Re:[pace] La parabola del "manifesto" da "Viva il Mose" di Rossanda al "picchia i russi" d i Dakli ai "terroristi islamici" di Sgrena



Colgo l'occasione per chiedere a voi alcune indicazioni di libri, ma mi basta anche uno per tema, magari quello che è, secondo voi, più preciso e semplice nella lettura su questi 3 temi:
1 - Dissoluzione della ex-Yugoslavia (per capirci chiaramente cosa è successo, anche le cose atroci commesse da chi ed ai danni di chi..........);
2 - Questione palestinese e situazione medio-orientale (con tutte le problematiche anche qui delle varie nazioni e delle loro divisioni....);
3 - I desaparecidos in Argentina.....
Grazie molto a chi vorrà darmi indicazioni.
Giovanni







> di Fulvio Grimaldi - 5/12/06
> 
> Il solco l´aveva tracciato Bertinotti, prima di convolare a nozze con le 
> istituzioni dello Stato mafio-clerical-atlantico-capitalista da guerra. 
> E quindi non ci interessa più di un manifesto del 1920 dell´Amaro 
> Ramazzotti. Vada il parvenu vippomane a giuggiolarsi tra la sua becera 
> fauna e ci resti.
> 
> Il "manifesto" - e spiace per le penne d´onore che vi sopravvivono e per 
> il rapporto d´amore-delusione che ci lega tutti da decenni a questo 
> foglio -, pur obiettando qua e là, lo difende. A dispetto delle poche 
> lettere di critica e, a volte, di stizzita rivolta, i responsabili del 
> quotidiano non si sono mai posta la domanda che direttori ed editori 
> tutti si fanno allorché le vendite si raggrinzano: "perché perdiamo 
> lettori?". Se se lo chiedono è per deviare su una causa esterna, i 
> cattivi che li vorrebbero fuori dalle palle. In compenso rivendicano di 
> meritare prezzi antiproletari all´edicola, donazioni con la frequenza di 
> una gabella per il transito sul ponte, accorruomo a difesa della sua 
> "diversità". Noi vogliamo che il "manifesto" viva e prosperi, ma non ci 
> stiamo se ci rifila a elevato prezzo, sotto la testatina "quotidiano 
> comunista", una micidiale subalternità alle bugie e alle malefatte del 
> potere. "Diverso", cari compagni, significa non consolidare con la 
> vostra autorevolezza i pilastri sui quali si basa il malgoverno del 
> paese e del mondo. "Diverso" non è riempire paginoni con chi, coda di 
> paglia lunga fino a Langley, gratifica di "dietrologo paranoico" e di 
> "psicopatico complottista" chi butta lo sguardo nelle voragini della 
> versione ufficiale sull´11 settembre e su tutto il terrorismo "islamico".
> 
> "Diverso" non è confermare la bufala ufficiale e tacere le scoperte mai 
> smentite sull´attentato del 9 novembre 2005 e dei 54 morti ad Amman che 
> ci dicono come le vittime siano dirigenti e cittadini palestinesi e il 
> mandante, non il fantomatico Al Zarkawi, ma una manina antipalestinese 
> di chiara e provata identità. "Diverso" non è euforicamente chiamare, 
> con la firma economica più autorevole del giornale, l´emissario di Soros 
> e Goldman-Sachs, il privatizzatore pazzo e ora governatore di 
> Bankitalia, Mario Draghi, "compagno di strada". "Diverso" non è avallare 
> l´ennesima montatura umanitaria, quella del Darfur, convalidando tutti 
> gli strumenti propagandistici usciti dalla fucina di Langley - e 
> corredati dal plauso di Ong e pacifisti - per spianare la strada al 
> nuovo episodio della guerra "antiterrorista" sfasciapaesi. Tanto da 
> fornire al Bertinotti-bonsai con la voce da Orietta Berti, Franco 
> Giordano, quello strato di giornale che lo elevi, cappello da 
> bersagliere in testa, a proclamatore dell´intervento in Darfur. Chissà 
> che ne pensano lettori come i congiunti di coloro che ci hanno lasciato 
> la pelle servendo Bush a Nassiriya, o di quei 150 iracheni che, fin 
> nelle ambulanze, i "nostri ragazzi" hanno ivi "annichilito".
> 
> "Diverso" non è, ma è letale, accreditare con il prestigio di una 
> Rossana Rossanda vuoi Zarkawi, Osama, Al Qaida, Moretti, vuoi il Mose di 
> Venezia. Rifilare tali truffe del secolo a un popolo davvero di sinistra 
> (anche se ormai ammutolito e a tastoni nel buio), allorché questo popolo 
> sente, più nelle viscere che nell´inchiostro del giornale, la verità su 
> tutte le operazioni delle élites impegnate nella controrivoluzione 
> antiproletaria mondiale.
> 
> "Diverso" non è fosforizzare i Cobas con ben dieci bombe in due giorni, 
> perché a un governo amico dei nemici dei precari (e della pace) hanno 
> detto che è amico dei nemici dei precari. Potrei continuare per dolorose 
> ore: "diverso" non è rilanciare russofobicamente - copiando il migliore 
> Paolo Guzzanti - lo spurgo di latrina cucinato da terroristi Cia contro 
> un Putin, sempre più autonomo e dignitoso, con la megabufala di Polonio, 
> Litvinenco, Scaramella (scusate la puzza), con la stessa tecnica dell´11 
> settembre, dell´assassino che grida "prendetelo". E il discorso si 
> appesantisce su Cecenia e Kosovo (quando non ne parla Tommaso De 
> Francesco, cui però si dovrebbe estrarre dal linguaggio il compulsivo 
> "contro" quando parla di "contropulizia etnica" e così rinsangua l´ormai 
> anemica menzogna della "pulizia etnica" di Milosevic), dove si riesce 
> israelianamente a invertire l´ordine dei fattori carnefice e vittima, 
> cambiando radicalmente il risultato. E senza una volta approfondire 
> l´aspetto geostrategico di quei luoghi, perfettamente sufficiente a 
> individuare gli attori in campo.
> 
> Restando nel campo cruciale della politica estera, né "diverso" né 
> "comunista" è far fare i commenti sulle pulizie etniche israeliane a un 
> criptosionista come Zvi Schuldiner, con il suo codazzo di 
> intellettualoni israeliani specializzati nell´obnubilare torti e ragioni 
> dicendosi equidistanti tra aggressori ("esagerati") e aggrediti 
> ("terroristi"). Sono illusionisti che mettono tutti, ammazzanti ed 
> ammazzati, occupanti e occupati, sullo stesso piano e danno del 
> "criminali" a Hezbollah, ripetendo - con tutto il "manifesto" - la 
> patacca-trappola di hezbollah penetrati in Israele per sequestrare 
> soldati di Tsahal, quando era successo il contrario.
> 
> Non fanno molto "diverso" le acide e superficiali rimasticature di certe 
> signore, perdutamente eurocentriche, su Iraq, Algeria, Afghanistan, 
> basate sulla spasmodica esibizione di testimonianze della più bella 
> acqua antislamica e di "società civile chic". E altrettanto poco 
> diverso" e "comunista" è il dilagare esponenziale nelle sempre più 
> brutte pagine del giornale dello tsunami informativo cattolico, Terre 
> Des Hommes, Lettera22, tutto in chiave caritatevole, moderatina, 
> assistenziale, euroindulgente, e "lungi da noi ogni lotta armata". Che 
> poi, più di qualsiasi sodale di segno giulianferrariano del debole 
> intellettuale e discutibile personaggio, ci si sia impegnati nella 
> difesa di Adriano Sofri, sorvolando su altri meno repellenti detenuti 
> d´antan, senza mai neppure borbottare qualche riserva sulle sconcezze 
> filosioniste e filoimperialiste del Nostro, è davvero poco "diverso". 
> Basta andarsi a leggere "il Foglio" o cartaccia analoga.
> 
> Diversissimo è peraltro il "manifesto" nelle seconda metà del giornale, 
> dove, perlopiù, ci si perde nella boscaglia inestricabile di 
> iperspecialistiche astruserie letterarie, culturali, spettacolari che, 
> ci scommetto la penna, risultano avvincenti o comprensibili a un 2% dei 
> lettori e a uno 0,001% degli italiani e stanno all´interesse di un 
> proletario come la nouvelle cuisine a quello di Nando.
> 
> Piccolo e non esaustivo florilegio, ma atto a trovare qualche attenuante 
> ai reprobi che abbandonano questo "quotidiano comunista" e la rancorose 
> risposte di Valentino Parlato a chi denuncia difetti di impostazione e 
> carenze di verità.
> Amici e compagni di un "manifesto" che resta irrinunciabile, non 
> adagiatevi sul conforto che non c´è di meglio (almeno dopo 
> `autoaffondamento nel cassonetto della storia del giornale emiliofediano 
> di Bertinotti). I lettori, soprattutto i lettori del vostro bacino, 
> hanno ampia opportunità di documentarsi sui migliori siti e bollettini 
> del mondo telematico dell´informazione vera. Quella che, ottusamente, 
> qualcuno biasima come complottista. Come se non ci fossero complotti da 
> smascherare in questo mondo di ladri. E di gente che da duemila anni 
> cospira contro il 90% dell´umanità.
> 
> Al "manifesto" si chiede perché non contribuisca a smantellare le 
> colonne di stereotipi, buonsenso, luoghi comuni e imposture che una 
> classe dirigente criptohitleriana utilizza per imporre la sua dittatura 
> alle menti, prima ancora che ai corpi. Ché, Giulietto Chiesa o Gianni 
> Minà sono forse più fessi? O gli autori dello straordinario sito 
> comedonchisciotte? Ci si dovrebbe essere abituati alle infinocchiature, 
> dalla Donazione di Costantino all´Assunzione della Vergine, dalle armi 
> di distruzione di massa dell´ottimo Saddam alla bufala dei dieci aerei 
> da schiantare tra Londra e New York, svaporata, peraltro, ma servita a 
> deviare lo sguardo atterrito del mondo dalla macelleria perpetrata da 
> Israele a Qana e in tutto il Libano. Forse è solo questione di lento 
> imborghesimento, di rendita di posizione, di mancanza di coraggio, di 
> voglia di non guardare negli abissi, di restare al caldo.
> 
> Perché al "manifesto", come a noi, non è mica inibito collegarsi alle 
> fonti che raccontano e dimostrano un´altra realtà, quella radicalmente 
> opposta e che nel "manifesto" ormai barluccica sempre più timida solo 
> nei pezzi di mezza dozzina di compagni. Il 60 o 70% degli italiani ha 
> disapprovato una spedizione nel Libano, con addosso quei caschi blu che 
> dalla Corea ad oggi hanno condotto le più sconce operazioni belliche 
> nell´interesse dell´imperialismo. Hanno ben visto, sotto quei caschi, 
> l´elmetto atlantico, copiato pari pari da quello della Wehrmacht. Non 
> c´è dubbio che quella percentuale contiene tutti i 25.000 lettori del 
> "manifesto".
> 
> Il "manifesto", invece, salvo San Stefano Chiarini, ha traccheggiato. Ed 
> era un questione davvero dirimente. Ve ne accorgerete. In una situazione 
> del genere, con le contraddizioni e i crimini che esplodono e il 
> "manifesto" a reggere il tendone contro lo tsunami della verità, è 
> comprensibile che si perdano lettori. E, comunque, che non se ne 
> guadagnino.
> 
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