Re: Pubblico e Privato nello Stato. Documento da inviare e diffondere se condiviso



Arrigo Colombo wrote:

Pubblico e Privato nello Stato

Alla  base dell'attuale battaglia che si sta conducendo negli  Stati Uniti sul servizio sanitario v'è un problema ed una incomprensione più grande, che è quella del ruolo dello Stato.

Lo Stato, il suo potere, il suo diritto, si genera per una cessione di diritto da parte del cittadino, che ha come scopo la tutela e la promozione del cittadino stesso, della persona, della famiglia, di ogni altra espansione sociale della persona.

Tutela e promozione di tutti i cittadini, che sono fondamentalmente eguali nella dignità e nel diritto.

In particolare tutela dei più poveri e diseredati, la loro promozione materiale, culturale, sociale.

Questa tutela e promozione non è compito del privato, né può essere compiuta da esso.
Perché l'impresa privata si basa sul profitto, mentre questa tutela e promozione è di per sé aprofittuale, dev'essere compiuta anche in perdita; dev'essere compiuta attraverso una ridistribuzione dei beni che corrisponda alla dignità e diritto di tutti, in particolare dei più poveri e diseredati, mirando a portarli a quel livello economico e culturale che alla loro dignità corrisponde.

Mentre le iniziative del Terzo Settore, delle associazioni private di assistenza sociale, possono compiere questa tutela e promozione solo molto parzialmente.

Perciò i fondamentali servizi che concernono il bisogno dei cittadini devono essere nelle mani dello Stato: così la Sanità, così la Previdenza, così la gestione del lavoro in modo che ognuno possa sostenere sé e la sua famiglia (in alcuni stati europei v'è lo SMIG, salario minimo generalizzato).

Lo Stato USA ha finora abdicato a molte delle sue funzioni, lasciandole ai privati; e che i privati non hanno potuto adempiere in modo adeguato; né possono adempierle.

Questo fondamentale compito dello Stato dev'essere spiegato a tutti. Il Presidente lo dovrebbe fare in discorsi rivolti al Parlamento come all'intera nazione.





Arrigo, finalmente ci siamo! Stai prendendo la giusta strada di puntare l'occhio sul rapporto tra PUBBLICO e PRIVATO.

Solo cerchiamo di fare ora, se possibile insieme, qualche precisazione.


1) Nelle Repubbliche è errato e fuorviante parlare di Stato. Per Stato si intende l'accentramento del potere nelle mani di una o più Elite. Esattamente il contrario di una Repubblica, dove le Elite vengono, o dovrebbero, essere spazzate via dal periodico, democratico ricambio compiuto dalle elezioni per quanto riguarda il Governo e dalla rotazione per quanto riguarda la Funzione Pubblica. Nei fatti i cosiddetti Stati Uniti d'America sono Repubbliche Unite d'America. Dovranno cambiare nome.

2) In una Repubblica non ci sono statali. Non ci possono essere. Altrimenti la Repubblica smette di essere tale e torna ad essere uno Stato elitario. Quindi in un Paese vi sia, sì, una centralità che si occupa del bene comune. Ma sia una centralità che permetta la partecipazione ed il ricambio. Fuori gli statali! E si vergognino tutti di essere ancora lì a bloccare l'evoluzione sociale!

3) Il Terzo Settore! Questa è davvero l'aspetto più vergognoso della complessiva situazione creata dall'indebito permanere degli statali in una Repubblica. Pur di non provvedere loro ai bisogni della società, pur di controllare ed imporre, pur di fare indisturbati i sordidi comodacci loro, gli statali hanno lasciato che tante giustissime esigenze sociali imboccassero una centrifuga "terza via". Pensate che ancora oggi si dà il premio Nobel a chi svicola verso i Commons pur di deviare l'attenzione della gente da ciò che vuol dire REPUBBLICA! In realtà le attività del Terzo Settore vanno integrate in quello Pubblico e regolarmente retribuite di conseguenza ed assegnate a rotazione anch'esse.


Arrigo: quanto ci metterai a scrivere una bella lettera dove specificherai per bene questi tre punti?

Soprattutto: quand'è che comincerai ad usare la parola Repubblica al posto della parola Stato?


Sai quanta gente qui ed altrove si sta facendo un mazzo da culo tanto per il bene collettivo senza prendere una lira ch'è una?

Mentre, per dirne solo una, ci stanno tanti di quei professori e professoresse, di "baroni" e "baronesse" come vengono comunemente chiamati per il carattere feudale del loro ambiente, che si beccano fior di stipendi ogni mese, perfino onori e premi, per mantenere nascosto l'ampio e profondo significato della parola REPUBBLICA.


Arrigo, vieni qui fra le mia braccia, leviamo in alto i calici, brindiamo al Bene Comune / Res Publica, ed insieme gridiamo:

FUORI gli STATALI, DENTRO i CITTADINI a ROTAZIONE!


Ciao!


Danilo D'Antonio