Nonviolenza. Femminile plurale. 306
- Subject: Nonviolenza. Femminile plurale. 306
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- Date: Fri, 25 Mar 2011 06:45:16 +0100 (CET)
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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 306 del 25 marzo 2011
In questo numero:
1. Contro la guerra e il razzismo, per i diritti umani di tutti gli esseri umani
2. Volti di donne e parole di nonviolenza
3. Adriana Perrotta Rabissi: La guerra non e' mai una soluzione, porta comunque morte e distruzione
4. Anais Ginori intervista Luisa Muraro
5. Antonella De Nicola presenta "Fiabe e leggende d'Irlanda" di Jane Wilde
1. EDITORIALE. CONTRO LA GUERRA E IL RAZZISMO, PER I DIRITTI UMANI DI TUTTI GLI ESSERI UMANI
La nonviolenza e' la via.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
2. MATERIALI. VOLTI DI DONNE E PAROLE DI NONVIOLENZA
[Riproponiamo i seguenti testi gia' piu' volte apparsi sul nostro notiziario]
Etty Hillesum, o la forza della verita'
Scegliere il bene, pensare col cuore,
condividere il dolore, avere cura
degli afflitti, totalmente ripudiare
la violenza, rifiutare
la salvezza per se' che affoga gli altri.
Fare la scelta della compassione
in nulla cedere al male
salvare tutti dinanzi all'orrore
salvare almeno l'umanita' futura.
*
La coscienza di Virginia Woolf
Alla corsa per l'accaparramento
sottrarsi, e preferire
altro sentiero, la propria autonomia
l'uso corretto delle tre ghinee
l'analisi serrata che connette
e smaschera per sempre
il maschilismo, il fascismo, la guerra.
E la guerra, il fascismo, il maschilismo
combattere con voce e forme proprie
trovando in se' la stanza denegata.
E' questo che chiamiamo nonviolenza.
*
Maria Callas inventa l'amore
E' la voce che chiama e che trae
fuori dal gorgo verso la salvezza.
E' la voce che rompe del niente
il deserto, che la solitudine
svela, e consente che l'io si faccia noi.
*
Cathy Berberian, la festa dell'umanita'
Era sapiente di tutte le sapienze
parlava tutte le lingue, sapeva
e sapeva fare tutto.
Scioglieva in canto una voce che incantava
ed al convivio ed alla convivenza
l'umanita' chiamava intera a festa.
*
La sobrieta' di Rosa Luxemburg
Quando e' normale prendere il fucile
e strappare la vita alla gente
allora la galera e' il posto giusto
per le persone giuste, e li' era Rosa.
Quando e' normale che la gente buona
per prima venga presa e assassinata
per prima Rosa viene data ai pesci.
Ma questa norma dei vampiri Rosa
insegno' a smascherare, a contrastare,
per costruire un mondo non piu' barbaro
in cui normale sia esser d'aiuto.
*
La giustizia secondo Hannah Arendt
Sempre all'opposizione, sempre nitida
nella ricerca della verita'.
E sempre innamorata e sempre agile
nell'inseguire i pensieri fino in fondo
come riflessi nelle acque cangianti
vivi guizzanti pesciolini d'oro.
Sempre nemica dei poteri assassini
sempre nemica dell'astratto che uccide,
sempre il dialogo e lo spazio politico
in cui si possa vivere da umani
pronta a tessere di nuovo, a ragionare,
invito al concreto, invito al vivo incontro.
Del nascere il miracolo incessante,
il gesto morale del pensare,
la liberta fondata sul dialogo,
nessuno seppe dire come lei
nessuno come lei seppe donare.
*
Simone de Beauvoir, maestra di liberazione
Cosa sarebbe la Francia che amiamo
senza i libri di Simone de Beauvoir?
Cosa sapremmo senza quei libri
di cio' che conta del pensiero e della vita
d'Europa del secolo ventesimo?
Ma soprattutto quante lotte
sarebbero state sconfitte e cancellate
senza la voce del Castoro, senza
la sua presenza, la sua dedizione?
Ci insegno' tutto
in verità e in errore
Simone de Beauvoir:
l'ascolto e l'arte
della parola, e l'essere vicini
- che e' l'unica cosa che conta.
*
Luce Fabbri, il potere di tutti
La prima scoperta fu la guerra: l'orrore sovrano
che uomini accettassero di uccidere
e di essere uccisi.
L'intera vita dedico' alla lotta
contro la guerra, contro ogni oppressione,
per un'umanita' di liberi ed eguali.
Se avra' l'umanita' degno un futuro
come nel canto comunardo e' detto
e se tanto dolore avra' riscatto
nell'internazionale futura umanita',
in quel futuro che e' gia' compresente
ogni volta che fai l'azione buona
ci attende luminosa Luce Fabbri.
*
Frida Kahlo, della bellezza
Sognare tutti i sogni, raccontare
di se' e di tutti il volto e il cammino.
Rosa gelata, fiore appena nato
felicita' promessa a tutti e data
per sempre nel piu' lieve dei sussurri.
*
Simone Weil e la persuasione
Una così profonda liberta'
nessuno deve averla mai provata
ed un cosi' profondo lucido strazio.
Maestra di attenzione e verita'
che tutti rovescia i pigri pregiudizi
e tutte combatte le intime vilta'.
Figura dell'umanita'
lo specchio e l'enigma piu' chiaro
l'ardua la cruda la candida e lucente
incandescente
nonviolenza in cammino fatta donna.
*
Carla Lonzi, o della forza della verita'
Piu' passa il tempo e piu' diventa chiaro
che quelle parole scritte sulla carta vetrata
trent'anni fa, ancora c'interpellano.
Piu' passa il tempo e piu' diventa urgente
quel nitore di sguardo e di voce
per contrastare l'orrore presente.
*
Maria Zambrano, o della coscienza
La coscienza e' l'esilio
e l'esilio e' il ritrovarsi.
Perso tutto, allora resti tu.
Ed il pensiero che pensa e che ricrea
un mondo intero infine abitabile
da tutte tutte le persone umane.
*
Marina Cvetaeva, o dell'amore
Nessuno mai amo' quanto Marina:
amo' la luce e la terra, i corpi e i sogni e le parole.
Amo' le vite delle persone
si oppose sempre al cenno del carnefice.
*
Violeta Parra, o della festa
Conosceva la tristezza dalla coda lunga
come la Ande e fino in Patagonia.
Sapeva stringere i denti e lottare
masticando le erbe piu' amare, senza arrendersi mai.
Smascherava i fascisti col grido e col riso
e col ragionamento,
insegnava ad ascoltare lo zittito, l'offesa, gli inermi.
Ed abbracciata alla chitarra con la voce
rompeva catene, cavalcava le nuvole, dava sollievo
muovendo al coro e alla danza.
Al popolo restituiva
la dignita' rubata dai padroni.
*
Georgia O'Keeffe, o della sobrieta'
Per arrivare all'essenzialita'
occorre liberarsi dai feticci
spogliarsi dai viluppi di fantasmi
alla lusinghe del superfluo dire no.
Ed asciugarsi, andare nel deserto.
E solo allora trovi la scala
che dalla terra porta alla luna.
*
Marianella Garcia, o della giustizia
Salvare anche i morti
restituir loro il volto,
allo scempio compiuto dai carnefici
opporre infinita la pieta'.
E cosi' salvare coloro che verranno
dalla ripetizione incessante dell'orrore,
cosi' salvare l'umanita' presente,
cosi' rendere bene per male.
*
Rosanna Benzi, o della liberazione
Io la ricordo come una voce
che mi giunse qualche volta da un telefono
da Genova, dal polmone d'acciaio.
Ma la ricordo anche come donna
che volle vivere una vita piena
di affetti e di lotte, di verita'
che affronta il dolore e nessuno abbandona
nelle fauci dell'orco, nessuno
nel pozzo nero della solitudine
lascia che sia gettato.
Di liberazione maestra
non piu' dimenticata.
L'apertura che Capitini disse
in lei si era incarnata.
*
Ginetta Sagan, o del potere di tutti
Partecipo' alla Resistenza
fondo' Amnesty International
rese l'umanita' piu' buona e piu' forte.
Ancora chiama la sua voce all'azione
e chiama te.
*
Emily Dickinson, o della bellezza
Si puo' condurre una vita segreta
e donare al mondo tanta luce
che io che leggo ogni volta mi chiedo
quanto dolore costo' tanta gioia
quanta fatica tale levita'.
Si puo' essere sola e in solitudine
essere gia' figura dell'intero
genere umano, e lieve silenziosa
essere gia' di quella
societa' delle estranee che il mondo
ha da salvare, da mettere al mondo.
*
Margarete Buber-Neumann, o della persuasione
I campi, e nei campi l'umanita'.
I campi, e contro i campi l'umanita'.
Dire la verita', salvare quel che resta
delle vittime, contrastare
il totalitarismo che genera i campi
ed ogni ora si riproduce.
Ed ogni ora devi contrastare.
Saper distinguere tra i ruoli, le idee
astratte, e concreta la carne che soffre.
Saper riconoscere il bene e non sottrarsi.
Fare la scelta di salvare le persone.
*
Mary Wollstonecraft, della forza della verita'
Tutto puo' essere detto, ma prima
deve essere sentito, vissuto, e solo allora
tutto si fa chiaro, e tutto
il dolore il tormento la paura
si fa parola di rivendicazione
di umanita', cammino
di liberazione.
Per se', per tutte e tutti.
Conobbe tutto e non si arrese mai
sempre lotto' per la liberazione
di tutte, di tutti.
*
Edith Stein, della coscienza
Tutto e' pensiero e storia e tutto si rovescia
nella coscienza, e tutto vi si specchia.
Sta a te tenere limpido lo specchio
vedervi riflessa la via
tendere le braccia
salvare in te il mondo, aprire
porta dopo porta il varco
alla liberazione di tutti.
*
Ada Gobetti, dell'amore
Nessun uomo fu piu' intransigente di Piero Gobetti
ma una donna si', che ancora per molti anni
quella lotta comune che nel loro amore
era come una perla condusse.
Nessun uomo fu piu' educatore civile, al pubblico bene suscitatore
di Piero Gobetti, ma una donna si'
che per molti anni ancora quel magistero
seppe e volle recare, adempiere, consegnare
come un legato dai morti ai vivi.
Nessun uomo fu piu' di Piero Gobetti innamorato
della ragione e della virtu'
ma una donna si', che fu innamorata
della ragione, della virtu', di lui, del mondo.
Cadde giovane lui, lei
attraverso lunghi anni
sempre piu' giovane divenne e sempre
gentile e saggia seppe rimanere.
*
Isadora Duncan, della festa
Il corpo il movimento l'aria come acqua
tutto diviene luce quando la coscienza
si sente creatura fra creature
e si fa gesto, invito, amore, festa.
*
Ingeborg Bachmann, della sobrieta'
Concentrarsi, trovare il proprio centro
fare il vuoto, il deserto entro se',
e tendere alla patria da venire
e questa e' la virtu' dell'attenzione,
scavare la pietra del discorso
fino a raggiungere sorgiva la parola,
istituire cosi' quella comunita'
finora soltanto immaginata.
*
Anna Kuliscioff, della giustizia
In un possente rivolgimento d'amore
all'umanita' intera parlare la lingua
della carne che soffre, dello spirito che anela
dell'occhio che respira e che canta.
Col gesto largo del seminatore
fecondare il mondo, restituire
speranza agli oppressi, risanare
le ferite.
Il volto, il cuore d'Anna in sogno vidi
segno, impronta, aura della classe
che liberando se' liberi tutti.
*
Alice Paul, della liberazione
Una persona un voto. Lo diceva
in marcia per le vie della citta'.
Una persona un voto. Lo diceva
dal fondo della galera di qua e di la' dall'oceano
in sciopero della fame.
Una persona un voto. E poi ancora
la pace, il pane, le rose.
*
Flora Tristan, del potere di tutti
Noi che abbiamo conosciuto la miseria
e la miseria che sta sotto la miseria
ci siamo alzate e alzati infine e abbiamo detto:
da adesso no.
Noi che abbiamo sofferto la fame e le percosse
e cio' che genera la fame e le percosse
ci siamo alzate e alzati infine e abbiamo detto:
da adesso no.
Noi che ci siamo riconosciute e riconosciuti
uguali nella maschera del dolore e uguali nel sogno della gioia
ci siamo alzate e alzati infine e abbiamo detto:
da adesso no.
E avendo detto no allo sfruttamento
avendo detto no alla guerra e alla paura
e al calpestare gli altrui corpi piagati
ci siamo alzate e alzati infine e abbiamo detto:
da adesso si' che facciamo cominciare
la nuova storia.
*
Milena Jesenska', della bellezza
Vi e' una prima Milena, l'amica di Kafka
che e' il pozzo silenzioso che il praghese
colma delle parole in cui cerca di sciogliere
l'infinito auscultarsi nella notte: acque,
e delle acque la rottura che non viene
e il mistero che non affiora, e la luna,
la luna nel pozzo.
E vi e' una seconda Milena, la Milena restituita
da Margarete che la incontro' nel lager.
Oscuro mistero, che la sua vita
sia stata salvata dalla memoria
di chi la incontro' nell'inferno nazista.
Ed e' la Milena delle rotture
e del coraggio, la donna
che sa dire di no e di si',
che lotta inesausta, che e' uno
dei volti piu' belli della Resistenza.
*
Emma Thomas, della persuasione
Teneva insieme la vita attiva, poiche' senza le opere buone
le sofferenze dell'umanita' che incontri
tu alleviarle non puoi,
e la contemplativa,
poiche' nel silenzio e nella preghiera
libera e comune s'incontra l'altro e all'altro ci si apre.
Io sempre restai sconcertato di queste persone
cosi' diverse da me.
Molti anni mi occorsero per cogliere
quanto preziosa mi fosse la loro diversita', quanto
l'enigma che recano e' anche
uno specchio e un appello che mi tocca.
*
Olympe de Gouges, o la forza della verita'
Credette Olympe che la rivoluzione
fosse fatta per liberare tutti
- e dunque tutte -
e fosse fatta perche' le uccisioni
cessassero - ed a tutti
e tutte fosse la vita fatta salva.
Tratta al patibolo perche' affermava
sia l'uguaglianza che la differenza
tratta al patibolo perche' affermava
che e' delitto uccidere, e demenza.
*
Saffo, o della coscienza
Fu prima lei, nel corso della storia,
a educare alla nonviolenza
nitida e forte avendone coscienza.
E tu serbane grata la memoria.
*
Margarete Buber Neumann, o dell'amore
Essere stata tedesca quando la Germania
era il cuore e il vulcano dell'Europa
aver potuto chiamare signor padre
il grande Martin Buber, esser stata
subito e sempre contro il fascismo.
E nel partito e nel paese dei soviet
aver scoperto il fascismo dei maschi,
il fascismo di Stalin, il fascismo
degli apparati e dell'ideologia.
Poi il gulag, poi la consegna
ai nazisti ed il lager. E nel lager
resistere ancora, incontrarvi Milena.
Poi sopravvissuta e tornata dal ponte
dei corvi la lotta continuare ancora
per far memoria degli assassinati
e ancora e ancora per la verita'.
Contrastare le menzogne
affermare il buono e il giusto
continuare ad amare le persone.
Anche dei morti salvare la vita, la verita'
ultima. Mai
pronunciare la parola vile.
*
Bessie Smith, o della festa
Tenere nei polmoni e nella gola
del mondo tutta l'infelicita'
sapendo poi restituirne in canto
quanto ci unisce e trasformarlo in gioia.
*
Laura Conti, o della sobrieta'
Era ragazza ancora quando i nazi
calarono in Italia e necessario
fu scegliere e lei scelse di lottare
per l'umanita'.
Medico fu, perché salvare vite
e' cosa buona, e per salvare vite
nel movimento fu anche lei operaio
per l'umanita'.
Capi' tra i primi i rischi per l'ambiente
se tutto il capitale surdetermina,
scienziata e militante per l'ambiente
e per l'umanita' sempre lotto'.
*
Luce d'Eramo, o della giustizia
Sempre scelse la strada piu' difficile.
Lei figlia di gerarca fu nel lager
per aver scelto la parte degli oppressi
per aver scelto la via della giustizia.
Sempre scelse la strada piu' difficile.
Della lucidita' che nel dolore
soffre di piu' e piu' se ne raffina
per aprir vie alla liberazione.
Sempre afferrarsi amo' alla verita'.
E questo agire chiamo nonviolenza.
*
Bertha von Suttner, o della liberazione
Che cosa resta di lei?
Ma la vera domanda e': perche'
a milioni, a miliardi si danno gli umani la morte?
E la vera risposta e' ancora quella
che diede allora la saggia e gentile:
giu' le armi.
E' il disarmo la scelta necessaria
per aprire la necessaria via.
*
Ruth First, o del potere di tutti
Convincerla a piantarla di pensare, di parlare, di opporsi al razzismo
non era possibile.
Cosi' la spensero con un pacco bomba
un pomeriggio dell'ottantadue.
Era stato spedito quel pacco molti anni
prima, era l'anno sessantatre, fu allora
che non bastando quei centodiciassette
giorni di carcere il regime razzista
spedi' quel pacco che vent'anni dopo
la raggiunse a Maputo. Le poste
sudafricane erano forse lente
ma inesorabili. Lei
non aveva cessato un solo giorno
di lottare contro l'apartheid
di costruire il potere di tutti
di resistere ad ogni razzismo.
Non era possibile farla tacere
cosi' la spensero con un pacco bomba.
Ma ancora lotta, ancora parla, ancora pensa
Ruth ogni volta che qualcuno ovunque
nel mondo si ribella alla menzogna
alla violenza all'ingiustizia all'odio
ogni volta che ovunque qualcuno
afferma il potere di tutti, l'umanita' comune,
li' Ruth First e' stata ascoltata
e quindi il pacco bomba non riusci'
a raggiungere l'intento, nel tragitto
si perse, e Ruth First l'assassinata
e' ancora qui, ed e' invece crollato
il regime che pensava di annientarla.
*
Joyce Lussu, o della bellezza
Era cosi' temeraria
che la sua vita sembra un unico gettarsi
nella mischia infinita contro il fascismo.
Un tuffo senza respiro
per il pane, per la pace, per la terra:
una terra in cui vivere sia cosa
degna, sia cosa bella.
E insieme amava il racconto e le parole
che vengono da lontano, tradusse
poesie, che e' come dire
che seppe ascoltare, meditare, contemplare,
e anche cosi' dar mano a coltivare
una terra, edificare un mondo
in cui vivere sia cosa degna, sia
cosa bella.
*
Maria Montessori, o della persuasione
Capire che la pace li' comincia:
dall'accoglienza fatta ai bambini.
E costruire un mondo in cui bambini
e adulti infine possano convivere.
Non piu' stranieri, non piu' abbandonati,
non piu' nemici, non piu' aggressori,
ma una umanita' riconoscente.
3. RIFLESSIONE. ADRIANA PERROTTA RABISSI: LA GUERRA NON E' MAI UNA SOLUZIONE, PORTA COMUNQUE MORTE E DISTRUZIONE
[Ringraziamo Adriana Perrotta Rabissi (per contatti: adrianina at tiscali.it) per questo intervento.
Adriana Perrotta Rabissi e' docente di italiano e storia e fa parte della Libera Universita' delle Donne; si occupa di storia del femminismo, di lavoro, di linguaggio dal punto di vista psicosociale. Dal 1981 al 1994 e' stata membro della segreteria del Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia (trasformatosi nel 1994 in Fondazione Elvira Badaracco); per il Centro ha svolto attivita' di organizzazione e coordinamento di convegni nazionali ed internazionali e seminari di studio su temi relativi alla condizione delle donne, al linguaggio sessuato, alla letteratura e alla scrittura delle donne, alla storia dei movimenti politici delle donne; attivita' di ricerca nei campi della storia dei movimenti politici delle donne, in particolare dell'emancipazionismo e del neofemminismo degli anni Settanta e Ottanta, della storia, della scrittura e della letteratura delle donne; attivita' di documentazione nell'Archivio del Centro. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Badaracco, per la quale cura i rapporti con la Rete Lilith (la rete dei centri, biblioteche e archivi delle donne in Italia) e organizza momenti seminariali e convegni nazionali e internazionali. E' socia dell'Associazione per una libera universita' delle donne di Milano, per cui progetta, organizza e conduce dal 1994 corsi e seminari su temi relativi alla condizione delle donne in Italia e alle sue modificazioni strutturali in relazione al sessismo della lingua, alle rappresentazioni del maschile e del femminile sedimentate nella lingua di comunicazione, alla storia e alla letteratura delle donne nel Novecento, ai mutamenti sociali verificatisi nel campo della famiglia e del lavoro. Svolge dal 1979 attivita' di formazione, di educazione degli adulti, di aggiornamento dei docenti delle secondarie e delle/degli operatrici e operatori culturali. Ha organizzato e condotto corsi monografici delle 150 ore sulla condizione delle donne per il Consorzio Ticino 3; dal 1991 organizza e conduce corsi rivolti alla cittadinanza per il Comune di Milano sui temi del linguaggio sessuato, della letteratura, della storia delle donne, delle modificazioni della condizione delle donne nella famiglia e nel lavoro. E' stata docente di storia del Novecento, storia delle donne e della letteratura delle donne in corsi di aggiornamento dei docenti di Milano, Grosseto, Bergamo, Bolzano, Ferrara, Rovigo, e per l'Istituto svizzero di pedagogia per la formazione professionale di Lugano. E' stata formatrice in corsi e seminari sui linguaggi documentari e sull'indicizzazione tramite thesaurus, organizzati da Istituzioni italiane, dalla Cee, da Centri di ricerca e documentazione delle donne. Ha pubblicato saggi e articoli nelle riviste "Dwf", "Lapis", "Leggere donna", "La Balena Bianca", "il Paese delle Donne", "Golem. L'indispensabile". E' redattrice della rivista on line: "Overleft. Rivista di culture a sinistra" (www.overleft.it). Tra le opere di Adriana Perrotta Rabissi: "Itinerario bibliografico sul rapporto donne/scrittura", in Calabro' A. R., Grasso L. (a cura di), Dal movimento femminista al movimento diffuso. Ricerca e documentazione nell'area lombarda, Milano, Franco Angeli, 1985; "Questo balsamo, la lettura: ovvero la necessita' della cultura", in Buttafuoco A., Zancan M. (a cura di), Svelamento. Sibilla Aleramo: una biografia intellettuale, Milano, Feltrinelli, 1988; Assolo. Sibilla Aleramo", in "Donnawomanfemme", n 3,1986; (a cura di, con Perucci M. B.), Perleparole. Le iniziative a favore dell'informazione e della documentazione delle donne europee, Atti del convegno internazionale del Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia, Utopia, Roma 1988; "Dalle parole delle donne a 'Linguaggiodonna'", in Perleparole, cit.; (con Perucci M. B.), Perleparole, in "Minerva", n. 9, settembre 1988; "Tra nuova sinistra e autocoscienza. Milano:1972-1974", in Crispino A. M. (a cura di), Esperienza storica femminile nell'eta' moderna e contemporanea. Parte seconda, Roma, Udi - La Goccia,1989; (con Perucci M.B.), Linguaggiodonna. Primo thesaurus "di genere" in lingua italiana, Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia, II ed., Milano 1991; (con Perucci M. B.), Un Convegno sull'informazione 'al femminile', in "Biblioteche oggi", n. 4, luglio-agosto 1988; "Le parole per dire", in Buttafuoco A. (a cura di), Modi di essere. Studi,riflessioni, interventi sulla cultura e la politica delle donne in onore di Elvira Badaracco, Bologna, E M Ricerche, 1991; Fra una parola e l'altra. La riflessione delle donne tra storia e memoria di genere, in "La Balena Bianca. I fantasmi della societa' contemporanea", n. 4, 1992; "Di corpi e di parole. Viaggio attraverso un dizionario di parolechiave, in "La Balena Bianca. I fantasmi della societa' contemporanea", n. 5, 1992; "Parlare e scrivere senza cancellare uno dei due sessi", in Eleonora Chiti (a cura di), Educare ad essere donne e uomini. Intreccio tra teoria e pratica, Torino, Rosenberg e Sellier, 1998;(con Luciana Tavernini), "Un percorso storiografico del Novecento", nell'ipertesto consultabile al sito Donne e conoscenza storica, www.url.it/donnestoria/; Sono soldi i soldi?, in "Golem. L'indispensabile", giugno 2001; La lingua e' neutrale rispetto ai sessi?, nel sito www.retelilith.it; (con varie coautrici), L'in-canto delle parole, Milano, Universita' delle donne, 2002; Donne di parole, in "Scuola ticinese", a. XXXII, serie III, n. 254, gennaio-febbraio 2003; (con varie coautrici), Le parole mal-trattate, Milano, Universita' delle donne, 2003]
Di fronte all'angoscia che provo per la situazione che stiamo vivendo, un piccolo conforto mi deriva dai discorsi che mettono in luce la necessita' di scambiare idee, informazioni, confrontarsi, prima di trinciare giudizi dettati da appartenenze politiche e/o ideologiche.
Certo che e' difficile districarsi tra la manipolazione delle notizie, la strumentalizzazione di stati emotivi alimentati ad arte per mettere le persone di fronte ad alternative apparentemente insuperabili, questa e' poi la funzione di una guerra, come di tutte, spazzare via ogni ipotesi di mediazione, si sbattono sulla bilancia orrori di cadaveri e massacri, per nascondere le ragioni per le quali si e' giunti a questo punto, e soprattutto gli interessi contrapposti in gioco.
Io provo angoscia e disorientamento, non solo per quanto accade, ma per gli accanimenti dialettici che suscita.
Le certezze, prive di ogni ragionevole dubbio, mi terrorizzano sempre, da qualunque parte politica siano espresse, rivelano simmetria di posizioni e sentimenti totalitari, soprattutto trascurano ogni considerazione in merito alle concrete e materiali vite di donne e uomini.
Posso solo continuare a cercare di capire, a partire da un punto fermo: la guerra non e' mai una soluzione, porta comunque morte e distruzione (qualcuno parla del salvataggio del popolo libico inondato di uranio impoverito?) alle persone che vuole "salvare" (intervento umanitario).
I mezzi per tentare di bloccare le prepotenze piu' gravi ci sarebbero stati comunque, in ragione dell'integrazione economico-finanziaria, politica e sociale del mondo di oggi, se non vi si e' ricorso prima e' perché si e' voluto che le cose arrivassero a un punto di non ritorno per eterogeneita' dei fini: le armi ci sono e vanno usate per rinnovarle e comprare quelle che nel frattempo sono prodotte, ci sono motivi geopolitici, di prestigio internazionale, le persone schiacciate sulla dimensione amico/nemico sono piu' controllabili, perche' hanno maggiori difficolta' a pensare...
Forse le possibilita' di usare altri mezzi ci sono ancora oggi, continuiamo a cercare.
4. RIFLESSIONE. ANAIS GINORI INTERVISTA LUISA MURARO
[Da Anais Ginori, Pensare l'impossibile. Donne che non si arrendono, Fandango, Roma 2010, riprendiamo la seguente intervista dell'autrice a Luisa Muraro, alle pp. 132 e sgg. col titolo "Quando eravamo regine".
Anais Ginori e' nata a Roma nel 1975, di madre francese, e' giornalista a La Repubblica. Dopo gli studi di Scienze Politiche all'universita' La Sapienza, ha fatto tirocini a Parigi all'Agence France Presse, a Le Monde e a Radio France Internationale. Nel 1996 ha cominciato a lavorare nel quotidiano La Repubblica, passando due anni nella cronaca locale di Firenze. Dal 2000 e' alla redazione Esteri. Scrive di politica internazionale, cultura e costume. Ha pubblicato Le Parole di Genova (Fandango) sul movimento che ha manifestato contro il G8 nel luglio 2001, e Non calpestate le farfalle (Sperling & Kupfer) sul regime dei khmer rossi e i ricordi di un ex bambino-soldato al servizio di Pol Pot. Pensare l'impossibile. Donne che non si arrendono (Fandango), il suo ultimo libro, e' un viaggio intorno alla condizione femminile in Italia attraverso storie e testimonianze. Vive tra Roma e Parigi. Opere di Anais Ginori: Parole di Genova, Fandango, 2002; Non calpestate le farfalle, Sperling & Kupfer, 2007; Pensare l'impossibile. Donne che non si arrendono, Fandango, 2010.
Luisa Muraro, una delle piu' influenti pensatrici femministe, ha insegnato all'Universita' di Verona, fa parte della comunita' filosofica femminile di "Diotima"; dal sito delle sue "Lezioni sul femminismo" riportiamo la seguente scheda biobibliografica: "Luisa Muraro, sesta di undici figli, sei sorelle e cinque fratelli, e' nata nel 1940 a Montecchio Maggiore (Vicenza), in una regione allora povera. Si e' laureata in filosofia all'Universita' Cattolica di Milano e la', su invito di Gustavo Bontadini, ha iniziato una carriera accademica presto interrotta dal Sessantotto. Passata ad insegnare nella scuola dell'obbligo, dal 1976 lavora nel dipartimento di filosofia dell'Universita' di Verona. Ha partecipato al progetto conosciuto come Erba Voglio, di Elvio Fachinelli. Poco dopo coinvolta nel movimento femminista dal gruppo "Demau" di Lia Cigarini e Daniela Pellegrini e' rimasta fedele al femminismo delle origini, che poi sara' chiamato femminismo della differenza, al quale si ispira buona parte della sua produzione successiva: La Signora del gioco (Feltrinelli, Milano 1976), Maglia o uncinetto (1981, ristampato nel 1998 dalla Manifestolibri), Guglielma e Maifreda (La Tartaruga, Milano 1985), L'ordine simbolico della madre (Editori Riuniti, Roma 1991), Lingua materna scienza divina (D'Auria, Napoli 1995), La folla nel cuore (Pratiche, Milano 2000). Con altre, ha dato vita alla Libreria delle Donne di Milano (1975), che pubblica la rivista trimestrale "Via Dogana" e il foglio "Sottosopra", ed alla comunita' filosofica Diotima (1984), di cui sono finora usciti sei volumi collettanei (da Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1987, a Il profumo della maestra, Liguori, Napoli 1999). E' diventata madre nel 1966 e nonna nel 1997". Dal sito della Libreria delle donne di Milano riprendiamo la seguente breve notizia biobibliografica aggiornata "Luisa Muraro, profonda conoscitrice del femminismo delle origini, e' tra le fondatrici della Libreria delle Donne di Milano (1975) e nel 1984 della Comunita' filosofica Diotima. Ha lavorato al concetto della differenza, favorendone la divulgazione e contribuendo a renderlo imprescindibile anche nel dibattito politico e filosofico italiano. Autrice di molte monografie, ha pubblicato numerosi saggi e articoli, ospitati in riviste accademiche, ma anche in quotidiani e riviste indirizzate al grande pubblico. Tra le sue pubblicazioni: La signora del gioco. Episodi della caccia alle streghe, Milano, Feltrinelli, 1976; Maglia o uncinetto. Racconto linguistico-politico sulla inimicizia tra metafora e metonimia, Milano, Feltrinelli, 1981; L'ordine simbolico della madre, Roma, Editori Riuniti, 1991; Lingua materna, scienza divina. Scritti sulla filosofia mistica di Margherita Porete, Napoli, D'Auria, 1995; Le amiche di Dio, Napoli, D'Auria, 2001; Il Dio delle donne, Milano, Mondadori, 2003; Guglielma e Maifreda, Milano, La Tartaruga, 1985, 2003; Al mercato della felicita'. La forza irrinunciabile del desiderio, Milano, Mondadori, 2009; Hipatia de Alejandria, Sabina Editorial, 2010"]
Luisa Muraro riceve nel suo appartamento al primo piano di un palazzo affacciato su Porta Ticinese. E' una delle piu' note e autorevoli rappresentanti del pensiero femminista, e' stata tra le fondatrici della Libreria delle donne di Milano, della comunita' filosofica Diotima, ha insegnato all'universita' di Verona, e' l'autrice di fondamentali saggi sul femminismo della differenza, diventato elemento identificativo del movimento italiano rispetto, per esempio, a quello dei paesi nordici piu' incentrato sulla parita'. "La differenza femminile significa la relativita' della differenza maschile. Gli uomini sono un sesso, non sono la misura dell'umanita'". Per questa intellettuale nata a Vicenza nel 1940 e cosi' attenta al linguaggio - "Non dico mai la donna, perche' e' una dizione metafisica, preferisco parlare delle donne" -, la discussione sulla nostra epoca parte da una semplice constatazione: "Gli uomini italiani hanno mancato l'appuntamento con il femminismo". Uno "sfasamento", un ritardo abbastanza evidente, secondo Muraro.
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- Anais Ginori: Negli Stati Uniti si e' parlato di backlash. Il contraccolpo del maschilismo dopo l'avanzata del femminismo: e' questo che devono affrontare le donne oggi?
- Luisa Muraro: In Italia le cose sono andate e vanno diversamente, sebbene l'ispirazione e lo slancio degli anni Sessanta e Settanta ci abbiano avvicinate a tanti altri paesi, in primo luogo gli Usa. Qui non abbiamo notato alcun contraccolpo, perche' la nostra strada e' sempre stata in salita. Ma continua, si continua ad andare avanti. Da vent'anni circa l'Italia registra una crescente presenza di donne nel mercato del lavoro. E' un processo irreversibile, non una contingenza, sebbene la crisi oggi in corso colpisca anche le donne, con effetti pesanti specialmente nel Sud. Ma ovunque la cultura e' cambiata, anche dove le opportunita' scarseggiano. Oggi per una giovane e' normale realizzarsi sul lavoro, salvando altri desideri, in primis quello di maternita'. Osservo che le ragazze di oggi sono intimamente autonome, non si fanno piu' definire dal desiderio e dalla volonta' maschile. Un'amica che e' tornata dopo molti anni passati in Venezuela mi ha detto che non riconosceva piu' l'Italia proprio per questa liberta' femminile che si respirava nell'aria. D'altra parte, pero', ci sono aspetti che definirei di arretratezza maschile. Paradossale: l'Italia e' stata uno dei paesi con il femminismo piu' forte, intenso, vivace e creativo, ma gli uomini - compresa gran parte degli intellettuali progressisti - non hanno recepito le conquiste del movimento. Percio', passato il tempo della maturazione, il tempo che doveva essere dell'assimilazione delle nuove idee portate dal movimento delle donne nella vita pubblica, per esempio nella politica ufficiale, nella televisione, non si sono visti i frutti.
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- Anais Ginori: Per alcune giovani c'e' anche un sentimento di scoramento, la delusione per una rivoluzione in qualche modo incompiuta.
- Luisa Muraro: La condizione delle donne e' migliore che in passato ma e' piu' difficile, complessa, e dunque piu' interessante. La singola donna deve risolvere molti piu' problemi. Prima camminava su un binario fisso. Come ho gia' detto, oggi le giovani donne dicono si' al mondo del lavoro ma anche alla maternita'. Questo e' un cambiamento notevole, la mia generazione tendeva infatti a pensare che fosse necessario scegliere. A questa novita' positiva si aggiunge, purtroppo, per le persone giovani, maschi o femmine, quella di trovare un lavoro corrispondente alle proprie aspettative e pagato decentemente. Ma nonostante tutto io osservo che questa generazione, penso alle mie ex studentesse, non si scoraggia.
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- Anais Ginori: Come sta cambiando l'esercizio delle liberta' femminili nella societa'?
- Luisa Muraro: Se si sapesse osservare e raccontare, si vedrebbe che la societa' italiana e' uno straordinario laboratorio della liberta' femminile. Cambiano i rapporti con gli uomini, tra donne, con il lavoro, la sessualita'... E i cambiamenti vanno in tante direzioni, non senza contrasti e contraddizioni. Anche sul piano simbolico la rappresentazione femminile e' diventata piu' problematica. Per esempio, ci sono donne proiettate sulla scena pubblica che agiscono e si comportano in modo che suscita indignazione nella societa' femminile. Vengono strumentalizzate dai partiti? Forse. Sono troppo timide nei confronti dei capi della televisione? Forse. Comunque, in tutto questo si esprime il travaglio di una societa' che cambia e fa posto alle donne. Una volta le prostitute si chiamavano, eufemisticamente, donne pubbliche. Oggi ci sono tante donne pubbliche e nessuno ricorda che era quasi una parolaccia.
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- Anais Ginori: Lei ha difeso Veronica Lario, definendola una "figura innovatrice nel paesaggio politico". Perche'?
- Luisa Muraro: Semplice: perche' non ha parlato da femminista, ma neanche da moglie subordinata. Lei e' entrata da signora in un paesaggio politico che comincia appena a prendere forma. Ha detto le cose che pensava in totale autonomia, muovendo all'uomo critiche politicamente molto gravi. L'ha accusato di fare un uso indecente della cosa pubblica e ha detto che certi suoi comportamenti fanno pensare a uno stato di malattia. Ha dimostrato una liberta' di giudizio sconosciuta ai politici, compresi quelli dell'opposizione. Pero' ha anche detto che vuol bene a quell'uomo e ha chiesto che venga aiutato. Io, che mi riconosco una punta di asprezza e polemica verso l'altro che e' uomo, sono rimasta colpita dalla forza senza asprezza di Veronica. A mio avviso, e' una figura emblematica di quello che sta cambiando nel mondo delle donne e nei rapporti con gli uomini. "Ho la liberta' di andare avanti", ha detto. Riconoscerlo e offrirle uno specchio valorizzante, e' un passo decisivo nella difficile partita che stiamo giocando oggi, donne e uomini.
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- Anais Ginori: Come mai allora e' stata cosi' poco sostenuta e valorizzata?
- Luisa Muraro: E' mancata la mediazione politica delle donne di sinistra, che avrebbero avuto interesse nell'appoggiarla. Non lo hanno fatto subito perche' non hanno capito il valore politico di quella presa di posizione. Il Pd ha dato risposte sbagliate per una ragione semplice, perche' non ha ancora registrato la fine del patriarcato. Sono state invece le femministe autonome a prendere posizione. Ma noi non abbiamo i giornali, le tv. Il nostro sostegno c'e' stato, ma fatalmente poco visibile.
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- Anais Ginori: Berlusconi e' un vecchio maschilista demode', oppure incarna un modello tuttora attuale?
- Luisa Muraro: Non ha inventato niente, occorre dirlo? Nella bottega sempre aperta del potere dove tutto si compra e tutto si vende, lui si e' distinto per certi comportamenti che sono un'esplicita caricatura di quello che li' avviene. Il contrasto fra un certo successo popolare che ha in Italia e lo scandalo che suscita all'estero si riduce in fondo a una questione di distanze. Da lontano si vede quello che esce dalle righe. Da vicino si vede anche la cerchia dei tanti che gli somigliano, sui quali lui riesce a spiccare per una schiettezza di uomo furbo, come quando ha replicato "non sono un santo". Da vicino si vede anche che l'indignazione suscitata in Italia non e' tutta di buona marca. Ci sono uomini, e sono tanti, che si sentono offesi nella loro dignita' di facciata. Vogliono che la bottega funzioni ma con un certo decoro. In che cosa questo consista, esattamente, non lo so.
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- Anais Ginori: In compenso, le parole di due donne, Veronica Lario e poi Patrizia D'Addario, hanno smascherato questo mercimonio.
- Luisa Muraro: Anni fa ho scritto alcune lezioni sul femminismo per l'universita' di Barcellona. La prima s'intitolava 'La verita' delle donne". Gli uomini ne hanno paura. Le donne sanno la verita' sulla sessualita' maschile, per esempio la D'Addario ha dato l'impressione di una persona che non ha niente da nascondere e bisogna dire che fa la sua bella figura rispetto ai poveri uomini di potere, pieni di imbrogli, sotterfugi e avvocati che devono difenderli.
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- Anais Ginori: Il privato e' pubblico, si diceva negli anni Settanta. E' ancora cosi'?
- Luisa Muraro: La famosa parola d'ordine femminista e' diversa, dice che il personale e' politico. In effetti, la rivoluzione femminista e' stata fatta in prima persona. Quanto a pubblico/privato, si tratta di una separazione che abbiamo messo sotto accusa non in assoluto, ma nella misura in cui significava il confinamento delle donne nel privato. Era un comodo sistema per separare le parvenze pubbliche, ufficiali e dignitose, da un privato dove capitava di tutto, dalla prevaricazione sulla moglie, e anticamente sui figli, fino al libertinaggio corrente. Il femminismo ha voluto rompere con questo. Nelle epoche migliori per le donne quella separazione non valeva. Mi riferisco alle classi alte della societa' francese del Seicento e a quella civilta' della conversazione ottimamente studiata da Benedetta Craveri. Oggi e' tutto diverso, oggi il privato, spesso nei suoi aspetti piu' volgari o miseri, e' diventato uno spettacolo pubblico.
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- Anais Ginori: Ragazze, spesso laureate, fanno la fila per diventare veline. Qualcuno ha sostenuto che sia un effetto perverso dell'emancipazione femminile. Cosa ne pensa?
- Luisa Muraro: Non diciamo sciocchezze. Io difendo regolarmente queste ragazze. Se non ne fanno l'anticamera della prostituzione, il loro e' un lavorare onesto, un guadagnarsi il pane. Punto e basta. Quelle che vogliono intraprendere una carriera televisiva, hanno altre strade? Comunque, io non giudico mai le singole persone, a parte quelle che hanno ruoli, poteri e doveri non comuni. Giudico il contesto e le responsabilita' di chi dirige, e' la televisione italiana che dovrebbe cambiare, quanto alla rappresentazione del femminile.
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- Anais Ginori: Perche' e' difficile trovare una giovane che si definisce "femminista"?
- Luisa Muraro: Per me quello che e' stato guadagnato in questi decenni e' tantissimo, ma ha ancora bisogno di essere assimilato ed elaborato dalla societa' italiana, e il discredito gettato sulla parola "femminista" fa parte di questa arretratezza. L'autonomia di una donna e' sempre stata combattuta anche con il ridicolo. La parola "femminismo" e "femminista" fa antipatia tra gli uomini, tra i preti, tra gli intellettuali. Ma qualcuno mi ha detto: in realta' abbiamo paura di voi. Quando gli uomini digeriranno tranquillamente questa parola, allora non ci sara' piu' bisogno di ondate femministe. C'e' ancora una misoginia e un risentimento maschile che covano. Aggiungo che ogni generazione deve ereditare e reinventare il mondo con le proprie parole. Capisco che una giovane donna voglia essere creatrice del suo cammino.
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- Anais Ginori: C'e' bisogno di un nuovo femminismo?
- Luisa Muraro: Il femminismo va a ondate. E' accaduto nell'Ottocento, nel Novecento. Noi siamo state protagoniste e abbiamo assistito a una straordinaria mareggiata che comincia alla fine degli anni Sessanta, viene avanti negli anni Settanta e arriva fino ai nostri giorni. Dalle ragazze di oggi vorrei vedere piu' energia nel far valere quello che e' cultura e pensiero di donna. Troppo spesso cerchiamo di ottenere cio' che ci interessa senza farci vedere, senza conflitto. La tendenza e' questa. Io invece credo che i conflitti aperti facciano bene, tanto alla societa' quanto alle persone.
5. LIBRI. ANTONELLA DE NICOLA PRESENTA "FIABE E LEGGENDE D'IRLANDA" Di JANE WILDE
[Dal sito www.tecalibri.it riprendiamo il seguente estratto da Jane Wilde, Fiabe e leggende d'Irlanda. Fate, folletti e incantesimi raccontati da Lady Speranza, madre di Oscar Wilde, Nuovi Equilibri, Viterbo 2010 (edizione originale: Ancient Legends, Mystic Charms, and Superstitions of Ireland, Ticknor, Boston, 1887, traduzione di Antonella De Nicola, Fabio Giovannini). E' un estratto dall'introduzione di Antonella De Nicola, dal titolo "Di madre in figlio: la parola attraverso la fiaba".
Antonella De Nicola e' docente, traduttrice e saggista.
Jane Francesca Elgee (1821-1896), Lady Wilde, scrittrice e patriota irlandese, col nom de plume di "Speranza" fu autrice di una impegnata opera poetica e pubblicistica per la causa dell'indipendenza]
Jane Francesca Elgee, nota anche come Lady Wilde (1821-1896), e' una figura di straordinario interesse nella cultura e nella storia d'Irlanda. Di famiglia dalle solide tradizioni, di presunte origini italiane, autrice di opere in poesia e prosa diffuse soprattutto con il nome di Speranza, Lady Wilde aderi' al movimento nazionalista dell'isola verde e fu una delle figure di primissimo piano tra le donne poi fautrici dell'indipendenza dell'Irlanda. Legata per parentela allo scrittore Charles Maturin (autore di numerose opere di carattere gotico, quali Melmoth l'errante - che ispireranno scrittori come Honore' de Balzac e Charles Baudelaire), scrisse per il Movimento dei Giovani Irlandesi (Young Ireland Movement, 1840) pubblicando poemi su "The Nation", di cui divenne anche direttore nel 1848 con lo pseudonimo di John Fanshaw Ellis.
La sua opera comprende traduzioni dal tedesco e dal francese (in particolare dello scrittore gotico Wilhelm Meinhold, di Alphonse de Lamartine e di Alexandre Dumas), ma Lady Wilde divenne soprattutto celebre per gli scritti a favore della causa dell'indipendenza dell'Irlanda, spesso ostili al dominio esercitato dall'Inghilterra, tanto che fu soprannominata "Speranza of the Nation". Quando Speranza pubblico' un invito agli irlandesi affinche' prendessero le armi contro gli inglesi, le autorita' di sua Maesta' convocarono al Castello di Dublino un redattore del libello, Charles Gavan Duffy, per obbligarlo a confessare il vero nome dell'autore: piu' volte, in occasione del dibattimento pubblico, Lady Wilde intervenne per dichiarare la sua colpevolezza, ma fu ignorata.
Antesignana di un femminismo decisamente ante litteram, si batte' strenuamente per i diritti delle donne, soprattutto a favore di una loro istruzione piu' dignitosa, elogiando la promulgazione della Legge sulla Proprieta' per le Donne Coniugate (The Married Women's Property Act, 1883), liberate finalmente dalla schiavitu' del matrimonio che non permetteva loro di godere delle proprie fortune. Dopo aver sposato il noto chirurgo oftalmico Sir William Robert Wilde nel 1851, fu madre di William, Oscar e Isola che mori' nel 1867, all'eta' di dieci anni, in seguito a una febbre improvvisa. La sua vita fu travolta da scandali, prima quelli provocati dalla condotta libertina del marito (denunciato anche per molestie sessuali), poi quelli del figlio Oscar, additato come reietto ed espulso dall'Inghilterra puritana di quegli anni. Eppure lei rimase sempre accanto a entrambi, sia dopo l'incendio del 1871 in cui persero la vita le due figlie illegittime di William, sia quando Oscar fu condannato ai lavori forzati per omosessualita'. In seguito alla morte del marito, nel 1876, quando scopri' di essere oberata di debiti, decise di lasciare Dublino tre anni dopo e di raggiungere a Londra i figli Willie, giornalista, e Oscar, che all'epoca cominciava a raccogliere consensi nei circoli letterari della capitale. Trascorse gli ultimi otto anni nel quartiere di Chelsie, a Oakley Street, dove creo' un salotto culturale che fu polo di attrazione della societa' mondana dell'epoca. Con Willie visse sostanzialmente in poverta', pubblicando su riviste cio' che il marito aveva raccolto nelle sue ricerche sul folklore irlandese.
Prima di morire di bronchite nel 1896, Lady Wilde chiese di poter rivedere Oscar in prigione, ma il permesso le fu negato e lei si spense il 3 febbraio dello stesso anno.
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La traduzione completa in lingua italiana della raccolta che Lady Speranza pubblico' nel 1887 e' importante per la sua doppia chiave di lettura e interpretazione: la prima consiste nella divulgazione in toto di un prezioso volume di fiabe e leggende tradizionali irlandesi, dall'indubitabile valore antropologico e storico; la seconda nella presentazione, in filigrana, di un'autrice finora messa in ombra dalla figura, certamente piu' celebrata, del figlio, passato alla storia come massimo rappresentante dell'estetismo in lingua inglese. Eppure, come sovente accade, non si puo' scindere l'analisi della grandezza dell'uno (Oscar Wilde) senza individuare l'alone emanato dalla fascinazione dell'altra, sicuramente fautrice, in maniera piu' o meno diretta, della formazione e dell'educazione sentimentale del figlio. Una personalita' tanto esuberante e prorompente non poteva non influenzare l'identita' di Oscar, ribelle scrittore dal solido e possente retroterra culturale, il quale, quando nel 1882 svolse un giro di conferenze negli Stati Uniti, venne annunciato come "Speranza's Son" (Figlio di Speranza). Simili nell'aspetto come nella voce, il rapporto tra i due fu spesso solidale e decisamente fruttuoso: lo testimoniano le fotografie che ritraggono il piccolo Oscar in abiti femminili (come ad accondiscendere al desiderio materno di una figlia femmina), mentre i biografi riportano frasi e citazioni attribuite a Oscar (ad esempio quella di eludere vanitosamente informazioni sulla propria eta') che di fatto sono di matrice speranziana, e quel che fu confidato dallo stesso Oscar a seguito del suo successo come drammaturgo: "I must now pose as the Mother of Oscar" (Devo ora recitare il ruolo della Madre di Oscar). Un rapporto fruttuoso in termini di creazione letteraria fu pero' condiviso anche tra Oscar e la moglie Constance, a sua volta autrice (sconosciuta) di una breve opera di fiabe per bambini.
La fiaba dunque sembra profilarsi come insospettabile trait d'union tra il mondo maschile di Oscar e il mondo femminile di Lady Speranza cosi' come della piu' docile e mansueta Constance. Ma le storie di Speranza non hanno molto a che fare con la fantasia della moglie di Oscar. Anzi, esse sono il frutto di un'oculata e puntigliosa ricerca nella storia e nelle tradizioni di un Paese, l'Irlanda, all'epoca ancora lontano da un'indipendenza che avverra' soltanto parzialmente nel 1921 con il trattato anglo-irlandese, seguito da una sanguinosa guerra civile che vide cadere i suoi uomini piu' impavidi, tra cui Michael Collins. Pochi pero' sono a conoscenza di quanto le donne del periodo abbiano operato per il risveglio delle coscienze di un popolo tanto straordinario, soggiogato dalle alterne vicissitudini politiche e dall'arroganza dell'impero britannico. Le donne infatti agirono nel mondo culturale come gli uomini nel mondo politico: a Lady Speranza si deve questa preziosa raccolta di storie e leggende irlandesi dal forte carattere nazionalistico, cosi' come alle figure femminili che la seguirono (la suffragista Millicent Fawcett e la fervida attivista Maud Gonne in testa) si devono iniziative di stampo divulgativo, come serate di letture di poesie e prose dedicate alla storia del Paese, rappresentazioni teatrali che mettevano in scena momenti dell'epica irlandese, e attivita' di scolarizzazione finalizzate al recupero dei bambini e dei poveri dell'isola.
Il presente volume e' dunque un'opera di indubbio valore storico-nazionale: i personaggi che popolano le storie raccontate sono tratti dalla tradizione popolare irlandese, con fate e folletti lontani dalla mitologia classica norrena (come viene chiarito dalla Wilde nell'ampia introduzione), e con figure particolari come i phouka, le banshee, i lepricani che sono tipici dell'oralita' isolana.
Non bisogna trascurare la peculiarita' geografica dell'Irlanda, isola a ovest di quella britannica e pertanto piu' ancorata alla presenza di un oceano, vera entita' mitemica che la colloca in un estremo occidente europeo. Terra di pionieri, cacciatori, navigatori, pirati, il mare ha giocato sull'Irlanda la stessa fascinazione che il Mediterraneo ha esercitato sulla sensibilita' dei popoli ellenici, con i quali ha condiviso le medesime radici antropologiche. Ecco allora la comparsa di sirene, fate del mare, figurazioni medusee che ammaliano viandanti e navigatori, attirandoli nelle loro scie d'incanto e perdizione. Ed ecco ancora principesse, donne bellissime rapite dal potente re delle fate, il quale, pur circondato da donne meravigliose, preferira' sempre la bella mortale che non gli appartiene, la sposa vergine che ancora non ha varcato la soglia iniziatica del matrimonio. Cio' che induce il lettore a immergersi nell'atmosfera remota e fantastica di Eileen, di Edna e di altre ingenue e romantiche fanciulle, e' la comprensione della distanza dialettica che ci separa dalla voce della Wilde e che ci catapulta in un pianeta di fantasie lontane tanto nel tempo quanto nello spazio, nonche' della straordinaria comunanza di figure, di fabulae, che ci avvicinano al mondo a noi piu' noto della mitologia greco-romana.
Abbiamo sempre avuto l'ineffabile percezione che l' humus culturale irlandese avesse diversi e imprevisti contatti con il nostro, e Lady Speranza da un lato, cosi' come Sir William dall'altro, hanno avuto modo di spiegarcene il motivo: i celti, i principali abitanti dell'isola, si sono formati miscelando tribu' ed etnie differenti, provenienti dall'Iran (da cui il probabile anagramma di Erin) e dal sud dell'Europa. Da qui la strana (perche' estranea) diffusione dei pozzi sacri in Irlanda, anomala per una terra cosi' piena d'acqua, ma retaggio di una cultura in cui l'attingimento da una tale fonte di vita doveva rivelarsi decisivo. Da qui, pero', anche la fusione di alberi tipici di un'isola tanto ricca di boschi con piante di una terra dal suolo piu' arido, e di conseguenza meno assetato d'acqua. Mitologemi dell'una si integrano con quelli dell'altra - due culture che dialogano a distanza, e di cui si rivela l'eco soltanto in tempi relativamente recenti.
Se si possa ancora una volta ricorrere a una cultura indoeuropea, una sorta di Ur-Culture, culla di una civilta' totalizzante e onnicomprensiva di stampo proppiano, o se si debba invece far riferimento a una vasta koine' di archetipi che si ritrovano e vengono a loro volta rielaborati nell'ampio bacino euro-asiatico, come sottendono invece le tesi di Jung e Kereny, non sta a noi stabilirlo. Cio' che invece importa e' che la voce della Wilde si diffonda con forza ad affermare la singolarita' identitaria di una nazione e del suo popolo, che nell'800 si stava scoprendo attraverso l'accurata ricostruzione del proprio passato. Un passato fatto della sua gente, dei suoi racconti, a volte onirici, a volte feroci, che nell'uso della lingua (la piu' volte citata "lingua irlandese") esprime l'attaccamento e il legame con la sua terra. Una terra per la quale gli irlandesi riusciranno a realizzare, pur se solo in parte, il sogno di una soggettivita' distinta da quella inglese, come attestato dall'accurato racconto di insigni figure dell'epoca, uomini e donne che operarono attivamente per l'indipendenza dell'Irlanda.
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Come dunque una tale voce e' stata trasmessa da una madre al figlio? Con quali effetti, in particolare se il figlio in questione e' Oscar Wilde e ha dato alle stampe testi come The Happy Prince and Other Tales (Il principe felice e altre storie, 1888)? Un indizio puo' esserci offerto dall'analisi del nome per intero di Oscar (come a dire nomen omen): Oscar Fingal O'Flahertie Fills Wilde - Oscar perche', secondo la mitologia irlandese, era il nome del figlio di Osin nato nella terra dell'eterna giovinezza, quindi un augurio di rimanere sempre giovane; Fingal, dal protagonista dei Canti di Ossian, la celebre raccolta di antichi canti gaelici del 1760; e O' Flahertie, dall'antica parentela della nonna paterna. Un riferimento cosi' esplicito sia alla tradizione culturale irlandese, sia alla genealogia femminile della famiglia (la nonna paterna), fornisce un'impronta imprescindibile per l'interpretazione della figura e delle opere di Oscar, e soprattutto, attraverso di esse, pone in rilievo la personalita' della madre, che da protestante si converti' al cattolicesimo (considerato piu' genuinamente irlandese e lontano dagli influssi politici della chiesa anglicana), e indubbiamente ispiro' l'intento pedagogico ed educativo trasfuso nelle fiabe. Se consideriamo inoltre che tale genere di narrativa, dalla forte matrice femminile perche' legata all'oralita', all'intrattenimento apparentemente spensierato perche' svolto durante le faccende domestiche, spesso "davanti al fuoco", e che soltanto attraverso un sapiente lavoro di indagine e ricerca nella storia e nell'etnografia locale produce sovente uno strumento sovversivo di severa critica politica e sociale della cultura dominante, allora diviene chiaro anche il tipo di consegna intellettuale che da Wilde madre e' stato raccolto e rielaborato da Wilde figlio. L'intento di una sottile accusa contro la morale borghese dell'epoca vittoriana e' implicito in entrambi gli autori, se pur con una prerogativa eminentemente etnostoriografica da parte di Lady Speranza, e principalmente narrativa da parte di Oscar. Il risultato pero' non cambia, se si accetta la tesi che le figure fantastiche dell'una, estrapolate dalla tradizione popolare irlandese - spesso arricchita di figure fatate, o stregate dalle fate -, si confondono con i personaggi dell'altro, reinventati e rielaborati secondo un gusto del tutto originale. Si consideri per esempio che la prima edizione delle fiabe di Oscar, risalente al 1888, si pregio' delle illustrazioni di Walter Crane (1845-1915), pittore legato alla generazione post-preraffaellita noto per le sue opere a olio e ad acquerello dedicate soprattutto all'infanzia, mentre, nelle edizioni successive, dei disegni di due giovani artisti, Charles De Sousy Ricketts (1866-1931) e Charles Hazlewood Shannon (1863-1937), anch'essi di scuola preraffaellita, pronti ad accondiscendere a qualsiasi suggerimento estetizzante di Oscar. La narrazione di fiabe risponde dunque a un'istanza meramente artistica, al punto che vari recensori ritennero le ultime fiabe pubblicate da Wilde degli esempi di "ultraestetismo", poco adatto a un pubblico infantile, piu' rivolto invece a un lettore adulto, oculatamente selezionato secondo i principi e gli interessi di Oscar. Ma se con Lady Speranza le fiabe riportano, attraverso la loro oralita' e la fascinazione esercitata da generazioni di narratori occasionali, la forza evocativa di un popolo, la sua voce mitopoietica, con Oscar esse si rivelano come ulteriore modalita' espressiva di far letteratura, un invidiabile strumento performante che, grazie all'uso della parola e delle immagini che la corredano, copre quello scarto dialettico che spesso separa la letteratura dell'infanzia da quella piu' "alta", arte tout court. Nel secondo caso, pero', non e' difficile intravedere lo scrittore ritornare bambino, riappropriarsi di quelle stesse parole e di quelle stesse immagini che gli erano state trasmesse da piccolo, nella sua infanzia, quando la madre lo accompagnava nei meandri del racconto schiudendogli scenari di mirabolanti fantasie, di boschi oscuri e di mari fondi, mentre lui, a sua volta genitore, ripercorreva quelle tracce di ricordi a ritroso: "Era diverso; aveva tanto del bambino nella sua stessa natura [...] Si metteva a quattro gambe sul pavimento della nursery e faceva a turno il leone, il lupo, il cavallo, affatto incurante del suo aspetto, di solito immacolato".
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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 306 del 25 marzo 2011
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