Ogm: Gli Usa li impongono all'Iraq



Da agenzia Apcom - 23 novembre 2004

WASHINGTON IMPONE GLI OGM ALL'IRAK

Paul L. Bremer, l'ex capo dell'Autorità provvisoria della coalizione ha
geneticamente modificato l'agricoltura irachena, stabilendo il monopolio
sulle sementi di 25 anni per le arboree, di 20 anni per le altre.
Roma, 23 nov. (Apcom) - Paul L. Bremer, l'ex capo dell'Autorità provvisoria
della coalizione (Cpa), ha "geneticamente modificato" l'agricoltura
irachena.
L'ex proconsole americano in Iraq, quando abbandonò a fine giugno le redini
del governo iracheno, si lasciò dietro le spalle una coda di decreti, 100
per la precisione, alcuni dei quali tuttora molto criticati.
Tra questi, il Decreto 81 - la Legge sui brevetti - che, a parere di uno
studio del Think Tank Focus on the Global South, sta strozzando gli
agricoltori iracheni.
La norma sostituisce la legge sui brevetti irachena, del 1970, e riguarda
esplicitamente "Brevetti, design industriale, informazioni riservate,
circuiti integrati e varietà vegetali".
Per il momento, secondo il think tank, i danni più grossi li sta creando
proprio agli agricoltori locali.
Due le chiavi di lettura della norma.
La legge esplicitamente promuove, scrive il rapporto pubblicato sul sito
internet di Foreign Policy in Focus (Fpif), "la commercializzazione di
sementi geneticamente modificate in Iraq".
Un rischio, a parere del think tank, per le varietà vegetali locali.
"Accidentali" diffusioni dei semi Ogm potrebbero contaminare i raccolti
autoctoni, in una situazione dove il controllo è giocoforza molto lasco.
Ma c'è di peggio.
Da sempre i piccoli coltivatori iracheni si regolano, per quanto riguarda
le
sementi, alla maniera tradizionale. L'approvvigionamento avveniva attingendo
alle sementi conservate dalle stesse fattorie o attraverso scambi non
controllati tra le comunità di contadini.
"Tutto questo è reso illegale", spiega il rapporto pubblicato da Fpif. "Le
sementi - continua - che i contadini potranno ora piantare, varietà vegetali
protette passate all'Iraq da aziende transnazionali in nome della
ricostruzione agricola, resteranno proprietà delle stesse aziende".
E' una svolta normativa per l'Iraq, la cui Costituzione vietava la proprietà
privata delle risorse biologiche.
Un intero nuovo capitolo della legge è dedicato alla "protezione di nuove
varietà di piante".
La giustificazione addotta dagli americani per l'adozione di questa norma
è
che l'Iraq non potrebbe aderire all'Organizzazione mondiale per il commercio
(Omc) se non soddisfacesse gli standard internazionali per i propri
prodotti.
La Convenzione UPOV (Union for the Protection of New Plant Varieties, con
base a Ginevra) detta questi standard. E' ovvio che i poveri contadini
iracheni difficilmente potrebbero garantire un rispetto degli standard sulle
varietà vegetali, lasciando così campo libero alle grandi multinazionali
nel
settore delle sementi.
Il monopolio sulle sementi, stabilito dalla legge di Bremer, è di 20 anni
per le varietà vegetali a terra, 25 anni per quelle arboree.
Come dire, che per un quarto di secolo almeno, le varietà vegetali che
verranno piantate in Iraq saranno proprietà delle grandi corporation.
Cui prodest, chi ci guadagna?
Il rapporto fa i nomi: Monsanto, Sygenta, Bayer, Dow Chemical.
I giganti mondiali, cioè, del mercato delle sementi e gli apostoli degli
organismi geneticamente modificati.
Il braccio armato di questo disegno, secondo il think tank, sarebbe la
Usaid, US Agency for International Development, che ha creato un programma
per la ricostruzione e lo sviluppo agricolo in Iraq (Ardi) da ottobre 2003.
Secondo il rapporto, l'Ardi sta cercando di "sviluppare opportunità di
business agricolo e fornire mercati per i prodotti agricoli e i servizi
provenienti dall'estero".
Insomma, questa l'accusa conclusiva, "Washington ha scelto di disegnare
il
futuro alimentare e dell'agricoltura irachena in modo da essere utile agli
interessi delle corporation americane".