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Minime. 211
- Subject: Minime. 211
- From: "Centro di ricerca per la pace" <nbawac at tin.it>
- Date: Thu, 13 Sep 2007 00:37:07 +0200
- Importance: Normal
NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO Numero 211 del 13 settembre 2007 Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it Sommario di questo numero: 1. Peppe Sini: Ai tempi di Cederna 2. Joe Zawinul 3. Raffaella Mendolia: Verso il congresso del Movimento Nonviolento 4. Diana Napoli: L'archivio del centro di ricerca nonviolenta di Brescia 5. Lidia Campagnano: Democrazia paritaria 6. Comitato organizzatore della sesta Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico: Auguri per l'inizio del Ramadan 7. Enrico Peyretti presenta "Il corpo del nemico ucciso" di Giovanni De Luna 8. La guerra continua 9. La "Carta" del Movimento Nonviolento 10. Per saperne di piu' 1. EDITORIALE. PEPPE SINI. AI TEMPI DI CEDERNA [Antonio Cederna, nato nel 1920 e scomparso nel 1996, giornalista, scrittore, parlamentare, fondatore di "Italia nostra", impegnato strenuamente nella difesa dei beni culturali e ambientali, e' una delle grandi figure della cultura e dell'impegno ambientalista in Italia. Ha scritto in suo ricordo Giorgio Nebbia: "La scomparsa di Antonio Cederna, nell'agosto del 1996, ha rappresentato una perdita incolmabile non solo per coloro che combattono per la difesa dei beni storici e naturali italiani, ma per la societa' civile, intesa come quell'insieme di cittadini che credono fermamente che l'Italia possa diventare un paese moderno, civile, appunto, e che ciascuno possa e debba dare personalmente un proprio contributo al cambiamento. Ad un conoscente superficiale Cederna poteva dare l'impressione di un uomo scontroso, sempre scontento e pronto a protestare; in realta' la sua forza e importanza stava proprio nell'avere scelto di vivere secondo l'invito di Martin Luther King: "Fratelli, vi prego, siate sempre indignati". Questa indignazione ha caratterizzato tutto il lavoro e l'impegno di Cederna come scrittore, giornalista, come persona impegnata politicamente (deputato della sinistra indipendente, consigliere comunale a Roma), come fondatore e vicepresidente di Italia Nostra. E un uomo di cultura, che ha attraversato la seconda meta' del Novecento, ne ha ben avuti di motivi di indignazione, davanti all'assalto del territorio italiano e dei centri storici da parte della volgare arroganza dei nuovi ricchi, davanti alla miopia delle amministrazioni pubbliche. Molte delle sue testimonianze sono raccolte nei libri, alcuni dei quali resteranno fondamentali per chi vorra' conoscere la storia dell'Italia dell'ultimo mezzo secolo. Ma la parte piu' ricca e, per me, piu' bella della lunga battaglia civile di Cederna, va ancora cercata nelle migliaia di pagine dei suoi articoli, apparsi nei quotidiani e nelle riviste, in cui trasferiva, con rabbia e passione, la denuncia quotidiana dell'erosione delle spiagge, della distruzione dei monumenti, dell'assalto della motorizzazione selvaggia ai centri urbani, della distruzione dei boschi e delle valli, con particolare amore per la sua Valtellina. Cederna aveva previsto la catastrofica alluvione del 1987 in tanti articoli in cui aveva denunciato i pericoli della "modernizzazione" sportiva a spese della distruzione dei boschi e dell'abbandono delle valli all'erosione e alle frane. Quando, e se, qualcuno avra' voglia di creare un archivio storico dei movimenti di difesa della natura e dell'ambiente, la raccolta completa degli scritti e degli interventi di Antonio Cederna offrira' una insostituibile fonte di informazioni, di osservazioni sempre acute e di grande e profonda cultura, ma soprattutto una grande fonte di educazione. Il valore educativo di Cederna stava proprio nel fatto che la sua indignazione era un continuo invito alla speranza e alla lotta, nella convinzione che la protesta civile e' l'unica condizione per il progresso. Un progresso fatto non dal possesso di merci e dall'esibizionismo, ma rappresentato dai reali valori, fra cui il silenzio, la bellezza del mare e dei boschi, la capacita' di riconoscere i segnali lasciati dalle generazioni del passato, da trasmettere alle generazioni future. La voce di Antonio Cederna sarebbe stata tanto piu' necessaria proprio in questi anni della fine del Novecento e dell'inizio del duemila, in cui in tanti si sforzano di far credere che tutti i gatti sono grigi, in cui tutti sembrano amici di tutti, e in questa indifferenza e distrazione generale finiscono per avere mano libera quei 'vandali in casa' che Cederna ci ha insegnato a riconoscere nel corso di oltre quarant'anni". Opere di Antonio Cederna: I vandali in casa, Laterza, Bari 1956; La distruzione della natura in Italia, Einaudi, Torino 1975; Brandelli d'Italia: come distruggere il bel paese, Newton Compton, Roma 1991] Tu non ricordi forse i tempi di Cederna, le lotte di Cederna non ricordi, la sua passione, la sua verita', l'eredita' magnanima e frugifera. L'amore per la terra e per l'umano ingegno che elevava monumenti in cui vivere liberi e felici. Tu non ricordi forse le battaglie di Antonio Cederna. E quanto avremmo oggi bisogno di lui, della sua lucidita', della sua determinazione, della sua parola franca e veritiera, per contrastare l'immane follia del mega-aeroporto a Viterbo che devasterebbe e natura e storia e umane vite; per contrastare l'immane follia del terzo polo aeroportuale del Lazio. Per chiedere con piu' forza, con piu' efficacia, la riduzione del trasporto aereo. In nome dell'umanita' e della sua storia. In nome dell'umanita' e della sua casa comune. In nome dell'umanita' e del suo futuro minacciato. 2. LUTTI. JOE ZAWINUL [Joe Zawinul (Vienna, 1932-2007) e' stato uno straordinario musicista. Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo la seguente scheda: "Joe Zawinul, diminutivo di Josef Erich Zawinul, nasce da famiglia con origini ungheresi, ceche e rom a Erberg, quartiere di Vienna. Inizia a suonare il clarinetto, poi all'eta' di 6 anni riceve in regalo una fisarmonica, che impara a suonare da autodidatta. Studia musica classica, violoncello e pianoforte al conservatorio di Vienna. Nel 1944 per sfuggire ai bombardamenti la sua famiglia si trasferisce in Cecoslovacchia, dove continua a studiare pianoforte. Quando esce in Austria il film Stormy weather ne rimane cosi' affascinato da andare a vederlo piu' volte. Da quel momento nasce la sua passione per il jazz. Inizia a suonare in trio nelle varie basi americane sparse per l'Europa. Nel 1959 ottiene una borsa di studio presso la Berklee college of music di Boston e si trasferisce negli Stati Uniti. Collabora con Ben Webster, Mark Murphy e soprattutto con Cannonball Adderley, per il quale scrive gli hit Scotch and Water e Mercy, Mercy, Mercy. Nel 1965 fonda il suo primo gruppo con il clarinettista Karl Drevo. Scopre l'Hammond B-3, che all'epoca era uno dei primi tentativi di creare uno strumento in grado di sintetizzare il suono. Nel 1968 avviene l'incontro con Miles Davis, presentatogli da Adderley. Zawinul partecipa alle registrazioni dell'album In a Silent Way e compone anche il brano omonimo. Si converte ormai definitivamente alle tastiere elettroniche, di cui acquisisce una padronanza assoluta e contribuisce alla svolta 'elettrica' di Davis, partecipando anche alle registrazioni dei dischi successivi: Bitches Brew, Live Evil e Big Fun. Nel 1971 assieme al sassofonista Wayne Shorter fonda il gruppo dei Weather Report, di cui fanno parte Miroslav Vitous, Alphonse Mouzon e Airto Moreira. Il gruppo rimane assieme per 14 anni alternando diverse formazioni, in cui hanno militato anche Peter Erskine e il noto bassista Jaco Pastorius, che deve al progetto Weather Report molta della sua notorieta'. La musica del gruppo, pur mantenendosi fedele al jazz e al suo spirito di improvvisazione, concede anche spazio alla teatralita' del rock, al funk, folk e classicismo, riuscendo a distinguersi e a creare uno stile particolare e facilmente riconoscibile all'interno del genere fusion che stava nascendo e che il gruppo ha contribuito a creare. Nel 1985 Zawinul e Shorter intraprendono strade musicali diverse, ha termine il loro sodalizio e di conseguenza vengono sciolti anche i Weather Report. Zawinul inizia una tournee da solo con le proprie tastiere e successivamente fonda il gruppo Weather Update e con loro intraprende un tour mondiale. Al rientro dal tour si concede circa due anni di pausa e poi pubblica il primo disco con il suo nuovo gruppo, i Zawinul Syndicate. Malato da tempo di cancro, muore a 75 anni, l'11 settembre 2007 nella Clinica Wilhelmina di Vienna, dove era ricoverato dal 5 agosto". Bibliografia essenziale su Jeo Zawinul: Brian Glasser, In a silent way. A portrait of Joe Zawinul, Sanctuary Publishing, 2001; Gunther Baumann, Zawinul. Ein Leben aus Jazz, Residenz Verlag 2002] Ho sempre sentito come un enigma la mia passione per la musica dei Weather Report. Dovessi dire di Bach o di Miles Davis, di Charlie Parker o di Schoenberg, credo saprei argomentare con sufficiente chiarezza, con corredo di studi teorici e storici. Per il gruppo di Wayne Shorter e Joe Zawinul e' un amore diverso, di quelli che restano viscerali e conflittuali. L'ultima volta che ho ascoltato un concerto di Joe Zawinul, qualche anno fa, ancora mi sentivo commosso, e mi dicevo, certo anche questo e' jazz, e non il jazz usurato e corrotto delle colonne sonore e del muzak, ma il jazz come lo potevano sentire e pensare Satchmo e Django e Thelonious. Il jazz come sarebbe piaciuto a Mozart, il jazz che ancora chiama l'umanita' alla lotta contro ogni menzogna e contro ogni oppressione, contro ogni fascismo. Per un'umanita' di donne e di uomini liberi e solidali, eguali in diritti, splendenti di dignita'. 3. RIFLESSIONE. RAFFAELLA MENDOLIA: VERSO IL CONGRESSO DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO [Ringraziamo Raffaella Mendolia (per contatti: raffamendo at libero.it) per questo intervento. Raffaella Mendolia fa parte del comitato di coordinamento del Movimento Nonviolento, ed ha a suo tempo condotto per la sua tesi di laurea una rilevante ricerca sull'accostamento alla nonviolenza in Italia] Si sta avvicinando la data del congresso del Movimento Nonviolento, quest'anno intitolato " La nonviolenza e' politica per il disarmo, ripudia la guerra e gli eserciti". Il congresso si terra' a Verona, sede nazionale del Movimento. Non c'e' occasione migliore per confrontarsi sulla necessita' di una aggiunta nonviolenta in ogni settore. In un momento in cui la violenza sembra avere una posizione dominante in ogni ambito, non solo come espressione della logica del potere del piu' forte, ma anche nella vita quotidiana, agita dal vicino di casa, dal compagno di scuola o dall'amico, abbiamo tutti bisogno di capire dove stiamo andando e quali alternative sono praticabili, ma soprattutto quali possibilita' ci sono per creare un dialogo con l'altro, non distruttivo, che possa incidere nella coscienza e nell'azione delle persone. 4. RISORSE. DIANA NAPOLI: L'ARCHIVIO DEL CENTRO DI RICERCA NONVIOLENTA DI BRESCIA [Ringraziamo Diana Napoli (per contatti: e-mail: mir.brescia at libero.it, sito: www.storiedellastoria.it) per questo intervento. Diana Napoli, laureata in storia presso l'Universita' degli studi di Milano, e' attualmente volontaria presso il Centro per la nonviolenza di Brescia] Nel 1976 alcuni obiettori in servizio presso la sede di Brescia del Movimento internazionale della riconciliazione (in sigla: Mir) e del Movimento Nonviolento decisero di costituire un centro di ricerca nonviolenta allo scopo di raccogliere documentazione sulla nonviolenza, l'antimilitarismo, la pace e qualsiasi altro argomento fosse collegato a tali indirizzi di pensiero. Oltre alla biblioteca e all'emeroteca, il lavoro piu' prezioso che mi pare rimanga di tale apprezzabile sforzo e' costituito dall'archivio che ora si trova presso la sede di via Milano 65. Rispetto ad esso c'e' stato un aggiornamento costante e organizzato fino alla seconda meta' degli anni '80; il seguito e' stato lasciato alla buona volonta' di pochi collaboratori saltuari e dunque la documentazione dell'ultimo decennio e' poco rilevante, da un punto di vista strettamente quantitativo. Eppure, nonostante questa "carenza", l'archivio merita sicuramente un posto di rilevo all'interno del patrimonio bibliografico del MovimentoNonvioento e piu' in generale all'interno di un circuito di documentazione sulla pace e la nonviolenza. Diviso in settori (Militarismo, antimilitarismo, pace e disarmo; Nonviolenza e Movimento Nonviolento; Educazione alla pace; Energia, ecologia, sviluppo; Movimento internazionale della riconciliazione e Obiezione totale; Obiezione di coscienza e servizio civile, Documentazione di Brescia; Forze Armate, industria bellica e commercio delle armi; Conflitti recenti), raccoglie decine di migliaia di documenti attraverso cui e' possibile leggere la storia in Italia della nonviolenza e dell'antimilitarismo, delle battaglie per il riconoscimento giuridico per l'obiezione di coscienza, i primi passi del servizio civile, cosi' come ricostruire le prime iniziative attraverso cui l'ecologismo e la messa in discussione del modello di sviluppo dominante sono diventati temi all'ordine del giorno. Nell'archivio si possono trovare, come in tutti gli archivi che si rispettino, documenti di tutti i tipi: articoli di giornali e riviste, volantini delle iniziative, analisi tecniche (per esempio sulle questioni legate all'energia o all'industria bellica), verbali di riunioni, semplici riflessioni, proposte di mobilitazioni, testi poetici e letterari e moltissime fotografie che oggi non sono di facile reperibilita' (come in genere tutto il materiale fotografico): le foto di Comiso, delle marce antimilitariste oppure che immortalano gli arresti degli obiettori totali, quando questi si "presentavano" nelle piazze dichiarando alle forze dell'ordine la propria presenza (e questo solo per portare qualche esempio). Inoltre e' da precisare che la documentazione raccolta (che peraltro e' anche antecedente il 1976, data di costituzione del centro di ricerca, a significare il puntuale lavoro di reperimento dei primi obiettori) e' ampia anche rispetto alla qualita' poiche' non riguarda solo le iniziative specifiche del Movimento Nonviolento, del Mir o di gruppi affini: c'e' materiale sulla sinistra parlamentare e non negli anni '70, sul Partito radicale, ed e' ricostruito anche il dibattito interno alle forze armate relativamente al servizio civile e alle successive proposte di riforma dell'esercito, cosi' come e' possibile accedere al "patrimonio" propagandistico dell'esercito stesso e delle industrie d'armamenti (quelle bresciane in primo luogo). E anche per quel che riguarda la nonviolenza e l'educazione alla pace e' possibile consultare materiale che va da Tolstoj a Capitini, da Jean Goss a don Tonino Bello, da Simone Weil a La Pira, da Ivan Illich a Lanza del Vasto, dalla scuola di Boves a don Milani, passando per tutte le iniziative del Movimento Nonviolento e per le principali mobilitazioni e lotte nonviolente in tutto il mondo. In questo modo, proprio per la ricchezza qualitativa (e non certo disprezzabile e' quella quantitativa: qualcuno in passato ha stimato 75.000 documenti), attraverso questo archivio e' possibile avere un quadro generale di tutte le questioni citate (e non solo), ragion per cui esso mi pare una tappa quasi obbligata per chi voglia iniziare a studiare e indagare una parte non certo irrilevante della storia nostrana (e non solo). Non da ultimo, va ricordato che nell'archivio sono presenti anche numeri di riviste antimilitariste, o sulla pace, quasi introvabili (se non nelle eventuali fondazioni o negli archivi dei singoli gruppi; e questa e' un'altra ragione per cominciare a studiare partendo da Brescia, per trovare spunti anche per direzioni nuove di indagine): non solo titoli che testimoniano di esperienze entusiastiche anche se brevi e di limitata diffusione (dove credete sia possibile trovare numeri di "Cattolicesimo anarchico" o "Seme anarchico" o "Bozze" che per uno studioso specialista costituirebbero veri e propri "trofei", ma anche de "Il soldo al soldato", solo per citare qualcuno degli esempi piu' "rari" anche se non necessariamente tra i piu' significativi?), ma anche di testate straniere storiche rispetto all'antimilitarismo o alla pace, storiche nel senso che di tali idee (o ideali o attivita', a seconda di come si preferisce) hanno fatto la storia (e non solo perche' fuoriescono come tracce di qualcosa che non c'e' piu'). Queste riviste, per ora semplici "faldoni" all'interno dell'archivio la cui sistemazione sta per essere ultimata, saranno a breve riuniti in una piccola ma preziosa emeroteca storica da affiancare all'archivio stesso. 5. EDITORIALE. LIDIA CAMPAGNANO: DEMOCRAZIA PARITARIA [Dal sito di "Aprile on line" (www.aprileonline.info) riprendiamo il seguente articolo. Lidia Campagnano e' una prestigiosa intellettuale femminista; in una breve presentazione autobiografica di qualche anno fa cosi' si descriveva: "ho 55 anni, ho studiato filosofia all'Universita' degli Studi di Milano. Dalla paura della storia, instillatami da piccola con i racconti della potenza e dell'orrore nazista che avevano preceduto la mia nascita, sono passata alla passione politica e a quella per la parola, scritta e parlata, come possibili attivita' di cura (forse anche di consolazione) inventate dall'umanita'. Dopo il Sessantotto e la scoperta del femminismo sono diventata giornalista presso la redazione del "Manifesto", dove ho lavorato per diciassette anni (i "quaderni del Golfo", durante "quella" guerra [del 1991], li ho ideati e curati io, pensando alle persone piu' giovani o a quelle piu' disarmate e sconcertate). Ho partecipato alla fondazione di due riviste di donne: "Orsaminore", a Roma, e "Lapis", a Milano. Adesso collaboro dove capita: al "Manifesto" alla "Rinascita della sinistra", all'"Unita'" qualche volta. In passato ho condotto varie trasmissioni radiofoniche (presso la Rai) dedicate alle donne, e due trasmissioni televisive (una settimana di commenti a una notizia del Tg Tre, una trasmissione culturale del mattino presso la Rete 2). Ogni anno, in varie citta' (Milano presso la Libera universita' delle donne, Roma prossimamente, presso la Casa internazionale delle donne, Torino in occasione del Forum "Native, immigrate, cittadine del mondo", Firenze mentre bombardavano Belgrado, Lucca, Catania, in un campeggio di giovani a Policastro, Valencia, presso l'Universita', e chissa' dove ancora) cerco e trovo modo di condurre seminari, dialoghi e riflessioni collettive, soprattutto tra donne, a volte anche con la partecipazione di uomini, sui temi simili a quelli che trattiamo in quest'occasione. Ricordo anche la partecipazione a "punto G, genere e globalizzazione", a Genova, con la conduzione insieme a Barbara Romagnoli e Lea Melandri del gruppo "l'ordine sentimentale della globalizzazione". Da allora collaboro qualche volta con la rivista "Marea" diretta da Monica Lanfranco. Ho scritto vari saggi e relazioni, pubblicate in vari luoghi, mi limito a segnalare due libri interamente miei: Gli anni del disordine, pubblicato dalla Tartaruga edizioni di Milano nel 1996, una meditazione per frammenti su cio' che la fine del mondo bipolare stava producendo, soprattutto in Jugoslavia ma anche altrove, e Un dopoguerra ancora, edito nel 2000 dalle edizioni Erga di Genova, in prosa poetica. Il terzo e' in cantiere, sulle ferite inflitte nel tessuto spaziale e in quello temporale, e nel senso biografico di una donna, dalle guerre di questi nostri tempi"] Sabato 13 ottobre a Roma ci sara' una grande manifestazione di donne e uomini di buona volonta' e di buon comportamento civile per la democrazia paritaria. L'hanno indetta i comitati che in tutta Italia da mesi raccolgono firme di adesione a una legge di iniziativa popolare che renderebbe, se approvata, irricevibili le liste elettorali che non alternino in pari misura candidate e candidati: "50 e 50 ovunque si decide" e' il nome della campagna, e chiunque voglia sapere come e' nata, come e' cresciuta e che cosa fin qui ha prodotto, anche quanto a dibattito politico, puo' navigare nel sito www.udinazionale.org Questo e' anche il modo piu' agevole per mettersi in contatto e partecipare. Come si intuisce, e' una proposta che non ha nulla a che vedere con le "quote rosa" e piuttosto si propone di sciogliere la gigantesca "quota celeste" che domina la nostra politica. Non si propone neppure di portare in politica un presunto punto di vista "naturale" delle donne: semmai vuole rendere naturale la partecipazione delle donne alla politica, poiche' non e' naturale che piu' della meta' della popolazione raggiunga solo per cooptazione e in numero ridicolo i luoghi della decisione democratica. Al contrario, e' quasi ridicolo che si continui a credere di affrontare problemi sociali, economici, culturali e di convivenza senza che, finalmente, analisi e proposte vengano elaborate tra donne e uomini, non solo tra uomini. Solo due esempi: come si puo' credere che la questione del lavoro possa essere ricollocata al centro delle questioni economiche quando il neoliberismo poggia i suoi piedi su una massa sterminata di donne incatenate a varie forme di schiavitu'? E come si pensa di ridare vita e fascino alla posizione laica senza ristabilire la responsabilita' delle donne per quel che riguarda la generazione umana? Ciascuna di noi, che abbiamo partecipato alla nascita di questa campagna, vi investe e portera' in piazza a Roma la sua particolare sensibilita' politica, fortunosamente coltivata e messa in salvo nella sua storia di ostinata volonta' di partecipazione alla Repubblica, nonostante la palese esclusione di genere, nonche' le sue ansie e le sue idee per il presente. E' chiaro che queste hanno a che vedere con un giudizio sulle soggettivita' politiche in campo, sulla loro poverta' e decadenza, non solo quanto alla loro capacita' di rappresentare e interpretare davvero la societa' ma anche per quanto riguarda il loro spessore politico, la loro vitalita' culturale. E questa e' cosa che molto dovrebbe interessare la sinistra, quella sinistra che oscilla tra la necessita' di nascere a nuova vita e l'attaccamento difensivo e gretto alle proprie microidentita'. Senza soggetto politico non c'e' neppure un luogo dove le energie possano mescolarsi, prendere forma, generare proposte, stili, organizzazione nuova, cultura, lotte. Quel luogo oggi e' invisibile perche' e' sequestrato dalla quota celeste, rinchiusa, corporativa, intristita... Dovrebbe essere evidente ma non pare che lo sia. Se lo fosse, la ricerca di fonti per un nuovo soggetto ricco e variegato porterebbe di necessita' ad avvertire la passione, la collera e la vitalita' ancora presenti nell'altra meta' del cielo. E a proporsi di trarne frutti. Sarebbe la scoperta dell'ovvio, e se non avviene e' grazie all'affezione sconsiderata al cattivo umore politico che domina dibattiti, scontri e mediazioni in atto attorno alla necessaria metamorfosi della sinistra - e della politica italiana in generale. Si confonde il cattivo umore con la fermezza dei principi, come la pallida eco di un autoritarismo patriarcale molto esibizionista ma privo di costrutto. La manifestazione del 13 ottobre dovrebbe dare un allegro scossone a questa scena nebbiosa. Donne che chiamano donne e invitano uomini in piazza, a presentare una possibile aria di civilta' nuova nelle relazioni tra i sessi. C'entra il femminismo, come si puo' capire, quel femminismo che ha preteso di cambiare il mondo a partire dalla relazione piu' "privata" e persino intima, e che contava, alle sue origini, su un desiderio di liberta' e di autenticita' soffocato da una societa' ingiusta ma potenzialmente presente in tutte e in tutti. Questa fiducia e' venuta meno negli anni, e ora pare necessario rianimarla sulla scena pubblica, prima di tutto, per incoraggiare gli individui, uomini e donne, a impegnarsi nelle loro personali vite e farle migliori. Senza uno scossone, avremo piu' cronaca nera e meno speranza: la qualita' delle relazioni tra uomini e donne e' in realta' politicamente determinante. E questa non e' una scoperta femminista: lo aveva gia' affermato un patriarca ottocentesco molto, molto di sinistra. Ma siamo nel ventunesimo secolo, l'era dell'individualismo a qualsiasi prezzo. Per le donne l'individualita' e' una conquista recente e fortunosa, ma tutte sono in grado di comprendere che l'essere una mosca bianca non favorisce il libero sviluppo della propria individualita', al contrario: la rende fatalmente e faticosamente stereotipata, come dimostra tra gli altri il caso Segolene Royal. Molte donne elette in Parlamento hanno aderito alla campagna 50 e 50, da tutte, proprio tutte le formazioni politiche. Molte donne e qualche uomo tra i piu' saggi. Per essere libere, libere di differenziarsi, occorre essere molte. Occorre essere "massa critica", tanto per parafrasare. Questa esperienza, cruciale per la liberta' moderna, in politica ci manca! Se e' lecito desiderare un mondo liberato dallo sfruttamento, lo e' anche desiderare un mondo nel quale la convivenza tra donne e uomini sia una fonte di progresso (si', di progresso, questa vecchia parolaccia in disuso) e non un tormento planetario, una sorta di enduring war. La manifestazione di ottobre sara' politica davvero se pratichera' questo desiderio grandioso, sotteso al modesto obiettivo di competizioni elettorali piu' decenti per il futuro. 6. MESSAGGI. COMITATO ORGANIZZATORE DELLA SESTA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO: AUGURI PER L'INIZIO DEL RAMADAN [Dal comitato organizzatore della sesta Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 5 ottobre 2007 (per contatti: e-mail: direttore at ildialogo.org, sito: www.ildialogo.org) riceviamo e diffondiamo questro messaggio di auguri ai musulmani per l'inizio del Ramadan anno Hijri 1428] A tutte le musulmane e a tutti i musulmani d'Italia Cari amici, care amiche, fra pochi giorni iniziera' il mese di Ramadan che i credenti musulmani attendono con particolare ansia per rafforzare sempre di piu' il proprio impegno sulla via dell'Islam, della completa sottomissione a Dio, liberandosi da ogni idolatria che, nella comune esperienza di cristiani e musulmani, e' alla base di ingiuste oppressioni, di negazione dei diritti umani, di odio, di guerre e violenze di ogni tipo. Questo vostro encomiabile sforzo e' di grande importanza non solo per voi musulmani ma anche per noi cristiani, per i credenti di tutte le religioni e per tutta la societa' umana nel suo complesso, che sta vivendo uno dei periodi piu' bui della propria storia. Auguriamo di cuore che ognuno di voi, seguendo gli insegnamenti del profeta Muhammad, possa trasformare se stesso ed aiutare tutta lo societa' a migliorare. Casualmente il Ramadan questíanno inizia a ridosso dell'11 settembre, data tragica che nel 2001 ha dato inizio alla guerra mondiale nella quale siamo tuttora immersi: ricordare quel giorno ci impegna a moltiplicare i nostri sforzi contro tutte le guerre, contro tutte le barbarie, contro i mercanti di morte e i fautori della guerra ad ogni costo, contro la xenofobia e il razzismo. Abbiamo bisogno di "costruire speranza e convivialita'": questo l'appello che abbiamo lanciato in vista della prossima sesta Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 5 ottobre prossimo. E per costruire speranza e convivialita' abbiamo bisogno di liberarci dalla paura dell'altro/a, del diverso/a da noi, di chi e' portatore di una cultura, un modo di vivere, una religione diversa dalla nostra. E liberarsi della paura significa, per cristiani e musulmani, rimettere al centro della propria vita l'impegno contro l'idolatria che ha caratterizzato la vita sia di Muhammad, che ha cacciato gli idoli dalla Kaaba, sia di Gesu', che ha cacciato i mercanti dal tempio, dicendo con chiarezza con questi loro gesti che la religione non puo' essere al servizio di chicchessia, ne' dei mercanti ne' dei grandi sacerdoti. Abbiamo bisogno di guardare alle nostre differenze non come a idoli da adorare ma come arricchimento reciproco verso una vita piena di amore, quell'amore che per cristiani e musulmani caratterizza l'essenza stessa di Dio: uno dei nomi di Dio della tradizione islamica e' Al-Wadud, L'amorevole; "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Giov 13, 35). Abbiamo bisogno di conoscerci sempre di piu' e meglio per apprezzare il molto che ci unisce e accettare il poco che ci divide come arricchimento reciproco, come stimolo reciproco a migliorarci sempre di piu'. Ed il senso del nostro appello va proprio nella direzione delle cose concrete da realizzare: la pace, la giustizia, una vita degna di essere vissuta sono tutte cose che richiedono l'impegno concreto delle persone senza il quale vane sono le parole o i buoni propositi. Anche quest'anno abbiamo bisogno di negare ai violenti e ai propugnatori della guerra qualsiasi legittimita' religiosa. Il Dio unico, nel quale insieme crediamo, e' un Dio di pace, di amore, di misericordia, di giustizia. Ed e' con questo spirito che anche questíanno vi auguriamo buon Ramadan karim: che il vostro "sforzo" possa dare anche a noi cristiani quegli stimoli necessari a superare tutte le difficolta' del momento e dare una speranza a questa nostra comune umanita'. Ci auguriamo che, come negli altri anni, le moschee e le chiese d'Italia possano essere luoghi aperti all'incontro fra credenti di fede diversa ed in particolare fra cristiani e musulmani, che non hanno alcun motivo per odiarsi ma che hanno anzi molti motivi per essere uniti contro chi strumentalizza le rispettive religioni per perpetuare il proprio potere oppressivo. Buon Ramadan. Shalom - Salaam - Pace 7. LIBRI. ENRICO PEYRETTI PRESENTA "IL CORPO DEL NEMICO UCCISO" DI GIOVANNI DE LUNA [Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questo intervento. Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha curato la traduzione italiana), e che e stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68. Giovanni De Luna e' storico e docente universitario. Tra le opere di Giovanni De Luna: Storia del Partito d'Azione 1942-1947, nuova edizione Editori Riuniti, Roma 1997; (con Marco Revelli), Fascismo antifascismo, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1995; Il corpo del nemico ucciso, Einaudi, Torino 2006] Ieri sera, al Centro studi "Sereno Regis", Alberto Pelissero, Nanni Salio e io abbiamo ricordato con i presenti l'11 settembre 2001 presentando, per fecondo contrasto, gli atti del convegno tenuto un anno fa a Pisa su "L'11 settembre di Gandhi" (rivista "Quaderni Satyagraha", n. 12), che fu, nel 1906, il giorno di avvio in Sudafrica della campagna di lotta nonviolenta in difesa dei diritti degli immigrati indiani. Prima di presentare qualche idea contenuta in questo ampio quaderno di 215 pagine (del quale vorrei scrivere un'altra volta), ho voluto raccogliere altre idee dal capitolo finale del libro di Giovanni De Luna, Il corpo del nemico ucciso. Violenza e morte nella guerra contemporanea, Einaudi 2006. Solo negli anni 1990-2000 si possono calcolare per difetto prudenziale 5 milioni e 600.000 persone uccise in guerra (p. 278). Riflettevo, leggendo questi dati: ogni ucciso e' un singolo, un unico, sicche' uno = tutto. Mille, un milione e' uguale a tante volte un unico. Per ogni vittima e chi le vuol bene, la guerra e' tutta li'. Ogni guerra e' molte guerre. In ogni ucciso c'e' tutta la guerra, qualunque sia il suo esito o conseguenze generali. La quantita' di dolori accresce i dolori, ma ogni dolore e' gia' uguale alla somma. Paradosso dell'estremo, dove qualita' e quantita' si confondono, si sovrappongono, si scambiano. Perde senso il conto delle vittime. Conta solo il fatto di far vittime. Come altri autori, De Luna parla, per l'oggi, di "guerra civile globale". Oggi le guerre sono "postnazionali", non piu' gestite principalmente ed esclusivamente dagli stati nazionali, che ne avevano il monopolio, ma da gruppi privati, che si servono degli stati. Cosicche' si puo' dire che siamo passati "dal monopolio [statale] della violenza al mercato della violenza" (p. 279). Oggi, tra le prime cinquanta entita' economiche del pianeta gli stati sono meno della meta'; gli altri sono gruppi privati con disponibilita' finanziarie nettamente superiori alla maggior parte degli stati nazionali. L'organizzazione di Bin Laden e' uno di questi gruppi, che congiunge il fondamentalismo religioso alla piu' sfrenata modernita' (p. 280). Il criminologo Lonnie Athens ha analizzato quattro fasi nel "processo di socializzazione violenta": 1) brutalizzazione, 2) belligeranza, 3) condotta violenta, 4) virulenza. Gli eserciti addestrano all'uccisione (stadio 3), con alcune regole che escludono la virulenza, ma i meccanismi che essi innescano rotolano facilmente verso il quarto stadio molto ampiamente documentato, anche con tragica iconografia, nel volume di De Luna (p. 286). Tuttavia, il "non uccidere" e' regola profondamente assorbita nella civilta' e nell'etica della persona normale. Uno studio sulla seconda guerra mondiale ha constatato che, "dopo sessanta giorni di combattimento continuativo, il 98% (novantotto per cento) dei soldati sopravvissuti diventavano casi psichiatrici" (p. 288). Sappiamo qualcosa sulle patologie, non solo fisiche, dei veterani delle guerre successive. Un grande storico militare, Samuel L. A. Marshall, scrive che "il soldato medio", anche se ama addestrarsi al poligono di tiro, al momento di sparare tende a non fare fuoco, bloccato soprattutto "dalla paura centrale, che non e' quella di essere ucciso, bensi' di uccidere". Si e' parlato addirittura di una patologia che investe il corpo del maschio combattente provocando paralisi, incapacita' di parola, tremore, perdita del controllo degli sfinteri, dilatazione delle pupille, occhi annebbiati dalle lacrime; tutti segni di una angoscia e paura che vengono interpretati come una sua repentina femminilizzazione, la ricomparsa del corpo femminile, l'affiancarsi al sodato di un suo "doppio", "tenero e dolente" (pp. 288-289). Domando: cosa avviene nelle donne, che ora hanno conquistato la parita' con gli uomini nel potere di uccidere in guerra? Un'altra spiegazione, piu' storico-culturale che psicologica, vede in un lungo accumulo storico di valori prodotti dalle religioni, dalla cultura, anche dalla politica e dal diritto (per esempio, nel violentissimo Novecento, i diritti dell'uomo hanno tuttavia sopravanzato nella valutazione comune i diritti degli stati), una risorsa che tende a frenare e distogliere dall'uccidere, pur tra molte gravi contraddizioni (pp. 289-291). Trovo strano che qui De Luna non accenni neppure a Gandhi (assente anche nell'indice dei nomi) e al movimento da lui mosso in controtendenza rispetto alla violenza del Novecento. Gandhi rappresenta un apporto alla storia dell'umanita', consistente precisamente nella combinazione equilibrata e originale di religione, cultura, politica. Questa carenza nello studio accurato di De Luna sulla violenza contemporanea non e' insignificante. Nella cultura affermata sul piano accademico e pubblicistico, qualche ritegno culturalmente ingiustificato rende incapaci non dico di celebrare Gandhi, ma di fare attenzione, anche critica, al suo apporto. Su "Gandhi ignorato", con alcune importanti eccezioni come Mounier e Ricoeur, scrive cose chiare Jean-Marie Muller in Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace (Pisa University Press, 2004, pp. 237-240). 8. LE ULTIME COSE. LA GUERRA CONTINUA Continua la guerra in Afghanistan, continuano le stragi. La guerra terrorista e stragista cui anche l'Italia partecipa in criminale violazione della legalita' costituzionale e del diritto internazionale. Le stragi, di cui i mezzi d'informazione non danno neppure piu' notizia. Tutto va bene, signora la marchesa. E mentre l'Italia e' in guerra, mentre la Costituzione della Repubblica Italiana e' stata infranta, mentre un governo e un parlamento di irresponsabili complici della guerra e quindi del terrorismo internazionale (poiche' la guerra e' gia' terrorismo, il piu' grande dei terrorismi, e terrorismo ulteriore inevitabilmente suscita) perseverano nel crimine (ed espongono anche il nostro paese e la nostra popolazione alla rappresaglia dei criminali terroristi che nelle gesta della politica assassina dei governi terroristi e criminali si rispecchiano, alimentano, addottrinano), mentre questo accade, e mentre insieme a questo accade anche che l'Italia ulteriormente aumenti le spese militari, ulteriormente proceda verso il riarmo, ulteriormente si faccia complice dei mercanti di morte e dei poteri guerrieri, ebbene, in tale tragedia, il discorso pubblico in questo paese e' dedito solo alle frivolezze come gli ennesimi cambi di maschera di questa o quella nomenklatura di partito, o agli spettacolini di varieta' che simulano partecipazione e sono narcosi e resa. E pressoche' nessuno sembra aver voglia di parlare della guerra in corso, delle stragi che continuano. Attendendo per svegliarsi quando sara' troppo tardi. E per le vittime innocenti della guerra afgana e' gia' troppo tardi. Per le vittime e' sempre troppo tardi. E sembra quasi di trovarsi in quegli stati di sospensione che precedono catastrofi ulteriori. Ma la catastrofe e' gia' in corso. Basterebbe volerla vedere. Ma vedendola si avrebbe il dovere di contrastarla. La coscienza, si sa, e' infelice. Meglio la cecita' complice, meglio il sonno della ragione - e quel che esso genera. Continua la guerra in Afghanistan, continuano le stragi. 9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti. Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono: 1. l'opposizione integrale alla guerra; 2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione; 3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario; 4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo. Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli. 10. PER SAPERNE DI PIU' * Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it * Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia: www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it * Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per contatti: info at peacelink.it NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO Numero 211 del 13 settembre 2007 Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su: nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe Per non riceverlo piu': nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe In alternativa e' possibile andare sulla pagina web http://web.peacelink.it/mailing_admin.html quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su "subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione). 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