La nonviolenza e' in cammino. 829



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 829 del 3 febbraio 2005

Sommario di questo numero:
1. Maria Luigia Casieri: cacao
2. Brunetto Salvarani: L'esperienza del campo di Fossoli
3. Per una bibliografia sulla Shoah (parte nona)
4. La "Carta" del Movimento Nonviolento
5. Per saperne di piu'

1. ESPERIENZE. MARIA LUIGIA CASIERI: CACAO
[Maria Luigia Casieri (per contatti: nbawac at tin.it), nata a Portici (Na) nel
1961, insegna nella scuola dell'infanzia ed e' una delle principali
animatrici del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo. Ha organizzato a
Viterbo insieme ad altri il "Tribunale per i diritti del malato"; assistente
sociale, ha svolto un'esperienza in Germania nell'ambito dei servizi di
assistenza per gli emigrati italiani; rientrata in Italia si e' impegnata
nel settore educativo; per dieci anni ha prestato servizio di volontariato
in una casa-famiglia per l'assistenza ai minori; dal 1987 e' insegnante di
ruolo nella scuola per l'infanzia; ha preso parte a varie iniziative di
pace, di solidarieta', per i diritti; ha tenuto relazioni a convegni e corsi
di aggiornamento, e contribuito a varie pubblicazioni. Opere di Maria Luigia
Caseri: Il contributo di Emilia Ferreiro alla comprensione dei processi di
apprendimento della lingua scritta, Viterbo 2004]

Non e' facile far sperimentare ai bambini il periodo che precede le
festivita' natalizie come un tempo sacro, separato dal routinario
susseguirsi delle attivita' e dei ritmi all'interno di una scuola per
l'infanzia.
Non e' facile soprattutto quando si sia rinunciato a proporre un esplicito
insegnamento di religione cattolica, sulla base del motivato convincimento
che una formazione di carattere culturale sia impossibilitata dall'ancora
acerbo sviluppo di quei requisiti cognitivi, specificamente legati alla
capacita' di astrazione, alla prospettiva storica, alla capacita' di
problematizzare la lettura del reale accettando come plausibili diverse
possibili visioni del mondo da cui possano discendere diverse etiche.
Non e' facile quando si ritenga che addentrarsi nel terreno di un'esperienza
di fede non sia compito pertinente all'istituzione scolastica.
Non e' facile quando non tutte le famiglie condividano le stesse scelte in
materia religiosa.
Non e' facile soprattutto laddove non si sia voluto, malgrado tutto,
rinunciare ad esercitare un ruolo anche nella formazione religiosa,
contribuendo a costruire quella sensibilita' emotiva, quella capacita' di
vibrare in sintonia, di cogliere un clima, di percepire i messaggi
impalpabili che rimandano dall'uno all'altro riempiendosi di contenuti
diversi a seconda delle risonanze che producono e che sono interpretabili,
in un certo senso, come la remota radice di quelle aperture all'altro, sia
che lo si intenda come il volto dell'altro che interpella, in un orizzonte
valoriale, o come rimando al totalmente altro, in un orizzonte di
trascendenza. Aperture che variamente si intrecciano con inquietudini sul
senso della vita e della sofferenza.
*
E in questo compito difficile, nella nostra scuola siamo partiti dall'idea
del dolce natalizio come elemento di festa e di convivialita'. E nel passare
dalle ricette alla realizzazione dei dolci ad una messa in scena mimica e
teatrale, si voleva arrivare ad evocare l'idea che il dolce di Natale ha
bisogno di un elemento in piu', ovvero di quello che abbiamo chiamato un
"pizzico di magia" alludendo all'afflato che ci rende partecipi di
un'esperienza emotivamente calda.
E tuttavia, soprattutto nel gruppo dei bambini piu' grandi, e delle loro
maestre, rimaneva una sensazione di incompiutezza, un'insoddisfazione e una
curiosita' ulteriore.
E' sembrato quindi importante andare a cercare se e' tutto oro quello che
luccica e quale sia la vera storia del cacao, che tanto piacere porta alle
nostre feste e ai nostri incontri.
Non e' stata cosa immediata la messa a fuoco di cosa cercare, dove cercare.
Abbiamo seguito il percorso per noi usuale: si cerca sui libri, su internet,
si prova a incontrare un esperto.
Siamo partiti dalla consultazione del libro curato dal Centro Nuovo Modello
di Sviluppo, Lettera ad un consumatore del Nord (Editrice Missionaria
Italiana, Bologna 1990), dal quale abbiamo sostanzialmente tratto alcune
fondamentali notizie sul cacao, sulla pianta e sul frutto e sui paesi in cui
viene prodotto. Il libro e' ricchissimo di informazioni sui meccanismi di
produzione della poverta' e sulle condizioni di vita e di sfruttamento dei
lavoratori del Sud del mondo.
Ma prima di allargare l'orizzonte abbiamo individuato un altro capitolo,
specificamente dedicato a cacao, te' e caffe', nella Guida al consumo
critico (dello stesso curatore e casa editrice, 1996).
Abbiamo letto solo le parti che riguardavano il cacao.
*
Poche frasi sono bastate, per aprire orizzonti, avviare la discussione,
porre problemi.
"La pubblicita' della cioccolata non dice che in Brasile, Indonesia e
Malesia si distruggono pezzi di foresta per fare posto alle piantagioni di
cacao e che per la coltivazione industriale (...) si utilizzano pesticidi
che oltre ad intossicare l'ambiente e i braccianti fino a farli morire,
danneggiano anche i consumatori.
I test sulle barre di cioccolato hanno individuato la presenza di butossido,
Ddt e di altri pesticidi proibiti in molti paesi industrializzati. Le
quantita' rinvenute solo raramente sono superiori ai livelli considerati
allarmanti, ma alcuni scienziati credono che anche piccole quantita' di
questi pesticidi siano pericolose per la nostra salute" (pp. 53-54).
E su questo i bambini hanno posto un bel problema: ma che danno c'e' se si
taglia la foresta per piantare alberi di cacao? Sempre di alberi si tratta.
Col successivo arrivo dell'esperto questo dubbio e' stato rapidamente
dissolto, quando hanno ammirato, stupiti ed eccitati, una meravigliosa
immagine di foresta tropicale, brulicante di coloratissimi animali che vi
avevano fatto la loro casa. E' bastato chiedere: e se tagliassi questi
alberi per piantare una piantagione di alberi di cacao? Non e' stato
necessario vedere la piantagione per ottenere un coro di "No, scappano
tutti".
Poi l'attenzione si e' concentrata sulla comprensione del termine
"bracciante". Dalla discussione che si e' verificata nel gruppo e dalla
lettura del testo successivo, si e' arrivati alla definizione secondo cui il
bracciante e' "quello che usa le braccia per andare a raccogliere i frutti
del cacao, pero' non e' suo il cacao, ne' l'albero, ne' il campo: lui va a
lavorare per avere una paga".
Il termine pesticida e' stato intuitivo: e' probabilmente l'esperienza
diffusa connessa alle quotidiane precauzioni nella consumazione della frutta
che ha portato a identificarlo facilmente con un tipo di veleno che ammazza
gli animaletti che si mangiano le piante.
Ma quel "fino a farli morire" detto quasi sottovoce e' stato come un sasso
nello stagno: i bambini discutono, immaginano, interpretano, compatiscono la
vicenda del bracciante che muore. Quando si chiedera' ai bambini di
raccontare quello che sanno sul cacao come una storia, come la storia di
Pedro, una bambina si ricordera' di questo e disegnera' la storia del
bracciante ucciso dal pesticida.
Abbiamo letto ancora: "A seconda del paese di provenienza, la storia del
(...) cacao (...) che noi consumiamo puo' iniziare in una piantagione
posseduta da un proprietario terriero o nel campo di un piccolo contadino.
In ogni caso si tratta di una storia di sfruttamento e di oppressione dove i
perdenti sono i braccianti e i contadini mentre i vincenti sono le
multinazionali. In concreto lo sfruttamento dei braccianti passa attraverso
salari da fame e ore di lavoro lunghe ed estenuanti" (pag. 54).
Anche su questo si e' avviato un processo di negoziazione dei significati.
Sintetizzando, potremmo dire che le multinazionali sono rimaste nell'ombra
del mistero (se si eccettua l'unica ipotesi - poco convincente - per cui
poteva trattarsi di poliziotti che vanno alle partite delle nazionali e
fanno le multe), ma nessun dubbio e' rimasto sul fatto che i braccianti sono
sfruttati perche' si affaticano tutto il giorno, fino a tardi, e quando
vanno a prendere la paga il padrone gli da' cosi' poco che lui, i suoi
bambini e sua moglie hanno ancora fame perche' i soldi non gli bastano
nemmeno a sfamarsi.
Cosi' chiara l'ingiustizia, che un bambino e' saltato in piedi urlando che
dovevano fare sciopero. L'idea era buona e allora siamo andati a consultare
le tabelle in cui molte imprese che producono cioccolata e cioccolatini
avevano un pallino nero (critica severa) alle voci relative a "sicurezza e
diritti dei lavoratori" e a "regimi oppressori". Leggendo la declinazione
dei comportamenti possibili attribuiti a queste due voci e in cui era
inclusa la mancata tutela dei diritti sindacali, abbiamo azzardato l'ipotesi
che in molti paesi dove si produce il cacao lo sciopero non si puo' fare.
*
Nel frattempo alcuni bambini avevano messo al lavoro i genitori per portare
a scuola ricerche sul cacao, scaricate da internet.
E anche a scuola abbiamo esplorato un percorso di ricerca usando (su google)
come chiavi del motore di ricerca le parole "cacao" e "sfruttamento". Siamo
cosi' arrivati a vedere il "Primo dossier dell'Osservatorio nazionale sui
cicli di produzione del cioccolato e violazione dei diritti dell'infanzia"
realizzato nell'ambito della campagna "Cioccolato Positivo" (patrocinata
anche dal Comune di Perugia), e pubblicato sulla pagina web del sito "Save
the Children - Italia".
Scorrendo i materiali di questo dossier abbiamo tratto dati che ci
consentivano di narrare altre storie. Storie di bambini gia' poveri, rapiti
o circuiti e portati nelle piantagioni della Costa d'Avorio, massimo
produttore mondiale di cacao, dai paesi confinanti e la' resi prigionieri e
ridotti talvolta in schiavitu', minacciati, picchiati, affamati.
Su alcuni particolari di tortura e di scherno, noi, adulti che sappiamo
leggere, abbiamo taciuto, come abbiamo taciuto sul fatto che i bambini che
non siano piu' in grado di lavorare spariscono dopo essere stati portati
alla frontiera del Ghana perche' sono probabilmente destinati al traffico di
organi (stando all'intervista di Salia Kante, vicedirettore in Mali di "Save
the Children", da anni impegnato nel tentativo di sottrarre i bambini ad un
atroce destino).
*
A partire dalle storie disegnate e narrate da ciascun bambino, storie tutte
diverse in cui erano stati colti o accentuati diversi aspetti ed eventi si
e' arrivati a comporre una storia collettiva, che rappresentava i dati
informativi in forma romanzata, attribuendo nomi e relazioni ai
personaggi-simbolo.
Nel prodotto collettivo che ne e' scaturito ognuno ha contribuito con propri
suggerimenti e idee in merito ai contenuti raccontati, ma anche a valutarne
la selezione sulla base della rispettiva rilevanza, a rivedere la coerenza
della sequenza narrativa che si andava costruendo e a elaborare una
esplicitazione dei nessi che collegavano queste tristi storie con la messa
in scena festosa della realizzazione dei dolci natalizi che le avrebbe
precedute nella rappresentazione teatrale messa in atto dall'intero gruppo
dei bambini della scuola. Il prodotto che si andava costruendo costituiva
pertanto il canovaccio di un testo destinato ad essere recitato a
conclusione dello spettacolo natalizio rivolto ai genitori, in modo tale che
i bambini e le bambine si sarebbero avvicendati l'un l'altro.
Man mano che si definiva la successione dei temi da esprimere ciascun
bambino si proponeva come soggetto che avrebbe dato voce a quella porzione
di storia e la riformulava nelle parole che sentiva proprie. Una volta
accettata dal gruppo, tale formulazione veniva trascritta dall'insegnante e
destinata ad essere interpretata dallo stesso bambino di fronte al pubblico
dei genitori. Non si mirava in questo caso ad una recitazione a memoria ma
ad una libera interpretazione e possibile reinterpretazione delle proprie
stesse parole e dei saperi di cui l'intero gruppo era portatore ed
elaboratore.
Infine e' stata realizzata una ricerca, a dire il vero fugace e
prevalentemente adulta, di immagini su internet da associare a ciascuna
sequenza narrativa e da proiettare contemporaneamente alle voci
(tecnicamente e' stata utilizzata una presentazione di power point con il
videoproiettore digitale).
*
Nel frattempo che si procedeva in questo percorso si e' realizzato
l'incontro con l'esperto. Abbiamo incontrato il responsabile per i rapporti
con le scuole della Bottega per il commercio equo e solidale di Viterbo,
Umberto Cinalli, che ha a sua volta raccontato ai bambini una ulteriore
storia: la storia di un villaggio africano che produce cacao, di una
multinazionale e del commercio equo e solidale.
Ha raccontato infatti che molti anni fa nel villaggio ogni famiglia aveva
nel giardino di casa una pianta di cacao, che curava e coltivava e di cui
raccoglieva e vendeva il frutto.
Un anno arrivo' in quel villaggio il signor Nestle', col suo cappello
bianco, e compro' tutto il cacao, pagando il prezzo giusto di un euro a
sacchetto. E ordino' per l'anno successivo tanto, tanto cacao. Ma gli
abitanti del villaggio non avevano tante piante per produrre tanto cacao e
allora cominciarono a tagliare gli alberi della foresta e a piantare alberi
di cacao. Poi per riuscire a raccogliere tutto quel cacao da vendere al
signor Nestle' fecero lavorare anche i bambini. L'anno dopo il signor
Nestle' torno' col suo cappello bianco e compro' tutto il cacao, ma lo pago'
la meta' del suo prezzo. Cosi' gli abitanti di quel villaggio avevano
tagliato le foreste, avevano lavorato tanto, avevano fatto lavorare i
bambini che si erano rovinati tutte le mani e avevano guadagnato molto poco.
Il signor Nestle' non era stato onesto con loro. Allora decisero di non
vendere piu' il loro cacao al signor Nestle' e di cercare qualcuno che fosse
disposto a pagare il prezzo giusto. Una signora fu incaricata di telefonare
ad altre persone e di chiedere se potevano vendere a loro tutto il cacao.
Questo gruppo di persone disse di si' ma a due condizioni. La prima era che
per ogni albero tagliato ne piantassero un altro dello stesso tipo. La
seconda era che non facessero lavorare i bambini, perche' i bambini devono
andare a scuola e giocare.
Cosi' da allora la gente di quel villaggio, quando vede arrivare un signore
con il cappello bianco sta molto attenta e non si fida delle sue promesse.
Questo racconto, che ha aperto altri problemi, relativi al ruolo del mercato
nella creazione della poverta' e alle regole con cui e' possibile
governarlo, ci ha rassicurato sul fatto che un'altra storia e' possibile.
*
Per questo ci e' sembrato che il nostro percorso dovesse presentare ai
genitori accanto alla drammatica testimonianza del dolore e dello
sfruttamento dell'uomo sull'uomo, l'appello con cui Bertolt Brecht conclude
la sua opera teatrale L'eccezione e la regola (citato dall'edizione italiana
curata da Cesare Cases, I capolavori di Brecht, per l'editore Einaudi,
Torino 1963) e che i bambini e le bambine hanno imparato a memoria - dopo
averne ovviamente discusso il significato - e recitato in coro.
Cosi' il 21 dicembre, sulle note di Day-o (Banana Boat Song) e la voce di
Harry Belafonte che faceva da sottofondo, i bambini e le bambine di 5 anni
della scuola per l'infanzia di Santa Barbara di Viterbo, mentre scorrevano
le immagini hanno interpretato la narrazione di una storia:
- Questa e' la storia dei dolcetti al cacao. Questi dolcetti non sono stati
fatti solo da bambini ma anche dalle persone che sono state fatte soffrire.
(Esce un gruppo di bambini con lo striscione su cui e' scritto: Storia del
cacao).
- Un giorno c'era un bracciante che raccoglieva il cacao. Il suo nome era
Pedro.
- Pedro viveva in Brasile e lavorara con i frutti di cacao.
- Li facevano lavorare tanto, fino a che non erano finiti i semi di cacao.
- Ma quando Pedro aveva finito di lavorare il padrone non lo pagava
abbastanza e quando andava a fare la spesa i soldi non gli bastavano.
- Quando andava a casa i bambini avevano fame e mangiavano poco.
- Allora Pedro andava dal cpo e gli diceva: "Tu mi hai pagato pochissimo:
devi darmi di piu'." Ma il capo dice di no.
- Pedro andava dagli altri braccianti e gli dice di fare sciopero.
- Arriva la polizia e lo arresta.
- I bambini piangono perche' non arriva il papa'.
- Il fratello di Pedro si chiama Raul.
- Raul va a lavorare al campo e buttano il pesticida.
- Il veleno fa male e Raul va all'ospedale ma non lo possono curare e muore.
- Questa e' la storia di una bambina. Diatike' aveva dei genitori molto
poveri. Viveva in Africa.
- Un giorno arriva un signore e vuole prendere Diatike' per farle
raccogliere i cacao. I suoi genitori ce la fanno andare perche' pensavano
che tornava con tanti soldi.
- Diatike' parte con un camion e dentro ci sono altri bambini e bambine e
arrivano in Costa d'Avorio.
- Li fanno lavorare tutto il giorno e gli danno una manciatina di mais da
mangiare.
- La notte li chiudono dentro una capanna grande e li fanno dormire per
terra perche' non ci sono letti.
- Diatike' piangeva tutta la notte poi prova a scappare, la catturano, la
picchiano e resta li' per sempre fino a quando muore.
(Intanto, dopo aver passato il microfono, ciascun bambino attaccava sulla
propria maglietta bianca una lettera nera, fino a comporre la scritta:
Natale di solidarieta').
Ed hanno concluso recitando in coro, con la voce solista fuori sincrono
dell'insegnante:
"Cosi' termina
la storia di un viaggio.
Avete ascoltato e avete veduto
Cio' ch'e' abituale, cio' che succede ogni giorno.
Ma noi vi preghiamo:
se pur sia consueto, trovatelo strano!
Inspiegabile, pur se normale!
Quello ch'e' usuale, vi possa sorprendere!
Nella regola riconoscete l'abuso
E dove l'avete riconosciuto
Procurate rimedio!".
E mentre la musica andava, il pubblico applaudiva e lentamente prendeva
commiato, al posto dei titoli di coda e come poesia da leggere a Natale
abbiamo proposto il testo di Chiara Carminati trovato sul sito di "Save the
Children":

La ricetta

"Metto burro di cacao
e granella di nocciole
metto mandorle tostate
maturate sotto il sole.

Ma davvero, non mi e' chiaro
perche' resta cosi' amaro?

Metto miele e uvetta passa
metto latte, metto panna,
metto nettare e melassa
metto zucchero di canna.

Ma davvero, non mi e' chiaro
perche' resta cosi' amaro?

Perche' sento proprio in fondo
quella fitta di sapore?
Perche' il dolce si nasconde
dietro un velo di dolore?

Sa di amaro il cioccolato, se il cacao e' coltivato
nelle immense piantagioni dove i grandi son padroni

e i bambini sono schiavi obbligati a faticare
e costretti a stare ore sotto il sole a lavorare
anche piccoli e malati anche deboli e affamati

lavorare senza sosta altrimenti c'e' la frusta
lavorare fino a notte altrimenti sono botte.

Togli i bimbi dal lavoro
metti i bimbi a casa loro.
Togli ore di fatica
metti giochi e gente amica.

Metti un mondo un po' piu' giusto
e piu' dolce sara' il gusto.

Metti leggi piu' severe
contro i grandi sfruttatori
metti paghe, paghe vere
per i loro genitori.

Metti scritto in etichetta
che la vita si rispetta.

Metti un mondo un po' piu' giusto
e piu' dolce sara' il gusto.
Metti un mondo piu' leale
cioccolequo e solidale!

2. MEMORIA. BRUNETTO SALVARANI: L'ESPERIENZA DEL CAMPO DI FOSSOLI
[Dal sito de "Il dialogo" (www.ildialogo.org) riprendiamo questo articolo di
Brunetto Salvarani tratto dalla bella rivista del Centro psicopedagogico di
Piacenza "Conflitti", anno 3, n. 1, 2004, pp. 14-16. Brunetto Salvarani (per
contatti: brunetto at carpinet.biz), teologo ed educatore, da tempo si occupa
di dialogo ecumenico e interreligioso, avendo fondato nel 1985 la rivista di
studi ebraico-cristiani "Qol"; ha diretto dal 1987 al 1995 il Centro studi
religiosi della Fondazione San Carlo di Modena; saggista, scrittore e
giornalista pubblicista, collabora con varie testate e fa parte del Comitato
"Bibbia cultura scuola", che si propone di favorire la presenza del testo
sacro alla tradizione ebraico-cristiana nel curriculum delle nostre
istituzioni scolastiche; e' direttore della "Fondazione ex campo Fossoli",
vicepresidente dell'Associazione italiana degli "Amici di Neve' Shalom -
Waahat as-Salaam", il "villaggio della pace" fondato in Israele da padre
Bruno Hussar; e' tra i promotori dell'appello per la giornata del dialogo
cristiano-islamico. Ha pubblicato vari libri presso gli editori Morcelliana,
Emi, Tempi di Fraternita', Marietti, Paoline]

Un campo di concentramento
Con la Legge sul Giorno della memoria per la prima volta, istituzionalmente,
viene rilevata una grave carenza di memoria storica nell'immaginario
collettivo nazionale: e non c'e' dubbio che fra i luoghi piu' trascurati e
piu' ingiustamente dimenticati ci sia il Campo di Fossoli, nelle campagne
nei pressi di Carpi (Mo), a circa quattro chilometri dal centro storico, le
cui tracce sono ancor oggi visibili, al viaggiatore che vi capiti per scelta
o per caso, soffocato dalla canicola estiva o immerso nella fitta nebbia
autunnale, che qui si chiama fumana: quella stessa fumana, forse, che ha
avvolto a lungo i ricordi pericolosi di quanto vi e' accaduto, una
sessantina d'anni fa.
E' indispensabile, percio', ripercorrere, almeno per sommi capi, la
cronistoria del Campo di Fossoli: a partire da quel maggio 1942, nel cuore
della seconda guerra mondiale, quando vi viene insediato un campo per
prigionieri di guerra, gestito dalle autorita' militari italiane e destinato
all'internamento di sottufficiali inglesi catturati nell'Africa del nord.
Dal dicembre del '43 il sito funziona come Campo di concentramento
provinciale per ebrei, alle dipendenze della prefettura di Modena per conto
della neonata Repubblica Sociale di Salo'. Nel gennaio del '44 pero' le
autorita' naziste, attratte dalla sua collocazione sulla direttrice
ferroviaria per la Germania attraverso il Brennero, avocano a loro la
giurisdizione del Campo, che diventa cosi' Polizei und Durchgangslager,
campo poliziesco e di transito per deportati politici e razziali rastrellati
in diverse parti d'Italia per essere avviati ai lager del centro Europa. Vi
risiederanno, via via, non meno di 5.000 prigionieri, fra cui il giovane
chimico Primo Levi, o qui ambientera' le prime pagine di Se questo e' un
uomo. Nell'agosto del medesimo anno il Campo e' abbandonato per motivi di
sicurezza, e trasferito a Bolzano-Gries: dalla stazione di Carpi erano
partiti, in sette mesi d'attivita', otto convogli ferroviari, cinque dei
quali destinati direttamente all'inferno di Auschwitz.
*
Nomadelfia
Dopo la fine delle ostilita' l'ambiente sara' utilizzato a piu' riprese a
scopo abitativo, registrando presenze quanto mai simboliche. Dal '47 al '52,
infatti, esso ospita Nomadelfia, la comunita' cattolica dove la fraternita'
e' legge fondata dal sacerdote carpigiano don Zeno Saltini, con le sue
frotte di bambini raccolti dalla strada o dagli orfanotrofi, le sue mamme di
vocazione, la sua incrollabile fiducia nella Provvidenza. I nomadelfi, in
tal modo, capovolgevano dichiaratamente il precedente uso del Campo, che da
luogo di dolore e reclusione forzata diviene cosi' uno spazio di
convivialita' giocosa pur se difficile da gestire, soprattutto in un tempo
di ricostruzione postbellica che mette a nudo le peggiori radicalizzazioni
ideologiche: fino a costringere don Zeno ad autoridursi allo stato laicale e
i suoi ad emigrare nella Maremma grossetana, dove la comunita'-villaggio e'
tuttora operante. Dagli anni Cinquanta a tutto il decennio successivo sara'
poi la volta del Villaggio San Marco, coi profughi giuliani e dalmati giunti
a Carpi alla ricerca di uno spazio collettivamente abitabile, sia pur di
fortuna. Nel frattempo, la questione di come rielaborare positivamente la
memoria delle sofferenze che avevano attraversato il Campo stava trovando
una prima risposta istituzionale, a lungo meditata, con l'edificazione di un
Museo Monumento al Deportato politico e razziale, posto nel centro storico
della citta', all'interno del rinascimentale Palazzo Pio, e solennemente
inaugurato nel 1973. In quell'occasione il Comune avanzava all'Intendenza di
Finanza una richiesta ufficiale per l'acquisto dell'area fossolese, ancora
di competenza statale. Solo nel 1984, peraltro, sara' perfezionata la
trattativa: ora l'amministrazione locale acquisisce il Campo a titolo
gratuito, e si comincia a discutere in merito alla possibilita' di un
recupero di tipo filologico, giudicato, all'epoca, sostanzialmente
improponibile, a causa dei troppi cambiamenti occorsi nel frattempo. Da qui,
l'idea di indire un concorso internazionale per progetti, con la dichiarata
intenzione di trasformare il Campo in un Parco della memoria per la
cittadinanza.
*
Progetto memoria
L'ultima tappa vede la nascita da parte del Comune di un apposito
Progetto-memoria (1995), teso a valorizzare il piu' possibile i diversi
luoghi locali della memoria, con l'offerta di visite guidate, iniziative
promozionali, mostre didattiche, produzione di materiali e organizzazione di
corsi d'aggiornamento per insegnanti; e la contestuale istituzione di
un'apposita Fondazione, la Fondazione Campo Fossoli (1996), promossa
congiuntamente dal Comune e dall'Associazione Amici del Museo Monumento,
dotata di un proprio statuto e di una struttura organizzativa che prevede
anche un Comitato scientifico composto da storici e da pedagogisti. Come a
sottolineare un doppio sguardo, uno ben rivolto al passato e uno fortemente
aperto verso il futuro. La decisione principale del Comitato sara' l'invito
a riprendere in considerazione la questione della risistemazione dell'area
del Campo, ritornando su un'ipotesi dichiaratamente filologica, e senza
alcuno stravolgimento dello spazio: anche sulla scia di una nuova
sensibilita' di stampo europeo, che chiede di conservare quanto resta dei
lager e dei campi di prigionia.
Siamo giunti cosi' all'oggi. Con la Fondazione, nata allo scopo di
conservare il racconto della memoria pericolosa degli eventi che la' si sono
consumati negli anni della Shoah, raccogliendo ricerche, documenti e
testimonianze, chiamata a gestire direttamente sia il Campo sia il Museo
Monumento. Il suo motto, desunto per contrapposizione dalla scritta che
campeggiava parossisticamente all'entrata del lager di Auschwitz (Arbeit
macht frei), e' Differences make freedom. L'abbiamo tradotto - un po'
liberamente, appunto - con La diversita' rende liberi: allo scopo di
mostrarne appunto la seconda vocazione, dopo la custodia della memoria
storica della sofferenza, quella di adoperarsi con ogni mezzo per operare
sull'educazione alla pace, alla gestione dei conflitti, alla mondialita', al
confronto interculturale, alla salvaguardia dei diritti umani.
Compito della Fondazione, allora, nella presente epoca di fragili quanto
orgogliose certezze, di pregiudizi radicati e di rabbie piu' o meno
giustificate ma comunque malamente gestite, e' di operare pazientemente
nell'ambito educativo, investendo nel cammino faticoso del dialogo
interculturale e interreligioso e lottando contro ogni forma di razzismo, di
intolleranza e di fondamentalismo. Tale e' la sua mission e la sua
responsabilita', da sviluppare assieme alle altre realta' che - in Italia e
in Europa - testimoniano il bisogno impellente di costruire finalmente una
cosa nuova senza trascurare la memoria pericolosa di centinaia di luoghi
sparsi nel vecchio continente, a perenne monito per le generazioni del
futuro, come il Campo di Fossoli.

3. MATERIALI. PER UNA BIBLIOGRAFIA SULLA SHOAH (PARTE NONA)

ERNST FRAENKEL
Nato a Colonia nel 1898 e deceduto a Berlino nel 1975, oppositore del
nazismo, tra i maggiori studiosi del diritto e della politica. Opere di
Ernst Fraenkel: Il doppio Stato, Einaudi, Torino 1983. Scritti su Ernst
Fraenkel: si veda l'introduzione di Norberto Bobbio al volume sopra citato.

ANNE FRANK
Annelies Marie Frank nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte; emigro' con la
famiglia in Olanda nel 1933. Dal 1942 al 1944 visse segregata nell'alloggio
segreto per sfuggire ai  nazisti. A seguito di una segnalazione spionistica
tutti i rifugiati nell'alloggio furono arrestati; deportata ad Auschwitz,
poi trasferita a Bergen Belsen, vi mori' nel marzo 1945, poche settimane
dopo le truppe inglesi liberavano i sopravvissuti del campo. Opere di Anne
Frank: il Diario (in italiano edito da Einaudi e negli Oscar Mondadori;
ovviamente l'edizione di riferimento e' adesso la nuova edizione integrale,
Einaudi, Torino 1993, 20003) fu trovato nell'alloggio segreto e consegnato
dopo la guerra al padre, unico sopravvissuto della famiglia; fu pubblicato
nel 1947. Cfr. anche i Racconti, Cappelli, poi Racconti dell'alloggio
segreto, Einaudi, Torino 1983; l'edizione critica dei Diari, Einaudi, Torino
2002. Opere su Anne Frank: Melissa Mueller, Anne Frank. Una biografia,
Einaudi, Torino 2000; C. Ann Lee, Storia di Anne Frank, Rizzoli, Milano
1998; segnaliamo anche l'interessante lavoro di Willy Lindwer, Gli ultimi
sette mesi di Anna Frank, Newton Compton, Roma 1989, 1995; e la
testimonianza di Miep Gies, Si chiamava Anne Frank, Mondadori, Milano 1988.

VIKTOR E. FRANKL
Nato a Vienna nel 1905, illustre psicologo, deportato in lager, testimone e
studioso. Opere di Viktor E. Frankl: segnaliamo particolarmente Uno
psicologo nei lager, Ares, Perugia 1996.

JACQUES FREDJ
Docente universitario di storia contemporanea, direttore del "Centro di
documentazione ebraica contemporanea" e del "Memoriale del martire ebreo
ignoto" di Parigi.

SIGMUND FREUD
Nato nel 1856, deceduto nel 1939, fondatore della psicoanalisi. Opere di
Sigmund Freud: ad affiancare l'edizione italiana delle Opere di Freud
l'editore Boringhieri (ora Bollati Boringhieri) ha pubblicato un utile
strumento di lavoro: Sigmund Freud, Compendio di tutti gli scritti,
Boringhieri, Torino 1986. Opere su Sigmund Freud: per un primo orientamento
cfr. Vincenzo Cappelletti, Introduzione a Freud, Laterza, Roma-Bari 1997;
Silvia Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi, Mondadori, Milano 1986,
1994; Paul Roazen, Freud e i suoi seguaci, Einaudi, Torino 1998; oltre
naturalmente alla monumentale biografia di Ernest Jones, Vita e opere di
Freud, Il Saggiatore, Milano 1962.

SAUL FRIEDLAENDER
Illustre studioso. Opere di Saul Friedlaender: Pio XII e il Terzo Reich.
Documenti, Feltrinelli, Milano 1965; L'ambiguita' del bene, Feltrinelli,
Milano 1967; La Germania nazista e gli ebrei. Vol. I: Gli anni della
persecuzione, 1933-1939, Garzanti, Milano 1998.

FRIEDRICH GEORGE FRIEDMANN
Nato ad Augusta in Baviera nel 1912, nel 1933 si trasferisce in Italia a
causa delle persecuzioni naziste; dopo le leggi razziste italiane del '38 si
trasferisce in Inghilterra, ed un anno dopo negli Stati Uniti. Docente
universitario, tra il '50 e il '57 ha preso parte a varie ricerche sul campo
di studio della cultura e delle condizioni di vita dei contadini nell'Italia
meridionale. Dal 1960 e' tornato in Germania. Opere di Friedrich George
Friedmann: Da Cohen a Benjamin. Essere ebrei tedeschi, Giuntina, Firenze
1995; Miseria e dignita'. Il Mezzogiorno nei primi anni Cinquanta, Edizioni
cultura della pace, S. Domenico di Fiesole 1996; Hannah Arendt, Giuntina,
Firenze 2001.

OTTO FRIEDRICH
Nato a Boston nel 1937, giornalista e saggista, ha diretto per anni il
settimanale "Time". Opere di Otto Friedrich: Auschwitz. Storia del lager
1940-1945, Baldini & Castoldi, Milano 1994.

ERICH FROMM
Psicoanalista e sociologo (Francoforte 1900 - Locarno 1980), collaboratore
della scuola di Francoforte, esule in America, nella sua riflessione unisce
analisi e suggestioni di Marx, Freud, della tradizione ebraica e cristiana,
del buddhismo zen. Opere di Erich Fromm: segnaliamo tra le principali: Fuga
dalla liberta', Comunita'; Dalla parte dell'uomo, Astrolabio; Il linguaggio
dimenticato, Garzanti; Psicoanalisi della societa' contemporanea, Comunita';
L'arte di amare, Il Saggiatore; Psicoanalisi dell'amore, Newton; Marx e
Freud, Garzanti; La rivoluzione della speranza, Bompiani; La crisi della
psicoanalisi, Mondadori; Anatomia della distruttivita' umana, Mondadori;
Avere o essere?, Mondadori; Grandezza e limiti del pensiero di Freud,
Mondadori; La disobbedienza, Mondadori. Fromm ha anche curato il volume di
AA. VV., L'umanesimo socialista, Rizzoli. Opere su Erich Fromm: Rainer Funk,
Erich Fromm. La vita e il pensiero, Massari Editore.

GUIDO FUBINI
Nato nel 1924, antifascista, giurista e dirigente politico, illustre
studioso, acuto saggista, operatore di pace. Opere di Guido Fubini: La
condizione giuridica dell'ebraismo italiano, La Nuova Italia, Firenze 1974;
L'antisemitismo dei poveri, Firenze 1984. Opere su Guido Fubini: "Rassegna
mensile di Israel", volume LXX, n. 1, gennaio-aprile 2004 (Tevet Nissan
5764): Omaggio a Guido Fubini.

RUGGERO GABBAI
Regista cinematografico. Opere di Ruggero Gabbai: Memoria. I sopravvissuti
di Auschwitz racontano (Italia, 1997).

GIANCARLO GAETA
Docente di storia delle religioni all'Universita' di Firenze, ha curato
l'edizione italiana dei Quaderni di Simone Weil ed e' forse il piu' profondo
studioso italiano della grande pensatrice. Opere di Giancarlo Gaeta:
segnaliamo particolarmente Simone Weil, Edizioni cultura della pace, S.
Domenico di Fiesole (Fi) 1992; e la raccolta di saggi ed interventi
Religione del nostro tempo, Edizioni e/o, Roma 1999.

ALESSANDRO GALANTE GARRONE
Nato a Vercelli nel 1909, scomparso nel 2003, magistrato, partigiano,
docente universitario, storico. Scrivemmo di lui su questo foglio in
occasione del decesso nel 2003: "Dei piu' grandi maestri di vita civile che
l'Italia abbia avuto, Alessandro Galante Garrone era uno dei piu' grandi.
Uomo della Resistenza, magistrato, storico, limpido e strenuo difensore dei
valori della civilta', del rigore morale e intellettuale, della dignita'
umana, del buono e del vero cultore, sollecito sempre del pubblico bene,
fraterno con tutti e generoso sempre. Ed avversario sempre alla menzogna e
alla sopraffazione, nemico sempre e per sempre di ogni violenza ed oltraggio
e degradazione. Una persona civile, una persona buona, un nostro maestro".
Opere di Alessandro Galante Garrone: Buonarroti e Babeuf; Filippo Buonarroti
e i rivoluzionari dell'Ottocento; Gilbert Romme. Storia di un
rivoluzionario; I radicali in Italia. 1849-1925; Cavallotti; Salvemini e
Mazzini; I miei maggiori; Padri e figli; Calamandrei; L'albero della
libertà. Dai giacobini a Garibaldi; Amalek: il dovere della memoria; Libertà
liberatrice; Un affare di coscienza; L'Italia corrotta. 1895-1996.

CARLO GALANTE GARRONE
Dal sito dell'Anpi (www.anpi.it) riprendiamo la seguente scheda: "Nato a
Vercelli il 2 dicembre 1910, deceduto a Torino nel 1997, magistrato,
avvocato e parlamentare. Giudice al Tribunale di Torino (era entrato in
magistratura nel 1935), fu arrestato dopo l'8 settembre dai fascisti durante
un'udienza, ma riusci' a fuggire entrando in clandestinita' nelle formazioni
di Giustizia e Liberta', nelle quali militava il fratello Alessandro, che ne
e' stato tra i principali organizzatori. Alla Liberazione, il Cln l'aveva
nominato prefetto di Vercelli, ma lui era poi tornato in magistratura. Nel
1953 Carlo Galante Garrone decise di dedicarsi alla professione forense, che
esercito' anche dopo una parentesi da parlamentare (nel '68 fu eletto
senatore, come indipendente di sinistra in una lista unitaria). Autore di un
libro di memorie, nel quale ha messo in risalto anche i forti sentimenti
patriottici della famiglia (i fratelli della madre, Giuseppe ed Eugenio
Garrone sono caduti nella prima guerra mondiale e sono stati insigniti di
Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria), ha pure scritto, sotto lo
pseudonimo di Isidoro Pagnotta, una gustosa antologia, intitolata Viva il
capomastro, delle contraddittorie affermazioni di Mussolini durante il
ventennio fascista".

DUCCIO GALIMBERTI
Dal sito dell'Anpi (www.anpi.it) riprendiamo la seguente scheda: "Nato a
Cuneo il 30 aprile 1906, ucciso a Centallo (Cuneo) il 4 dicembre 1944,
avvocato, Medaglia d'oro della Resistenza, proclamato eroe nazionale dal Cln
piemontese, Medaglia d'oro al valor militare. Suo padre, Tancredi, era stato
ministro delle Poste con Giovanni Giolitti e poi senatore fascista; la
madre, l'inglese Alice Schanzer, era una poetessa. A Duccio erano stati
imposti i nomi di Tancredi, Achille, Giuseppe, Olimpio, ma per tutta la vita
sarebbe stato, appunto, Duccio, il vezzeggiativo familiare che gli e'
rimasto pure e, soprattutto, dopo la morte, anche se per un certo periodo
nella Resistenza fu conosciuto come professor Garnera. Duccio, considerato
un valente penalista gia' in giovane eta', non venne mai, nonostante la
posizione del padre, a compromessi con il fascismo. Quando giunse il momento
della leva, non pote' fare il corso di allievo ufficiale perche' per
frequentarlo avrebbe dovuto iscriversi al fascio; fece cosi' il servizio da
soldato semplice. Negli anni tra il 1940 e il 1942 tento' di organizzare a
Cuneo, lui mazziniano fervente, gli antifascisti del luogo. E' con la caduta
di Mussolini che Duccio viene clamorosamente allo scoperto: il 26 luglio del
1943 arringa la folla dalla finestra del suo studio che dava sulla Piazza
Vittorio a Cuneo; nello stesso giorno parla in un comizio a Torino.
Riferendosi al proclama del generale Badoglio grida: "Si', la guerra
continua fino alla cacciata dell'ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle
ultime vestigia del regime fascista". Queste parole gli valgono subito un
mandato di cattura delle autorita' badogliane, che sara' revocato soltanto
tre settimane dopo. L'8 settembre lo Studio Galimberti a Cuneo si trasforma
in centro operativo per l'organizzazione della lotta armata popolare, dopo
che Duccio non riesce a convincere il Comando militare di Cuneo ad opporsi
in armi ai tedeschi. Tre giorni dopo Galimberti, con Dante Livio Bianco ed
altri dieci amici e' gia' in Val di Gesso, dove costituisce il primo nucleo
della banda "Italia Libera" (analoga banda viene formata in Valle Grana da
Giorgio Bocca, Benedetto Dalmastro ed altri amici di Duccio), dalla quale
nasceranno le brigate di Giustizia e Liberta'. Nel gennaio del 1944 Duccio,
durante un rastrellamento, viene ferito; e' curato sommariamente da una
dottoressa, ebrea polacca, sfuggita ai nazisti e riparata tra i partigiani.
Ma le ferite sono troppo gravi e Galimberti viene trasportato, su una
slitta, sino allíospedale di Canale. Quando si ristabilisce, viene nominato
comandante di tutte le formazioni GL del Piemonte e loro rappresentante nel
Comitato militare regionale. In tale veste, il 22 maggio del 1944, conclude
a Barcelonette un patto di collaborazione e di amicizia con i "maquisards"
francesi. In veste di "diplomatico" tratta pure l'unificazione e il
coordinamento delle bande operanti in Val d'Aosta. Si sposta poi a Torino ed
e' qui che viene localizzato e bloccato dai repubblichini. E' il 28 novembre
del 1944. Inutili i frenetici tentativi delle forze della Resistenza di
operare uno scambio con i tedeschi. I repubblichini considerano Duccio una
loro preda, tanto che quattro giorni dopo, nel pomeriggio del 2 dicembre, un
gruppo di fascisti dell'Ufficio politico di Cuneo arriva a Torino e lo
preleva dal carcere. Lo trasportano nella caserma delle brigate nere di
Cuneo: qui Galimberti viene interrogato e ridotto in fin di vita dalle
sevizie, ma non parla. Il mattino del 4 dicembre, l'eroico comandante di
Giustizia e Liberta' viene caricato su un camioncino, trasportato nei pressi
di Centallo e abbattuto dai suoi aguzzini con una raffica alla schiena".

NICOLA GALLERANO
Storico. Opere di Nicola Gallerano: cfr. per un avvio La verita' della
storia. Scritti sull'uso pubblico del passato, Manifestolibri, Roma 1999.
Opere su Nicola Gallerano: AA. VV., In memoria di Nicola Gallerano, "Italia
contemporanea", n. 204/1996.

FABIO GALLUCCIO
Nato a Messina nel 1954, studioso di Gobetti e del pensiero
liberalsocialista. Opere di Fabio Galluccio, I lager in Italia, Nonluoghi
Libere Edizioni, Civezzano (Tn) 2002.

ALDO GAROSCI
Nato a Torino nel 1907, antifascista, esule, prese parte alla Resistenza.
Storico e docente universitario, e' scomparso nel gennaio 2000. Opere di
Aldo Garosci: tra le sue opere segnaliamo particolarmente la Vita di Carlo
Rosselli, Vallecchi, Firenze.

ROMAIN GARY
Scrittore francese di origine lituana (1914-1980). Opere di Romain Gary:
Education europeenne, 1945; La promesse de l'aube, 1959, Chien blanc, 1970.
Opere su Romain Gary: cfr. Tzvetan Todorov, Memoria del male, tentazione del
bene, Garzanti, Milano 2001.

ANTONELLO GERBI
Nato a Firenze nel 1904 e deceduto a Civenna nel 1976, studioso di grande
rigore, finezza ed originalita', costretto all'esilio dalle leggi razziste
del fascismo. Opere di Antonello Gerbi: fondamentale ci pare La disputa del
Nuovo Mondo, la cui prima edizione e' del 1955 e che recentemente e' stata
ripubblicata da Adelphi, Milano 2000.

BRONISLAW GEREMEK
Illustre storico polacco, formatosi in Polonia e in Francia sotto la guida
di Fernand Braudel; impegnato per la democrazia. Opere di Bronislaw Geremek:
I bassifondi di Parigi nel Medioevo; La pieta' e la forca; Mendicanti e
miserabili nell'Europa moderna; (con Georges Duby), La storia e altre
passioni; (con Ralf Dahrendorf e Francois Furet), La democrazia in Europa;
tutti presso Laterza.

SYLVIE GERMAIN
Sylvie Germain, scrittrice e docente di filosofia alla Scuola francese di
Praga. Opere di Sylvie Germain: Etty Hillesum. Una coscienza ispirata,
Edizioni Lavoro, Roma.

MAURIZIO GHIRETTI
Docente, studioso di storia romana, collabora con la Fondazione del Centro
di documentazione ebraica contemporanea. Opere di Maurizio Ghiretti: Storia
dell'antigiudaismo e dell'antisemitismo, Bruno Mondadori, Milano 2002.

GIORGIO GIANNINI
Nato a Roma nel 1949, docente di discipline giuridiche, impegnato in vari
centri studi e movimenti per la pace e i diritti umani. Opere di Giorgio
Giannini: segnaliamo almeno L'obiezione di coscienza, Satyagraha, Torino
1985; L'obiezione di coscienza al servizio militare. Saggio
storico-giuridico, Edizioni Dehoniane, Napoli 1987; (a cura di), La
Resistenza non armata, Sinnos, Roma 1995.

MIEP GIES
E' la donna che per due anni aiuto' la famiglia di Anne Frank a sfuggire ai
nazisti. Opere di Miep Gies: Si chiamava Anne Frank, Mondadori, Milano 1988.

LEONE GINZBURG
Eroe antifascista, nato a Odessa nel 1909 e trasferitosi ben presto a
Torino, fu fin da giovanissimo punto di riferimento morale ed intellettuale
per l'antifascismo attivo. Mori' a Roma nel carcere di Regina Coeli il 5
febbraio 1944 a seguito delle torture naziste. Dal sito dell'Anpi
(www.anpi.it) riprendiamo la seguente scheda: "Nato a Odessa (Ucraina) il 4
aprile 1909, morto nel carcere di Regina Coeli a Roma il 5 febbraio 1944,
letterato. Di famiglia ebrea di origine russa ma naturalizzato italiano,
Leone aveva frequentato tra il 1914 e il 1919 le scuole elementari a
Viareggio, localita' di vacanza dei Ginzburg. I primi anni delle secondarie
li aveva pero' seguiti in una scuola russa di Berlino, dove la famiglia si
era trasferita, per continuare poi al liceo d'Azeglio, quando i Ginzburg si
stabilirono a Torino. Leone frequenta ancora il liceo quando comincia a
scrivere lunghi racconti, traduce da Gogol Taras Bul'ba, scrive un saggio su
Anna Karenina. Non sorprende, quindi, che dopo essersi iscritto alla
facolta' di Legge, l'abbia abbandonata l'anno dopo per Lettere. Non
sorprende nemmeno se le frequentazioni con Norberto Bobbio, Augusto Monti e
altri intellettuali torinesi (a Parigi, dove si era recato per completare la
tesi di laurea, aveva anche avuto modo di incontrare Croce, Carlo Rosselli,
Salvemini), hanno in qualche modo influenzato i suoi orientamenti politici.
E' cosi' che Leone Ginzburg, che dopo la laurea in lettere moderne aveva
subito ottenuto la libera docenza e che con Giulio Einaudi aveva appena
costituito l'omonima casa editrice, viene estromesso dall'Universita': l'8
gennaio del 1934, infatti, rifiuta di prestare giuramento di fedelta' al
regime fascista. Non solo: intensifica l'attivita' clandestina nel movimento
di Giustizia e Liberta' e poche settimane dopo viene arrestato con Carlo
Levi, Augusto Monti ed altri. Il Tribunale speciale condanna Ginzburg a
quattro anni di reclusione. Un'amnistia gliene risparmia due, e lui esce dal
carcere di Civitavecchia il 13 marzo del 1936. Come sorvegliato speciale non
puo' svolgere attivita' pubblicistica, cosi' svolge, con Cesare Pavese, un
intenso lavoro alla Einaudi. Si sposa nel '38 e lo stesso anno, a causa
delle leggi razziali, perde la cittadinanza italiana. Quando, nel 1940
l'Italia entra nel conflitto Ginzburg e' arrestato e confinato, come
"internato civile di guerra" in Abruzzo, a Pizzoli. Con la caduta del
fascismo il giovane intellettuale ritorna a Roma ed e' tra gli organizzatori
del Partito d'Azione e poi delle formazioni partigiane di Giustizia e
Liberta'. Lavora alla sede romana dell'Einaudi e, durante l'occupazione,
adotta il nome di copertura di Leonida Gianturco. Dirige "Italia Libera",
giornale del Partito d'Azione, sino a che viene sorpreso nella tipografia
clandestina. E' il 20 novembre del 1943. A Regina Coeli i fascisti scoprono
presto chi e' davvero Leonida Gianturco e il 9 dicembre Leone Ginzburg viene
trasferito nel braccio controllato dai tedeschi. Interrogatori, torture, una
mascella fratturata. Nel gennaio del 1944 il prigioniero e' trasferito,
quasi incosciente, nell'infermeria del carcere. Un mese dopo, mentre i suoi
compagni stanno organizzando un'improbabile evasione, Leone Ginzburg viene
trovato morto". Opere di Leone Ginzburg: Scritti, Einaudi, Torino 1964,
nuova edizione 2000. Opere su Leone Ginzburg: AA. VV. (a cura di Nicola
Tranfaglia), L'itinerario di Leone Ginzburg, Bollati Boringhieri, Torino
1996.

NATALIA GINZBURG
Natalia Levi, nata a Palermo nel 1916 (ma la famiglia si trasferi' presto a
Torino) in una famiglia di intellelttuali che ha grandemente contribuito
alla lotta contro il fascismo, moglie del martire antifascista Leone
Ginzburg, sposo' poi in seconde nozze Gabriele Baldini, scrittrice tra le
piu' grandi del Novecento, autorevole collaboratrice della casa editrice
Einaudi, parlamentare, di profonda umanita' e forte impegno civile, e'
deceduta a Roma nel 1991. Opere di Natalia Ginzburg: segnaliamo
particolarmente l'autobiografico Lessico famigliare. Opere su Natalia
Ginzburg: per un avvio: Luciana Marchionne Picchione, Natalia Ginzburg, La
Nuova Italia, Firenze; Elena Clementelli, Invito alla lettura di Natalia
Ginzburg, Mursia, Milano.

GIOVANNI GIOVANNINI
Illustre giornalista, deportato militare per venti mesi nei lager nazisti.
Opere di Giovanni Giovnnini: segnaliamo particolarmente Il quaderno nero,
Scheiwiller, Milano 2004.

RENE' GIRARD
Nato ad Avignone nel 1923, pensatore poliedrico, fondamentali le sue
riflessioni sulla violenza e sul sacro. Opere di Rene' Girard: Menzogna
romantica e verita' romanzesca (1961), Bompiani, Milano 1965; Dostoevskij
dal doppio all'unita' (1963), SE, Milano 1996; La violenza e il sacro
(1972), Adelphi, Milano 1980; Delle cose nascoste sin dalla fondazione del
mondo (1978), Adelphi, Milano 1983; Il capro espiatorio (1982), Adelphi,
Milano 1987; L'antica via degli empi (1985), Adelphi, Milano 1994;
Shakespeare. Il teatro dell'invidia (1990), Adelphi, Milano 1998; La vittima
e la follia. Violenza del mito e cristianesimo, Santi Quaranta, Treviso
1998; Il risentimento. Lo scacco del desiderio nell'uomo contemporaneo,
Cortina, Milano 1999; Vedo Satana cadere come la folgore (1999), Adelphi,
Milano 2001. Opere su Rene' Girard: A. Carrara, Violenza, sacro, rivelazione
biblica. Il pensiero di Rene' Girard, Vita e pensiero, Milano 1985; S.
Tomelleri, Rene' Girard. La matrice sociale della violenza, Angeli, Milano
1996; Claudio Tugnoli, Girard. Dal mito ai Vangeli, Edizioni Messaggero
Padova, Padova 2001.

GIAMPIERO GIRARDI
Animatore di "Franz Jaegerstaetter Italia" e curatore dell'edizione italiana
del libro di Erna Putz su Jaegerstaetter, autore e curatore di ricerche e
pubblicazioni per una cultura della pace, attivo nella promozione della
nonviolenza.

4. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

5. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it, sudest at iol.it,
paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 829 del 3 febbraio 2005

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