artisti contro la guerra in USA



Riparliamo di Buone Nuove, eccone una trovata sul quotidiano "Il Piccolo"
di oggi.
Davide

VENTI DI GUERRA Jane Fonda e Oliver Stone guidano gli oltre quattromila
firmatari di un manifesto contro l?uso della forza apparso sui principali
quotidiani del Paese 
Negli Stati Uniti tornano i pacifisti e i fantasmi del Vietnam 


WASHINGTON - Rinasce la protesta pacifista, rispuntano i fantasmi del Vietnam.
La voce di Jane Fonda, un lampo dal passato, si affianca ai volti di nuove
militanti del movimento pacifista, come Medea e Diane, le due donne che
hanno interrotto mercoledì la deposizione al Congresso del ministro della
Difesa Donald Rumsfeld conquistando ieri la prima pagina dei più importanti
giornali americani. Nel giorno in cui la Casa Bianca chiede al Congresso
l'autorizzazione ad usare la forza contro l'Iraq acquistano improvvisamente
forza, dopo un lungo silenzio, anche le voci degli oppositori ad una nuova
guerra.
I nomi di Jane Fonda e Oliver Stone spiccano tra gli oltre 4000 mila firmatari
di un manifesto pacifista ospitato ieri a pagamento sul «New York Times».
Lo stesso giornale pubblica in prima pagina (imitato dal «Washington Post»
e da altri) la foto della protesta di Medea e Diane e dei loro striscioni
con la scritta «Ispezioni, non guerra». La presenza di Jane Fonda, insieme
all'ex-marito Tom Hayden, tra i firmatari del manifesto anti-guerra, sottoscritto
da intellettuali ed artisti famosi (da Gore Vidal a Robert Altman, da Alice
Walker a Susan Sarandon, da Gloria Steinem ad Angela Davis), riporta di
colpo l'America indietro nel tempo, alle massicce proteste contro la guerra
nel Vietnam.
Un parallelo non ignorato del resto nel manifesto, intitolato «Non a nome
nostro», dove «le terribili scene di massacri dell' 11 settembre» vengono
affiancate a scene simili del passato «a Baghdad, a Città di Panama e, una
generazione fa, nel Vietnam». L'appello invita gli americani a mobilitarsi
contro «una guerra senza limiti» e contro «le nuove misure di repressione»
propugnate dal governo degli Stati Uniti. «Il nostro governo si sta preparando
apertamente ad una guerra totale contro l'Iraq, un paese che non ha alcuna
connessione con l'orrore dell'11 settembre», nota il manifesto. Gli intellettuali
e gli artisti respingono lo «scenario semplicistico di «Bene contro Male»
tracciato da George Bush in risposta all'attacco e accusano i media di aver
accettato in modo passivo e pavido questa impostazione:«Non vi è stato alcun
dibattito. Per il governo porre domande sfiora il tradimento

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