[Nonviolenza] La biblioteca di Zorobabele. 671



***************************
LA BIBLIOTECA DI ZOROBABELE
***************************
Segnalazioni librarie e letture nonviolente
a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXIII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com
Numero 671 del 27 dicembre 2022

In questo numero:
1. Opporsi alla guerra con l'insurrezione nonviolenta dei popoli per salvare tutte le vite
2. L'Associazione "Respirare" di Viterbo aderisce all'appello recante "Sette proposte per estendere ed intensificare la mobilitazione per la grazia che restituisca la liberta' a Leonard Peltier"
3. Ripetiamo ancora una volta...
4. Annamaria Rivera: Dino e il respiro del mondo (2020)
5. Annamaria Rivera: Dai diritti umani a quelli dei viventi
6. Annamaria Rivera: L'accoglienza selettiva

1. L'ORA. OPPORSI ALLA GUERRA CON L'INSURREZIONE NONVIOLENTA DEI POPOLI PER SALVARE TUTTE LE VITE

Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.

2. APPELLI. L'ASSOCIAZIONE "RESPIRARE" DI VITERBO ADERISCE ALL'APPELLO RECANTE "SETTE PROPOSTE PER ESTENDERE ED INTENSIFICARE LA MOBILITAZIONE PER LA GRAZIA CHE RESTITUISCA LA LIBERTA' A LEONARD PELTIER"

L'associazione "Respirare" di Viterbo aderisce all'appello recante "Sette proposte per estendere ed intensificare la mobilitazione per la grazia che restituisca la liberta' a Leonard Peltier".
Leonard Peltier e' l'illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente che da 47 anni e' detenuto innocente, condannato per crimini che non ha commesso in un processo-farsa basato su cosiddette "prove" e su cosiddette "testimonianze" dimostratesi false, come hanno successivamente riconosciuto gli stessi accusatori e giudici.
La sua liberazione e' stata chiesta da personalita' come Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, il Dalai Lama, papa Francesco.
Milioni di persone ed autorevoli istituzioni di tutto il mondo chiedono al Presidente degli Stati Uniti d'America di concedere la grazia che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
Alleghiamo in calce il testo integrale dell'appello.
L'associazione "Respirare" di Viterbo
Viterbo, 18 dicembre 2022
L'associazione e' stata promossa nel 2009 a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente.
* * *
Allegato: testo integrale dell'appello "Sette proposte per estendere ed intensificare la mobilitazione per la grazia che restituisca la liberta' a Leonard Peltier"
Carissime e carissimi,
vi proponiamo sette iniziative per estendere ed intensificare la mobilitazione per la grazia che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
Il momento e' questo: in questo torno di tempo infatti sia negli Stati Uniti che a livello internazionale sta crescendo la mobilitazione, ottenendo nuove, ampie e rilevanti adesioni che possono finalmente trovare ascolto alla Casa Bianca, nelle cui mani e' il potere di restituire la liberta' a Leonard Peltier attraverso la concessione della grazia presidenziale.
*
1. Scrivere al Presidente degli Stati Uniti d'America
La prima: scrivere a Biden e diffondere quanto piu' possibile la proposta di scrivere a Biden.
Di seguito una proposta di testo della lettera da inviare al Presidente degli Stati Uniti d'America recante la richiesta della grazia presidenziale per Leonard Peltier, e le istruzioni per inviarla attraverso il sito della Casa Bianca.
Nel web aprire la pagina della Casa Bianca attraverso cui inviare lettere: https://www.whitehouse.gov/contact/
Compilare quindi gli item successivi:
- alla voce MESSAGE TYPE: scegliere Contact the President
- alla voce PREFIX: scegliere il titolo corrispondente alla propria identita'
- alla voce FIRST NAME: scrivere il proprio nome
- alla voce SECOND NAME: si puo' omettere la compilazione
- alla voce LAST NAME: scrivere il proprio cognome
- alla voce SUFFIX, PRONOUNS: si puo' omettere la compilazione
- alla voce E-MAIL: scrivere il proprio indirizzo e-mail
- alla voce PHONE: scrivere il proprio numero di telefono seguendo lo schema 39xxxxxxxxxx
- alla voce COUNTRY/STATE/REGION: scegliere Italy
- alla voce STREET: scrivere il proprio indirizzo nella sequenza numero civico, via/piazza
- alla voce CITY: scrivere il nome della propria citta' e il relativo codice di avviamento postale
- alla voce WHAT WOULD YOU LIKE TO SAY? [Cosa vorresti dire?]: copiare e incollare il messaggio seguente:
Mr. President,
Although I reside far from your country, I am aware of the injustice that has persisted for 47 years against Leonard Peltier, who was denied a review of his trial even after exculpatory evidence emerged for the events of June 26, 1975 on the Pine Ridge (SD) reservation where two federal agents and a Native American lost their lives.
I therefore appeal to your supreme authority to pardon this man, now elderly and ill, after nearly half a century of imprisonment.
I thank you in advance for your positive decision, with best regards.
Traduzione italiana del testo che precede:
Signor Presidente,
sebbene io risieda lontano dal Suo Paese, sono consapevole dell'ingiustizia che persiste da 47 anni nei confronti di Leonard Peltier, al quale e' stata negata la revisione del processo anche dopo che sono emerse prove a discarico per gli eventi del 26 giugno 1975 nella riserva di Pine Ridge (South Dakota) in cui persero la vita due agenti federali e un nativo americano.
Mi appello quindi alla Sua suprema autorita' affinche' conceda la grazia a questo uomo, ormai anziano e malato, dopo quasi mezzo secolo di detenzione.
La ringrazio fin d'ora per la Sua decisione positiva, con i migliori saluti.
*
2. Scrivere al sindaco di Roma
La seconda: scrivere al sindaco di Roma affinche' affinche' unisca la sua voce alla richiesta della liberazione di Leonard Peltier. La voce del sindaco di una delle citta' piu' importanti del mondo puo' trovare favorevole ascolto sia presso la Casa Bianca che presso l'opinione pubblica non solo italiana ma internazionale.
Indirizzi di posta elettronica cui scrivere: segreteria_cg at comune.roma.it, donato.iannone at comune.roma.it, segreteriavcgv.debernardini at comune.roma.it, giorgio.piccarreta at comune.roma.it, pietropaolo.mileti at comune.roma.it, gianluca.viggiano at comune.roma.it, caterina.cordella at comune.roma.it, segreteria.direzionegac at comune.roma.it, accesso.semplice at comune.roma.it, ld.gabinetto at comune.roma.it, mariagrazia.tretola at comune.roma.it, seg.gen at comune.roma.it, laura.dimeglio at comune.roma.it, patrizia.bernardini at comune.roma.it, eufrasia.cogliandro at comune.roma.it, vicesindaco at comune.roma.it, assessorato.bilancio at comune.roma.it, assessorato.ambiente at comune.roma.it, assessorato.rifiuti at comune.roma.it, assessoratodecentramento at comune.roma.it, assessoratopersonale at comune.roma.it, assessorato.politichesociali at comune.roma.it, assessorato.cultura at comune.roma.it, assessorato.sviluppoeconomico at comune.roma.it, assessorato.pariopportunita at comune.roma.it, assessorato.sport at comune.roma.it, assessorato.turismo at comune.roma.it, assessorato.grandieventi at comune.roma.it, assessorato.mobilita at comune.roma.it, assessoratoallascuola at comune.roma.it, assessoratolavoroformazione at comune.roma.it, assessorato.infrastrutture at comune.roma.it, assessorato.urbanistica at comune.roma.it, tiziana.marrone at comune.roma.it, assessorato.patrimoniocasa at comune.roma.it, presidenza.assembleacapitolina at comune.roma.it,
Modello di lettera:
Egregio Sindaco di Roma,
sicuramente conoscera' gia' la vicenda di Leonard Peltier, l'illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente, da 47 anni detenuto innocente.
E sicuramente sapra' anche che la sua liberazione nel corso di quasi mezzo secolo e' stata richiesta da personalita' come Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Shirin Ebadi, papa Francesco, il Dalai Lama ed innumerevoli altre.
Ricordera' anche che il compianto Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa, aveva promosso un appello per la liberazione di Leonard Peltier. E del resto il Parlamento Europeo gia' negli anni Novanta del secolo scorso aveva ripetutamente richiesto la sua liberazione.
Negli ultimi mesi due nuovi autorevoli inviti sono stati rivolti al Presidente degli Stati Uniti d'America affinche' conceda la grazia che liberi l'illustre attivista nativo americano: alcuni mesi fa la commissione giuridica ad hoc dell'Onu; e lo scorso settembre con voto unanime il comitato nazionale del Partito Democratico statunitense (il partito politico cui appartiene lo stesso Presidente Biden).
Gia' lo scorso anno, su nostra sollecitazione, molti sindaci italiani (tra cui quelli di citta' importanti come Aosta, Bologna, Palermo, Pesaro...) espressero il loro sostegno alla richiesta della liberazione di Leonard Peltier.
Sarebbe di grande importanza che anche il Sindaco del Comune di Roma volesse unire la sua voce all'appello promosso da prestigiosissime personalita', innumerevoli associazioni umanitarie (prima fra tutte Amnesty International), istituzioni di tutto il mondo, affinche' il Presidente statunitense conceda la grazia che restituisca la liberta' a un uomo innocente che e' ormai per l'umanita' intera testimone e simbolo della lotta per i diritti umani e dei popoli e per la difesa della Madre Terra.
Per tutto quanto precede siamo quindi a pregarla di voler anche lei richiedere al Presidente degli Stati Uniti d'America la concessione della grazia che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
*
3. Scrivere alle ed ai parlamentari italiani
La terza: scrivere alle ed ai parlamentari italiani affinche' uniscano la loro voce alla richiesta della liberazione di Leonard Peltier.
Gli indirizzi di posta elettronica delle e dei parlamentari sono disponibili nel sito del Senato e della Camera (www.senato.it e www.camera.it).
Modello di lettera:
Egregie senatrici, egregi senatori,
Egregie deputate, egregi deputati,
conoscete gia' la vicenda di Leonard Peltier, l'illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente, da 47 anni detenuto innocente.
E sapete anche che la sua liberazione nel corso di quasi mezzo secolo e' stata richiesta da personalita' come Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Shirin Ebadi, papa Francesco, il Dalai Lama ed innumerevoli altre.
Ricorderete anche che il compianto Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa, aveva promosso un appello per la liberazione di Leonard Peltier. E del resto il Parlamento Europeo gia' negli anni Novanta del secolo scorso aveva ripetutamente richiesto la sua liberazione.
Negli ultimi mesi due nuovi autorevoli inviti sono stati rivolti al Presidente degli Stati Uniti d'America affinche' conceda la grazia che liberi l'illustre attivista nativo americano: alcuni mesi fa la commissione giuridica ad hoc dell'Onu; e lo scorso settembre con voto unanime il comitato nazionale del Partito Democratico statunitense (il partito politico cui appartiene lo stesso Presidente Biden).
Sarebbe di grande importanza che anche il Parlamento italiano volesse unire la sua voce all'appello promosso da prestigiosissime personalita', innumerevoli associazioni umanitarie (prima fra tutte Amnesty International), istituzioni di tutto il mondo, affinche' il Presidente statunitense conceda la grazia che restituisca la liberta' a un uomo innocente che e' ormai per l'umanita' intera testimone e simbolo della lotta per i diritti umani e dei popoli e per la difesa della Madre Terra.
Per tutto quanto precede siamo quindi a pregarvi di un vostro autorevole impegno a richiedere al Presidente degli Stati Uniti d'America la concessione della grazia che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
*
4. Scrivere alle ed ai parlamentari italiani che siedono nel Parlamento Europeo
La quarta: scrivere alle ed ai parlamentari italiani che siedono nel Parlamento Europeo affinche' uniscano la loro voce alla richiesta della liberazione di Leonard Peltier, proseguendo nell'impegno gia' espresso dal Parlamento Europeo nel 1994 e nel 1999 e rinnovato nel 2021 dal compianto Presidente David Sassoli.
Gli indirizzi di posta elettronica delle e dei parlamentari europei sono disponibili nel sito del Parlamento Europeo (www.europarl.europa.eu).
Modello di lettera:
Egregie ed egregi parlamentari europei,
conoscete gia' la vicenda di Leonard Peltier, l'illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente, da 47 anni detenuto innocente.
E sapete anche che la sua liberazione nel corso di quasi mezzo secolo e' stata richiesta da personalita' come Nelson Mandela, madre Teresa di Calcutta, Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Shirin Ebadi, papa Francesco, il Dalai Lama ed innumerevoli altre.
Ricorderete anche che il compianto Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa, aveva promosso un appello per la liberazione di Leonard Peltier. E del resto il Parlamento Europeo gia' negli anni Novanta del secolo scorso aveva ripetutamente richiesto la sua liberazione.
Negli ultimi mesi due nuovi autorevoli inviti sono stati rivolti al Presidente degli Stati Uniti d'America affinche' conceda la grazia che liberi l'illustre attivista nativo americano: alcuni mesi fa la commissione giuridica ad hoc dell'Onu; e lo scorso settembre con voto unanime il comitato nazionale del Partito Democratico statunitense (il partito politico cui appartiene lo stesso Presidente Biden).
Sarebbe di grande importanza che anche il Parlamento Europeo volesse ancora una volta unire la sua voce all'appello promosso da prestigiosissime personalita', innumerevoli associazioni umanitarie (prima fra tutte Amnesty International), istituzioni di tutto il mondo, affinche' il Presidente statunitense conceda la grazia che restituisca la liberta' a un uomo innocente che e' ormai per l'umanita' intera testimone e simbolo della lotta per i diritti umani e dei popoli e per la difesa della Madre Terra.
Per tutto quanto precede siamo quindi a pregarvi di un vostro autorevole impegno a richiedere al Presidente degli Stati Uniti d'America la concessione della grazia che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
*
5. Scrivere all'"International Leonard Peltier Defense Committee"
La quinta: scrivere all'"International Leonard Peltier Defense Committee" per far sentire direttamente la nostra solidarieta' a chi e' piu' vicino a Leonard Peltier e coordina la mobilitazione per la sua liberazione
Per contatti diretti con l'"International Leonard Peltier Defense Committee": sito: wwww.whoisleonardpeltier.info, e-mail: contact at whoisleonardpeltier.info, recapiti telefonici: Carol Gokee, International Leonard Peltier Defense Committee, 715-209-4453; Jean Roach, International Leonard Peltier Defense Committee, 605-415-3127; Kevin Sharp, former Federal District Court Judge & Peltier's lead attorney, 615-434-7001.
*
6. Scrivere direttamente a Leonard Peltier
La sesta: scrivere direttamente a Leonard Peltier.
L'indirizzo e': Leonard Peltier, #89637-132, USP Coleman I, P.O. Box 1033, Coleman, FL 33521.
Possono essere inviate solo lettere postali.
Ovviamente le lettere devono essere adeguate alla situazione. Possono bastare anche poche parole.
*
7. Costruire una rete italiana di solidarieta' con Leonard Peltier
La settima: costruire una rete italiana di solidarieta' con Leonard Peltier.
Ovviamente una rete senza gerarchie o primazie, policentrica e plurale, in cui possano impegnarsi insieme persone provenienti da tutte le culture, le esperienze e le tradizioni.
Una rete di persone e realta' che si prefigga ad esempio di:
a) partecipare a iniziative comuni;
b) promuovere iniziative proprie, locali e non solo;
c) premere nonviolentemente sui media, locali e non solo, affinche' diano notizia della vicenda di Leonard Peltier e delle iniziative per la sua liberazione;
d) premere nonviolentemente sulle rappresentanze democratiche (istituzioni, associazioni, forze politiche e sindacali, esperienze della cultura e della solidarieta'...), locali e non solo, affinche' si impegnino per la liberazione di Leonard Peltier.
*
E' ovvio che tutte le iniziative che proponiamo devono essere rigorosamente nonviolente, coerentemente con il fine dell'iniziativa: ottenere la grazia presidenziale che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
Se necessaria, varia documentazione utile, in inglese e in italiano, puo' essere richiesta scrivendo al nostro indirizzo di posta elettronica: centropacevt at gmail.com
Ringraziandovi fin d'ora per l'attenzione e l'impegno, un forte abbraccio dal
"Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 9 dicembre 2022
Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo e' una struttura nonviolenta attiva dagli anni '70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. E' la struttura nonviolenta che oltre trent'anni fa ha coordinato per l'Italia la piu' ampia campagna di solidarieta' con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino". Dal 2021 e' particolarmente impegnata nella campagna per la liberazione di Leonard Peltier, l'illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente, da 47 anni prigioniero innocente.
Piu' specificamente: dal giugno 2021 il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" ha lavorato intensamente a qualificare ed estendere la solidarieta' con Leonard Peltier in Italia (ma anche in Europa e negli Stati Uniti d'America e in Canada).
Sul piano della qualificazione della solidarieta' ha promosso molti incontri di studio e ha fatto conoscere per la prima volta in Italia molti libri il cui studio e' fondamentale per chi vuole impegnarsi per sostenere Leonard Peltier e le lotte attuali dei nativi americani.
Sul piano dell'estensione della solidarieta' ha raggiunto ripetutamente decine di migliaia di interlocutori, e raccolto migliaia di adesioni: coinvolgendo figure di grande prestigio della riflessione morale e dell'impegno civile, della scienza e delle arti, dei movimenti e delle istituzioni.
Il criterio e' stato di coinvolgere persone, associazioni ed istituzioni in grado di esercitare un'azione persuasiva nei confronti del Presidente degli Stati Uniti d'America affinche' conceda la grazia presidenziale che restituisca la liberta' a Leonard Peltier.
In questa iniziativa, sul versante del coinvolgimento delle istituzioni, di particolare valore e' stata l'adesione del compianto Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, quelle di molti parlamentari e parlamentari emeriti, quelle dei sindaci di vari comuni d'Italia, da Aosta a Bologna, da Palermo a Pesaro.

3. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...

... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.

4. MEMORIA. ANNAMARIA RIVERA: DINO E IL RESPIRO DEL MONDO (2020)
[Dal sito di "Comune-info" riprendiamo e diffondiamo il seguente ricordo del 23 dicembre 2020]

Il 18 dicembre scorso l'Associazione SenzaConfine, fondata nel 1989 da Dino Frisullo, insieme con l'egualmente rimpianto Eugenio Melandri, ex-missionario saveriano e a suo tempo europarlamentare per Democrazia Proletaria, ha voluto dedicare uno dei suoi seminari di formazione per il Servizio Civile, al ruolo di Dino rispetto al movimento antirazzista italiano. Ne riporto la mia relazione introduttiva, integrata e ampliata.
Per essere quanto piu' sintetica possibile, mi soffermero' solo su alcuni tratti della personalita' politica di Dino e su alcuni passaggi importanti della storia del movimento antirazzista in Italia, in particolare sulla Rete Antirazzista nazionale.
Molto si e' scritto della figura politica di Dino, del suo impegno militante senza limiti e freni, totale e assoluto, generoso quasi fino all'autodistruzione: una "folle staffetta mozzafiato", cosi' Dino parlava di se' nella sua poesia-testamento. Poco, invece, si e' detto delle qualita' personali che ingentilivano quell'impegno, sottraendolo alla durezza e al settarismo: la mitezza e la tolleranza, ma anche il profondo amore "per le moschee di Gerusalemme e gli ulivi di Puglia e per ogni roccia, pianta, finestra, stella, che i miei occhi hanno accarezzato nel cammino", com'egli scriveva nella medesima poesia; ma anche - potremmo aggiungere - per le albe e i tramonti, e per ogni cucciolo, umano e non umano, in cui egli s'imbattesse.
Conviene aggiungere che a rendere la sua figura politica alquanto peculiare v'era, fra l'altro, l'attitudine di Dino a non dissipare, anzi a coltivare il patrimonio di cultura e conoscenza che buoni studi e una famiglia colta gli avevano lasciato in eredita'; e a esercitare  la scrittura in tutte le sue forme, con un'ammirevole capacita' di passare, con la medesima padronanza, dal registro del volantino a quello della poesia, dal racconto letterario all'articolo politico.
Uno dei tanti, grandi meriti di Dino fu l'aver colto perfettamente che il senso della "grande storia" puo' essere colto attraverso le "piccole storie" (solo in apparenza tali) di dominazione, oppressione, discriminazione, umiliazione di una popolazione, di una minoranza, di un gruppo di migranti o rifugiati/e, ma anche nell'infelicita' e nei drammi di ciascuno/a dei suoi membri, di ogni migrante, di ogni oppresso/a, di ogni umiliato/a: la vicenda "minore" (si fa per dire) di un profugo o di una profuga, mort* annegat* o soffocat* nella stiva di una nave, puo' dirci del mondo attuale piu' di un freddo saggio di geopolitica. Conferire senso e valore politico generale a queste "storie minori", solo in apparenza tali, equivale, insomma, a cogliere il significato piu' profondo del presente, dei processi di globalizzazione e di sfruttamento, del neocolonialismo e del razzismo.
Insomma, a caratterizzare Dino era anche, forse soprattutto, la capacita' d'immedesimarsi nell'altro/a assumendo lo sguardo della persona palestinese, curda, migrante, profuga, rom...
Cosi' il suo impegno politico assoluto si e' sempre intrecciato con la pietas ed e' per questo che egli e' stato tanto spietato con se stesso, fino alla dissipazione.
Per Dino l'impegno militante era inseparabile dalla sfera esistenziale, la razionalita' si sposava con il sentimento e cosi' il linguaggio poetico spesso prendeva il posto del prosaico linguaggio della politica: tante volte, di fronte a eventi drammatici (una strage di profughi, un sopruso poliziesco, un crimine razzista), in luogo del comunicato o del volantino che ci aspettavamo ci accadeva di ricevere da Dino una poesia o un racconto.
Io ho avuto la fortuna di conoscere Dino fin dagli anni '70, quando entrambi vivevamo a Bari, entrambi impegnati nella Nuova Sinistra, sia pure in gruppi diversi: lui in Avanguardia operaia, poi divenuta Democrazia proletaria. E a Bari egli fu anche tra i fondatori dell'associazione Italia-Palestina.
Cosi' io potei constatare da vicino fino a qual punto il suo impegno politico (che era anche solidarieta' attiva) fosse tutt'uno con la sua sfera esistenziale e con l'intransigenza etica. Ricordo quando, ancora a Bari, egli fece di tutto per farsi licenziare dalla Biblioteca Nazionale - un posto di lavoro ambitissimo - per il fatto che esso sottraeva troppo tempo al suo impegno politico.
Ma, per soffermarci sul tema centrale, conviene anzitutto ricordare che in Italia un movimento antirazzista in senso proprio si delinea dopo l'assassinio, a Villa Literno, in provincia di Caserta, del bracciante sudafricano Jerry Essan Masslo, ucciso il 20 agosto 1989: in realta' un profugo che, pur fuggito dal Sudafrica dell'apartheid, per la legislazione dell'epoca non aveva diritto all'asilo. Il suo omicidio suscito' grande emozione e indignazione, sicche' il 7 ottobre successivo ebbe luogo a Roma una grande manifestazione nazionale antirazzista, cui parteciparono almeno 200mila persone. Il che porto' alla riforma della legislazione sull'asilo, fino allora riservato ai cittadini dei Paesi dell'Est.
Il 1989 fu anche l'anno della nascita dell'Associazione SenzaConfine, grazie all'impegno dello stesso Dino e del gia' citato Eugenio Melandri. D'allora in poi l'impegno antirazzista di Dino fu senza limiti. E SenzaConfine si rinnovo' profondamente allorche', nel 1992, entro' in contatto con l'esperienza dell'ex-Pantanella, la fabbrica che fu occupata e autogestita per un anno da migliaia di persone immigrate, fino a duemilacinquecento, sembra.
E fu lui il primo a denunciare e a documentare rigorosamente la vicenda del naufragio di Portopalo, accaduto la notte di Natale del 1996 e per molto tempo denegato, in cui persero la vita ben 283 migranti. Fu lo stesso Dino, insieme a molt* di noi, a svelare e additare le gravi responsabilita' italiane nell'affondamento della nave Kater i Rades, proveniente dall'Albania, il cui speronamento, il 28 marzo del 1997, da parte di una corvetta della Marina Militare italiana, provoco' 108 vittime.
Inoltre, fu anche grazie a Dino se riuscimmo a creare la Rete Antirazzista nazionale, che, per quanto di breve durata (1995-1998), restera' l'unica esperienza, in Italia, di coordinamento fra un gran numero di associazioni di dimensione regionale, provinciale, cittadina, in svariate parti d'Italia.
Ne eravamo portavoce Dino, io e Udo Enwereuzor (che sarebbe stato poi sostituito da Andrea Morniroli). Inizialmente alla Rete aderirono perfino grandi organizzazioni quali la Cgil e l'Arci, le quali, prevedibilmente, se ne allontanarono allorche' il "governo amico" (il Prodi-uno) si apprestava a varare la famigerata legge, detta Turco-Napolitano (la n. 40 del 6 marzo 1998) che, tra l'altro, con i CPTA (nominati, con un assurdo eufemismo, Centri di permanenza temporanea e assistenza),  istituiva, per la prima volta in Italia, la detenzione amministrativa per persone immigrate "non regolari": quale strumento ordinario, non convalidato dall'autorita' giudiziaria, dunque, in aperta violazione della Costituzione.
Sin dalla loro apertura i CPT avrebbero ucciso i loro "ospiti". A partire dalla notte di Natale del 1999, ne morirono sette in tre giorni, tutti cittadini tunisini: uno, Mohamed Ben Said nel CPT di Ponte Galeria, dove non avrebbe dovuto essere internato; gli altri arsi vivi nel corso di un incendio nel CPT "Serraino Vulpitta", a Trapani.
Gia' due anni prima, nel 1997, la Rete antirazzista, prevedendo che la Turco-Napolitano non sarebbe stata quella meraviglia di cui si favoleggiava, elaboro' tre proposte di legge d'iniziativa popolare, il cui contenuto ancor oggi appare assai avanzato. Ne elenco sinteticamente i punti essenziali: il trasferimento ai Comuni delle competenze in materia di soggiorno; il riconoscimento del diritto di voto a tutti/e i/le cittadini/e stranieri/e residenti in Italia da almeno cinque anni; la riforma del regime giuridico relativo alla cittadinanza italiana.
Quest'ultima era cosi' concepita: "E' cittadino italiano per nascita chi e' nato nel territorio italiano, anche se figlio di genitori ignoti, apolidi o stranieri, senza distinzione tra comunitari ed extracomunitari"; "Puo' acquisire la cittadinanza italiana l'apolide o lo straniero, comunitario o extracomunitario, che risieda ininterrottamente da 5 anni nel territorio italiano"; "Chi ottiene la cittadinanza italiana puo' conservare quella d'origine".
Inutile dirlo: anche grazie alla defezione degli amici/che del "governo amico" (Arci e Cgil, ma anche Rifondazione comunista fu alquanto tiepida) non riuscimmo a raccogliere le firme necessarie; e dunque a impedire il varo di una legge che avrebbe aperto la strada alle aberrazioni della Bossi-Fini.
Dino, intanto, fra i molti impegni politici, aveva sposato anche la causa della liberazione del popolo curdo. A tal punto che quando, tra il 1996 e il 1997, cominciarono ad arrivare sulle coste del Sud d'Italia barconi pieni di profughi curdi, due di essi riportavano sulle fiancate il suo cognome, sia pure scritto in modo impreciso.
Sicche', da membro e fondatore di Azad e di SenzaConfine, nel 1998 fu arrestato in Turchia allorche' si apprestava a festeggiare con i curdi la festa nazionale del Newroz: cosa che era loro fermamente proibita.
Nelle pagine dedicate al proprio coinvolgimento nelle vicende curde, Dino parla di se stesso in terza persona, usando un tono distaccato, uno stile neutro e oggettivo: "Dino Frisullo e' rinchiuso nel carcere speciale di Diyarbakir. Dopo quattro giorni d'isolamento, l'italiano ottiene d'essere trasferito nell'unica grande cella dei detenuti 'comuni', comunque tutti kurdi. Ma nonostante due settimane di sciopero della fame non gli sara' consentito di entrare nelle celle che da vent'anni seppelliscono vivi i detenuti politici".
Incredibilmente (o indegnamente, sarebbe piu' giusto dire), nel 1998, giusto mentre Dino era recluso nel carcere speciale di Diyarbakir, con l'imputazione di "istigazione alla rivolta per motivi linguistici, religiosi o etnici", alcun* della Rete Antirazzista pensarono bene di convocarne un'assemblea nazionale: stranamente a Lecco, nel profondo Nord leghista. E li' l'assemblea decise a maggioranza lo scioglimento dell'unico coordinamento antirazzista ampio e unitario che vi sia mai stato in Italia. Il quale aveva praticato un antirazzismo colto, radicale e militante, che riusci' a unificare il massimo di cio' che poteva essere unito, che anticipo' di molti anni temi che solo oggi qualcuno scopre come fossero novita' assoluta: i migranti quali soggetti esemplari del nostro tempo e la cittadinanza transnazionale, solo per fare un paio di esempi.
Nonostante questo, Dino (con non pochi/e di noi della defunta Rete Antirazzista), tornato in Italia, avrebbe ripreso, con la pervicacia e la generosita' di sempre, la sua militanza antirazzista. Il 25 aprile 2003 - poco prima della sua morte, che sarebbe sopraggiunta  il 5 giugno del 2003 - da un letto d'ospedale scriveva un documento contro i CPT, soffermandosi in particolare sull'ignobile vicenda del Regina Pacis, diretto da don Cesare Lodeserto, lui e altri indagati dalla magistratura pugliese per malversazioni e lesioni. Tra gli altri orrori Dino ricorda quando apprendemmo con orrore che nell'agosto 2001 dodici kurdi erano stati riconsegnati dal Regina Pacis, via Malpensa, ai loro torturatori turchi. Nella primavera successiva riuscimmo a fermare il rimpatrio di altri cento kurdi, ma non di sessanta srilankesi respinti nell'inferno della guerra civile. Ma quant'altre vite sono passate dai centri di Lecce, Foggia, Bari e Brindisi per essere aggregate in un charter o su un traghetto e rispedite indietro, in violazione di leggi e convenzioni e spesso nel totale disprezzo del diritto alla vita?
Ricordo che, nel corso del tempo, almeno fino al 2005, Lodeserto e' stato condannato, perfino arrestato, per violenza privata e lesioni aggravate, sequestro di persona e abuso dei mezzi di correzione nei confronti di persone immigrate, recluse in CPT pugliesi.
Oggi, di fronte allo stillicidio quotidiano di esodi che hanno come epilogo la morte in mare di centinaia di profughi/e o il forzato ritorno alle tragedie e alle persecuzioni da cui hanno tentato la fuga, ci sorprendiamo a pensare: certo, il frenetico attivismo di Dino non riuscirebbe, da solo, ad aver ragione della nostra debolezza politica e della rozza e feroce arroganza degli imprenditori politici del razzismo.
Eppure quanto ci mancano e quanto ci sarebbero preziosi, proprio in questo momento, i suoi dieci comunicati al giorno e i suoi tanti articoli che arrivavano in ogni redazione e in ogni angolo d'Italia, la sua inflessibile e irritante caparbieta' cui nessuno riusciva a sfuggire, il suo ostinato lavoro da vecchia talpa che scova, porta alla luce e denuncia ingiustizie e crimini contro i dannati della terra, la sua capacita' di opporre dati, cifre, fatti alle pataccate degli specialisti della xenofobia. Insomma, cio' che puo' dire chi ha frequentato Dino e con lui ha vissuto fertili stagioni di lotta e' che la sua assenza brilla, definitiva e spietata, come un terribile sole senza tramonto, per parafrasare una poesia di Jorge Luis Borges.
"Se morissi adesso o fra due giorni o un anno, ecco il mio testamento, il testamento di un comunista.
Avido di conoscenza e d'amore, vissuto e morto povero e curioso.
Lascio tutto il mio disprezzo a chi mi ha usato.
Lascio tutto il mio odio a chi mi ha dato un mondo senza gioia, da attraversare a denti e pugni stretti.
Lascio la nostalgia per le moschee di Gerusalemme e gli ulivi di Puglia ed ogni roccia, pianta, finestra, stella, che i miei occhi hanno accarezzato nel cammino.
Lascio fiumi di dolcezza alle donne che ho amato.
Lascio fiumi di parole dette e scritte spesso con rabbia, raramente con saggezza, in malafede mai, un mare di parole che gia' evapora al vento rovente del tempo.
Lascio a chi vorra' raccoglierlo, il testimone del mio entusiasmo, nella folle staffetta mozzafiato - volgendomi indietro dopo vent'anni non so piu' se ho corso da solo.
Lascio il mio sorriso a chi sa ancora sorridere
E le mie lacrime a chi sa piangere ancora.
Non e' poco. In cambio, voglio essere sepolto senza cippi e lapidi fra le radici di un albero grande in piena nuda terra rossa e grassa perche' il mondo con me respiri ancora e si nutra con me di ogni mia fibra.
Con me (non vi sembri retorica) solo una bandiera rossa
E la nave del Ritorno intagliata con le unghie nella pietra di un prigioniero assetato di vita nel deserto del Neghev".

5. RIFLESSIONE. ANNAMARIA RIVERA: DAI DIRITTI UMANI A QUELLI DEI VIVENTI
[Dal sito di "Comune-info" riprendiamo e diffondiamo il seguente intervento del 28 febbraio 2022]

Come dovrebbe essere noto, l'8 febbraio scorso la Camera ha votato un emendamento che, attraverso un disegno di legge, e' volto a modificare la nostra Costituzione, inserendo negli articoli 9 e 41 la tutela, sul nostro territorio, non solo dell'ambiente, della biodiversita' e degli ecosistemi, ma anche degli animali, senza alcuna distinzione di specie e di "ruolo". Il che implicherebbe che siano tutelati anche quelli detti "da caccia" nonche' gli animali allevati a scopo alimentare o per la produzione di pelli e pellicce, oggi perlopiu' destinati, dopo indicibili maltrattamenti e torture, a divenire "carne", cioe' cadaveri mercificati.
Ricordo che gia' l'articolo 13 del Titolo II del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea afferma che "l'Unione e gli Stati-membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti".
V'e', inoltre una direttiva del 1998 la quale stabilisce criteri generali per la tutela degli animali allevati per la produzione di cibo, lana, pelle, pelliccia o per altri scopi, inclusi pesci, rettili e anfibi. A sua volta, essa e' basata sulla Convenzione europea riguardo la protezione degli animali negli allevamenti risalente al 1978, che gia' allora affermava, nell'art. 3, che "Ogni animale deve beneficiare di un alloggio, di un'alimentazione e delle cure che (...) siano appropriate ai suoi bisogni fisiologici e etologici".
Oggi, finalmente, la tutela e la salvaguardia dei non-umani fanno parte dei principi fondamentali della Repubblica italiana. Tuttavia non e' scontato che la costituzionalizzazione della tutela di tutti gli animali intacchera' l'orrore degli allevamenti intensivi e dei mattatoi automatizzati, propri delle societa' industriali-capitalistiche. A meno che non si conduca una costante e dura battaglia, politica e legale; a meno che associazioni e giuristi/e non siano disposti/e a impegnarsi affinche' questo strumento costituzionale assuma significati ed effetti concreti, e serva a ispirare leggi nazionali che portino alla progressiva abolizione dei lager per non-umani nonche' della caccia.
Tra l'altro, va considerato che, secondo uno studio pubblicato il primo febbraio di quest'anno sulla rivista "Plos Climate", l'eliminazione totale degli allevamenti intensivi nel corso dei prossimi quindici anni e la loro sostituzione con la vegetazione originaria e spontanea condurrebbero a una riduzione globale netta del 68% delle emissioni di anidride carbonica.
Comunque gia' da ora la tutela degli animali, costituzionalizzata, assume per lo meno un grande valore simbolico. Infatti, almeno simbolicamente, essa spezza la continuita' del pensiero occidentale moderno, il quale sovente ha operato una netta dissociazione fra soggetti umani e oggetti animali: spesso reificando e mercificando questi ultimi e negando non solo il fatto che essi abbiano un "mondo", delle culture, una "storia", ma perfino la loro qualita' di soggetti di vita senziente, emotiva, cognitiva.
Forse un giorno non troppo lontano non sara' piu' cosi' banale e ovvio, com'e' attualmente, ostentare pellicce di visone e/o nutrirsi abitualmente di carne. A tal proposito, come a giusta ragione sostiene l'antropologo Mondher Kilani, essere carnivori equivale a praticare una sorta di cannibalismo, dato che gli animali ridotti a carne sono stati esseri intelligenti e sensibili, capaci di provare emozioni, dolore fisico e psicologico: insomma, essi sono per molti versi simili a noi, soprattutto nel caso dei mammiferi erbivori.
Nondimeno attualmente i maltrattamenti, le torture, gli avvelenamenti, le mutilazioni, le morti piu' atroci, che vengono inflitti abitualmente agli animali negli allevamenti intensivi e nei mattatoi automatizzati, per lo piu' non sono percepiti come tali: sarebbe come chiedere a chi produce e a chi consuma una qualsiasi merce di commuoversi per la sua sorte.
Oltre tutto, come ho scritto a suo tempo, tali strutture concentrazionarie, favorendo il "salto di specie", rappresentano una delle con–cause che hanno provocato la pandemia da Covid–19, ma anche altre precedenti. Basta citare la Sars ("Sindrome respiratoria acuta grave"), che si diffuse tra il 2002 e il 2003. Anch'essa provocata da un coronavirus, si trasmise dai pipistrelli (per meglio dire, i chirotteri) - portatori sani, del tutto asintomatici - ad altri animali mammiferi, poi a quelli umani.
Tutto cio' per non dire dei combattimenti tra animali, soprattutto cani, delle macellazioni clandestine, del bracconaggio organizzato e di altri orrori simili. Si aggiunga la crudele manipolazione di viventi che si compie con gli esperimenti di transgenesi, di clonazione e, piu' in generale, con le biotecnologie animali. Con gli animali da laboratorio, il ciclo maledetto che ho tratteggiato raggiunge il culmine. A tal punto che non e' troppo azzardata l'analogia con le pratiche naziste di riduzione di corpi umani, de–umanizzati, a manichini, strumenti, cavie per la realizzazione di atroci esperimenti "scientifici".
Finalmente, oggi non solo la salvaguardia dell'ambiente, ma anche la tutela degli animali, senza distinzione fra specie, come ho detto, entrano per la prima volta a far parte dei valori e dei principi fondamentali della Repubblica. Il gia' citato articolo 9 della Costituzione, emendato, attribuisce al Parlamento il dovere di approvare leggi a tutela degli animali. Tutto cio' dovrebbe indurre le associazioni animaliste e anti-speciste a coordinarsi, con l'aiuto decisivo di giuristi/e, non solo per far pressione sulle Camere affinche' emanino normative che possano difendere e tutelare gli animali, ma anche per denunciare sistematicamente i maltrattamenti e le violenze che vengono loro inflitti.

6. RIFLESSIONE. ANNAMARIA RIVERA: L'ACCOGLIENZA SELETTIVA
[Dal sito di "Comune-info" riprendiamo e diffondiamo il seguente intervento dell'8 aprile 2022]

Ne' la pandemia e neppure l'invasione militare dell'Ucraina da parte della Russia sono riuscite ad intaccare il sistema-razzismo, come dimostra l'accoglienza selettiva di profughe/i provenienti dall'Ucraina, in base all'origine, al colore della pelle e cosi' via. Tra l'altro, anche a svariate famiglie con bambini, di origine subsahariana, e' stato impedito di varcare i confini in direzione dell'Europa.
Come sottolinea il Centro Studi e Ricerche IDOS, in tal modo resta bloccata in Ucraina, quindi esclusa dalla protezione europea, una parte ben rilevante dei circa 5 milioni di stranieri presenti nel Paese, tra studenti, lavoratori, richiedenti-asilo e categorie di migranti a breve termine.
E cio' a dispetto delle convenzioni internazionali: chiunque fugga da una situazione pericolosa ha il diritto, a prescindere dalle proprie origini, di poter varcare i confini e fare richiesta di asilo. Tra l'altro, la gran parte delle persone respinte non sono affatto delle marginali, bensi' alquanto integrate: per esempio, tra loro non poche sono quelle iscritte a qualche universita' ucraina.
Solo il razzismo puo' spiegare perche' mai paesi quali la Polonia, l'Ungheria, la Bulgaria, che notoriamente sono soliti praticare una politica di ostilita' e rifiuto o di vero e proprio razzismo verso migranti e potenziali rifugiate/i, che cerchino di attraversare le loro frontiere, al contrario si siano rapidamente organizzati per accogliere le persone ucraine ab origine in fuga dalla guerra e dai suoi effetti drammatici. Si consideri, inoltre, che a una tale discriminazione sono solite partecipare anche le autorita' ucraine, in particolare alla frontiera con la Polonia, selezionando tra i cittadine/i "ucraine/i" e quelle/i "non ucraine/i" e respingendo perfino famiglie con bambini, in quanto di origine subsahariana.
Quanto all'Europa e all'Italia, in particolare e paradossalmente, mentre di solito sono respinte/i, rifiutate/i, criminalizzate/i le/i profughe/i, soprattutto quelle/i provenienti da paesi subsahariani, asiatici, mediorientali, e cio' anche se giungono da situazioni drammatiche, questa volta una buona parte delle istituzioni e delle popolazioni mostra e pratica solidarieta' e accoglienza verso le persone esiliate purche' siano ucraine ab origine, per l'appunto.
A tal proposito, esemplare e' la vicenda raccontata il 22 marzo scorso da Riccardo Bruno sul Corriere della Sera. Egli riporta la denuncia di una suora, che aveva accolto due universitari ventenni di origine nigeriana, fuggiti avventurosamente dall'Ucraina. Una donna le aveva promesso che li avrebbe ospitati lei nella sua seconda casa. Ma, allorche' ha scoperto che erano nigeriani, ci ha ripensato, motivando il rifiuto esplicitamente: due profughi bianchi potevano andar bene, negri assolutamente no.
Certo, l'accoglienza di persone ucraine che fuggono dalla barbarie della guerra putiniana non puo' che essere considerata positivamente e incoraggiata. Nondimeno essa rivela l'ipocrisia - a dir poco - della politica europea e delle politiche dei singoli Stati dell'Ue: l'una e le altre praticano un'accoglienza discriminante, che distingue tra le persone rifugiate, perlopiu' da accogliere o almeno da accettare, e quelle migranti, soprattutto se provenienti dal Sud del mondo.
Tuttavia, non si creda che siano esclusivamente il colore della pelle e/o l'origine nazionale a ispirare discriminazione, ripulsa e disprezzo verso le/gli altre/i. Come ho scritto piu' volte, chiunque puo' essere razzizzata/o, soprattutto se appartenente a una classe subalterna. Lo dimostra in modo esemplare la storia dell'immigrazione albanese in Italia, che esordi' il 7 marzo del 1991, quando ben 27.000 migranti sbarcarono nel porto di Brindisi. Cinque mesi dopo, l'8 agosto del 1991, la nave mercantile Vlora, stipata da 20.000 migranti, attracco' nel porto di Bari. Da allora in poi, per non pochi anni le/gli albanesi divennero capro espiatorio esemplare e oggetto di discriminazioni e violenze razziste.
V'e' da aggiungere che, mentre in Ucraina furoreggiava e furoreggia tuttora la guerra putiniana, nel Mediterraneo centrale si susseguivano le stragi di migranti. Gli ultimi novanta o forse cento, che hanno perso la vita alla fine di marzo e di cui si e' saputo tardivamente, non sono stati ancora conteggiati. Ma alla data del 28 marzo, erano gia' 299 quelli morti o dispersi dall'inizio dell'anno nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale. Di una tale tragedia i media hanno parlato/scritto alquanto poco, tutti presi com'erano dalla guerra in Ucraina.

***************************
LA BIBLIOTECA DI ZOROBABELE
***************************
Segnalazioni librarie e letture nonviolente
a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXIII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com
Numero 671 del 27 dicembre 2022
*
Informativa sulla privacy
E' possibile consultare l'informativa sulla privacy a questo indirizzo: https://www.peacelink.it/peacelink/informativa-privacy-nonviolenza
Per non ricevere piu' il notiziario e' sufficiente recarsi in questa pagina: https://lists.peacelink.it/sympa/signoff/nonviolenza
Per iscriversi al notiziario l'indirizzo e' https://lists.peacelink.it/sympa/subscribe/nonviolenza
*
L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la redazione e' centropacevt at gmail.com