programma ambientale delle nazioni unite



da greenreport.it
 
Il 2% del prodotto globale annuo (1300 miliardi di dollari) per la
riconversione ecologica dell'economia
[ 25 febbraio 2011 ] Gianfranco Bologna

ROMA. La trasformazione dell'attuale sistema economico in un nuovo sistema
fortemente orientato alla Green Economy, costituisce uno dei due grandi temi
(l'altro è l'individuazione di un chiaro framework istituzionale per lo
sviluppo sostenibile) sui quali le Nazioni Unite hanno ritenuto di
organizzare la nuova grande conferenza sullo sviluppo sostenibile (United
Nations Conference on Sustainable Development vedasi
www.uncsd2012.org  )
che avrà luogo a Rio de Janeiro nel maggio 2012, venti anni dopo il famoso
Earth Summit del 1992, tenutosi sempre a Rio e che ha costituito una
importante base di partenza per tutte le iniziative sulla sostenibilità a
livello mondiale.
Come passo importante e significativo del processo che condurrà alla
Conferenza Rio + 20 del 2012, il Programma Ambiente delle Nazioni Unite
(United Nations Environment Programme) ha reso noto agli inizi di questa
settimana un ampio ed articolato rapporto intitolato "Towards a Green
Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication",
comunemente definito GER, Green Economy Report (l'intero rapporto, la
sintesi per i Policy Makers ed altri documenti relativi ad esso sono
scaricabili dal sito
www.unep.org/greeneconomy . E' possibile anche
consultare gli approfondimenti di greenreport sul tema seguendo i link a
fondo pagina) .
Il lavoro dell'UNEP sulla Green Economy ha raggiunto, già nel 2008, una
particolare visibilità attraverso le iniziative definite Global Green New
Deal (GGND). Le iniziative GGND costituiscono una serie di proposte di
investimenti pubblici, politiche complementari e riforme dei prezzi che
mirano all'avvio di una transizione verso una vera Green Economy,
rinvigorendo contestualmente le economie, l'occupazione e la riduzione dei
livelli di povertà. L'economista inglese Edward Barbier ha diretto questa
iniziativa ed ha pubblicato anche un volume in merito ("A Global Green New
Deal: Rethinking the Economic Recovery" Cambridge University Press edito nel
2010).
Il rapporto GER costituisce un documento molto utile che si inserisce
autorevolmente nell'ampio dibattito internazionale in atto ormai da tempo,
sull'estrema necessità di impostare un nuovo modello economico. E' stato
diretto da Pavan Sukhdev, l'economista indiano che ha coordinato anche i
lavori dell'affascinante programma internazionale TEEB (The Economics of
Ecosystems and Biodiversity, vedasi
www.teebweb.org ) del quale più volte ho
scritto nelle pagine di questa rubrica ed il cui rapporto finale è stato
reso noto nell'ottobre 2010 in occasione della 10° Conferenza delle Parti
della Convenzione sulla Biodiversità tenutasi a Nagoya in Giappone.
Il GER ricorda che negli ultimi due anni in particolare, il concetto di
Green Economy è entrato fortemente nel dibattito politico internazionale.
Capi di stato e ministri delle finanze ne hanno parlato e discusso ed è
entrato nei documenti ufficiali dei comunicati delle riunioni del G 20 e
anche nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2010. E' evidente che
il crescente interesse attorno alla Green Economy si è intensificato a causa
della diffusa disillusione verso il paradigma economico attualmente
dominante che è andata incrementandosi con la profonda crisi finanziaria ed
economica che ha attanagliato le nostre società a partire dal 2008. Inoltre
appare sempre più evidente che l'attuale sistema economico ha accresciuto i
rischi ambientali, le scarsità ecologiche e le disparità sociali.
Il GER mira a dimostrare l'importanza di imboccare una nuova strada
invitando i governi e il mondo imprenditoriale a partecipare attivamente in
questa trasformazione economica. Le cause delle numerose ed interrelate
crisi con le quali dobbiamo confrontarci ormai quotidianamente, dalle crisi
dei cambiamenti climatici alle crisi dell'insicurezza alimentare, dalle
crisi di scarsità di acqua alle crisi della perdita della biodiversità,
dalle crisi dei persistenti problemi sociali (come la disoccupazione,
l'insicurezza socio-economica, l'instabilità sociale ecc.) alle crisi
finanziarie, secondo il GER, possono essere ricondotte a una gigantesca
errata allocazione del capitale.
In particolare nell'arco degli ultimi due decenni grandi quantità di
capitale sono stati investiti, ad esempio, nei combustibili fossili e negli
asset finanziari strutturati con gli strumenti derivati ad essi incorporati.
In paragone invece, molto poco è stato investito nelle energie rinnovabili,
nell'efficienza energetica, nei sistemi di trasporto pubblici, nei metodi di
eco agricoltura, nella conservazione e tutela degli ecosistemi, della
biodiversità, dei suoli, delle acque, dei mari e degli oceani.
Indebolire pesantemente il capitale naturale e la salute, la vitalità e la
ricchezza dei sistemi naturali, spesso in maniera irreversibile, costituisce
un pesante impatto negativo per il benessere delle generazioni attuali e
presenta rischi e prospettive tremende per le generazioni future. Le recenti
e multiple crisi sono sintomatiche di questa situazione.
Invertire questa errata allocazione di capitale richiede un forte
miglioramento delle politiche pubbliche, incluse le misure di indicazioni
dei prezzi comprensivi della loro realtà ecologica e della loro regolazione
e la modifica dei sistemi di incentivazione perversa che guidano l'errata
allocazione di capitale ed ignorano le esternalità sociali ed ambientali.
 
Nello stesso tempo politiche e regolamenti appropriati e investimenti
pubblici che incoraggiano i cambiamenti anche negli investimenti privati
stanno crescendo in tutto il mondo anche nei paesi in via di svilupppo (come
indica un altro rapporto dell'UNEP dal titolo "Green Economy Developing
Countries Success Stories" che si può scaricare sempre dal già citato sito
Green Economy dell'UNEP).
Il GER propone l'investimento del 2% del prodotto globale lordo annuo, da
ora al 2050, per una trasformazione in "verde" in 10 settori chiave dal
punto di vista della sostenibilità ( e cioè agricoltura, infrastrutture
edilizie, rifornimenti energetici, pesca, prodotti forestali, industria,
compresa l'efficienza energetica, turismo, trasporti, gestione dei rifiuti e
acqua) che avviino una transizione verso un'economia a bassa intensità di
carbonio e ad uso efficiente delle risorse.
Si tratta di una cifra complessiva che si aggira intorno ai 1.300 miliardi
di dollari annui. Ad esempio investendo circa l'1.4% del prodotto globale
lordo annuo nell'efficienza energetica e nelle energie rinnovabili si
avrebbe un taglio nella domanda di energia primaria del 9% entro il 2020 e
di circa il 40% entro il 2050.
Il 2% del GDP globale annuo dovrebbe essere così suddiviso nei dieci settori
sopra ricordati:
(1) 108 miliardi di dollari di investimenti nell'ecoagricoltura,
(2) 134 miliardi di dollari di investimenti nell'edilizia con efficienza
energetica,
(3) oltre 360 miliardi di dollari in investimenti sui rifornimenti
energetici
(4) intorno ai 110 miliardi di dollari di investimenti sulla pesca verde,
quindi eliminando l'overfishing e riducendo la capacità delle flotte
pescherecce,
(5) 15 miliardi di dollari in investimenti sugli ecosistemi forestali con
importanti benefici relativi alla lotta al cambiamento climatico,
(6) oltre 75 miliardi di dollari di investimenti nell'industria verde,
inclusa l'industria manifatturiera,
(7) circa 135 miliardi di dollari sul turismo verde e sostenibile,
(8) oltre 190 miliardi di dollari sui sistemi di mobilità sostenibile,
(9) circa 110 miliardi di dollari sui sistemi di riciclaggio e azioni sui
rifiuti,
(10) circa 110 miliardi di dollari sul settore idrico, incluse le azioni per
garantire i servizi sanitari .
Il processo verso la Conferenza Rio + 20 vedrà sicuramente maturare la
crescente consapevolezza che sempre più si sta diffondendo a livello
mondiale sulla necessità di una nuova impostazione economica ed ovviamente
questa rubrica ne seguirà i passi.