Re: [Disarmo] Kurdi, la minoranza che avanza



Inglesi e Società delle nazioni in Iraq nel 1920 - '30 come difensori dei diritti delle minoranze? Cos'è, una battuta di Renzi?

Cito dall'articolo:
<<La que­stione delle mino­ranze è stata affron­tata in Iraq (si presume quindi dall'occupante britannico 1918 - 1948, mia nota) pro­prio per le sol­le­ci­ta­zioni che nel 1930 veni­vano dalla Lega delle Nazioni per una sal­va­guar­dia dei loro diritti. Ma assunse una rile­vanza cru­ciale già dal 1921. Sin da allora le mino­ranze (assiri, kurdi, tur­co­manni e yazidi) ven­nero pro­gres­si­va­mente escluse dal pro­cesso poli­tico di for­ma­zione dello stato>>

Partendo bene, qui G. Acconcia finisce male, attribuendo all'imperialismo britannico post prima guerra mondiale una volontà di difesa delle minoranze in iraq 'a scopo umanitario' di cui non c'è certo traccia nel comportamento coloniale britannico nelle sue infinite colonie nè allora (tanto per restare in M.O. durante la spartizione tra Francia e Gran Bretagna dell'impero Ottomano, vedasi la strumentalizzazione di Ibn Saud e Hussein-Feysal in Arabia, o dei vari popoli di Palestina, o la frammentazione della Siria nel 1919 in 5 staterelli inventati su basi etnico-religiose, metodi sconosciuti da quei popoli da millenni; per non dire del Golfo Persico da Hormuz in su fino a inventarsi con riga e compasso, utili ai propri fini strategici, i confini del Kuwait) nè in futuro, durante la II guerra mondiale e fino alla fine del suo impero, sul quale non tramontava il Sole, come oggi gli Usa. Il dividi et impera era reale e non inventato dai sunniti, e comune a tutte le potenze coloniali, allora come ora - vedi un po' cosa è stato fatto ala Jugoslavia, e poi fino ad oggi si continua a fare. Ogni popolo - non 'minoranza' - utile è stato usato, vedi gli Armeni caduti nel 1915 nella trappola inglese - francese - russa - statunitense, usati prima come carne da cannone dall'Intesa e poi lasciati sterminare dai turchi. Oggi è di nuovo la volta dei Kurdi, dati in pasto all'IS inventato oltreatlantico (e il cui leader è stato addestrato a Guantanamo), armati di mitra contro artiglieria pesante, così che una 'coalizione di volontari' potrà aiutarli, bombardando prima l'Iraq del nord e poi la Siria, dove oggi Obama dice di voler aprire 'un altro fronte', dopo aver visto un cittadino statunitense sgozzato da un suddito di Sua Maestà britannica. Due piccioni con una fava. Intanto, Israele completa l'opera di Hertzl e si collega via Siria 'liberata' direttamente alla Nato di Turchia e Georgia, Assad viene fatto fuori, e l'Iraq giammai sarà riunificato. Arabi nuovamente fuori gioco e senza Stato che non sia l'utile Saud. E via lisci verso Nord, verso Caucaso e Iran.

Quattro righe infine sulla 'formazione dell'Iraq moderno' come Acconcia definisce lo Stato arabo sorto a grsndi linee sui siti storici mesopotamici, inventato dagli inglesi. Tutta la storia dell'Iraq è contrassegnata dall'ingerenza, dall'occupazione, dagli interessi degli Imperi vincitori del primo conflitto mondiale. Non c'è stato nei fatti alcuna costituzione autonoma dello stato Iraq se non sotto controllo di detti imperi e dalla Società delle Nazioni loro espressione. Tutt'altro processo, cioè, di ciò che è stato fatto in Turchia, o entro ceryti limiti in Egitto, o nell'Iran post - Scià. La storia dell'Iraq somiglia piuttosto q quella della Siria sotto protettorato francese. Non a caso Feysal, figlio di Hussein dell'Hegiaz e posto dai francoinglesi a re di Siria, sconfitto dai francesi nel corso delle lotte arabe per l'indipendenza, fu portato a Baghdad dagli inglesi a far da re fantoccio del nuovo stato ('anche un re usato può far comodo', cit. F. Gaja). Una parvenza di Parlamento ratificava muto le decisioni dell'occupante, composto com'era da notabili locali ben pagati e dagli infiniti membri della famiglia reale di Feysal. I confini furono tracciati dall'occupante (confini naturali non ne esistono, a parte il confine con l'Iran comunque occupato da Sua Maestà). A sud il Kuwait sotto controllo inglese a chiudere lo sbocco al mare, ad ovest riga e compasso e poi invenzione della Giordania, con altro re fantoccio, a nord - zone pretolifere - popoli e confini, non a caso, frastagliati per impedire un spontaneo sentimento di unità nazionale. E proprio là, guarda caso, oggi si affaccia l'Isis. Idem per la Siria. Il controllo inglese dell'Iraq è continuato come occupazione militare fino al'48, poi con il controllo indiretto con basi militari al'interno, controllo totale ai confini e sudditanza economica: tutto il petrolio estratto veniva portato direttamente all'estero con strutture e mezzi inglesi, le raffinerie stavano ad Abadan nel'Iran sotto controllo inglese, e al 'nuovo stato' creato dagli occupanti nel 1925 non rimaneva nulla. Alla faccia della 'difesa dei popoli', e sotto gli occhi della Società delle Nazioni.


Jure Ellero





Il 20/08/2014 07:41, rossana123 at libero.it ha scritto:

di Giuseppe Acconcia

Mai come in questo momento sembra che la richiesta della formazione di
uno stato autonomo sarà ascoltata. Con il sostegno di Israele

I kurdi ira­cheni gua­da­gnano posi­zioni, gra­zie ai raid Usa
e all’appoggio dell’esercito rego­lare ira­cheno. Non solo, da una
parte, incas­sano la deci­sione dell’Unione euro­pea di for­nire armi ai
com­bat­tenti kurdi pesh­merga. Dall’altra, seb­bene il Par­tito dei
lavo­ra­tori del Kur­di­stan (Pkk) stia for­nendo sup­porto logi­stico
alla guer­ri­glia kurda, il lea­der sto­rico del Pkk, Adul­lah Oca­lan,
dopo la let­tera del 2013 in cui chie­deva la fine della lotta armata,
ha riba­dito, in un docu­mento dal car­cere di Imrali (Mar di Mar­mara),
la richie­sta di chiu­dere il con­flitto con le auto­rità tur­che.
Oca­lan ha ricor­dato che il Par­tito demo­cra­tico popo­lare (Hdp) ha
otte­nuto il 9,8% dei voti alle ele­zioni di ago­sto, con­fer­man­dosi
il mag­gior movi­mento di oppo­si­zione all’invincibile Akp del
pre­si­dente Recep Tayyp Erdogan.

Nono­stante per dieci anni, il governo cen­trale sciita abbia
mar­gi­na­liz­zato i kurdi ira­cheni, l’accordo stru­men­tale tra
Bagh­dad e il governo auto­nomo kurdo di Mas­sud Bar­zani sem­bra ora
l’unica chiave per con­te­nere l’avanzata dei jiha­di­sti dell’Isil
(Stato isla­mico dell’Iraq e del Levante), appog­giati da ele­menti del
vec­chio regime di Sad­dam Hus­sein. E così, mai come in que­sto momento
sem­bra che la richie­sta della for­ma­zione di uno stato auto­nomo
kurdo sarà ascol­tata. Que­sta eve­nienza, da una parte, trova il
soste­gno israe­liano, dall’altra, con­fligge con gli inte­ressi turco
e ira­niano che temono la riat­ti­va­zione dei movi­menti
indi­pen­den­ti­sti kurdi, pre­senti nei due paesi.

Israele ha appog­giato per anni la guer­ri­glia kurda nelle pro­vince di
Ker­man­shah e Sanan­daj con­tro Teh­ran. In que­sti giorni, esperti
israe­liani appa­iono con­ti­nua­mente in tra­smis­sioni tele­vi­sive
kurde per spie­gare gli eventi sul campo. Gli israe­liani si
feli­ci­te­reb­bero così della nascita di uno stato kurdo per­ché
i kurdi sono di etnia ariana, quindi non araba. Que­sto a loro avviso,
potrebbe ridi­se­gnare la mappa del Medio oriente a favore dello stato
di Israele. Molti dimen­ti­cano però che i kurdi sono in molti casi
comu­ni­sti e in Iraq con­trol­lano una parte impor­tante del mer­cato
petrolifero.

In par­ti­co­lare, i kurdi ira­cheni sono stati essen­ziali per il
pro­cesso di costru­zione nazio­nale. Che agli inte­ressi della nascita
di uno stato kurdo si frap­ponga il nazio­na­li­smo arabo non è una
novità. Sin dalla for­ma­zione dell’Iraq moderno, le mino­ranze sono
state con­si­de­rate come dei nemici, vicini ai colo­niz­za­tori, per
enfa­tiz­zare le qua­lità del nazio­na­li­smo arabo. La que­stione delle
mino­ranze è stata affron­tata in Iraq pro­prio per le
sol­le­ci­ta­zioni che nel 1930 veni­vano dalla Lega delle Nazioni per
una sal­va­guar­dia dei loro diritti. Ma assunse una rile­vanza
cru­ciale già dal 1921. Sin da allora le mino­ranze (assiri, kurdi,
tur­co­manni e yazidi) ven­nero pro­gres­si­va­mente escluse dal
pro­cesso poli­tico di for­ma­zione dello stato.

Non stu­pi­sce quindi che il nazio­na­li­smo arabo pun­tasse sulla
riva­lità verso i kurdi, ariani e legati alla Per­sia, per cemen­tare
l’ideologia del nuovo stato. I kurdi sfi­da­vano la nozione di
inte­grità ter­ri­to­riale del paese. In par­ti­co­lare, il movi­mento
sepa­ra­ti­sta dei kurdi di Mosul fomentò la con­trap­po­si­zione
ideo­lo­gica del nazio­na­li­smo ira­cheno che voleva evi­tare a tutti
i costi l’indipendenza kurda. Que­sta eve­nienza avrebbe impe­dito ai
sun­niti di con­ti­nuare a tenere le redini dello stato, in paral­lelo
con il con­ti­nuo aumento della popo­la­zione sciita.

Il nazio­na­li­smo ira­cheno è nato così non solo sul risen­ti­mento
verso le auto­rità colo­niali bri­tan­ni­che, per­ce­pite come un
impe­di­mento all’autodeterminazione ira­chena. Ma anche in
oppo­si­zione al soste­gno bri­tan­nico per le mino­ranze e la
pro­mo­zione dei loro diritti, per­ce­pito come parte di un /divide et
impera/ che impe­diva lo svi­luppo di uno stato ira­cheno auto­nomo.
Come pre­con­di­zione per l’indipendenza infatti, l’Iraq dovette
dimo­strare alla Lega delle Nazioni di stare sal­va­guar­dando le
mino­ranze. I nazio­na­li­sti videro in que­sta richie­sta
un’interferenza bella e buona alla sovra­nità nazio­nale raf­for­zando
l’idea che la Gran Bre­ta­gna stesse soste­nendo le mino­ranze kurde per
inde­bo­lire il governo di Baghdad.

E così i kurdi ven­nero esclusi dall’ideologia nazio­nale (per esem­pio,
il kurdo non veniva inse­gnato nelle scuole) men­tre nelle cam­pa­gne
gli /sheikh/ tri­bali kurdi (/agha/) veni­vano «com­prati» dalle
auto­rità di Bagh­dad con mec­ca­ni­smi di inclu­sione clien­te­lare.
Non solo, l’indipendentismo kurdo rese neces­sa­rio il raf­for­za­mento
dell’esercito cen­trale per garan­tire la sicu­rezza dello stato.
All’interno dell’esercito, com­po­sto da coscritti, ven­nero incluse
anche le mino­ranze. Armando i kurdi, ancora una volta, la comu­nità
inter­na­zio­nale punta su una mino­ranza per rico­struire l’identità
nazio­nale ira­chena. Ma que­sta volta i kurdi ira­cheni sem­brano
pronti ad andare fino in fondo per con­qui­stare la loro indi­pen­denza.
Anche se que­sto potrebbe disin­te­grare l’Iraq che fin qui conosciamo.




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