Zavidovici : la sofferta normalitÓ di una periferia dEuropa.



Zavidovici : la sofferta normalità di una periferia
d’Europa.

postato da Francesco Lauria
http://francescolauria.blog.tiscali.it
 
Zavidovici : la sofferta normalità di una periferia
d’Europa.

di Francesco Lauria

Quel tipo di odori li avevo sentiti solo in un altro
contesto, del tutto diverso.

Si, si raggiungono due diverse periferie d’Europa sia
che ci si rechi a Tolmezzo, nella Carnia spopolata e
in preda ad una profonda crisi del suo comparto
industriale, sia che, superata la Sava e Slavonski
Brod, e poi la repubblica Srpska, si incontri il
fatidico cartello : Zavidovici, Dobrodosli.

Ciò che accomuna queste due diverse periferie d’Europa
è l’odore acre del carbone di cui, l’aria, nemmeno in
un settembre decisamente freddo, non riesce proprio a
liberarsi.

L’odore della cartiera di Tolmezzo ti pizzica la gola,
quello della cartiera di Maglaj, a 20 Km da
Zavidovici, fa altrettanto e, in un inatteso freddo di
una sera di settembre, riesce ad entrarti dentro, tra
i ricordi che, “proustianamente”, non si dimenticano

Zavidovici è un piccolo centro nella entità
croato-musulmana di Bosnia Erzegovina, è stato
attraversato dal fronte, dalle mine (e qui il passato
è purtroppo un po’ troppo ottimistico), dallo
spostamento delle sue popolazioni, da una duplice
guerra civile, dalla scomparsa della sua esigua
comunità ebraica, dalla decimazione della sua comunità
serba.

Zavidovici è immersa nel verde delle sue acque, dei
suoi boschi che ancora faticosamente alimentano la sua
industria di trasformazione del legno : la Krivaja che
oggi occupa solo tremila operai a fronte dei diecimila
di prima della guerra.

Nei suoi dintorni vi è una zona circoscritta nella
quale si sono fermati e hanno messo su famiglia alcuni
mujaiddin iraniani e sauditi che erano giunti per
sostenere i berretti verdi musulmani ai tempi della
guerra con i serbi, prima, con i croati poi, ancora
con i serbi, alla fine.
Non sono gli emissari di Al Qaida come vorrebbe farci
credere la trasmissione RAI Ballarò, ma a seguito di
ciò, a Zavidovici, sono comparse donne che indossano
il burqa integrale. 
Una di esse ha vissuto a lungo a Brescia, andava in
discoteca, vestiva firmato.
Si è innamorata di un mujaiddin.
Ora, sembra, serena.

Dicevo dello spostamento della popolazione.
Qui si assiste al travaso della popolazione croata che
si trasferisce appena può nel vicino centro di Zepce,
mentre, ancora più decisamente, avviene anche il
contrario.

Ci stiamo avvicinando alle elezioni.
E anche le “donne di Srebrenica” che, numerose, si
sono trasferite qui dopo la tragedia di cui tutti noi
europei siamo corresponsabili, e che vivono, in parte,
vicino alle “case” dei rom, hanno appeso il
manifestino del candidato indipendente “musulmano”
Muhammad Muharem.

In realtà tutti qui pronosticano la vittoria del
partito nazionalista musulmano : l’SDA che ha riempito
la città dei suoi manifesti retorici ed irrealistici a
spese dell’SDP, il partito socialdemocratico,
multietnico.

Tutti gli operatori internazionali, di fatto, hanno
abbandonato Zavidovici al loro destino.

E’ rimasta solo la “Ambasciata della Democrazia
Locale”.

Luogo di incontro e di cooperazione decentrata
sostenuto dal Consiglio d’Europa e della
amministrazioni locali e dalle popolazioni di Brescia,
Cremona, Alba.

Ma i giovani, alla democrazia locale, preferiscono
purtroppo la …
…playstation.

Si, la gente comune, a parte poche eccezioni, non ne
vuole sentire parlare più di politica, di freno alle
privatizzazioni, di scuola multietnica, di turismo
responsabile.

Sa che tutto è in mano alle “mafie” locali, che si
disinteressano dall’alta incidenza di tumori nella
zona, in particolare fra le donne, si disinteressano
di un economia completamente ingessata, priva di
respiro che favoriscono e alimentano il lavoro nero.

Così il ragazzo che mi indica l’internet point mi
chiede come sta Francesco Totti, non Berlusconi.

Mi conferma che vorrebbe trasferirsi in Italia o in
Germania, mi chiede dov’è Milano, la televisione
sintonizzata su un canale tedesco proietta il “grande
fratello”.

Purtroppo anche in questa periferia che gravita
intorno ai grandi centri di Tuzla e Zenica pensare,
costruire futuro è difficile.

Sono sempre più convinto della mia definizione della
Bosnia : un luna park povero, triste, ma proprio per
questo affascinante.

La notte è colorata dalle luci dell’unica discoteca :
stile occidentale ed un nome che non lascia dubbi :
“Monaco”.

Ma i giovani, nella discoteca, sono pochi anche se è
sabato sera.

Molti, gli universitari, studiano a Sarajevo, molti,
dopo le vacanze estive, sono tornati nei luoghi della
diaspora.

Cosi’ rimangono gli adolescenti ed i vecchi.

Un po’, passatemi la forte forzatura, ma è vero, come
a Tolmezzo.







 




		
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