Newsletter del 27/10/2003



Documento della Tavola della pace sulla presenza dei soldati italiani in Iraq

La Tavola della Pace, l'organismo promotore della marcia per la pace
Perugia-Assisi che lo scorso 12 ottobre ha visto la partecipazione di oltre
trecentomila persone, interviene nel dibattito che si è aperto in Italia a
seguito della risoluzione 1511 sull'Iraq approvata dal Consiglio di
Sicurezza dell'Onu e sulla presenza dei soldati italiani in Iraq.

Il documento della Tavola della Pace -che segue- affronta il tema del ruolo
dell'Italia e dell'Europa di fronte alla difficile transizione irachena
avanzando una proposta costruttiva: "l'Italia e l'Europa investano
sull'Onu."

"Invece di prolungare la costosissima missione dei nostri tremila soldati a
Nassiriya a fianco delle truppe d'occupazione, l'Italia deve destinare
tutte le proprie risorse umane e finanziarie per rafforzare il "ruolo
vitale" dell'Onu in Iraq. Invece di restare agli ordini del comando
americano, l'Italia deve mettersi a disposizione e agire di concerto con il
Segretario Generale dell'Onu."

L'alternativa non è quindi tra il proseguio della missione militare
italiana e il non far nulla ma tra il sostegno alle forze d'occupazione
angloamericane e il sostegno all'azione diretta e imparziale dell'Onu che
deve essere messa nelle condizioni di tornare quanto prima a Bagdad e di
svolgere tutte le missioni che la stessa risoluzione 1511 elenca con
precisione.

(segue il documento della Tavola della Pace)


Iraq: l´Italia investa sull´Onu


C´è una cosa più utile, saggia e lungimirante che l´Italia può fare per
aiutare il popolo iracheno a ritrovare rapidamente il proprio futuro:
sostenere l´intervento diretto e imparziale delle Nazioni Unite. Invece di
prolungare la costosissima missione dei nostri tremila soldati a Nassiriya
a fianco delle truppe d´occupazione, l´Italia deve destinare tutte le
proprie risorse umane e finanziarie per rafforzare il "ruolo vitale";
dell´Onu in Iraq. Invece di restare agli ordini del comando americano,
l´Italia deve mettersi a disposizione e agire di concerto con il Segretario
Generale dell´Onu. Invece di sprecare ulteriori soldi in una missione
militare dai contorni confusi e discutibili, l´Italia deve investire nel
ridare credibilità all´unica autorità sopranazionale che può rispondere ai
bisogni vitali di una popolazione stremata da decenni di guerre e dittature
e che può aiutare gli iracheni a recuperare velocemente capacità di
autogoverno e autodeterminazione. Invece di agire ancora una volta da sola,
l´Italia "anche in qualità di Presidente di turno dell´Unione Europea- deve
lavorare perché questa diventi la posizione e l´iniziativa comune
dell´Europa: un´Europa che si impegna a ricostruire l´Iraq e la pace in
Medio Oriente ma anche il diritto e la legalità internazionale violate.

La Risoluzione 1511 adottata dal Consiglio di Sicurezza sull´raq affida
alle Nazioni Unite un ruolo ancora limitato e insufficiente. E´ questo il
limite più profondo del debole compromesso raggiunto lo scorso 16 ottobre
al Palazzo di Vetro. Al punto che, in ben tre paragrafi della Risoluzione,
l´azione dell´Onu viene esplicitamente subordinata all´esistenza di
"circostanze favorevoli". Segno che, allo stato attuale, le potenze
occupanti non sono nemmeno disponibili a garantire quel minimo di agibilità
necessaria per un ritorno significativo dell´Onu sul campo.

Da qui la necessità di dare una mano all´Onu. Nonostante tutti i suoi
limiti la Risoluzione 1511 apre degli spazi ad una ripresa di iniziativa
della comunità internazionale e noi abbiamo la responsabilità di usarli per
dare una mano concreta al popolo iracheno. Impossibile chiamarsi fuori.
Nessuno può permettersi di lasciare gli iracheni in balia delle forze
d´occupazione, dei colpi di coda degli amici di Saddam Hussein o del caos
che oggi sembra trionfare. Così come nessuno può illudersi di costruire
ordine e sicurezza in Iraq trasformando con una risoluzione le truppe
d´occupazione in una forza di pace e di stabilizzazione. Nessuno può
illudersi di venire a capo della guerriglia irachena con strumenti
militari. Servirebbero molti più soldati sul campo (che nemmeno gli
americani possono permettersi di mantenere e che nessuno per ora sembra
seriamente intenzionato a prestare). E anche se ce ne fossero abbastanza
non basterebbero. Perché non esiste uno strumento militare capace di
risolvere quel groviglio di problemi politici che affliggono l´Iraq.

Per questo l´talia e l´Europa devono innanzitutto porsi l´obiettivo di
mettere in atto tutti quegli interventi concreti che sono necessari per
favorire il rapido rientro delle Nazioni Unite in Iraq e la realizzazione
di quelle missioni che la stessa Risoluzione 1511 elenca: assicurare la
necessaria assistenza umanitaria alla popolazione, promuovere la
ricostruzione economica, favorire una rapida transizione politica in modo
che "il popolo iracheno possa determinare liberamente il proprio futuro
politico e controllare le proprie risorse naturali", favorire "il dialogo
nazionale e la costruzione del consenso" che dovrà portare alla stesura
della nuova costituzione e alla convocazione di elezioni democratiche,
accelerare gli sforzi per costruire istituzioni locali e nazionali
democratiche e rappresentative, promuovere la protezione dei diritti umani
in tutto il paese, favorire lo sviluppo di media indipendenti, sostenere lo
sviluppo della società civile irachena e delle sue organizzazioni
indipendenti, etc...

Queste missioni non sono meno impegnative o rischiose di quella sin qui
affidata ai soldati italiani che presidiano le strade di una provincia
meridionale dell´Iraq ma hanno il pregio di portare un sollievo concreto
alle donne, agli uomini e ai bambini che continuano a patire le conseguenze
della guerra e della dittatura e di avvicinare il giorno in cui gli
iracheni potranno governarsi da soli.

Per aiutare le Nazioni Unite a raggiungere questi obiettivi l´Italia deve
inoltre impegnarsi per aprire le porte dell´Iraq a tutte quelle
organizzazioni internazionali della società civile che hanno dimostrato di
saper intervenire con efficacia anche laddove i governi non osano
avventurarsi e alle quali ancora oggi viene sostanzialmente impedito di
agire. Queste organizzazioni sono una risorsa insostituibile della comunità
internazionale: meritano di essere sostenute, incoraggiate, valorizzate.

Naturalmente la decisione di investire sull´8217;Onu dovrà essere
accompagnata da una importante azione diplomatica di concertazione con
tutti i paesi della regione e le organizzazioni regionali come la Lega
Araba e l´Organizzazione della Conferenza Islamica.

Lasciare l´Onu al palo e affidare il futuro dell´Iraq ad una qualsivoglia
"forza multinazionale sotto comando unificato" può portare ad un solo
prevedibile tragico risultato: la continuazione della guerra e della
violenza, degli attentati, del terrorismo, del caos politico e delle
vittime innocenti. Se vogliamo discutere del contributo dell´Italia e
dell´Europa per la pace in Iraq non possiamo ignorarlo. Non ci ha insegnato
nulla l´Afganistan?

Tavola della pace, 23 ottobre 2003

Per ulteriori informazioni:

Tel. +390755736890
Email: info at perlapace.it
http://www.tavoladellapace.it

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