L'Ue riapre le porte agli OGM





L'Ue riapre le porte agli OGM
Uno studio britannico rilancia il dibattito sul transgenico in Europa

La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue della nuova
regolamentazione sull'etichettatura degli alimenti che contengono organismi
geneticamente modificati, prevista per sabato 25 ottobre, potrebbe riaprire
le porte d'Europa agli Ogm già dal prossimo mese. In particolare,
l'Organismo in questione, è il BT 11, un tipo di mais che resiste agli
erbicidi e alla piralide, un parassita del mais, e che è prodotto dalla
società svizzera Syngenta. Nel 1999 i 15 avevano sospeso la produzione e
l'importazione di quasi tutti gli Ogm, creando una sorta di moratoria di
fatto e vincolando la loro riammissione a una nuova regolamentazione.

La questione si ripropone in un momento in cui il dibattito sull'uso degli
Ogm in Europa è alimentato dalla pubblicazione di una serie di studi
indipendenti, richiesti dal governo britannico, sulla coesistenza fra
sementi geneticamente modificate e sementi "convenzionali". Dopo più di tre
anni di test, gli scienziati hanno concluso che la colza e la barbabietole
da zucchero transgeniche causano più danni alla natura che il loro
equivalenti non Ogm. Ma, dopo aver osservato dei campi di mais transgenico,
gli esperti hanno emesso un verdetto inverso: i semi e gli insetti sono più
abbondanti che nei campi di mais convenzionale. Conclusione: gli studi
britannici confermano che l'effetto degli Ogm sull'ambiente è reale, ma non
chiariscono se si tratta di un effetto positivo o negativo.

In Gran Bretagna, questi risultati sono diventati la bandiera tanto dei
sostenitori degli Ogm, quanto dei loro detrattori. Stranamente, entrambe le
parti vedono in questo studio la conferma delle loro rispettive posizioni.
CropGen, un gruppo che porta avanti la campagna per l'introduzione delle
colture geneticamente modificate nel Regno Unito, sostiene che "il mais
transgenico è un bene per i coltivatori, favorisce la biodiversità ed è già
pronto per essere coltivato a fini commerciali". Dall'altro lato, Doug Parr,
direttore scientifico di Greenpeace Uk, ha dichiarato che "queste prove
mostrano chiaramente che i presunti benefici legati all'uso dei semi
(transgenici) non esistono".

Il dibattito nato in Gran Bretagna coincide con l'inattesa decisione di
Monsanto, il gestore americano dell'agroalimentare che ha a lungo spinto per
lo sviluppo degli Ogm in Europa, di ritirarsi dal mercato europeo dei
cereali. Motivo ufficiale, una scelta strategica volta a "rinnovare
l'attività" del gruppo. Ma niente a che fare con la moratoria europea, ha
precisato Monsanto.