8 dicembre per Turi Vaccaro



8 DICEMBRE PER TURI E PER IL DISARMO ATOMICO

L’8 dicembre è il 18esimo anniversario della stipula degli accordi INF (1987) tra Reagan e Gorbaciov che, stimolati e sospinti da un grande movimento internazionale per la pace e il disarmo, portarono allo smantellamento degli euromissili in Europa: la data della fine della “guerra fredda” tra USA e URSS che ha (temporaneamente) allontanato per tutti l’incubo della guerra atomica totale. L’8 dicembre è anche uno dei giorni che precede la sentenza di appello del Tribunale di Breda contro Turi Vaccaro, un nonviolento protagonista del movimento contro i missili nucleari di Comiso (e di Wonsdrecht, Florennes, Mutlangen, Greenham Common...), condannato oggi a 18 mesi di carcere per aver ricordato, con una sua azione clamorosa, che l’Europa, e l’Olanda in particolare, continuano ad ospitare gli arsenali della “fine del mondo” e a preparare una guerra nucleare che costituisce, ancora, un rischio gravissimo e terribilmente concreto. Troviamoci l’8 dicembre davanti l’ambasciata olandese a Roma per una iniziativa di protesta, di dialogo, di sensibilizzazione: esprimiamo la nostra “corresponsabilità” con l’azione di Turi Vaccaro, chiediamo per lui un “giusto” processo (se la giustizia coincidesse con la legge dovrebbe assolverlo), ricordiamo la necessità di abolire subito gli armamenti nucleari, a partire dalla rimozione e la distruzione delle testate nucleari presenti sul territorio europeo. 6 pacifisti nonviolenti, riunitisi a Roma il 27 ottobre scorso, dopo una conferenza stampa tenuta per solidarizzare con Turi vaccaro, hanno lanciato un appello: “-. La vicenda di Turi, che ha avuto pochissima rilevanza nel mondo pacifista, ha risvegliato la nostra coscienza: dobbiamo occuparci di più e meglio del problema delle armi nucleari, della proliferazione nucleare e del rischio concreto di guerra atomica, che oggi è più grave di quanto non fosse negli anni della "guerra fredda", retti dall'equilibrio del terrore. Questa consapevolezza ci porta oggi a riproporre in termini radicali la campagna per l'abolizione totale delle armi nucleari, partendo dalla rimozione di tutte le testate schierate sul nostro territorio. Il disarmo nucleare totale è imposto dal Trattato di non proliferazione del 1970. Noi chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la sopravvivenza della specie umana e della natura che si coordino per progettare e organizzare insieme una nuova grande campagna per realizzare l'obiettivo della denuclearizzazione”.
L’8 dicembre deve essere un primo momento in cui possiamo concretizzare 
l’impegno convergente e sinergico “per Turi e per il disarmo atomico”.
Angelo Baracca - Comitato scienziate e scienziati contro la guerra

Alberto Castagnola - Archivio disarmo

Tonino Drago - Ex Presidente Commissione difesa civile non armata

Alfonso Navarra - Lega disarmo unilaterale

Lorenzo Porta - sociologo dell'educazione alla pace

Alex Zanotelli - Missionario comboniano

Info:

Angelo Baracca - tel. 328-0196987

Alfonso Navarra - tel. 349-5211837



PETIZIONE PER TURI E PER IL DISARMO ATOMICO
(Il testo è praticamente identico alle mozioni presentate alla Camera, dall’on. Bulgarelli, al Senato, dal Senatore Gigi Malabarba). E’ da consegnare all’ambasciatore olandese durante il sit-in di protesta e sensibilizzazione, convocato per giovedi 8 dicembre a Roma, alle ore 11.30. L’ambasciata del Regno dei Paesi Bassi ha sede in Via Michele Mercati 8 - 00197 Roma)
Al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
All’Ambasciatore in Italia del Regno dei Paesi Bassi

I sottoscritti, cittadini dell’Europa dei popoli e della Pace

premesso che:

il nonviolento del movimento "Ploughshares" Turi Vaccaro, è stato recentemente (27 ottobre 2005) condannato a 18 mesi di detenzione dal Tribunale di Breda (Olanda) per la precisione 6 mesi più 12 mesi aggiuntivi se non pagherà 750.000 euro di danni - per aver deliberatamente ed in piena coscienza danneggiato due caccia NATO F16, capaci di portare testate atomiche B61, ospitati nella base di Wonsdrecht;
il gesto di disobbedienza civile del Vaccaro, credente cattolico, attivista 
nonviolento da molti anni, comunque valutato, considerata la sua 
nobile  motivazione ("trasformare le spade in aratri"), considerata altresì 
la forma di attuazione, responsabilmente autodenunciata, pone pur sempre 
all'attenzione di tutti, non solo in Olanda, il problema della presenza 
degli armamenti nucleari sul suolo europeo e dei modelli di difesa che ne 
prevedono il dispiegamento e l'uso;
Turi Vaccaro ricorrerà in appello contro la sentenza di condanna, 
sostenendo di aver agito per legittima difesa contro l'illegalità delle 
armi nucleari che costituiscono una concreta minaccia alla vita della sua 
famiglia, della comunità in cui ha scelto di risiedere, dell'umanità tutta;
considerato che

i Paesi aderenti al Trattato di Non Proliferazione (TNP) - tra i quali, in pratica, quasi tutti i membri dell'Unione Europea in qualità di "Stati non nucleari" (quindi l'Olanda e l'Italia) - si sono impegnati a non accettare mai di ospitare sul proprio territorio armi atomiche (Art. II);
l'Italia, in particolare, che costituzionalmente "ripudia la guerra", non 
può accettare la condizione illegale di "Stato atomico", che ospita 
armamenti nucleari di una potenza straniera, pretende di disporre della 
doppia chiave per il loro uso, e coltiva piani di guerra che combinano 
operazioni difensive suicide con scenari offensivi genocidi;
lo sviluppo nella popolazione di una più solida e profonda cultura di pace 
è strettamente collegato all'idea che si possono garantire sicurezza e 
difesa delle popolazioni costruendo modelli alternativi al posto del 
modello attuale, illegale, immorale, non necessario militarmente e 
terribilmente pericoloso.
Chiedono, in particolare al  Governo italiano ed al governo olandese, di:

1- aiutare fattivamente Turi Vaccaro, il pacifista coraggioso e conseguente, e vigilare, mediante le Autorità competenti, sulle condizioni di detenzione del nostro concittadino in Olanda, esigendo dalle Corti internazionali che sia sottoposto ad un giusto processo; auspicando che in appello sia riconosciuto innocente, le Autorità italiane ed olandesi devono comunque assicurarsi che la pena eventualmente inflitta a Turi sia scontata umanamente, rispettando i suoi bisogni fondamentali, che comprendono la necessità di comunicare con la famiglia e con gli amici e di rispettare le sue scelte nella alimentazione e gestione della salute;
2 - decidere ed attuare, prendendo ad esempio l'indirizzo indicato da un 
recente voto del Parlamento belga, la rimozione e la distruzione delle 
testate nucleari presenti sul territorio, incluse quelle installate sui 
sommergibili e sulle navi.
Comitato di sostegno al nonviolento Turi Vaccaro
via borsieri,12 -20159 milano tel-fax 02-7202.2521 cell. 349-5211837 e-mail alfonsonavarra at virgilio.it
Adesioni:
Lega Disarmo Unilaterale, Lega Obiettori di Coscienza, Berretti Bianchi, Convegno OSM per la DPN (Bologna 12-13 novembre 2005),
indirizzi utili:

Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi
Via Michele Mercati 8 - 00197 Roma
Tel.: 06.32.21.141
Fax: 06.32.21.440
E-mail: rom at minbuza.nl
Website:www.olanda.it
Il Consolato è aperto lunedì, martedi, giovedi e venerdì dalle 9 alle 12.
Fax Consolato: 06.32.25.649
E-mail Consolato: rom-ca at minbuza.nl

Consolato-Generale dei Paesi Bassi a Milano
Reparto Commerciale
Via San Vittore 45 - 20123 Milano
Tel.: 02.48.55.84.26
Fax: 02.48.55.84.53
E-mail: nlgovmil at iol.it


Alleghiamo, per agevolare la documentazione, un articolo del fisico “contro la guerra” Angelo Baracca, apparso sul mensile “GUERRE E PACE”, n. 123, ed una recensione sul suo ultimo, fondamentale libro A volte ritornano: il nucleare. La proliferazione nucleare ieri, oggi e soprattutto domani (Jaca Book, 2005)
---- Sessanta anni bastano! ----

di Angelo Baracca

Il fallimento del Tnp è un’occasione per il movimento: una grande campagna per il disarmo nucleare totale immediato può sbloccare il quadro geopolitico, rilanciare il movimento e isolare gli Usa Il fallimento della VII Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione (2-27 maggio) assume una portata epocale. Non solo ha lasciato aperte tutte le questioni di fondo: l’entrata in vigore del bando dei test nucleari (per ora una semplice “moratoria” dopo che Washington nel 1999 bocciò la ratifica), il disarmo nucleare (con il blocco dei progetti di armi di nuova concezione, la vera proliferazione strisciante), il ciclo del combustibile nucleare, il rafforzamento dei controlli. Ma, soprattutto, il rifiuto evidente e arrogante degli Usa di procedere all’eliminazione delle armi nucleari (secondo l’Art. VI del Tnp e i 13 impegni concreti sottoscritti nella Conferenza del 2000), mantenendo anzi le mani libere per la ricerca di armi di tipo nuovo, apre una fase nuova, gravida di pericoli senza precedenti. Il Tnp naturalmente rimane formalmente valido, ma appare sempre più un simulacro. Questa situazione è aggravata dal colpevole silenzio degli organi di (dis)informazione e dalla conseguente indifferenza dell’opinione pubblica.
UNA FASE NUOVA

Non ripeteremo quanto scritto negli articoli precedenti sulle ricerche per realizzare armi nucleari di concezione radicalmente nuova (1), che sfuggono completamente a tutti i trattati vigenti. Nessuno è in grado di dire a che punto siano queste ricerche, ma certo quando saranno realizzate l’intero regime di proliferazione costruito in 35 anni crollerà: scomparirà la fondamentale distinzione tra guerra nucleare e guerra convenzionale, che per ora i trattati internazionali garantiscono. Non possiamo permetterci di aspettare quel momento: la sola strada che rimane aperta è di imporre ora l’eliminazione totale di tutte le armi nucleari, presenti e future.
Sul numero di giugno di questa rivista, Piero Maestri analizzava la fase 
attuale del movimento per la pace e le condizioni per rilanciarlo (2): 
credo che una campagna mondiale per il disarmo nucleare costituisca un 
terreno ideale e offra altre opportunità uniche. L’obiettivo infatti è 
sicuramente unificante e mobilitante, può consentire ai movimenti un 
aggancio diretto e forte con la società e può costituire anche un fulcro 
per dare un forte scrollone alla situazione internazionale, innescando una 
controtendenza alla strategia devastante di Washington e dei suoi alleati 
di creare divisioni e conflitti di civiltà.
UN OBIETTIVO POSSIBILE E MOBILITANTE

Per il disarmo nucleare non dobbiamo inventarci nulla: è tutto scritto e ribadito solennemente con estrema precisione nel Diritto internazionale, come lo sono le procedure di controllo. Per nessun altro sistema d’arma esistono trattati che ne impongono l’eliminazione totale, impegni precisi che li ribadiscono, nonché istituzioni internazionali deputate a realizzare controlli scrupolosi e riconosciuti dalla comunità internazionale (fondamentali per la verifica di qualsiasi processo di disarmo). La validità e la forza di queste norme sono state autorevolmente confermate dalla Corte internazionale di giustizia, che nel 1996 stabilì che la detenzione di armi nucleari e/o il loro uso come minaccia (la strategia della “deterrenza”, compresa tutta quella della guerra fredda) violano il Diritto internazionale, il Diritto umanitario (riferimento decisivo, in quanto impone di distinguere obiettivi militari e civili, di evitare sofferenze inutili ai combattenti e di rispettare i “dettami della coscienza comune”) e le norme di rispetto dell’ambiente, e confermò che il disarmo nucleare costituisce un obbligo.
Possiamo convincere la gente che oggi siamo nelle migliori condizioni per 
imporre il disarmo nucleare, senza se e senza ma, proprio perché le grandi 
potenze ci hanno lasciato in una situazione di stallo, e domani potrebbe 
essere troppo tardi. Con queste carte in mano, se non saremo capaci di 
imporre l’eliminazione totale delle armi nucleari, non riusciremo a 
eliminare nessun altro tipo di arma.
SBLOCCARE IL QUADRO GEOPOLITICO

Ma vi sono altri argomenti forti per puntare su questo obiettivo: esso può costituire il punto di forza per sbloccare la situazione geopolitica, ingessata dalla strategia di Washington, tesa con tutti i mezzi ad accentuare le divisioni tra e all’interno dei paesi, a esasperare le differenze culturali, razziali e religiose.
L’obiettivo dell’eliminazione delle armi nucleari, infatti, può raccogliere 
consensi e generare mobilitazioni aldilà e al di sopra di qualsiasi 
divisione, unendo popoli, religioni, aree, sindacati, partiti e governi 
volonterosi, e trasformandosi così in un fattore aggregante, in netta 
controtendenza rispetto ai disegni di Washington, che non intende piegarsi 
a una tale richiesta, per quanto vi sia vincolata da norme e impegni precisi.
In questa chiave si possono individuare obiettivi intermedi, facendo 
maturare e crescere una consapevolezza e una volontà collettive, 
rafforzando un mobilitazione unitaria che sia capace di piegare le 
vocazioni subalterne dei governanti. Ne citerò alcuni, senza l’ambizione di 
proporre una ricetta definitiva.
L’obiettivo del Mediterraneo e del Medio Oriente liberi da armi nucleari 
potrebbe raccogliere un forte consenso in tutta l’area e mobilitare vaste 
masse, contribuendo anche a decantare il conflitto israelo-palestinese e a 
spezzare la rete di collusioni e omertà con Israele, oltre a depotenziare 
le eventuali aspirazioni nucleari dell’Iran.
TUTTI NE AVREBBERO VANTAGGI

Per l’Europa non sarà certo facile affrontare l’eliminazione degli arcaici quanto inutili arsenali nucleari francese e britannico: ma si tratterebbe di una proposta di carattere fortemente politico che, in un momento di stallo dell’Unione (e proprio mentre brancola alla ricerca di un’ambiziosa quanto velleitaria fisionomia militare), ridarebbe vigore alle istanze democratiche quali il Parlamento europeo, costituirebbe una forte connotazione distintiva rispetto alle esigenze Usa e ai vincoli della Nato e porrebbe l’Europa in una situazione di primo piano sulla scena politica ed economica mondiale.
Solo l’eliminazione delle armi nucleari bloccherebbe sul nascere le 
ambizioni militari latenti di molti paesi, in primo luogo il Giappone e la 
Germania, che sicuramente possiedono i materiali e le capacità per 
realizzare la bomba in tempi brevissimi.
La Russia potrebbe essere fortemente interessata a liberarsi del proprio 
ingombrante, costoso e decadente arsenale nucleare, che ormai svolge solo 
una funzione di estrema deterrenza, in un quadro di forti garanzie, e in 
una prospettiva di potere sviluppare per questa via relazioni di tipo nuovo 
a livello europeo e mondiale.
Anche la Cina, malgrado recenti dichiarazioni battagliere, potrebbe essere 
interessata a liberarsi in questo contesto del proprio arsenale e degli 
onerosi sforzi a cui è obbligata per rinnovarlo, se tale passo si inserisse 
nell’apertura di una diversa strategia politica ed economica mondiale che, 
rompendo l’accerchiamento operato dagli Stati uniti, instauri rapporti 
nuovi che allentino anche il crescente soffocamento delle economie degli 
altri paesi ed apra la prospettiva di un futuro più equilibrato.
Anche l’Onu potrebbe ricevere un forte impulso vivificatore da questo 
processo, che passerebbe necessariamente attraverso un affrancamento 
dell’Assemblea generale rispetto alle prerogative paralizzanti del 
Consiglio di sicurezza.
FUORI TUTTE LE ARMI NUCLEARI DALL’ITALIA E DALL’EUROPA

L’obiettivo più immediato deve essere comunque l’eliminazione delle 480 testate Usa in Europa. Contrariamente alle apparenze, l’Italia è un paese nucleare! Le 90 bombe a caduta sul nostro suolo sono residui arcaici della guerra fredda: in particolare le 40 a Ghedi Torre sono in una base militare italiana, a disposizione dei nostri bombardieri e dei nostri piloti.
L’Art. II del Tnp “impegna” espressamente ogni stato non nucleare a “non 
ricevere il trasferimento di armi o esplosivi nucleari, o il controllo su 
di essi”. Anche la deterrenza è illegale, come i trasporti o transiti 
segreti di materiali nucleari.
La Grecia ha ottenuto la rimozione delle testate dal suo territorio. Il 
parlamento del Belgio l’ha già richiesta formalmente.
Questo obiettivo può ridare vigore e unità a tutto il movimento europeo.

Ma oltre alle bombe vi sono la base de La Maddalena concessa ai sommergibili nucleari, nonché gli accordi per l’attracco in molti porti di tali sommergibili, a cominciare da La Spezia, Taranto, Gaeta, in pesante violazione di ogni nostra normativa in quanto la loro segretezza vanifica le norme di sicurezza e i piani di emergenza. Senza contare che ogni sommergibile porta presumibilmente un carico di testate nucleari capace di radere al suolo un continente!
Il 2005 è il 60¡ anniversario di Hiroshima e Nagasaki: sessanta anni bastano!

 NOTE
(1) Per un’analisi dettagliata si veda: A. Baracca, A Volte Ritornano: il Nucleare. La proliferazione Nucleare Ieri, Oggi e Soprattutto Domani, Milano, Jaca Book, 2005.
(2) Piero Maestri, Un programma di movimento, "G&P", n. 120.


IL PERICOLO NUCLEARE

Il problema delle armi nucleari e i rischi di guerra nucleare non sembrano stare oggi in cima alle preoccupazioni dell’opinione pubblica, ma forse neppure del movimento per la pace: sembra non essersi ancora dissolta l’illusione nata dopo il crollo dell’Urss che queste armi siano diventate obsolete e la loro eliminazione sia solo questione di tempo.
UN'ANALISI A TUTTO CAMPO

Giunge dunque a proposito questo corposo saggio di Angelo Baracca, A volte ritornano: il nucleare. La proliferazione nucleare ieri, oggi e soprattutto domani (Jaca Book, 2005, 382 pagg.), che copre un vero vuoto editoriale in modo esauriente e completo e la cui lettura, piana ed accessibile, consente di acquisire tutta l’informazione rilevante, aggiornata e rigorosa sugli armamenti nucleari e sulla minaccia crescente che essi pongono.
Questo saggio fornisce infatti un’analisi a tutto campo, che spazia da 
un’originale rilettura della storia degli ultimi sessant'anni, imperniata 
appunto sugli armamenti nucleari, a un’informazione completa sui programmi 
nucleari militari nel mondo, a un’analisi assolutamente inedita su un punto 
di importanza cruciale per il futuro, cioè sulle ricerche per realizzare 
armi nucleari di nuovo tipo (di quarta generazione), di potenza molto 
piccola e bassa radioattività residua, che siano effettivamente 
utilizzabili sul campo di battaglia, cancellando così la fastidiosa e 
ingombrante (per i militari) distinzione tra armi nucleari e armi 
convenzionali.
La trattazione fornita da Baracca passa attraverso l’informazione tecnica 
rigorosa sulla struttura delle armi nucleari e la loro evoluzione, un esame 
critico spietato ma obiettivo del ruolo della comunità scientifica e delle 
crescenti implicazioni della ricerca fondamentale, fornendo Appendici che 
trattano in modo dettagliato ed esauriente tutti gli aspetti scientifici a 
un livello accessibile al grande pubblico (vi è un intero corso elementare 
ma completo di fisica del nucleo atomico).
Il saggio è inoltre corredato da un’ampia documentazione, con la traduzione 
dei trattati e degli accordi internazionali in campo nucleare, di cui 
spesso si parla, ma che pochi hanno effettivamente letto (dal Tnp, alla 
"Nuclear Posture Review", al Nuovo concetto strategico della Nato del 1999, 
a molti altri aspetti di Diritto internazionale).
Sebbene il saggio sia dedicato al nucleare di guerra, Baracca, memore del 
lungo impegno fin dalla nascita del movimento antinucleare, non trascura 
neppure di fornire un’analisi a tutto campo dei programmi di nucleare 
“civile” per la produzione di energia elettrica, sgomberando il campo da 
molti miti e luoghi comuni, in un momento delicato come questo, quando 
questi programmi vengono rilanciati a destra e a manca, troppo spesso per 
partito preso e senza una precisa cognizione di causa.
L'INTRECCIO TRA IL CIVILE E IL MILITARE

È impossibile rendere conto succintamente della ricchezza dei temi svolti in questo libro. Vale semmai la pena di soffermarsi sull’aspetto che, tra i tanti, è forse quello che presenta i maggiori caratteri di originalità, non solo per la pressoché assoluta impossibilità di trovare informazioni, ma soprattutto perché, malgrado l’opinione pubblica sia tenuta completamente all’oscuro (o proprio per questo), costituisce la minaccia più grave per il futuro. Il lettore rimarrà senza dubbio stupito e allarmato dall’ampiezza dei campi di ricerca che vengono battuti per cercare di realizzare armi nucleari di tipo completamente nuovo, cosa che l’autore ha ripetutamente denunciato da vari anni, anche su questa rivista, ma che qui discute nel merito in grande dettaglio.
Si apprendono così intrecci insospettati tra settori che vengono sempre 
presentati come tecnologie civili, o campi di ricerca fondamentale, 
apparentemente volti a scoprire le leggi ultime della natura. Forse si può 
capire, in questa chiave, perché si continuino a investire somme ingenti 
nelle ricerche per realizzare la “fusone nucleare controllata” (le più 
recenti per il futuristico progetto internazionale del reattore ITER, che 
la Francia si è aggiudicata dopo un lungo braccio di ferro con il 
Giappone), che in mezzo secolo rimane ancora lontana dal realizzare la 
promessa di fornire energia illimitata, pulita e a basso costo: il saggio 
chiarisce in modo dettagliato gli interessi e le applicazioni militari ben 
più immediati di queste ricerche, per comprendere aspetti ancora 
problematici dell’esplosione a fusione, e per realizzare micro-esplosioni a 
pura fissione, senza la necessità dello stadio a fissione, come nelle 
attuali “bombe H”.
DISARMO NUCLEARE TOTALE

Ma un discorso analogo vale per molti altri campi che si connettono tra loro in modo sinergico, quali le nanotecnologie, i super-laser, l’antimateria, gli acceleratori di particelle, nuovi isotopi e processi nucleari, nonché la “fusione fredda”, che fu liquidata una quindicina di anni fa come una frode scientifica, mentre è stata realizzata recentemente proprio in Italia, anche se vi è il dubbio fondato che i militari se ne fossero già appropriati da tempo.
Le scarse informazioni e le rare e superficiali analisi del fallimento 
della recente Conferenza di revisione del Tnp e della situazione nuova che 
essa ha creato hanno trascurato di denunciare proprio questo aspetto 
cruciale, che Baracca documenta, e che grava in modo particolarmente 
minaccioso sul nostro futuro. Questa nuova situazione, sebbene rifletta la 
ferma determinazione degli Usa e (per reazione, o complicità ed emulazione) 
degli altri stati nucleari di non liberarci mai di queste armi, non lascia 
aperta altra strada se non il disarmo nucleare immediato e totale. Infatti 
tutto il regime di non proliferazione e i trattati internazionali 
considerano solo le armi tradizionali, basate sulla reazione a catena 
nell’uranio o nel plutonio. Se e quando (anche se è impossibile fare 
previsioni) verranno realizzate armi nucleari di tipo nuovo, queste non 
saranno regolate da nessun trattato: secondo le parole di Baracca, si 
aprirà un vero far west nucleare.
Il momento di agire per imporre il disarmo nucleare totale è questo, e 
questo libro costituisce a un tempo stesso un’ottima guida e una fonte di 
informazione preziosa.
(s.b.)