, per quanto importante, è limitato: migliaia di 
    email possono essere neutralizzate con un semplice filtro; pacchi di
    cartoline  possono venire direttamente cestinati. Il lavoro di lobby per la
    pace è  contrastato e sovrastatato da quello delle molto più potenti lobbies
    della  guerra. Anche la minaccia di non votare chi approva la guerra è
    troppo  lontana nel tempo ed indistinta per avere una reale efficacia.
 
Perché mai questa campagna, a differenza di tutte le altre, dovrebbe 
funzionare?
    Perché è semplice da attuare, da diffondere e da gestire; è alla portata di 
    tutti, è coinvolgente e positiva, in grado di raccogliere il favore 
    dell'opinione pubblica ed anche delle stesse 'vittime' dirette dell'azione; 
    essendo diffusa, è difficile da reprimere o neutralizzare; inoltre, ha un
    punto  di innesco molto basso: possono bastare poche persone per
    cominciare a  creare i primi disagi al sistema.
 
Quali rischi corre chi aderisce alla campagna?
    Telefonare in prefettura per esprimere le proprie considerazioni non è
    reato.  D'altronde, se la campagna avrà ampia diffusione, è ipotizzabile che
    ci sarà  chi tenterà in tutti i modi di intimidire gli aderenti alla campagna.
    E' quindi  difficile stabilire in partenza quali possano essere i rischi: molto
    dipenderà  dall'evolversi della campagna stessa. Tuttavia, al momento
    attuale i rischi  sembrano del tutto insignificanti.
 
Come si organizza la campagna?
    La campagna si sviluppa e si diffonde puntando sul passa-parola e sul
    passa- email: un sito internet, {http://www.peacelink.it/dillodipersona/
    }www.peacelink.it/dillodipersona/ contiene gli  indirizzi ed i numeri di
    telefono di tutte le prefetture d'Italia. Il sito stesso è  utilizzabile anche
    come 'bacheca elettronica' in cui scambiarsi suggerimenti  ed esperienze.
    Per il resto, la campagna non ha una sua struttura  organizzativa
    centralizzata: a livello locale, ogni realtà aderente all'iniziativa  decide
    autonomamente come organizzarsi.
 
Siamo un gruppo intenzionato a lavorare per diffondere la campagna. 
Cosa possiamo fare?
    Potete diffondere la campagna facendo circolare questo volantino; potete 
    organizzare dei presidi in vicinanza alla vostra Prefettura, invitando i 
    passanti ad entrare in Prefettura, ad esempio per consegnare una copia di 
    una lettera contro la guerra; potete fare dei comunicati alla stampa locale 
    annunciando l'avvio della campagna. e poi, lasciate spazio alla fantasia e 
    vedrete che di idee ve ne vengono in abbondanza.
 
Cosa devo dire e come mi devo comportare, quando parlo con la 
prefettura?
Chiedetedi parlare con il prefetto, ma se non c'è o non è disturbabile,  cercate
    di farvi passare il capo di gabinetto o qualche altro funzionario,  fino a
    trovare qualcuno con cui parlare.
 
Spiegateal vostro interlocutore le ragioni per cui siete contrari alla  guerra e
    chiedetegli di farsene portavoce presso il governo; cercate di  fargli capire
    che non ce l'abbiamo con gli impiegati della prefettura, né  con il loro
    lavoro, ma che il coinvolgimento in guerra dell'Italia è una  cosa troppo
    grave per non meritare una forte azione di pressione nei  confronti del
    governo.
 
Ricordatevidi essere sempre gentili e determinati allo stesso tempo.  Ascoltate
    con attenzione quello che ha da dirvi il vostro interlocutore,  ed anche se si
    dimostrasse sgarbato mantenetevi calmi e rilassati, senza  farvi prendere
    dallo spirito della polemica. Se il vostro interlocutore  chiude bruscamente
    la telefonata, richiamate dicendo una cosa tipo  'Dev'essere caduta la
    linea.'.
 
Cercatedi stabilire un dialogo con il vostro interlocutore, chiedendogli  se
    anche lui personalmente condivide le vostre preoccupazioni. Siate 
    comprensivi con lui se vi esprime le sue difficoltà a far passare le vostre 
    istanze al livello superiore, ma al tempo stesso incoraggiatelo ad  insistere
    e preannunciategli che anche voi, da parte vostra, vi rifarete  vivi con lui.
 
Un  gruppo di amici si potrebbe ritrovare insieme nei pressi di un  telefono con
    il vivavoce. Una persona chiama, le altre ascoltano il  dialogo, facendo poi
    a rotazione. Il fatto di essere in molti permette, tra  una telefonata e l'altra,
    di valutare come è andata e di affinare la propria  'tecnica'.