La nonviolenza e' in cammino. 1439



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1439 del 5 ottobre 2006

Sommario di questo numero:
1. Afghanistan
2. Simone Borselli: Il dibattito con Murray Bookchin nelle pagine di "A.
Rivista anarchica"
3. Riletture: Emilia Ferreiro, Les relations temporelles dans le langage de
l'enfant
4. Riletture: Emilia Ferreiro, Ana Teberosky, La costruzione della lingua
scritta nel bambino
5. Riletture: Cultura escrita y educacion. Conversaciones con Emilia
Ferreiro
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. AFGHANISTAN

Perche' cessino le stragi ciascuno deve fare la sua parte.
L'Italia ritiri la sua partecipazione militare alla guerra.
L'Italia contesti alla Nato - alleanza di cui fa parte - le stragi che la
Nato sta commettendo, ne chieda la cessazione immediata.
S'impegni per costruire la pace con mezzi di pace, che e' l'unico modo
possibile.
Rientri nella legalita' costituzionale ed internazionale.
Cessi di far morire e s'impegni a salvare le vite.
*
Se il governo e il parlamento italiano persistono nel crimine della guerra e
delle stragi e' compito di ogni cittadino opporsi. Con la forza della
nonviolenza, con l'azione diretta nonviolenta.
Chi elude questo dovere si fa complice della guerra, si fa complice del
terrorismo.

2. RIFLESSIONE. SIMONE BORSELLI: IL DIBATTITO CON MURRAY BOOKCHIN NELLE
PAGINE DI "A. RIVISTA ANARCHICA"
[Da "A. rivista anarchica", anno 36, n. 320, ottobre 2006 (disponibile anche
nel sito www.arivista.org), riprendiamo il seguente testo li' pubblicato
preceduto dalla seguente nota redazionale: "Nell'anno accademico 2001-2002,
presso la Facolta' di Scienze politiche 'Cesare Alfieri' dell'Universita'
degli Studi di Firenze, un giovane studente fiorentino (non anarchico, tra
parentesi) si e' laureato in Storia dei movimenti e dei partiti politici con
una tesi dal titolo 'Il gruppo milanese di "A - rivista anarchica" e
l'ecologia sociale: un nuovo orizzonte per l'anarchismo?', relatore il
professor Sandro Rogari. Simone venne a Milano per incontrarci e ne nacque
una lunga intervista, che prendeva le mosse dalla nascita di "A" nel 1971 e
naturalmente si soffermava con particolare attenzione sui rapporti personali
e ideologici tra la nostra redazione e Murray Bookchin. Questa intervista fu
allegata come appendice alle oltre 200 pagine della tesi di laurea vera e
propria, dalla quale estrapoliamo qui il capitoletto intitolato a Bookchin.
Per esigenze di spazio abbiamo omesso le numerose e lunghissime note, che
peraltro gli interessati possono trovare nella versione on line dell'intera
tesi, che sara' presto leggibile integralmente sul nostro sito". Murray
Bookchin, pensatore e militante libertario americano, e' stato tra i
principali punti di riferimento della "ecologia sociale"; nato a New York
nel 1921, figlio di emigrati russi (la nonna materna era una rivoluzionaria
populista), ha fatto l'operaio metalmeccanico, il sindacalista, lo
scrittore, il docente universitario; e' deceduto sul finire di luglio 2006.
Tra le opere di Murray Bookchin: I limiti della citta', Feltrinelli, Milano
1975; Post-scarcity anarchism, La Salamandra, Milano 1979; L'ecologia della
liberta', Eleuthera, Milano 1988 (terza edizione); Per una societa'
ecologica, Eleuthera, Milano 1989; Filosofia dell'ecologia sociale, Ila
Palma, Palermo 1993; Democrazia diretta, Eleuthera, Milano 1993. Un'ampia
scheda biografica e un'ampia bibliografia di Bookchin sono nel n. 1438 di
questo foglio]

L'attenzione della rivista ["A. rivista anarchica" - ndr] nei confronti del
pensiero di Murray Bookchin nasce nella seconda meta' degli anni '70. Tale
interesse nasce in seguito all'acquisto fatto a Londra, da parte di Paolo
Finzi, di un libro di Bookchin dal titolo Post scarcity anarchism, all'epoca
ancora poco conosciuto in Italia. Nel numero 31 di "A" viene pubblicato un
condensato del saggio Tecnologia e rivoluzione libertaria presente nel libro
Post scarcity anarchism, nel quale Bookchin sostiene la tesi della possibile
realizzazione di una societa' fondata su rapporti diretti e non gerarchici
tra gli uomini, grazie all'utilizzo delle possibilita' offerte dalla moderna
tecnologia. Secondo Bookchin la tecnologia ha ormai raggiunto un livello
tale di perfezione qualitativa, che puo' liberare l'uomo dalla "schiavitu'"
del lavoro manuale, ma sicuramente una societa' divisa in classi non e' in
grado di sfruttare le proprie potenzialita' tecnologiche per fini diversi
dallo sfruttamento, e dall'oppressione. Risulta per Bookchin quindi evidente
che l'utilizzo della tecnologia non deve basarsi sulla divisione nazionale
del lavoro esistente, ma su un sistema di produzione su scala ridotta,
strutturato su scala umana, e su una nuova organizzazione industriale, che
ponga le decisioni economiche nelle mani della comunita' locale.
"Questo tipo di organizzazione industriale pone tutte le decisioni
economiche nelle mani della comunita' locale. Nella misura in cui la
produzione materiale viene decentrata e resa locale, si assicura il primato
della comunita' sulle istituzioni nazionali - ponendo che qualcuna di queste
istituzioni raggiunga dimensioni significative. In queste circostanze
l'assemblea popolare della comunita' locale, riunita in una democrazia
basata su rapporti diretti, si assume la piena direzione della vita sociale.
(...) Non pretendo che tutte le attivita' economiche umane possano essere
completamente decentrate, ma la maggioranza di esse puo' certamente essere
ridotta a dimensioni umane e comunitarie. Questo e' certo: possiamo
trasferire il centro del potere economico da un livello nazionale a un
livello locale, e da forme burocratiche accentrate alle assemblee popolari
locali. Questo trasferimento costituirebbe un mutamento rivoluzionario di
vaste proporzioni, poiche' creerebbe le potenti basi economiche della
sovranita' e dell'autonomia della comunita' locale".
Ma e' soprattutto negli anni '80 che si sviluppa l'interesse di "A" nei
confronti di questo pensatore anarchico, un interesse che si sviluppa su
differenti piani. In primo luogo la rivista svolge un ruolo importante nel
descrivere la visione di Bookchin di "ecologia sociale", attraverso la
pubblicazione di numerosi articoli, molti di questi scritti da Bookchin
medesimo. Da questi articoli emerge il fatto che per Bookchin qualsiasi
visione ecologica, deve porsi come obbiettivo una trasformazione radicale
della societa', dei rapporti sociali, e deve eliminare le cause del dominio
dell'uomo sull'uomo, dell'uomo sulla donna, che per lui sono alla base del
dominio dell'uomo sulla natura.
"Ho sempre pensato che ecologia fosse sinonimo di ecologia sociale e percio'
ho sempre nutrito la convinzione che la stessa idea di dominare la natura
derivi dalla dominazione dell'uomo sull'uomo, o dell'uomo sulla donna, del
vecchio sul giovane, di un gruppo etnico sull'altro, dello stato sulla
societa', della burocrazia sull'individuo, cosi' come di una classe
economica sull'altra e dei colonizzatori sui colonizzati. (...) se non
interverremmo modificando anche i rapporti molecolari all'interno della
societa' - e cioe' quelli tra uomo e donna, tra adulti e bambini, tra gruppi
razziali diversi, tra etero e omosessuali (l'elenco potrebbe continuare a
lungo) - il problema della dominazione restera' immutato anche in una forma
sociale 'senza classi' e 'senza sfruttamento'. (...) Finche' durera' la
gerarchia e finche' la dominazione organizzera' l'umanita' in un sistema
elitario, l'obbiettivo del dominio sulla natura non verra' mai abbandonato e
condurra' inevitabilmente il pianeta all'estinzione ecologica".
La natura, per Bookchin, non e' un oggetto da dominare, non e' "crudele" ma
in essa sono riscontrabili rapporti mutualistici tra le varie specie
animali. Solo l'uomo ha creato istituzioni volte a perpetuare il dominio,
l'oppressione, nei rapporti sociali.
"A rigore la societa' sarebbe da intendersi come un fenomeno umano non
naturale. La vita sociale umana e' costituita da una pletora di istituzioni
chiaramente definibili che non hanno un parallelo in natura - monarchie,
repubbliche, democrazie, organi legislativi, tribunali, forze poliziesche e
militari, e cosi' via - che differiscono dalle comunita' naturali non
soltanto per la loro apparente complessita', ma anche per la loro accurata
intenzionalita'. Queste istituzioni sono il prodotto della volonta' e delle
intenzionalita' umane, e sono anche il prodotto di obbiettivi ben precisi, i
cui risultati si aggiungono a ruoli legati al sesso. Se l'abilita' fisica o
anche l'acume mentale determinassero qualche tipo di stratificazione
autoritaria nel mondo animale (...), non potremmo trovare ugualmente un
termine piu' adatto di 'gerarchia' per spiegare il sistema di
stratificazione del genere umano. Solo la societa' umana avrebbe potuto
mettere un pazzo come Caligola a capo dell'impero romano, un folle
dissennato come Luigi XIV sul trono di Francia, una spudorata cospiratrice
come Maria alla corte di Scozia e uno sterminatore di massa come Stalin a
capo della Russia sovietica. Questi potentissimi personaggi non assunsero
posizioni di dominio e di comando in virtu' di particolari qualita' (fisiche
e intellettuali); furono creature delle istituzioni, strutture ideate e
realizzate dall'uomo, che possiamo definire politiche, economiche o sociali,
ma certamente non organiche. La loro conquista del potere, spesso di un
potere oppressivo, non e' da imputarsi a capacita' spiccate, bensi'
all'azione di meccanismi e istituzioni assolutamente artificiali, elemento
tipico dei rapporti sociali umani".
*
Immoralita' del mercato
L'ecologia sociale si pone come obbiettivo una radicale trasformazione della
societa' che ponga le basi di un nuovo rapporto armonico con la natura.
Bookchin quindi critica la visione ambientalista diffusa in molti movimenti
ecologisti, che si interessano soltanto di adottare interventi di facciata
per affrontare i problemi ecologici, senza porsi il fine di una radicale
trasformazione sociale, unica soluzione per scongiurare il rischio di
ecocatastrofe.
La societa' ecologica deve invece erigersi su comunita' decentrate a misura
d'uomo, sul superamento di ogni forma di dominio e di rapporto gerarchico,
sull'utilizzo di una tecnologia ecologica, e su una maggiore partecipazione
dei cittadini alla vita politica, grazie alla pratica della democrazia
diretta. Bookchin quindi, attraverso un recupero della visione della
politica degli antichi ateniesi, per i quali la parola politica voleva dire
gestione della polis, della citta', da parte di assemblee di cittadini e non
tramite le burocrazie e la rappresentanza, arriva a teorizzare la necessita'
di una democrazia che si basi sul governo diretto della societa', tramite
assemblee di cittadini. Tale governo e' ritenuto l'unico che puo' instaurare
un rapporto di equilibrio con il mondo naturale.
In merito Bookchin nell'articolo "Cara ecologia" afferma: "I gruppi di
affinita', la democrazia diretta e l'azione diretta potranno difficilmente
essere allettanti - o se per questo neppure comprensibili - ai milioni di
individui che passano la vita in solitudine nei bar e nelle discoteche. Quel
che e' tragico e' che questi milioni di individui hanno delegato il loro
potere sociale, anzi hanno ceduto la loro personalita', a politicanti e
burocrati che vivono in una dimensione di obbedienza e di comando nella
quale gli individui sono normalmente tenuti a giocare un ruolo subordinato.
Eppure e' proprio questa la causa piu' immediata della crisi ecologica che
affligge il nostro tempo - una causa che ha la sua origine storica nella
societa' mercantile che ci sommerge. Chiedere a coloro che sono privi di
potere di riconquistare il controllo sulla loro esistenza e' ancora piu'
importante che installare un collettore solare, complicato, costoso e spesso
incomprensibile, sul tetto della casa in cui abitano. Finche' costoro non
riacquisteranno un senso di potere sulla vita, finche' non creeranno un
sistema autonomo di gestione in contrapposizione a quello gerarchico
attuale, finche' non troveranno nuovi valori ecologici con i quali
sostituire i valori sociali del sistema dominante - un processo, questo, che
i collettori solari, i mulini a vento e l'orticoltura possono facilitare, ma
non rimpiazzare - nessuna trasformazione sociale potra' instaurare un nuovo
equilibrio con il mondo naturale".
Risulta quindi necessaria per Bookchin, la formazione di una nuova politica
che si basi su una sfera pubblica di base estremamente partecipativa, a
livello di paese, di villaggio, di quartiere, e che si concretizzi con la
formazione di una confederazione di municipalita', che si ponga in
opposizione alla crescente centralizzazione del potere.
"A", in questi anni, svolge un ruolo importante nel sottolineare le
affinita' riscontrabili tra il pensiero di Bookchin, quello di Kropotkin, e
quello di Reclus. Infatti, risulta chiaro, sulle pagine della rivista, che
anche per Reclus la natura non e' "cattiva" ed e' necessario un nuovo
rapporto con essa, che non si basi sul dominio, ma che sia rispettoso delle
leggi dei fenomeni naturali.
La rivista ha inoltre dato spazio, sulle sue pagine, alle critiche sollevate
da Bookchin nei confronti della visione di "ecologia profonda", e alla sua
constatazione che il problema della scarsita' delle risorse naturali, un
problema che e' stato al centro dell'interesse dell'opinione pubblica a
partire dagli anni '70, e' sostanzialmente un falso problema.
Infatti Bookchin, intervistato da Paolo Finzi afferma: "Negli Usa quasi
tutte le stime sulle riserve di petrolio sono fornite dalle grandi aziende e
spesso mentono di proposito per sostenere la domanda di prezzi piu' elevati.
Nella mia critica al lavoro di Gorz Ecologia e politica, io passo in
rassegna un certo numero di dati e di dichiarazioni di esperti abbastanza
imparziali, per dimostrare che probabilmente noi abbiamo piu' risorse di
quelle che pensiamo: in alcuni casi potranno durare per generazioni, e
potranno soddisfare i bisogni del mondo intero ai livelli di consumo
attuali. La crisi viene prodotta oggi: la vera scarsita' e' il risultato non
di difficolta' naturali ma dei cambiamenti strutturali del capitalismo delle
grandi corporazioni. Le grandi aziende multinazionali oggi hanno un
controllo sulle strutture di mercato e sui prezzi molto maggiore di quello
avuto in altri periodi del capitalismo. Possono alzare i prezzi quando
vogliono e lo fanno con vergognosa impunita'. Controllano i mercati e i
sistemi di distribuzione di tutto il mondo. (...) Il mito della 'scarsita''
fornisce una perfetta scusa ideologica per questo processo di estorsione e
di saccheggio del povero".
Il vero problema e', quindi, il sempre piu' forte controllo esercitato dalle
multinazionali sull'economia di mercato; un'economia di mercato che Bookchin
definisce "immorale". In merito, nell'articolo "Agricoltura, mercato,
morale", Bookchin sottolinea l'immoralita' di un'economia di mercato che ha
privato quasi completamente della sua dimensione morale il processo di
scambio grazie alla sua spersonalizzazione.
"L'economia di mercato ha un grandioso segreto, dal quale le viene il potere
di plasmare nella sua totalita' la vita sociale - il potere dell'anonimato.
I venditori non conoscono gli acquirenti, e gli acquirenti non conoscono i
venditori. Cio' che i venditori immettono sul mercato - lasciando perdere il
mito fine a se stesso dell''arte di vendere' - sono i beni di consumo, e non
loro stessi. L'acquirente che compra un vestito alla fine ha a che fare con
un oggetto, un vestito - e non con il suo produttore, una persona. (...)
l'economia di mercato e' strutturata intorno all'acquirente e all'oggetto, o
intorno al produttore e al negozio al dettaglio, non intorno al rapporto tra
due persone".
"A" ha anche dato spazio alle riflessioni di Bookchin sulla situazione del
movimento libertario negli Stati Uniti negli anni '80. Infatti in
un'intervista fatta da Paolo Finzi, Bookchin sottolinea lo stato di crisi in
cui si trova il movimento libertario americano, e la non esistenza di un
movimento anarchico organizzato negli Stati Uniti. Per porre le basi di una
ripresa del movimento, Bookchin ritiene necessario prendere il meglio della
tradizione anarchica europea, per porla al servizio del pragmatismo
anglosassone, ritenuto fondamentale per far si' che il movimento possa
incidere in profondita' sulla realta' sociale. Queste posizioni sono da
Bookchin riprese in un'altra intervista, pubblicata sulla rivista nel
febbraio '86, nella quale, attraverso un'analisi degli effetti negativi
derivanti dalla rivoluzione informatica di quegli anni, di nuovo viene
ribadita la necessita' di una sintesi tra il pragmatismo americano e
l'intellettualismo europeo, per una ripresa del movimento libertario negli
Stati Uniti.
"Penso che sia molto importante riuscire ad amalgamare il pragmatismo
americano e l'intellettualismo europeo in una sintesi che permetta di
reagire con piu' capacita' alle crisi di trasformazione che stiamo
sviluppando in tutto il mondo. Tuttavia ribadisco che non e' possibile
costruire un anarchismo americano che non abbia le sue radici nella nostra
esperienza storica e nella nostra cultura".
Tale movimento libertario, secondo Bookchin, evidenzia, a volte, una
maggiore affinita' con la destra politica americana, e manifesta i primi
segnali di ripresa con la comparsa di nuovi movimenti sociali (un nuovo
movimento delle donne, comunitario, ecologico, antinucleare) che presentano
una forte affinita' con il pensiero libertario, e che svilupperanno un
contropotere volto a tessere una rete federativa capace di resistere al
potere centrale, e profondamente inserito nel contesto sociale.
"Una nuova realta' sociale si sta formando. Una realta' che riporta in primo
piano una tematica fondamentale dell'anarchismo: la tensione comunitaria,
ovvero la ricerca di un ambito (la comunita', il quartiere, il villaggio, la
citta') dove non solo si lavori insieme ma si viva insieme, dove possa
nascere un nuovo concetto di cittadinanza e dove il cittadino ritrovi la
forza per resistere al potere centrale e al potere dei media. (...) In
particolare il movimento delle donne esprime una concezione libertaria molto
avanzata, grazie alla critica serrata fatta alla cultura patriarcale. Il
movimento delle donne (che non e' stato distrutto ne' fagocitato dalla
cultura maschile) e' stato considerevolmente influenzato dall'anarchismo e
molte donne si rifanno ancor oggi all'esperienza di Emma Goldman. Esistono
gruppi molto attivi, come il Pentagon Action Group o il Women for Earth, che
sono fortemente libertari e al cui interno militano donne come Ynestra King
o Grace Paley".
In seguito alla pubblicazione di questa intervista, "A" ha focalizzato la
sua attenzione nei confronti dell'"ecofemminismo", pubblicando un articolo
di Ynestra King nel quale vengono enunciati i caratteri salienti di questa
visione ecologista e femminista. Ynestra King sottolinea le affinita' tra la
visione ecofemminista e l'ecologia sociale, ed evidenzia il fatto che
entrambe ritengono la natura di per se' non gerarchica; la gerarchia e'
invece un prodotto delle istituzioni occidentali e dell'atteggiamento di
dominio che l'uomo ha sempre avuto nei confronti di essa. Le ecofemministe
si pongono come obbiettivo la fine del dominio sulla natura, ma ritengono
prioritario la fine del dominio sulle donne, visto che la visione
patriarcale dominante le pone piu' vicine alla natura, e cerca di mantenere
il dominio economico, psicologico, su di esse. Per le ecofemministe la
dominazione sulla donna, da parte dell'uomo, e' stata all'origine di ogni
dominazione nella societa' umana, percio' all'origine di ogni gerarchia di
grado, di classe, di potere politico; e l'ecologia sociale, senza un'analisi
femminista della dominazione, rimarra' incompleta.
"Senza un'analisi femminista approfondita della dominazione sociale, che
sveli le interconnessioni alle radici tra misoginia e odio della natura,
l'ecologia rimarra' sempre un'astrazione, rimarra' incompleta. Gli
scienziati ecologi e gli ecologi sociali maschi, che non affrontano il
problema della misoginia, cioe' della piu' profonda manifestazione di odio
per la natura nella loro stessa vita, dimostrano di non condurre l'esistenza
ecologica che vorrebbero e non realizzano la societa' ecologica alla quale
aspirano. Gli obbiettivi dell'armonizzazione dell'umanita' e della natura
non umana, a livello sia sperimentale che teorico, non possono essere
raggiunti fuori dalla visione radicale e dalle possibilita' di comprensione
offerte dal femminismo".
Le ecofemministe ritengono quindi necessario la formazione di un nuovo
sistema sociale, che rispetti la diversita' presente in natura, che respinga
la concezione omologante capitalista, e che sia caratterizzato da comunita'
armoniose e decentralizzate, che promuovano la partecipazione attiva di
tutti gli individui, e che usino solo tecnologie fondate su principi
ecologici.
La visione ecofemminista viene pero' criticata sulle pagine della rivista.
In primo luogo viene considerata infondata l'"equazione": dominio sulla
donna = dominio sulla natura = altre forme di dominio, che e' alla base di
tale visione.
"L'idea base di questa nuova teoria e' che la volonta' di dominio dell'uomo
sulla natura, il suo odio e la paura verso la natura, sono intimamente
connessi alla volonta' di dominio sulla donna che, nel suo immaginario, alla
natura e ai suoi cicli biologici appartiene. Anzi proprio sulla donna si
sarebbe espressa la prima forma di dominazione che avrebbe successivamente
originato tutte le altre forme. E' ovvio che partendo da un simile
presupposto l'autrice arrivi poi a sostenere che spetta soprattutto alle
donne il compito di ribaltare questa situazione (anche se non e' affatto
chiaro 'come'), di combattere la misoginia maschile, di ricreare un rapporto
armonioso con la natura, di battersi contro il militarismo qui considerato
(in modo assolutamente riduttivo) solo come espressione di quella misoginia.
Non possiamo essere d'accordo. Che la cultura e l'immaginario dominanti (di
segno maschile) abbiano assegnato alla donna la sfera della natura,
dell'indefinibile, dell'inconoscibile e' una tesi che anche il collettivo
'Le scimmie' ha avanzato (L'immaginario scomparso, "A" 107, febbraio '83).
Ma questa divisione, questo immaginario hanno radici lontanissime e possiamo
trovarne traccia anche in societa' acefale (la societa' contro lo stato) in
cui peraltro il rapporto uomo/ambiente/natura/risorse e' improntato ad un
armonia/compenetrazione inimmaginabile per la nostra societa' e in cui la
collettivita' non opera giudizi differenziati di valore per le donne e per
gli uomini. E allora? Allora l'equazione meccanicistica dominio sulla donna
= dominio sulla natura = altre forme di dominio non regge proprio".
Inoltre "A" evidenzia in maniera chiara il fatto che il dominio, prima di
essere una struttura esterna, sociale, e' in primo luogo dentro di noi
facendo parte di una cultura che sia le donne che gli uomini hanno
introiettato. Questa visione culturale deve essere abbattuta, ma tale
compito non deve essere attribuito soltanto alle donne, per non trovarsi di
fronte allo stesso problema rovesciato, ovvero ad un'altra visione di
dominio.
*
Visione ecologica bioregionalista
Infine "A", con la nascita dei partiti Verdi in Germania e in altri paesi
europei, avvenuta negli anni '80, ha dato spazio all'analisi di Bookchin di
questo nuovo fenomeno politico. In merito, importante e' stata la
pubblicazione dell'intervento in videocassetta di Bookchin al Convegno
internazionale dei Verdi tenutosi a Pescara dal 19 al 21 settembre 1986. Un
intervento nel quale, dopo aver di nuovo sottolineato la necessita' di una
trasformazione sociale per affrontare e risolvere i problemi ecologici,
emergono le sue speranze riposte nel movimento verde, pur sottolineando i
potenziali rischi d'istituzionalizzazione del movimento.
"Se volessimo soltanto conquistare il potere e cambiare la societa',
falliremmo, ve lo garantisco. Non solo: molto probabilmente alcuni di noi,
per quanto ben intenzionati e in buona fede, finirebbero per essere
condizionati emotivamente e psicologicamente dal potere. E' accaduto ad
alcuni dei miei migliori amici tra i Verdi tedeschi, ben intenzionati e in
buona fede, che si sono ritrovati in parlamento a cercare di formare
coalizioni, a patteggiare e a cercare di usare il potere dall'alto. (...)
Sarebbe ora che noi - I Verdi - proponessimo una visione libertaria, una
visione anarchica che porti la gente verso un movimento verde il quale possa
essere realmente un movimento verde nel senso piu' profondo del termine. Un
movimento nel quale non ci si limiti a portare avanti un progetto verde
coerente, che unifichi tutti i problemi in un programma e in un'analisi
comuni, ma un movimento nel quale la gente sia in definitiva la principale
protagonista".
Agli inizi degli anni '90 "A" manifesta una maggiore attenzione nei
confronti della visione ecologica bioregionalista, rispetto all'ecologia
sociale di Bookchin. Un'attenzione che nasce, nell'89, con la partecipazione
di Andrea Papi al secondo campo sul bioregionalismo organizzato dalla
rivista "Aam Terra Nuova" a San Gimignano dal 4 al 10 settembre '89. Durante
il campo Andrea Papi ha coordinato una sessione sul potere, e nell'articolo
"Per un equilibrio antigerarchico", viene riportata la relazione li'
presentata da Andrea Papi. In tale relazione Andrea Papi, dopo aver
analizzato la distinzione tra il termine potere e dominio, che lo porta a
riconoscere la possibilita' di una gestione della societa' basata
sull'uguaglianza, e quindi su una stratificazione orizzontale tra gli
individui, e non verticale, arriva a fornire una definizione di bioregione:
"Regione indica l'identificazione di una parte del territorio, della
superficie terrestre, che si distingue per caratteri propri. Bios vuol dire
letteralmente vita; riguarda e concerne lo sviluppo delle forme viventi,
comprese quelle visibili ad occhio umano. Se ne ricava che la bioregione e'
una parte specifica di territorio, individuata secondo criteri di analisi
che si riconducono a tutto cio' che concerne lo svolgimento della vita sulla
terra, in tutte le sue manifestazioni. Gia' questo approccio linguistico
crea un abisso rispetto al mondo in auge. [Infatti] i confini stabiliti e
l'uso che si fa del territorio rispondono sostanzialmente ai bisogni
politici e amministrativi del potere centrale, che non a caso il piu' delle
volte si trova letteralmente in contrasto con la struttura biologica e
l'evoluzione naturale".
Papi sottolinea quindi la necessita' di una differente visione del
territorio, una visione bioregionalista, che vorrebbe gli insediamenti umani
perfettamente integrati nel territorio, rispettosi degli equilibri naturali
presenti, e che si opponga ad una visione di dominio sulla natura,
attraverso la valorizzazione della necessita' di una vita in armonia con
essa. Il bioregionalismo vuole quindi inserire la socialita' umana
nell'ecosistema. Ma Papi constata la necessita' che il bioregionalismo si
fornisca anche di un progetto politico, volto a non permettere di riprodurre
la logica del dominio ora imperante, all'interno della nuova societa'
costituita in armonia con la natura.
"Se dunque il bioregionalismo ha un senso teorico e ideale di ricollocazione
secondo i principi ecosistemici, non puo' e non deve prescindere da una
soluzione del problema politico in chiave antigerarchica, libertaria ed
egualitaria. Se non lo facesse, pur ponendosi in maniera ambientalista nel
rispetto dell'ambiente che ci circonda, al livello della societa' umana
riprodurrebbe la logica del dominio e la divisione della societa' in strati
e ruoli gerarchici lasciando intatto il germe della tensione a dominare,
elemento disarmonico, carico di una spinta continua ad aumentare la propria
assolutistica influenza a possedere e sottomettere".
"A" si interessa nel '91 alla visione bioregionalista di Kirkpatrick Sale,
fondatore del North American Bioregional Congress, pubblicando alcuni
frammenti del suo libro Le regioni della natura. Secondo Sale l'unica
dimensione in cui e' possibile sviluppare una coscienza ecologica e' quella
regionale, poiche' in essa l'uomo si puo' rendere conto personalmente dei
problemi ecologici. Sale inoltre, con il constatare che l'evoluzione della
specie ha sempre premiato le comunita' che avevano sviluppato forme di
cooperazione, riconosce la centralita' della comunita' nell'organizzazione
delle bioregioni. Le istituzioni bioregionali devono quindi garantire un
decentramento del potere, e la sede del meccanismo decisionale deve essere
la comunita' (un villaggio di massimo mille abitanti, o una comunita' piu'
ampia di massimo cinquemila abitanti) la quale deve essere proprietaria di
tutti i terreni e fabbriche, e nella quale le decisioni politiche devono
essere prese dall'assemblea dei cittadini.
"Le decisioni prese a questo livello, come innumerevoli secoli dimostrano,
hanno una maggiore possibilita' di essere corrette e una ragionevole
probabilita' di essere portate a termine; e anche nel caso in cui le scelte
fossero errate o la loro attuazione insufficiente, il danno per la societa'
e per l'ecosfera sarebbe irrilevante. (...) Le riunioni tribali, gli
incontri popolari, le assemblee di villaggio e quelle cittadine,
costituiscono le istituzioni umane che si sono dimostrate nel corso del
tempo gli strumenti piu' adatti ad un sistema di autogoverno".
La visione bioregionalista di Sale viene aspramente criticata da Murray
Bookchin sulle pagine della rivista. Infatti in una sua lettera pubblicata
nell'ottobre '91, Bookchin, dopo aver constatato che con la caduta del
sistema sovietico, e con il conseguente indebolimento del Pci, si e' venuto
a creare in Italia un vuoto nella vita politica italiana, nel quale le idee
municipaliste libertarie potrebbero essere portate al centro
dell'attenzione, accusa Sale di aver "rubato" moltissime idee dell'ecologia
sociale ma di mancare di un progetto politico.
"Nel libro di Sale si parla in continuazione dei mali della gerarchia,
dell'etica della complementarieta', della comunita' come luogo in cui
vengono prese le decisioni, della cittadinanza, di una 'legge della
diversita'' - in breve di una schiera di idee rubate dall'ecologia sociale -
ma non vi si trova una vera politica. (...) Sale e i bioregionalisti
americani hanno largamente subordinato gli esseri umani, la cultura, la
lingua, le condizioni sociali e la societa' stessa ad un rozzo naturismo
che, nei fatti, distoglie l'attenzione del lettore dalla necessita' di
un'azione politica".
*
Municipalismo libertario
A partire dai mesi successivi alla pubblicazione di questa lettera,
l'interesse di "A" nei confronti della visione bioregionalista e' venuta
meno, mentre la rivista ha prestato una maggiore attenzione nei confronti
della proposta di "municipalismo libertario" formulata da Bookchin. La
proposta viene ampiamente spiegata sulle pagine della rivista attraverso una
serie di articoli scritti dallo stesso Bookchin. In questi articoli Bookchin
constata il fatto che i partiti politici cercano soltanto un'estensione dei
loro poteri all'interno degli organi parlamentari, e che quindi diventa
necessario il recupero del significato che il termine "politica" aveva
nell'antica Grecia, ovvero gestione della citta' mediante assemblee di
cittadini, per creare una societa' comunitaria orientata alla soddisfazione
dei bisogni umani, e rispettosa nei confronti dell'ambiente.
"Prima della formazione dello stato nazionale, la politica aveva un senso
differente da quello odierno. Significava la gestione degli affari pubblici
da parte della popolazione a livello comunitario, affari pubblici che solo
dopo diventarono dominio esclusivo di politici e burocrati. Essa gestiva la
cosa pubblica in assemblee cittadine dirette 'faccia a faccia' ed eleggeva i
consigli che eseguivano le decisioni formulate in queste assemblee, che
badavano a controllare da vicino le funzioni operative di tali consigli,
revocando quei delegati il cui agire era oggetto di pubblica
disapprovazione. (...) Oggi la politica e' una cruda tecnica strumentale per
mobilitare elettori al fine di ottenere obiettivi preselezionati (...). I
politici trattano la gente da elettorato passivo il cui compito politico e'
quello di votare ritualmente per i candidati che provengono dai cosiddetti
partiti, non per delegati il cui unico mandato e' di gestire le politiche
formulate e deliberate dai cittadini. I professionisti della gestione
statuale vogliono obbedienza, non impegno, distorcendone persino il
significato fino a ridurlo ad un atteggiamento da spettatore nel quale il
singolo e' smarrito nella massa e le masse stesse sono frammentate da atomi
isolati, frustrati e impotenti".
La politica nella visione municipalista libertaria e' partecipazione diretta
dei cittadini, e' democrazia diretta, si oppone alla visione centralista
dello Stato proponendo la restituzione del potere alle municipalita', e si
pone come obbiettivo l'avvento di una societa' ecologica, realizzabile
attraverso la formazione di una confederazione di municipalita'.
Inoltre, per Bookchin, il municipalismo libertario tende alla
"municipalizzazione" dell'economia, attraverso l'acquisizione dei mezzi di
sussistenza da parte della comunita', il controllo dell'economia da parte
dell'assemblea dei cittadini, e pone una differenziazione tra la politica e
l'amministrazione. Infatti la politica viene portata avanti dalle realta'
municipali mentre l'amministrazione dagli organi confederali.
"La politica viene portata avanti da una comunita' o da un'assemblea di
vicini composta da liberi cittadini. L'amministrazione viene gestita da
consigli confederali composti da rappresentanti revocabili di quartiere,
citta' e piccoli centri. Se determinate comunita' o gruppi di vicini - o dei
loro raggruppamenti di minoranza - scelgono di percorrere la loro strada
fino al punto di violare diritti umani o di permettere gravi danni
ecologici, la maggioranza di una confederazione locale o regionale ha tutti
i diritti di impedire questi misfatti mediante il consiglio confederale. Non
si tratta di una negazione della democrazia, ma dell'affermazione di un
accordo condiviso da tutti per il rispetto dei diritti civili e il
mantenimento dell'integrazione ecologica di una regione. Questi diritti e
queste istanze non vengono difesi tanto da un consiglio confederale, quanto
dalla maggioranza delle assemblee popolari concepite come un'ampia comunita'
che esprime le proprie intenzioni mediante i propri delegati confederali
(...). La confederazione e' in realta' una comunita' di comunita' basata su
diritti umani e su imperativi ecologici ben definiti".
Per un'attuazione pratica di questo progetto Bookchin ritiene fondamentale
la formazione di movimenti municipalisti, che propongano assemblee di
quartiere e di citta', e l'elezione nelle piccole e grandi citta' di
consiglieri che promuovano le decisioni prese dalle assemblee. Questo per
Bookchin e' il primo passo per poter successivamente costituire organi
confederali, e delle banche civiche per fondare imprese municipali e
finanziare l'acquisto dei terreni da parte dei municipi.
La proposta municipalista libertaria suscita reazioni contrastanti nel mondo
anarchico, soprattutto per quanto concerne la partecipazione alle elezioni a
livello locale, e anche sulle pagine della rivista sono riscontrabili
posizioni differenti su questa proposta.
Nell'articolo "La ricostruzione del rapporto sociale", Pietro M. Toesca,
docente di filosofia all'"Universita' del Territorio", dopo aver constatato
che la caratteristica della democrazia attuale e' l'"illusione" di poter
superare dopo tanti secoli la divisione sociale tra governanti e governati,
e che lo Stato si e' interposto tra i cittadini e la comunita',
approfondendo il divario tra la sfera privata e pubblica, riconosce al
municipalismo libertario un ruolo aggregante fondamentale per permettere un
recupero della sfera politica da parte dei cittadini.
Anche Dario Padovan, nell'articolo "Citta' e municipalismo libertario",
sottolinea l'importanza di un'applicazione pratica della proposta di
Bookchin per una radicale trasformazione dei rapporti sociali, ma constata
il carattere "ideale" di tale proposta.
Nel numero 207 della rivista viene pubblicata una lettera di Janet Biehl in
risposta all'articolo di Padovan, in cui si sottolinea il carattere
"pragmatico" e non ideale della proposta di Bookchin, e si affermano le
tappe necessarie per la realizzazione di tale proposta.
"Nel caso che i lettori di 'A. rivista anarchica' si siano fatti un'idea
sbagliata, desidero sottolineare che il municipalismo libertario di Bookchin
promuove un ideale sociale fondato su possibilita' e una storia
assolutamente reali, il contrario di un attraente 'ideale' senza alcun
concreto significato in termini di effettivo cambiamento della societa'
attuale (...), e tanto meno Bookchin guarda al municipalismo libertario come
a un esercizio teoretico, utile solo nelle discussioni nelle accademie.(...)
I gruppi municipalisti libertari dovrebbero proporre nuove istituzioni
democratiche di base, anche se inizialmente il potere di questi gruppi sara'
soltanto morale e non certo strutturale; in seguito, partendo da questa base
istituzionale che si auspica in crescita, essi dovranno riuscire a provocare
scismi di vasta portata che li condurranno a un'aperta opposizione al potere
dello stato. Cio' che e' importante puntualizzare e' che le municipalita'
libertarie non potranno esistere isolate. Dovrebbero emergere numerose,
consentire la creazione di un'articolata rete di attivisti (...). Nel
momento in cui queste municipalita' cominciassero a istituire forme dirette
di democrazia, essi dovrebbero proseguire nella loro opera fondando
confederazioni regionali e a raggio ancora piu' ampio".
Ma sulle pagine della rivista sono stati pubblicati anche articoli che
sollevano alcune critiche nei confronti della proposta di Bookchin.
Francesco Berti, membro del Centro di documentazione anarchica di Padova,
nell'articolo "Anarchismo e municipalismo: un matrimonio difficile", dopo
aver constatato il notevole interesse suscitato dalla proposta di Bookchin
in ambito anarchico, evidenzia i suoi limiti, che secondo lui sono nel
posticipare l'attuazione completa del progetto alla formazione di assemblee
municipali alternative e alla partecipazione alle elezioni locali. Infatti
secondo Berti tutti i movimenti radicali che hanno posticipato in un futuro
la realizzazione completa dei loro programmi, si sono progressivamente
piegati al sistema perdendo ogni caratteristica originaria. Inoltre Berti
critica la partecipazione alle elezioni, evidenziando un possibile rischio
di trasformazione, come e' avvenuto nel caso dei Verdi tedeschi, da
movimento a partito centralizzato. Anche Maria Matteo, nell'articolo
"L'utopia del signor Vitali", attraverso l'analisi della profonda, e
graduale, trasformazione della societa' che e' insita nel progetto di
Bookchin, critica la partecipazione alle elezioni locali.
Il gradualismo necessario ad una trasformazione mal si confa' ad un'ipotesi
di municipalismo in chiave elettoralista. Destrutturare dall'interno le
istituzioni, anche mettendo momentaneamente da parte le piu' che legittime
critiche anarchiche ad ogni meccanismo di delega incontrollabile e
irreversibile, non puo' fare a meno di una grossa maggioranza elettorale per
avere qualche possibilita' di successo. Una tale prospettiva non solo e'
decisamente poco realistica, ma anche pericolosa, poiche' riduce a pura
questione formale la costruzione di una societa' libertaria.
*
Divisioni e critiche
"A" ha inoltre focalizzato la sua attenzione nei confronti della "Conferenza
internazionale sulla politica dell'ecologia sociale: il municipalismo
libertario", organizzata a Lisbona dal 26 al 27 agosto '98. Alla vigilia
della conferenza "A" ha pubblicato un'intervista a Janet Biehl, e
successivamente un resoconto della conferenza dell'inviato della rivista
Mimmo Pucciarelli, nel quale vengono riportate le divisioni emerse durante
la conferenza sul progetto di Bookchin, soprattutto per quanto riguarda la
partecipazione alle elezioni locali. Le divisioni nei confronti del progetto
di Bookchin emergono anche nella seconda conferenza internazionale sul tema
"La politica dell'ecologia sociale: il municipalismo libertario", svoltasi a
Plainfield, nel Vermont, dal 26 al 29 agosto '99. La rivista pubblica sulle
sue pagine un articolo di Janet Biehl sulla conferenza, nel quale risultano
evidenti le opposizioni ancora riscontrate dal progetto di Bookchin, nel
mondo libertario.
"Il municipalismo libertario ha prodotto un certo interesse negli ambienti
anarchici internazionali. Tuttavia, mentre alcuni si sono sentiti attratti
dalle sue tesi, la maggioranza, a giudicare dalle discussioni sui periodici
libertari e su internet, ha espresso una certa perplessita' sul fatto che il
municipalismo libertario possa servire a un 'rinnovamento dell'anarchismo'.
Non si accetta con facilita' un coinvolgimento nella politica (anche nel
senso di autogestione politica della comunita'), per non parlare della
disponibilita' a sfruttare le elezioni comunali come strumento tattico per
arrivare alle assemblee di cittadini. Anche chi guarda con maggior favore a
queste tesi spesso ha difficolta' ad accettare una tattica del genere e
tende a preferire una forma di municipalismo che sia piu' conforme a
un'immagine tradizionale dell'anarchia, con la promozione di assemblee
informali sull'onda delle campagne elettorali locali, senza nessuna
intenzione di essere eletti".
Inoltre la rivista pubblica sulle sue pagine l'intervento di Murray Bookchin
alla conferenza, nel quale, dopo aver posto la distinzione tra il termine
comunitarismo e municipalismo libertario, e aver sottolineato il fatto che
l'essere umano non puo' vivere senza istituzioni, arriva a considerare il
municipalismo libertario come l'ultima occasione offerta al movimento
anarchico di modificare la societa' esistente.
"Di una cosa, comunque, io sono convinto: se un movimento municipalista
libertario non riuscira' a favorire la nascita di un sistema a democrazia
diretta e confederale, si dovranno rivedere drasticamente tutti gli ideali
libertari. Non raccontiamoci storie, vi chiedo, nella speranza di riuscire a
realizzare una societa' autenticamente libertaria senza creare una sfera
pubblica, partendo da una politica elettorale che coinvolga la base e che si
fondi sulla costituzione di assemblee a democrazia diretta. E' questa, io
credo, l'ultima occasione offerta al movimento libertario. Se non siete
d'accordo, benissimo, ma in tal caso vi chiedo di usare un'etichetta diversa
per le vostre idee: lasciate stare il nome 'municipalismo libertario' e
seguite la vostra strada fiancheggiata da imprese comunitarie e
cooperativistiche, se non da monasteri taoisti e da dimore mistiche".
Nonostante questo caldo appello di Bookchin, le divisioni e le critiche,
soprattutto per quanto concerne la partecipazione alle elezioni a livello
locale, nei confronti del suo progetto di municipalismo libertario,
rimangono sostanzialmente forti in ambito anarchico, in questo inizio del
nuovo secolo.

3. RILETTURE. EMILIA FERREIRO: LES RELATIONS TEMPORELLES DANS LE LANGAGE DE
L'ENFANT
Emilia Ferreiro, Les relations temporelles dans le langage de l'enfant,
Droz, Geneve 1971, pp. XVI + 390. La prima opera di Emilia Ferreiro, con
prefazione di Jean Piaget.

4. RILETTURE. EMILIA FERREIRO, ANA TEBEROSKY: LA COSTRUZIONE DELLA LINGUA
SCRITTA NEL BAMBINO
Emilia Ferreiro, Ana Teberosky, La costruzione della lingua scritta nel
bambino, Giunti, Firenze 1985, 1989, pp. XXII + 350, lire 28.000. Un'opera
fondamentale. Con prefazione di Hermine Sinclair e una presentazione
dell'edizione italiana di Clotilde Pontecorvo e Grazia Noce.

5. RILETTURE. CULTURA ESCRITA Y EDUCACION. CONVERSACIONES CON EMILIA
FERREIRO
Cultura escrita y educacion. Conversaciones con Emilia Ferreiro [ma piu'
dettagliatamente nel frontespizio: Cultura escrita y educacion.
Conversaciones de Emilia Ferreiro con Jose' Antonio Castorina, Daniel Goldin
y Rosa Maria Torres. Edicion de Graciela Quinteros], Fondo de cultura
economica, Mexico 1999, pp. 264. Emilia Ferreiro racconta le sue esperienze
e riflessioni.

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

7. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1439 del 5 ottobre 2006

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