Re:La decrescita felice - secondo Maurizio Pallante



ciao

dico anch'io la mia...


> 1) Lavorare parttime (all'interno di una societa' fulltime) e' un
> miraggio. Non solo non e' praticabile nella maggior parte dei lavori, ma
> sempre piu' amici e conoscenti sono costretti a lavorare ben oltre le 40
> ore.
> Veramente si lavora tanto  per soldi, per avere piu' soldi per comprare
> merci e per mettersi in coda in autostrada?
> Nella mia esperienza no. Per nulla.

a volte 40 ore sono poche, a volte troppe. e chi lo decide? lo decide ciascuno, credo.
proviamo a tenere, per uno o più mesi, la lista delle spese che facciamo. io lo faccio già. quella è la fotografia della nostra "vita consumistica", nè buona nè cattiva.
poi, presa in mano questa fotografia, proviamo a guardarla con attenzione: tutto quello che spendiamo è indispensabile? forse sì, forse no: ognuno può giudicarlo da sè. e se qualcosa è davvero sostituibile (spostabile, dicono i bilancisti) con criteri di giustizia per l'uomo o l'ambiente, proviamo.

magari sono cose che facciamo già, però:
metano e gpl fanno risparmiare, rispetto alla benzina, il 60 o il 30 percento, grosso modo. che carburante usiamo?
quanto spendiamo in acqua minerale? usiamo quella di rubinetto?
che elettrodomestici abbiamo? classe A? sono dimensionati rispetto ai bisogni della nostra famiglia o sono sovradimensionati?
a quanto teniamo il riscaldamento in casa?
che lampadine illuminano le nostre serate?
spegnamo il led dello standby della tv?

> 
> 2) Le donne hanno cominciato a lavorare per essere produttrici e
> consumatrici di merci?
> Mah, secondo me le donne hanno cominciato a lavorare per essere
> indipendenti. 

beh, anch'io ho cominciato a lavorare per essere indipendente dai miei. ho scelto di non fare l'università e di buttarmi nel mondo del lavoro con il mio diploma superiore.
comunque, la mia indipendenza è sempre legata ad una indipendenza economica, quindi sì, lavorando sono diventato produttore e consumatore...

> 3) Saltare le intermediazioni costa meno? Questo l'ho sentito dire tante 
> volte. Ma purtroppo io non ci sono ancora riuscita. Ne' quando compravo 
> al GAS, ne' ora che uso un mercato dei produttori locali.

un prodotto industriale è invincibile dal punto di vista del prezzo. facciamo un esempio? un panettone di un supermercato (buono, tra l'altro) veniva venduto, prima di natale, a 1,50 euro.
lo stesso supermercato vende 1 kg di farina a circa 0,50 euro. vi sembra possibile economicamente tutto questo? in un panettone c'è farina, burro, uova, zucchero, uvetta, canditi... e manodopera, sacchetti, scatole... se lo faccio in casa, manodopera a parte, costerebbe una decina di euro. insomma, dico tutto questo perchè da qualche parte c'è il trucco: io credo che il trucco sia nello scaricare su tutta la colletività i costi reali dei prodotti, con il loro zaino ecologico.
il contadino che ti vende direttamente il suo formaggio, il suo olio o la sua verdura non può scaricare su altri i suoi costi (sempre che non si tratti di un approfittatore, come ce n'è). 
L'olio preso in un frantoio, con olive raccolte con certi crismi, costa stranamente il triplo o più di un discreto olio extravergine del supermercato. dipenderà solo dal contadino furbetto? o dipenderà dal produttore industriale che, grazie a qualche legge o regolamento, riesce a far dievntare olio extravergine l'olio lampante, come scriveva veronelli qualche anno fa?


pallante punta molto sull'autoproduzione, e in questo abbiamo molto spazio di miglioramento...

ciao
patrizio