Minime. 142



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 142 del 6 luglio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. "Azione nonviolenta" di luglio 2007
2. Umberto Santino: Intervento all'incontro con il Presidente della
Repubblica del 15 giugno 2007
3. Raffaele Manica ricorda Luigi Meneghello
4. Caterina Ricciardi presenta "Affari di famiglia" di Louis e Allen
Ginsberg
5. Letture: Claudia Bianchi: Pragmatica del linguaggio
6. Riedizioni: Tito Lucrezio Caro, De rerum natura
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA" DI LUGLIO 2007
[Dalla redazione di "Azione nonviolenta" (per contatti: an at nonviolenti.org)
riceviamo e diffondiamo]

E' uscito il numero di luglio 2007 di "Azione nonviolenta", rivista del
Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di
formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in
Italia e nel mondo.
In questo numero: Il Movimento Nonviolento chiama a raccolta il ventiduesimo
Congresso, di Mao Valpiana; Il respiro ampio della politica per un'economia
al servizio dell'uomo, di Eros Tommasi; Idee sparse di una volontaria che
osserva e pensa mentre svolge il suo servizio annuale, di Diana Napoli; Il
vittimismo prolunga l'escalation della violenza in Israele come in
Palestina, di Jerome Liss; Nei luoghi della memoria il silenzio non parla ma
grida, di Alberto Trevisan; Antigone, il contrasto fra coscienza e legge, di
Anselmo Palini. Onore al disertore che condanna e maledice la guerra, di
Sergio Albesano.
Le rubriche: Cinema. Richard Nixon contro John Lennon per togliere una
possibilita' alla pace, a cura di Flavia Rizzi; Educazione. Nei conflitti ci
sono rischi ed opportunita', a cura di Pasquale Pugliese; Economia. Niente
liti e cassa comune nel "condominio solidale", a cura di Paolo Macina; Per
esempio. I sette valori nonviolenti per essere una "babaylan", a cura di
Maria G. Di Rienzo; Servizio civile. Analisi del Bando 2007, crescono gli
enti, calano le risorse, a cura di Claudia Pallottino; Movimento. Energie
pulite e rinnovabili per un nuovo modello di societa', a cura della
redazione.
In copertina: La nonviolenza e' politica per il disarmo, ripudia la guerra e
gli eserciti.
In seconda: 1907-2007. Un secolo fa, il futuro, luglio 1907, a cura di Luca
Giusti.
In terza di copertina: Pax et Biani, Afghanistan, Iraq, Londra, Yemen...
In ultima: Materiale disponibile.
*
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212,
e-mail: an at nonviolenti.org , sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 29 euro sul ccp n. 10250363
intestato ad "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona.
E' possibile chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo
an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

2. RIFLESSIONE. UMBERTO SANTINO: INTERVENTO ALL'INCONTRO CON IL PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA DEL 15 GIUGNO 2007
[Dal sito del Centro Impastato (www.centroimpastato.it) riprendiamo il testo
dell'intervento di Umberto Santino all'incontro con il Presidente della
Repubblica, a Palermo, nel Giardino della memoria, 15 giugno 2007.
Umberto Santino ha fondato e dirige il Centro siciliano di documentazione
"Giuseppe Impastato" di Palermo. Da decenni e' uno dei militanti democratici
piu' impegnati contro la mafia ed i suoi complici. E' uno dei massimi
studiosi a livello internazionale di questioni concernenti i poteri
criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia, politica e
criminalita'. Tra le opere di Umberto Santino: (a cura di), L'antimafia
difficile,  Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1989; Giorgio Chinnici, Umberto Santino, La violenza programmata. Omicidi e
guerre di mafia a Palermo dagli anni '60 ad oggi, Franco Angeli, Milano
1989; Umberto Santino, Giovanni La Fiura, L'impresa mafiosa. Dall'Italia
agli Stati Uniti, Franco Angeli, Milano 1990; Giorgio Chinnici, Umberto
Santino, Giovanni La Fiura, Ugo Adragna, Gabbie vuote. Processi per omicidio
a Palermo dal 1983 al maxiprocesso, Franco Angeli, Milano 1992 (seconda
edizione); Umberto Santino e Giovanni La Fiura, Dietro la droga. Economie di
sopravvivenza, imprese criminali, azioni di guerra, progetti di sviluppo,
Edizioni Gruppo Abele, Torino 1993; La borghesia mafiosa, Centro siciliano
di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia come soggetto
politico, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994; Casa Europa. Contro le mafie, per l'ambiente, per lo sviluppo, Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1994; La mafia
interpretata. Dilemmi, stereotipi, paradigmi, Rubbettino Editore, Soveria
Mannelli 1995; Sicilia 102. Caduti nella lotta contro la mafia e per la
democrazia dal 1893 al 1994, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe
Impastato", Palermo 1995; La democrazia bloccata. La strage di Portella
della Ginestra e l'emarginazione delle sinistre, Rubbettino Editore, Soveria
Mannelli 1997; Oltre la legalita'. Appunti per un programma di lavoro in
terra di mafie, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato",
Palermo 1997; L'alleanza e il compromesso. Mafia e politica dai tempi di
Lima e Andreotti ai giorni nostri, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli
1997; Storia del movimento antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000; La cosa e
il nome. Materiali per lo studio dei fenomeni premafiosi, Rubbettino,
Soveria Mannelli 2000; Dalla mafia alle mafie, Rubbettino, Soveria Mannelli
2006; Mafie e globalizzazione, Di Girolamo Editore, Trapani 2007. Su Umberto
Santino cfr. la bibliografia ragionata "Contro la mafia. Una breve rassegna
di alcuni lavori di Umberto Santino" apparsa su "La nonviolenza e' in
cammino" nei nn. 931-934.
Giuseppe Impastato nato nel 1948, militante della nuova sinistra di Cinisi
(Pa), straordinaria figura della lotta contro la mafia, di quel nitido e
rigoroso impegno antimafia che Umberto Santino defini' "l'antimafia
difficile", fu assassinato dalla mafia il 9 maggio 1978. Scritti di Peppino
Impastato: Lunga e' la notte. Poesie, scritti, documenti, Centro siciliano
di documentazione Giuseppe Impastato, seconda edizione Palermo 2003. Opere
su Peppino Impastato: Umberto Santino (a cura di), L'assassinio e il
depistaggio, Centro Impastato, Palermo 1998; Salvo Vitale, Nel cuore dei
coralli, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995; Felicia Bartolotta Impastato, La
mafia in casa mia, La Luna, Palermo 1986; Claudio Fava, Cinque delitti
imperfetti, Mondadori, Milano 1994. Tra le pubblicazioni recenti: AA. VV.,
Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio, Editori Riuniti, Roma 2001,
2006 (pubblicazione della relazione della commissione parlamentare antimafia
presentata da Giovanni Russo Spena; con contributi di Giuseppe Lumia, Nichi
Vendola, Michele Figurelli, Gianfranco Donadio, Enzo Ciconte, Antonio
Maruccia, Umberto Santino); Marco Tullio Giordana, Claudio Fava, Monica
Zapelli, I cento passi, Feltrinelli, Milano 2001 (sceneggiatura del film
omonimo). Ma cfr. anche le molte altre ottime pubblicazioni del Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" (per contatti: Centro
siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", via Villa Sperlinga 15,
90144 Palermo, tel. 0916259789, fax: 091348997, e-mail: csdgi at tin.it, sito:
www.centroimpastato.it)]

Signor Presidente,
l'albero che viene piantato oggi alla Sua presenza nel giardino della
memoria in un terreno confiscato alla mafia e' un altro passo, certo tra i
piu' significativi, sul percorso sempre piu' lungo che sta diventando la
memoria di Peppino Impastato. Ormai lo dicono tutti: Peppino Impastato e'
stato assassinato dai mafiosi che non tolleravano il suo impegno di analisi,
di denuncia, di mobilitazione e consideravano la sua irrisione un atto di
lesa maesta', tanto piu' grave poiche' Peppino veniva da una famiglia
mafiosa ed era il nipote del capomafia. Se la memoria di Peppino e' stata
salvata, se siamo riusciti a smantellare la montatura che lo voleva
terrorista e suicida, avallata da rappresentanti delle forze dell'ordine e
delle istituzioni, e ad ottenere giustizia, questo e' il frutto di un
impegno ventennale che ha avuto come protagonisti la madre Felicia, il
fratello Giovanni, la cognata Felicetta, i compagni di militanza, noi del
Centro siciliano di documentazione di Palermo. Non e' stato facile e per
lungo tempo siamo stati costretti a remare controcorrente, in pochi e
isolati. Ci hanno aiutato organi di stampa come "Lotta continua" e il
"Quotidiano dei lavoratori" che hanno ben presto chiuso le pubblicazioni, i
dirigenti di Democrazia proletaria e nel palazzo di giustizia abbiamo
trovato alcuni magistrati che hanno accolto la nostra richiesta di verita' e
giustizia, sollecitata incessantemente. Voglio ricordarli, anche perche'
piu' d'uno e' caduto per mano mafiosa: Gaetano Costa, Rocco Chinnici,
Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone, Renato Grillo, Franca Imbergamo.
La nostra lunga battaglia e' arrivata a compimento, con le sentenze che dopo
piu' di vent'anni hanno condannato Gaetano Badalamenti e il suo vice come
mandanti dell'assassinio. E un altro risultato siamo riusciti ad ottenere:
la Commissione parlamentare antimafia nel 2000 ha approvato una relazione in
cui si dice esplicitamente che uomini delle istituzioni hanno depistato le
indagini e oggettivamente coperto i mafiosi. Abbiamo fatto pubblicare la
relazione in un volume con il titolo Peppino Impastato: anatomia di un
depistaggio. E' la prima volta che una sede istituzionale come una
Commissione bicamerale riconosce la responsabilita' di rappresentanti delle
istituzioni e quando i rappresentanti della Commissione sono venuti a Cinisi
a presentare la relazione in casa Impastato hanno chiesto scusa ai
familiari. E la madre di Peppino, gia' avanti negli anni, ha detto nel suo
dialetto che era una sorta di lingua universale: "Aviti risuscitatu me
figghiu".
*
Voglio ricordare mamma Felicia, che ci ha lasciato nel dicembre del 2004.
Una donna che ha saputo rompere con la parentela del marito, ha rinunciato
alla vendetta mafiosa e ha chiesto giustizia, e' diventata un punto di
riferimento e una figura familiare per tanti e per molti anni, con
l'implacabilita' delle sue accuse, il dito puntato contro Badalamenti
nell'aula bunker, la lucidita' della sua intelligenza e la sapidita' della
sua ironia, la sua lezione morale di casalinga-militante che l'ha fatta
sorella delle donne protagoniste delle lotte contadine, dai Fasci siciliani
agli anni '50, di Margherita Clesceri, madre di sei figli caduta a Portella
della Ginestra, di Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale, che non
riusci' ad avere giustizia per l'assassinio del figlio.
Per troppo tempo l'impunita' e' stata una forma di legittimazione della
violenza mafiosa, che e' stata impiegata per sconfiggere ogni forma di
opposizione e vanificare ogni possibilita' di alternativa, nella certezza
dell'impunita'. Una violenza troppo spesso per il potere e con il potere.
Senza giustizia sono rimasti i 108 morti dei Fasci siciliani, le decine di
uccisi delle lotte contadine e operaie successive, da Lorenzo Panepinto a
Bernardino Verro, da Nicolo' Alongi a Giovanni Orcel, da Accursio Miraglia a
Epifanio Li Puma, a Nicolo' Azoti e a tanti altri di cui si ignora perfino
il nome. E per la strage di Portella sono rimasti impuniti i mandanti. Anche
per eventi tragici piu' recenti, come le stragi, non solo mafiose, che hanno
insanguinato il nostro Paese, o non si e' fatta giustizia o si e' fatta solo
parzialmente. E' questa la ragione che mi ha spinto a scrivere,
nell'introduzione al volume con la relazione sul caso Impastato, nella prima
edizione e nella ristampa, che questa dovrebbe essere "il primo capitolo di
una storia dell'impunita'", che rimane tutta da scrivere. Purtroppo siamo
rimasti fermi a quel primo capitolo.
Una democrazia non puo' dirsi compiuta se tra verita' storica e verita'
giudiziaria e ufficiale rimane una gigantesca disparita'. Comprendiamo che
la giustizia richiede prove che per una serie di ragioni non si riesce a
raggiungere, ma un'istituzione come la Commissione antimafia potrebbe, e
dovrebbe, assumersi questo ruolo di ricostruire verita' scomode e spalancare
l'armadio degli scheletri e delle vergogne. Le chiediamo di far sentire la
Sua voce perche' la verita' si faccia strada, sempre e comunque, perche'
senza verita' non ci puo' essere convivenza civile e democrazia piena.
*
Su un altro terreno chiediamo il Suo intervento. Troppe volte le iniziative
antimafia hanno avuto e hanno il limite della precarieta' e dell'evento
isolato. Per questo il Centro Impastato ha proposto la creazione di un
Memoriale-laboratorio che sia insieme percorso storico, itinerario
didattico, biblioteca e archivio, laboratorio di iniziative, spazio di
socializzazione, casa delle associazioni. Per realizzare questa iniziativa
occorre il contributo di tutti e occorrono risorse che il Centro, che e'
autofinanziato, e' lontano dall'avere. Le chiediamo di aiutarci a realizzare
questa struttura indispensabile per un progetto di antimafia continuativo ed
efficace, nelle forme che riterra' piu' consone e adeguate.
Un altro punto ci preme sottolineare. Il Centro opera da trent'anni, nella
ricerca, nelle scuole, a sostegno delle esperienze che animano il
territorio, come le lotte per la pace e dei senzacasa, ed e' autofinanziato
perche' non siamo riusciti ad ottenere delle norme che stabiliscano dei
criteri oggettivi per l'erogazione del denaro pubblico per iniziative
culturali e antimafia. Il problema dei finanziamenti pubblici e' sempre
delicato, lo e' ancora di piu' quando si tratta di iniziative che si
propongono di lottare la mafia e ogni forma di clientelismo, grembo ospitale
per il germe mafioso. La Sua voce potrebbe dare una spinta decisiva per
un'inversione di rotta.
*
Con questi propositi Le rivolgiamo il nostro benvenuto in terra di Sicilia,
ieri come oggi impegnata in una lunga e difficile lotta di resistenza e di
liberazione che riguarda l'intero Paese. La strada e' gia' tracciata.
L'attivita' nelle scuole ha assunto sempre di piu' caratteri e dimensioni di
alfabetizzazione civile, ma la legalita' non puo' essere una buccia vuota,
deve sostanziarsi di valori democratici. Il movimento antiracket segna
l'avvio di una lotta di liberazione, cominciata da Libero Grassi e ripresa
da Addiopizzo, che va estesa a tutto il territorio nazionale dove gruppi
criminali praticano l'estorsione come forma primaria di sperimentazione
della signoria territoriale. L'uso sociale dei beni confiscati scandisce i
primi passi di un'appropriazione dei patrimoni mafiosi ma i beni sono ancora
troppo pochi e per la loro assegnazione passa troppo tempo e rimane
inesplorato l'immenso patrimonio finanziario. Occorre una normativa non
legata all'emergenza delittuosa, capace di seguire e prevenire l'evoluzione
delle mafie, di cogliere e perseguire le articolazioni del loro sistema di
rapporti, la formazione di borghesie mafiose, e un progetto di antimafia
sociale che leghi insieme l'uso razionale delle risorse e la partecipazione
democratica, nel contesto di una politica rinnovata, sottraendo il voto al
ricatto del bisogno e spezzando ogni legame con le mafie e con il malaffare,
disponendo, tra l'altro, l'incandidabilita' di chi e' stato condannato e la
sospensione di chi e' rinviato a giudizio per reati incompatibili con
l'esercizio di funzioni pubbliche.
*
Signor Presidente,
a nome dei familiari e dei compagni di Peppino Impastato, dei soci e degli
amici del Centro a lui intitolato, grazie per la Sua presenza oggi e per la
vigile attenzione che caratterizza l'adempimento del Suo mandato, a
cominciare dalla costante denuncia delle morti sul lavoro, una vergogna
nazionale da cancellare al piu' presto, garantendo a tutti i cittadini
pienezza di diritti e pari dignita' sociale, in attuazione dei principi
fondamentali della Costituzione.
Mi e' gradito donare a Lei e alla Signora Clio alcune pubblicazioni del
Centro che raccolgono parole e immagini di Peppino e di Felicia.

3. MEMORIA. RAFFAELE MANICA RICORDA LUIGI MENEGHELLO
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 27 giugno 2007, col titolo "L'etica della
lingua perde Meneghello" e il sommario "Ieri la notizia della scomparsa del
grande scrittore italiano. I suoi libri uscirono in anni stretti tra
sanzioni di morte del romanzo e sterili esperimenti linguistici. Per nulla
sordo ai rumori del tempo, Meneghello non se ne fece assordare. La sua
vigilanza critica nasceva dall'esordio tardivo alla narrativa e dal
disincanto che gli fece trovare in Inghilterra una patria elettiva".
Raffaele Manica (1958), docente e saggista, insegna letteratura italiana
all'Universita' "Tor Vergata" di Roma. Collabora a varie riviste, tra le
quali "Paragone", "Nuovi argomenti", "La rivista dei libri". Opere di
Raffaele Manica: Preliminari sull'Orlando Furioso, 1983; Discorsi
interminabili, 1987; Il critico e il furore. un mito platonico per i
trattatisti del Cinquecento, Quattroventi, 1988; La prosa nascosta.
Narrazioni del Novecento Italiano, Avagliano, 2002; Moravia, Avagliano,
2004.
Luigi Meneghello, scrittore italiano, narratore e saggista, nato a Malo
(Vicenza) nel 1922, prese parte alla Resistenza, e' stato a lungo docente
universitario in Gran Bretagna, e' deceduto nel giugno 2007. Opere di Luigi
Meneghello: Libera nos a malo, Feltrinelli, 1963, Rizzoli, 1989; I piccoli
maestri, Feltrinelli, 1964, Mondadori, 1998; Pomo pero, Rizzoli, 1974, 1990;
Fiori italiani, Rizzoli, 1976, Mondadori, 1998; L'acqua di Malo, Lubrina,
1986; Il Tremaio. Note sull'interazione tra lingua e dialetto nelle
scritture letterarie, Lubrina, 1986; Jura: ricerche sulla natura delle forme
scritte, Garzanti, 1987, Rizzoli 2003; Bau-sete, Rizzoli, 1988; Leda e la
schioppa, Moretti & Vitali, 1989; Rivarotta, Moretti & Vitali, 1989; Che
fate quel giovane?, Moretti & Vitali, 1990; Marede' Marede', Moretti &
Vitali, 1990, Rizzoli, 2002; Opere. Vol. 1, Rizzoli, 1993; Il dispatrio,
Rizzoli, 1993; Promemoria. Lo sterminio degli ebrei d'Europa. 1939-1945, Il
Mulino, 1994; Il turbo e il chiaro, Societa' Dante Alighieri, 1995; Cosa
passava il convento, Imprimitur, 1996; La materia di Reading e altri
reperti, Rizzoli, 1997; Le correnti sottopelle, Rizzoli, 1997; Opere. Vol.
2, Rizzoli, 1997; Le carte. Vol. 1: Anni Sessanta, Rizzoli, 1999; Le carte.
Vol. 2: Anni Settanta, Rizzoli, 2000; Le carte. Vol. 3: Anni Ottanta,
Rizzoli, 2001; Trapianti. Dall'inglese al vicentino, Rizzoli, 2002; Quaggiu'
nella biosfera. Tre saggi sul lievito poetico delle scritture, Rizzoli,
2004; La materia di Reading e altri reperti. Testo inglese a fronte,
Rizzoli, 2005; Opere scelte, Mondadori, 2006]

"Ero agli anni venti e qualcosa sulla strada del Cielo, quando mi venne
l'idea di lasciare il comodo ramo su cui stavo appollaiato e dire addio agli
amici, e perche'? Anni venti e qualcosa, chili sui 60, denti 31 abbastanza
regolari, occhi e capelli scuri, gambe e braccia ben fatte, spalle larghe,
vitino da studentessa magra, e (cosi' ho sentito) una certa avvenenza. In
Italia non mi si notava, ce n'erano tanti come me: ma quando a suo tempo
passai le Alpi la gente che aveva occhi osservava e diceva: 'Come sono belli
gli Italiani!'". Cosi' nacque in Luigi Meneghello il proposito di emigrare;
e cosi' lo racconto', molti anni dopo, in Bau-sete! Erano gli anni del
secondo dopoguerra.
Il trasferimento in Inghilterra, che sarebbe diventata la terra del
Dispatrio (titolo del suo libro, dove la vicenda inglese e l'insegnamento
nella cittadina di Reading saranno messi a fuoco dalla memoria), viene cosi'
ricostruito, nelle pagine del recente Meridiano Mondadori (progettato e
introdotto da Giulio Lepschy, curato da Francesca Caputo e accompagnato da
uno scritto di Domenico Starnone): un giorno il fratello Bruno lo avvisa di
un bando di concorso del British Council: "un anno in Inghilterra a studiare
quello che vuoi! Pareva imprudente non fare la domanda". Viene chiamato per
un colloquio a Roma. Fra i commissari vi e' il filosofo Carlo Antoni che "mi
disse in confidenza che la borsa me la offrivano ma che a suo parere il
posto piu' adatto per me sarebbe stato l'Istituto Storico di Croce a Napoli,
e lui mi consigliava vivamente di andare la'... Ascoltai con modeste fitte
di vanita' le parole di Antoni ma non gli diedi retta". Nella primavera del
1947 riceve "una lettera con timbri e sigilli che diceva in inglese: 'Ho
l'incarico di dirVi da parte di Sua Maesta' che se vorrete venire qui per un
anno a studiare cio' che Vi piace, Sua Maesta' Vi dara' trecento ghinee. Ed
io rimango, Signor mio, il Vostro obbediente servitore'... E presa la carta
e la penna risposi: 'Dite cosi' a Sua Maesta' che vengo senz'altro"'.
Era il 1947, Meneghello aveva venticinque anni e, dentro l'episodio, cosi'
come lo racconto' una cinquantina di anni dopo, c'era molto della sua
personalita': quel gusto di ridurre ogni fatto a motto di spirito,
l'irriverenza, il ricordo della cultura italiana, l'innesto del nuovo ramo.
Cosi', tra l'italiano e l'inglese, col gusto comico dell'una e dell'altra
sua patria, nasceva Meneghello scrittore. Come nel caso di altri maestri del
nostro Novecento (basta confrontare le date che riguardano La Capria o
Arbasino), la parte narrativa di Meneghello si consumo' in fretta: Libera
nos a malo e I piccoli maestri uscirono a distanza di un solo anno. Come in
altri narratori, anche in lui sembrava che a un certo punto fosse esploso
qualcosa. Poi, tra le altre, prove non necessariamente minori, e commenti,
memorie, sparsi tratti autobiografici: ossia, nel complesso, indagini svolte
grazie a una riemersione da quanto aveva fatto prima, come in apnea. Alla
prima esplosione, dieci anni dopo, Meneghello ne fece seguire una seconda: a
distanza di due anni uscirono Pomo pero e Fiori italiani. Poi ando'
accumulando, soprattutto, una materia di tipo saggistico, prodotta fianco a
fianco dei romanzi, ma solo piu' tardi, negli anni '90, "ripulita", come
nelle tre serie delle Carte. Viene da chiedersi: da quali esigenze si
genera, in un autore, una simile dinamica?
Una risposta possibile e' che Meneghello ha sempre sottoposto se stesso a
una stretta sorveglianza, e non tanto in conseguenza di una pratica
professorale, quanto di un innato e coltivato atteggiamento mentale che lo
portava, anche laddove la sua narrazione si faceva piu' partecipata, a non
rinunciare mai a sottoporre la materia del racconto a improvvise docce
fredde.
Tutta la sua opera, in altre parole, e' situata sotto la giurisdizione
dell'intelligenza critica, ovvero lontana dall'abbandono emotivo. Del tutto
coerentemente, il passo piu' proprio gli e' sempre parso quello comico. E,
per quanto riguarda il prediletto rapporto "a freddo" con quanto raccontava,
non e' affatto un caso se dei romanzi di Meneghello si contano varie
stesure, ulteriori testimonianze del suo spirito critico. Infatti, le sue
varianti, piu' ancora che precisare lo stile, sono una messa a fuoco della
cosa. Se la distinzione ha un senso, essa riguarda il fatto che non
l'estetica vi si trova coinvolta bensi' la morale, quell'etica inseguita
cercando il vero con una lingua sempre piu' precisa e aderente ai fatti.
Meneghello ha dato all'attenzione per la lingua un rilievo non comune fra
gli scrittori della sua generazione, senza che cio' lo portasse a trascurare
l'altro aspetto della questione: che un romanzo, per quanto manufatto
linguistico, deve pur dire qualcosa. Constatazione, questa, meno banale di
quanto non possa sembrare a prima vista, se si tiene conto del fatto che gli
anni in cui uscivano i suoi romanzi erano stretti tra dichiarazioni che
davano il romanzo per morto e sperimentazione linguistica fine a se stessa.
Come pochi altri, i migliori, Meneghello ha tenuto duro. Per nulla sordo al
rumore del tempo, non se ne e' tuttavia lasciato assordare. Tanta
sorveglianza critica nasceva al tempo stesso dal suo tardo esordio come
narratore - era gia' quarantenne quando mando' il libreria il suo primo
romanzo - e dal suo spirito disincantato, insofferente ma speranzoso,
ostinatamente laico (era stato politicamente azionista, ma, come racconta
Bau-sete, anche li' senza troppe illusioni: a un congresso, La Malfa,
"inchinando lateralmente il collo", gli parve "un cigno nero", Lussu
sembrava legato a una catena che gli consentiva pochi passi, "Lombardi un
gigante depresso, Valiani amaramente galvanizzato": sicche' "il partito non
poteva piu', non aveva mai potuto, portare ordine nella mia testa e
tantomeno nella mia vita. Se fosse sopravvissuto avrebbe fornito tutt'al
piu' una sede esterna, non certo un senso alle mie confuse aspirazioni
politiche").
L'approdo in Inghilterra sembrava coincidere con la sua necessita' di
chiarezza, con la sua esigenza di liberazione dalle cose date per acquisite
e mai verificate, quelle certezze che si trasformano in una gabbia. Ma
l'Inghilterra non era solo un posto dove andare. Era anche un luogo dal
quale tornare. Nella prima serie delle Carte scriveva: "Di nessun italiano
mi pareva onesto scopo andarsene a pappare conforti e civilta' oltremare
oltremanica, ma giusto e patriottico scopo mi pareva andare a prendere un
po' di mentalita' civile, e riportarla qua. Non intendevo esiliarmi per
sempre, volevo sottrarmi per un giro di stagioni alla vita associata
italiana, la vile camorra (cosi' sentivo) cattolica e marxista. Volevo
occuparmi di Freud tra gente che non si ostinasse a rompermi i giovani
coglioni con tristi discorsi adatti al filo' delle stalle, al filo' dei
caffe', occuparmi di darwinismo dove la gente non venisse a dire che c'era
gia' in San Tommaso, non sentire piu', per un po', idiozie pretenziose sulla
forma e l'evento, trasferirmi da Vittorini alle statistiche, non vedere
piu', per un po', roba come 'Il Politecnico' e le Madonne Pellegrine,
trovarmi fra gente che capiva la parola quantificare. E un bel giorno
tornare". Parole che nulla hanno a che vedere con la retorica
dell'antitaliano, ed evocano invece il desiderio di un'Italia diversa, un
atteggiamento politico e morale che, nella letteratura, aveva trovato il suo
mezzo e il suo scopo migliore.
*
Postilla: Scritti ironici sulla natura delle cose
Luigi Meneghello e' morto ieri mattina nella sua casa di Thiene, a pochi
chilometri da Malo, il paese della provincia di Vicenza dove era nato nel
1922 e intorno al cui microcosmo aveva costruito il suo primo romanzo, quel
Libera nos a Malo che, uscito per Feltrinelli nel 1963, lo aveva imposto
agli occhi della critica e di una cerchia di lettori avvertiti come uno fra
gli autori italiani piu' importanti del secondo Novecento. Dei suoi primi
anni lo stesso Meneghello avrebbe scritto, con l'ironia che rappresenta una
delle cifre della sua scrittura: "Sono nato e cresciuto a Malo nel
Vicentino, e la' ho imparato alcune cose interessanti. Ho fatto studi
assurdamente 'brillanti' ma inutili e in parte nocivi a Vicenza e a Padova;
sono stato esposto da ragazzo agli effetti dell'educazione fascista, e poi
rieducato alla meglio durante la guerra e la guerra civile". Al termine del
conflitto, nel corso del quale si laureo' in filosofia a Padova e aderi' al
Partito d'Azione, Meneghello si trasferi' nel 1947 in Inghilterra, per
insegnare letteratura italiana all'universita' di Reading, dove avrebbe
fondato uno dei maggiori centri di italianistica del Regno Unito. Ma la'
soprattutto avrebbe - per usare ancora le sue parole - "continuato a
studiare e a scrivere, confondendo un po' i due processi" fino al 1980
quando, lasciato l'insegnamento, avrebbe potuto "confonderli con piu'
comodo". All'esordio di Libera nos a Malo fece seguito ancora per
Feltrinelli l'anno successivo I piccoli maestri, antieroiche memorie della
Resistenza (ripubblicate per Rizzoli nel 1976 in una edizione riveduta).
Dopo un intervallo di una decina di anni uscirono Pomo pero (1974) e Fiori
italiani (1976), entrambi per Rizzoli, anch'essi - cosi' come le opere
pubblicate successivamente, fra cui Bau-sete (Rizzoli 1988), Marede' Marede'
(Moretti & Vitali 1990), Il dispatrio (Rizzoli 1993), La materia di Reading
e altri reperti (Rizzoli 1997) - intessuti delle esperienze vissute
dall'autore. Pure, circoscrivere all'autobiografia la raffinata e composita
scrittura di Meneghello sarebbe riduttivo: "Ho pubblicato dei libri nei
quali, come in tutto cio' che studio e scrivo, cerco di giustificarmi la
natura delle cose, se c'e'.

4. LIBRI. CATERINA RICCIARDI PRESENTA "AFFARI DI FAMIGLIA" DI LOUIS E ALLEN
GINSBERG
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 19 giugno 2007, col titolo "Quel che
Ginsberg scrisse al padre" e il sommario "Turbolenze pubbliche e private
nello scambio di lettere tra il poeta della Beat Generation e suo padre,
pubblicato in un libro con il titolo Affari di famiglia, per Archinto.
Oggetti di dibattito, il comunismo, la fedelta' a Israele, la politica
americana, la cultura underground".
Caterina Ricciardi e' saggista e docente di lingue e letterature
angloamericane all'Universita' di Roma Tre; si e' occupata di modernismo
americano (Gertrude Stein, Djuna Barnes, F. Scott Fitzgerald, Wallace
Stevens, W. C. Williams, William Faulkner, Ezra Pound) e di
postcolonialismo. Opere di Caterina Ricciardi: The Lost generation, Liguori,
1978; Poesia canadese del Novecento, Liguori, 1986; Eikones. Ezra Pound e il
Rinascimento, Liguori, 1991; Northrop Frye o delle finzioni supreme,
Edizioni Empiria, 1992; (a cura di, con Valerio M. De Angelis), Voci dagli
Stati Uniti. Prosa, poesia, teatro del secondo Novecento, Universita' La
Sapienza, 2004; (a cura di, con Sabrina Vellucci), Miti americani oggi,
Diabasis, 2006.
Allen Ginsberg (Newark, 3 giugno 1926 - New York, 5 aprile 1997), poeta
americano, impegnato nei movimenti per i diritti civili e la pace, una delle
figure piu' vive della beat generation. Opere di Allen Ginsberg: Howl and
Other Poems (1956); Kaddish and Other Poems (1961); Reality Sandwiches
(1963); Planet News (1968); The Gates of Wrath: Rhymed Poems 1948-1951
(1972); The Fall of America: Poems of These States (1973); Iron Horse
(1974); Mind Breaths (1978); Plutonian Ode: Poems 1977-1980 (1982);
Collected Poems: 1947-1980 (1984); White Shroud Poems: 1980-1985 (1986);
Cosmopolitan Greetings Poems: 1986-1993 (1994); Howl Annotated (1995);
Iluminated Poems (1996); Selected Poems: 1947-1995 (1996); Death and Fame:
Poems 1993-1997 (1999). In italiano cfr. almeno Juke-box all'idrogeno,
Mantra del re di maggio, La caduta dell'America, presso Mondadori;
Testimonianza a Chicago, Einaudi. Opere su Allen Ginsberg: cfr. per un avvio
vari scritti di Fernanda Pivano; ed anche Vito Amoruso, La letteratura beat
americana, Laterza]

Marzo 1957: mentre Howl, il poemetto di Allen Ginsberg pubblicato mesi prima
dalla neonata City Lights di Ferlinghetti, entrava nelle aule di un
tribunale sotto l'accusa di oscenita', l'autore trentenne si imbarcava con
il compagno Peter Orlovsky alla volta del Marocco, per spostarsi poco dopo a
Venezia. Avrebbe girato l'Italia e raggiunto infine, in ottobre, Parigi,
dove lo attendeva Gregory Corso.
Un mondo nuovo gli era venuto incontro: come in un antico grand tour,
compiuto con penuria di soldi, pane e salame e passaggi in autostop, aveva
visto musei, nudita' di statue e rovine, la spiritualita' di Assisi e
l'acqua di Capri. A Tangeri aveva dato una mano a William Burroughs,
impegnato a mettere a punto il vasto materiale che avrebbe composto il Pasto
Nudo. Nel frattempo, a New York usciva, a sei anni dalla stesura, On the
Road di Jack Kerouac. Insomma, nell'arco di qualche mese i tre massimi
capolavori della Beat Generation venivano, o erano pronti per venire, alla
luce e anche Gasoline di Corso sarebbe uscito nel 1958 assieme a I
sotterranei di Kerouac.
Una congiunzione di stelle abbastanza straordinaria benediceva gli ultimi
poeti maledetti del secolo, benche' all'epoca solo qualcuno ne ebbe piena
consapevolezza. Eppure, secondo Ginsberg, il "flagello" della scena
americana era iniziato.
E' da queste circostanze che si avvia Affari di famiglia. Lettere scelte
1957-1965 (cura di Michael Schumacher, traduzione di Marina Premoli,
Archinto, pp. 305, euro 22) lo scambio epistolare fra Allen Ginsberg e suo
padre Louis, anch'egli poeta, sia pur stagionato e minore, scambio che oggi
si offre come una finestra privata dalla quale affacciarsi su anni
turbolenti della vita statunitense. Gli affari di famiglia, infatti,
includono altri interessi comuni: la scrittura poetica, la censura,
l'attivita' delle riviste, l'editoria underground, la cronaca politica e
culturale, la critica dell'establishment, e soprattutto le divergenti
posizioni di padre e figlio (vecchia e nuova generazione di ebrei americani)
di fronte a tre ordini di problemi scomodi: il comunismo (da cui il padre si
discosta), la fedelta' a Israele e all'ortodossia religiosa (che il padre
raccomanda), le responsabilita' dell'America da Hiroshima a Cuba al Vietnam,
su cui il padre, dopo una iniziale mediazione, dissente: una lettura
interessante, dunque, su fatti allora emergenti che, cinquant'anni dopo,
fanno risuonare precise analogie con la nostra contemporaneita'.
Molta della corrispondenza parte da lontano, fuori "dall'utero" degli Stati
Uniti (dopo l'Europa: Sud America, Israele, Kenya, India, Giappone, Cuba,
Praga, Mosca), una condizione che permette a Allen di guardare alla
decadenza dei "valori" del suo paese, alla sua nevrosi
("denaro-ego-avidita'-competizione-materialismo") con occhi simili a quelli
di un espatriato. Occhi piu' ricchi di alta cultura, misticismo e esperienze
diverse, e occhi piu' politicizzati, che lo portano a riconoscere, fra
l'altro, il fatto che gli Stati Uniti sono capaci di azioni tremende (ciechi
come ogni nevrotico e' cieco alle proprie aggressioni e sa vedere solo
l'ostilita' altrui, non la propria). "Abbiamo fatto alcune cose veramente
orribili" - conclude Ginsberg in una bruciante lettera fiume del 2 marzo
1958 - incluso l'incoraggiamento "delle dittature totalitarie in Russia e in
Cina". Il conflitto culturale Est-Ovest e la guerra fredda, assieme al
rifiuto del capitalismo americano, e' cio' che piu' plasma l'ideologia (per
nulla "nichilista", come si penso' allora) della generazione Beat. E quella
che negli Stati Uniti passava per una loro incolta e dissacrante ribellione
antiborghese - e non solo letteraria, addomesticabile con processi,
sequestri, censura, recensioni negative - era invece un annuncio delle
scosse in agguato nella decade successiva: "in un certo senso siamo, credo,
in anticipo sui tempi - anche se non troppo in anticipo". Ginsberg aveva
ragione: e' infatti piu' chiaro, ora, come il movimento di protesta degli
anni '60 avesse alle spalle non solo la nonviolenza di Gandhi e Thoreau ma
il buon vetriolo sotterraneo che i Beat, partendo da San Francisco, avevano
messo in circolo (antimilitarismo, antinucleare, abbattimento di differenze
di classi e etnie, diritti civili, liberta' sessuali, droghe) come antidoto
all'acido istituzionale che andava corrodendo l'idea originaria di America.
Sullo sfondo del conformismo degli anni '50, dunque, tanto piu' risaltano la
provocazione e la genialita' profetica, la controcultura, apparentemente
individualista e anarchica, del canone dei Beat.
E anarchica apparve a molti la loro scrittura, tesa a ricreare, come dice
Ginsberg in Urlo "la sintassi e la misura della povera prosa umana", lo
spezzato del colloquiale, il ritmo del respiro individuale, sincopati sui
battiti della musica nera, il jazz, che da qualche decennio faceva muovere
l'America su altri binari. Una scrittura accademicamente inaccettabile. La
critica arrivo' inesorabile anche dall'interno della famiglia. Cosi' Louis
si esprimeva su una poesia del figlio, ora divenuta celebre: "Non c'e'
punteggiatura ne' struttura sintattica a guidare il lettore; poi nessuna
transizione per aiutare i lettori, perche' immagini eterogenee si affollano,
volere o no, una sull'altra senza alcuna relazione"; e cosi' sulla prosa di
Kerouac: "il suo inglese e' informe e mutilato: una struttura della frase
inglese infelice, abominevole, che forma un pasticcio e un'accozzaglia". Il
divario fra le due generazioni si era fatto profondo.
Dieci anni fa al Whitney Museum di New York era in mostra il manoscritto di
On the Road: un grande rotolo di carta da telescrivente ingiallita su cui,
nel maggio del 1951, al ritmo del be-bop Kerouac aveva battuto la cronaca
del suo pellegrinaggio zigzagante ("la strada tortuosa della profezia" del
visionario William Blake) da Cape Cod al Golden Gate. Quella impressionante
reliquia sotto teca rendeva, all'osservatore stupito del 1997, l'idea di
come, in venti giorni (di stesura), era cambiata l'arte della prosa in
America. Un grande flusso continuo (non di "coscienza" alla Virginia Woolf)
in cui, lungo i comportamenti di una sorta di francescanesimo americano, si
registra l'ultima ricerca di qualcosa in cui poter seriamente credere.
Che da quel magma discorsivo fosse emerso, come da una crisalide, uno dei
pochi romanzi miliari del secondo '900, nel 1951 non lo capi' quasi nessuno.
Sei anni piu' tardi Allen avrebbe provato a spiegarlo al padre. Louis
provera' a dialogare, forse al fine di non alienarsi un figlio del quale,
fra l'altro, andava fiero. Ma ormai i figli dell'America di allora,
tormentati dalle oscure sorti future del mondo, s'erano incamminati su
un'altra strada, una strada che oggi, a cinquant'anni di distanza, pur non
avendo ancora raggiunto la meta, continua a far risuonare ritmi beat.

5. LETTURE. CLAUDIA BIANCHI: PRAGMATICA DEL LINGUAGGIO
Claudia Bianchi: Pragmatica del linguaggio, Laterza, Roma-Bari 2003, 2006,
pp. IV + 172, euro 10. Un piccolo libro di propedeutica filosofica che
caldamente raccomandiamo: vivace, divertente, e rigoroso nell'illustrare
alcuni ambiti problematici, e nell'offrire una panoramica di alcuni filoni
di ricerca e di alcune scuole di pensiero (il tema, come e' noto, e' un mare
magnum; ed ogni lettore potrebbe cavillare all'infinito fin sui due termini
del titolo - in guisa di controcanto ricorderemmo volentieri quei magnifici
Nodi di Laing editi tanti anni fa da Einaudi, e la lussureggiante
trattatistica classica sulla retorica).

6. RIEDIZIONI. TITO LUCREZIO CARO: DE RERUM NATURA
Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, Mondadori, Milano 1992, 2007, pp. L +
654, euro 12,90 (in supplemento a vari periodici Mondadori). A cura di Guido
Milanese, testo a fronte, in appendice brani da Tucidide e da Epicuro. Con
un'introduzione di Emanuele Narducci. Ogni volta che rileggo Lucrezio penso
che questo sia il piu' bel libro di filosofia che io conosca.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 142 del 6 luglio 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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