contro la guerra: il 16 dicembre assemblea nazionale



Dopo il grande successo della manifestazione di Vicenza cresce l'importanza dell'assemblea nazionale contro la guerra del 16 dicembre, che si terrà a Roma vicino alla stazione Termini alla sala dei salesiani di via Marsala 40. L'obiettivo è quello di rilanciare un percorso di movimento a partire dalla rivendicazione unitaria del ritiro immediato delle truppe italiane dall'Afghanistan

«Nessuno può più ignorarci, gli americani non passeranno» di E.Camuffo

da “Il Manifesto” 5 dicembre

Dopo il successo del corteo di sabato contro la base Usa a Vicenza, parla il portavoce dei comitati

Il meeting dell'assemblea permanente contro il Dal Molin questa sera sarà quasi una festa. Perché le trentamila persone che sabato sono scese in piazza per ribadire il loro no alla nuova base militare americana hanno certamente dato ragione a quanti, all'interno dell'assemblea, in questi mesi hanno costruito conoscenza, prima ancora che consenso, tra la gente. Che in piazza è scesa informata e per questo ancora più decisa: Vicenza, hanno detto i trentamila di sabato, non vuole la base. Non la vuole al Dal Molin né da un'altra parte. Al governo Prodi chiede di dire no agli americani anche per segnare una svolta politica rispetto alla fase di guerra permanente globale di cui il governo Usa è promotore. Con Francesco Pavin, portavoce dell'assemblea permanente, facciamo un bilancio della manifestazione per capire le prospettive di questa nuova lotta.
Trentamila persone sono stata la risposta migliore a quanti gridavano al lupo al lupo alla vigilia, sia da destra che da sinistra.
E' così. Quello che è successo sabato è stato straordinario. E' stato messo in crisi il tentativo di criminalizzazione del movimento operato sia da destra che da sinistra. Non ci aspettavamo così tanta gente. E siamo doppiamente soddisfatti perché questo significa che il nostro lavoro nei quartieri, nei mercati rionali, tra la gente, alla fine ha dato i suoi frutti. La gente di Vicenza è scesa in piazza in massa: non era scontato, visto che è difficile che la gente manifesti in questa città. Il lavoro dei comitati popolari è stato premiato e questo significa anche che il meccanismo, la formula dell'assemblea, dove le decisioni vengono prese collettivamente, dove ciascuno può portare il suo contributo che è uguale a quello degli altri, è la formula più democratica.
Anche i partiti dovrebbero interrogarsi su questo modo di fare politica che ormai va dalla val Susa alla Sicilia, dalla Calabria a Venezia, a Vicenza.
In effetti la presenza dei partiti non ha inciso particolarmente nel corteo, a livello di numeri. Tanto è vero che nello spezzone dell'assemblea c'erano almeno diecimila persone ed erano soprattutto i cittadini di Vicenza. Non ci siamo appiattiti né sulla battaglia contro il comune di centrodestra né sulla questione del referendum. Abbiamo allargato le nostre richieste al governo di Roma. E non è un caso che dalla manifestazione sotto il Municipio a sabato siamo passati da due-tremila persone in piazza a trentamila. E sabato la gente scendeva in strada quando passava il corteo, in tutti i quartieri, non solo nei quartieri interessati dalla realizzazione del Dal Molin. Risposte le vogliamo dal governo e dal comune, come ribadivano molti dei cartelli scritti dai cittadini. Che hanno mutuato dalla val Susa anche lo slogan «sarà dura», trasformandolo in «resisteremo più di qualunque governo».
Ora che succederà?
Intanto faremo un po' di assemblee. I comitati si stanno moltiplicando anche nei paesi e comuni vicini. Giovedì per esempio saremo a Longare, sede di un deposito ex nucleare ancora in attività. E poi vedremo che farà il governo. E' chiaro che Parisi è in difficoltà di fronte a una risposta così massiccia. Può darsi che per non dire un no secco agli americani il governo decida di prendere tempo. Se cominciano a puntare sul referendum, passeranno almeno due mesi per avere l'approvazione del nuovo quesito. Prendendo tempo il governo spera che siano gli americani a rinunciare al Dal Molin. Anche perché ormai è chiaro che proporre un sito alternativo nella stessa Vicenza incontrerebbe la stessa resistenza. E poi agli americani serve la pista.