Coi piedi per terra. 347



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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 347 del 7 settembre 2010
 
In questo numero:
1. Alcuni estratti da "Ginocidio" di Daniela Danna (parte seconda e conclusiva)
2. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo
 
1. LIBRI. ALCUNI ESTRATTI DA "GINOCIDIO" DI DANIELA DANNA (PARTE SECONDA E CONCLUSIVA)
[Nuovamente riproponiamo (ripresi dal sito www.tecalibri.it) i seguenti estratti (scelti da Angela Razzini) dal libro di Daniela Danna, Ginocidio. La violenza contro le donne nell'era globale, Eleuthera, Milano 2007.
Daniela Danna (Milano, 1967), ricercatrice, saggista, docente, insegna presso la Facolta' di Sociologia dell'Universita' degli Studi di Milano. Dal sito www.danieladanna.it riprendiamo il seguente profilo: "La mia professione e' quella di ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Sociali della facolta' di Scienze Politiche dell'Universita' degli Studi di Milano, dove tengo un corso di 'Sistemi sociali comparati' e una parte monografica sul concetto di capitalismo in Marx, Weber e altri autori nel corso di 'Storia del pensiero sociologico'. E' la facolta' dove mi sono laureata nel 1991, con una tesi di laurea intitolata 'La teoria della transizione demografica di John Caldwell e il caso della Danimarca', che ho fatto durante un periodo ad Aarhus (la seconda citta' della Danimarca, anche se non e' molto famosa), nel bel mezzo di un gelido inverno. Ancora prima di laurearmi comincio a lavorare a 'Babilonia' con Giovanni Dall'Orto, tenendo le (due) pagine lesbiche, la rubrica di notizie dall'estero, occupandomi sotto la guida di Giovanni degli aspetti pratici della campagna in difesa di don Crema, che era minacciato di 'licenziamento' per le sue posizioni poco vaticane in materia di omosessualita' (teneva una rubrica su 'Babilonia', che dovette abbandonare) e scrivendo articoli su temi vari. Subito dopo la laurea parto per Berlino, dove continuo a scrivere per 'Babilonia', insegno italiano, lavoro in bar e in un ristorante, insomma, mi arrangio a reddito minimo ma con molto tempo libero. Agli archivi lesbici Spinnboden scopro l'esistenza di uno scaffale intero di libri che parlano dell'amore tra donne nella storia, in tedesco, inglese ed altre lingue, e comincio a lavorare a una sintesi dei materiali per farli conoscere alle italiane. Dopo la fine di questa ricerca propongo al mio editore un libro sul riconoscimento giuridico e sociale delle unioni omosessuali. Mondadori accetta, ma poi in un momento di difficolta' economica non pubblica il lavoro (contemporaneamente fa uscire Praticamente normali di Andrew Sullivan sullo stesso tema, quindi non sembra essere una censura sui contenuti). La scoperta di accadimenti fantascientifici, come la pratica di emettere certificati di nascita con i nomi delle co-madri della California, o lo sviluppo dei servizi di inseminazione assistita per lesbiche, mi spinge (per tornare sulla Terra) a intraprendere una ricerca sulla maternita' delle lesbiche in Italia, realizzando interviste in tutta Italia, grazie all'aiuto di molte amiche del movimento, in particolare Giovanna Olivieri. Stanca dell'isolamento (e anche della scarsa considerazione) che la ricerca 'selvatica' ottiene, approdo all'Universita' come dottoranda in sociologia nel 1998, e decido (finalmente! dice il mio palato intellettuale) di cambiare argomento di ricerca, dedicandomi alle politiche sulla prostituzione. Ora si e' chiuso anche questo ciclo, sto preparando il mio corso e studiando autori che occhieggiavano da un po' (magari solo parzialmente letti!) dai miei scaffali: Wallerstein, Arrighi, Boutang, Tobin, Barrington Moore, Diamond, Delphy e molti altri". Pubblicazioni di Daniela Danna: dalla medesima fonte riprendiamo la seguente bibliografia: "a) Pubblicazioni recenti: (a cura di), Prostituzione evita pubblica in quattro capitali europee, Carocci, Roma 2007; Ginocidio. La violenza contro le donne nell'era globale, Eleuthera, Milano 2007. b) Pubblciazioni sulla prostituzione. 1. Saggi: Donne di mondo. Costruzione sociale e realta' della prostituzione e del suo controllo statale, Eleuthera, 2004; Cattivi costumi: Le politiche sulla prostituzione nell'Unione Europea negli anni Novanta, Quaderni del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale, Universita' di Trento, n. 25, 2002; Le politiche sulla prostituzione in Europa negli anni Novanta. Tesi di dottorato di ricerca in Sociologia e ricerca sociale presso l'Universita' degli studi di Trento, 2001. 2. Articoli: La prostituzione di strada nell'Unione Europea: le stime piu' recenti, in "Polis", n. 2, 2000, pp. 301-321; Paradossi della prostituzione, in "Polis", n. 1, 2001, pp. 5-12; La prostituzione come issue politica: l'abolizionismo della legge italiana e le proposte di cambiamento, in "Polis", 1, 2001, pp. 55-75; Danish legislation on prostitution in the context of the policy models in the E. U., in Kvinder, koen og forskning, n. 3, 2001, pp. 34-47. Lo sfruttamento della prostituzione, in La criminalita' in Italia, a cura di Marzio Barbagli e Ubaldo Gatti, Il Mulino 2002, pp. 149-158; Le politiche prostituzionali in Europa, in On the road: Manuale di intervento sociale nella prostituzione di strada, Milano, Franco Angeli 2003; Italy, the never-ending debate in The Politics of Prostitution: Women's Movements, Democratic States, and the Globalisation of Sex Commerce, a cura di Joyce Outshoorn, Cambridge University Press, in corso di pubblicazione. 3. Convegni. Organizzazione della Giornata di studi sulla prostituzione in Italia dell'Istituto Cattaneo (Bologna, 15.9.2000) e partecipazione con il paper La prostituzione di strada nell'Unione Europa: le stime piu' recenti; The position of the prostitutes in E. U. countries law and practice al workshop Ties that Bind: the Law, Economics and the Labour Market della IV Conferenza europea di ricerca femminista (Bologna, 28.9-1.10.2000), vedi in www.women.it/cyberarchive ; Organisations active in the field of prostitution in a comparative Western European perspective. Prostitution and trafficking as political issues Joint sessions dell'Ecpr (14-19 aprile 2000Copenaghen), vedi in www.essex.ac.uk/ecpr/; Models of policies about prostitution in the E. U. member states. Lezione tenuta al College di Vassar 23 aprile 2001; Danish legislation in a E. U. perspective. Sex til salg (28 settembre 2001 Copenaghen); Modelli di regolazione della prostituzione nell'Unione Europea.Rompere il silenzio sulle nuove schiavitu' della strada (17 maggio 2002 Cremona) in corso di pubblicazione negli Atti; Street prostitution and public policies in Milan, Italy. Sex work and public health Conference (18-20 gennaio 2002 Milton Keynes, UK); Trafficking and prostitution of foreigners in the context of the E. U. countries' policy about prostitution. Newr Workshop on Trafficking (25-26 aprile 2003 Amsterdam); Uno sguardo all'Europa. Convegno Nazionale Oltre le terre di mezzo. Ipotesi per nuove politiche sulla prostituzione (22-23 settembre 2003 San Benedetto del Tronto). c) Pubblicazioni sul lesbismo: 1. Saggi: Amiche, compagne, amanti. Storia dell'amore tra donne, Mondadori, Milano 1994 (ristampato nella collana Oscar, 1996). Pubblicato in edizione integrale e aggiornata da Editrice Uni Service, 2003; Matrimonio omosessuale, Erre Emme Edizioni, Roma 1997 (poi Massari Editore, Bolsena); "Io ho una bella figlia..." Le madri lesbiche raccontano, Zoe Edizioni, Forli', 1998. 2. Articoli: "Bisogna difendere la famiglia" Suggerimenti per un dibattito sulla destra al governo e le lesbiche: perche' non ci vogliono bene? Introduzione al dibattito in occasione della Giornata dell'orgoglio gay e lesbico a Milano, giugno 2002; Pregiudizio e orgoglio: gli effetti italiani del world pride, Incontro annuale dell'Associazione Americana di Italianistica, Filadelfia 2001; Cronache recenti di lesbiche in movimento, in "Quaderni viola", n. 4, 1996, pp. 6-17; Italy, in Lesbian motherhood in Europe, a cura di Kate Griffin e Lisa A. Mulholland, London, Cassell 1997, pp. 141-147; Lesbiche in movimento, in Pro/posizioni. Interventi alla prima universita' gay e lesbica d'estate, a cura di Gigi Malaroda e Massimo Piccione, Livorno, 24-30 agosto 1997. Universita' gay e lesbica d'estate, Livorno, 2000, pp. 50-56; The Beauty and the Beast. Lesbian characters in the turn-of-the-century Italian literature, in Queer Italia: Same-Sex Desire in Italian Literature & Film, a cura di Gary P. Cestaro, Palgrave MacMillan, 2004. 3 Convegni: Lesbian mothers in contemporary Italy, alla sezione "GenDerations" convegno internazionale "Women's Worlds '99" (Tromsoe 20-26.6.1999), vedi in www.skk.uit.no/WW99 ; Le modele italien: 20 ans de luttes lesbiennes organisees, in "Espace lesbien. Rencontre et revue d'etudes lesbiennes", n. 2, 2001 (Actes du colloque europeen d'etudes lesbiennes, Toulouse 13-16.4.01), pp.179-194, intervento al convegno "La grande dissidence et le grand effroi. Colloque europeen d'etudes lesbiennes"; Effetti italiani del World Pride al convegno annuale dell'American Association for Italian Studies (Filadelfia 19-22.4); Bisogna difendere la famiglia La destra al governo e le lesbiche. Perche' non ci vogliono bene? Giornata del Pride Glbt (21 giugno 2002 Cdm Milano); Non osava esprimere il suo desiderio: Gertrude Stein anno 1903, intervento al convegno "Dalle grandi madri alle grandi figlie. Storia della letteratura lesbica dal Novecento ad oggi", Roma 26-28.6.02, in corso di pubblicazione negli Atti"]
 
Societa' senza violenza (p. 23 e sgg.)
"La violenza e' una modalita' dell'interazione umana, e' una possibilita' sempre presente nell'incontro con l'altro - ed e' molto piu' presente negli incontri tra estranei laddove il grado di organizzazione sociale e' piu' basso: le fitte foreste tropicali sono molto piu' pericolose delle strade asfaltate delle grandi citta'" (Diamond 1998). Eppure esiste una minoranza di societa prestatuali in cui i rapporti tra uomini e donne non seguono il copione dell'aggressione maschile contro le femmine: non vi e' alcuna violenza ginocida, non vi sono maltrattamenti o stupri, ne' fra estranei ne' all'interno della coppia.
L'antropologo David Levinson (1989) ha esaminato un campione di 90 societa' descritte negli Human Relations Area Files, trovando che in 15 di esse la violenza all'interno delle famiglie non esiste. Non vi e' violenza ginocida sulle mogli, ne' violenza delle mogli sui mariti, la violenza non e' un metodo educativo per correggere i bambini, ne' gli anziani sono maltrattati.
Queste societa' sono sparse in tutti i continenti, ma hanno alcune caratteristiche in comune. La prima che Levinson elenca e' il matrimonio monogamico: la monogamia e' espressione di parita' tra i sessi. L'importanza della parita' la si trova anche nelle due caratteristiche successive: la prima e' l'eguaglianza economica tra i sessi, che potremmo chiamare anche il controllo femminile su una parte equa delle risorse familiari, e la seconda e' l'eguaglianza tra i sessi nelle pratiche sessuali prematrimoniali e nella possibilita' di divorziare. E' importante poi che il divorzio esista, come nota lo stesso Levinson: "Tra i Bororo del Brasile furono i missionari, nel loro zelo di prevenire il divorzio, a incoraggiare indirettamente la violenza sulle mogli", perche' se una coppia non andava d'accordo, prima della cristianizzazione si sarebbe semplicemente separata (Levinson 1989, 64). Un'altra caratteristica e' invece la bassa frequenza dei divorzi effettivi. Un altro tratto comune e' che molte altre persone, oltre ai genitori, si occupano dei bambini: l'allevamento dei figli e' una grossa fonte di stress, e la possibilita' di suddividere il carico di lavoro per la loro cura tra piu' persone migliora notevolmente le relazioni familiari.
Tra i fattori individuati vi e' anche la disponibilita' a intervenire da parte di vicini e parenti che si accorgano di atti di aggressione - una conseguenza dell'ultimo fattore, che e' la presenza di norme che prediligono una risoluzione non violenta dei conflitti anche al di fuori della famiglia.
Viceversa, i maltrattamenti dei mariti sulle mogli accadono piu' di frequente in societa' in cui, nelle parole dello stesso Levinson, "gli uomini controllano i frutti del lavoro familiare, hanno l'ultima parola nelle decisioni della famiglia, il divorzio e' piu' difficile per le donne che per gli uomini, le donne non si uniscono in gruppi di lavoro esclusivamente femminili, il parentado del marito controlla il diritto a risposarsi della vedova e il matrimonio poliginico e' permesso" (Levinson 1989, 71).
Questi risultati forniscono prove sia alla teoria della "cultura della violenza" (il fatto che una forma socialmente approvata di violenza renda piu' facile esercitarne altre forme), sia alla teoria femminista che sottolinea l'importanza dell'eguaglianza tra i sessi. In Sanctions and Sanctuary (Counts et al. 1992) un gruppo di antropologhe, coordinate da Dorothy Ayer Counts, Judith Brown e Jacquelyn Campbell, descrive altre societa' in cui la violenza contro le donne non e' presente e le compara con quelle in cui accade con frequenza diversa.
Un popolo in cui i mariti non picchiano mai le mogli e' quello dei Wape di Papua-Nuova Guinea (Mitchell 1992). I Wape sono orticoltori che vivono in montagna nella foresta tropicale, tagliando e bruciando la vegetazione per seminare sul terreno concimato dalla cenere. La loro vita sociale richiede il controllo delle emozioni, specialmente di quelle che possono sfociare nella violenza, come l'aggressivita' e la gelosia - in una curiosa similitudine con i tratti psico-sociali prevalenti nell'Europa del Nord, in particolare nell'egualitaria Scandinavia. Il clima sociale in cui la violenza non e' ammessa e' trasmesso fin dall'infanzia, come scrive William Mitchell: "Acculturare un antropologo residente o i bambini wape non e' sempre un compito facile, ma il metodo e' identico. Gli atti aggressivi incontrano disinteresse. Un bambino piccolo che si arrabbia e' lasciato solo a scalciare e gridare finche' non torna alla ragione. I bambini e gli antropologi imparano presto che l'aggressivita' esibita in pubblico e' imbarazzante, e' un'attivita' del tutto priva di ricompense. Di conseguenza, i Wape limitano l'espressione di emozioni negative verso gli altri e sono generalmente amichevoli nelle loro attivita' quotidiane nel villaggio" (Mitchell 1992, 90-91).
Alla valorizzazione dell'interazione pacifica si unisce un altro tratto per noi estremamente interessante: le differenze di genere, espresse dall'abbigliamento e dalla divisione del lavoro, non polarizzano i sessi. Nelle societa' dove la violenza ginocida e' meno diffusa si cerca di minimizzare le differenze sessuali invece di accentuarle. Tra i Wape i bambini e le bambine giocano insieme e vengono accuditi da persone di entrambi i sessi; gli uomini e le donne vivono mescolandosi socialmente, anche durante il periodo mestruale. I maschi che raggiungono la puberta' vanno si' a dormire nella casa degli scapoli, ma vedono quotidianamente i parenti e i genitori, e di solito mangiano a casa con loro. Nella loro vita sociale i Wape non prevedono i sanguinosi riti di passaggio alla virilita' che in altre parti della Nuova Guinea sono approntati per purificare i giovani maschi dalle nefaste influenze materne e femminili e farli diventare dei guerrieri.
Questa interessante tendenza all'indifferenziazione sessuale collegata all'assenza di violenza contro le donne non la si ritrova pero' in tutte le societa' libere dal ginocidio. I Gerai, daiacchi che vivono nell'isola di Kalimantan in Indonesia, classificano rigidamente un individuo nel sesso maschile o in quello femminile, ma non per la capacita' riproduttiva, quanto per la divisione del lavoro tra "quelle che conoscono le specie di riso" (donne) e "quelli che dissodano i campi per piantare il riso" (uomini).
Lo stupro e' inesistente: "L'idea di avere un rapporto sessuale con qualcuno che non vuole - e cosi' l'idea di costringere qualcuno al sesso - e' quasi impensabile per il popolo gerai. Gli informatori affermano inoltre che qualunque azione di tal fatta distruggerebbe l'equilibrio spirituale dell'individuo e del suo gruppo del riso, portando calamita' all'intero gruppo" (Helliwell 2000, 192).
L'antropologa Christine Helliwell scrive di non essere stata subito classificata come donna, dal momento che insieme ai genitali femminili possedeva molte caratteristiche maschili: l'alta statura, il coraggio nell'attraversare la giungla per andare da un villaggio all'altro, e soprattutto l'incapacita' di distinguere le specie di riso. I Gerai credono che i bambini vengano concepiti grazie all'incontro di fluidi simili ("altrimenti come potrebbero unirsi?"), e che anche gli uomini in linea di principio possano condurre una gravidanza, benche' non lo facciano a motivo del fatto che le donne sono molto piu' brave.
I Wape e i Gerai non sono i soli popoli che ignorano il ginocidio. Sempre in Nuova Guinea, anche ai Nagovisi rimangono sconosciute e incomprensibili le violenze coniugali e le aggressioni sessuali: "In generale, la gente non riusciva proprio a immaginare come potesse avvenire uno stupro: dicevano che la donna avrebbe gridato e che gli altri sarebbero accorsi per aiutarla" (Nash 1992. 103). Il meccanismo sociale per limitare la violenza e' diverso dalla prevenzione dei Wape ma egualmente efficace: l'interposizione attiva dei vicini.
Un'altra caratteristica di questo popolo e' la sua filosofia dell'"azione circolare": "Per i Nagovisi, l'idea di reciprocita' delle azioni e degli oggetti materiali impregna il comportamento sociale. Fin dall'infanzia si ha la consapevolezza che sia il comportamento positivo che quello negativo verranno ripagati" (Nash 1992, 108).
Un'altra societa' che non pratica il ginocidio di cui si parla estesamente in Sanctions and Sanctuary e' quella dei Mayotte che vivono nell'arcipelago delle Comore, tra Madagascar e Tanzania. I Mayotte sono musulmani, ma le relazioni tra i sessi sono molto diverse dallo stereotipo che l'Occidente attribuisce a tutto l'islam derivandolo dall'estremismo integralista: "Le donne non sono segregate dagli uomini in nessun modo particolare e non indossano veli; oggi hanno parecchia voce in capitolo nella scelta del loro primo partner nel matrimonio e piena voce in capitolo dopo di cio'; possono far finire un matrimonio praticamente a piacimento e di frequente agiscono nella sfera pubblica, politica e cerimoniale" (Lambeck 1992, 159).
Anche qui troviamo una caratteristica estremamente interessante del modo di vivere le relazioni intime. La gelosia e' un sentimento che non e' socialmente sostenuto, dal momento che non si concepisce l'unione coniugale come l'attribuzione all'uno del possesso del corpo dell'altro: "L'autonomia corporea degli adulti si riflette anche sui costumi sessuali. L'adulterio e' piuttosto comune; inoltre, se i coniugi feriti rispondono con dolore e rabbia, essi non possono, nel senso stretto del termine, punirsi l'un l'altro a causa di un adulterio, dal momento che ne' l'uno ne' l'altra sono sotto il controllo sessuale altrui. Se un marito si arrabbia per le conquiste sessuali di sua moglie (ma alcuni uomini sono compiacenti), la sua aggressivita' viene diretta, in modo piu' appropriato, verso l'amante della moglie" (Lambeck 1992, 165).
L'uomo tradito puo' lasciare la moglie, ridurre la quantita' di aiuti che le fornisce o lottare contro l'amante, sia fisicamente sia per mezzo della stregoneria. Invece tra i Mayotte e' socialmente scorretto aggredire fisicamente la moglie (o il marito nel caso delle donne che vengono tradite), perche' cio' significherebbe rivendicare un'autorita' su di essa, significherebbe voler controllare la sessualita' della moglie, come se fosse una propria subordinata. E sarebbe cosi' scorretto da provocare un grande risentimento sia da parte della moglie che del suo intero clan.
L'indagine comparativa di questi autori rimane senza pretesa di definitivita', come essi stessi ammettono, anche per il basso numero di societa' studiate, scelte con il semplice criterio delle competenze degli antropologi che hanno accettato di partecipare all'impresa. In totale cinque delle societa' a confronto presentano un livello alto di violenza contro le mogli (iraniana, indiana, indo-figina, taiwanese, bun); in cinque il livello e' intermedio (aborigeni, paesani dell'Ecuador, !Kung, Kaliai e abitanti delle isole Marshall); mentre tre hanno una bassa frequenza di violenza coniugale (Garifuna, Nagovisi, Mayotte), con un solo caso privo di violenza (Wape). La prima conclusione degli autori e' che non esiste un rapporto lineare tra la frequenza della violenza contro le mogli e lo status femminile generale, status definito essenzialmente come il controllo del comportamento sessuale premaritale e la divisione ereditaria della proprieta'. E' importante invece lo status delle donne all'interno della famiglia per capacita' di guadagno, capacita' di decisione femminile, presenza o assenza di restrizioni al divorzio. La presenza di gruppi di lavoro femminili protegge le donne che ne fanno parte. Le caratteristiche correlate a una maggiore violenza contro le donne sono l'isolamento delle mogli dal gruppo familiare di origine, la mancanza di sanzioni e di rifugi contro questo tipo di violenza, la bassa eta' delle mogli, perche' nel processo di invecchiamento una donna conquista un potere maggiore sia in famiglia che nella societa'. Si riduce l'abuso sulle mogli anche quando le sanzioni sono certe, immediate e severe.
Tra tutti i fattori elencati, i rifugi, cioe' le alternative al continuare la convivenza con un uomo violento, sembrano essere quello piu' importante, insieme alla solidarieta' femminile che si concretizza nell'intervento di altre donne in immediato soccorso della donna maltrattata. La presenza di parenti vicini (residenza uxorilocale) in particolare garantisce protezione a una moglie: al contrario, se e' la moglie a dover andare a vivere presso la famiglia allargata del marito (residenza virilocale), si trovera' tra estranei che piu' difficilmente le presteranno soccorso. La protezione del vicinato in casi di violenza infatti mancava quasi del tutto nel villaggio iraniano, dove la condizione femminile era indubbiamente la peggiore: "La gente non voleva intervenire, e alcune donne consigliavano pazienza: le donne devono sopportare e rassegnarsi" (Hegland 1992, 207). Una donna maltrattata avrebbe potuto trovare rifugio solo presso il padre, che pero' non avrebbe avuto il diritto di rimproverare il marito per la violenza, contemplata nell'autorita' che questi esercita sulla moglie. Alle donne schiacciate da questo sistema, si richiede inoltre di accettarlo e di provare amore per i propri oppressori: "Gli uomini iraniani picchiavano le loro mogli e sorelle quando le donne sfidavano il sistema gerarchico autoritario. Se le mogli disobbedivano al marito o se gli rispondevano, se non eseguivano immediatamente e con allegria il lavoro che veniva loro richiesto, se non erano abbastanza sottomesse e bendisposte verso i parenti di lui, venivano punite. Il comportamento corretto non era sufficiente, era dovuto ai superiori anche un sentimento corretto" (Hegland 1992, 208).
 
2. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO
 
Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org
Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com
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Numero 347 del 7 settembre 2010
 
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