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[Nonviolenza] Telegrammi. 5502
- Subject: [Nonviolenza] Telegrammi. 5502
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Tue, 11 Mar 2025 18:11:22 +0100
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5502 del 12 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Un invito alla riunione che si svolgera' presso il "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul" nell'area ex-Cogema a Castel d'Asso sabato 15 marzo 2025
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Movimento Nonviolento: Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
4. Pasquale Pugliese: Nuove indicazioni di Valditara? Serve un'altra idea di educazione, fondata sul paradigma della nonviolenza
5. Pasquale Pugliese: Le vittime delle vittime. Note sulla memoria centripeta e il genocidio impronunciabile
6. Pasquale Pugliese: Piu' "massa" per la guerra a 89 secondi dall'"apocalisse": resistere al piano inclinato della follia
7. Pasquale Pugliese: Conseguenza dell'inutile strage del XXI secolo e' il passaggio dalla guerra al virus al virus della guerra
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'
1. INCONTRI. UN INVITO ALLA RIUNIONE CHE SI SVOLGERA ' PRESSO IL "CENTRO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO VALLE FAUL" NELL'AREA EX-COGEMA A CASTEL D'ASSO SABATO 15 MARZO 2025
Carissime e carissimi,
vi saremmo assai grate ed assai grati se poteste partecipare alla riunione che si svolgera' presso il "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul" nell'area ex-Cogema a Castel d'Asso sabato 15 marzo 2025 con inizio alle ore 13 e conclusione prevista per le ore 15.
La riunione e' promossa dalle persone amiche di Alfio Pannega che si sono incontrate l'8 marzo scorso, ed ha come scopo la preparazione nel migliore dei modi delle iniziative che si svolgeranno ne prossimi mesi per ricordare Alfio, la sua testimonianza di uomo buono, di poeta, di militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanita' e la salvezza dell'intero mondo vivente.
Alleghiamo qui sotto una breve sintesi di quello che ci siamo detti l'8 marzo sugli impegni su cui vorremmo lavorare insieme.
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Si e' svolto a Viterbo sabato 8 marzo 2025 un incontro tra alcune persone amiche di Alfio Pannega, di cui ricorre quest'anno il centenario della nascita.
L'incontro si e' tenuto nella sede del centro sociale di cui Alfio Pannega fu fondamentale animatore, sede da molti anni trasferita dall'ex-gazometro di Valle Faul al capannone ex-Cogema a Castel d'Asso, pur mantenendo la denominazione originaria di "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul".
Le persone partecipanti all'incontro hanno concordato sui seguenti impegni:
a) di realizzare nel corso dell'anno una o piu' iniziative pubbliche di ricordo di Alfio Pannega, invitando a partecipare e a portare la loro testimonianza tutte le persone che gli furono amiche e che condivisero le sue lotte per il bene comune dell'umanita';
b) di sostenere le iniziative che saranno promosse nel corso dell'anno dall'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" (Anpi) che valorizzeranno anch'esse il ricordo di Alfio Pannega come maestro di antifascismo e di umanita';
c) di proporre alle altre associazioni culturali e d'impegno civile viterbesi, cosi' come alle istituzioni democratiche viterbesi rappresentative dell'intera cittadinanza, di voler anch'esse ricordare in modo adeguato la figura e l'opera di Alfio Pannega;
d) di adoperarsi per ricercare e ritrovare documenti e testimonianze di e su Alfio Pannega al fine di costituire un "Archivio Alfio Pannega" in cui raccogliere e conservare - e mettere quindi a disposizione di tutte le persone - la piu' ampia ed approfondita documentazione possibile sulla sua persona, sulle sue opere e sulla sua testimonianza di proletario, di poeta, di militante per il bene comune dell'umanita';
e) di proseguire, nel ricordo di Alfio Pannega, nelle lotte di cui fu partecipe e protagonista, e particolarmente:
- per la pace e la liberazione di tutti i popoli e di tutte le persone;
- per i diritti umani di tutti gli esseri umani;
- contro il razzismo, contro il maschilismo, contro il militarismo, contro il fascismo;
- per la dignita' e i diritti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, contro ogni forma di schiavitu', sfruttamento, alienazione e oppressione;
- per il diritto di ogni persona alla casa e a vivere in un ambiente salubre e confortevole;
- per il diritto di ogni persona all'assistenza e alla salute;
- per il diritto di ogni persona ad essere riconosciuta e rispettata nella sua identita' e dignita', nel suo diritto alla liberta' e alla felicita', nel riconoscimento reciproco e comune di eguali diritti e dignita' per ogni altra persona, nella civile convivenza fondata sulla regola "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che esse agissero verso di te" e sulla massima "da ciascuna persona sia dato secondo le sue capacita', a ciascuna persona sia dato secondo i suoi bisogni";
- per la difesa dell'intero mondo vivente;
- per la costruzione di una societa' fondata sulla nonviolenza, l'universale eguaglianza di dignita' e diritti, la solidarieta' e la responsabilita', in cui nessuna persona sia abbandonata, in cui tutto il bene e tutti i beni siano condivisi fra tutte e tutti.
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Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna a ridosso ed entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010, a cura di Antonello Ricci e Alfonso Prota): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita' le tracce della sua vita e delle sue lotte, e' restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4091, 4235-4236, 4452, 4455-4458, 4599-4601, 4819-4821, 4962-4965, 5184-5187, 5328, 5331, 5470, 5477, 5485, 5487, 5489, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446, i fascicoli de "La biblioteca di Zorobabele" nn. 430-433.
*
Contiamo molto sulla vostra partecipazione, grazie fin d'ora e un forte abbraccio da
alcune delle persone amiche di Alfio che presero parte con lui all'esperienza del centro sociale
Viterbo, 9 marzo 2025
Indirizzi di posta elettronica della persona che ha effettuato questo invio: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...
... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
3. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO: CINQUE PASSI DI STRATEGIA NONVIOLENTA CONTRO LA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo]
Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
Una zona smilitarizzata dal Mar Bianco al Mar Nero
Moratoria nucleare e Corpi Civili di Pace Europei
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Cio' che sta avvenendo e' la spartizione territoriale dell'Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterra' l'espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle "terre rare", mentre l'Europa sta a guardare e l'Ucraina ne esce commissariata.
Questo e' il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l'intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del "prima la Vittoria, poi la Pace" si e' rivelata per quello che era davvero: "prima la Guerra, poi la Sconfitta". E a perderci, prima di tutti, e' il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranita', dopo aver sacrificato un'intera generazione di giovani sull'altare del nazionalismo.
L'Europa a 27 velocita', che ha accettato il ruolo di comparsa nell'Alleanza atlantica, e' indebolita e afona. Per "salvare il salvabile" si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanita' e dell'istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L'Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.
*
Cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un'ulteriore escalation e per costruire una vera pace:
- creazione di una "linea di pace" sui confini tra Europa e Russia (Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina) con l'istituzione di una zona smilitarizzata, un corridoio (500 chilometri di larghezza) per tutto il confine (3000 chilometri di lunghezza). Questo lungo fronte di terra smilitarizzata, da una parte e dall'altra, non potrebbe essere attraversato da truppe militari della Russia o della Nato, o di altri eserciti europei: cosi' si favorirebbe la distensione. La definizione e poi il controllo di questa zona russo/europea smilitarizzata (dal Mar Bianco al Mar Nero) prevede il negoziato e lo sviluppo di meccanismi di verifica efficaci; anziche' concentrarsi sulla militarizzazione nazionale, ci si concentra su una zona di demilitarizzazione internazionale, pan-europea, affidata a tutti i paesi coinvolti;
- avviare immediatamente una "moratoria nucleare" che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi): impegno al non utilizzo, e apertura di negoziati per l'adesione concordata e multilaterale al TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari);
- avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, per la gestione non militare della crisi. Tra non fare nulla e mandare truppe armate, c'e' lo spazio per fare subito qualcosa di utile, nell'ambito della politica di sicurezza per intervenire a livello civile nei conflitti prima che questi sfocino in guerra vera e propria, come avvenuto il 24 febbraio 2022. I Corpi di Pace vanno costituiti e finanziati come una brigata permanente dell'Unione Europea: la loro costituzione deve rientrare nelle competenze della Commissione Europea;
- dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno agli obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva delle parti in conflitto. Convocare con loro, veri portatori di interessi comuni, un "tavolo delle trattative" in zona neutrale e simbolica (Citta' del Vaticano);
- convocare una Conferenza internazionale di pace (sotto egida ONU, con tutti gli attori internazionali coinvolti e disponibili) basata sul rispetto del Diritto internazionale vigente e sul concetto di sicurezza condivisa, che metta al sicuro la pace anche per il futuro.
*
La Campagna di Obiezione alla guerra offre uno strumento concreto per attuare il diritto umano fondamentale alla pace, che sul piano politico significa per gli Stati: obbligo di disarmare, obbligo di riformare in senso democratico e far funzionare i legittimi organismi internazionali di sicurezza collettiva a cominciare dalle Nazioni Unite, obbligo di conferire parte delle forze armate all'ONU come previsto dall'articolo 43 della Carta delle Nazioni Unite, obbligo di riconvertire e formare tali forze per l'esercizio di funzioni di polizia internazionale sotto comando sopranazionale, obbligo di sottoporsi alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
Aderendo concretamente alla Campagna ognuno ha la possibilita' personale di dichiarare formalmente la propria obiezione di coscienza e nel contempo sostenere concretamente i nonviolenti russi e ucraini che sono le uniche voci delle due parti che stanno gia' dialogando realmente tra di loro, che creano un ponte su cui puo' transitare la pace, grazie al coraggio e all'impegno di chi a Kyiv e Mosca, rischiando di persona, lavora per la crescita della nonviolenza organizzata (info sulla Campagna di Obiezione alla Guerra: https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra-2/ ).
4. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: NUOVE INDICAZIONI DI VALDITARA? SERVE UN'ALTRA IDEA DI EDUCAZIONE, FONDATA SUL PARADIGMA DELLA NONVIOLENZA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Dopo le linee guida per l'educazione civica, fondate su impresa patria e nazionalismo, il ministro Valditara ha messo al lavoro una Commissione per ideare Nuove indicazioni nazionali per la scuola, delle quali ha fornito anticipazioni sull'orientamento culturale e sui componenti incaricati di elaborarle. Sul piano degli indirizzi ne emerge una scuola come "veicolo di mentalita' reazionaria gia' dalla primaria", sintetizza lo storico Giovanni Carosotti (il manifesto, 16 gennaio 2025). Per quanto riguarda la composizione, insieme alla pedagogista Loredana Perla, e' presieduta da quell'Ernesto Galli della Loggia che sciorina da anni sul Corriere della sera elogi della guerra in tutte le sue accezioni, perche', per esempio, "la guerra mette in gioco tratti ancestrali dell'identita' umana cui e' difficile negare un valore elementare ma pur sempre cruciale: il coraggio, il sentimento di solidarieta' con chi sta al nostro fianco, l'abnegazione" (23 novembre 2023). Siamo alla declinazione pedagogica del bellicismo.
Ma poiche' il ministro ha dichiarato che avviera' "un ampio confronto" sulle Indicazioni, lo prendo in parola e mi metto avanti proponendo un altro orientamento culturale per la scuola, all'altezza del varco attuale della storia che vede conflitti armati ad ogni latitudine, fondato sulla pedagogia della pace, per contrastare il passaggio alla "mentalita' di guerra" (Mark Rutte) e promuovere il paradigma della nonviolenza, aperto al mondo e capace di costruire futuri e convivenze. Eccone alcuni minimi cenni di educazioni essenziali.
Educare alla complessita': ci troviamo immersi in una crisi sistemica globale generatrice di conflitti, rispetto alla quale - invece di rimuovere le cause strutturali – si mettono in campo risposte militari per gestirne gli effetti, senza consapevolezza delle conseguenze nell'eta' atomica. "Un'intelligenza incapace di considerare il contesto e il complesso planetario rende ciechi, incoscienti e irresponsabili", ammoniva Edgar Morin ne La testa ben fatta. Educare al pensiero critico, recuperare l'idea del cambiamento possibile, anche rivoluzionario, che ha attraversato generazioni e che negli ultimi decenni ha lasciato il posto all'obbligo di lasciare le cose come sono, a cominciare dalla presunta ineluttabilita' della guerra. "Poiche' le guerre iniziano nella mente degli esseri umani, e' nella mente degli esseri umani che devono essere costruite le difese della pace", dice la Carta dell'Unesco.
Educare alla responsabilita': si tratta di formare al rispetto della legge finche' essa e' giusta ma anche all'obiezione di coscienza e alla disobbedienza civile se e' sbagliata, per prepararne una migliore. E' il principio di Antigone – criminalizzato dal ddl "sicurezza" – che don Milani ha ricordato ai giudici che lo accusavano di apologia di reato per aver difeso gli obiettori di coscienza in carcere: "l'obbedienza non e' ormai piu' una virtu', ma la piu' subdola delle tentazioni".
Educare all'empowerment: ribaltare il principio e la pratica del potere da sostantivo singolare maschile, "il Potere" che genera rapporti di dominio, ad esercizio collettivo di declinazione del verbo "potere", che deriva dal latino possere: essere in grado. Omnicrazia, "il potere di tutti", lo chiamava Aldo Capitini, ossia apertura progressiva della democrazia, anche come compito primario dell'educazione civica.
Educare a considerare e trattare l'altro sempre come fine e mai come mezzo e' il principio fondamentale dell'etica kantiana che implica il rispetto incondizionato per l'altro e la sua dignita', indipendentemente da provenienza, religione, colore della pelle, orientamento sessuale e qualsiasi ulteriore specificazione. Si tratta di riconoscere a tutti, come singoli e come popoli, l'uguale "dignita' di lutto" (Judith Butler) e dunque uguale diritto alla vita.
Educare all'umanizzazione del "nemico": "Poiche' per fare la guerra ci vuole un nemico con cui guerreggiare, la ineluttabilita' della guerra corrisponde alla ineluttabilita' dell'individuazione e della costruzione del nemico" (Umberto Eco, Costruire il nemico). Quindi occorre decostruire le rappresentazioni dell'altro indicato, di volta in volta, come "nemico" e promuovere la sua umanizzazione.
Educare al disarmo, a partire dal disarmo culturale, non significa impoverimento ma arricchimento, perche' consente di superare l'egocentrismo, il nazionalismo, l'antropocentrismo, le chiusure identitarie, formando all'esercizio di guardare se stessi dal punto di vista degli altri.
In una parola, educare all'empatia. Infine, educare alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, perché il conflitto in se' non deve spaventare ma essere accolto, in quanto elemento fisiologico nelle relazioni, e trasformato nonviolentemente in occasione di incontro creativo delle differenze, dal piano interpersonale a quello internazionale. Si tratta di un apprendimento fondamentale nel tempo della complessita' e della crisi sistemica che moltiplica i conflitti e ne alimenta la degenerazione violenta. Insomma, un'altra idea di educazione.
5. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: LE VITTIME DELLE VITTIME. NOTE SULLA MEMORIA CENTRIPETA E IL GENOCIDIO IMPRONUNCIABILE
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
L'incredibile polemica del presidente della comunita' ebraica milanese contro l'Anpi in occasione del Giorno della Memoria, accusata di usare il termine "genocidio" per descrivere i crimini commessi dal governo di Netanyahu contro i palestinesi, disertandone le celebrazioni comuni, ripropone il tema di fondo delle vittime di quelle che sono considerate le vittime per antonomasia. Ossia la definizione dello sterminio dei palestinesi di Gaza e l'uso politico da parte del governo israeliano (e delle comunita' ebraiche internazionali che lo sostengono) della memoria della violenza subita dal popolo ebraico, la Shoah.
Ha esplicitato il cuore del problema la storica Anna Foa ne Il suicidio di Israele (2024): "L'uso cinico e spregiudicato che Netanyahu fa della Shoah ha messo a rischio anche quello su cui tanto si era costruito, per cui i testimoni dei campi hanno parlato nelle scuole con tutto il loro dolore, nel cui insegnamento, "mai piu' a nessuno", volevamo costruire il nostro futuro. Come possiamo celebrare la memoria della Shoah oggi, senza parlare del 7 ottobre e di Gaza?" Il "paradigma vittimario" come elemento identitario dello Stato ebraico, spiega Anna Foa, nasce con il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, a partire dal quale la memoria della Shoah diventa parte integrante e fondante dello Stato: "Con questo processo, Israele si poneva come l'erede dei sei milioni di ebrei assassinati nella Shoah e si assumeva il ruolo di mantenerne la memoria".
Ma di che tipo di memoria si tratta? Secondo Nurit Peled-Elhanan, docente di lingua ed educazione all'Universita' ebraica di Gerusalemme, la memoria coltivata durante tutto il ciclo educativo delle scuole israeliane e' una memoria "centripeta": si tratta della costruzione di una memoria volta a sollecitare non solo, e non tanto, la compassione per le vittime e l'elaborazione del trauma, bensi' - come esplicita la filosofa Roberta De Monticelli, commentando le parole di Peled-Elhanan - "l'assunzione identitaria dello stato di vittima sacrificale, che definisce il "noi" – e cosi' paradossalmente sollecita l'othering, la discriminazione dell'altro come "non-noi" e potenzialmente minaccia mortale per "noi"" (Umanita' violata. La Palestina e l'inferno della ragione, 2024). Qui sta la dimensione "centripeta" della memoria: quanto accaduto agli ebrei non deve piu' accadere "a noi", non a "nessuno". Anzi – ed e' il corollario che si e' dispiegato in questi mesi di massacri palestinesi – affinche' non accada di nuovo a noi, se necessario, la violenza puo' essere trasferita su qualcun altro: se l'inaudita strage compiuta da Hamas il 7 ottobre 2023 e' paragonabile all'Olocausto, allora qualunque reazione e' legittima.
Questa operazione di sovrapposizione della memoria della violenza recente con quella passata, in funzione di legittimazione della violenza estrema esercitata dal governo israeliano, e' stata accuratamente descritta anche da Naomi Klein nel reportage per The Guardian sulle celebrazioni israeliane del 7 ottobre 2024, ad un anno dalla strage: "E' una favola semplice, che parla del bene contro il male, in cui Israele e' innocente e merita un sostegno incondizionato, mentre i suoi nemici sono tutti mostri e non meritano altro che una violenza senza limiti e senza confini, che si tratti di Gaza, Jenin, Beirut, Damasco o Teheran. E' una storia in cui l'identita' nazionale di Israele si fonde per sempre con il terrore del 7 ottobre, un evento che, nella narrazione di Netanyahu, s'intreccia con l'Olocausto nazista e con la salvezza della civilta' Occidentale" (Israele usa il suo trauma come arma di guerra, Internazionale 18-24 ottobre 2024).
Il cortocircuito della storia ha fatto si' che un anno fa, alla vigilia del Giorno che le Nazioni Unite dedicano alla Memoria dell'Olocausto - il 26 gennaio 2024 - la Corte internazionale di giustizia adottasse le misure cautelari nei confronti dello Stato di Israele, accusato con ricorso del Sud Africa di violazioni della Convenzione contro il crimine di genocidio chiedendone - invano - di interrompere immediatamente tutte le violenze che, nel frattempo, hanno pienamente dispiegato gli intenti genocidari nei confronti dei palestinesi sotto i nostri occhi. Come certificato dal Comitato speciale ONU sui diritti umani dei palestinesi (14 novembre 2024), dai Rapporti di Amnesty International (5 dicembre 2024) e di Human Rights Watch (19 dicembre 2024), non a caso tutti accusati di antisemitismo dal governo israeliano. Allora, nel Giorno della Memoria, e in tutti i giorni precedenti e successivi, andrebbero rilette e meditate ovunque le parole di Primo Levi ne I sommersi e i salvati: "Se comprendere e' impossibile, conoscere e' necessario, perche' cio' che e' accaduto puo' ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre". Tutte le coscienze, anche quelle degli eredi delle vittime dell'Olocausto, alcuni dei quali hanno impunemente riprodotto un impronunciabile genocidio.
6. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: PIU' "MASSA" PER LA GUERRA A 89 SECONDI DALL'"APOCALISSE": RESISTERE AL PIANO INCLINATO DELLA FOLLIA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Lo scorso 28 gennaio il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato le lancette del Doomsday Clock, l'Orologio dell'apocalisse, da 90 a 89 secondi alla mezzanotte. Fondato nel 1945 da Albert Einstein, J. Robert Oppenheimer e dagli scienziati che contribuirono a sviluppare le armi atomiche nel Progetto Manhattan, il Bulletin of the Atomic Scientists creo' il Doomsday Clock utilizzando l'immagine dell'apocalisse e il conto alla rovescia per monitorare lo stato della minacce nucleari all'umanita'. Ad ottanta anni da Hiroshima e Nagasaki, attraversiamo il momento piu' vicino alla catastrofe mai registrato nella storia: "poiche' il mondo e' gia' pericolosamente vicino al precipizio, uno spostamento anche di un solo secondo dovrebbe essere interpretato come un'indicazione di pericolo estremo e un avvertimento inequivocabile che ogni secondo di ritardo nell'inversione di rotta aumenta la probabilita' di un disastro globale" – scrivono gli scienziati – "Continuare ciecamente sul percorso attuale e' una forma di follia".
Il giorno dopo questo appello urgente all'inversione di rotta, fondato sul ripristino della ragione – che prevede il disarmo, a cominciare da quello nucleare, e la preparazione di strumenti non armati e nonviolenti per risolvere le controversie internazionali – anche il capo di stato maggiore dell'esercito italiano, Carmine Masiello, audito in Commissione Difesa della Camera dei Deputati ha parlato della necessita' "di un vero e proprio cambiamento culturale", ma per attrezzare le forze armate a passare dalle "missioni di mantenimento della pace" alla "capacita' di produrre operazioni ad alta intensita', attraverso rapidi interventi strutturali" con un "rinnovamento qualitativo e quantitativo dello strumento militare". Ossia – come aveva gia' tradotto in un linguaggio piu' diretto ai suoi sottoposti – "L'esercito e' fatto per prepararsi alla guerra. Punto. Quindi questo deve essere un messaggio molto chiaro che dovete avere tutti in testa: fino a qualche anno fa, era una parola che non potevamo utilizzare, ma la realta' ci ha chiamato a confrontarci con la guerra". E dunque a prepararla, nonostante il pericolo nucleare e l'articolo 11 della Costituzione.
Ma per essere pronti a fare la guerra non sono solo necessarie crescenti spese militari e costosi armamenti, come chiedono la Nato e il presidente Trump (fino al 5% del PIL!), bisogna anche aumentare "la massa necessaria ad affrontare un eventuale conflitto ad alta intensita', che richiede, tra l'altro, la capacita' di alimentare e rigenerare le forze impiegate in combattimento", ha spiegato il generale. La "massa" sono gli esseri umani da mandare in trincea aumentandone continuamente la quantita', ossia il numero, per garantirne la sostituibilita', ossia i pezzi di ricambio. E' la riduzione dell'umanita' da fine a mezzo per la guerra, come avevamo gia' segnalato commentando precedenti interviste dello stesso Masiello.
Dunque, servono subito 45.000 unita' in piu', ma c'e' un problema – riconosce il generale – "i mutamenti generazionali influenzano negativamente il reclutamento": ragazzi e ragazze non vogliono prepararsi a fare la guerra, non vogliono diventare carne da cannone come i coetanei russi ed ucraini e anche per le Accademie militari si registra un calo delle candidature. Non a caso Mark Rutte, segretario generale della Nato, ha intimato di passare ad una "mentalita' di guerra" e il presidente del Comitato militare della Nato, l'ammiraglio italiano Cavo Dragone, ha ribadito che "non potremo avere una mentalita' di pace" (Corriere della sera, 17 gennaio 2025). Un'accelerazione sul piano inclinato della follia.
La prima offensiva bellicista e' dunque rivolta al "fronte interno", ai cittadini italiani che, influenzati dal ripudio costituzionale delle guerra, pensano che anche i conflitti internazionali – come quelli interpersonali – non si risolvano con la violenza delle armi, soprattutto in epoca nucleare. Sono essi che andranno convinti, con le buone o con le cattive, che e' necessario avviare una gigantesca riconversione al contrario, strutturale e culturale: sottrarre crescenti risorse dagli investimenti sociali e sanitari e trasferirli alle spese militari; occupare i luoghi di elaborazione delle opinioni – dai media alle scuole, dall'editoria alle universita' – per costruire la minaccia del nemico, persuadere della necessita' della guerra, convincere i giovani ad arruolarsi. Prima di decidere di obbligarli.
Operazioni gia' iniziate da tempo, come segnalano l'Osservatorio sulle spese militari italiane e quello contro la militarizzazione delle scuole e delle universita', ma che saranno da qui in avanti intensificate. "Si sa che cosa significa, oggi specialmente, la guerra e la sua preparazione: la sottrazione di enormi mezzi allo sviluppo civile, la strage degli innocenti e di estranei, l'involuzione dell'educazione democratica ed aperta, la riduzione della liberta' e il soffocamento di ogni proposta di miglioramento della societa' e delle abitudini civili, la sostituzione totale dell'efficienza distruttiva al controllo dal basso", avvisava gia' Aldo Capitini. Salvo la resistenza culturale e politica che sapremo mettere in campo con la forza della nonviolenza, che e' l'alternativa razionale alla follia e l'unica via di scampo per l'umanita'. Come singoli e come specie.
7. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: CONSEGUENZA DELL'INUTILE STRAGE DEL XXI SECOLO E' IL PASSAGGIO DALLA GUERRA AL VIRUS AL VIRUS DELLA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Nessuno che avesse un minimo di onesta' intellettuale poteva dubitare che c'erano solo due strade per concludere il conflitto armato in Ucraina: una mediazione con l'avversario o l'escalation fino alla guerra nucleare tra due superpotenze atomiche, che avrebbe provocato almeno 95 milioni di morti in 45 minuti, secondo la simulazione dell'Universita' di Princeton. Inascoltati, con Rete Italiana Pace e Disarmo, sosteniamo da prima che l'esercito russo invadesse il territorio ucraino – dopo otto anni di guerra civile nel Donbass e il tradimento degli accordi di Minsk – che l'Europa avrebbe dovuto esercitare un ruolo di "neutralita' attiva", sottraendosi all'abbraccio mortale della Nato, per poter svolgere un'autorevole azione di mediazione in quanto soggetto Terzo; sostenere i movimenti pacifisti in Ucraina e Russia e dare rifugio agli obiettori di coscienza di entrambi i fronti; organizzare una Conferenza internazionale di pace e promuovere l'ingresso sia dell'Ucraina che della Russia nell'Unione Europea. Era, peraltro, il vecchio sogno del presidente Gorbaciov, per un'Europa unita e pacifica dall'Atlantico agli Urali.
"Il maggior numero delle parti in conflitto" – sosteneva Johan Galtung, fondatore dei Peace studies e mediatore ONU – "ha qualche posizione valida: il lavoro sul conflitto consiste nel costruire una posizione accettabile e sostenibile a partire da quel "qualcosa di valido", per quanto minuscolo possa essere". Invece l'Unione Europea – e con essa l'Italia, ripudiando per l'ennesima volta la sua Costituzione, anziche' la guerra – si e' lanciata, a rimorchio degli USA, in una nuova "guerra di civilta'" (dopo quella anti-islamica) contro la Russia, mandando armamenti per 62 miliardi di euro... "fino alla vittoria". Oggi che "il nuovo sceriffo" della Casa Bianca da' il contro-ordine e avvia negoziati diretti con il capo del Cremlino – a dispetto della reductio ad hitlerum che ne aveva fatto la vulgata bellicista – che sembrano accogliere le sue richieste iniziali, a cominciare dalla neutralita' militare dell'Ucraina, aggravate dall'espansione militare russa sul terreno in questi tre anni di guerra, i governi europei ed i cantori dell'escalation, messi ai margini, rimangono increduli e frastornati.
Nel frattempo, i calcoli geopolitici delle cancellerie internazionali hanno triturato una generazione di giovani europei, con sommo disprezzo delle vite umane, in quella che gli storici ricorderanno come "l'inutile strage" del XXI secolo, esattamente come accadde nella prima guerra mondiale che avrebbe dovuto "porre fine a tutte le guerre". Ingannati, allora come oggi, come scriveva il generale Smedley D. Butler, eroe della "grande guerra", nel libro che ne scrisse a conclusione dal titolo La guerra e' una mafia: "Ragazzi con una normale prospettiva di vita sono stati strappati via dai campi, dagli uffici, dalle fabbriche, dalle aule scolastiche e messi in riga per essere rimodellati e riprogrammati. A loro e' stato imposto un brusco dietro-front con cui si sono trovati a passare da una vita normale a un'altra dove l'omicidio e' all'ordine del giorno. Sono stati messi spalla a spalla e, attraverso il condizionamento di massa, trasformati. Li abbiamo sfruttati per un paio di anni addestrandoli a non far altro che uccidere o essere uccisi". Non sappiamo ancora quante siano le vittime effettive dal 2022, stime parlano di oltre un milione tra russi e ucraini, morti e mutilati, feriti e traumatizzati permanenti.
Che cosa rimane di questi anni di guerra in Europa? La militarizzazione dell'economia e della cultura, con l'alimentazione della paura del "nemico" alle porte, come esplicitato chiaramente da Marke Rutte, segretario generale della Nato, che ha intimato di passare alla "mentalita' di guerra", e da Ursula von der Leyen che alla Conferenza di Monaco sulla "sicurezza" ha ordinato di adottare "in modo permanente la mentalita' di urgenza". Ma, come spiegava Zygmunt Bauman, le paure indotte "arrivano nella nostra vita gia' con i loro rimedi, prima ancora che i mali che essi promettono di curare abbiano fatto in tempo a spaventarci" (Paura liquida). Ed il rimedio della Commissione europea e' di aumentare le spese militari dei paesi europei "per centinaia di miliardi in piu' all'anno", ossia dai 340 miliardi che corrispondono in media al 2% del PIL dei paesi UE nel 2024, a 620 miliardi all'anno, ossia al 3,5% del loro PIL.
Per fare questo – per la corsa agli armamenti, non per gli investimenti sociali – von der Leyen sospende i vincoli di spesa previsti dal patto di stabilita', esattamente come avvenuto durante la crisi della pandemia di covid. Ma per il covid quegli investimenti straordinari servivano ad uscire dalla pandemia e salvare vite, le spese militari servono per entrare nella pandemia della guerra permanente che falcia le vite. Durante il periodo del covid avevo raccolto i miei articoli del tempo in un libretto intitolato Disarmare il virus della guerra e sottotitolato "annotazioni per una fuoriuscita nonviolenta dall'epoca delle pandemie". Ecco, sta avvenendo esattamente il contrario: allora era stato usato il paradigma bellico per affrontare una pandemia virale, adesso si usa il paradigma pandemico per entrare nell'epoca della guerra globale. Dalla guerra al virus al virus della guerra.
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Letture
- Marta Lazzarini, Algoritmi e immagini, Rcs, Milano 2025, pp. 160, euro 6,99.
- Pierluigi Vellucci, Teoria dei frame, Rcs, Milano 2025, pp. 160, euro 6,99.
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Riletture
- Alessandro Martire, Spiritualita', saggezza e miti dei Lakota, L'Eta' dell'Acquario, Torino 2021, pp. 214.
- Alessandro Martire, Wakan Tanka. Il grande sacro. La via spirituale dei nativi americani, L'Eta' dell'Acquario, Torino 2013, pp. 240.
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Riedizioni
- Kanako Nishi, La salita verso casa, Garzanti, Milano 2023, Rcs, Milano 2025, pp. 208, euro 9,99 (in supplemento al "Corriere della sera").
- Yuko Tsushima, Il figlio della fortuna, Safara', 2023, Mondadori, Milano 2025, pp. 204, euro 8,90.
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Gialli
- Francesco Abate, Il misfatto della tonnara, Einaudi, Torino 2023, Gedi, Torino 2024, pp. 318, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
- Roberto Alajmo, La strategia dell'opossum, Sellerio, Palermo 2022, Gedi, Torino 2024, pp. 190, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
10. PER SAPERNE DI PIU'
Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5502 del 12 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Numero 5502 del 12 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Un invito alla riunione che si svolgera' presso il "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul" nell'area ex-Cogema a Castel d'Asso sabato 15 marzo 2025
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Movimento Nonviolento: Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
4. Pasquale Pugliese: Nuove indicazioni di Valditara? Serve un'altra idea di educazione, fondata sul paradigma della nonviolenza
5. Pasquale Pugliese: Le vittime delle vittime. Note sulla memoria centripeta e il genocidio impronunciabile
6. Pasquale Pugliese: Piu' "massa" per la guerra a 89 secondi dall'"apocalisse": resistere al piano inclinato della follia
7. Pasquale Pugliese: Conseguenza dell'inutile strage del XXI secolo e' il passaggio dalla guerra al virus al virus della guerra
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'
1. INCONTRI. UN INVITO ALLA RIUNIONE CHE SI SVOLGERA ' PRESSO IL "CENTRO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO VALLE FAUL" NELL'AREA EX-COGEMA A CASTEL D'ASSO SABATO 15 MARZO 2025
Carissime e carissimi,
vi saremmo assai grate ed assai grati se poteste partecipare alla riunione che si svolgera' presso il "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul" nell'area ex-Cogema a Castel d'Asso sabato 15 marzo 2025 con inizio alle ore 13 e conclusione prevista per le ore 15.
La riunione e' promossa dalle persone amiche di Alfio Pannega che si sono incontrate l'8 marzo scorso, ed ha come scopo la preparazione nel migliore dei modi delle iniziative che si svolgeranno ne prossimi mesi per ricordare Alfio, la sua testimonianza di uomo buono, di poeta, di militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanita' e la salvezza dell'intero mondo vivente.
Alleghiamo qui sotto una breve sintesi di quello che ci siamo detti l'8 marzo sugli impegni su cui vorremmo lavorare insieme.
*
Si e' svolto a Viterbo sabato 8 marzo 2025 un incontro tra alcune persone amiche di Alfio Pannega, di cui ricorre quest'anno il centenario della nascita.
L'incontro si e' tenuto nella sede del centro sociale di cui Alfio Pannega fu fondamentale animatore, sede da molti anni trasferita dall'ex-gazometro di Valle Faul al capannone ex-Cogema a Castel d'Asso, pur mantenendo la denominazione originaria di "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul".
Le persone partecipanti all'incontro hanno concordato sui seguenti impegni:
a) di realizzare nel corso dell'anno una o piu' iniziative pubbliche di ricordo di Alfio Pannega, invitando a partecipare e a portare la loro testimonianza tutte le persone che gli furono amiche e che condivisero le sue lotte per il bene comune dell'umanita';
b) di sostenere le iniziative che saranno promosse nel corso dell'anno dall'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" (Anpi) che valorizzeranno anch'esse il ricordo di Alfio Pannega come maestro di antifascismo e di umanita';
c) di proporre alle altre associazioni culturali e d'impegno civile viterbesi, cosi' come alle istituzioni democratiche viterbesi rappresentative dell'intera cittadinanza, di voler anch'esse ricordare in modo adeguato la figura e l'opera di Alfio Pannega;
d) di adoperarsi per ricercare e ritrovare documenti e testimonianze di e su Alfio Pannega al fine di costituire un "Archivio Alfio Pannega" in cui raccogliere e conservare - e mettere quindi a disposizione di tutte le persone - la piu' ampia ed approfondita documentazione possibile sulla sua persona, sulle sue opere e sulla sua testimonianza di proletario, di poeta, di militante per il bene comune dell'umanita';
e) di proseguire, nel ricordo di Alfio Pannega, nelle lotte di cui fu partecipe e protagonista, e particolarmente:
- per la pace e la liberazione di tutti i popoli e di tutte le persone;
- per i diritti umani di tutti gli esseri umani;
- contro il razzismo, contro il maschilismo, contro il militarismo, contro il fascismo;
- per la dignita' e i diritti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, contro ogni forma di schiavitu', sfruttamento, alienazione e oppressione;
- per il diritto di ogni persona alla casa e a vivere in un ambiente salubre e confortevole;
- per il diritto di ogni persona all'assistenza e alla salute;
- per il diritto di ogni persona ad essere riconosciuta e rispettata nella sua identita' e dignita', nel suo diritto alla liberta' e alla felicita', nel riconoscimento reciproco e comune di eguali diritti e dignita' per ogni altra persona, nella civile convivenza fondata sulla regola "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che esse agissero verso di te" e sulla massima "da ciascuna persona sia dato secondo le sue capacita', a ciascuna persona sia dato secondo i suoi bisogni";
- per la difesa dell'intero mondo vivente;
- per la costruzione di una societa' fondata sulla nonviolenza, l'universale eguaglianza di dignita' e diritti, la solidarieta' e la responsabilita', in cui nessuna persona sia abbandonata, in cui tutto il bene e tutti i beni siano condivisi fra tutte e tutti.
*
Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna a ridosso ed entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010, a cura di Antonello Ricci e Alfonso Prota): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita' le tracce della sua vita e delle sue lotte, e' restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4091, 4235-4236, 4452, 4455-4458, 4599-4601, 4819-4821, 4962-4965, 5184-5187, 5328, 5331, 5470, 5477, 5485, 5487, 5489, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446, i fascicoli de "La biblioteca di Zorobabele" nn. 430-433.
*
Contiamo molto sulla vostra partecipazione, grazie fin d'ora e un forte abbraccio da
alcune delle persone amiche di Alfio che presero parte con lui all'esperienza del centro sociale
Viterbo, 9 marzo 2025
Indirizzi di posta elettronica della persona che ha effettuato questo invio: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...
... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
3. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO: CINQUE PASSI DI STRATEGIA NONVIOLENTA CONTRO LA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo]
Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
Una zona smilitarizzata dal Mar Bianco al Mar Nero
Moratoria nucleare e Corpi Civili di Pace Europei
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Cio' che sta avvenendo e' la spartizione territoriale dell'Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterra' l'espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle "terre rare", mentre l'Europa sta a guardare e l'Ucraina ne esce commissariata.
Questo e' il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l'intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del "prima la Vittoria, poi la Pace" si e' rivelata per quello che era davvero: "prima la Guerra, poi la Sconfitta". E a perderci, prima di tutti, e' il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranita', dopo aver sacrificato un'intera generazione di giovani sull'altare del nazionalismo.
L'Europa a 27 velocita', che ha accettato il ruolo di comparsa nell'Alleanza atlantica, e' indebolita e afona. Per "salvare il salvabile" si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanita' e dell'istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L'Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.
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Cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un'ulteriore escalation e per costruire una vera pace:
- creazione di una "linea di pace" sui confini tra Europa e Russia (Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina) con l'istituzione di una zona smilitarizzata, un corridoio (500 chilometri di larghezza) per tutto il confine (3000 chilometri di lunghezza). Questo lungo fronte di terra smilitarizzata, da una parte e dall'altra, non potrebbe essere attraversato da truppe militari della Russia o della Nato, o di altri eserciti europei: cosi' si favorirebbe la distensione. La definizione e poi il controllo di questa zona russo/europea smilitarizzata (dal Mar Bianco al Mar Nero) prevede il negoziato e lo sviluppo di meccanismi di verifica efficaci; anziche' concentrarsi sulla militarizzazione nazionale, ci si concentra su una zona di demilitarizzazione internazionale, pan-europea, affidata a tutti i paesi coinvolti;
- avviare immediatamente una "moratoria nucleare" che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi): impegno al non utilizzo, e apertura di negoziati per l'adesione concordata e multilaterale al TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari);
- avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, per la gestione non militare della crisi. Tra non fare nulla e mandare truppe armate, c'e' lo spazio per fare subito qualcosa di utile, nell'ambito della politica di sicurezza per intervenire a livello civile nei conflitti prima che questi sfocino in guerra vera e propria, come avvenuto il 24 febbraio 2022. I Corpi di Pace vanno costituiti e finanziati come una brigata permanente dell'Unione Europea: la loro costituzione deve rientrare nelle competenze della Commissione Europea;
- dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno agli obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva delle parti in conflitto. Convocare con loro, veri portatori di interessi comuni, un "tavolo delle trattative" in zona neutrale e simbolica (Citta' del Vaticano);
- convocare una Conferenza internazionale di pace (sotto egida ONU, con tutti gli attori internazionali coinvolti e disponibili) basata sul rispetto del Diritto internazionale vigente e sul concetto di sicurezza condivisa, che metta al sicuro la pace anche per il futuro.
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La Campagna di Obiezione alla guerra offre uno strumento concreto per attuare il diritto umano fondamentale alla pace, che sul piano politico significa per gli Stati: obbligo di disarmare, obbligo di riformare in senso democratico e far funzionare i legittimi organismi internazionali di sicurezza collettiva a cominciare dalle Nazioni Unite, obbligo di conferire parte delle forze armate all'ONU come previsto dall'articolo 43 della Carta delle Nazioni Unite, obbligo di riconvertire e formare tali forze per l'esercizio di funzioni di polizia internazionale sotto comando sopranazionale, obbligo di sottoporsi alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
Aderendo concretamente alla Campagna ognuno ha la possibilita' personale di dichiarare formalmente la propria obiezione di coscienza e nel contempo sostenere concretamente i nonviolenti russi e ucraini che sono le uniche voci delle due parti che stanno gia' dialogando realmente tra di loro, che creano un ponte su cui puo' transitare la pace, grazie al coraggio e all'impegno di chi a Kyiv e Mosca, rischiando di persona, lavora per la crescita della nonviolenza organizzata (info sulla Campagna di Obiezione alla Guerra: https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra-2/ ).
4. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: NUOVE INDICAZIONI DI VALDITARA? SERVE UN'ALTRA IDEA DI EDUCAZIONE, FONDATA SUL PARADIGMA DELLA NONVIOLENZA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Dopo le linee guida per l'educazione civica, fondate su impresa patria e nazionalismo, il ministro Valditara ha messo al lavoro una Commissione per ideare Nuove indicazioni nazionali per la scuola, delle quali ha fornito anticipazioni sull'orientamento culturale e sui componenti incaricati di elaborarle. Sul piano degli indirizzi ne emerge una scuola come "veicolo di mentalita' reazionaria gia' dalla primaria", sintetizza lo storico Giovanni Carosotti (il manifesto, 16 gennaio 2025). Per quanto riguarda la composizione, insieme alla pedagogista Loredana Perla, e' presieduta da quell'Ernesto Galli della Loggia che sciorina da anni sul Corriere della sera elogi della guerra in tutte le sue accezioni, perche', per esempio, "la guerra mette in gioco tratti ancestrali dell'identita' umana cui e' difficile negare un valore elementare ma pur sempre cruciale: il coraggio, il sentimento di solidarieta' con chi sta al nostro fianco, l'abnegazione" (23 novembre 2023). Siamo alla declinazione pedagogica del bellicismo.
Ma poiche' il ministro ha dichiarato che avviera' "un ampio confronto" sulle Indicazioni, lo prendo in parola e mi metto avanti proponendo un altro orientamento culturale per la scuola, all'altezza del varco attuale della storia che vede conflitti armati ad ogni latitudine, fondato sulla pedagogia della pace, per contrastare il passaggio alla "mentalita' di guerra" (Mark Rutte) e promuovere il paradigma della nonviolenza, aperto al mondo e capace di costruire futuri e convivenze. Eccone alcuni minimi cenni di educazioni essenziali.
Educare alla complessita': ci troviamo immersi in una crisi sistemica globale generatrice di conflitti, rispetto alla quale - invece di rimuovere le cause strutturali – si mettono in campo risposte militari per gestirne gli effetti, senza consapevolezza delle conseguenze nell'eta' atomica. "Un'intelligenza incapace di considerare il contesto e il complesso planetario rende ciechi, incoscienti e irresponsabili", ammoniva Edgar Morin ne La testa ben fatta. Educare al pensiero critico, recuperare l'idea del cambiamento possibile, anche rivoluzionario, che ha attraversato generazioni e che negli ultimi decenni ha lasciato il posto all'obbligo di lasciare le cose come sono, a cominciare dalla presunta ineluttabilita' della guerra. "Poiche' le guerre iniziano nella mente degli esseri umani, e' nella mente degli esseri umani che devono essere costruite le difese della pace", dice la Carta dell'Unesco.
Educare alla responsabilita': si tratta di formare al rispetto della legge finche' essa e' giusta ma anche all'obiezione di coscienza e alla disobbedienza civile se e' sbagliata, per prepararne una migliore. E' il principio di Antigone – criminalizzato dal ddl "sicurezza" – che don Milani ha ricordato ai giudici che lo accusavano di apologia di reato per aver difeso gli obiettori di coscienza in carcere: "l'obbedienza non e' ormai piu' una virtu', ma la piu' subdola delle tentazioni".
Educare all'empowerment: ribaltare il principio e la pratica del potere da sostantivo singolare maschile, "il Potere" che genera rapporti di dominio, ad esercizio collettivo di declinazione del verbo "potere", che deriva dal latino possere: essere in grado. Omnicrazia, "il potere di tutti", lo chiamava Aldo Capitini, ossia apertura progressiva della democrazia, anche come compito primario dell'educazione civica.
Educare a considerare e trattare l'altro sempre come fine e mai come mezzo e' il principio fondamentale dell'etica kantiana che implica il rispetto incondizionato per l'altro e la sua dignita', indipendentemente da provenienza, religione, colore della pelle, orientamento sessuale e qualsiasi ulteriore specificazione. Si tratta di riconoscere a tutti, come singoli e come popoli, l'uguale "dignita' di lutto" (Judith Butler) e dunque uguale diritto alla vita.
Educare all'umanizzazione del "nemico": "Poiche' per fare la guerra ci vuole un nemico con cui guerreggiare, la ineluttabilita' della guerra corrisponde alla ineluttabilita' dell'individuazione e della costruzione del nemico" (Umberto Eco, Costruire il nemico). Quindi occorre decostruire le rappresentazioni dell'altro indicato, di volta in volta, come "nemico" e promuovere la sua umanizzazione.
Educare al disarmo, a partire dal disarmo culturale, non significa impoverimento ma arricchimento, perche' consente di superare l'egocentrismo, il nazionalismo, l'antropocentrismo, le chiusure identitarie, formando all'esercizio di guardare se stessi dal punto di vista degli altri.
In una parola, educare all'empatia. Infine, educare alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, perché il conflitto in se' non deve spaventare ma essere accolto, in quanto elemento fisiologico nelle relazioni, e trasformato nonviolentemente in occasione di incontro creativo delle differenze, dal piano interpersonale a quello internazionale. Si tratta di un apprendimento fondamentale nel tempo della complessita' e della crisi sistemica che moltiplica i conflitti e ne alimenta la degenerazione violenta. Insomma, un'altra idea di educazione.
5. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: LE VITTIME DELLE VITTIME. NOTE SULLA MEMORIA CENTRIPETA E IL GENOCIDIO IMPRONUNCIABILE
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
L'incredibile polemica del presidente della comunita' ebraica milanese contro l'Anpi in occasione del Giorno della Memoria, accusata di usare il termine "genocidio" per descrivere i crimini commessi dal governo di Netanyahu contro i palestinesi, disertandone le celebrazioni comuni, ripropone il tema di fondo delle vittime di quelle che sono considerate le vittime per antonomasia. Ossia la definizione dello sterminio dei palestinesi di Gaza e l'uso politico da parte del governo israeliano (e delle comunita' ebraiche internazionali che lo sostengono) della memoria della violenza subita dal popolo ebraico, la Shoah.
Ha esplicitato il cuore del problema la storica Anna Foa ne Il suicidio di Israele (2024): "L'uso cinico e spregiudicato che Netanyahu fa della Shoah ha messo a rischio anche quello su cui tanto si era costruito, per cui i testimoni dei campi hanno parlato nelle scuole con tutto il loro dolore, nel cui insegnamento, "mai piu' a nessuno", volevamo costruire il nostro futuro. Come possiamo celebrare la memoria della Shoah oggi, senza parlare del 7 ottobre e di Gaza?" Il "paradigma vittimario" come elemento identitario dello Stato ebraico, spiega Anna Foa, nasce con il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann, a partire dal quale la memoria della Shoah diventa parte integrante e fondante dello Stato: "Con questo processo, Israele si poneva come l'erede dei sei milioni di ebrei assassinati nella Shoah e si assumeva il ruolo di mantenerne la memoria".
Ma di che tipo di memoria si tratta? Secondo Nurit Peled-Elhanan, docente di lingua ed educazione all'Universita' ebraica di Gerusalemme, la memoria coltivata durante tutto il ciclo educativo delle scuole israeliane e' una memoria "centripeta": si tratta della costruzione di una memoria volta a sollecitare non solo, e non tanto, la compassione per le vittime e l'elaborazione del trauma, bensi' - come esplicita la filosofa Roberta De Monticelli, commentando le parole di Peled-Elhanan - "l'assunzione identitaria dello stato di vittima sacrificale, che definisce il "noi" – e cosi' paradossalmente sollecita l'othering, la discriminazione dell'altro come "non-noi" e potenzialmente minaccia mortale per "noi"" (Umanita' violata. La Palestina e l'inferno della ragione, 2024). Qui sta la dimensione "centripeta" della memoria: quanto accaduto agli ebrei non deve piu' accadere "a noi", non a "nessuno". Anzi – ed e' il corollario che si e' dispiegato in questi mesi di massacri palestinesi – affinche' non accada di nuovo a noi, se necessario, la violenza puo' essere trasferita su qualcun altro: se l'inaudita strage compiuta da Hamas il 7 ottobre 2023 e' paragonabile all'Olocausto, allora qualunque reazione e' legittima.
Questa operazione di sovrapposizione della memoria della violenza recente con quella passata, in funzione di legittimazione della violenza estrema esercitata dal governo israeliano, e' stata accuratamente descritta anche da Naomi Klein nel reportage per The Guardian sulle celebrazioni israeliane del 7 ottobre 2024, ad un anno dalla strage: "E' una favola semplice, che parla del bene contro il male, in cui Israele e' innocente e merita un sostegno incondizionato, mentre i suoi nemici sono tutti mostri e non meritano altro che una violenza senza limiti e senza confini, che si tratti di Gaza, Jenin, Beirut, Damasco o Teheran. E' una storia in cui l'identita' nazionale di Israele si fonde per sempre con il terrore del 7 ottobre, un evento che, nella narrazione di Netanyahu, s'intreccia con l'Olocausto nazista e con la salvezza della civilta' Occidentale" (Israele usa il suo trauma come arma di guerra, Internazionale 18-24 ottobre 2024).
Il cortocircuito della storia ha fatto si' che un anno fa, alla vigilia del Giorno che le Nazioni Unite dedicano alla Memoria dell'Olocausto - il 26 gennaio 2024 - la Corte internazionale di giustizia adottasse le misure cautelari nei confronti dello Stato di Israele, accusato con ricorso del Sud Africa di violazioni della Convenzione contro il crimine di genocidio chiedendone - invano - di interrompere immediatamente tutte le violenze che, nel frattempo, hanno pienamente dispiegato gli intenti genocidari nei confronti dei palestinesi sotto i nostri occhi. Come certificato dal Comitato speciale ONU sui diritti umani dei palestinesi (14 novembre 2024), dai Rapporti di Amnesty International (5 dicembre 2024) e di Human Rights Watch (19 dicembre 2024), non a caso tutti accusati di antisemitismo dal governo israeliano. Allora, nel Giorno della Memoria, e in tutti i giorni precedenti e successivi, andrebbero rilette e meditate ovunque le parole di Primo Levi ne I sommersi e i salvati: "Se comprendere e' impossibile, conoscere e' necessario, perche' cio' che e' accaduto puo' ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre". Tutte le coscienze, anche quelle degli eredi delle vittime dell'Olocausto, alcuni dei quali hanno impunemente riprodotto un impronunciabile genocidio.
6. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: PIU' "MASSA" PER LA GUERRA A 89 SECONDI DALL'"APOCALISSE": RESISTERE AL PIANO INCLINATO DELLA FOLLIA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Lo scorso 28 gennaio il Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato le lancette del Doomsday Clock, l'Orologio dell'apocalisse, da 90 a 89 secondi alla mezzanotte. Fondato nel 1945 da Albert Einstein, J. Robert Oppenheimer e dagli scienziati che contribuirono a sviluppare le armi atomiche nel Progetto Manhattan, il Bulletin of the Atomic Scientists creo' il Doomsday Clock utilizzando l'immagine dell'apocalisse e il conto alla rovescia per monitorare lo stato della minacce nucleari all'umanita'. Ad ottanta anni da Hiroshima e Nagasaki, attraversiamo il momento piu' vicino alla catastrofe mai registrato nella storia: "poiche' il mondo e' gia' pericolosamente vicino al precipizio, uno spostamento anche di un solo secondo dovrebbe essere interpretato come un'indicazione di pericolo estremo e un avvertimento inequivocabile che ogni secondo di ritardo nell'inversione di rotta aumenta la probabilita' di un disastro globale" – scrivono gli scienziati – "Continuare ciecamente sul percorso attuale e' una forma di follia".
Il giorno dopo questo appello urgente all'inversione di rotta, fondato sul ripristino della ragione – che prevede il disarmo, a cominciare da quello nucleare, e la preparazione di strumenti non armati e nonviolenti per risolvere le controversie internazionali – anche il capo di stato maggiore dell'esercito italiano, Carmine Masiello, audito in Commissione Difesa della Camera dei Deputati ha parlato della necessita' "di un vero e proprio cambiamento culturale", ma per attrezzare le forze armate a passare dalle "missioni di mantenimento della pace" alla "capacita' di produrre operazioni ad alta intensita', attraverso rapidi interventi strutturali" con un "rinnovamento qualitativo e quantitativo dello strumento militare". Ossia – come aveva gia' tradotto in un linguaggio piu' diretto ai suoi sottoposti – "L'esercito e' fatto per prepararsi alla guerra. Punto. Quindi questo deve essere un messaggio molto chiaro che dovete avere tutti in testa: fino a qualche anno fa, era una parola che non potevamo utilizzare, ma la realta' ci ha chiamato a confrontarci con la guerra". E dunque a prepararla, nonostante il pericolo nucleare e l'articolo 11 della Costituzione.
Ma per essere pronti a fare la guerra non sono solo necessarie crescenti spese militari e costosi armamenti, come chiedono la Nato e il presidente Trump (fino al 5% del PIL!), bisogna anche aumentare "la massa necessaria ad affrontare un eventuale conflitto ad alta intensita', che richiede, tra l'altro, la capacita' di alimentare e rigenerare le forze impiegate in combattimento", ha spiegato il generale. La "massa" sono gli esseri umani da mandare in trincea aumentandone continuamente la quantita', ossia il numero, per garantirne la sostituibilita', ossia i pezzi di ricambio. E' la riduzione dell'umanita' da fine a mezzo per la guerra, come avevamo gia' segnalato commentando precedenti interviste dello stesso Masiello.
Dunque, servono subito 45.000 unita' in piu', ma c'e' un problema – riconosce il generale – "i mutamenti generazionali influenzano negativamente il reclutamento": ragazzi e ragazze non vogliono prepararsi a fare la guerra, non vogliono diventare carne da cannone come i coetanei russi ed ucraini e anche per le Accademie militari si registra un calo delle candidature. Non a caso Mark Rutte, segretario generale della Nato, ha intimato di passare ad una "mentalita' di guerra" e il presidente del Comitato militare della Nato, l'ammiraglio italiano Cavo Dragone, ha ribadito che "non potremo avere una mentalita' di pace" (Corriere della sera, 17 gennaio 2025). Un'accelerazione sul piano inclinato della follia.
La prima offensiva bellicista e' dunque rivolta al "fronte interno", ai cittadini italiani che, influenzati dal ripudio costituzionale delle guerra, pensano che anche i conflitti internazionali – come quelli interpersonali – non si risolvano con la violenza delle armi, soprattutto in epoca nucleare. Sono essi che andranno convinti, con le buone o con le cattive, che e' necessario avviare una gigantesca riconversione al contrario, strutturale e culturale: sottrarre crescenti risorse dagli investimenti sociali e sanitari e trasferirli alle spese militari; occupare i luoghi di elaborazione delle opinioni – dai media alle scuole, dall'editoria alle universita' – per costruire la minaccia del nemico, persuadere della necessita' della guerra, convincere i giovani ad arruolarsi. Prima di decidere di obbligarli.
Operazioni gia' iniziate da tempo, come segnalano l'Osservatorio sulle spese militari italiane e quello contro la militarizzazione delle scuole e delle universita', ma che saranno da qui in avanti intensificate. "Si sa che cosa significa, oggi specialmente, la guerra e la sua preparazione: la sottrazione di enormi mezzi allo sviluppo civile, la strage degli innocenti e di estranei, l'involuzione dell'educazione democratica ed aperta, la riduzione della liberta' e il soffocamento di ogni proposta di miglioramento della societa' e delle abitudini civili, la sostituzione totale dell'efficienza distruttiva al controllo dal basso", avvisava gia' Aldo Capitini. Salvo la resistenza culturale e politica che sapremo mettere in campo con la forza della nonviolenza, che e' l'alternativa razionale alla follia e l'unica via di scampo per l'umanita'. Come singoli e come specie.
7. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: CONSEGUENZA DELL'INUTILE STRAGE DEL XXI SECOLO E' IL PASSAGGIO DALLA GUERRA AL VIRUS AL VIRUS DELLA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Nessuno che avesse un minimo di onesta' intellettuale poteva dubitare che c'erano solo due strade per concludere il conflitto armato in Ucraina: una mediazione con l'avversario o l'escalation fino alla guerra nucleare tra due superpotenze atomiche, che avrebbe provocato almeno 95 milioni di morti in 45 minuti, secondo la simulazione dell'Universita' di Princeton. Inascoltati, con Rete Italiana Pace e Disarmo, sosteniamo da prima che l'esercito russo invadesse il territorio ucraino – dopo otto anni di guerra civile nel Donbass e il tradimento degli accordi di Minsk – che l'Europa avrebbe dovuto esercitare un ruolo di "neutralita' attiva", sottraendosi all'abbraccio mortale della Nato, per poter svolgere un'autorevole azione di mediazione in quanto soggetto Terzo; sostenere i movimenti pacifisti in Ucraina e Russia e dare rifugio agli obiettori di coscienza di entrambi i fronti; organizzare una Conferenza internazionale di pace e promuovere l'ingresso sia dell'Ucraina che della Russia nell'Unione Europea. Era, peraltro, il vecchio sogno del presidente Gorbaciov, per un'Europa unita e pacifica dall'Atlantico agli Urali.
"Il maggior numero delle parti in conflitto" – sosteneva Johan Galtung, fondatore dei Peace studies e mediatore ONU – "ha qualche posizione valida: il lavoro sul conflitto consiste nel costruire una posizione accettabile e sostenibile a partire da quel "qualcosa di valido", per quanto minuscolo possa essere". Invece l'Unione Europea – e con essa l'Italia, ripudiando per l'ennesima volta la sua Costituzione, anziche' la guerra – si e' lanciata, a rimorchio degli USA, in una nuova "guerra di civilta'" (dopo quella anti-islamica) contro la Russia, mandando armamenti per 62 miliardi di euro... "fino alla vittoria". Oggi che "il nuovo sceriffo" della Casa Bianca da' il contro-ordine e avvia negoziati diretti con il capo del Cremlino – a dispetto della reductio ad hitlerum che ne aveva fatto la vulgata bellicista – che sembrano accogliere le sue richieste iniziali, a cominciare dalla neutralita' militare dell'Ucraina, aggravate dall'espansione militare russa sul terreno in questi tre anni di guerra, i governi europei ed i cantori dell'escalation, messi ai margini, rimangono increduli e frastornati.
Nel frattempo, i calcoli geopolitici delle cancellerie internazionali hanno triturato una generazione di giovani europei, con sommo disprezzo delle vite umane, in quella che gli storici ricorderanno come "l'inutile strage" del XXI secolo, esattamente come accadde nella prima guerra mondiale che avrebbe dovuto "porre fine a tutte le guerre". Ingannati, allora come oggi, come scriveva il generale Smedley D. Butler, eroe della "grande guerra", nel libro che ne scrisse a conclusione dal titolo La guerra e' una mafia: "Ragazzi con una normale prospettiva di vita sono stati strappati via dai campi, dagli uffici, dalle fabbriche, dalle aule scolastiche e messi in riga per essere rimodellati e riprogrammati. A loro e' stato imposto un brusco dietro-front con cui si sono trovati a passare da una vita normale a un'altra dove l'omicidio e' all'ordine del giorno. Sono stati messi spalla a spalla e, attraverso il condizionamento di massa, trasformati. Li abbiamo sfruttati per un paio di anni addestrandoli a non far altro che uccidere o essere uccisi". Non sappiamo ancora quante siano le vittime effettive dal 2022, stime parlano di oltre un milione tra russi e ucraini, morti e mutilati, feriti e traumatizzati permanenti.
Che cosa rimane di questi anni di guerra in Europa? La militarizzazione dell'economia e della cultura, con l'alimentazione della paura del "nemico" alle porte, come esplicitato chiaramente da Marke Rutte, segretario generale della Nato, che ha intimato di passare alla "mentalita' di guerra", e da Ursula von der Leyen che alla Conferenza di Monaco sulla "sicurezza" ha ordinato di adottare "in modo permanente la mentalita' di urgenza". Ma, come spiegava Zygmunt Bauman, le paure indotte "arrivano nella nostra vita gia' con i loro rimedi, prima ancora che i mali che essi promettono di curare abbiano fatto in tempo a spaventarci" (Paura liquida). Ed il rimedio della Commissione europea e' di aumentare le spese militari dei paesi europei "per centinaia di miliardi in piu' all'anno", ossia dai 340 miliardi che corrispondono in media al 2% del PIL dei paesi UE nel 2024, a 620 miliardi all'anno, ossia al 3,5% del loro PIL.
Per fare questo – per la corsa agli armamenti, non per gli investimenti sociali – von der Leyen sospende i vincoli di spesa previsti dal patto di stabilita', esattamente come avvenuto durante la crisi della pandemia di covid. Ma per il covid quegli investimenti straordinari servivano ad uscire dalla pandemia e salvare vite, le spese militari servono per entrare nella pandemia della guerra permanente che falcia le vite. Durante il periodo del covid avevo raccolto i miei articoli del tempo in un libretto intitolato Disarmare il virus della guerra e sottotitolato "annotazioni per una fuoriuscita nonviolenta dall'epoca delle pandemie". Ecco, sta avvenendo esattamente il contrario: allora era stato usato il paradigma bellico per affrontare una pandemia virale, adesso si usa il paradigma pandemico per entrare nell'epoca della guerra globale. Dalla guerra al virus al virus della guerra.
8. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Letture
- Marta Lazzarini, Algoritmi e immagini, Rcs, Milano 2025, pp. 160, euro 6,99.
- Pierluigi Vellucci, Teoria dei frame, Rcs, Milano 2025, pp. 160, euro 6,99.
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Riletture
- Alessandro Martire, Spiritualita', saggezza e miti dei Lakota, L'Eta' dell'Acquario, Torino 2021, pp. 214.
- Alessandro Martire, Wakan Tanka. Il grande sacro. La via spirituale dei nativi americani, L'Eta' dell'Acquario, Torino 2013, pp. 240.
*
Riedizioni
- Kanako Nishi, La salita verso casa, Garzanti, Milano 2023, Rcs, Milano 2025, pp. 208, euro 9,99 (in supplemento al "Corriere della sera").
- Yuko Tsushima, Il figlio della fortuna, Safara', 2023, Mondadori, Milano 2025, pp. 204, euro 8,90.
*
Gialli
- Francesco Abate, Il misfatto della tonnara, Einaudi, Torino 2023, Gedi, Torino 2024, pp. 318, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
- Roberto Alajmo, La strategia dell'opossum, Sellerio, Palermo 2022, Gedi, Torino 2024, pp. 190, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
10. PER SAPERNE DI PIU'
Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5502 del 12 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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