Minime. 296



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 296 del 7 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Milena Carone, Pina Nuzzo: Relazione sulla proposta di legge di
iniziativa popolare "Norme di democrazia paritaria per le assemblee
elettive"
2. La proposta di legge
3. Marco Catarci intervista Daniele Lugli sulle influenze pedagogiche di
Aldo Capitini: l'esperienza di Silvano Balboni
4. La "Carta" del Movimento Nonviolento
5. Per saperne di piu'

1. MATERIALI. MILENA CARONE, PINA NUZZO: RELAZIONE SULLA PROPOSTA DI LEGGE
DI INIZIATIVA POPOLARE "NORME DI DEMOCRAZIA PARITARIA PER LE ASSEMBLEE
ELETTIVE"
[Dall'Udi (Unione Donne in Italia) riceviamo e diffondiamo la seguente
relazione sulla proposta di legge di iniziativa popolare "Norme di
democrazia paritaria per le assemblee elettive", iniziativa annunciata nella
Gazzetta Ufficiale n. 115 del 19 maggio 2007.
Milena Carone, giurista, fa parte del coordinamento nazionale dell'Udi; e'
relatrice della proposta di legge di iniziativa popolare "Norme di
democrazia paritaria per le assemblee elettive". Opere di Milena Carone:
Alludi, Milella, 2003.
Pina Nuzzo, apprezzata pittrice, e' una delle figure piu' prestigiose
dell'Unione delle donne in Italia (Udi) ed animatrice infaticabile della
campagna "50 e 50 ovunque si decide" per la democrazia paritaria]

La proposta di legge di iniziativa popolare "Norme di democrazia paritaria
per le assemblee elettive" fa parte della campagna "50 e 50 ovunque si
decide" promossa da Udi - Unione Donne in Italia (gia' Udi - Unione Donne
Italiane), associazione politico-culturale operante in Italia dal 1945.
L'obiettivo della campagna e' la promozione e il riconoscimento della
presenza paritaria di entrambi i sessi in ogni luogo decisionale, quale
presupposto e condizione di democrazia compiuta.
*
Introduzione
L'oggetto specifico della proposta di legge sono le candidature per le
competizioni elettorali relative alle assemblee elettive di: Circoscrizioni
nei Comuni, Comuni, Citta' Metropolitane, Province, Regioni a Statuto
ordinario, nonche' alle elezioni di Camera dei Deputati, Senato della
Repubblica e dei componenti del Parlamento Europeo spettanti all'Italia
(art. 2).
La proposta ha carattere generale e nell'ambito di applicazione e' stato
inserito anche l'istituto delle Citta' Metropolitane, previsto dalla riforma
costituzionale del 2001 ed in attesa della legge ordinaria che disciplini il
funzionamento delle competizioni elettorali relative.
La proposta si apre con un'affermazione che e' anche un proponimento:
l'attuazione del primo comma dell'art. 51 della Costituzione Italiana
(art.1)
L'articolo 51 della Costituzione primo comma recita: "Tutti i cittadini
dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle
cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti
dalla legge".
Questa proposta di legge prescinde, sul piano politico, pur tenendola
doverosamente presente sul piano giuridico, dall'integrazione operata dal
parlamento italiano con la riforma del 2003.
L'art. 1 della Legge Costituzionale 30 maggio 2003, n. 1 ha aggiunto al
primo comma dell'art. 51 il seguente periodo: "A tale fine la Repubblica
promuove con appositi provvedimenti le pari opportunita' tra donne e
uomini".
Le promotrici della presente proposta non hanno partecipato alla campagna
che ha condotto a quell'integrazione ed in piu' occasioni pubbliche ne hanno
evidenziato l'equivocita' dei presupposti, acclaratasi negli anni seguenti.
Ad ogni buon conto, noi prendiamo sul serio e alla lettera la dizione "pari
opportunita'" proprio perche' la proposta concerne l'accesso alle cariche
elettive, per tramite di candidature.
*
Profilo storico-giuridico
L'art.51 della nostra Costituzione e' l'unico tra quelli riguardanti i
rapporti politici che dopo la dicitura "tutti di cittadini" aggiunge
"dell'uno o dell'altro sesso".
Il motivo risiede in una scelta di natura storico-giuridica operata dai
costituenti e che accomuna in parte l'art. 51 e l'art. 48, riguardante
l'elettorato attivo.
La formulazione dell'art.51 ha subito notevoli travagli in seno ai lavori
preparatori per la Costituzione: la valenza antidiscriminatoria era dapprima
fortemente presente nelle proposte delle sottocommissioni, dove rinveniamo
la dicitura usata per l'art.3 "senza distinzione di sesso", poi quella "di
ambo i sessi" per giungere poi a "dell'uno o dell'altro sesso" contenuta
nella definitiva stesura, dove si ritenne altresi' di inserire la
determinante specificazione "in condizioni di eguaglianza".
Il nostro Paese e' giunto alla democrazia dopo la Resistenza al fascismo ed
ha affermato diritti universali per tutte e tutti solo nella sua Carta
Costituzionale del 1948.
In questi sessanta anni di storia, costume e pratiche politiche, a partire
dal suffragio universale compiuto del 1946, la valenza dell'art. 51 si e'
ancor piu' evidenziata, chiarendo il legame non piu' formale tra concetti
giuridici e politici quali uguaglianza, cittadinanza e democrazia a partire
dalla presenza del genere femminile in ogni contesto istituzionale e
politico.
A livello mondiale, sono copiose le documentazioni (citiamo per tutte quelle
della Conferenza di Pechino del 1995 e la Carta di Nizza del 2000) dove si
afferma che la presenza femminile nei luoghi decisionali non e' piu'
soltanto un attributo di "maggiore democraticita'" ne' una pura
rivendicazione antidiscriminatoria di diritti operata da soggetti
svantaggiati. Piuttosto, le istituzioni devono prendere atto che ad ogni
livello la presenza femminile e' presupposto e indice di progresso e
democrazia compiuti, oltre che di effettivo benessere e civile convivenza.
In questo quadro, l'attuazione dell'articolo 51 della Carta, cosi' come
proposto dalla nostra iniziativa, tiene conto di cio' che si e' andato
affermando negli anni sul piano politico e giuridico, nello spirito
auspicato dagli stessi costituenti: "noi dobbiamo tracciare anche le vie
dell'avvenire, ponendo le mete che oggi vogliamo siano raggiunte domani"
(on. Bozzi, Assemblea Costituente 4 marzo 1947).
L'affermazione della democrazia paritaria in Italia ha subito ritardi ed
ostacoli.
Per quanto attiene l'accesso alle cariche elettive, lo sguardo dei
riformatori e' stato rivolto esclusivamente all'aspetto antidiscriminatorio
volto alla tutela di un genere ritenuto svantaggiato.
Il nostro Parlamento, a far data dai primi anni Novanta ad oggi, si e' reso
protagonista di comportamenti contraddittori sul piano politico, ma quel che
e' grave sul piano giuridico-istituzionale.
Nel 1993 sono state inserite norme antidiscriminatorie nella legge n. 81 del
1993 (notoriamente conosciuta come la legge sull'elezione diretta di Sindaci
e Presidenti di Provincia) estese poi alle regole riguardanti le elezioni
per Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.
Dopo la prima sentenza della Corte Costituzionale sul punto (n. 422 del
1995) che bocciava dette tutele proprio in nome del principio di
uguaglianza, si e' avviato un iter scomposto nei vari partiti, sia pure
sollecitati dalla stessa Corte ad operare nella direzione della democrazia
paritaria.
In Parlamento e' prevalsa l'opinione che l'unica strada percorribile fosse
la modifica dell'art. 51 della Costituzione.
Si e' quindi avviato un faticoso e ondivago iter di modifica, culminato nel
2003, nonostante che proprio in quell'anno la stessa Corte Costituzionale
avesse innovato la propria giurisprudenza sul punto.
La modifica approvata con la legge costituzionale del 30 maggio 2003, negli
intenti dichiarati, doveva consentire l'approvazione di norme
antidiscriminatorie in tutte le leggi elettorali.
Durante l'iter d'approvazione della vigente legge elettorale per Camera e
Senato, sul finire del 2005, con un'alzata di scudi trasversale a tutti i
partiti, e' stato bocciato anche il minimo accenno di introduzione di quelle
quote in nome delle quali due anni prima era stata approvata la riforma
costituzionale.
Il fallimento dei tentativi di introdurre misure quali le quote evidenzia al
nostro sguardo tre aspetti indissolubilmente legati tra loro:
- errore giuridico di fondo nel trattare la materia della democrazia
paritaria alla stregua di misure antidiscriminatorie quali quelle per le
minoranze etniche da tutelare;
- resistenze da parte degli apparati di potere all'interno dei partiti;
- scarsa autorevolezza nelle proposte.
Questa proposta:
- non intende introdurre quote di riserva,
- intende dare attuazione piena al primo comma dell'art. 51 della
Costituzione, consentendo l'effettiva parita' di accesso alle candidature ai
due sessi,
- ha come presupposto politico che la presenza paritaria dei sessi e' una
condizione di democrazia, e non un "favore" verso le donne.
Oggi il quadro politico appare piu' favorevole e le promotrici auspicano che
la proposta sia fatta propria da donne e uomini di buona volonta' presenti
in ogni schieramento politico.
*
Meccanismi giuridici di attuazione (artt. 3 e 4)
La proposta ha carattere fondante e valenza generale, avendo come ambito di
applicazione ogni contesto decisionale elettivo.
I meccanismi attraverso i quali ogni cittadino ed ogni cittadina possono
accedere ad una carica elettiva sono sostanzialmente due, in qualunque
sistema elettorale.
Si puo' essere candidati in liste o gruppi (art. 3).
Si puo' essere candidati in collegi uninominali (art. 4).
La duplice previsione contenuta nella proposta tiene conto anche
dell'attualita' del dibattito sulle riforme istituzionali e in specifico
della materia elettorale per Camera e Senato.
In quanto tale, la proposta puo' trovare accoglienza in ogni legge
elettorale specifica, con l'unica eccezione di quelle riguardanti le
elezioni delle Assemblee Regionali a Statuto Speciale, rispetto alle quali
riteniamo che in ogni caso la spinta in tal senso potra' venire
dall'approvazione di una tale norma a livello statale.
Nelle candidature in liste o gruppi (art. 3), l'attuazione dell'art. 51
Cost. si avra' mediante la previsione di composizioni delle liste con un
numero pari a meta' uomini e meta' donne, in posizione alternata per sesso e
con la previsione dello scarto di una sola unita' numerica, nel caso di un
totale di candidature dispari.
Nelle candidature in collegi uninominali, si e' tenuto conto dell'ambito
circoscrizionale: in ogni circoscrizione, l'attuazione dell'art. 51 Cost. si
avra' attraverso il calcolo sulla totalita' delle candidature presenti per
ogni partito o coalizione di partiti recanti lo stesso contrassegno. Anche
in questo caso, se il totale e' dispari, lo scarto puo' essere di una sola
unita' numerica (art. 4).
La sanzione prevista per il mancato rispetto della norma sara', nel primo
caso, l'irricevibilita' delle liste o gruppi (art. 3) e, nel secondo, la
mancata ammissione alla competizione elettorale in quella circoscrizione del
partito o coalizione di partiti che non l'avranno rispettata (art. 4).
In questo articolato scarno ed essenziale, le previsioni delle sanzioni sono
state inserite negli stessi articoli (artt. 3 e 4) riguardanti la norma,
allo scopo di sottolineare il legame esistente tra norma e sanzione e la
conseguente gravita' della sua mancata applicazione.
Una norma come questa non sarebbe fondante se, per la sua mancata
attuazione, si prevedessero sanzioni di carattere pecuniario o comunque
minore rispetto alla irricevibilita' e alla non ammissione.
Cio', al contrario, e' avvenuto per le cosiddette quote, che infatti non
erano concepite, vissute e praticate come norme fondanti, neanche da coloro
che le hanno propugnate.
*
Norme di chiusura
Infine, per cio' che concerne l'abrogazione di norme in contrasto (art. 5)
l'approvazione da parte del Parlamento dei principi contenuti nella nostra
proposta comportera', da un lato, il recepimento nelle normative di
riferimento per ogni contesto decisionale a carattere elettivo, e
dall'altro, l'abrogazione delle norme di tutela a carattere
antidiscriminatorio contenute nella legge n.90/2004, recante "Norme in
materia di elezioni dei membri del Parlamento europeo e altre disposizioni
inerenti ad elezioni da svolgersi nell'anno 2004" (*).
Roma, 29 novembre 2007
Pina Nuzzo, del comitato promotore
Milena Carone, relatrice della proposta
*
Nota
* L'art. 3 (Pari opportunita') della legge n.90/2004 cosi' recita:
"1. Nell'insieme delle liste circoscrizionali aventi un medesimo
contrassegno, nelle prime due elezioni dei membri del Parlamento europeo
spettanti all'Italia, successive alla data di entrata in vigore della
presente legge, nessuno dei due sessi puo' essere rappresentato in misura
superiore ai due terzi dei candidati; ai fini del computo sono escluse le
candidature plurime; in caso di quoziente frazionario si procede
all'arrotondamento all'unita' prossima.
2. Per i movimenti e i partiti politici presentatori di liste che non
abbiano rispettato la proporzione di cui al comma 1, l'importo del rimborso
per le spese elettorali di cui alla legge 3 giugno 1999, n. 157, e' ridotto,
fino ad un massimo della meta', in misura direttamente proporzionale al
numero dei candidati in piu' rispetto a quello massimo consentito. Sono,
comunque, inammissibili le liste circoscrizionali composte da piu' di un
candidato che non prevedono la presenza di candidati di entrambi i sessi.
3. La somma eventualmente derivante dalla riduzione di cui al comma 2 e'
erogata ai partiti o gruppi politici organizzati che abbiano avuto
proclamata eletta, ai sensi dell'articolo 22 della legge 24 gennaio 1979, n.
18, e successive modificazioni, una quota superiore ad un terzo di candidati
di entrambi i sessi. Tale somma e' ripartita in misura proporzionale ai voti
ottenuti da ciascun partito o gruppo politico organizzato".

2. MATERIALI. LA PROPOSTA DI LEGGE
[Dal sito www.50e50.it nuovamente riproponiamo il testo della proposta di
legge d'iniziativa popolare "Norme di democrazia paritaria per le assemblee
elettive" alla base della campagna per la democrazia paritaria e duale "50 e
50 ovunque si decide"]

Le sottoscritte cittadine italiane e i sottoscritti cittadini italiani
presentano - ai sensi dell'art. 71, comma 2, Cost. ed in applicazione della
legge 25 maggio 1970, n. 352 e successive modificazioni - la seguente
proposta di legge: "Norme di democrazia paritaria per le assemblee
elettive".
*
Art. 1. Finalita'
In attuazione dell'art.51 della Costituzione italiana, la presente legge
detta norme di democrazia paritaria per l'accesso di cittadini e cittadine
alle assemblee elettive in condizioni di uguaglianza.
*
Art. 2. Ambito di applicazione
Le presenti norme si applicano alle competizioni elettorali relative alle
assemblee elettive di: Circoscrizioni nei Comuni, Comuni, Citta'
Metropolitane, Province, Regioni a statuto ordinario, nonche' alle elezioni
di Camera dei Deputati, Senato della Repubblica e dei componenti del
Parlamento Europeo spettanti all'Italia.
*
Art. 3. Candidature in liste o gruppi
In ogni lista o gruppo di candidati, le candidature sono costituite da un
numero uguale di donne e uomini, sono disposte in ordine alternato per sesso
e, in caso di disparita' numerica, lo scarto e' di una unita'.
Liste o gruppi di candidati che non rispettano le predette norme sono
irricevibili.
*
Art. 4. Candidature in collegi uninominali
In ogni circoscrizione dove le candidature sono proposte in collegi
uninominali, le candidature complessive contraddistinte dal medesimo
contrassegno sono costituite da un numero uguale di donne e uomini e, in
caso di disparita' numerica, lo scarto e' di una unita'.
Partiti, movimenti o coalizioni di partiti recanti il medesimo contrassegno
nella circoscrizione che non rispettano le predette norme non sono ammessi
alla competizione elettorale in quella circoscrizione.
*
Art. 5. Norma abrogativa di chiusura
Ogni disposizione in contrasto con le norme di democrazia paritaria
contenute nella presente legge e' abrogata.

3. RIFLESSIONE. MARCO CATARCI INTERVISTA DANIELE LUGLI SULLE INFLUENZE
PEDAGOGICHE DI ALDO CAPITINI: L'ESPERIENZA DI SILVANO BALBONI
[Ringraziamo Marco Catarci (per contatti: catarci at uniroma3.it) per averci
messo a disposizione questa testimonianza di Daniele Lugli su Sivano
Balboni, estratta dalle pp. 98-103 del suo recente libro Il pensiero
disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino
2007. L'intervista e' stata realizzata a Ferrara il 3 marzo 2007.
Marco Catarci, da sempre attivo in iniziative di solidarieta', per i
diritti, la pace e la difesa della biosfera, e' ricercatore e docente di
Pedagogia sociale presso la facolta' di Scienze della formazione
dell'Universita' degli studi Roma Tre, dove collabora con il Creifos (Centro
di ricerca sull'educazione interculturale e sulla formazione allo sviluppo).
Ha partecipato a numerose ricerche in campo educativo e sociale, e' autore
del volume All'incrocio dei saperi. Una didattica per una societa'
multiculturale, e di numerosi saggi e articoli sui temi dell'immigrazione,
della formazione, della mediazione culturale. Tra le opere di Marco Catarci:
All'incrocio dei saperi. Una didattica per una societa' multiculturale,
Anicia, Roma 2004; "La pedagogia degli oppressi di Paulo Freire", in
"Studium", n. 4, 2004; "Il percorso formativo del mediatore
linguistico-culturale: il modello proposto dal Cies" e "La mediazione in
ambito educativo", in F. Susi, M. Fiorucci (a cura di), Mediazione e
mediatori in Italia. La mediazione linguistico-culturale per l'inserimento
socio-lavorativo dei migranti, Anicia, Roma 2004; "Formazione e inserimento
lavorativo dei rifugiati in Italia", in M. Fiorucci, S. Bonetti (a cura di),
Uomini senza qualita'. La formazione dei lavoratori immigrati: dalla
negazione al riconoscimento, Guerini Associati, Milano 2006; Il pensiero
disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Ega, Torino
2007.
Daniele Lugli e' il segretario nazionale del Movimento Nonviolento, figura
storica della nonviolenza, unisce a una lunga e limpida esperienza di
impegno sociale e politico anche una profonda e sottile competenza in ambito
giuridico ed amministrativo, ed e' persona di squisita gentilezza e saggezza
grande.
Silvano Balboni, ferrarese, nato nel 1922 e deceduto nel 1948, obiettore di
coscienza, antifascista, pubblico amministratore, amico della nonviolenza,
collaboratore di Aldo Capitini nella promozione dell'esperienza dei Centri
di orientamento sociale.
Aldo Capitini e' nato a Perugia nel 1899, antifascista e perseguitato,
docente universitario, infaticabile promotore di iniziative per la
nonviolenza e la pace. E' morto a Perugia nel 1968. E' stato il piu' grande
pensatore ed operatore della nonviolenza in Italia. Opere di Aldo Capitini:
la miglior antologia degli scritti e' (a cura di Giovanni Cacioppo e vari
collaboratori), Il messaggio di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1977 (che
contiene anche una raccolta di testimonianze ed una pressoche' integrale -
ovviamente allo stato delle conoscenze e delle ricerche dell'epoca -
bibliografia degli scritti di Capitini); recentemente e' stato ripubblicato
il saggio Le tecniche della nonviolenza, Linea d'ombra, Milano 1989; una
raccolta di scritti autobiografici, Opposizione e liberazione, Linea
d'ombra, Milano 1991, nuova edizione presso L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2003; e gli scritti sul Liberalsocialismo, Edizioni e/o, Roma 1996;
segnaliamo anche Nonviolenza dopo la tempesta. Carteggio con Sara Melauri,
Edizioni Associate, Roma 1991; e la recente antologia degli scritti (a cura
di Mario Martini, benemerito degli studi capitiniani) Le ragioni della
nonviolenza, Edizioni Ets, Pisa 2004. Presso la redazione di "Azione
nonviolenta" (e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org)
sono disponibili e possono essere richiesti vari volumi ed opuscoli di
Capitini non piu' reperibili in libreria (tra cui i fondamentali Elementi di
un'esperienza religiosa, 1937, e Il potere di tutti, 1969). Negli anni '90
e' iniziata la pubblicazione di una edizione di opere scelte: sono fin qui
apparsi un volume di Scritti sulla nonviolenza, Protagon, Perugia 1992, e un
volume di Scritti filosofici e religiosi, Perugia 1994, seconda edizione
ampliata, Fondazione centro studi Aldo Capitini, Perugia 1998. Opere su Aldo
Capitini: oltre alle introduzioni alle singole sezioni del sopra citato Il
messaggio di Aldo Capitini, tra le pubblicazioni recenti si veda almeno:
Giacomo Zanga, Aldo Capitini, Bresci, Torino 1988; Clara Cutini (a cura di),
Uno schedato politico: Aldo Capitini, Editoriale Umbra, Perugia 1988;
Fabrizio Truini, Aldo Capitini, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di
Fiesole (Fi) 1989; Tiziana Pironi, La pedagogia del nuovo di Aldo Capitini.
Tra religione ed etica laica, Clueb, Bologna 1991; Fondazione "Centro studi
Aldo Capitini", Elementi dell'esperienza religiosa contemporanea, La Nuova
Italia, Scandicci (Fi) 1991; Rocco Altieri, La rivoluzione nonviolenta. Per
una biografia intellettuale di Aldo Capitini, Biblioteca Franco Serantini,
Pisa 1998, 2003; AA. VV., Aldo Capitini, persuasione e nonviolenza, volume
monografico de "Il ponte", anno LIV, n. 10, ottobre 1998; Antonio Vigilante,
La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Capitini, Edizioni del
Rosone, Foggia 1999; Pietro Polito, L'eresia di Aldo Capitini, Stylos, Aosta
2001; Federica Curzi, Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini,
Cittadella, Assisi 2004; Massimo Pomi, Al servizio dell'impossibile. Un
profilo pedagogico di Aldo Capitini, Rcs - La Nuova Italia, Milano-Firenze
2005; Andrea Tortoreto, La filosofia di Aldo Capitini, Clinamen, Firenze
2005; Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza
di Aldo Capitini, Ega, Torino 2007; cfr. anche il capitolo dedicato a
Capitini in Angelo d'Orsi, Intellettuali nel Novecento italiano, Einaudi,
Torino 2001; per una bibliografia della critica cfr. per un avvio il libro
di Pietro Polito citato; numerosi utilissimi materiali di e su Aldo Capitini
sono nel sito dell'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini:
www.aldocapitini.it, altri materiali nel sito www.cosinrete.it; una assai
utile mostra e un altrettanto utile dvd su Aldo Capitini possono essere
richiesti scrivendo a Luciano Capitini: capitps at libero.it, o anche a
Lanfranco Mencaroni: l.mencaroni at libero.it, o anche al Movimento
Nonviolento: tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail:
azionenonviolenta at sis.it o anche redazione at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org]

Daniele Lugli, segretario del Movimento nonviolento italiano e collaboratore
di Capitini tra il 1961 e il 1968, ricostruisce nellíintervista le vicende
di Silvano Balboni, un allievo di Capitini che avvia diverse iniziative
educative ´capitinianeª a Ferrara.
*
- Daniele Lugli: Silvano Balboni e' un ferrarese nato nel 1922 e morto nel
1948, quindi molto giovane. Al momento della morte e' il principale
collaboratore di Aldo Capitini (con il quale era in contatto, come tutto il
gruppo attorno allo scrittore Giorgio Bassani, fin dai tempi del liceo) e
assessore all'anagrafe del Comune di Ferrara. Obiettore di coscienza durante
la seconda guerra mondiale, fin dalla primavera del 1943, svolge azione di
resistenza disarmato, aiutando le persone a raggiungere le formazioni
partigiane. Emigra in Svizzera quando la situazione si fa per lui
insostenibile alla fine del '43. In tutto questo periodo vive in una operosa
clandestinita' che prosegue anche durante i 45 giorni, perche', come
disertore, e' ricercato anche dal governo Badoglio. Nel novembre a Ferrara
c'e' un eccidio per vendicare l'uccisione del federale fascista. Le ricerche
degli antifascisti si intensificano e quindi Balboni va in Svizzera, dove
collaborera' con esponenti del Comitato di Liberazione Nazionale.
E' figlio di un medico socialista che si interessa molto di problemi
educativi, che appassioneranno anche lui, per influenza familiare e per
quella che gli viene dal contatto con il gruppo di Bassani e con Capitini.
Quando rientra in Italia diventa il collaboratore piu' stretto di Capitini,
che lo ricorda nel suo libro Riforma religiosa e nuova socialita', nella
diffusione dei COS. Grazie a lui uno dei COS piu' attivi e' proprio qui a
Ferrara. E' lui che da' il cambio a Baldelli, che all'inizio affianca
Capitini nella promozione dei COS, rimanendo successivamente il
collaboratore piu' stretto anche nel Movimento di Religione.
Per quanto riguarda l'aspetto pedagogico, come assessore socialista al
comune di Ferrara promuove la creazione della prima scuola materna, facendo
venire a dirigere la Armari, che e' sempre di quel giro dell'italo-svizzero
per cui c'e' Margherita Zoebeli a Rimini. La societa' operaia italo-svizzera
da' degli aiuti e viene realizzata questa prima scuola materna a Ferrara, il
cui nome "casa del bambino" ne segnala l'impostazione montessoriana. E
Balboni chiama delle insegnanti svizzere a formare le insegnanti della
scuola materna.
Silvano Balboni e' per un po' direttore del settimanale socialista di
Ferrara "Idea socialista". La cosa da sottolineare e' lo spazio - a Ferrara
la figura piu' rilevante dei socialisti e' Alda Costa, una donna, una
maestra, contro la guerra - all'idea del pensiero pedagogico, a questa
necessita' di una scuola "libera e liberante" per il socialismo. Finche'
Balboni dirige questo settimanale, non c'e' numero in cui non ci sia un
intervento di qualche insegnante o comunque sulla scuola. Per esempio
presenta ampiamente l'esperienza delle sorelle Negrisoli, due insegnanti che
facevano una scuola di tipo attivo in un comune della provincia di Ferrara,
a Portomaggiore. Su "Idea socialista" fa un titolo a tutta pagina, in prima
pagina, su quell'esperienza, una scelta inusuale per un organo di partito e
in quel periodo.
Appena rientrato in Italia dalla Svizzera, Balboni e' anche tra i promotori
della ripresa delle attivita' di scuola degli adulti e anche di
un'iniziativa di formazione professionale, sempre con l'aiuto del dono
italo-svizzero. Negli anni in cui Balboni sta in Svizzera, oltre a conoscere
direttamente importanti pedagogisti, stringe molto questi rapporti; al suo
ritorno promuove, quindi, questa "Scuola del lavoratore" che ha un certo
successo nell'immediato dopoguerra. Oggi diremmo che e' una scuola di
formazione professionale. Avviene anche uno scandalo, perche' ci sono corsi
per sarte e lui tiene un insegnamento in cui parla di Freud. Sulla stampa
cattolica e di destra viene attaccato molto duramente, perche' parla di
Freud a delle ragazze.
I dipendenti del suo assessorato, ai Servizi demografici, ricordano come
Balboni tenesse con loro conversazioni di educazione civica e di cultura.
Balboni considera il lavoratore del Comune l'operatore di base della
democrazia da costruire da capo nel nostro paese e, per questo, ritiene per
lui essenziale un'apposita e ampia formazione. E allora, non solo ci sono
queste conversazioni con i dipendenti con i quali ha piu' diretto contatto,
ma, nell'ambito di corsi di formazione deliberati dalla Giunta per i vigili
urbani, Balboni tiene degli incontri di cultura generale, su temi anche di
cultura radicale. E anche qui uno scandalo riecheggera' sui giornali e
diventera' interrogazione da parte di alcuni gruppi politici in Consiglio
Comunale. Balboni, in queste sue lezioni, si sofferma sui rapporti di
Ferrara con il mondo protestante, partendo dalla figura di Renata di
Francia, dalla visita di Calvino a Ferrara. Sui giornali i titoli saranno:
"Freud alle ragazze della scuola di cucito, Calvino ai vigili, e bravo
Balboni!". Si tratta, quindi, di un singolare personaggio che dal ruolo
istituzionale travalica per propagandare cose inusitate e comunque
scandalose, dalla psicanalisi al protestantesimo, e presso soggetti che
sembrano i piu' inadatti ad essere contaminati, le ragazze dal
pansessualismo della psicanalisi e i vigili addirittura dal protestantesimo,
quindi con la rottura dei fondamentali ordini costituiti.
Di fronte a questi fatti il Sindaco gli impone di interrompere le lezioni e
gli incontri, e questo e' un motivo di ripensamento forte per Balboni, che
ne scrive a Capitini interrogandosi se rassegnare le dimissioni da assessore
e concentrarsi tutto - "ridursi" dice - all'attivita' di animatore del COS.
Balboni lavora, poi, con Margherita Fasolo, che e' un'insegnante e
pedagogista, in contatto con Capitini, con Ernesto Codignola e con il gruppo
di "Scuola e citta'", per realizzare a Ferrara una "scuola-citta'". A
Ferrara, come in tutte le citta', c'e' nell'immediato dopoguerra questo
problema dei ragazzi di strada, che lui intende affrontare con un'attivita'
di "scuola-citta'", cosa che pero' non riesce a fare anche per la morte
precoce.
Ancora Balboni ha la delega del Comune per il Consiglio d'amministrazione
dell'Universita', a testimoniare questo suo continuo interesse verso i temi
della scuola e della formazione.
E' un lettore vorace di opere di pedagogia, scrive a Capitini su questi
argomenti e promuove molte iniziative formative rivolte agli adulti.
Lo stesso Capitini attraverso la Fasolo entra in contatto con i Cemea. Ma il
contatto avviene anche perche' Capitini e' da sempre legato a Lamberto
Borghi: gia' nell'immediato dopoguerra, poi anche nelle attivita' del
Movimento di Religione, anche nei convegni piu' ristretti organizzati da
Capitini, Borghi non manca mai.
Nella proposta iniziale dei COS, a Ferrara, in cui Balboni cerca di seguire
quello che ha fatto Capitini due anni prima a Perugia, c'e' questa idea
della palestra di democrazia, ma questa struttura diventa molto in fretta
qualcosa di piu' e di diverso. Proprio il motto di "ascoltare e parlare"
entra in conflitto con la modalita' di comunicazione dei partiti, che e' il
comizio. Nel COS il meccanismo e' invertito: non si comincia con la
relazione, ma con le domande che la gente fa; e c'e' l'animatore che si
prende carico di portare al COS le persone che possono rispondere a queste
domande. C'e' qualcuno che critica Balboni per questo, con l'idea che i COS
debbano soprattutto controllare gli amministratori, mentre nel COS di
Balboni si parla di problemi religiosi, di divorzio, di obiezione di
coscienza. Questa posizione e' difesa da Capitini, che ribadisce che ai COS
ci si va per parlare di "patate e ideali", non uno senza l'altro. C'e' un
forte elemento pedagogico. Capitini non ha mai disprezzato i partiti, la
democrazia rappresentativa, pero' ne ha indicato i limiti con molta forza.
L'idea di fondo era di forme consiliari, nelle quale le persone ricevono le
deleghe e poi riferiscono, i COS in ogni posto, che e' poi l'idea dei
consigli, dei soviet.
C'e' poi un tentativo di collegarli a scelte istituzionali, Capitini tenta
una via di istituzionalizzazione dei COS. A Ferrara il COS e' proprio presso
un assessore del Comune. Capitini insiste per questa idea di
istituzionalizzare i COS, ha uno scambio con Nenni, tramite il suo
segretario Giannini, poi si rivolge a Silone. Quella di pensare di governare
a colpi di comitati o grandi manifestazioni non e' stata mai l'idea di
Capitini, che intendeva invece costruire una competenza nelle persone, anche
legata al fatto che nelle questioni di coscienza la legge del numero non
conta, quindi i COS certamente sono un luogo dove si imparano le cose, dove
ci si addestra ad affrontare e risolvere i problemi.
E questo aspetto pedagogico lo si vede in tutti i gruppi che sono stati
toccati da Capitini. Il gruppo ferrarese si raccoglieva intorno a Giorgio
Bassani, che era uno scrittore, ma era anche un insegnante, a Matilde
Bassani, che era una straordinaria insegnante, ad Agostino Buda, insegnante
pure lui. Comunque l'interesse a un certo modo di pensare la scuola era
fortissimo. Lo stesso Silvano Balboni, che era un cattivo studente, e
bocciato si prepara privatamente, in questa sua preparazione privata ragiona
intorno al fatto di come dovrebbe essere la scuola. Era molto legato ad
Agostino Buda, professore di filosofia a Ferrara. Buda e' la persona
attraverso la quale Norberto Bobbio entra in contatto con Capitini, e' anche
quello che tiene i contatti con Antonio Giuriolo e il gruppo di Padova. Era
un insegnante precario, andava in giro ed era in contatto con i gruppi di
Ferrara, Bologna, Firenze, Perugia, Padova. Assieme a Silvano Balboni
costruisce i progetti pedagogici a Ferrara.
In quegli anni immediati del dopoguerra ci sono esperienze di scuole-citta'
e anche l'idea di realizzare delle forme in cui ci fosse un lavoro
volontario, una base cooperativa, ma con un finanziamento pubblico. Sono gli
anni in cui a Fossoli di Carpi c'e' l'esperienza di Nomadelfia di don Zeno
Saltini, da cui passa e prende le mosse Danilo Dolci.
A proposito del collegamento forte tra l'attivita' formativa e quella
politica, va poi ricordato il rapporto con Andrea e Magda Trocme', che hanno
salvato quattromila ebrei attraverso un'attivita' che era quella di una
scuola convitto protestante nella zona ugonotta francese. Tutti gli anni
continuano poi a tenere presso questa scuola dei corsi di alta formazione, i
corsi sono tenuti allora da Paul Ricoeur, Balboni non ne perde uno e porta
la' i libri di Capitini. E questo contatto e' forte, perche' Andrea Trocme',
un pastore ma anche un educatore, viene a Ferrara a parlare di obiezione di
coscienza, un mese prima che venisse respinta alla costituente una proposta
di norma sull'obiezione di coscienza proposta da Caporali.

4. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

5. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 296 del 7 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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