[Nonviolenza] Nonviolenza. Femminile plurale. 711



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento del notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIX)
Numero 711 del 28 febbraio 2018

In questo numero:
1. Il 4 marzo al voto
2. "Non una di meno": L'8 marzo la marea femminista torna nelle strade: noi scioperiamo!
3. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"
4. Due provvedimenti indispensabili per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitu' in Italia
5. L'Italia sottoscriva e ratifichi il Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari
6. Mao Valpiana: La nonviolenza, o della sconfitta (2007)
7. Angela Dogliotti, Dario Cambiano, Paolo Candelari, Enzo Ferrara, Franco Lovisolo: Antifascismo, violenza e nonviolenza
8. Elizabeth Barrett Browning: Se tutto per te lascio, sarai in cambio
9. Emily Bronte: Io sono l'unica sul cui destino
10. Christina Rossetti: Boccioli e bambini
11. Angela Dogliotti presenta "La trasformazione dei conflitti" di Marinetta Cannito Hjort

1. EDITORIALE. IL 4 MARZO AL VOTO

Votiamo contro la guerra e tutte le uccisioni.
Votiamo contro il razzismo e tutte le persecuzioni.
Votiamo contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
*
Votiamo in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Votiamo in difesa del mondo vivente casa comune dell'umanita'.
Votiamo contro tutte le violenze.
*
Votiamo contro il fascismo che torna.
Votiamo affinche' s'inveri la democrazia.
Votiamo affinche' la nonviolenza diventi principio giuriscostituente.
*
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Una persona, un voto.
*
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.
*
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.
*
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

2. APPELLI. "NON UNA DI MENO": L'8 MARZO LA MAREA FEMMINISTA TORNA NELLE STRADE: NOI SCIOPERIAMO!
[Dal sito di "Non una di meno" (https://nonunadimeno.wordpress.com) riprendiamo e diffondiamo il seguente intervento]

Il prossimo 8 marzo la marea femminista tornera' nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne.
Il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e la rabbia di chi non vuole esserne vittima si trasformeranno in un grido comune: da #metoo a #wetoogether.
Sara' sciopero femminista perche' pretendiamo una trasformazione radicale della societa': scioperiamo contro la violenza economica, la precarieta' e le discriminazioni. Sovvertiamo le gerarchie sessuali, le norme di genere, i ruoli sociali imposti, i rapporti di potere che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile. Vogliamo autonomia e liberta' di scelta sui nostri corpi e sulle nostre vite, vogliamo essere libere di muoverci e di restare contro la violenza del razzismo istituzionale e dei confini.
Sappiamo che scioperare e' sempre una grandissima sfida, perche' ci scontriamo con il ricatto di un lavoro precario o di un permesso di soggiorno. Sappiamo quanto e' difficile interrompere il lavoro informale, invisibile e non pagato che svolgiamo ogni giorno nel chiuso delle case, nei servizi pubblici e privati, per le strade. Sappiamo che scioperare puo' sembrare impossibile quando siamo isolate e divise. Sappiamo che il diritto di sciopero subisce quotidiane restrizioni.
Lo sciopero dell'8 marzo in Italia dovra' affrontare anche le limitazioni imposte dalle franchigie elettorali, che impediscono ad alcune categorie di incrociare le braccia nei 5 giorni che seguono il voto del 4 marzo.
Sappiamo anche, pero', che lo scorso anno siamo riuscite a vincere questa sfida, dando vita a un imponente sciopero sociale, sostenuto da alcuni sindacati e agito con forme e pratiche molteplici che ne hanno esteso i confini.
Quest'anno, alcuni sindacati hanno gia' dichiarato lo sciopero. Molti mancano ancora all'appello. Di fronte alla piu' grande insorgenza globale delle donne contro la violenza patriarcale e neoliberista, noi crediamo che i sindacati debbano cogliere quest'occasione unica, prendendo parte a un processo che combatte la violenza maschile e di genere come condizione fondamentale della precarizzazione del lavoro.
Lo sciopero femminista coinvolgera' il lavoro produttivo e riproduttivo, andra' oltre il corporativismo delle categorie e i confini nazionali, unira' le molteplici figure del mondo del lavoro e del non lavoro.
In questi mesi di campagna elettorale, non c'e' lista o partito che non citi nel suo programma la violenza contro le donne senza pero' riconoscere il carattere sistemico della violenza e senza mai porre realmente in questione i rapporti di potere vigenti. Contro ogni strumentalizzazione, contro il razzismo fascista e quello istituzionale, che usano i nostri corpi per giustificare la violenza piu' brutale contro le migranti e i migranti e ulteriori restrizioni alla loro liberta' di movimento, rivendichiamo la nostra autonomia e ribadiamo la necessita'/volonta' di autodeterminarci. Il piano su cui ci interessa esprimerci e' il Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere, il nostro terreno di lotta e rivendicazione comune, scritto da migliaia di mani in un anno di lotte.
Grideremo a tutto il mondo che non siamo il campo di battaglia ne' il programma elettorale di nessuno. Abbiamo il Piano femminista per riprenderci cio' che vogliamo. Occuperemo lo spazio pubblico per riaffermare la nostra autonomia e forza politica.
Il nostro movimento eccede l'esistente, attraversa frontiere, lingue, identita' e scale sociali per costruire nuove geografie.
Al grido di #WeToogether il prossimo 8 marzo questo movimento mostrera' ancora una volta la sua forza globale.
Noi scioperiamo!

3. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"
[L'associazione e centro antiviolenza "Erinna" e' un luogo di comunicazione, solidarieta' e iniziativa tra donne per far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza fisica e psichica e lo stupro, reati specifici contro la persona perche' ledono l'inviolabilita' del corpo femminile (art. 1 dello Statuto). Fa progettazione e realizzazione di percorsi formativi ed informativi delle operatrici e di quanti/e, per ruolo professionale e/o istituzionale, vengono a contatto con il fenomeno della violenza. E' un luogo di elaborazione culturale sul genere femminile, di organizzazione di seminari, gruppi di studio, eventi e di interventi nelle scuole. Offre una struttura di riferimento alle donne in stato di disagio per cause di violenze e/o maltrattamenti in famiglia. Erinna e' un'associazione di donne contro la violenza alle donne. Ha come scopo principale la lotta alla violenza di genere per costruire cultura e spazi di liberta' per le donne. Il centro mette a disposizione: segreteria attiva 24 ore su 24; colloqui; consulenza legale e possibilita' di assistenza legale in gratuito patrocinio; attivita' culturali, formazione e percorsi di autodeterminazione. La violenza contro le donne e' ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali e le donne che si impegnano perche' in Italia e in ogni Paese la violenza venga sconfitta lo fanno nella convinzione che le donne rappresentano una grande risorsa sociale allorquando vengono rispettati i loro diritti e la loro dignita': solo i Paesi che combattono la violenza contro le donne figurano di diritto tra le societa' piu' avanzate. L'intento e' di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignita' e saggezza. Una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarieta' con altre donne. La solidarieta' fra donne e' fondamentale per contrastare la violenza]

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.
O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.
Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, facebook: associazioneerinna1998
Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

4. REPETITA IUVANT. DUE PROVVEDIMENTI INDISPENSABILI PER FAR CESSARE LE STRAGI NEL MEDITERRANEO E LA SCHIAVITU' IN ITALIA

Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.
Riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.

5. REPETITA IUVANT. L'ITALIA SOTTOSCRIVA E RATIFICHI IL TRATTATO ONU PER LA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI

L'Italia sottoscriva e ratifichi il Trattato Onu per la proibizione delle armi nucleari del 7 luglio 2017.
Salvare le vite e' il primo dovere.

6. RIFLESSIONE. MAO VALPIANA: LA NONVIOLENZA, O DELLA SCONFITTA (2007)
[Ringraziamo di cuore Mao Valpiana per averci messo a disposizione questo intervento del 6 giugno 2007.
Mao (Massimo) Valpiana e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come giornalista. E' presidente nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa per la nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo  Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha  partecipato nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di  coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima  guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare  un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato  assolto); e' inoltre membro del comitato scientifico della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International di Londra e dell'Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza di Bruxelles. E' stato Consigliere regionale del Veneto e consigliere comunale di Verona. Nel 2014 e'  stato tra i promotori dell'evento nazionale "Arena di pace e disarmo" che ha riunito 15.000 persone nell'anfiteatro veronese. Oltre ad innumerevoli scritti, pubblicati negli anni in molte riviste e in vari libri, ha curato due volumi dedicati ad Alexander Langer: "Fare la pace" (Cierre Edizioni, 2005, riedizione aggiornata nel 2017), e "Una buona politica per riparare il mondo" (Edizioni Legambiente, Biblioteca del Cigno, 2016). E' attualmente candidato dei Verdi nella lista "Insieme" per il Senato. Cura un blog personale: https://maovalpiana.wordpress.com/ e un blog su Huffington Post: http://www.huffingtonpost.it/author/mao-valpiana/ , per contatti:  Movimento Nonviolento, via Spagna  8, 37123 Verona, tel. 0458009803]

E' quando ti sembra di aver perso tutto, che ritrovi te stesso. E' il paradosso della nonviolenza, per la quale la vera forza sta nell'amore.
Amore vero che richiede la spoliazione dell'io, amore che nasce solo quando si fa spazio all'altro. E' il paradosso di un re che si fa incoronare con le spine, che trova il trono su di una croce. E' un amore cosi' strano che vince solo quando perde, che nasce solo quando muore.
Il popolo sottomesso aspettava l'esercito liberatore e invece e' arrivato un piccolo gruppo di uomini disarmati, vestiti di stracci, che hanno promesso solo fatiche e tribolamenti; il popolo voleva la vittoria immediata, e ha subito anni e anni di sconfitte; il popolo voleva cacciare il nemico, ma gli straccioni spiegavano che il nemico era dentro loro stessi, e loro per primi si dovevano liberare, imparando ad amare anche i nemici. Insomma, accadde proprio il contrario di quello che il mondo si aspettava, in Palestina duemila anni fa, e in Sudafrica un secolo fa.
Un mondo che esalta la forza, la violenza, la potenza, non riesce a capire chi accetta e riconosce la propria debolezza. La debolezza, il limite, l'impotenza, diventano i segni distintivi di chi vuole rompere con il passato, di chi rifiuta una storia fatta di soprusi, di ingiustizie, di stragi. Resistenza, difesa, tolleranza, digiuno, sono le parole di uno sconfitto, del corpo morto di un deportato senza nome che viene bruciato nel forno crematorio. Ma quello e' il momento della sua resurrezione, ed e' la sconfitta storica del carnefice in divisa nazista. La logica della nonviolenza non e' la stessa di questo mondo. Questo mondo (con la sua sete di successo, di potenza, di vittoria) e' lanciato in una corsa suicida, e' un treno senza freni che corre a folle velocita' su un binario morto. La nonviolenza sta in profondita', va lentamente, cerca la dolcezza, ma e' l'unica salvezza per l'umanita'.
Quando cogli questa verita', non e' piu' possibile stare nel mondo come ci stavi prima. E' quello il momento di dimissionare, di abbandonare il tuo posto di combattimento, di andartene altrove. Ancora non sai dove, ma senti che non puoi piu' stare li' come prima. Vivevi a corte e lasci tutto per andare a fare il mendicante, ti trattano come un reietto e ringrazi in perfetta letizia; stavi nel palazzo della politica e vai a nasconderti da solo sotto un albero, per dire la tua ultima preghiera. Tutti dicono che sei impazzito, che hai perso il controllo, ma solo tu sai che finalmente puoi cominciare.

7. RIFLESSIONE. ANGELA DOGLIOTTI, DARIO CAMBIANO, PAOLO CANDELARI, ENZO FERRARA, FRANCO LOVISO: ANTIFASCISMO, VIOLENZA E NONVIOLENZA
[Dal sito del Centro studi "Sereno Regis di Torino" (www.serenoregis.org) riprendiamo e diffondiamo]

Se il fascismo e' stato, fin dalle sue origini, affermazione di un ordine sociale e di una ideologia totalitaria attraverso violenza e sopraffazione, lotta contro gli oppositori con manganellate e olio di ricino, e' chiaro come l'alternativa più radicale a tutto cio' non possa che essere una visione del mondo che rifiuta l'uso della violenza come mezzo per affrontare le divergenze e i conflitti e propone una forza diversa dalla violenza per affermare diritti, dignita', liberta' e giustizia.
La nonviolenza e', dunque, l'antitesi piu' radicale del fascismo e il logico e naturale esito dell'antifascismo.
L'antifascismo, infatti, e' stato una rivolta morale, prima ancora che politica e pratica, contro l'intolleranza e la violenza che il fascismo aveva esaltato ed eretto a modalita' usuali di comportamento. La cultura antifascista e' nata e si e' nutrita della migliore tradizione del liberalismo, del socialismo, del cattolicesimo democratico, come testimoniano figure come Piero Gobetti, Giacomo Matteotti, i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Giuseppe Dossetti, Antonio Gramsci, Guido Calogero e Aldo Capitini.
Poi, di fronte all'occupazione tedesca e al tentativo repubblichino di mantenere l'Italia sotto il tallone della dittatura, i giovani piu' generosi e ribelli hanno scelto di non collaborare, di opporsi, con ogni mezzo, anche con le armi, ed e' nata l'esperienza partigiana.
La storiografia piu' recente ha messo tuttavia in luce come anche quella esperienza non possa essere letta solo in termini militari e quanto sia stata importante e decisiva l'azione di resistenza non armata, in Italia e in Europa, per sconfiggere il nazifascismo.
E anche per chi ha scelto, allora, di prendere le armi, era evidente che la societa' per la quale lottava avrebbe dovuto fondarsi su un paradigma diverso, nel quale la violenza non sarebbe mai stata esaltata e giustificata come un valore positivo.
Cio' vale tanto piu' oggi, quando le nostre societa' avrebbero tutti gli strumenti per arginare derive violente, e dove mettere in atto comportamenti intolleranti e violenti per opporsi ai rigurgiti della cultura fascista non solo e' controproducente, ma rischia di rendere chi li compie molto piu' simile a chi si vorrebbe contrastare che non alla genuina cultura dell'antifascismo. Queste forme di violenza diretta non permettono di evidenziare le altre forme di violenza, di tipo culturale e strutturale, che ci vedono tutti coinvolti.
Le attuali derive neofasciste colmano semplicemente - e confermano storicamente - il vuoto di propositivita' delle sinistre e la scarsa incisivita' dei movimenti di base (compresi i nostri), soprattutto in un contesto di crisi come e' quello odierno. Cosi' successe nella prima fase della nascita del fascismo in Italia, cosi' successe con il nazionalsocialismo in Germania.
A cio' si aggiunga una pericolosa ed irresponsabile acquiescenza di parte della classe politica e dei mezzi di comunicazione che da un lato ne sottovalutano la pericolosita', dall'altro ne esaltano e amplificano la diffusione.
Le idee si contrastano con le idee e con un impegno sempre piu' efficace e diffuso a diversi livelli e contesti (culturale, educativo, sociale, politico).
La violenza non e' mai "giusta", da qualsiasi parte provenga (compresa quella delle forze dell'ordine quando, venendo meno al loro compito, brutalizzano manifestanti pacifici, come avvenne alla Diaz, ad esempio) ed e' sempre dannosa perche' alimenta la distruttivita' del conflitto anziche' la ricerca delle strade possibili per una sua risoluzione attraverso il riconoscimento delle necessita' e dei bisogni del nostro tempo, e per una maggiore garanzia di equita' e giustizia nel rispetto dei diritti e della dignita' di tutti e di ciascuno.

8. MAESTRE. ELIZABETH BARRETT BROWNING: SE TUTTO PER TE LASCIO, SARAI IN CAMBIO
[Da Elizabeth Barrett Browning, Sonetti dal portoghese, Rcs, Milano 2012, p. 85. Traduzione di Biancamaria Rizzardi]

Se tutto per te lascio, sarai in cambio
Tutto per me? Non mi mancheranno
Le chiacchiere di casa, la serenita' e quel caro bacio
Che a turno a tutti tocca? Ne' mi parra' straniera
Se il mio sguardo cadra' sulle nuove
Pareti e sui soffitti, la casa, ben diversa da questa?
E, a me vicino, colmerai lo spazio che hanno
Gli occhi dei morti, troppo cari per mutare?
E' tanto difficile! Se duro fu amare,
Piu' duro ancora e' vincere il dolore, tutto lo prova,
Poiche' il dolore e' insieme amore e dolore.
Ahime', cosi' tanto ho penato che amar non so.
E allora amami tu! Apri il tuo cuore
E in esso accogli le umide ali della mia colomba.

9. MAESTRE. EMILY BRONTE: IO SONO L'UNICA SUL CUI DESTINO
[Da Emily Bronte, Poesie, Einaudi, Torino 1971, 1982, p. 27. Traduzione di Ginevra Bompiani]

Io sono l'unica sul cui destino
non un labbro s'interroga, ne' uno sguardo si vela;
da che son nata non ho svegliato
un pensiero dolente, un sorriso di gioia.

In segreta ebbrezza, in gemiti segreti,
questa vita mutevole e' trascorsa,
cosi' deserta dopo diciott'anni,
com'era sola nel giorno natale.

Vi furon tempi che non so tacere,
vi furon tempi che cio' mi fu amaro,
quando l'anima lascio' la sua arroganza
per sospirare chi mi amasse qui.

Ma questo fu nel primo avvampare
di sentimenti che il dolore estinse;
e sono spenti ormai da tanto tempo,
che ora quasi non credo che sian stati.

Prima svani' la giovane speranza,
poi scoloro' la fantasia iridata,
e l'esperienza m'insegno' che il vero
negli animi mortali non germoglia.

Era gia' duro che la natura umana
sapessi vuota, serva e menzognera;
ma piu' duro fidare nel mio spirito
e trovarvi la stessa corruzione.

10. MAESTRE. CHRISTINA ROSSETTI: BOCCIOLI E BAMBINI
[Da Christina Rossetti, Il cielo e' lontano. Poesie 1847-1881, , Rcs, Milano 1995, p. 307. Traduzione di Giuliana Scudder]

Milioni di boccioli nascono e non si schiudono,
levano il capo grazioso, dolce promessa
per fiorire e appassire su un letto arido
senza lasciare frutto.

Teneri e incompiuti. Ma la loro fragilita'
mi ha insegnato una gioia:
nulla e' mai stato bello invano,
mai invano buono.

11. LIBRI. ANGELA DOGLIOTTI PRESENTA "LA TRASFORMAZIONE DEI CONFLITTI" DI MARINETTA CANNITO HJORT
[Dal sito del Centro studi "Sereno Regis di Torino" (www.serenoregis.org) riprendiamo e diffondiamo]

Marinetta Cannito Hjort, La trasformazione dei conflitti. Un percorso formativo, Claudiana, Torino 2017, pp. 211, euro 18.
*
Il libro di Marinetta Cannito, recentemente pubblicato dalla Claudiana, e' un lavoro originale, per il pubblico italiano, in quanto fa riferimento ad un approccio al conflitto che si rifa' alla tradizione mennonita, e in particolare ai lavori di J. P. Lederach e della Eastern Mennonite University, uno dei primi centri universitari a inaugurare, nel 1994, un Master sulla Trasformazione dei conflitti.
Il retroterra culturale mennonita e' autorevolmente presentato da un'ampia Prefazione di Paolo Ricca; il testo si articola poi in una serie di capitoli nei quali, ad una introduzione teorica si affiancano proposte di esercizi, frutto dell'esperienza diretta dell'autrice.
Il paradigma trasformativo di ispirazione mennonita vede il conflitto come naturale, dialettico, dinamico e propone un approccio sistemico, fondato sul presupposto dell'interdipendenza delle parti in un conflitto e sulla necessita' - per superare i problemi ad esso collegati - di trasformare e ristrutturare i rapporti a livello interpersonale e sociale. Dunque trasformazione dei conflitti e costruzione della pace sono processi complementari e inseparabili, perche' la pace e' il frutto della capacita' di affrontare i conflitti con un metodo coerente con gli obiettivi di uguaglianza, inclusione, rispetto, interdipendenza e reciprocita'.
A tal fine, e' necessario comprendere e tenere insieme i tre elementi interdipendenti del conflitto: le persone, che con le loro percezioni, emozioni, visioni e prospettive condizionano l'andamento del conflitto; il problema che e' all'origine del conflitto stesso; il processo, cioe' le reazioni e i comportamenti messi in atto dalle parti, che ne influenzano l'andamento e gli esiti.
Nel lavoro sul conflitto e' utile dunque imparare a riconoscere i propri stili prevalenti e comprendere in quali contesti possono essere piu' o meno appropriati, nell'accettazione dell'unicita' di ogni individuo e del suo modo di porsi. Poiche', inoltre, il conflitto e' un fenomeno complesso, e' necessario analizzarlo attraverso diverse "lenti" che possano mettere a fuoco specifici punti di vista, nella consapevolezza che tutte servono per osservare il conflitto nella sua multidimensionalita': personale (aspetti emotivi, cognitivi, percettivi individuali); relazionale (il modo in cui le persone interagiscono); strutturale (il modo in cui sono organizzati i rapporti sociali, economici, istituzionali); culturale (i significati e i valori attribuiti alle norme che guidano la cultura dei gruppi).
Grande importanza e' attribuita al diventare consapevoli delle proprie emozioni, perche' esse ci mettono in contatto con i nostri bisogni piu' profondi e sono reazioni istintive di difesa verso cio' che avvertiamo come una minaccia al loro soddisfacimento. Poiche' i conflitti nascono da squilibri (di potere, di accesso alle risorse materiali, sociali, culturali, spirituali...), nel processo trasformativo e' fondamentale far emergere i bisogni sottostanti il conflitto e riequilibrare i rapporti, usando in modo creativo e collaborativo il potere di cui disponiamo, per il benessere di tutti.
In tale percorso trasformativo sono percio' fondamentali la comunicazione nonviolenta (M. Rosenberg) e l'ascolto empatico. Il dialogo e la condivisione di narrative sono infatti modalita' di riconoscimento e di accettazione dell'altro e dei suoi vissuti, per evitare polarizzazioni e creare, invece, ponti tra persone e gruppi. In questa prospettiva, la riconciliazione e' l'esito di una ricostruzione dei rapporti e di un riequilibrio del potere. Ma quale rapporto c'e' tra riconciliazione e perdono? Il perdono e' "riuscire a liberarsi dal potere distruttivo del male che chiede vendetta e trascenderlo" (p. 174). Perdonando, affermiamo che "la nostra vita non e' definita da quello che gli altri hanno fatto o continuano a fare, ma da quello che noi scegliamo di fare" (p. 174). Il perdono, pero', non obbliga ad una riconciliazione e non comporta necessariamente una volonta' di ridare fiducia all'altro, elemento centrale del processo di riconciliazione.
In conclusione, condividendo la prospettiva dell'approccio trasformativo dei conflitti, l'autrice si propone di "contribuire alla promozione di una cultura in cui la costruzione di pace sia intesa come un linguaggio nuovo, una filosofia di vita in cui la riconciliazione non miri a essere un obiettivo acquisito, ma un percorso di continua trasformazione. E in questo percorso siamo tutti compagne e compagni di viaggio" (p. 22).
Un libro da leggere, da meditare e da usare, come un manuale, che offre spunti preziosi e che si presta ad essere adattato a molteplici e diversi contesti formativi.

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento del notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino" (anno XIX)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, centropacevt at gmail.com
Numero 711 del 28 febbraio 2018

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