[News] Caccia di sesta generazione GCAP, c'è una finestra di opportunità per fermarlo



Ecco le scadenze e i punti deboli del programma militare GCAP

A pochi giorni da una scadenza cruciale per il programma GCAP (Global Combat Air Programme), il costosissimo caccia di sesta generazione promosso da Italia, Regno Unito e Giappone, si apre una finestra di opportunità per il movimento pacifista. Il programma non è ancora irreversibile, e i prossimi giorni potrebbero essere decisivi per bloccarne l'ulteriore avanzamento.

Le scadenze immediate: l’ultimo atto entro il 30 giugno

Il 2 aprile scorso, la joint venture trinazionale Edgewing (partecipata da Leonardo, BAE Systems e Japan Aircraft Industrial Enhancement Company) ha ricevuto il primo contratto internazionale congiunto, del valore di 686 milioni di sterline, per finanziare le attività chiave di progettazione e ingegneria. Quel contratto – definito “ponte” o transitorio – scadrà il 30 giugno 2026. Secondo il governo britannico, entro la fine del mese verrà sottoscritto il contratto internazionale completo che farà progredire il GCAP dalla fase concettuale alla piena progettazione.

Perché si può ancora fermare

Il passaggio di questa settimana è cruciale, ma il programma non ha ancora superato il punto di non ritorno per tre ragioni.

  • Primo: il contratto in scadenza finanzia solo la progettazione e lo sviluppo. Il contratto per la produzione su larga scala degli aerei (quello che impegnerebbe le industrie alla costruzione effettiva dei caccia) non è ancora stato firmato. Il mancato accordo su questa fase bloccherebbe l’intero progetto prima della costruzione.
  • Secondo: in Italia il Parlamento dovrà approvare i futuri finanziamenti pluriennali per la produzione, creando ulteriori occasioni di dibattito e di voto contrario. La ratifica della convenzione istitutiva dell’organizzazione GCAP è già stata approvata a larga maggioranza nel novembre 2024, ma quella votazione non ha sancito il via libera definitivo ai costi di acquisizione dei velivoli. Le risorse per la produzione dovranno passare al vaglio delle Camere, e lì la mobilitazione della società civile può fare la differenza.
  • Terzo: la realizzazione del prototipo – prevista per il 2028 non è ancora iniziata. Bloccare il programma prima di quella data significa impedire l’avvio concreto della costruzione del primo esemplare volante. La fase attuale è ancora quella progettuale, reversibile per definizione.

Le difficoltà economiche e le divisioni latenti

Il programma mostra crepe significative che il movimento pacifista può e deve evidenziare.

La più importante è il triplicamento dei costi per l’Italia. La spesa per le sole fasi di sviluppo è passata da 6 miliardi di euro (stima del 2021) a 18,6 miliardi. E questi costi escludono l’acquisto degli aerei e dei droni gregari, ad oggi incalcolabili. Il GCAP rischia di diventare il programma più costoso nella storia delle forze armate italiane, superando persino l’F-35.

Sul fronte delle divisioni politiche, il Regno Unito sta mostrando forti incertezze. L’annuncio dell'investimento britannico per il GCAP, atteso per la fine del 2025 come parte del piano decennale di investimenti nella difesa, è stato rinviato a causa di un contrasto sulla spesa tra il ministero della Difesa e il Tesoro britannico. Fonti rivelano inoltre che i funzionari giapponesi hanno espresso frustrazione per i continui ritardi britannici, lamentando che Londra si sta rivelando un partner “inaffidabile”. Come ha commentato un analista indipendente: “Il Giappone pensava che l’Italia sarebbe stato il problema, invece si è scoperto che è il Regno Unito.

Ci sono poi le dimissioni del ministro della Difesa John Healey, che ha accusato il governo di essere riluttante a impegnare risorse adeguate per la difesa. L’incertezza sulla capacità del Regno Unito di onorare i propri impegni finanziari potrebbe far slittare l’entrata in servizio del caccia dalla metà degli anni ’30 addirittura al 2040.

Una mobilitazione urgente

Il movimento pacifista, come hanno ricordato i firmatari di un apposito appello contro il GCAP, ha il compito urgente di chiedere lo stop sul nascere di questo programma. Le prossime scadenze - come quella del 30 giugno – rappresentano un’opportunità concreta per fare pressione sui governi e sul Parlamento.

È il momento di chiedere ai rappresentanti politici di non firmare il contratto definitivo, di non impegnare risorse per la produzione e di fermare il GCAP prima che diventi irreversibile. Le divisioni tra i partner, i costi fuori controllo e l’assenza di un mandato parlamentare per la produzione in serie sono i punti deboli su cui costruire una mobilitazione efficace.