Telegrammi. 1392



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1392 del 9 settembre 2013

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Proseguire ed intensificare l'impegno contro la guerra

2. Le parole di papa Francesco durante la veglia per la pace del 7 settembre 2013

3. Frattanto la Nato commette l'ennesima strage di bambini in Afghanistan

4. Il ventennale patto tra i mafiosi e il cavaliere

5. Chiacchiere da caffe' (II)

6. "La sociologia di Pierre Bourdieu". Un incontro di studio a Viterbo

7. Segnalazioni librarie

8. La "Carta" del Movimento Nonviolento

9. Per saperne di piu'

 

1. EDITORIALE. PROSEGUIRE ED INTENSIFICARE L'IMPEGNO CONTRO LA GUERRA

 

Dopo la giornata di preghiera e di digiuno di sabato 7 settembre occorre proseguire ed intensificare l'impegno contro la guerra.

L'umanita' intera chiede pace, disarmo, smilitarizzazione dei conflitti (e delle culture, delle societa' e dei territori), democrazia, rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani e della biosfera.

Che cessino le guerre, che cessino le uccisioni.

E' l'ora che la nonviolenza sia il fondamento della politica internazionale, delle relazioni tra i popoli e tra le persone, tra l'umanita' e la natura.

E' l'ora del rispetto per la vita.

E' l'ora che l'umanita' esca dalla preistoria dominata dalla violenza ed entri nella storia della civilta', della pace, della responsabilita' e solidarieta' universale.

 

2. DOCUMENTI. LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO DURANTE LA VEGLIA PER LA PACE DEL 7 SETTEMBRE 2013

[Da Sergio Paronetto (per contatti: paxchristi_paronetto at yahoo.com) riceviamo e volentieri ridiffondiamo il discorso tenuto da Jorge Bergoglio, papa Francesco, durante la veglia per la pace del 7 settembre 2013]

 

"Dio vide che era cosa buona" (Gen 1,12.18.21.25). Il racconto biblico dell'inizio della storia del mondo e dell'umanita' ci parla di Dio che guarda alla creazione, quasi la contempla, e ripete: e' cosa buona. Questo, carissimi fratelli e sorelle, ci fa entrare nel cuore di Dio e, proprio dall'intimo di Dio, riceviamo il suo messaggio. Possiamo chiederci: che significato ha questo messaggio? Che cosa dice questo messaggio a me, a te, a tutti noi?

*

1. Ci dice semplicemente che questo nostro mondo nel cuore e nella mente di Dio e' la "casa dell'armonia e della pace" ed e' il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi "a casa", perche' e' "cosa buona". Tutto il creato forma un insieme armonioso, buono, ma soprattutto gli umani, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, sono un'unica famiglia, in cui le relazioni sono segnate da una fraternita' reale non solo proclamata a parole: l'altro e l'altra sono il fratello e la sorella da amare, e la relazione con il Dio che e' amore, fedelta', bonta' si riflette su tutte le relazioni tra gli esseri umani e porta armonia all'intera creazione. Il mondo di Dio e' un mondo in cui ognuno si sente responsabile dell'altro, del bene dell'altro. Questa sera, nella riflessione, nel digiuno, nella preghiera, ognuno di noi, tutti pensiamo nel profondo di noi stessi: non e' forse questo il mondo che io desidero? Non e' forse questo il mondo che tutti portiamo nel cuore? Il mondo che vogliamo non e' forse un mondo di armonia e di pace, in noi stessi, nei rapporti con gli altri, nelle famiglie, nelle citta', nelle e tra le nazioni? E la vera liberta' nella scelta delle strade da percorrere in questo mondo non e' forse solo quella orientata al bene di tutti e guidata dall'amore?

*

2. Ma domandiamoci adesso: e' questo il mondo in cui viviamo? Il creato conserva la sua bellezza che ci riempie di stupore, rimane un'opera buona. Ma ci sono anche "la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra". Questo avviene quando l'uomo, vertice della creazione, lascia di guardare l'orizzonte della bellezza e della bonta' e si chiude nel proprio egoismo. Quando l'uomo pensa solo a se stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all'indifferenza, al conflitto. Esattamente questo e' cio' che vuole farci capire il brano della Genesi in cui si narra il peccato dell'essere umano: l'uomo entra in conflitto con se stesso, si accorge di essere nudo e si nasconde perche' ha paura (Gen 3,10), ha paura dello sguardo di Dio; accusa la donna, colei che e' carne della sua carne (v. 12); rompe l'armonia con il creato, arriva ad alzare la mano contro il fratello per ucciderlo. Possiamo dire che dall'armonia si passa alla "disarmonia"? Possiamo dire questo, che dall'armonia si passa alla "disarmonia"? No, non esiste la "disarmonia": o c'e' armonia o si cade nel caos, dove c'e' violenza, contesa, scontro, paura...

Proprio in questo caos e' quando Dio chiede alla coscienza dell'uomo: "Dov'e' Abele tuo fratello?". E Caino risponde: "Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?" (Gen 4,9). Anche a noi e' rivolta questa domanda e anche a noi fara' bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Si', tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l'armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l'avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa e' la verita': in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra i fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi e' nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall'egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si e' addormentata, abbiamo reso piu' sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!

Dopo il caos del Diluvio, ha smesso di piovere: si vede l'arcobaleno e la colomba porta un ramo di ulivo. Penso anche oggi a quell'ulivo che rappresentanti delle diverse religioni abbiamo piantato a Buenos Aires, in Piazza de Mayo nel 2000, chiedendo che non sia piu' caos, chiedendo che non sia piu' guerra, chiedendo pace.

*

3. E a questo punto mi domando: e' possibile percorrere un'altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l'aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regina della pace, voglio rispondere: Si', e' possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Si', e' possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal piu' piccolo al piu' grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Si', lo vogliamo! La mia fede cristiana - la mia fede cristiana - mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volonta' guardassero alla Croce! Li' si puo' leggere la risposta di Dio: li', alla violenza non si e' risposto con violenza, alla morte non si e' risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volonta' gridasse con forza: la violenza e la guerra non e' mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l'indifferenza verso l'altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello - ma, penso ai bambini: soltanto a quelli... guarda al dolore del tuo fratello - e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l'armonia che si e' spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l'incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, e' sempre una sconfitta per l'umanita'. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: "Non piu' gli uni contro gli altri, non piu', mai!... non piu' la guerra, non piu' la guerra!" (Discorso alle Nazioni Unite, 4 ottobre 1965). "La pace si afferma solo con la pace: la pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carita'" (Messaggio per Giornata Mondiale della pace 1976). Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell'amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo, questa sera, per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace. Cosi' sia.

 

3. MONDO. FRATTANTO LA NATO COMMETTE L'ENNESIMA STRAGE DI BAMBINI IN AFGHANISTAN

 

Le agenzie di stampa (Agi, Ansa) riferiscono oggi dell'ennesimo raid stragista della Nato in Afghanistan: tra le vittime anche quattro bambini. I comandi stragisti confermano la strage, e dichiarano che le vittime erano tutti talebani (e' ben noto che quando un qualsiasi afgano muore assassinato dalle bombe imperiali, si trasforma ipso facto in feroce talebano, anche se e' ancora nel periodo dell'allattamento).

Secondo la dottrina degli assassini euro-americani i droni non sbagliano mai, e i talebani - cioe' tutti gli afgani uccisi - meritano la morte per il semplice fatto che la Nato li ha uccisi. Quando si dice i progressi della logica. E della macelleria.

La Nato dagli anni Novanta e' divenuta la maggiore organizzazione terroristica planetaria (dopo il governo degli Usa, che del resto della Nato e' il padrone).

Lo scriviamo una volta ancora: cessi immediatamente la partecipazione italiana alla guerra afgana; e si adoperi l'Italia per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione dei conflitti. Solo la pace salva le vite. La guerra e' un crimine contro l'umanita'.

 

4. SENTENZE. IL VENTENNALE PATTO TRA I MAFIOSI E IL CAVALIERE

 

Ricordiamole ancora le motivazioni con cui la Corte d'Appello di Palermo ha confermato la condanna dell'ex-senatore Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa: per aver fatto per vent'anni da tramite tra la mafia e Berlusconi. A cominciare dall'incontro che - riferiscono i magistrati -  si svolse nel maggio 1974, quando Stefano Bontade ed altri capi mafiosi si incontrarono con Silvio Berlusconi e strinsero un patto: "L'incontro ha costituito la genesi del rapporto che ha legato l'imprenditore e la mafia con la mediazione di Dell'Utri", "patto che leghera' Berlusconi, Dell'Utri e Cosa nostra fino al 1992".

 

5. CHIACCHIERE DA CAFFE' (II)

 

- A.: E allora, che bisogna fare?

- B.: Allontanare subito i manutengoli e luogotenenti di Berlusconi dal governo: e poiche' questo provochera' la caduta del governo, tanto meglio. Prima cade il governo, prima si sciolgono le camere, prima si torna alle urne, tanto meglio e'.

- A.: Bravo furbo, e se poi le elezioni le vince di nuovo Berlusconi?

- B.: Per questo e' necessario unire tutta l'area antifascista democratica in un'unica coalizione: per vincere le elezioni e sconfiggere una volta per tutte la destra golpista e criminale berlusconiana.

- A.: Mi pare un tantino complicatuccio mettere insieme tutta l'area antifascista...

- B.: Eppure e' necessario. Naturalmente si trattera' di una coalizione elettorale in una situazione di emergenza (il modello e', ovviamente, il Cln), che deve quindi mantenere e rispettare le differenze, le profonde differenze, le preziose differenze, tra i diversi soggetti che la comporranno (e che necessariamente saranno sia partiti che movimenti), e basarsi sulla condivisione di un programma minimo che possa essere persuasivo e cogente al momento del voto, rigoroso ed efficace nella successiva attivita' di governo.

- A.: Un programma socialista...

- B.: Un programma socialista e libertario. Non vedo come possa essere altrimenti: gli sfruttatori e gli oppressori hanno gia' la destra golpista e criminale berlusconiana a rappresentarli, la coalizione antifascista democratica deve essere la coalizione rappresentativa delle classi popolari in lotta per i diritti degli sfruttati e degli oppressi, per la giustizia sociale e la solidarieta', la pace, i diritti umani di tutti gli esseri umani, la difesa della biosfera.

- A.: Sara'...

- B.: E promotrice di questa coalizione deve essere la sinistra della nonviolenza, poiche' solo la nonviolenza...

- A.: Lo so, lo so: solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'; la nonviolenza che e' la lotta la piu' nitida e la piu' intransigente, la piu' concreta e la piu' coerente, contro tutte le violenze eccetera eccetera. E la Prima Internazionale, e il femminismo corrente calda della nonviolenza, e il movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell'umanita' e cosi' via. E Hannah Arendt e Guenther Anders e Rocky Roberts e tutta quella gente che conosci solo tu. Risparmiami la filastrocca.

- B.: La filastrocca puo' essere stucchevole, ma mi sembra che solo a queste condizioni si puo' sconfiggere la destra golpista e criminale berlusconiana alle prossime elezioni, e di nulla questo paese ha piu' bisogno.

- A.: Se lo dici tu. Ma adesso mandiamo giu' 'sto caffe prima che si freddi.

 

6. INCONTRI. "LA SOCIOLOGIA DI PIERRE BOURDIEU". UN INCONTRO DI STUDIO A VITERBO

 

Si e' svolto nel pomeriggio di domenica 8 settembre 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio su "La sociologia di Pierre Bourdieu: denuncia della violenza del potere ed impegno nonviolento per i diritti".

Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni testi del pensatore francese deceduto nel 2002.

*

Pierre Bourdieu, prestigioso intellettuale francese; directeur d'etudes all'Ecole pratique des hautes etudes di Parigi, impegnato nel movimento contro la globalizzazione neoliberista e per l'umanita'; e' deceduto il 24 gennaio 2002. Dall'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche riprendiamo la seguente presentazione: "Pierre Bourdieu e' nato a Denguin, il 10 agosto 1930. Dopo aver studiato al liceo di Pau, e poi al liceo Louis-le-Grand a Parigi, entra all'Ecole normale superieure nel 1951. Agrege' di Filosofia nel 1954, insegna l'anno successivo al liceo di Moulins. Tra il 1955 e il 1958 fa il servizio militare in Algeria, allora in guerra. Diventa quindi assistente all'universita' di Algeri. Tornato in Francia nel 1960, come assistente alla Sorbona, nel 1961 e' professore incaricato all'universita' di Lille. Nel 1964 viene nominato direttore di studi all'Ecole pratique des hautes etudes (VI sezione) e nel 1981 e' chiamato alla cattedra di sociologia del College de France. Dirige il Centro di sociologia europea (del College de France e dell'Ecole des hautes etudes en sciences sociales), e le riviste "Actes de la recherche en sciences sociales" (fondata nel 1975) e "Liber". E' dottore honoris causa della Freie Universitat di Berlino (1989), membro dell'Accademia Europea e dell'American Academy of Arts and Sciences, medaglia d'oro del Cnrs (1993), dottore honoris causa dell'Universita' Johann Wolfgang Goethe di Frankfurt (1996). Influenzato contemporaneamente dal marxismo e dallo strutturalismo, Bourdieu si e' dedicato in particolare alla sociologia dei processi culturali, elaborando il concetto originale di "violenza simbolica", connessa secondo lui con i processi educativi. I suoi studi sul ceto studentesco universitario francese ebbero vasta eco negli anni attorno al 1968, in piena agitazione studentesca. Bourdieu ha rinnovato la tradizione francese dell'engagement, prendendo posizione negli eventi piu' significativi del nostro tempo, in difesa di Solidarnosc, al fianco degli studenti nelle lotte del 1986, e con gli intellettuali algerini: interventi sostenuti tutti dalla sua competenza di sociologo". Opere di Pierre Bourdieu: Sociologie de l'Algerie, P. U. F., Paris 1956; The Algerians, Beacon Press, Boston 1962; con A. Darbel, J. P. Rivet e C. Seibel, Travail et travailleurs en Algerie, Mouton, Paris 1963; con A. Sayad, Le deracinement. La crise de l'agriculture traditionnelle en Algerie, Minuit, Paris 1964; con J. C. Passeron, Les heritiers, Minuit, Paris 1964; con J. C. Passeron, Les etudiants et leurs etudes, Mouton, Paris 1964; con L. Boltanski, R. Castel e J.C. Chamboredon, Un art moyen. Essai sur les usages sociaux de la photographie, Minuit, Paris 1965; con J. C. Passeron e M. de Saint-Martin, Rapport pedagogique et communication, Mouton, Paris 1965; con A. Darbel, L'Amour de l'art, Minuit, Paris 1966; con J. C. Passeron e J. C. Chamboredon, Le Metier de sociologue, Mouton-Bordas, Paris 1968; Zur Soziologie der symbolischen Formen, Suhrkamp, Frankfurt 1970; con J.-C. Passeron, La reproduction. Elements pour une theorie du systeme d'enseignement, Minuit, Paris 1970; Esquisse d'une theorie de la pratique, Droz, Geneve 1972; La distinction. Critique sociale du Jugement, Minuit, Paris 1979; Le Sens pratique, Minuit, Paris 1980; Questions de sociologie, Minuit, Paris 1980; Ce que parler veut dire. L'economie des echanges linguistiques, Fayard, Paris 1982; Homo academicus, Minuit, Paris 1984; Choses dites, Minuit, Paris 1987; L'ontologie politique de Martin Heidegger, Minuit, Paris 1988; La noblesse d'etat, Paris 1988; Reponses. Pour une anthropologie reflexive, Paris 1992; Les Regles de l'art. Genese et structure du champ litteraire, Seuil, Paris 1992; La Misere du monde, Paris 1993; Libre-echange, Paris 1994; Raisons pratiques. Sur la theorie de l'action, Seuil, Paris 1994. Tra i testi disponibili in traduzione italiana: La distinzione, Il Mulino, Bologna 1984; Fuehrer della filosofia? L'ontologia politica di Martin Heidegger, Il Mulino, Bologna 1989; La responsabilita' degli intellettuali, Laterza, Roma-Bari 1991; Risposte. Per un'antropologia riflessiva, Bollati Boringhieri, Torino 1992; Ragioni pratiche, Il Mulino, Bologna 1995; Sulla televisione, Feltrinelli, Milano 1997; Meditazioni pascaliane, Feltrinelli, Milano 1998; Il dominio maschile, Feltrinelli, Milano 1999. Tra i libri di intervento militante piu' recenti segnaliamo particolarmente: Contre-feux, Editions Raisons d'agir, Paris 1998; Contre-feux 2, Editions Raisons d'agir, Paris 2001; Questa non e' un'autobiografia, Feltrinelli, Milano 2005. A parziale integrazione (e scusandoci per le inevitabili ripetizioni) riportiamo anche la seguente notizia bibliografica, apparsa sul quotidiano "Il manifesto" del 25 gennaio 2002: "E' quasi impossibile citare tutti i volumi scritti o diretti da Pierre Bourdieu, per non parlare dei suoi oltre 200 saggi e articoli di sociologia. Tra i piu' importanti: Sociologie de l'Algerie (1961), Le deracinement (con A. Sayad, 1964), Les heritiers (con J.-C. Passeron, 1964), Un art moyen: essay sur les usages sociaux de la photographie (con L. Boltanski, R. Castel e J.-L. Chamboredon, 1965); L'amour de l'art (con A. Darbel, 1966); Le metier du sociologue, con J.-C. Passeron e J.-C. Chamboredon, 1968); Pour une sociologie des formes symboliques (1970): La reproduction (con J.-C. Passeron, 1971); Esquisse d'une theorie de la pratique (1972, da poco ristampato da Seuil e di prossima traduzione per Raffaello Cortina Editore con il titolo "La teoria della pratica"); La distintion: critique sociale du jugement (1979, tradotto dalla casa editrice Il Mulino con il titolo La distinzione, e ripubblicato nel 2001); Le sens pratique (1980); Ce que parler veut dire (1982); Lecon sur la lecon (1982); Homo academicus (1984); L'ontologie politique de Martin Heidegger (1989); Reponses: pour une anthropologie reflexive (con L. Wacquant, 1992); La misere du monde (a cura di, 1993); Meditations pascaliennes (1997); La domination masculine 1998 (Il dominio maschile, Feltrinelli); Sulla televisione (Feltrinelli 1997); Meditazioni pascaliane (Feltrinelli 1998); Il mese scorso la Manifestolibri ha pubblicato "Controfuochi 2. Per un nuovo movimento europeo". Oltre che gli "Actes de la recherche en sciences sociales", Bourdieu ha diretto "Liber" e ha fatto il caporedattore della rivista di tendenza "Inrockuptibles" 'per dar voce a chi e' considerato irresponsabile dalla politica ufficiale'". Opere su Pierre Bourdieu: Anna Boschetti, La rivoluzione simbolica di Pierre Bourdieu, Marsilio, Venezia 2003; Gabriella Paolucci, Introduzione a Bourdieu, Laterza, Roma-Bari 2011.

 

7. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Ralf Dahrendorf, Quadrare il cerchio. Benessere economico, coesione sociale e liberta' politica, Laterza, Roma-Bari 1995, pp. IV + 76.

- Ralf Dahrendorf, Dopo la democrazia, Laterza, Roma-Bari 2001, pp. IV + 140.

*

Riedizioni

- Pietro Dri, Pasteur. Dal microscopio alla Legion d'onore, Le Scienze, Milano 1998, 2013, pp. 176 (+ un inserto di VIII pp. di illustrazioni fuori testo), euro 6,90 (in supplemento alla rivista "Le Scienze").

 

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

9. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 1392 del 9 settembre 2013

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

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