La nonviolenza e' in cammino. 1089



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1089 del 20 ottobre 2005

Sommario di questo numero:
1. Una classe scolastica di Ivrea per il si' al referendum in Brasile
2. Le chiese cristiane brasiliane pregano per il disarmo e invitano a votare
si' al referendum
3. Franco Barbero: Si'
4. Francesco Comina: Una sera con Lula
5. Sergio Paronetto: L'insegnamento di don Milani. A quarant'anni dalla
"Lettera ai giudici"
6. "Libera": Salviamo la legge sui beni confiscati alle mafie
7. Mao Valpiana: Le due facce del presidente: paladino della pace alla Fao,
piazzista d'armi in Cina
8. Luciano Corradini: Austerity per politici e grand commis
9. Giovanni Sarubbi: Si avvicina la quarta giornata del dialogo
cristiano-islamico per l'incontro ecumenico fra tutte le religioni, fra
tutti gli esseri umani
10. Rosa Luxemburg: E' chiaro
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. ESEMPI. UNA CLASSE SCOLASTICA DI IVREA PER IL SI' AL REFERENDUM IN
BRASILE
[Ringraziamo Pierangelo Monti (per contatti: pierangelo.monti at fastwebnet.it)
per questa bella iniziativa. Ci auguriamo che in tutte le scuole altri
insegnanti e studenti prendano iniziative analoghe. Pierangelo Monti e'
docente di religione nelle scuole medie superiori]

Sono un insegnante di religione. A scuola ho parlato del referendum sul
commercio delle armi in Brasile.
Io e i miei studenti della classe III A geometri dell'Istituto "Cena" di
Ivrea, vogliamo esprime l'appoggio a questa iniziativa umanitaria, che, con
la speranza e l'augurio che si affermino i si' all'abolizione della vendita
di armi, portera' una ventata di vita in Brasile.
Questo evento insegni a tutti a scegliere la via della nonviolenza e del
disarmo, della solidarieta' e dello sviluppo; in linea con il messaggio
pronunciato alla Fao dal Presidente della Repubblica Ciampi il 17 ottobre,
quando ha detto: ''una societa' che spende centinaia di miliardi in
armamenti e consente che ogni anno muoiano di fame cinque milioni di bambini
e' una societa' malata di egoismo e di indifferenza''.
La scelta del referendum contro le armi, nel Brasile governato dal
Presidente Lula, e' in linea con la cura di questa brutta malattia.
Auguriamo al mondo la guarigione.
Il professor Pierangelo Monti e gli studenti della III A geometri
dell'Istituto "Cena" di Ivrea

2. VOCI DAL BRASILE. LE CHIESE CRISTIANE BRASILIANE PREGANO PER IL DISARMO E
INVITANO A VOTARE SI' AL REFERENDUM
[Da padre Ermanno Allegri (per contatti: ermanno at adital.com.br) riceviamo e
diffondiamo il seguente articolo diffuso dall'agenzia stampa "Adital".
Ermanno Allegri e' direttore di "Adital", Agenzia d'informazione "Frei Tito"
per l'America Latina, tel. 8532579804, fax: 8534725434, cellulare:
8599692314, sito: www.adital.com.br ; "sacerdote bolzanino da trent'anni in
Brasile, gia' segretario nazionale della Commissione Pastorale della Terra e
ora direttore di un'agenzia continentale (Adital, sito: www.adital.com.br),
nata come strumento per portare all'attenzone della grande informazione
latinoamericana i temi delle comunita' di base e l'impegno contro la
poverta'. Allegri e' stato chiamato a contribuire al coordinamento delle
azioni di sensibilizzazione in vista del referendum che si terra' in Brasile
alla fine di ottobre che ha come tema la messa al bando del commercio delle
armi da fuoco che in tutta l'America Latina costituisce un rilevante fattore
di violenza (omicidi, rapine, ecc.). E' una battaglia civile e di diritto
importantissima per tutto il Brasile, ma anche per il movimento per la pace
di tutto il mondo. La posta in gioco e' grande ma i poteri che contano (le
multinazionali delle armi) sono gia' all'opera per vincere, mettendo in
campo enormi fondi. Allegri chiede che questo tema venga messo nell'agenda
anche del movimento per la pace italiano e chiede anche un aiuto finanziario
per coordinare l'attivita' di sensibilizzazione di Adital" (Francesco
Comina)]

Il "Consiglio nazionale delle Chiese cristiane del Brasile" ha organizzato
veglie e preghiere nei giorni 14, 15 e 16 ottobre per il disarmo e per la
proibizione del commercio di armi da fuoco e di munizioni.
La proposta del Consiglio nazionale delle Chiese cristiane del Brasile e'
realizzare un gesto concreto della Campagna della fraternita' ecumenica
"Solidarieta' e pace". Il testo base della campagna cita le parole di Gesu'
a Pietro nell'ora in cui viene arrestato nel giardino degli ulivi: "Rimetti
la tua spada nel fodero".
Per le Chiese cristiane, "le ragioni dell'impegno dei cristiani per il si'
al referendum sono contenute nel Vangelo e nella testimonianza delle
comunita' cristiane, fin dai primi tempi del cristianesimo".
Il Consiglio nazionale delle Chiese cristiane del Brasile afferma che questo
e' un momento storico per la sovranita' popolare, e il corretto esercizio
della sovranita' dara' al popolo il diritto di esigere dalle autorita' altre
riforme urgenti che garantiscano sempre piu' la sicurezza dei cittadini, la
convivenza nella solidarieta' e la pace.
Tutte le Chiese che fanno parte del Consiglio nazionale delle Chiese
cristiane del Brasile invitano tutti i cristiani a dare testimonianza
autentica della coscienza cristiana per il bene della societa'.
Il Consiglio nazionale delle Chiese cristiane del Brasile ricorda la
promessa di Gesu' Cristo: "Beati quelli che promuovono la pace, perche'
saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9).

3. 23 OTTOBRE. FRANCO BARBERO: SI'
[Ringraziamo don Franco Barbero (per contatti: e-mail:
franco.barbero at viottoli.it, sito: www.viottoli.it) per questo intervento.
Franco Barbero, sacerdote, e' una delle figure piu' vive e autorevoli del
movimento delle comunita' cristiane di base, acuto teologo e costruttore di
pace, appassionato animatore della ricerca religiosa, dell'impegno
ecclesiale, morale, civile. Opere di Franco Barbero: tra i suoi molti
scritti segnaliamo ad esempio Quando i fratelli se ne vanno, Tempi di
fraternita', Torino 1986; Essere semplici, e' possibile?, Tempi di
fraternita', Torino 1988; Olio per la lampada, Associazione Viottoli,
Pinerolo (To) 2001; L'ultima ruota del carro, Associazione Viottoli,
Pinerolo (To) 2001; Perche' resto... Elementi per una proposta di
ecclesiogenesi, Associazione Viottoli, Pinerolo (To) 2003]

Cari amici,
tra le altre cose sto svolgendo a Torino un corso biblico sui testi della
creazione. Riscopro ogni giorno che la mia "vocazione" di credente, da
vivere laicamente nel mondo, e' collaborazione alla creazione di una
societa' "altra" dove la vita abbia i connotati della cura del creato, della
nonviolenza attiva, della tenerezza.
Le armi sono l'anticreazione, l'antivita. Finche' impugneremo le armi sara'
impossibile anche disarmare i cuori. Abbiamo cosi' bisogno di scambiarci
tenerezza, intelligenza, creativita', orizzonti di impegno, e negare
legittimita' al commercio delle armi.
Per questo il mio appoggio al referendum brasiliano e' pieno e convinto.
Scusate la pochezza e la genericita' di queste  righe, ma vivo un periodo in
cui corro come un cavallo da corsa.
Vi abbraccio,
don Franco Barbero

4. INCONTRI. FRANCESCO COMINA: UNA SERA CON LULA
[Ringraziamo Francesco Comina (per contatti: f.comina at ladige.it) per averci
messo a disposizione questo suo articolo apparso sul quotidiano "L'Adige"
del 18 ottobre 2005. Francesco Comina e' il principale punto di riferimento
in Italia della campagna di sostegno al si' al referendum brasiliano per
proibire il commercio delle armi. Giornalista e saggista, pacifista
nonviolento, e' impegnato nel movimento di Pax Christi; nato a Bolzano nel
1967, laureatosi con una tesi su Raimon (Raimundo) Panikkar, collabora a
varie riviste. Opere di Francesco Comina: Non giuro a Hitler, Edizioni San
Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2000; (con Marcelo Barros), Il sapore della
liberta', La meridiana, Molfetta (Ba) 2005; ha contribuito al libro di AA.
VV., Le periferie della memoria, Anppia - Movimento Nonviolento,
Torino-Verona; e a AA. VV., Giubileo purificato, Emi, Bologna]

Sono a Roma per incontrare il presidente del Brasile Luiz Ignacio Lula da
Silva. Mi viene da sorridere. Non ho mai partecipato a un ricevimento
presidenziale, non so nemmeno come ci si veste, come ci si deve atteggiare
e, soprattutto, come mai proprio io dal Trentino Alto Adige. L'amico che ha
stilato la lista dei 150 referenti della societa' civile ha pensato a me per
due motivi: perche' ho raccontato la vicenda di don Luis Lintner, il
missionario altoatesino assassinato a Bahia nel maggio del 2002, e perche'
ho promosso in Italia una campagna a sostegno del referendum contro il
commercio delle armi che si terra' in Brasile il prossimo 23 ottobre.
Ho la fortuna di essere ospite per tre giorni nella casa di Ettore e
Clotilde Masina, che hanno conosciuto Lula ai suoi esordi di sindacalista
ancora negli anni '70. Non c'e' spazio, non c'e' parete, non c'e' stanza che
non conosca un pezzo di territorio latinoamericano. La casa dei Masina e'
stata un crocevia di popoli, un punto di approdo per gli esuli cileni in
fuga dalla dittatura, per i teologi della liberazione richiamati dal
Vaticano, per i vescovi che hanno condiviso le speranze dei poveri durante
il Concilio. Solo grazie a questa condivisione Masina ha potuto scrivere il
libro piu' intenso e commovente sulla vita e la morte dell'arcivescovo di
San Salvador Oscar Arnulfo Romero (L'arcivescovo deve morire, Edizioni
Gruppo Abele).
L'ambasciata del Brasile in piazza Navona e' uno dei palazzi piu' belli di
Roma, apparteneva alla principesca famiglia dei Doria Pamphili e nei suoi
immensi saloni Pierluigi da Palestrina esegui' per la prima volta alcune
delle sue opere.
Arriviamo puntuali alle ore 18. E' domenica, e il traffico della capitale e'
contenuto. Davanti alla porta dell'ambasciata c'e' una folla di curiosi e
invitati in attesa di entrare. Lula sta incontrando i leader politici.
Arriva Bertinotti e i cronisti gli danno l'assalto. Non vogliono sapere
nulla del Brasile ma un commento sull'affluenza alle urne per le primarie.
Passa una mezz'ora e si comincia ad entrare alla spicciolata.
Vedo passare Gianni Mina', Linda Bimbi, Raniero La Valle, Achille Occhetto,
Bruno Trentin, Alberto Tridente, sindacalisti e vari rappresentanti della
comunita' brasiliana in Italia.
*
Masina dipana il filo della memoria: "La prima volta che vidi Lula fu nel
'78 quando alcuni amici sindacalisti mi proposero di partecipare a un
incontro fra l'allora leader del Pt (Partido dos trabalhadores) e Lech
Walesa. L'appuntamento era a Roma al collegio delle suore polacche sulla via
Cassia. Ricordo la tensione fra i due personaggi. Walesa era all'oscuro di
quanto accadeva in Brasile mentre Lula conosceva bene quello che stava
accadendo in Polonia con Solidarnosc. A Walesa non piacque il fatto che Lula
avesse fondato un partito. La realta' e' che lui, Lula, non poteva fare un
sindacato nazionale perche' la legge brasiliana glielo proibiva, mentre gli
consentiva un partito. Walesa portava sul bavero della giacca una immagine
della Madonna di Czestochowa. La tensione fra i due si tagliava a fette.
Walesa entrava e usciva dalla stanza. Alla fine, forse colto da spirito di
magnanimita' verso l'amico brasiliano, gli regalo' una fotografia con un
autografo. Anni dopo Lula commento' in questo modo: "Walesa si crede una
star".
Nel 1985 Masina incontro' Lula a San Paolo da frei Betto, il domenicano che
ha raccontato la storia drammatica delle torture subite da alcuni suoi
confratelli nel carcere di Tiradentes durante la dittatura dei generali, una
vicenda che si concluse con il suicidio di frei Tito de Alencar appeso ad un
albero vicino al convento di Lione. "Quel giorno me lo ricordo molto bene -
ricorda Masina - perche' mi venne una terribile indigestione. Frei Betto
aveva un gustosissimo pasto tradizionale, secondo una ricetta appresa da sua
madre, la maggiore esperta di gastronomia brasiliana. Fejoao Tropeiro si
chiamava il gustosissimo pasto nero a base di salsicce e fagioli. Arrivo'
Lula con la moglie Marisa e con il figlio. Fu una serata molto bella in cui
potemmo conversare a lungo ma i giorni seguenti sentii il peso del Fejoao
Tropeiro sullo stomaco".
*
La voce del cerimoniere improvvisamente annuncia l'arrivo del presidente.
Applausi. Lula entra in sala con una camicia bianca e un cappellino da
baseball in compagnia di alcuni ministri e uomini del governo. Si ferma ad
abbracciare la gente e a baciare amici di vecchia data.
Lascia al fidato Marco Aurelio - nomen omen - la difesa del governo dalle
accuse gravissime di corruzione, che hanno provocato un terremoto politico
sia in Brasile che nel mondo intero, e al ministro dell'economia l'analisi
dell'andamento economico che dimostra una crescita costante della ricchezza
interna come non e' mai accaduto nella storia brasiliana.
Lula e' vulcanico. Parla con la voce del primo metalmeccanico nella storia a
vantare il diritto di sedersi sulla poltrona presidenziale: "Spero di
portare a termine il mio mandato - dice con la voce roca di un uomo che ha
lottato con tutte le forze per difendere i diritti dei piu' deboli - perche'
solo in questo modo altri lavoratori possono sperare di realizzare il sogno
di poter, un giorno, porsi alla guida di un Paese".
E' ottimista il presidente: "Sento che stiamo facendo la storia. La crisi
che ha funestato il partito nei mesi passati sta rientrando, molte accuse si
sono dimostrate false, ma anche le crisi sono salutari perche' soltanto
cosi' riesci a definire in maniera limpida chi e' il tuo compagno e chi e'
il tuo nemico. Oggi lo sappiamo, ma nello stesso tempo sappiamo che il
Brasile sta vivendo un momento di grande salute e di forte credibilita' in
politica estera".
Lula ha rinunciato al pranzo privato con Berlusconi, nel giorno in cui e'
atteso alla Fao per fare il punto sul programma "Fome zero", che ha
l'obiettivo di estirpare la fame dal Paese entro la fine della legislatura.
Sul piano internazionale, Lula ha attivato una politica estera non
sottoposta agli Usa, ma libera di definire alleanze "terzomondiste": "Ho
visitato quattordici Paesi africani perche' sento fortemente che il nostro
Paese ha un debito immenso verso l'Africa. Noi brasiliani siamo quelli che
siamo, belli o brutti, magri e grassi, alti e bassi, danzatori e cantanti,
per via della contaminazione fra portoghesi, indios e neri".
Ma nel futuro il presidente ha in agenda altrettanti viaggi nei Paesi arabi
con l'intento di rompere l'ideologia dello scontro fra civilta' creata dal
nord.
Con l'Unione europea Lula vede vicinissimo un accordo: "Siamo pronti a fare
concessioni ma esigiamo dai paesi europei un impegno speciale verso i popoli
africani e latinoamericani".
*
Il presidente metalmeccanico e' abile. Alterna concretezza e idealita',
pragmatismo e utopia, sogno e cifre. Al termine della relazione si getta
senza timore fra la folla senza preoccuparsi troppo della cerimonia. Ha
ringraziato Ettore Masina per l'impegno profuso in Brasile attraverso la
Rete Radie' Resch. Io gli ho consegnato il libro sulla storia e la
testimonianza di Luis Lintner. Ha guardato la dedica che gli ho scritto e ha
detto: "Lintner appartiene al Brasile. E' stato un testimone del vangelo dei
poveri, la sua vita e il suo martirio rimangono un esempio per noi tutti".
Anche per questo Lula e' amato dalle comunita' di base e dalla chiesa dei
poveri.
Una serata stupenda con la luna piena sui tetti di Roma guardata dalle
finestre dell'ambasciata brasiliana in piazza Navona.

5. RIFLESSIONE. SERGIO PARONETTO: L'INSEGNAMENTO DI DON MILANI. A
QUARANT'ANNI DALLA "LETTERA AI GIUDICI"
[Ringraziamo Sergio Paronetto (per contatti: paxchristi_paronetto at yahoo.com)
per averci messo a disposizione questo suo articolo scritto per il sito di
"Mosaico di pace" per i quarant'anni della "Lettera ai giudici" di don
Lorenzo Milani.
Sergio Paronetto insegna presso l'Istituto Tecnico "Luigi Einaudi" di Verona
dove coordina alcune attivita' di educazione alla pace e ai diritti umani.
Tra il 1971 e il 1973 e' in Ecuador a svolgere il servizio civile
alternativo del militare con un gruppo di volontari di Cooperazione
internazionale (Coopi). L'obiezione di coscienza al servizio militare gli
viene suggerita dalla testimonianza di Primo Mazzolari, di Lorenzo Milani e
di Martin Luther King. In Ecuador opera prima nella selva amazzonica presso
gli indigeni shuar e poi sulla Cordigliera assieme al vescovo degli idios
(quechua) Leonidas Proano con cui collabora in programmi di alfabetizzazione
secondo il metodo del pedagogista Paulo Freire. Negli anni '80 e'
consigliere comunale a Verona, agisce nel Comitato veronese per la pace e il
disarmo e in gruppi promotori delle assemblee in Arena suscitate
dall'Appello dei Beati i costruttori di pace. In esse incontra o reincontra
Alessandro Zanotelli, Tonino Bello, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo,
Desmond Tutu, Rigoberta Menchu', Perez Esquivel, Beyers Naude' e tanti
testimoni di pace. Negli anni '90 aderisce a Pax Christi (che aveva gia'
conosciuto negli anni Sessanta) del cui Consiglio nazionale fa parte. E'
membro del Gruppo per il pluralismo e il dialogo e, ultimamente, del Sinodo
diocesano di Verona. Opere di Sergio Paronetto, La nonviolenza dei volti.
Forza di liberazione, Editrice Monti, Saronno (Va) 2004.
Lorenzo Milani nacque a Firenze nel 1923, proveniente da una famiglia della
borghesia intellettuale, ordinato prete nel 1947. Opera dapprima a S. Donato
a Calenzano, ove realizza una scuola serale aperta a tutti i giovani di
estrazione popolare e proletaria, senza discriminazioni politiche. Viene poi
trasferito punitivamente a Barbiana nel 1954. Qui realizza l'esperienza
della sua scuola. Nel 1958 pubblica Esperienze pastorali, di cui la
gerarchia ecclesiastica ordinera' il ritiro dal commercio. Nel 1965 scrive
la lettera ai cappellani militari da cui derivera' il processo i cui atti
sono pubblicati ne L'obbedienza non e' piu' una virtu'. Muore dopo una lunga
malattia nel 1967; era appena uscita la Lettera a una professoressa della
scuola di Barbiana. L'educazione come pratica di liberazione, la scelta di
classe dalla parte degli oppressi, l'opposizione alla guerra, la denuncia
della scuola classista che discrimina i poveri: sono alcuni dei temi su cui
la lezione di don Milani resta di grande valore. Opere di Lorenzo Milani e
della scuola di Barbiana: Esperienze pastorali, L'obbedienza non e' piu' una
virtu', Lettera a una professoressa, pubblicate tutte presso la Libreria
Editrice Fiorentina (Lef). Postume sono state pubblicate le raccolte di
Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Mondadori; le Lettere alla
mamma, Mondadori; e sempre delle lettere alla madre l'edizione critica,
integrale e annotata, Alla mamma. Lettere 1943-1967, Marietti. Altri testi
sono apparsi sparsamente in volumi di diversi autori. La casa editrice
Stampa Alternativa ha meritoriamente effettuato nell'ultimo decennio la
ripubblicazione di vari testi milaniani in edizioni ultraeconomiche e
criticamente curate. La Emi ha recentemente pubblicato, a cura di Giorgio
Pecorini, lettere, appunti e carte varie inedite di don Lorenzo Milani nel
volume I care ancora. Opere su Lorenzo Milani: sono ormai numerose;
fondamentali sono: Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte
dell'ultimo, Rizzoli, Milano 1993; Giorgio Pecorini, Don Milani! Chi era
costui?, Baldini & Castoldi, Milano 1996; Mario Lancisi (a cura di), Don
Lorenzo Milani: dibattito aperto, Borla, Roma 1979; Ernesto Balducci,
L'insegnamento di don Lorenzo Milani, Laterza, Roma-Bari 1995; Gianfranco
Riccioni, La stampa e don Milani, Lef, Firenze 1974; Antonio Schina (a cura
di), Don Milani, Centro di documentazione di Pistoia, 1993. Un repertorio
bibliografico sintetico e' in Peppe Sini, Don Milani e l'educazione alla
pace, Centro di ricerca per la pace, Viterbo 1998. Segnaliamo anche
l'interessante fascicolo monografico di "Azione nonviolenta" del giugno
1997. Segnaliamo anche il fascicolo Don Lorenzo Milani, maestro di liberta',
supplemento a "Conquiste del lavoro", n. 50 del 1987. Tra i testi apparsi di
recente: il testo su don Milani di Michele Ranchetti nel suo libro Gli
ultimi preti, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1997;
David Maria Turoldo, Il mio amico don Milani, Servitium, Sotto il Monte (Bg)
1997; Liana Fiorani, Don Milani tra storia e attualita', Lef, Firenze 1997,
poi Centro don Milani, Firenze 1999; AA. VV., Rileggiamo don Lorenzo Milani
a trenta anni dalla sua morte, Comune di Rubano 1998; Centro documentazione
don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana, Progetto Lorenzo Milani: il
maestro, Firenze 1998; Liana Fiorani, Dediche a don Milani, Qualevita, Torre
dei Nolfi (Aq) 2001; Edoardo Martinelli, Pedagogia dell'aderenza, Polaris,
Vicchio di Mugello (Fi) 2002; Marco Moraccini (a cura di), Scritti su
Lorenzo Milani. Una antologia critica, Il Grandevetro - Jaca Book, Santa
Croce sull'Arno (Pi) - Milano 2002]

1965: quarant'anni fa. In febbraio don Lorenzo Milani scrive la risposta ai
cappellani militari toscani che hanno definito l'obiezione di coscienza al
servizio militare "espressione di vilta'". In ottobre la lunga "Lettera ai
giudici" confluita, con la prima, nello splendido libretto "L'obbedienza non
e' piu' una virtu'".
Meditando sui fatti contemporanei, sul ruolo educativo della scuola,
sull'urgenza di testimoniare la sua fede cristiana e sull'importanza della
Costituzione italiana, don Lorenzo Milani indica un orizzonte culturale,
apre un cammino pedagogico, diventa maestro di pace.
La sostanza del messaggio milaniano consiste nel richiamo alla gravita'
della guerra moderna, nell'appello alla sovranita' del cittadino, nella
centralita' della coscienza responsabile.
Davanti all'accusa dei cappellani militari, don Milani si fa carico del
turbamento dei suoi ragazzi e scrive ai giudici: "dovevo ben insegnare come
il cittadino reagisce all'ingiustizia. Come ha liberta' di parola e di
stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo
che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete
della nostra scuola c'e' scritto grande 'I care'. E' il motto intraducibile
dei giovani americani migliori. 'Me ne importa, mi sta a cuore'. E' il
contrario del motto fascista 'me ne frego'".
Richiamandosi a Socrate, a Gesu' Cristo e a Gandhi, don Milani insegna la
"tecnica dell'amore costruttivo per la legge" che puo' portare a "pagare di
persona un'obiezione di coscienza. Cioe' violare la legge di cui si ha
coscienza che e' cattiva e accettare la pena che essa prevede". Questo
dovrebbero fare oggi i cittadini italiani, soprattutto i credenti davanti
alla guerra basandosi su tre principi del diritto:
a) L'Italia ripudia la guerra secondo l'articolo 11 della Costituzione;
b) anche il soldato ha una coscienza;
c) la responsabilita' in solido.
*
a) La parola ripudia, osserva don Lorenzo, e' molto ricca di significato, e'
una parola globale, "e' un invito a buttar tutto all'aria: all'aria buona"
e, quindi, a ripensare la storia alla luce del verbo 'ripudia', a scoprire
che quasi tutte le guerre sono da registrare sotto la voce offesa,
aggressione, massacro.
b) Il soldato non deve obbedire quando l'atto comandato e' manifestamente
delittuoso. Non hanno un minimo di parvenza di legittimita' le decimazioni,
le rappresaglie, le deportazioni, le torture, le guerre coloniali, l'uso di
armi vietate dal diritto internazionale. L'obbedienza cieca ha prodotto
criminali di guerra. Per fortuna molti hanno disobbedito anche in passato.
Tra essi "cittadini sovrani e coscienti. Ricchi del buon senso dei poveri.
Immuni da certe perversioni intellettuali di cui soffrono talvolta i figli
della borghesia. Quelli per esempio che leggevano D'Annunzio e ci han
regalato il fascismo e le sue guerre".
c) E' per questo che va dichiarata la responsabilita' in solido. Lo scoppio
di una guerra  e' frutto di una lunga preparazione cui hanno collaborato in
tanti. Ma ognuno e' responsabile. Nessuno puo' tacitare la coscienza
scaricando su altri il peso di un massacro, se vi ha partecipato (anche solo
nella Croce Rossa).
Occorre "avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani,
per cui l'obbedienza non e' ormai piu' una virtu', ma la piu' subdola delle
tentazioni, che non credano di potersene far scudo ne' davanti agli uomini
ne' davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di
tutto".
*
Oggi giunge a terribile maturazione lo scenario strategico militare previsto
dalle ultime pagine de "L'obbedienza non e' piu' una virtu'", in cui
spiccano due questioni:
1.Ormai la guerra uccide prevalentemente i civili, "le armi attuali mirano
direttamente ai civili" ("si salveranno forse solo i militari"). Le
statistiche ufficiali dell'Onu sulle guerre dell'ultimo mezzo secolo
confermano il suo giudizio. Il 90% delle vittime e' composto da civili.
2. La guerra "giusta" non esiste piu'. "La guerra futura" - cioe' le guerre
di oggi, le nostre guerre - sara' "o aggressione o vendetta". Non solo. Il
carattere delle armi moderne ci spinge a dichiarare che "e' in gioco la
sopravvivenza della specie umana". A tali guerre "il cristiano non potra'
partecipare nemmeno come cuciniere".
Insomma la guerra e' uscita per sempre dai sempre discussi criteri di
razionalita' (ammesso che l'abbia mai avuta). In questo don Milani e' molto
vicino alla "Pacem in terris" (1963), a quel passo in cui Giovanni XXIII
afferma che "nell'era attuale, che si gloria di possedere l'arma nucleare,
e' assurdo pensare che la guerra possa servire per ristabilire i diritti
violati". E' assurdo. E' impossibile. L'"alienum a ratione" esprime proprio
l'idea di assurdita' totale, di patologia cerebrale, di alienazione mentale.
*
Un educatore deve sempre rammentare che la guerra e' sconfitta della cultura
e dell'educazione.
Se insegnanti e studenti accettano la normalita' della guerra, la scuola
fallisce. La civilta' decade.
L'educatore che esalta o difende la guerra (o che si mostra indifferente ad
essa) non sa educare. Dovrebbe cambiare mestiere.
Don Milani ci offre l'esempio di una scuola per la pace. E' cosciente di
quello che afferma la Carta dell'Unesco: "poiche' le guerre hanno inizio
nella mente degli uomini, e' nella mente che bisogna costruire le difese
della pace".
La guerra oggi e' come il terrorismo. La guerra-terrorismo colpisce gli
inermi per disarmare gli armati. Trascina nel fango ogni bandiera perche'
assume il peggio della storia, delle ideologie e dei fanatismi e celebra le
sue vittorie senza curarsi delle sofferenze umane.
E' per questo che molti sono andati e vanno ancora in carcere in vari paesi
del mondo fedeli alle indicazioni della coscienza sovrana e responsabile.
Che 800 veterani del Vietnam e della prima guerra del Golfo hanno invitato i
loro colleghi soldati a disobbedire agli ordini della guerra in Iraq per non
macchiarsi di assassinio. Che 14.000 intellettuali statunitensi hanno
firmato un documento contro l'illegalita' della guerra all'Iraq. Che molti
studenti e soldati israeliani si sono rifiutati di combattere nei territori
occupati. Che Rachel Corrie e' stata uccisa...
*
Davanti alla spaventosa novita' della guerra moderna ritorna il valore
dell'articolo 11 della Costituzione italiana. Il verbo "ripudiare" e'
fortissimo. Vuol dire rifiutare la guerra come un fenomeno ripugnante, cioe'
refrattario, disdicevole, disgustoso, incompatibile, nauseabondo, odioso,
stomachevole, sconveniente... Per ripudiare la guerra, specifica la
Costituzione, e' necessario mobilitare gli organismi internazionali.
L'articolo 11 ha una valenza planetaria.
Nella Costituzione italiana e nella Carta dell'Onu si avverte in profondita'
lo spirito della nonviolenza intesa come azione per la pace con mezzi di
pace, nuovo diritto internazionale, impegno per la liberta', per la
giustizia, per la democrazia, per la solidarieta'.
Si e' compreso che oggi ogni guerra e' sempre una Shoa', un gulag, una
Hiroshima.
*
Ripensare don Milani vuol dire non rassegnarci.
Alzarsi in piedi. Resistere e progettare. Formarsi e agire. Mettersi in
rete. Sviluppare un grande movimento per il disarmo. Boicottare l'economia
di guerra. Organizzare l'obiezione di coscienza al sistema della guerra.
Promuovere forme ampie e articolate di disobbedienza civile. Scegliere la
forza creativa della nonviolenza.

6. APPELLI. "LIBERA": SALVIAMO LA LEGGE SUI BENI CONFISCATI ALLE MAFIE
[Da varie persone amiche riceviamo e diffondiamo il seguente appello
promosso da "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e dai
familiari delle vittime delle mafie]

La legge Rognoni - La Torre, che consente da oltre vent'anni di aggredire le
ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, e' in pericolo.
Rischia di essere approvato dal Parlamento, infatti, un disegno di legge che
tra i molti aspetti discutibili prevede la possibilita' di revisione, senza
limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un "interesse
giuridicamente riconosciuto", dei provvedimenti definitivi di confisca.
In nome di un malinteso garantismo, insomma, si compromettono
definitivamente il lavoro e l'impegno di quanti, dalle forze dell'ordine
alla magistratura, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi
impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riutilizzo sociale
dei beni confiscati alle mafie. Nessun provvedimento di confisca, di fatto,
sara' mai definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avra' un
futuro certo.
Altri avrebbero potuto essere gli strumenti con cui risarcire, anche dal
punto di vista economico, eventuali vittime di errori giudiziari, sempre
possibili, nell'iter che va dal sequestro preventivo dei beni alla loro
definitiva confisca. Se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto
dal comma 1 lettera "m" dell'art. 3 del disegno di legge AC 5362 recante
"Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e
destinazione delle attivita' e dei beni sequestrati o confiscati ad
organizzazioni criminali", tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da
coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di
servizi sociali o in caserme delle forze dell'ordine, solo per fare alcuni
esempi) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza. Ovvero esattamente
il contrario di quanto sarebbe necessario oggi.
Le mafie, infatti, hanno da tempo affinato i meccanismi con cui riciclano i
proventi delle loro attivita' illecite e nel nostro Paese si registra, negli
ultimi anni, una consistente flessione del numero di beni confiscati. Una
situazione che richiede normative efficaci e scelte concrete in grado di far
crescere la fiducia di chi e' impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie.
E' per queste ragioni che l'associazione Libera (che raccoglie piu' di 1.200
associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) e i sottoscritti
familiari delle vittime delle mafie, attraverso questo appello, chiedono un
serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del
disegno di legge delega AC 5362, soprattutto per quanto riguarda la
possibilita' di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca,
affinche' deputati e senatori di tutte le forze politiche sappiano trovare
la giusta misura, il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi
subisce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessita' di sottrarre
alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno,
nell'illegalita' e nel sangue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo
faticosamente oggi, in segni tangibili di legalita' e giustizia.
Per aderire all'appello: sito: www.libera.it, e-mail: libera at libera.it, tel.
0669770301.
*
Primi firmatari: Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Giovanni Impastato, Claudia
Loi, Daniela Marcone, Viviana Matrangola, Debora Cartisano, Margherita Asta,
Maddalena Rostagno, Monica Rostagno, Elisabetta Roveri.

7. RIFLESSIONE. MAO VALPIANA: LE DUE FACCE DEL PRESIDENTE: PALADINO DELLA
PACE ALLA FAO, PIAZZISTA D'ARMI IN CINA
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: mao at sis.it, e anche presso la
redazione di "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803, fax  0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito:
www.nonviolenti.org) per questo intervento. Mao (Massimo) Valpiana e' una
delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato
nel 1955 a Verona dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista;
fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e'
diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di
intervento nel sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale
del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di
Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel
1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese
militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il
riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega
obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante
la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta
per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e'
stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione
Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters
International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e'
stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle
forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da
Trieste a Belgrado nel 1991; nello scorso mese di giugno ha promosso il
digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana
rapita in Afghanistan e poi liberata. Un suo profilo autobiografico, scritto
con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 di questo notiziario]

Plauso generale al Presidente della Repubblica Italiana, che nel
sessantesimo anniversario della Fao, il 17 ottobre 2005 a Roma, ha
dichiarato che "una societa' che spende centinaia di miliardi in armamenti e
consente che ogni anno muoiano di fame cinque milioni di bambini e' una
societa' malata di egoismo e di indifferenza". Giusto. Giustissimo. Bravo
presidente. Anzi, no. Ipocrita.
Possibile? La memoria e' cosi' corta? Ci siamo gia' dimenticati che poco
meno di un anno fa il presidente Ciampi e' andato in Cina a fare il
piazzista d'armi italiane?
Era il 6 dicembre 2004 e, durante la visita ufficiale, Carlo Azeglio Ciampi
disse al presidente cinese Hu Jintao: "L'Italia e' favorevole all'abolizione
dell'embargo sulle esportazioni di armi verso la Cina, deciso dall'Unione
Europea quindici anni fa, visto che il mantenimento dell'embargo non
corrisponde allo spirito della partnership strategica tra Unione Europea e
Cina. L'Italia sta lavorando perche' i partner europei condividano la
necessita' di revocare questa misura, che a nostro modo di vedere e'
superata perche' la Cina di oggi non e' quella del dopo Tienanmen". Come
dire: "chi se ne frega dei diritti umani?". In quell'occasione il buon
Ciampi era accompagnato dal ministro degli esteri Fini, da duecento
industriali e dai rappresentanti dell'Associazione bancaria italiana.
Non sara' per caso che il Presidente della Repubblica Italiana usa due pesi
e due misure? Buoni sentimenti per il pubblico della Fao, e buoni affari per
il pubblico cinese?
Temo che sia proprio cosi'. Abbiamo un Presidente Giano bifonte: un volto
per la guerra, un volto per la pace. E lo dico perche' tacere sarebbe
ipocrita.

8. PROPOSTE. LUCIANO CORRADINI: AUSTERITY PER POLITICI E GRAND COMMIS
[Ringraziamo Luciano Corradini (per contatti: luciano.corradini at libero.it)
per averci messo a disposizione questa sua lettera inviata al "Corriere
della sera". Luciano Corradini (Reggio Emilia, 1935), gia' ordinario di
pedagogia generale nella facolta' di scienze della formazione
dell'Universita' di Roma Tre, insegna ora nell'ambito del dottorato di
ricerca della stessa Universita'; e' presidente nazionale dell'Uciim, Unione
cattolica italiana insegnanti dirigenti e formatori, dell'Aidu, associazione
italiana docenti universitari, e dell'Ardep, associazione per la riduzione
del debito pubblico. Dopo la laurea e il perfezionamento in filosofia
nell'Universita' Cattolica di Milano ha insegnato in diversi tipi di scuole
secondarie e nelle universita' di Parma, Cattolica di Brescia, Statale di
Milano, "La Sapienza" di Roma. E' stato per undici anni presidente
dell'Irrsae della Lombardia, per sette anni vicepresidente pro ministro del
Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, per sedici mesi
sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione, per dieci anni membro del
Comitato di valutazione del sistema scolastico della Provincia autonoma di
Trento; ha fatto parte di associazioni, di delegazioni e di comitati
ministeriali e internazionali, in sede di Unione Europea e Consiglio
d'Europa; presso l'Ufficio Studi del Ministero della Pubblica Istruzione ha
promosso e coordinato, dal 1989 al 1996, il Progetto Giovani '93, il
Progetto Ragazzi 2000 e il Progetto Genitori, con delega, fra l'altro, per
l'educazione alla salute. Ha presieduto, come sottosegretario, il Comitato
tecnico scientifico previsto dalla legge contro le tossicodipendenze e il
Comitato di studio incaricato di riscrivere i programmi di educazione civica
(Dm 8 febbraio 1996 n. 58). Ha fondato e diretto il Bollettino dell'Irrsae
Lombardia, e "Studenti & C.", mensile del Ministero della Pubblica
Istruzione per i giovani e viceversa. E' socio onorario della Societa'
italiana di psicologia e cittadino onorario della citta' di Praia a Mare; ha
ricevuto dal Presidente della Repubblica la medaglia d'oro dei benemeriti
della scuola, della cultura e dell'arte (1999). Giornalista pubblicista,
membro dei comitati direttivi e collaboratore di diverse riviste, italiane e
straniere, dirige "La scuola e l'uomo", mensile dell'Uciim,  la collana
"Educazione scuola e societa' presso l'editrice Seam, e la collana Uciim
Aimc"Professione scuola" presso Armando (con M. Prioreschi). Tra le opere di
Luciano Corradini: La difficile convivenza. Dalla scuola di stato alla
scuola della comunita', La Scuola, Brescia 1975 (sesta ed. 1983); Democrazia
Scolastica, La Scuola, Brescia 1976 (settima ed. 1995); La comunita'
incompiuta, Vita e Pensiero, Milano 1979; Educare nella scuola. Cultura
comunita' curricolo, La Scuola, Brescia 1983 (terza ed. 1987); La scuola e i
giovani verso il Duemila, Giunti e Lisciani, Teramo 1987; Educazione e
giovani tra scuola e societa', La Scuola, Brescia 1989 (con altri); Vivere
senza guerra. La pace nella ricerca universitaria, Guerini e Associati,
Milano 1989 (con altri); Progetto Giovani: identita' e solidarieta' nel
vissuto giovanile, Ministero della Pubblica Istruzione, Istituto della
Enciclopedia Italiana, La documentazione educativa n. 8, Roma 1991 (con
altri); Essere scuola nel cantiere dell'educazione, Seam, Roma 1995 (seconda
ed. 1996, vincitore dello "Stilo d'oro", 1997); Educazione alla salute, La
Scuola, Brescia 1997 (con P. Cattaneo); Competizione e solidarieta', Da solo
o con gli altri?, Fondazione italiana per il volontariato, Roma 1998;
Professione docente e autonomia delle scuola, La Scuola, Brescia 2001 (con
G. Macchia, A. Milletti, S. Cicatelli); "Suscitare uomini e donne piu'
saggi: l'Europa passa anche di qui", in Quale Europa per i giovani, I
quaderni di Athenaeum, Roma, Edigraf 2003, pp. 95-99: "L'Europa
dell'educazione e l'educazione all'Europa", in L. Lezzi e C. Mirabelli (a
cura di), Verso una costituzione europea, 9, II/6, pp. 679-697; Sport e
educazione, in Enciclopedia dello sport, Arte scienza storia, Istituto della
Enciclopedia italiana, Roma 2003, pp. 160-186; La tunica e il mantello.
Debito pubblico e bene comune: provocare per educare, Euroma, Roma 2003; ha
curato: Il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione nel periodo
1989-1997, in Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione,
75-76, 1996, Le Monnier, Roma 1997; La dimensione affettiva nella scuola e
nella formazione dei docenti, Seam, Roma 1998; Educazione civica e cultura
costituzionale. La via italiana alla cittadinanza europea, Il Mulino,
Bologna 1999 (con G. Refrigeri); Il corpo a scuola, Seam, Roma 1999 (con I.
Testoni); Pedagogia: ricerca e formazione, Saggi in onore di Mauro Laeng,
Seam, Roma 2000; Educazione alla convivenza civile. Educare istruire formare
nella scuola italiana, Armando, Roma,  2003  (con W. Fornasa e S. Poli);
Insegnare perche'? Orientamenti, motivazioni valori di una professione
difficile, Armando, Roma 2004]

Riduzione, autoriduzione, illusione, demagogia sono termini che tornano nel
bell'articolo di Sergio Rizzo su politici e alti funzionari (nel "Corriere
della sera" del 17 settembre 2005), a proposito di ricette per ridurre la
spesa pubblica.
Vorrei dargli una mano.
Da sottosegretario non parlamentare percepivo nel '96 uno stipendio da
funzionario. Nel '99 una legge ha equiparato le indennita' dei membri del
governo "tecnici" a quelli parlamentari. Era giusto equipararli, ma verso il
basso, non verso l'alto.
Durante il mio servizio (gratuito) di vice presidente del Consiglio
nazionale della pubblica istruzione (Cnpi), avendo assistito, nel 1992, alla
crisi della lira, a causa del debito pubblico, decisi provocatoriamente di
versare all'erario il 10% del mio stipendio di docente universitario.
L'esperimento, durato 16 mesi, e' riuscito, nel senso che non sono in
miseria, con la mia numerosa famiglia, e l'Italia e' ancora un paese
democratico.
Con un manipolo di arditi facemmo nascere l'"Associazione per la riduzione
del debito pubblico" (Ardep). Trecento cittadini e cinque consigli comunali
fecero versamenti volontari al Fondo per l'ammortamento dei titoli di stato
(www.tesoro.it , debito pubblico). Ma il debito in questo periodo e' quasi
raddoppiato, mentre stipendi e indennita' si sono moltiplicati piu' volte.
In questo senso il nostro esperimento e' fallito. Un rapporto documentato in
proposito si trova nel libro La tunica e il mantello. Debito pubblico e bene
comune. Provocare per educare. Euroma, Roma 2004.
Qui viene la proposta. Perche' non affrontare in modo organico la nuova
emergenza finanziaria, come se fossimo sotto l'effetto di un uragano? Si
capirebbe il senso della riduzione degli stipendi e di molte altre cose, che
ora nessuno si sente di fare, illudendosi che tocchi solo agli altri.

9. INIZIATIVE. GIOVANNI SARUBBI: SI AVVICINA LA QUARTA GIORNATA DEL DIALOGO
CRISTIANO-ISLAMICO PER L'INCONTRO ECUMENICO FRA TUTTE LE RELIGIONI, FRA
TUTTI GLI ESSERI UMANI
[Ringraziamo Giovanni Sarubbi (per contatti: e-mail: gsarubb at tin.it, sito:
www.ildialogo.org) per questo intervento. Giovanni Sarubbi, amico della
nonviolenza, promotore del dialogo interreligioso, giornalista, saggista,
editore, dirige l'eccellente rivista e sito de "Il dialogo"]

Cari amici, care amiche,
siamo oramai in dirittura finale.
Si sono gia' svolte alcune importanti iniziative come quella di Desio che ne
ha altre in programma.
Un'altra importante iniziativa ecumenica si svolgera' a Reggio Calabria con
il coinvolgimento di tutte le chiese cristiane della citta'.
Vorrei pertanto sollecitarvi a farci conoscere le iniziative che si
svolgeranno nelle vostre zone e sollecitare i vostri corrispondenti a
fornircene notizia perche' cio' contribuisce a rendere piu' ampia e
partecipata l'iniziativa.
Domani manderemo un altro comunicato stampa con le ultime novita', fra cui
citeremo la lettera del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso
per la fine del Ramadan e citeremo la lettera che Brunetto Salvarani ha
scritto per la giornata che poi renderemo pubblica il 27 ottobre.
Voglio ringraziare voi tutti e tutte per quello che state facendo per
cercare di vincere il clima di paura e di tensione che si percepisce oramai
molto distintamente e che ci viene comunicato dai nostri amici musulmani ad
ogni incontro. Percepiamo pero' anche molto distintemene che questa
giornata, a poco a poco, e' entrata nelle scadenze di moltissime realta'
ecclesiali anche al di la' di quello che noi possiamo fare da un punto di
vista organizzativo. Questa giornata fa parte di quel "calendario annuale"
non scritto di molte chiese e comunita' diffuse su tutto il territorio
nazionale.
Ma questo, ovviamente, non deve farci adagiare ma anzi ci deve stimolare ad
un sempre maggiore impegno affinche' la cultura del dialogo diventi pratica
costante della vita sociale.
Con l'augurio che il Dio della pace possa trionfare innanzitutto nei nostri
cuori vi saluto con affetto.

10. MAESTRE. ROSA LUXEMBURG: E' CHIARO
[Da Rosa Luxemburg, Scritti scelti, Einaudi, Torino 1975, 1976, p. 503 (e'
un passo della "Juniusbroschuere" scritta da Rosa Luxemburg nel 1915, mentre
era in carcere a Berlino perche' oppositrice della guerra). Rosa Luxemburg,
1871-1919, e' una delle piu' limpide figure del movimento dei lavoratori e
dell'impegno contro la guerra e contro l'autoritarismo. Assassinata, il suo
cadavere fu gettato in un canale e ripescato solo mesi dopo; ci sono due
epitaffi per lei scritti da Bertolt Brecht, che suonano cosi': Epitaffio
(1919): "Ora e' sparita anche la Rosa rossa, / non si sa dov'e' sepolta. /
Siccome ai poveri ha detto la verita' / i ricchi l'hanno spedita
nell'aldila'"; Epitaffio per Rosa Luxemburg (1948): "Qui giace sepolta /
Rosa Luxemburg / Un'ebrea polacca / Che combatte' in difesa dei lavoratori
tedeschi, / Uccisa / Dagli oppressori tedeschi. Oppressi, / Seppellite la
vostra discordia". Opere di Rosa Luxemburg: segnaliamo almeno due
fondamentali raccolte di scritti in italiano: Scritti scelti, Einaudi,
Torino; Scritti politici, Editori Riuniti, Roma (con una ampia, fondamentale
introduzione di Lelio Basso). Opere su Rosa Luxemburg: Lelio Basso (a cura
di), Per conoscere Rosa Luxemburg, Mondadori, Milano; Paul Froelich, Rosa
Luxemburg, Rizzoli, Milano; P. J. Nettl, Rosa Luxemburg, Il Saggiatore;
Daniel Guerin, Rosa Luxemburg e la spontaneita' rivoluzionaria, Mursia,
Milano; AA. VV., Rosa Luxemburg e lo sviluppo del pensiero marxista,
Mazzotta, Milano]

E' chiaro anche al piu' superficiale osservatore che persino lo stato piu'
vittorioso non puo' oggi pensare ad alcun risarcimento di guerra che sia
lontanamente in grado di sanare le ferite di questa guerra.

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1089 del 20 ottobre 2005

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