Nonviolenza. Femminile plurale. 386



 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 386 del 6 luglio 2011

 

In questo numero:

1. Contro la guerra una proposta agli enti locali

2. Tavola della Pace, Movimento Nonviolento: Appello per la marcia Perugia-Assisi del 25 settembre 2011

3. Movimento Nonviolento: Mozione del popolo della pace: ripudiare la guerra, non la Costituzione

4. Monica Lanfranco: Val Susa, la politica e la violenza

5. Annamaria Rivera: Zoofili di governo e leghisti mangiatori d'orsi

6. Daniela Carpisassi: Clelia Romano Pellicano (Jane Grey)

7. Anna Santoro: Clelia Romano Pellicano (Jane Gray)

8. Paolo Ba': Francesca Turrini Bufalini (Francesca Turina Bufalini)

9. Vincenza Silvestrini: Francesca Turrini Bufalini (Francesca Turina Bufalini)

 

1. INIZIATIVE. CONTRO LA GUERRA UNA PROPOSTA AGLI ENTI LOCALI

[Riproponiamo il seguente appello]

 

Proponiamo a tutte le persone amiche della nonviolenza di inviare al sindaco del Comune, al presidente della Provincia ed al presidente della Regione in cui si risiede, una lettera aperta (da diffondere quindi anche a tutti i membri del consiglio comunale, provinciale, regionale, ed ai mezzi d'informazione) con cui chiedere che l'assemblea dell'ente locale approvi una deliberazione recante il testo seguente o uno analogo.

*

"Il Consiglio Comunale [Provinciale, Regionale] di ... ripudia la guerra, nemica dell'umanita'.

Il Consiglio Comunale [Provinciale, Regionale] di ... riconosce, rispetta e promuove la vita, la dignita' e i diritti di ogni essere umano.

Richiede al Governo e al Parlamento che cessi la partecipazione italiana alle guerre in corso.

Richiede al Governo e al Parlamento che si torni al rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana.

Richiede al Governo e al Parlamento che l'Italia svolga una politica internazionale di pace con mezzi di pace, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, per il riconoscimento e l'inveramento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

Solo la pace salva le vite".

 

2. INIZIATIVE. TAVOLA DELLA PACE, MOVIMENTO NONVIOLENTO: APPELLO PER LA MARCIA PERUGIA-ASSISI DEL 25 SETTEMBRE 2011

[Riproponiamo il seguente appello.

Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato, docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini: la miglior antologia degli scritti e' ancora quella a cura di Giovanni Cacioppo e vari collaboratori, Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale - ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca - bibliografia degli scritti di Capitini); ma notevole ed oggi imprescindibile e' anche la recente antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Le ragioni della nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004, 2007; delle singole opere capitiniane sono state recentemente ripubblicate: Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989, Edizioni dell'asino, Roma 2009; Elementi di un'esperienza religiosa, Cappelli, Bologna 1990; Colloquio corale, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2005; L'atto di educare, Armando Editore, Roma 2010; cfr. inoltre la raccolta di scritti autobiografici Opposizione e liberazione, Linea d'ombra, Milano 1991, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 2003; gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996; La religione dell'educazione, La Meridiana, Molfetta 2008; segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri, Edizioni Associate, Roma 1991. Presso la redazione di "Azione nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org) sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90 e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Piu' recente e' la pubblicazione di alcuni carteggi particolarmente rilevanti: Aldo Capitini, Walter Binni, Lettere 1931-1968, Carocci, Roma 2007; Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008; Aldo Capitini, Guido Calogero, Lettere 1936-1968, Carocci, Roma 2009. Opere su Aldo Capitini: a) per la bibliografia: Fondazione Centro studi Aldo Capitini, Bibliografia di scritti su Aldo Capitini, a cura di Laura Zazzerini, Volumnia Editrice, Perugia 2007; Caterina Foppa Pedretti, Bibliografia primaria e secondaria di Aldo Capitini, Vita e Pensiero, Milano 2007; segnaliamo anche che la gia' citata bibliografia essenziale degli scritti di Aldo Capitini pubblicati dal 1926 al 1973, a cura di Aldo Stella, pubblicata in Il messaggio di Aldo Capitini, cit., abbiamo recentemente ripubblicato in "Coi piedi per terra" n. 298 del 20 luglio 2010; b) per la critica e la documentazione: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno: Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di), Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988; Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini. Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante, La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Mario Martini (a cura di), Aldo Capitini libero religioso rivoluzionario nonviolento. Atti del Convegno, Comune di Perugia - Fondazione Aldo Capitini, Perugia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta 2001; Gian Biagio Furiozzi (a cura di), Aldo Capitini tra socialismo e liberalismo, Franco Angeli, Milano 2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini, Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze 2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze 2005; Maurizio Cavicchi, Aldo Capitini. Un itinerario di vita e di pensiero, Lacaita, Manduria 2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; Alarico Mariani Marini, Eligio Resta, Marciare per la pace. Il mondo nonviolento di Aldo Capitini, Plus, Pisa 2007; Maura Caracciolo, Aldo Capitini e Giorgio La Pira. Profeti di pace sul sentiero di Isaia, Milella, Lecce 2008; Mario Martini, Franca Bolotti (a cura di), Capitini incontra i giovani, Morlacchi, Perugia 2009; Giuseppe Moscati (a cura di), Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle giovani generazioni, Levante, Bari 2010; cfr. anche il capitolo dedicato a Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi, Torino 2001; e Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell'Italia del Novecento, Donzelli, Roma 2006; c) per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro di Pietro Polito citato ed i volumi bibliografici segnalati sopra; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini: www.aldocapitini.it; una assai utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org]

 

A 50 anni dalla prima Marcia organizzata da Aldo Capitini il 24 settembre 1961, domenica 25 settembre 2011 si svolgera' la Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli.

Perugia, ore 9, Giardini del Frontone

Assisi, ore 15, Rocca Maggiore.

*

Vieni anche tu.

"Un solo essere, purche' sia intimamente persuaso, sereno e costante, puo' fare moltissimo, puo' mutare situazioni consolidate da secoli, far crollare un vecchiume formatosi per violenza e vile silenzio" (Aldo Capitini,1966)

Ci sono persone che meritano la tua e la nostra attenzione. Giovani che non riescono a trovare un lavoro, altri che vivono nella precarieta', ragazze e ragazzi che non si possono permettere di studiare, persone che si sentono uno zero perche' nessuno le ha mai valorizzate, gente intimidita e ricattata dalle mafie e dalla criminalita' organizzata, famiglie che faticano ad arrivare alla terza settimana, gente senza casa, persone che pagano le tasse nel nostro paese a cui neghiamo i diritti di cittadinanza, operai che muoiono sul lavoro, anziani soli e abbandonati, giovani che perdono la vita per difendere i diritti umani, bambini strappati all'infanzia e alle proprie famiglie, donne violentate, abusate e sfruttate, persone terrorizzate dalla guerra e dalla violenza, gente che muore ammazzata in carcere, altra che muore nel deserto o nel Mediterraneo cercando di sfuggire alla guerra, alle persecuzioni e alla miseria. Ci sono donne, bambini e uomini a cui non viene nemmeno riconosciuta la dignita' di esseri umani, che sopravvivono in condizioni drammatiche senza pace ne' giustizia.

Per loro e con loro, in nome di tutte le vittime e dei loro familiari, della dignita' e dei diritti di ogni persona, ti invitiamo a marciare per la pace e la fratellanza dei popoli il 25 settembre 2011 da Perugia ad Assisi, lungo la strada tracciata cinquant'anni fa da Aldo Capitini.

Ti invitiamo a camminare insieme perche', come tanti giovani del Mediterraneo e dell'Europa, sentiamo un bisogno forte di cambiamento. Dentro e fuori dal nostro paese ci sono situazioni croniche d'ingiustizia, di poverta', di violenza e di sofferenza che non possono piu' essere tollerate. Siamo indignati e preoccupati, perche' sappiamo che se le cose non cambiano, i rischi e i pericoli diventeranno sempre piu' grandi e noi diventeremo sempre piu' poveri, si moltiplicheranno le guerre, sprofonderemo sempre di piu' nell'incertezza e nella barbarie, aumenteranno le tensioni, gli scontri, la collera, le rivolte e la violenza.

Ti invitiamo a camminare insieme perche' liberta' vuol dire piu' responsabilita' e partecipazione di ciascuno. E, se vogliamo provocare un nuovo futuro, dobbiamo superare ogni forma d'indifferenza, di individualismo, di inerzia e di rassegnazione. Ognuno di noi deve stare dentro la storia da protagonista, con la propria coscienza, sensibilita' e responsabilita'.

Ti invitiamo a camminare insieme per rimettere al centro della nostra societa' i valori della nonviolenza, della giustizia, della liberta', della pace, dei diritti umani, della responsabilita' e della speranza, perche' vogliamo riscoprirne il significato autentico, per costruire insieme una nuova cultura, per dire basta alla manipolazione e allo stravolgimento delle parole, perche' la guerra e' guerra anche quando la si chiama in altro modo e le ingiustizie restano ingiustizie anche quando sono coperte dalle menzogne e dal silenzio mediatico, perche' vogliamo una Rai e un'informazione di pace.

Ti invitiamo a camminare insieme perche' vogliamo dire forte e chiaro ai rappresentanti di tutte le istituzioni che a ciascuno di questi valori debbono corrispondere azioni politiche concrete, un'agenda politica che parte dai quartieri dove viviamo fino all'Europa e all'Onu, che la Costituzione, la Dichiarazione Universale dei diritti umani e la Carta dei Diritti dell'Unione Europea non sono belle parole ma la bussola da seguire per uscire in tempo da questa gravissima condizione.

Ti invitiamo a camminare insieme perche', nel 150mo anniversario dell'Unita' d'Italia, vogliamo difendere e attuare la nostra Costituzione e ricordare a tutti che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

Ti invitiamo a camminare ancora una volta insieme, come fece Aldo Capitini nel 1961 e come in questi cinquant'anni abbiamo rifatto tante volte, perche' crediamo nella nonviolenza come metodo e stile di vita, strada maestra per contrastare ogni forma d'ingiustizia, perche' crediamo che la nonviolenza sia "per l'Italia e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, strumento di liberazione, prova suprema di amore, varco a uomo, societa' e realta' migliori".

Negli ultimi decenni sono gia' state sprecate tantissime opportunita' e risorse. Ma quello che ieri era desiderabile oggi e' diventato necessario e urgente. Per questo c'e' bisogno di una tua e nostra diversa assunzione di responsabilita'.

Entra a far parte della soluzione. Vieni, domenica 25 settembre 2011, alla Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli.

*

Nell'idea di "fratellanza dei popoli" si riassumono molte delle scelte urgenti che dobbiamo fare per superare la crisi che stiamo vivendo: riscoprire la nostra umanita', mettere le persone al centro dell'economia e non piu' il contrario, riconoscere i diritti dei piu' poveri e dei piu' deboli e non continuare a calpestarli, gestire l'accoglienza e non i respingimenti, batterci contro le poverta' e le disuguaglianze sociali e non piu' aumentarle, investire sui giovani e non disperdere la nostra principale ricchezza, ridare piena dignita' al lavoro e ai lavoratori di tutto il mondo e non peggiorare le loro condizioni, investire sull'educazione, sulla cultura e sulla formazione e non tagliare le opportunita' del nostro futuro, difendere il pluralismo, il diritto e la liberta' d'informazione, cambiare i nostri consumi e stili di vita personali e collettivi smettendo di distruggere e sprecare i beni comuni, ripudiare davvero la guerra e la sua preparazione, tagliare le spese militari, costruire l'Europa dei cittadini e la Comunita' del Mediterraneo, democratizzare e rafforzare l'Onu, mettere fine al traffico delle armi e impegnarci a costruire la pace in Medio Oriente, nel Mediterraneo, in Africa e nel resto del mondo, fermare il cambiamento climatico, rompere la schiavitu' dai combustibili fossili e proteggere l'ambiente, costruire le citta' dei diritti umani e non le cittadelle dell'odio e dell'esclusione, investire sulla societa' civile e sul volontariato, investire sulla cooperazione a tutti i livelli anziche' sulla competizione selvaggia, promuovere la globalizzazione dei diritti umani, della democrazia e della solidarieta' contro la violenza, le guerre, le mafie, la corruzione, la censura, gli egoismi, il razzismo e la paura.

"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignita' e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza" (articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

Tavola della pace, Movimento Nonviolento

Perugia, 10 giugno 2010

Per adesioni, comunicazioni e informazioni: Tavola della Pace, via della viola 1, 06122 Perugia, tel. 0755736890, fax: 075/5739337, e-mail: segreteria at perlapace.it, sito: www.perlapace.it

 

3. DOCUMENTI. MOVIMENTO NONVIOLENTO: MOZIONE DEL POPOLO DELLA PACE: RIPUDIARE LA GUERRA, NON LA COSTITUZIONE

[Riproponiamo il seguente appello del Movimento Nonviolento (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org)]

 

Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli Perugia - Assisi, 25 settembre 2011

Mozione del popolo della pace: ripudiare la guerra, non la Costituzione

"Una marcia non e' fine a se stessa; continua negli animi, produce onde che vanno lontano, fa sorgere problemi, orientamenti, attivita'" Aldo Capitini (1962)

Quando Aldo Capitini scriveva queste parole a commento della "Marcia per la  pace e la fratellanza tra i popoli" del 1961 era consapevole di aver aperto un  varco nella storia del '900 attraverso il quale per la prima volta era entrato in scena ed aveva preso la parola, in prima persona, il "popolo della pace" che, convocato in una "Assemblea itinerante" partita da Perugia e giunta alla Rocca  di Assisi, approvava la Mozione del popolo della pace.

Da quel settembre di 50 anni fa il popolo della pace non e' piu' uscito di scena e non ha piu' rinunciato al diritto alla parola. Molte altre volte si e' riconvocato in assemblea ed ha marciato da Perugia ad Assisi, ponendo problemi, indicando orientamenti, promuovendo attivita'.

L'onda prodotta dalla prima Marcia e' ora giunta fino a noi. Noi ci assumiamo la responsabilita' di convocare ancora il popolo della pace, non solo perche' c'e' da celebrare il suo cinquantesimo anniversario, ma soprattutto perche' e' necessario che esso faccia sentire ancora la sua voce, approvi oggi una  nuova Mozione del popolo della pace. Faccia ancora sorgere problemi, orientamenti, attivita'.

Il problema fondamentale che vuole far sorgere il popolo della pace, nel 50mo anniversario della prima Marcia per la pace e nel 150mo anniversario dell'Unita' d'Italia, e' il rispetto integrale della Costituzione della Repubblica italiana.

La Costituzione e' da tempo sotto attacco sotto molteplici aspetti, ma sotto uno in particolare e' gia' profondamente e dolorosamente lacerata, anzi ripudiata. I padri costituenti hanno accuratamente selezionato le parole con le quali scrivere il Patto fondativo della nazione e solo nei confronti della guerra  hanno usato, all'articolo 11, il verbo "ripudiare" - che vuol dire rinnegare,  sconfessare, respingere - non solo "come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli", ma anche "come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Da tempo ormai, attraverso l'artificio retorico dell'"intervento umanitario", e' invece questo articolo della Costituzione ad essere stato ripudiato (rinnegato, sconfessato, respinto) e la guerra e' tornata ad essere strumento e mezzo accettato, preparato e utilizzato. Inoltre la preparazione di questo mezzo risucchia la parte piu' consistente della spesa pubblica che non puo' essere utilizzata ne' per garantire i diritti sociali affermati dalla stessa Costituzione, ne' per costruire e sperimentare altri mezzi di risoluzione delle controversie internazionali coerenti con la lettera e lo spirito della Costituzione.

Questo e' il problema fondamentale che pone il popolo della pace e riguarda le basi stesse del nostro ordinamento democratico, del nostro patto civile nazionale: occorre ripudiare la guerra, non la Costituzione.

Il popolo della pace non si limita a denunciare il problema, ma indica un orientamento per la sua soluzione: la nonviolenza. Che non e' principio astratto ma concreta ricerca di mezzi alternativi alla violenza e alla guerra.

Mentre i padri costituenti sanciscono il ripudio della guerra come "mezzo" di  risoluzione delle controversie, i padri e le madri della nonviolenza si concentrano proprio sulla ricerca dei "mezzi" per affrontare e trasformare positivamente i conflitti. "Nella grossa questione del rapporto tra il mezzo e il fine, la nonviolenza porta il suo contributo in quanto indica che il fine della pace non puo' realizzarsi attraverso la vecchia legge 'Se vuoi la pace,  prepara la guerra', ma attraverso un'altra legge: 'Durante la pace prepara la  pace'", scrive Aldo Capitini. Perche', come spiega Gandhi, "tra mezzo e fine vi e' lo stesso inviolabile nesso che c'e' tra seme e albero".

L'orientamento che indica il popolo della pace e' di investire le risorse pubbliche non piu' per le ingenti, e sempre crescenti, spese militari e per armamenti, ma per ricercare, promuovere e sperimentare efficaci strumenti e mezzi di pace. Sia sul piano culturale di una diffusa educazione alla pace e alla nonviolenza, volta a rivitalizzare sentimenti di responsabilita' individuale, di partecipazione democratica, di apertura alla convivenza. Sia sul piano dell'organizzazione sociale, economica ed energetica fondata sulla  sostenibilita', la semplicita', i beni comuni. Sia sul piano dell'approntamento degli strumenti non armati per gli interventi veri e propri nelle situazioni di  oppressione e di conflitto, interni e internazionali.

Nel porre il problema del ripudio della guerra, e non della Costituzione, nell'indicare l'orientamento alla nonviolenza e ai mezzi non armati per la risoluzione dei conflitti, il popolo della pace promuove le attivita' e le campagne necessarie: il disarmo e la costituzione dei corpi civili di pace.

La guerra, comunque aggettivata - umanitaria, preventiva, giusta, chirurgica  ecc. - e' un costo insostenibile sia in termini di vite umane e sofferenze per le popolazioni, sia in termini di tenuta del patto democratico, sia in termini di  bilanci economici. Mentre tutti i settori della spesa pubblica subiscono pesanti e continue contrazioni, mentre i settori produttivi risentono delle crisi

finanziarie internazionali, solo il settore delle spesa pubblica militare lievita incessantemente e solo il settore dell'industria degli armamenti diventa piu' florido. In questo preparare quotidianamente, ed economicamente, il mezzo della guerra, la Costituzione e' gia' ripudiata. L'invio dei bombardieri ne e' solo la tragica ma inevitabile conseguenza. Percio' la condizione preliminare e necessaria per il ripudio della guerra e' il disarmo. In tempo di crisi, l'invito del presidente Pertini e' sempre piu' attuale: "Svuotare gli arsenali e riempire i granai": questa e' la prima attivita'.

La seconda attivita' e' darsi i mezzi e gli strumenti necessari per intervenire all'interno dei conflitti, come prevedono sia la Costituzione italiana che la Carta delle Nazioni Unite, ossia costituire i Corpi Civili di Pace nazionali e internazionali. Dotare il nostro Paese, e orientare in questo senso le Organizzazioni internazionali, di Forze disarmate costituite da personale formato ed equipaggiato, presente nei luoghi dei conflitti prima che questi degenerino in guerra. Corpi civili esperti nella complessa ma indispensabile arte della prevenzione, mediazione, interposizione e riconcliazione tra le parti.

Significa costruire un nuovo ordine internazionale fondato sulla nonviolenza. Se poi tutti gli interventi civili messi in campo, fino in fondo, all'interno di un conflitto non saranno stati efficaci e sara' necessario un intervento, limitato e circoscritto, di una forza armata, sara' compito della Polizia internazionale al servizio delle Nazioni Unite. La quale, come tutte le polizie, non fara' guerre e bombardamenti ma separera' i contendenti, neutralizzando i soggetti piu' violenti e arrestando chi si rende responsabile di crimini.

Per il popolo della pace questo e' il nuovo varco da aprire oggi nella storia.

Questa la sua mozione: ripudiare la guerra, non la Costituzione.

Per questo marcera' ancora una volta da Perugia ad Assisi

*

Il Movimento Nonviolento

Per informazioni e contatti: Movimento Nonviolento, via Spagna 8, 37123 Verona, sito: www.nonviolenti.org, e-mail: azionenonviolenta at sis.it

 

4. RIFLESSIONE. MONICA LANFRANCO: VAL SUSA, LA POLITICA E LA VIOLENZA

[Ringraziamo Monica Lanfranco (per contatti: e-mail: monica.lanfranco at gmail.com, sito: www.monicalanfranco.it) per questo intervento.

Monica Lanfranco e' giornalista e formatrice sui temi della differenza di genere e sul conflitto. Ha fondato il trimestrale di cultura di genere "Marea". Ha collaborato con Radio Rai International, con il settimanale "Carta", il quotidiano "Liberazione", con Arcoiris Tv, "Linus". Cura e conduce corsi di formazione per gruppi di donne strutturati (politici, sindacali, scolastici) sulla storia del movimento delle donne e  sulla comunicazione di genere, e sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti. Ha insegnato Teoria e tecnica dei nuovi media all'Universita' di Parma. Il suo primo libro e' stato nel 1990 Parole per giovani donne - 18 femministe parlano alle ragazze d'oggi. Nel 2003 ha scritto assieme a Maria G. Di Rienzo, Donne disarmanti - storie e testimonianze su nonviolenza e femminismi. Nel 2005 e' uscito il volume Senza velo - donne nell'Islam contro l'integralismo. Nel 2007 ha prodotto e curato il film sulla vita e l'esperienza politica della senatrice Lidia Menapace dal titolo Ci dichiariamo nipoti politici. Nel 2009 e' uscito Letteralmente femminista. Perche' e' ancora necessario il movimento delle donne (Edizioni Punto Rosso). I suoi siti sono www.monicalanfranco.it, www.altradimora.it, www.mareaonline.it, www.radiodelledonne.org. Si veda anche l'intervista nei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 350]

 

Ero in Val Susa, domenica scorsa, con mio figlio sedicenne e suo padre, attivista ambientalista da tutta la vita. Ho dormito la sera prima nella casa di una famiglia della zona, cosi' da essere gia' nei pressi all'indomani e non fare una levataccia; ho cenato con una coppia di abitanti valsusini doc, persone cordiali, spiritose, civili e bene informate sullo scempio che da qui a un ventennio, se andranno avanti i lavori, sconvolgera' la vallata con un'opera che, fatte le debite proporzioni, e' piu' pericolosa, dispendiosa e inutile delle Piramidi dell'antico Egitto, che almeno sono li' a dirci dell'arroganza prometeica del potere ma non sono state una iattura cosi' feroce per la natura circostante.

Ho visto la cura organizzativa, non semplice da realizzare e non scontata, da parte dei comitati No Tav, che ha come logo un vecchietto dignitoso e arrabbiato che si appoggia al suo bastone, una figura che nulla ha da spartire con l'immaginario della retorica eroica, violenta e sanguinosa di chi come sedicente strumento di lotta sceglie di armarsi in assetto di guerra e pianifica programmaticamente lo scontro con la polizia.

Non importa lo scenario, a chi trasloca la guerriglia nelle pratiche di movimento: si va a cercare di sfasciare la testa al celerino allo stadio come davanti all'Fmi, al G8, in tour per il mondo come in Val Susa, senza dialogare con chi pacificamente costruisce porta a porta il consenso e non confonde gli obiettivi della mobilitazione con il proprio protagonismo.

Ho camminato per ore sotto il sole cocente che mi ha bruciato le spalle stando fianco a fianco con sindaci, amministratrici e amministratori con fascia tricolore sulle magliette, che hanno aperto l'interminabile fiume umano impossibile da contare, ma di certo non inferiore alle 60.000 persone.

Dietro a loro centinaia di carrozzine spinte da padri e madri, spesso muniti di zainetto con dentro i fratellini e le sorelline piu' piccole, e per mano o intorno i piu' grandi.

Il servizio d'ordine scandiva con chiarezza i ringraziamenti a chi si univa mano a mano al serpentone di corpi, ma ho sentito piu' volte affermare anche con un'ironia ferma e precisa ai figuri neri che piu' volte hanno cercato di infiltrarsi alla testa del corteo: "Questo e' l'unico corteo autorizzato dai comitati, ci sono famiglie e bambini, quindi chi non si adegua se ne vada, gli 'zii' con i caschi fuori, qui non vi vogliamo". Eppure alla fine chi non c'era e guarda la tv riceve negli occhi solo le scene di violenza, sangue e fumo, e le parole stanno a zero.

Un risultato certo e matematico il protagonismo egoista e tracotante che si veste di nero e si copre il volto ce l'ha sempre: oscurare le ragioni dei comitati pacifici, offrire alibi alla stampa per non parlare dei contenuti, togliere aria e spazio a chi lavora nel quotidiano con la forza delle parole, della documentazione e delle intelligenze individuali e collettive che costruiscono alternative possibili.

Le popolazioni offese dallo scempio annunciato della Tav hanno avversari potenti: gli interessi economici governativi, l'ottusita' complice di parte del maggiore partito di opposizione, la minoranza violenta che fa del turismo bellico la sua sola ragione di esistenza. Di quest'ultimo pericolo i movimenti devono ragionare e presto: la storia recente dell'Italia insegna che offrire consenso anche minimo e sottovalutare il fascino della violenza come pratica di lotta, specialmente presso le giovani generazioni,  brucia le ragioni politiche, cancella pezzi di generazioni, sottrae energie dalla condivisione del cambiamento. Vandana Shiva, madre dei movimenti per una diversa e possibile globalizzazione, ha scritto: "La pace non si creera' dalle armi e dalla guerra, dalle bombe e dalla barbarie. La violenza non si contiene propagandandola. La violenza e' diventata un lusso che la specie umana non puo' piu' permettersi, se vuole sopravvivere. La nonviolenza e' diventata un imperativo per la sopravvivenza". Ricordarlo e dirlo forte e chiaro, prendendosi la responsabilita' di questa scelta, non e' un optional.

 

5. RIFLESSIONE. ANNAMARIA RIVERA: ZOOFILI DI GOVERNO E LEGHISTI MANGIATORI D'ORSI

[Dal blog di Annamaria Rivera nel sito di "MicroMega" (blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it) riprendiamo il seguente articolo del 5 luglio 2011.

Annamaria Rivera, antropologa, vive a Roma e insegna etnologia all'Universita' di Bari. Fortemente impegnata nella difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, ha sempre cercato di coniugare lo studio e la ricerca con l'impegno sociale e politico. Attiva nei movimenti femminista, antirazzista e per la pace, si occupa, anche professionalmente, di temi attinenti. Al centro della sua ricerca, infatti, sono l'analisi delle molteplici forme di razzismo, l'indagine sui nodi e i problemi della societa' pluriculturale, la ricerca di modelli, strategie e pratiche di concittadinanza e convivenza fra eguali e diversi. Fra le opere di Annamaria Rivera piu' recenti: (con Gallissot e Kilani), L'imbroglio etnico, in quattordici parole-chiave, Dedalo, Bari 2001; (a cura di), L'inquietudine dell'Islam, Dedalo, Bari 2002; Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, DeriveApprodi, Roma 2003; La guerra dei simboli. Veli postcoloniali e retoriche sull'alterita', Dedalo, Bari 2005; Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo, Dedalo, Bari 2009; La Bella, la Bestia e l'Umano. Sessismo e razzismo senza escludere lo specismo, Ediesse, Roma 2010]

 

Lo ammetto: e' da un anno che sono combattuta. Animalista, antispecista e vegetariana qual sono, vorrei sottoscriverlo, quel manifesto sulla coscienza degli animali. Tutto sommato, mi dico, e' una buona cosa che la ministra Brambilla si sia alleata con Margherita Hack, Umberto Veronesi, Dacia Maraini e tante altre belle persone per difendere i diritti degli animali, ridurne le torture, le sofferenze, i massacri, abolire la caccia, propugnare la dieta vegana... Ma obietto a me stessa: gia' sarebbe un tantino imbarazzante aderire alla stessa iniziativa di chi, benche' persona stimabile, difende il nucleare; in piu', ritrovarmi in una lista dove c'e' il nome di un certo illustre giornalista e' cosa che mi piacerebbe poco. E non per settarismo.

Come puo', mi dico, uno che sbava di rabbia contro chiunque non sia bianco, di destra, preferibilmente maschio, ricco, potente,  curarsi della sorte di creature altre per eccellenza? Quale empatia verso i non umani ci si puo' aspettare da chi scrive, per dirne solo una recente,  che il problema dei giovani precari - "lorsignorini" li chiama, credendosi spiritoso - si risolve "lasciandoli invecchiare"? Quale com-passione verso i non umani puo' esprimere  chi mai si e' occupato, mai ha scritto della sorte di migranti, rom e chiunque sia discriminato, maltrattato, emarginato, respinto?

Badate bene: non sto riaffermando il luogo comune, che detesto, del genere "Difendono i diritti degli animali quando quelli umani sono negati". Tutto il contrario: in realta', i migranti, i rom, i clochard, i poveri, i "diversi", le donne - sostengo, e non da sola - possono essere discriminati, maltrattati, de-umanizzati, perfino reificati, proprio perche' gli animali sono stati bestializzati, vale a dire privati del diritto al riconoscimento, al rispetto e alla dignita'. Se certe categorie umane sono mercificabili e/o sterminabili, e' perche' prima numerose categorie di animali lo sono state e ora lo sono piu' che mai.

Come ha scritto Theodor W. Adorno, la possibilita' del pogrom si decide "nell'istante in cui l'occhio di un animale ferito a morte colpisce l'uomo. L'ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo - 'non e' che un animale' - si ripete incessantemente nelle crudelta' commesse sugli uomini, in cui gli esecutori devono sempre di nuovo confermare a se stessi il 'non e' che un animale'...".

Margherita Hack ha espresso lo stesso concetto in altri termini: l'odierno orrore degli allevamenti intensivi, le atrocita' sugli animali, le loro urla strazianti vengono tenuti lontani, nascosti all'opinione pubblica, esattamente come i nazisti occultavano la realta' dei campi di sterminio, che percio' era ignorata da buona parte dei cittadini tedeschi. Oggi i bambini, e non solo loro, ignorano che l'hamburger e la bistecca che mangiano sono brandelli d'un cadavere che un tempo era un essere vivo, senziente, intelligente, creativo.

Insomma, specismo, razzismo e sessismo sono sistemi di dominio basati sulla stessa ideologia, sul medesimo linguaggio, sugli stessi dispositivi. Facciamo un esempio recente. Da alcuni anni, certi leghisti trentini, fra cui spicca qualche deputato o senatore - quindi fedeli alleati della ministra Brambilla - invitano all'abbattimento dei discendenti degli orsi sloveni, reintrodotti nelle Alpi italiane per scongiurare l'estinzione della specie. In quanto figli e nipoti di sloveni, non sono italiani di stirpe, dicono, quindi sono indegni di circolare nel "nostro" territorio. Non potendo imprigionarli in un Cie ne' rimpatriarli con un charter, che fanno i leghisti trentini? Per vendetta e malvagia goliardia organizzano banchetti cannibalici a base di carne d'orso sloveno, peraltro importata illegalmente trattandosi di specie protetta. Un degno complemento delle loro feste, grottesche e lugubri, in cui si celebra la razza e "si rivivono antiche tradizioni gustando prelibati piatti tipici trentini": parole d'un tal deputato della Repubblica italiana, quantunque leghista.

Certo, la ministra Brambilla ha espresso indignazione, insieme al collega Frattini. Ma puo' bastare per una che pretende d'essere la portabandiera dell'animalismo? Un consiglio sommesso. Della vasta letteratura sul tema, si procuri almeno un libro fondamentale: Dialettica dell'illuminismo di M. Horkheimer e T. W. Adorno. Provi a leggerlo e, se lo trova troppo astratto, ripieghi sul piu' divulgativo La Bella, la Bestia e l'Umano di A. Rivera o su qualche articolo da "Liberazioni. Rivista di critica antispecista" (ce ne sono di brevi e diretti). Poi inviti nel suo salotto quel certo illustre giornalista, glieli spieghi pazientemente, provi a discuterne con lui. Chissa' che la loro zoofilia non diventi vero animalismo e quindi antirazzismo e antisessismo. Lo so, e' molto, molto improbabile. Ma, per quanto io sia antispecista, penso si debba accordare un po' di fiducia alla specie umana...

 

6. PROFILI. DANIELA CARPISASSI: CLELIA ROMANO PELLICANO (JANE GREY)

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae" (segnaliamo che queste schede risalgono ad alcuni anni fa)]

 

Clelia Romano venne al mondo a Napoli, nel 1873, ultima dopo altri quattro figli: Furio, Camillo e Attilio, e la sorella Giuseppina, alla quale fu molto affezionata. La madre, Pierina Avezzana, donna volitiva, era nata a New York dal leggendario generale garibaldino Giuseppe Avezzana e da una lady inglese, Mary Darristar Morrogh Plowden di Shorpshire, figlia del barrister Sir Francis Plowden, autore di un'opera sulla storia d'Irlanda. Il padre di Clelia, Giandomenico Romano, barone pugliese, giurista e deputato del Regno d'Italia, si distinse per l'impegno patriottico e politico-sociale. La famiglia dei Romano, originaria di Sorrento, si era trasferita in Puglia, a Castelnuovo della Daunia, dove Clelia trascorse l'infanzia, ricevendo un'educazione severa e al tempo stesso improntata a idee liberali, in un ambiente di ampio respiro culturale.

Alla morte del padre, ella sposo' nel 1892 il marchese Francesco Maria Pellicano, ufficiale di cavalleria, figlio di donna Cristina, dell'illustre casato dei duchi Riario Sforza, e di Pierdomenico Pellicano, nobile possidente calabrese. Tra Clelia e il bell'ufficiale furono "nozze contratte in un raro e felice connubio della ragione e del cuore" (come lei stessa poi scrisse), sebbene Francesco Maria, massone divenuto ben presto uno dei piu' giovani deputati al Parlamento italiano, fosse spesso impegnato lontano da casa.

La coppia ebbe una prole numerosa. Prima del compimento del trentesimo anno, Clelia aveva gia' partorito, tra Castellammare di Stabia, Gioiosa Jonica e Roma, ben sette figli: Pierdomenico (1892), Carlo (1894), Leone (1895), Massimo (1896), Giulia (1898), Furio (1901) e Oddo (1903), cresciuti con l'aiuto delle cognate e di un'istitutrice inglese.

Le sue prime novelle, firmate con lo pseudonimo "Jane Grey" (dal nome di una regina inglese), apparvero sulla rivista "Flegrea". Seguirono intere raccolte, pubblicate da editori quali Vallardi e Sten e ristampate in piu' edizioni: Coppie (1900), Novelle calabresi (1908, 1918), La vita in due (1908, 1918). L'autrice vinse il secondo premio di un concorso letterario e due suoi componimenti, Colpo di stato e Schiave, furono lodati da Benedetto Croce.

Cuore delle narrazioni, ambientate nei vicoli paesani della Calabria o nell'atmosfera ovattata di palazzi nobiliari, le dinamiche delle relazioni di coppia uomo-donna, la dialettica tra tradizione e modernita', e le istituzioni, gli usi e i costumi. La scrittrice ne svelo' le contraddizioni con partecipazione appassionata e disincanto, mediante un originale connubio tra rielaborazione del canone verista e un'ironia a tratti pirandelliana. Con lucidita' irriverente e coraggiosa affronto' temi giudicati "scabrosi", imbattendosi in critiche e censure (anche in seno alla propria famiglia) e rivendicando la liberta' dell'espressione letteraria.

Agli inizi del Novecento Clelia si impegno' a favore del suffragio femminile, dei diritti delle donne all'istruzione, ad un lavoro extradomestico e alla parita' di salario con gli uomini. Emancipazionista convinta, tenne brillanti conferenze (come quella pubblicata sulla rivista "La Donna") e intervenne in congressi femministi in Italia e all'estero. Del resto parlava correttamente inglese e francese e nel 1915 Carlo Villani, nel suo Stelle Femminili, la defini': "una delle nostre colte signore contemporanee".

Clelia porto' avanti la propria attivita' politica anche adoperandosi per tessere utili rapporti nel proprio salotto romano, frequentato dal politico Orlando. Del suo entourage probabilmente fecero parte anche Matilde Serao, Capuana, Antonio Salandra, Tittoni, Rudini' e Salvatore Di Giacomo.

La spinta ideale di democratizzazione, come pure lo spirito caritatevole e filantropico, e un certo attivismo politico, diffusi presso l'intelligentia femminile di inizio secolo, in lei assunsero anche la forma di un'interessante elaborazione culturale, nella consapevolezza delle differenze tra i due sessi.

Attenta osservatrice della realta' calabrese, Clelia, oltre a narrare riti popolari e religiosi come la festa patronale di San Rocco e le farse carnevalesche, si impegno' in ricerche socio-antropologiche. La sua indagine sulle donne illustri nella storia di Reggio Calabria rimase infruttuosa, ma non l'interessante inchiesta sulle industrie e le operaie del capoluogo calabrese, che venne pubblicata nel 1909 sulla rivista "La Nuova Antologia".

Calatasi nei costumi locali (anche in senso letterale, tanto da farsi fotografare in abiti da "maddamma"), Clelia porto' uno sguardo amorosamente critico, talvolta indignato, talvolta divertito, sui meccanismi di potere regnanti in Calabria e sui tratti umani di coloro che li incarnavano, inclusi alcuni esponenti del clero. La cattolica Clelia li criticava facendo al contempo benedire una statua di Maria da Papa Pio X e facendola trasportare da Roma a Gioiosa nella Chiesa dell'Annunziata di cui era giuspatrona.

Rimasta vedova nel 1909, Clelia amministro' efficacemente il patrimonio familiare: mantenne i rapporti con le amministrazioni comunali, contribui' alla gestione delle proprieta', dell'azienda agricola e dell'industria della seta e creo' nuove attivita', come lo sfruttamento del fondo boschivo a Prateria, frazione di San Pietro di Carida'. Si deve infatti alla sua intraprendenza la nascita dell'impresa S.p.a. Calabro forestale, che contribui' allo sviluppo di quel territorio.

Un'aura leggendaria avvolge la sua figura... Dei suoi grandi occhi scuri, casco di capelli castani, denti bianchissimi, carnagione chiara e  corpo di dea, esile come una foglia, slanciato e al tempo stesso forte, scrive, dopo averla intervistata, un affascinato Luigi Antonelli.

Battitrice libera e un po' appartata, con una presenza intermittente e non riconducibile a strette appartenenze a gruppi - sul piano letterario come su quello politico - Clelia e' stata per decenni obliata, se si escludono i profili biobibliografici (alcuni inesatti e lacunosi) che ne hanno diffuso un'immagine idealizzata, di gentildonna "appartenente all'alta aristocrazia del sangue, dell'intelletto e del cuore" (E. Barillaro). Oggi un rinnovato interesse per le sue opere e il suo profilo, operazioni di valorizzazione come quella compiuta da Anna Santoro e iniziative quali il "Progetto Clelia", voluto dal Comune di Gioiosa Jonica, rendono giustizia alla qualita' del suo impegno e della sua scrittura.

 

7. PROFILI. ANNA SANTORO: CLELIA ROMANO PELLICANO (JANE GRAY)

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae" (segnaliamo che queste schede risalgono ad alcuni anni fa)]

 

Clelia Romano Pellicano, pseudonimo Jane Gray, nata a Castelnuovo di Darenia in Puglia, nel 1876, dai nobili G. Domenico Romano e Pierina Avezzana, sposo' giovanissima il marchese Francesco Pellicano, deputato al Parlamento. Scrisse le prime novelle quando, ventenne e gia' madre di due bambini, soggiornava nella bella villa di Quisisana presso Castellammare. Rimasta vedova giovanissima, Clelia crebbe sette figli e amministro' da sola il suo patrimonio. Visse tra la Calabria, Napoli e Roma, tenne conferenze che poi porto' anche all'estero, sostenendo i diritti delle donne delle quali studio' le condizioni di lavoro soprattutto nelle industrie calabresi. Collaboro' ad alcuni dei piu' importanti giornali dell'epoca ("La Donna" di Torino, "La Nuova Antologia" di Roma...), pubblicando racconti o resoconti delle sue conferenze.

Opere: Coppie, Napoli, Pierno e Veraldi, 1900; Donne e industrie nella Provincia di Reggio Calabria, Roma, "La Nuova Antologia", 1907; La vita in due, Milano, Vallardi, 1908 e 1918; Id., Torino, Sten, 1908 e 1918; Novelle calabresi, Torino, Sten, 1908; 1918; Id., Milano, Baldini e Castoldi, 1918; Id., ristampa anastatica dell'edizione di Torino, Sten, 1908, A. Forni, 1987; Gorgo, romanzo; Verso il destino, romanzo.

Bibliografia: Indice biografico italiano; Catalogo unico bibliografia italiana; Enciclopedia biografica e bibliografica italiana, Serie VI, Roma, Ist. Ed. Tosi, 1941; Bibliografia nazionale italiana; A. Santoro, Il Novecento. Antologia di scrittrici italiane del primo ventennio, Roma, Bulzoni, 1997 (con bibliografia e testi).

 

8. PROFILI. PAOLO BA': FRANCESCA TURRINI BUFALINI (FRANCESCA TURINA BUFALINI)

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae" (segnaliamo che queste schede risalgono ad alcuni anni fa)]

 

Francesca Turina Bufalini nacque nel 1553 a Sansepolcro (Ar) da Giovanni Taurino (noto anche come Turrini) conte di Stupinigi e di Villafranca, e da Camilla figlia di Francesco conte di Carpegna. Alla morte del padre (1554) la mamma la condusse con se' in Carpegna nel Montefeltro. Non passo' molto tempo che Francesca perse anche lei, tuttavia continuo' ad abitare con gli zii a Gattara (Casteldelci) e forse poi fu inviata a completare la sua educazione nel convento di Santa Caterina a Pesaro. Dalle Rime del 1628, si evince che non frequento' studi regolari, ma che ebbe sempre tanto amore per la religione, per le belle lettere e per la musica, le quali le "furono di non poco refrigerio si' alla travagliata gioventu', come all'affatigata eta' matura". Nel 1574, nella villa fortezza di San Giustino, sposo' Giulio I Bufalini (gia' vedovo due volte, senza eredi maschi, di circa 40 anni piu' anziano) con il quale ebbe tre figli (Giulio, Camilla, Ottavio). Alla morte del marito (1583), resto' sola coi tre figli piccoli, in parte abitando nella bella villa di San Giustino, in parte nel palazzo a Citta' di Castello, e si trovo' ad affrontare le insidie di una vita permeata ancora di mentalita' feudale, nonostante l'alta valle del Tevere fosse stata illuminata da artisti quali Gentile da Fabriano, Piero della Francesca, Raffaello Sanzio, Parmigianino, Signorelli, Ridolfo Ghirlandaio, Pinturicchio, Rosso Fiorentino, Gherardi, Vasari e da tanti letterati. In questo periodo si recava spesso a Roma per allacciare amicizie utili per se' e per i figlioli.

I Bufalini possedevano a Roma una cappella affrescata da Pinturicchio in Santa Maria Aracoeli e un palazzo. La' ebbe modo di conoscere Tasso, Guarini, Marino e altri poeti e letterati, frequento' gli Orsini, i Colonna, gli Aldobrandini. C'e' da notare che tutti i nomi piu' rilevanti dell'Italia centrale sono destinatari dei sonetti poi raccolti nelle prime 116 pagine delle Rime (1628). Molti sonetti in memoria del marito testimoniano l'intensificarsi della vena poetica nella vedova a partire dal 1584; dopo la nomina a papa di Ippolito Aldobrandini (Clemente VIII) nel 1592 le deve essere sgorgata l'idea di comporre un poemetto sul Santo Rosario da dedicare al nuovo Pontefice come omaggio e come protezione sul suo casato, dato che i figlioli a quella data erano nell'inquieta adolescenza (Giulio aveva 16 anni, Camilla 13 e Ottavio 10). Non per nulla nelle Rime Spirituali sul SS. Rosario (1595) si nominano a chiare lettere sia Clemente sia i porporati Cinzio e Pietro, ai quali (la narratrice fa dire a Cristo) sara' gradito "'l feminil lavoro" di donna umile. Il "femminile lavoro" consisteva nel continuare sia l'opera del padre Giovanni, di Ottavio I e del marito che combatterono per la Chiesa con la spada, sia l'opera della linea materna i cui componenti servirono la chiesa "con la toga e con le armi"; Anche lei, con la penna, si sente difensore della Chiesa.

D'altro canto, con una politica matrimoniale attenta, i Bufalini s'erano imparentati con papa Pio IV, ed e' probabile che i conti di Carpegna, frequentanti la corte di Urbino, avessero relazioni con gli Aldobrandini, in piu' Anton Maria Graziani di Sansepolcro aveva avuto un ruolo importante nella elezione di Clemente VIII. Intanto i figli crescevano e, purtroppo con grande croce della madre, leticavano a causa del vincolante "fidecommesso agnatizio" imposto per testamento dal padre.

Dal 1614 al 1622 fu precettrice di Anna e Vittoria in casa Colonna, ben accolta dalla duchessa di Paliano. Un fatto atroce amareggio' l'anno dopo il suo ritorno a Citta' di Castello: il figlio Ottavio rimase ucciso con il servo Livio per sedare una lite scoppiata alla festa di San Lorenzo in Cospaia, un villaggio vicino a San Giustino, anche l'uccisore mori'. Nel 1628 diede alle stampe in Citta' di Castello il suo canzoniere, Rime, da cui si traggono alcuni indizi sulla sua vita, e la notizia che da tempo si dedicava alla stesura di un suo poema eroico, religioso e cavalleresco, da intitolarsi Florio. Rimasto inedito ora giace manoscritto presso l'archivio Bufalini in San Giustino, dove si trovano anche molti madrigali e rime sacre. La sua lunga vita si chiuse il 25 aprile 1641.

 

9. PROFILI. VINCENZA SILVESTRINI: FRANCESCA TURRINI BUFALINI (FRANCESCA TURINA BUFALINI)

[Dal sito www.arabafelice.it riprendiamo la seguente scheda biobibliografica della serie "Dominae" (segnaliamo che queste schede risalgono ad alcuni anni fa)]

 

Poetessa, nacque a Citta' di Castello e visse nel sec. XVI.

Opere: Rime in Bergalli Gozzi Luisa, Componimenti poetici delle piu' illustri rimatrici..., Venezia, Mora, 1726.

Bibliografia: Bergalli Gozzi Luisa, Componimenti poetici delle piu' illustri rimatrici..., Venezia, Mora, 1726; Ginevra Canonici Fachini, Prospetto biografico delle donne italiane rinomate in letteratura dal sec. XIV fino ai nostri giorni, Venezia, 1824; V. Corbucci, Una poetessa umbra: Francesca Turina Bufalini, Citta' di Castello, 1901; B. Croce, in Poesia popolare e poesia d'arte, Bari, 1933 p. 410; Dizionario enciclopedico della letteratura italiana, a cura di G. Petronio, Laterza, Bari, 1970, vol. V; Paolo Ba', Due valli viste da una poetessa: Francesca Turina Bufalini gia' nota come Francesa Turrini, in "Pagine Tiberiane", 12, 2000, pp. 75-88.

 

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE

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Numero 386 del 6 luglio 2011

 

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