Aborto: fa scuola il «metodo Mangiagalli»



Aborto: fa scuola il «metodo Mangiagalli»

di Francesca Lozito

Mettersi insieme per lavorare a un unico obiettivo: creare un sostegno alle gravidanze difficili. È un’originale esperienza di "rete" in cui sono coinvolti soggetti pubblici e privati, con una partecipazione significativa del mondo del volontariato, quella rappresentata da "Scegliere di scegliere", il gruppo di lavoro messo in piedi a Carpi, in provincia di Modena, nel contesto dell’Unità operativa dell’ostetricia e ginecologia dell’ospedale Ramazzini.

Il primario, il professor Giuseppe Masellis, racconta come funziona questo originale esperimento: «"Scegliere di scegliere" è nato nel 2000 – spiega –, quando abbiamo deciso che bisognava valorizzare, unendolo, il lavoro che tante realtà facevano già da sole per aiutare le donne con gravidanze difficili, ognuna nel proprio settore di competenza: i servizi sociali, i consultori pubblici, il volontariato laico o cattolico, i medici. In questo modo l’aiuto sarebbe stato di certo più incisivo». Il progetto, sostenuto da Comune e Azienda sanitaria, ha due obiettivi, oltre a quello generale del sostegno alla gravidanza difficile: creare un sistema di riduzione degli aborti e arrivare a una piena applicazione della legge 194. In pratica, si lavora a rimuovere, anche con il coinvolgimento attivo del mondo del volontariato, tutte quelle cause che portano la donna a formulare la drammatica richiesta di aborto. Una convinzione, quella di Masellis, che lo porterà prossimamente a richiedere al Parlamento una commissione allargata che si occupi di questi problemi.

Tra le iniziative messe in campo da "Scegliere di scegliere" c’è l’assegno maternità, quello per il nucleo familiare, il prestito d’onore a tasso zero (fino a un massimo di 5000 euro) e "un anno in famiglia", ovvero l’integrazione dello stipendio per l’astensione facoltativa dal lavoro con un contributo di circa 360 euro per 6 mesi. Le donne che sono state aiutate negli ultimi tre anni e che hanno scelto di non abortire sono state una decina, su un totale di 1700 parti all’anno effettuati nel reparto di ostetricia e ginecologia del nosocomio carpigiano (le nascite qui sono più che raddoppiate in dieci anni). Tra il 2005 e il 2006 il numero di aborti è calato del 7%.

Ma come vivono in prima linea le associazioni che sono coinvolte in "Scegliere di scegliere"? Andrea Mazzi è un volontario dell’Associazione Papa Giovanni XXIII: «Noi partecipiamo a questo gruppo – dice – perché riteniamo buono tutto quello che va a favore della donna in difficoltà e del suo bambino. Questo è un raro esempio in cui pubblico e privato si sono messi assieme con questo scopo comune». L’associazione fondata da don Oreste Benzi mette in campo i suoi tradizionali servizi di aiuto anche in questo caso: «L’ospedale ci fa la segnalazione – dice Mazzi –, noi incontriamo la donna e poi ci attiviamo a seconda del tipo di aiuto di cui ha bisogno. Se è economico diamo un sostegno economico, se ha bisogno di un’abitazione apriamo le porte delle nostre case-famiglia. Facciamo, insomma, tutto quello che è necessario e cerchiamo di starle vicini, 24 ore su 24».

Il Servizio accoglienza alla vita di Cavezzo, un comune che gravita dal punto di vista sanitario attorno al nosocomio carpigiano, per bocca del presidente Rodolfo Barbieri ammette che «un grosso vantaggio di questo gruppo di lavoro è quello di venire a contatto con casi che altrimenti ci sarebbero sfuggiti, perché naturalmente in ospedale è più semplice venirne a conoscenza. Un aspetto positivo è quello che, a differenza di altre realtà in Italia, qui non ci sono pregiudizi fra esperienze di matrice diversa». Classici gli strumenti di aiuto alla maternità dei Centri aiuto alla vita, come l’attivazione del progetto "Gemma": «Il bello di questo progetto è che le varie "maglie" della rete legate assieme possono fare molto, di certo tutto quello che prese singolarmente non riuscirebbero a fare». Ad ammetterlo è Gianluca Gualdi, medico e membro del consultorio diocesano per la famiglia: «Oltre al discorso della prevenzione – afferma – era preoccupante, quando abbiamo iniziato questo gruppo, il fenomeno della reiterazione dell’aborto tra le donne straniere».

Il consultorio diocesano ha diversi ambiti di impegno, dalla consulenza giuridica al coinvolgimento dei medici di famiglia, al ginecologo fino alla consulenza nell’organizzazione degli incontri di formazione e all’aiuto psicologico. «Abbiamo sempre creduto – sottolinea ancora Gualdi – nella positività di questa iniziativa e per questo ci sembra opportuno continuare a sostenerla».

http://www.avvenireonline.it/Vita/Articoli/News/20080117.htm