Minime. 596



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 596 del 2 ottobre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
0. Comunicazione di servizio: Un ringraziamento, anzi due
1. Chi teme che la gente di Vicenza
2. Marco Catarci: L'urgenza
3. Umberto Cinalli: Un incontro con Alex Langer
4. Carlo Gubitosa: Riflettere sulla violenza
5. Elisa Kidane: La nonviolenza, una bandiera e uno stile di vita
6. Floriana Lipparini: Dall'unica realta' veramente universale
7. Luisa Mondo: Nonviolenza e'...
8. Fredo Olivero: Nel volto dell'altro la comune umanita'
9. Helene Paraskeva': Satyagraha
10. Pasquale Pugliese: Un'occasione da non sprecare
11. Piercarlo Racca: A Torino fra la gente
12. Nanni Salio: L'esperienza di Lanza del Vasto
13. Amedeo Tosi: Autostrade e sentieri
14. Giulio Vittorangeli: Le ragioni degli oppressi
15. La "Carta" del Movimento Nonviolento
16. Per saperne di piu'

0. COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: UN RINGRAZIAMENTO, ANZI DUE

Ringraziamo di cuore tutte le persone che rispondendo con squisita cortesia
e sollecitudine alla nostra sollecitazione ci hanno inviato interventi per
la giornata della nonviolenza; ringraziamo anche tutte le persone che pur
non avendo avuto tempo ed agio di scrivere un intervento ad hoc, ci hanno
inviato lettere di amicizia e solidarieta' o ci hanno messo a disposizione
altri loro scritti.
Cosi' ampia e' stata la generosa disponibilita' delle interlocutrici e degli
interlocutori che non siamo riusciti a pubblicare fin qui che una minima
parte dei materiali che abbiamo ricevuto; il resto lo pubblicheremo nei
prossimi giorni: ringraziamo quindi tutte e tutti anche per la pazienza.

1. EDITORIALE. CHI TEME CHE LA GENTE DI VICENZA

"E altro e' da veder che tu non vedi"
(Dante, Inf., XXIX, 12)

Chi teme che la gente di Vicenza
faccia valere verita' ed amore,
chi teme che virtu' d'intelligenza
esprima la pieta' che nutre il cuore,

chi teme che vinca la nonviolenza
e fermi il seme di nuovo dolore,
vorrebbe or cancellare la presenza
di una viva citta', strappare il fiore

del vivere civile e solidale,
negando liberta' e democrazia
vorrebbe che ci si arrendesse al male.

Ma non sara' cosi', lunga e' la via
ma vincera' la scelta naturale
di chi vuol pace e bene. E cosi' sia.

2. 2 OTTOBRE. MARCO CATARCI: L'URGENZA
[Ringraziamo Marco Catarci (per contatti: marco.cat at inwind.it) per questo
intervento]

Mi unisco a quanti in questi giorni stanno ricordando l'urgenza di una
pratica di nonviolenza.
In quanto richiamo etico al riconoscimento incondizionato dell'umanita'
dell'altro, la prospettiva della nonviolenza si lega indissolubilmente al
rifiuto delle retoriche odierne sulla sicurezza o sullo scontro di civilta'
e al contrasto della logica del profitto come unica e sovrana unita' di
misura nelle relazioni tra le persone.
Oggi non e' piu' neanche sufficiente che questa consapevolezza sia di pochi.
E' necessario costruire le basi di un'ampia e diffusa cultura di
nonviolenza: cio' sara' possibile se sapremo impegnarci attraverso una
continua moltiplicazione, nella scuola e nella societa', degli spazi di
educazione alla nonviolenza.

3. 2 OTTOBRE. UMBERTO CINALLI: UN INCONTRO CON ALEX LANGER
[Ringraziamo Umberto Cinalli (per contatti: ucinalli at libero.it) per questo
intervento]

La mia prima esperienza con la nonviolenza e' stata mediata, scoperta
attraverso le parole e le emozioni di amici vicini, ma anche di compagni di
viaggio incontrati sulle pagine di libri e giornali.
Poi un incontro a Viterbo con Alex Langer, poco prima della sua scelta
estrema e drammatica. La rivelazione che la pace si costruisce giorno dopo
giorno...
La consapevolezza della concretezza di una scelta come quella della
nonviolenza si e' fatta da allora via via strada divenendo, come direbbe uno
dei miei amici e compagni di viaggio, profetica e strutturale al contempo.
Inevitabile e quindi sostanziale punto di riferimento sul quale riorientare
la politica, a partire da quella locale, la' dove possiamo contribuire in
modo fondamentale attraverso l'informazione e la costruzione di strumenti di
partecipazione, dove possiamo e dobbiamo assumerci l'onere di affrontare i
problemi locali come quelli di tanti popoli lontani.
La nonviolenza comincia qui e ora, nei rapporti interpersonali, nel
confronto con i temi della giustizia sociale e dell'educazione, della difesa
delle risorse comuni.
Solo cosi' possiamo onorare questo giorno e concorrere davvero alla
costruzione di un mondo piu' giusto e bello.

4. 2 OTTOBRE. CARLO GUBITOSA: RIFLETTERE SULLA VIOLENZA
[Ringraziamo Carlo Gubitosa (per contatti: c.gubitosa at peacelink.it) per
questo intervento]

Per la giornata della nonviolenza forse sarebbe utile e necessario
riflettere un attimo sulla violenza, e fare un po' di chiarezza in un quadro
molto confuso. in questi giorni c'e' chi si straccia le vesti per una
vignetta satirica, mentre va tutto bene quando nella realta' della politica
le pistole vere vengono puntate contro popoli stranieri da ragazzi mandati
fuori dai confini nazionali col rischio di uccidere o morire, spinti verso
l'abisso da uomini politici che in gioventu' hanno tollerato, esaltato,
fiancheggiato o praticato la violenza come forma di lotta politica.
Cos'e' allora la violenza, e dove si nasconde? Perche' i soldi rubati dalla
casta dei politici ci indignano piu' delle vite stroncate dalle azioni
militari che hanno deliberato? Perche' sorridiamo ascoltando chi chiama
ladro Berlusconi e scuotiamo la testa infastiditi quando qualcuno,
ricordando le bombe sulla Serbia, sostiene che D'Alema e' un criminale di
guerra?
Da vegetariano come Terzani e Capitini vedo la violenza anche nascosta nel
frigo e nelle nostre abitudini alimentari, e dopo aver scoperto che il
consumo di carne brucia piu' petrolio e genera piu' gas serra di tutte le
auto del mondo, la mia vita non e' stata piu' la stessa.
Le filosofie orientali ci regalano una visione della vita in cui yin e yang,
bene e male, violenza e nonviolenza sono intrinsecamente compresenti e
impastati l'uno con l'altro.
L'occasione offerta dalla giornata della nonviolenza e' proprio quella di
aguzzare la vista, per riconoscere le varie forme di violenza che ci
circondano e attraversano, ciascuna con un diverso grado di intensita' e di
responsabilita' individuale.
*
Parlando con Pietro Pinna durante un graditissimo incontro a Firenze,
ricordo come la forma di violenza piu' intollerabile ai suoi occhi fosse
quella agita per omissione: la sua esperienza come pioniere dell'obiezione
di coscienza gli aveva regalato una visione profonda, in cui la rinuncia ad
agire il bene da parte di molti pesava sulla bilancia della storia molto
piu' delle azioni malvage di pochi. Da quell'incontro, anch'io cerco di
leggere tra le righe di quello che non faccio, scoprendo ogni giorno nuovi
spazi di cambiamento e di azione diretta nonviolenta nelle mie scelte
quotidiane.
Per questa ragione credo che sarebbe utile cominciare a riflettere sulla
violenza, per scoprire che questa dimensione va ben oltre le azioni degli
eserciti, e che un dibattito onesto sulla violenza potrebbe diventare "il"
dibattito sociale e politico per eccellenza attorno al quale aggregare tutte
le forze umane e spirituali che oggi si oppongono alla violenza economica, a
quella sull'ambiente, a quella che colpisce i migranti e i poveri e a quella
che pratichiamo anche noi quando siamo stati fermi e zitti di fronte a tutto
questo, solo perche' quella violenza proveniva dalla nostra parte politica.

5. 2 OTTOBRE. ELISA KIDANE: LA NONVIOLENZA, UNA BANDIERA E UNO STILE DI VITA
[Ringraziamo Elisa Kidane (per contatti: elisa at comboniane.org) per questo
intervento]

C'e' stato un tempo, brevissimo a dir il vero, in cui il dibattito che
verteva sulla parola nonviolenza era se bisognava scriverla con o senza il
trattino. Poi per fortuna si e' compreso che non valeva la pena spendere
energie per questo e che invece era ben altro su cui bisognava ragionare. E
il cammino e' stato colmo di iniziative che hanno aiutato ad appropriarci di
linguaggi e mentalita' nuove.
Ma oggi, in questo nostro mondo sempre piu' caotico, cosa significa
nonviolenza? Ce lo chiediamo soprattutto perche' l'aria che tira non e'
foriera di buone nuove, anzi e quindi urge lavorare perche' la nonviolenza
diventi uno stile di vita.
Sono troppi i segnali di una rimonta oltranzista di triste memoria, e sono
finiti, purtroppo, i tempi in cui partecipare ad una adunata dei "Beati i
costruttori di pace" poteva essere considerata una bella gita etica o
intelligente. Sono finiti i tempi in cui si possa pensare che seguire
l'itinerario della Carovana della pace basti a creare un tessuto sociale
nuovo. Passi importanti, certamente, ma non piu' sufficienti.
Qualcuno, a livello ecclesiale non tanto tempo fa plaudiva a "una stagione
nuova e un clima sereno". Auspicare e sperare e' legittimo; il clima sara'
davvero sereno sulle alte vette, succede anche in natura, ma a valle
percepiamo l'odore del maltempo e ci pare da stolti ignorarne i segnali
allarmanti. Finche' siamo ancora in tempo.
Sono davvero finiti i  timidi approcci dei pacifisti. Di fronte alla
insidiosa e strisciante scia di violenza che serpeggia un po' ovunque non
basta piu' sedersi a discutere sul da farsi. Bisogna agire, bisogna farsi
sentire, bisogna non temere di far vedere che il popolo della nonviolenza
esiste e resiste.
Oggi abbiamo a che fare con un fantasma che solo ieri si aggirava per
l'Europa: oggi, quel fantasma ha preso consistenza, ha nome, cognome, volto,
e potere.
Se ieri si muoveva in sordina, oggi no. Oggi ha recuperato la sua
spavalderia, alza la voce e viene ai fatti: senza se senza ma. Iniziando a
colpire i piu' deboli: rom, donne, immigrati. Prima i diversi visibili, poi
sara' la volta dei diversi in casa propria. Il passo non e' lungo, e la
metodologia vecchia e ripetitiva.
Che fare?
Ce lo stiamo chiedendo in tanti... ma non basta. Bisogna contrastare l'onda
anomala che rischia di travolgere tutto. Dobbiamo riappropriarci delle
piazze, dei luoghi dove si fa vera politica. E' triste vedere i luoghi sacri
della polis ridotti a ring, dove la dialettica e' fatta da colpi di violenza
verbale.
Nonviolenza, ce lo insegna Gandhi, non e' latitanza dagli impegni sociali e
politici. Di fronte alla insidiosa e strisciante scia di violenza che
serpeggia un po' ovunque bisogna mettersi in marcia, avere il coraggio di
camminare in mezzo alla gente, di entrare in tutti quei luoghi, quali la
scuola, le universita', le fabbriche, una volta fucine di cambi sociali in
favore dei piu' deboli.
Bisogna riappropriarsi dell'impegno morale di impedire che il male prevalga
su questa nostra umanita', il cui unico sogno e' di vivere dignitosamente.
E' l'imperativo della nonviolenza. Sull'esempio di quelle miriadi di
persone, in tutti i sud del mondo, che ogni mattina, nonostante il fardello
che sono obbligate a portare sulle spalle, riprendono il cammino del
coraggio e tracciano sentieri e mete per dare un volto nuovo a questa
societa', sazia di benessere e stanca di sognare.
Ritorniamo ad affacciarci ai balconi di tutta l'Italia: dire che ci siamo,
che siamo pronti a riprenderci l'utopia che la nonviolenza avra' la meglio
su tutti i "pacchetti sicurezza", saturi di paura e intransigenza.
Nonviolenza oggi puo' significare sventolare la bandiera della pace e
scatenare le ire di chi vede in questo simbolo uno strumento eloquente di
contrasto al nuovo andazzo di prepotenza e intolleranza.
Che la bandiera della pace diventi davvero il simbolo di un impegno concreto
di chi lavora per un mondo nuovo.

6. 2 OTTOBRE. FLORIANA LIPPARINI: DALL'UNICA REALTA' VERAMENTE UNIVERSALE
[Ringraziamo Floriana Lipparini (effe.elle at fastwebnet.it) per questo
intervento]

Riusciremo davvero un giorno a bandire la violenza dalle nostre vite e dal
mondo? A riconoscere le mille trappole in cui questo serpente acquattato nel
fondo oscuro della nostra psiche si nasconde, a iniziare dalle relazioni
familiari, dalle amicizie, dai rapporti di lavoro?
Per avere qualche speranza di decostruire le basi da cui nasce quella
pulsione di morte che governa da millenni le vicende umane, si puo' provare
intanto a partire da se': e' una strada suggerita dal pensiero e dalle
pratiche delle donne, e gia' altre lo hanno ricordato nei messaggi
precedenti.
Partire da se' significa, ad esempio, chiedersi quale visione della vita e
del mondo, quale visione del rapporto tra i generi noi donne trasmettiamo a
figlie e figli gia' nei primi anni di vita. Ancora piu' importante e' che la
parte maschile dell'umanita' cominci davvero a partire da se', interrogando
a fondo quel retaggio oscuro e violento che il patriarcato ha impresso nelle
menti e nella storia, in particolare nella storia dell'Occidente che non a
caso simboleggia il tramonto.
Il sogno di dare un altro senso all'esistenza su questo pianeta, proprio nel
momento in cui a ogni livello, a ogni latitudine sembrano incattivirsi tutte
le peggiori violenze, e' un'impresa che puo' sembrare davvero gigantesca.
Eppure, innumerevoli maestre e maestri della nonviolenza hanno saputo in
ogni circostanza illuminare la strada e incoraggiarci almeno a tentare.
Se ricominciassimo dall'unica realta' veramente universale, la nascita da un
corpo di donna? Una realta' che parla di amore e rispetto per la vita e che
riguarda ogni vita, ogni corpo e ogni persona. Una nuova civilta' da
costruire.
Naturalmente non penso a un traguardo, a un "prima" e a un "dopo", ma a un
orizzonte mobile, che mai sara' totalmente e definitivamente raggiunto. Un
cammino, un avvicinamento, un infinito interrogarsi e mettersi in gioco, con
approdi su fragili e temporanee isole di "vida buena", da proteggere con
cura.

7. 2 OTTOBRE. LUISA MONDO: NONVIOLENZA E'...
[Ringraziamo Luisa Mondo (per contatti: lu.mondo at tiscalinet.it) per questo
intervento]

C'e' un vecchio giochetto di parole che piace sempre tanto ai bambini:
perche' staccato si scrive tutto attaccato e, invece, tutto attaccato si
scrive staccato?
Qui e' un po' la stessa cosa: perche' non c'e' una sola, unica, importante,
magnifica parola che indichi la nonviolenza? Perche' il non della negazione
attaccato proprio a cio' che non si vorrebbe mai pronunciare, vedere o
sentire, la violenza? Mi si dira', la parola c'e', e' pace.
No, non e' la stessa cosa. Pace e' uno stato di grazia, nonviolenza e' una
presa di posizione.
Per molti e' una scelta quotidiana, uno stile di vita.
E' non mettere nel piatto nulla che abbia avuto vita (e soprattutto che
l'abbia persa per soddisfare il nostro palato), ma anche nulla che arrivi da
posti lontani dove per la sua produzione qualcuno ha sofferto ed e' stato
umiliato e sottopagato.
E' non indossare scarpe prodotte con sfruttamento del lavoro minorile, abiti
tessuti nella mortificazione di essere in tanti e quindi ricambiabili pezzi
di un ingranaggio industriale senza sentimenti.
E' ricordarsi che ogni essere vivente ha diritto di vivere la propria vita,
in liberta', senza costrizioni, paura, dolore, mortificazioni.
E' il rispetto del diverso, qualunque sia la sua differenza.
E' anche il gesto semplice e affettuoso di guardare in viso le persone con
cui si parla, cedere il passo in una passaggio stretto, lasciar attraversare
i pedoni anche o, anzi, soprattutto, quelli lenti, quelli anziani o con
bambini o carichi... pazienza se quello dietro suona.
E' il rispetto del lavoro altrui, ma anche dell'altrui riposo.
E' ricordare il diritto di essere allattati al seno, di non esser separati
dalla propria famiglia, di essere maschio o femmina senza che questo
rappresenti una colpa.
E' il rispetto di qualsiasi credo, dall'essere ateo al professare una
religione maggiore o una minore, anche una che mi sono inventato stamattina,
che non disturba gli altri, anche se non e' universalmente condivisa o
conosciuta.
E' il diritto alla cura, ma anche alla non cura; se non sono affetto da una
malattia contagiosa che possa esser dannosa per il mio prossimo perche' non
posso beneficiare dalla possibilita' di scivolare verso la fine senza
interferenze esterne?
E' la salvaguardia dell'ambiente, partendo dal pezzetto di carta cacciato in
tasca fino al cestino, il riciclaggio, la scelta di materiali riciclati, la
passeggiata senz'auto, la scelta del mezzo pubblico.
E' il ripudio della guerra in tutte le sue forme, dalla preparazione delle
armi all'addestramento, dall'attacco di terra, di mare, di cielo
all'utilizzo di bombe che sembrano giocattoli, dalla violenza tra popoli
alla cieca violenza individuale.
E' tutto questo e molto di piu'.
Vorrei che davvero il 2 ottobre, giornata mondiale della nonviolenza, tutti
ci pensassero.
Chiudo con un altro delizioso giochetto di parole: non e' bello cio' che e'
bellico, e' bello cio' che e' pace!

8. 2 OTTOBRE. FREDO OLIVERO: NEL VOLTO DELL'ALTRO LA COMUNE UMANITA'
[Ringraziamo Fredo Olivero (per contatti: migranti at diocesi.torino.it) per
questo intervento]

La Giornata della nonviolenza mi ricorda molto le varie giornate che
lasciano il tempo che trovano per chi non sceglie il cammino del dialogo,
dell'interazione come modalita' di vita.
Oggi, su questo, siamo chiamati a pensare in un clima di tracollo
finanziario, che porta nuove paure e insicurezze (soprattutto ai non poveri)
e di disprezzo della diversita' come risorsa, far scomparire "chi non e' dei
nostri".
La realta' sociale davanti a cui ci troviamo e' la peggiore dal dopoguerra:
si sta perdendo la memoria storica di "quando gli albanesi eravamo noi", dei
torti subiti e ingoiati come fossero normali per i nuovi arrivati, della
convivenza nelle piccole case malsane, della ricerca di agganci per trovare
casa e lavoro e uscire da un dialogo disumano.
*
Eppure ha vinto la nonviolenza, la crescita dei diritti umani, il rispetto
della dignita' delle persone.
Oggi si puo' celebrare facendo in concreto qualche cosa, formare la gente,
aprire ad una mentalita' disponibile e rispettosa del diverso.
Il punto importante e' costruire la pace interiore, senza cercare di
scaricare la colpa delle nostre insicurezze sui diversi (stranieri, rom,
emarginati), su chi non ha voce per far valere i propri diritti.
Per avere un mondo nonviolento e' necessario pensare che l'essere vale piu'
dell'avere, che l'altro e' un uomo/donna come me con cui interagire e
crescere insieme.

9. 2 OTTOBRE. HELENE PARASKEVA': SATYAGRAHA
[Ringraziamo Helene Paraskeva' (per contatti: helenep at fastwebnet.it) per
questo intervento]

La Giornata della nonviolenza si festeggia il 2 ottobre, data che coincide
con il compleanno del Mahatma Gandhi (1869-1948).
Navigando per i vari siti si leggono le citazioni del grande uomo di pace,
ideatore del concetto di Satyagraha, che la traduzione "fermezza nella
verita'" o "forza della verita'" rende solo parzialmente. Il Satyagraha sta
sempre al nocciolo di ogni insegnamento della nonViolenza e ci ricorda che
la violenza e' una via facile ma anche la piu' distante dalla natura umana.
Praticare la nonviolenza comporta invece uno sforzo continuo per fare in
modo che la testa e il cuore dell'umanita' collaborino coerentemente.
Non e' facile combattere le colonizzazioni, l'apartheid, le guerre
fratricide, la soppressione dei diritti umani e gli imperialismi vecchi e
nuovi. E' molto piu' semplice rispondere alla violenza con la violenza
anziche' analizzare le ragioni, i motivi e le modalita' del conflitto e
combatterlo alla radice, come Gandhi lotto' prima contro l'apartheid in
Sudafrica e poi contro il colonialismo e la dipendenza economica dell'India
dall'Impero britannico istruendo ciascun indiano a disporre di un telaio per
tessere il proprio vestito, grezzo e semplice che fosse.
L'insegnamento della nonviolenza porta l'essere umano a trovare metodi di
lotta geniali che scatenano il pensiero e la voglia di combattere e
dimostrano la forza della causa. Il Satyagraha mira a sciogliere il nodo del
conflitto, non a eliminare l'avversario. Si propone di piegare il
contendente col convincimento e non abbattendolo.
Gandhi ebbe un maestro virtuale, il filosofo naturalista e scrittore
trascendentalista Henry David Thoreau (1817-1862), autore di Walden e On
Civil Disobedience, che preferi' andare in carcere piuttosto che pagare le
tasse ad uno stato che conduceva una guerra ingiusta contro il Messico e
praticava la schiavitu'.
Thoreau considerava l'appartenenza al genere umano di valore superiore
all'appartenenza ad uno stato o etnia, e in questa sua essenza di essere
umano non era disposto a mantenere con il suo denaro un crimine cosi'
efferato come la schiavitu'.
Per questa sua disobbedienza fu incarcerato. Si dice che, mentre stava in
carcere, un amico gli chiese "Cosa fai la' dentro, Henry?"; Thoreau rispose:
"E tu, piuttosto, cosa fai la' fuori?".
Applicando il principio della disobbedienza civile, aveva capovolto le
posizioni facendo capire l'onorabilita' di stare in prigione per combattere
l'ingiustizia. La nonviolenza attiva la mente ad inventare metodi di lotta
ingegnosi per una giusta causa, per una causa vera. E' la forza di lottare
non per distruggere ma per cambiare, e restituire giustizia e verita'.

10. 2 OTTOBRE: PASQUALE PUGLIESE: UN'OCCASIONE DA NON SPRECARE
[Ringraziamo Pasquale Pugliese (per contatti: puglipas at interfree.it) per
questo intervento]

Per il secondo anno si celebra il 2 ottobre - compleanno di Mohandas K.
Gandhi - la Giornata internazionale della nonviolenza, proclamata lo scorso
anno dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Non molti se ne sono accorti: e' una celebrazione che continua ad essere in
sordina, senza fanfare. E forse e' meglio cosi'. La nonviolenza non e' da
celebrare un giorno all'anno, magari da quegli stessi che tutto l'anno fanno
impunemente le guerre camuffate da missioni di pace e montano i bilanci
militari, o magari da quei mezzi di stampa che non incalzano, chiedendo
ragione di cio', ma si accodano e "persuadono". La nonviolenza e' da
costruire giorno per giorno, dal basso, con costanza e abnegazione.
*
Allo stesso tempo il 2 ottobre e' anche un'occasione da non ignorare e non
sprecare, perche' mai come oggi c'e' bisogno di una forte speranza
nonviolenta di cambiamento.
A partire dal livello base di violenza in cui sta affondando il nostro
paese.
Dal livello base di violenza in cui il governo taglia le spese per la scuola
elementare, licenzia - per decreto legge - i maestri e riduce le ore di
studio per i bambini, mentre mette in mare la portaerei da guerra "Cavour"
di 244 (duecentoquarantaquattro!) metri, costata 1.390
(milletrecentonovanta!) milioni di euro.
Dal livello base di violenza in cui padre e figlio uccidono a sprangate in
stazione a Milano un ragazzo per il presunto furto di un pacco di biscotti
al grido di "sporco negro", mentre aumentano spropositatamente le spese
militari, giunte a 33,1 (trentatrevirgolauno!) miliardi di euro nella scorsa
finanziaria, ossia raddoppiate negli ultimi 15 anni (fonte: rapporto Sipri
2008).
Dal livello base di violenza in cui le mafie occupano a mano armata,
direttamente e indirettamente, almeno un terzo del territorio italiano, con
un fatturato di oltre 90 (novanta!) miliardi di euro, mentre l'Italia fa una
guerra di occupazione (guerra di occupazione!) in Afghanistan, paese che non
ha mai "avuto tanto oppio come da quando esistono gli eserciti occidentali o
da quando sono arrivati i 'nostri'" (come afferma il presidente della Croce
Rossa Italiana, Massimo Barra). Oppio da cui si produce quel 92%
(novantaduepercento!) dell'eroina mondiale (fonte: World drug report 2008
dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine) che ingrassa
proprio le mafie internazionali.
Questi livelli base di violenza sono solo piccoli squarci in quel mare di
violenza diretta, strutturale e culturale in cui sta affondando il nostro
paese, e non solo. Essi esprimono appena il bisogno - e l'urgenza - di
nonviolenza, che c'e' su tutti i piani ed a tutti i livelli.
*
Per questo il 2 ottobre non va enfatizzato ma non va neanche sprecato. E'
un'occasione perche' i movimenti nonviolenti, raccordati per l'occasione,
mettano ovunque in campo iniziative congiunte di azione seria, dal basso,
culturale e politica. Per quest'anno non siamo stati capaci di farlo, almeno
in maniera coordinata e con l'impegno che meriterebbe. Lo mettiamo in agenda
per l'anno prossimo? E lanciamo anche in Italia, senza fanfare ma con
serieta' e coerenza, il 2 ottobre Giornata internazionale della nonviolenza?
Del resto, proprio in questo ottobre - il 19 - si apre, con il quarantennale
della morte, l'anno capitiniano che si concludera' il 23 dicembre del 2009,
con il centenario della nascita di Aldo Capitini. Quale miglior modo di
ricordarlo che preparando insieme - gli amici italiani della nonviolenza -
per il 2 ottobre del 2009 la Giornata internazionale della nonviolenza?
Senza fanfare, ma dal basso, con serieta' e coerenza, come avrebbe fatto
lui.

11. 2 OTTOBRE. PIERCARLO RACCA: A TORINO FRA LA GENTE
[Ringraziamo Piercarlo Racca (per contatti: mir-mn at serenoregis.org) per
questo intervento]

Come gia' lo scorso anno il Movimento Internazionale della Riconciliazione
(Mir) e il Movimento Nonviolento a Torino saranno visibili fra la gente con
una mostra sulla vita di Gandhi che verra' esposta all'aperto nella centrale
via Garibaldi.
Lo scorso anno in coincidenza con questa data abbiamo dato il via alla
raccolta delle firme per l'iniziativa della proposta di legge popolare per
dichiarare l'Italia "zona libera da armi nucleari", proposta di legge che
ora e' depositata in Parlamento ma che dubitiamo fortemente venga presa in
esame.
Quest'anno, in coincidenza con il 2 ottobre, sara' l'occasione per
dimostrare, con la nostra presenza, che non siamo cittadini passivi di
fronte alle scelte di chi, tradendo la Costituzione, ha "rilegittimato" la
guerra (Kossovo, Iraq, Afghanistan, ecc.).

12. 2 OTTOBRE. NANNI SALIO: L'ESPERIENZA DI LANZA DEL VASTO
[Ringraziamo Nanni Salio (per contatti: nanni at serenoregis.org) per questo
intervento]

Irrequieto come Bruce Chatwin, colto, aristocratico, curioso, cercatore
della verita', artista, giramondo, avventuriero, negli anni che precedono la
bufera di violenza che spazzera' l'Europa e il mondo intero, Lanza del Vasto
apri' la via del pellegrinaggio verso l'India, lungo la quale si
incammineranno a migliaia i giovani figli dei fiori trent'anni dopo.
Ma, come dira' in seguito, "quando, nell'autunno 1936, partivo per l'India,
non cercavo l'India" (L'arca aveva una vigna per vela, Jaca Book, Milano
1980). Tentava di fuggire dalle nubi di guerra che si andavano addensando
sull'Europa, alla ricerca di una alternativa che aveva intravisto nella
dottrina della nonviolenza predicata e praticata dal Mahatma Gandhi. Animato
dalla stessa inquietudine esistenziale del principe Siddhartha, fuggiva
dalla ricchezza e dagli sfarzi che la vita mondana e cittadina gli
proponeva, incompatibili con la sua scelta di poverta' e semplicita'. "Quel
viaggio fu come un grande amore", un pellegrinaggio alle sorgenti della
nonviolenza, che Lanza del Vasto racconto' con stile elegante e a tratti
arguto in un testo destinato a diventare ben presto libro di culto.
Rileggere oggi Pellegrinaggio alle sorgenti - riproposto da Il Saggiatore,
(pp. 283, 16 euro) nella traduzione dal testo francese del 1943, approntata
sei anni dopo dall'autore stesso - e' come andare indietro nel tempo, in
un'India che scompare.
Dopo essere approdato a Ceylon, l'odierna Sri Lanka, e aver attraversato
meta' dell'India, Lanza del Vasto arriva nell'ashram di Gandhi, a Wardha,
dove rimarra' per tre mesi al fianco del "Re dei Reietti... Il condottiero
degli inermi, il padre dei paria... colui che solo nel deserto di questo
secolo ha mostrato un'oasi verde, offerto una sorgente agli assetati di
giustizia". E incontra altri "pellegrini", il piu' famoso dei quali, Abdul
Ghaffar Khan, "un uomo d'alta statura dal profilo a taglio di scure"
diventera' il leader musulmano di un esercito di centomila soldati
nonviolenti che metteranno in scacco gli inglesi lungo la mitica frontiera
del Kyber Pass, che  separa l'odierno Pakistan dall'Afghanistan (Eknath
Easwharan, Badshah Khan, Sonda, Torino 1990): alternativa concreta ed
efficace contro ogni forma di terrorismo.
A Wardha, Lanza del Vasto rafforza la sua conversione alla nonviolenza in un
fruttuoso confronto con Gandhi e ne delinea il pensiero in pagine intense e
chiare: "la nonviolenza del solitario e' dignita' di chi resta immune dal
contagio della collera anche al contatto dell'aggressore". Essa differisce
da quella collettiva perche' quest'ultima "puo' diventare contagiosa" per
l'uomo comune. "L'esempio d'un popolo intero, impegnato in una mitica
impresa, lo trascinera' quasi senza che lo voglia. Il primo a subire il
contagio e' il nemico sul quale l'audace pazienza della moltitudine esercita
un'azione paralizzante". Sono le stesse parole con le quali si esprimera'
mezzo secolo dopo Vaclav Havel per descrivere il "potere dei senza potere"
manifestatosi nelle rivoluzioni del 1989.
Nell'aprile 1937, Shantidas, il Servitore-di-Pace, nome dato da Gandhi a
Lanza del Vasto, si appresta a compiere un impegnativo pellegrinaggio nel
pellegrinaggio. Ha inizio il viaggio verso le sorgenti del Gange, quelle
"acque sacre" ancora oggi meta di avventurosi viaggiatori (Alter Stephen,
Acque sacre, Ponte alle grazie, Milano 2002) E' l'iniziazione alla ricerca
interiore, allo yoga, alla riscoperta di quelli che Lanza del Vasto definiva
(e' anche il titolo di un suo libro, Gribaudi, Torino 1988) "principi e
precetti di ritorno all'evidenza". In questa parte del suo peregrinare,
giunse vicino al Tibet e vide le carovane che provenivano dal piu' grandioso
di tutti i pellegrinaggi che si possano intraprendere: il kora del Kailash,
il mitico monte Meru venerato da buddhisti, hindu, jainisti, bon e dai
cercatori di verita' e nonviolenza.
Se il Kailash e' la montagna sacra per eccellenza, dotata di uno
straordinario potere "tanto grande e tuttavia cosi' sottile che, senza
costrizione, la gente giunge da ogni dove, come se fosse attirata dalla
forza di una calamita invisibile", Gandhi e' la sorgente dell'ahimsa, capace
di emanare un'analoga forza di attrazione religiosa e politica e di ispirare
visioni e azioni che si sono diffuse ovunque nel mondo. La resistenza e la
tenacia di Shantidas furono messe a dura prova durante questa sorta di
iniziazione all'India profonda e di noviziato allo yoga: "Avevo intrapreso
il pellegrinaggio alle Sorgenti per penetrare nelle tradizioni del paese
dove volevo stabilirmi... ma un nuovo pensiero si fece strada in me: che...
il posto di un discepolo occidentale di Gandhi fosse in occidente e il suo
compito fosse quello di seminare nella terra piu' ingrata: a casa propria".
Ritornato a Wardha, nel settembre dello stesso anno, espose questo suo
progetto e i dubbi che lo assillavano a Bapu, nome affettuoso con cui i piu'
intimi si rivolgevano a Gandhi, e ne ricevette conferma, a patto di sentirsi
chiamato dalla "voce interiore". Ma come essere certi di tale chiamata?
"Bapu ha forse ragione: non sono chiamato da niente e da nessuno. Perche'
dunque mi son messo in testa che avrei qualche cosa da insegnare ad altri?".
Pochi mesi dopo, nel febbraio 1938, fu Gandhi stesso ad aiutarlo a superare
gli ultimi dubbi con queste parole: "e' bene che tu vada e cerchi lungi da
me la prova che desideri. Vedrai se la nonviolenza e' in te abbastanza forte
per imporsi da se' a quelli che ti circondano... Vedrai da vicino la contesa
tra Musulmani ed Ebrei che mi tormenta tanto, mi dirai cio' che hai
pensato". E aggiunse: "Tu sei uno di loro, forse arriverai a portarli verso
la nonviolenza. Io ne sono incapace. Anche quando, per eccezione, ne
accettano l'idea, they do not know to handle it, non sanno come maneggiarla.
E che bella cosa sarebbe riuscirvi! La vostra razza e' intraprendente,
ardita, fresca. Si', essa possiede una freschezza che a noi manca. Non e'
impegolata come noi nel peso del passato".
Poco dopo, Shantidas rientro' in Europa, con un viaggio avventuroso che lo
porto' a tentare invano di compiere il pellegrinaggio in Terra Santa. Ma lo
spirito del pellegrino non lo aveva ancora abbandonato e riusci' a
ritornarvi nei mesi successivi incalzato dall'urgenza degli eventi: "la
guerra ci veniva addosso, non c'era tempo da perdere, subito, subito!".
Passarono ancora alcuni anni prima che il suo sogno si realizzasse: fondare
i villaggi gandhiani d'occidente nel sud della Francia, che nel corso degli
anni si fecero promotori di lotte nonviolente contro la militarizzazione del
territorio, contro la guerra in Algeria, contro le armi nucleari, a favore
dell'obiezione di coscienza e per uno stile di vita e una economia
coerentemente nonviolente.
Nel frattempo, i pellegrinaggi continuarono. Lanza del Vasto torno' in India
nel 1954 per conoscere Vinoba Bhave, l'erede spirituale di Gandhi impegnato
nella campagna di redistribuzione nonviolenta delle terre. E subito dopo fu
la volta della Sicilia di Danilo Dolci. Da allora la nonviolenza ha
cominciato a diffondersi, sempre incalzata da venti di guerra. Saremo capaci
di realizzare per tempo il tanto agognato futuro nonviolento? La strada e'
stata aperta, altri pellegrini dovranno mettersi in cammino.

13. 2 OTTOBRE. AMEDEO TOSI: AUTOSTRADE E SENTIERI
[Ringraziamo Amedeo Tosi (per contatti: amedeo_tosi at virgilio.it) per questo
intervento]

La nonviolenza e' in cammino. Mi piace pensare alla nonviolenza come ad uno
stile di vita che si fa messaggio e plasma, nel tempo, nuovi stili di vita.
Un messaggio che non e' immediato, scattante come uno slogan, ma cammina
lentamente e con un proprio stile: lo stile-per-la-vita.
Nonviolenza, elemento vitale, come il lievito per il pane: oggi piccolo e
all'apparenza inutile, ma domani, se debitamente impastato, si rivelera'
grande e buono.
Lungo il cammino della propria storia ogni persona incontra bivii da
superare. Ogni incrocio richiede una scelta: quale strada voglio percorrere?
Esistono i grandi bivi: da una parte la strada che ci aiuta a liberare e far
volare l'aquila che ognuno di noi e'; dall'altra, la strada che riduce noi e
gli altri in galline che razzolano nella terra.
Esistono poi i piccoli bivi delle scelte quotidiane, da dove partono sia
autostrade che non portano da nessuna parte, sia sentieri in salita che
conducono a luoghi bellissimi.
Lungo le autostrade osservo molte vetrine allestite con prodotti fatti da
mani di bimbi ridotti alla condizione di schiavi, da uomini e donne alle
dipendenze di produttori moderni di guerre, fame, droga, illusioni,
analfabetismo, malattie...
Percorrendo i sentieri in salita, invece, incrocio persone che hanno
caricato nello zaino solo cio' che e' necessario per vivere, persone attente
a lasciare intatti i luoghi che li ospitano. E' camminando lungo questi
sentieri che si riesce ad osservare le tante forme di violenza esercitate
nelle vicine autostrade. Ed e' con la nonviolenza attiva e creativa che si
tengono puliti e battuti i sentieri che altri, abbandonando l'autostrada,
potrebbero a breve intraprendere.

14. 2 OTTOBRE. GIULIO VITTORANGELI: LE RAGIONI DEGLI OPPRESSI
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento]

La prima cosa e' una preoccupazione; di "giornate internazionali" ne
esistono moltissime: da quella per la pace a quella contro la schiavitu'
infantile o contro la prostituzione infantile, da quella contro la
discriminazione razziale a quella dei rifugiati, o in favore dell'acqua e
della terra. "Giornate mondiali" nate con le migliori intenzioni, e su
principi e valori che tutti (almeno apparentemente) condividono e nessuno si
sognerebbe mai di mettere in discussione. Avete mai visto qualcuno dire
pubblicamente che e' a favore della guerra, della schiavitu' infantile o
della tortura?
Esiste, quindi, un problema di validita', di efficacia politica di queste
iniziative, unito al rischio di fare della facile retorica, rischio che non
dobbiamo nasconderci. Questo rischio vale anche per la "Giornata
internazionale della nonviolenza" del 2 ottobre.
Per questo e' indispensabile che le iniziative previste in varie citta',
scuole, ecc., sappiano mettere in luce il carattere politico della scelta
nonviolenta, ad iniziare dalla fusione assolutamente indispensabile dei fini
con i mezzi. Dalla scelta di affrontare l'asprezza della lotta non con la
forza e la durezza, ma con la tenerezza. Facendo valere le ragioni e le
istanze dei piu' deboli, degli oppressi, di tutti quelli aggrediti dalla
ferocia del sistema capitalista.
La sfida della nonviolenza si misura essenzialmente nel rapporto con i
movimenti sociali mondiali, nella capacita' di essere credibile nella lotta
per la giustizia e la liberta'; nella solidarieta' concreta con le realta'
che si oppongono al liberismo rapinatore del Wto e alla privatizzazione
della vita ad opera delle multinazionali farmaceutiche, solo per fare un
esempio.
Non si tratta solo di impegnarsi per il corretto funzionamento delle
strutture della societa' e per la massima riduzione delle sperequazioni e
delle ingiustizie, ma per qualcosa di piu' e di oltre, per qualcosa che si
puo' definire rivoluzione, intendendo con questa parola l'affermazione di
una societa' liberata, armonica e, nei limiti dell'umana condizione, felice.
Vere e proprie battaglie per una politica civile (quanto avviene in questi
giorni a Vicenza e', in questo senso, decisamente emblematico), a partire da
un "no" deciso alle guerre, pseudoumanitarie o meno, passando per un nuovo
disarmo, sino a arrivare alla difesa su scala locale dei beni pubblici e dei
diritti delle persone.
Tutto questo con la consapevolezza che non si dovra' cercare il valore del
proprio agire in un risultato immediato, in una soluzione politica a breve
termine, nel tempo in cui la politica ha perso se stessa, e si avvolge e
contorce, negando nel proprio agire quotidiano le ragioni finali, e alte,
del proprio esistere. Se un qualche rinnovamento e' possibile ancora per la
nostra societa', esso deve guardare lontano, sui tempi lunghi del fallimento
di questo modello di societa'. Per questo bisognera' lavorare a lunga
scadenza, senza illusioni, senza false speranze, ne' scorciatoie, ne'
espedienti tattici. Per usare la formula di Marco Revelli, "Sapendo il
perche', senza piu' chiedersi quando".

15. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

16. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 596 del 2 ottobre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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