Minime. 293



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 293 del 4 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Oggi a Viterbo
2. Necessita' di un giornale della nonviolenza in Italia
3. Incontri con Jeff Halper in Italia
4. Il premio di "Human Rights First" conferito a Fariba Davoodi Mohajer
5. Daniel Howden: La ragazza di Qatif
6. "Lo Chopin partiva. Storie di donne". Ventisei racconti-interviste da
"Una citta'"
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'

1. INCONTRI. OGGI A VITERBO

Si tiene oggi, martedi' 4 dicembre 2007 con inizio alle ore 16,30, a Viterbo
presso la sala delle conferenze della Provincia, a Palazzo Gentili, in via
Saffi un convegno su "Le emergenze ambientali e sanitarie nell'Alto Lazio.
La situazione attuale, le azioni da proseguire, le iniziative da
intraprendere", terzo dei convegni di approfondimento scientifico promossi
dal Comitato che si oppone al terzo polo aeroportuale del Lazio e s'impegna
per la riduzione del trasporto aereo (i due precedenti convegni si sono
svolti il 21 settembre e il 18 ottobre).
*
Il programma e' il seguente:
1. Apertura: presidenza di Osvaldo Ercoli; intervento di apertura di
Antonella Litta; interventi di saluto di rappresentanti istituzionali;
introduzione di Peppe Sini: "Modello di sviluppo di servitu', intreccio
politico-affaristico, penetrazione dei poteri criminali, devastazione
ambientale nell'Alto Lazio: una ricostruzione storica, un modello di
analisi, alcune proposte di intervento".
2. Relazioni: relazione di Giuseppe Nascetti, docente di ecologia
all'Universita' della Tuscia: "Alto Lazio in emergenza. Gli aspetti
ambientali"; relazione di Mauro Mocci, medico, epidemiologo: "Alto Lazio in
emergenza. Gli aspetti sanitari"; relazione di Gennaro Francione,
magistrato: "Alto Lazio in emergenza. Gli aspetti giuridici. Natur e Kultur
nell'Alto Lazio per la difesa costituzionale del territorio".
3. Esperienze e riflessioni: interventi dei comitati, i movimenti, le
associazioni impegnate per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente
e dei beni comuni, la lotta contro l'economia illegale, la corruzione
politico-amministrativa e la penetrazione dei poteri criminali nell'Alto
Lazio.
4. Dibattito e conclusioni.

2. RIFLESSIONE. NECESSITA' DI UN GIORNALE DELLA NONVIOLENZA IN ITALIA

Sono numerosissime oggi in Italia le iniziative delle persone amiche della
nonviolenza. E questo foglio non riesce a darne conto perche' ogni giorno
occorrerebbe pubblicare decine e decine di segnalazioni di incontri,
dibattiti, azioni nonviolente, studi, ricerche, esperienze e riflessioni,
lotte e proposte.
La nonviolenza e' ormai davvero in cammino e sempre piu' persone colgono in
essa una scelta che merita il loro impegno critico e creativo, teorico e
pratico, relazionale e politico.
Si stanno infatti finalmente sciogliendo molti equivoci durati troppo a
lungo.
Diviene sempre piu' chiaro che il pacifismo ministeriale dell'attuale
governo e dei partiti che lo compongono e sostengono e' solo un altro nome
della complicita' con le guerre e le stragi, col razzismo e l'imperialismo.
E diviene sempre piu' chiaro che nessuna complicita' puo' esserci con gli
pseudopacifisti squadristi, militaristi, autoritari, virilisti.
Diviene sempre piu' chiaro che la pace si costruisce solo con metodi di
pace.
Diviene sempre piu' chiaro che la lotta contro l'ingiustizia puo' essere
condotta solo rifiutando e contrastando tutte le ingiustizie.
Diviene sempre piu' chiaro che per opporsi alla violenza dominante occorre
una scelta rigorosa di opposizione a tutte le violenze, di lotta contro
tutte le violenze.
Diviene sempre piu' chiaro che occorre la scelta nitida e intransigente
della nonviolenza.
*
Per contrastare la violenza maschile, l'ideologia maschilista, le strutture
del patriarcato, occorre la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Come ci ha insegnato l'esperienza del movimento e del pensiero delle donne.
Per contrastare la devastazione della biosfera occorre la scelta nitida e
intransigente della nonviolenza. Come ci ha insegnato la riflessione
scientifica onesta e la concreta esperienza dei movimenti ecologisti.
Per contrastare le strutture, le ideologie e le prassi dello sfruttamento
economico, dell'oppressione politica, della sopraffazione culturale,
dell'ottundimento ideologico e della manipolazione delle coscienze e delle
intelligenze occorre la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Come ci ha insegnato l'esperienza del movimento socialista e libertario
delle classi oppresse, come ci hanno insegnato i movimenti per il
riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani, come ci
hanno insegnato le esperienze alternative dei saperi critici e di critica
pratica negli e degli ambiti istituzionali.
Per contrastare il razzismo, il colonialismo, l'imperialismo e lo specismo
occorre la scelta nitida e intransigente della nonviolenza. Come ci ha
insegnato l'esperienza gandhiana.
Per garantire un futuro alla civilta' umana occorre la scelta nitida e
intransigente della nonviolenza. Come ci ha insegnato la grande riflessione
giuridica, etica e bioetica contemporanea.
*
E' tempo che in Italia le persone amiche della nonviolenza ed i movimenti
nonviolenti organizzati, e le esperienze teoriche e pratiche che alla
nonviolenza vengono vieppiu' accostandosi - usando sovente lessici diversi
ma sempre piu' vicine e solidali nella verifica concreta della pratica
sociale -, si dotino di uno strumento di comunicazione adeguato, come puo'
essere hic et nunc un giornale quotidiano diffuso in tutte le edicole oltre
che nella rete telematica.
Questo obiettivo urgente proponiamo ai movimenti nonviolenti e alle persone
della nonviolenza amiche.
Uscire occorre dalla subalternita', uscire occorre dalle ambiguita'. E'
l'ora di proporre la nonviolenza in tutta la sua ampiezza e complessita' di
proposta teoretica, ermeneutica, metodologica, operativa, progettuale; della
nonviolenza come scelta morale e come progetto e movimento politico; della
nonviolenza come politica adeguata alle tragiche sfide del XXI secolo.
Un giornale della nonviolenza, per avere uno strumento di collegamento, di
informazione e formazione che raccogliendo, sviluppando e mettendo in
sinergia le molte esperienze informative nonviolente gia' in corso, aiuti a
costruire cultura e linguaggio comune, aiuti a promuovere l'azione complessa
e complessiva oggi necessaria per contrastare l'ordine sessista, rapinatore
e devastatore, per contrastare sfruttamento, inquinamento e guerra; per
contrastare con la forza della verita' la violenza onnicida.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

3. INCONTRI. INCONTRI CON JEFF HALPER IN ITALIA
[Dalla redazione di "Una Citta'" (per contatti: unacitta at unacitta.org)
riceviamo e diffondiamo.
Jeff Halper, pacifista israeliano, e' urbanista e docente di antropologia
all'Universita' Ben Gurion del Negev, vive a Gerusalemme e coordina l'Icahd,
il Comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi
(www.icahd.org)]

Jeff Halper, ebreo americano, si e' trasferito in Israele negli anni '70,
dove oggi vive con la famiglia. Urbanista, antropologo, gia' docente alla
Ben Gurion University e oggi coordinatore dell'Icahd, il Comitato israeliano
contro la demolizione delle case dei palestinesi, sara' in
Italia dal 4 al 12 dicembre per parlare dell'attuale situazione in
Israele-Palestina e per promuovere la Campagna di ricostruzione che ha preso
avvio quest'anno in occasione del quarantesimo anniversario dell'inizio
dell'Occupazione. Dal 1967 ad oggi sono state demolite 18.000 case. Un ebreo
ortodosso newyorkese, sopravvissuto alla Shoah, sempre piu' a disagio per
una politica dei governi israeliani in cui non si riconosce ha donato un
milione e mezzo di dollari, grazie ai quali l'Icahd ricostruira' ogni casa
palestinese demolita, circa 300 ogni anno. per saperne di pi?:
www.icahd.org/eng e www.18000homes.org
*
Calendario degli incontri pubblici con Jeff Halper:
- giovedi' 6 dicembre, Milano, ore 18, Casa della cultura, via Borgogna 3;
- venerdi' 7 dicembre, Forli', ore 18, sede associazioni universitarie, via
Valverde 15;
- sabato 8 dicembre, Sorrivoli (Cesena), ore 15,30, Associazione Il
Castello;
- lunedi' 10 dicembre, Bologna, ore 21, Centro Amilcar Cabral - Sala
dell'Angelo, via San Mamolo 24, con Nadia Baiesi (Scuola di Pace di Monte
Sole) e Massimo Tesei ("Una Citta'");
- martedi' 11 dicembre, Torino, ore 17, Dipartimento di Studi Politici, via
Giolitti 33;
- mercoledi' 12 dicembre, Torino, ore 20.30, Scuola per l'Alternativa,
modera: Ada Lonni.
*
In occasione degli incontri sara' presente uno stand con il volume di Jeff
Halper, Brutti Ricordi, edizioni Una Citta', 2007.
Per ulteriori informazioni sul tour di Jeff Halper in Italia: tel.
054321422, e-mail: unacitta at unacitta.it

4. MONDO. IL PREMIO DI "HUMAN RIGHTS FIRST" CONFERITO A FARIBA DAVOODI
MOHAJER
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione questo comunicato di Human
Rights First dal titolo "2 dicembre 2007: conferito il Premio di 'Human
Rights First' alla difensora iraniana dei diritti umani Fariba Davoodi
Mohajer"]

La liberta' e la dignita' non sono privilegi, sono il diritto di nascita di
ogni persona. Giustizia ed equita' non sono ideali, sono i fondamenti di una
societa' civile. Sfortunatamente, questi diritti non ci vengono dati
liberamente. Sfortunatamente, devono esseri conquistati da uomini e donne di
coraggio. Ogni giorno nel mondo migliaia di individui, alcuni noti ma molti
di piu' del tutto anonimi, mostrano uno straordinario coraggio nel
perseguire l'ottenimento del nostro comune diritto di nascita. Ogni anno
Human Rights First conferisce i suoi premi per i diritti umani allo scopo di
onorare il lavoro di questi straordinari individui.
Nel 2001, Fariba Davoodi Mohajer, famosa giornalista ed attivista iraniana,
fu arrestata all'interno della propria casa e picchiata di fronte ai suoi
bambini. Fu imprigionata e interrogata per quaranta giorni, bendata, in
isolamento in una localita' sconosciuta. Il suo crimine: aver scritto
articoli e parlato nelle universita' della serie di omicidi di intellettuali
nel suo paese, e aver chiesto riforme politiche e diritti per le donne in
Iran. E' stata processata e condannata a due anni di prigione, poi la
sentenza e' stata sospesa. Da allora, Fariba ha scritto per una lunga serie
di pubblicazioni che sono state via via bandite, ha guidato un gran numero
di gruppi per il cambiamento sociale, ed e' divenuta una delle
organizzatrici del crescente movimento delle donne iraniane.
Nel 2006, quando centinaia di donne scesero nelle strade a chiedere la
propria uguaglianza di fronte alla legge, Fabira fu di nuovo arrestata, e
poi rilasciata dietro cauzione. Ne' lei ne' le altre donne si scoraggiarono.
Decisero che poiche' si proibiva loro di dar voce alle proprie opinioni come
giornaliste, avvocate, giudici o politiche, e di manifestare pubblicamente,
avrebbero contattato le altre donne porta a porta, una casa dopo l'altra,
per informarle sulle leggi che violano i loro diritti umani di base. Questa
iniziativa, chiamata "La Campagna per un milione di firme", ha attirato
l'attenzione all'esterno e all'interno dell'Iran, ed e' divenuto il
movimento riformista piu' partecipato in Iran oggi.
Parlare a voce alta per i diritti delle donne, in Iran, e' pericoloso.
Fariba racconta la storia di una delle sue colleghe che e' stata
pesantemente picchiata dalla polizia all'atto del suo arresto, solo per
essere picchiata di nuovo dal padre quando e' stata rilasciata. Questo e' un
esempio che indica come le donne subiscano violenza nella societa' e nelle
loro case. In un clima di repressione, che e' pericoloso per chiunque
critichi apertamente il governo, le donne come Fariba devono affrontare
numerosi ostacoli sia nella sfera privata che in quella pubblica.
Il 18 aprile 2007, in un processo a porte chiuse al quale Fariba non era
presente, un tribunale iraniano l'ha condannata per "violazione della
sicurezza nazionale" in relazione al suo ruolo durante le proteste del 2006.
La sentenza e' stata di quattro anni di prigione. Fariba, che si trova
all'estero, spera di ritornare in Iran nei prossimi mesi, anche se questo
significhera' affrontare la galera.
"Questa e' la nostra linea di difesa: se prendete queste donne, ce ne sono
altre dopo di loro. Noi saremo qui, e voi udrete le nostre voci. Il governo
deve capire che e' naturale, per una donna, dire quello che pensa. La forza
del movimento delle donne sta nel fatto che non hanno paura di quel che puo'
capitargli dopo" (Fariba Davoodi Mohajer, 17 marzo 2007).
Per maggiori informazioni e vedere il video della consegna del premio:
www.humanrightsfirst.org

5. MONDO. DANIEL HOWDEN: LA RAGAZZA DI QATIF
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo
apparso su "The Indipendent" del 29 novembre 2007.
Daniel Howden, giornalista dell'"Independent", si occupa di questioni
internazionali]

In Arabia Saudita e' diventata nota semplicemente come "la ragazza di
Qatif", una teen-ager che e' stata vittima di uno stupro di gruppo, poi
umiliata dalla polizia e dalle autorita' giudiziarie. Il suo caso e' finito
nei titoli dei media internazionali ed ha causato un vivo imbarazzo al
governo. Per il Ministro della Giustizia saudita, la giovane e'
"un'adultera" la cui vicenda viene usata per criticare il regno. Per gran
parte del resto del mondo, e' il simbolo di tutto quello che non va in
Arabia Saudita.
Oggi la ragazza vive praticamente agli arresti domiciliari. Le e' proibito
parlare e puo' essere portata in galera in qualsiasi momento. I movimenti
dei suoi familiari sono tenuti d'occhio dalla polizia religiosa ed i loro
telefoni sono sotto controllo. Il suo avvocato Abd al-Rahman al-Lahem,
attivista per i diritti umani di lunga data, e' stato sospeso. Il suo
passaporto e' stato confiscato e deve essere interrogato la prossima
settimana: l'esito dell'interrogatorio potrebbe comportare la sua rimozione
dall'ordine professionale. Il crimine della "ragazza di Qatif", pare, e'
l'essersi rifiutata di stare zitta su quanto le era accaduto. La
diciannovenne ha dapprima cercato di ottenere giustizia contro i sette
uomini che l'hanno stuprata, poi si e' lamentata pubblicamente della
sentenza che la condannava a 90 frustate per "promiscuita'", e cioe' il
crimine dell'essere in uno spazio pubblico con un maschio che non era suo
parente, prima dell'aggressione. La copertura giornalistica data alla
vicenda questo mese, sui media sauditi usualmente soggetti a stretta
censura, ha infuriato le autorita'. La condanna e' stata aumentata a 200
frustate e sei mesi di prigione. Questa sentenza pende ancora sulla giovane.
*
Il suo destino e' diventato un'istanza politica, e il principe Saud
al-Faisal e' stato costretto, sebbene molto seccato, a rispondere a domande
sul caso durante i colloqui di pace ad Annapolis, questa settimana. "Cio'
che e' oltraggioso in questa faccenda e' che essa viene usata contro il
governo ed il popolo saudita", ha dichiarato alla stampa.
Il Ministro della Giustizia saudita ha lanciato una deliberata campagna di
diffamazione contro la ragazza, ribatte Farida Deif, una delle esperte per
il Medio Oriente di Human Rights Watch. Farida Deif e' fra i pochi
osservatori indipendenti che abbiano potuto incontrare la giovane. "Stanno
dicendo che non e' veramente una vittima", dice Deif, "Sottintendono che sia
un'adultera. Sostengono che non era vestita prima che gli aggressori
entrassero nella sua auto".  "The Independent" ha ottenuto la testimonianza
in cui la ragazza descrive l'aggressione, la sua lotta per indurre la
polizia ad agire, e le penose udienze in tribunale che ne sono seguite.
*
Il suo calvario comincio' con una chiamata telefonica. "Avevo un'amicizia
via telefono", ha raccontato a Human Rights Watch, "Avevamo entrambi 16 anni
quando inizio'. Non ci siamo mai incontrati, conoscevo solo la sua voce. Ad
un certo punto ha cominciato a minacciarmi, ed io ad avere paura. Disse che
avrebbe informato la mia famiglia della nostra relazione telefonica se non
gli davo una mia fotografia, ed io gliela feci avere". Dopo qualche mese dal
suo matrimonio con un altro uomo, quest'anno, la giovane donna comincio' a
preoccuparsi che quella fotografia venisse usata contro di lei, e chiese al
ragazzo di rendergliela. Egli si disse d'accordo a condizione che i due si
incontrassero e facessero un giro in auto insieme. Pur riluttante, la
giovane accetto' l'appuntamento in un vicino mercato. Stavano tornando a
casa in auto dopo il giro, quando una seconda macchina si mise di traverso
davanti a loro. "Dissi all'individuo che era con me di non aprire la
portiera, ma lui lo fece. Io urlavo". I due sono stati portati in un luogo
sicuro dove sono stati entrambi stuprati, piu' volte. "Mi trascinarono fuori
dall'auto", racconta la ragazza, "Mi colpivano forte. Io gridavo: 'Dove
volete portarmi? Potrei essere vostra sorella'. Il posto dove andammo era
scuro. Si fecero avanti dapprima in due. Quello con il coltello mi violento'
per primo. Ero distrutta. Volevo scappare ma non sapevo neppure dov'ero.
Cercavo di allontanarli da me ma non ci riuscivo. Nel mio cuore non c'era
piu' niente, dopo di cio'. Ho passato due ore ad implorarli di riportarmi a
casa".
Poi fu la volta del secondo uomo, poi del terzo. "Erano molto violenti",
ricorda la ragazza. I suoi aggressori le dissero che sapevano che era
sposata. Poi fu stuprata da un quarto uomo, e da un quinto. "Il quinto mi
fece delle foto con il cellulare, cosi' com'ero. Tentai di coprirmi il volto
ma non me lo permisero".
*
Nonostante la richiesta del pubblico ministero per la condanna massima
relativa alla violenza sessuale, la Corte di Qatif ha sentenziato per
quattro degli aggressori da uno a cinque anni di prigione, e dalle 80 alle
mille frustate, ma solo per rapimento, perche' lo stupro non sarebbe
"provato". Le immagini sul telefono cellulare sono state prodotte in
tribunale, ma i giudici le hanno ignorate.
La tortura continuo' dopo il quinto stupro. Altri due uomini, uno con il
viso coperto, vennero a violarla. Poi tornarono tutti e sette per
ricominciare daccapo. "Infine mi portarono a casa. Mi ci condussero con la
loro automobile. Avevano preso il mio telefonino e dissero che se lo
rivolevo dovevo chiamarli. Avevano visto la foto di mio marito nel mio
portafoglio, mentre frugavano fra le mie cose. Quando sono uscita dalla
macchina non riuscivo neppure a camminare. Ho suonato, e mi ha aperto mia
madre. Ha detto: 'Non stai bene, sembri stanca'. Pensava che fossi stata in
giro con mio marito. Non ho mangiato per una settimana dopo le violenze.
Solo acqua. Non dicevo niente a nessuno. Adesso non riesco a dormire senza
sonniferi e ancora vedo le loro facce, nel sonno".
*
Secondo l'interpretazione saudita della "sharia", alle donne non e' permesso
comparire in pubblico in compagnia di uomini che non siano loro parenti.
Inoltre, le donne saudite sono spesso condannate alla frusta e persino a
morte per adulterio e per altri comportamenti percepiti come crimini. In
aggiunta a questi gia' notevoli ostacoli che la vittima doveva affrontare,
in un paese che ha il record mondiale del minor rispetto per i diritti delle
donne, la ragazza fa anche parte della minoranza sciita ed i suoi aggressori
erano sunniti. Questa divisione settaria sarebbe stata cruciale per quanto
accaduto dopo. "I criminali cominciarono a raccontare nel vicinato di come
mi avevano stuprata. Pensavano che mio marito avrebbe divorziato da me.
Volevano rovinare la mia reputazione. Io avevo voluto salvarla riottenendo
la mia fotografia, ed era andata ancora peggio".
Irfan Al-Alawi, un accademico saudita esperto di persecuzioni religiose,
dice che il retroscena settario e' la chiave del crimine: "Qatif e' il
centro di una larga minoranza sciita nella provincia orientale dell'Arabia
Saudita. La cosiddetta 'polizia religiosa', i mutawiyin, che sono sempre
brutali, in questo caso hanno agito anche a sostegno della dominazione
sunnita".
*
Contro le aspettative dei suoi aggressori, il marito della giovane non ha
divorziato quando ha saputo cos'era accaduto. Ha cercato giustizia in
tribunale. Il marito ricorda la frustrazione provata nel vedere gli
aggressori di sua moglie andarsene in giro liberi: "Due di questi criminali
passeggiavano nel quartiere proprio di fronte a me. Li vedevi ai funerali e
ai matrimoni. La polizia avrebbe dovuto arrestarli, e rispettare noi due. A
un certo punto ho chiamato la polizia e ho detto: 'Trovatemi una soluzione.
Questi delinquenti sono per strada. Cosa faccio se rapiscono mia moglie
un'altra volta?'. E il funzionario mi ha risposto di trovarli e interrogarli
io stesso".
L'uomo ha telefonato alla polizia per quattro volte prima che qualsiasi
azione fosse intrapresa. Ma quando il caso della ragazza e' arrivato in
tribunale la violenza contro di lei e' continuata: "I giudici dicevano: Che
relazione avevi con questo individuo? Perche' sei uscita di casa? Li
conoscevi quegli uomini? E mi urlavano contro, mi insultavano. Si sono
rifiutati di lasciar entrare mio marito nella stanza. Uno di loro mi ha
detto che sono una bugiarda perche' non ricordo bene le date. E
continuavano: Perche' sei uscita di casa? Alla seconda udienza mi hanno
chiamata dalla sala d'aspetto. Sono entrata con mio marito. Ad alcuni hanno
dato tre anni, ad altri cinque. Io pensavo che quella gente neppure dovrebbe
vivere. Credevo che gli avrebbero dato venti anni. Poi uno dei giudici ha
detto: Tu ti prendi 90 frustate, e ringrazia Dio che non vai in galera. Ho
chiesto perche', e lui ha risposto: Lo sai, il perche', e' khilwa hair
sharan: la promiscuita' genera il male. Tutti mi guardavano come se la
colpevole fossi io. Volevo morire".
*
E non e' ancora finita. La ragazza di Qatif e suo marito hanno un futuro
molto incerto. La giovane e' stata aggredita dal fratello che ha tentato di
ucciderla. Il suo avvocato, Al-Lahem, crede che ora la ragazza potrebbe
essere presa a bersaglio dagli estremisti sunniti. Lo scioccante trattamento
che ha subito potrebbe essere riassunto in quanto detto dal marito dopo la
prima sentenza: "Sembrava che la criminale fosse lei. Quando i giudici hanno
letto la sentenza ho chiesto loro: Ma non avete nessuna dignita'?".

6. LIBRI. "LO CHOPIN PARTIVA. STORIE DI DONNE". VENTISEI RACCONTI-INTERVISTE
DA "UNA CITTA'"
[Dalla redazione di "Una citta'" (per contatti: mailing at unacitta.org)
riceviamo e diffondiamo la notizia della pubblicazione di questo nuovo
libro]

Lo Chopin partiva. Storie di donne. 26 racconti-interviste realizzate dalla
rivista "Una citta'" in quindici anni di vita. Prefazione di Lea Melandri.
256 pagine. 15 euro (12 per gli abbonati a "Una citta'", 10 per acquisti di
5 copie almeno).
*
"Il fascino dei racconti di vita, quando conservano le movenze della parola,
gli scatti della voce, le emozioni del narratore o della narratrice, e' che
non si vorrebbe mai che finissero. Come capita da bambini, viene da dire
'ancora!', per allontanare il silenzio e l'ombra di morte che si porta
dietro...
Sono quasi sempre madri, figlie, sorelle, mogli, interni di famiglia,
relazioni parentali, appartenenze intime, su cui eventi traumatici - la
guerra, un colpo di Stato, un atto terroristico, una malattia, una morte -
hanno aperto uno squarcio doloroso, la linea di demarcazione tra un prima e
un dopo, ma anche l'inizio di un viaggio che sembrava destinato ad altri:
l'impegno sociale, lo studio, il piacere di raccontare per se' e per molti
cio' che resta ancora irrimediabilmente privato e 'impresentabile' di ogni
singola vita".
(Dalla prefazione di Lea Melandri)
*
Indice del libro
Olga. La lavatrice
Una vita da casalinga passata fra l'indifferenza del marito e
l'ingratitudine dei figli, "senza mai esser andata a Parigi". I piccoli
miglioramenti, l'indipendenza economica, la vecchiaia, il marito che torna
quando e' ormai tardi, la ribellione silenziosa...
*
Magda Taroni. Hanno ucciso il libraio
Innamorarsi da giovane di una citta' in cui i libri e la musica si
mischiavano con l'Oriente, con la casbah e il deserto, in cui il mare, il
clima, il cibo, tutto era magnifico, in cui brillava alto, dopo la
sofferenza, il sole dell'avvenire. Una citta' da cui ora si fugge...
*
Ulla Barzaghi. Usare il dolore
Una malattia, l'aids, tradita dalla borghesia e dalla cultura. Il rischio di
creare ghetti per moribondi. Le devastazioni prodotte nelle famiglie e
nell'opera di prevenzione dall'immagine dell'ammalato come appestato. La
paura della paura degli altri...
*
Lisa Foa. Momenti magici
Nella Resistenza ognuno riusci' a dare il meglio di se'. L'evasione da San
Vittore e "i turbamenti" della banda Koch. Il brutto grigiore del dopoguerra
quando nella guerra fredda si raffreddarono anche le amicizie e l'Italia
torno' conformista...
*
Sulamit Schneider. Carpentras
Le risse fra ragazzi arabi ed ebrei al tempo dell'Algeria. Quelle scritte
sui muri, ricorrenti. L'idea dei genitori che non cambiera' mai: "o noi o
loro", e quei racconti che ti accompagnano per tutta la vita. Il trauma di
Sabra e Chatila...
*
Claudia Marzocchi. Stasera e domattina
Vivere con una bimba disabile, modellare la propria vita sulla sua, opporsi
a medici che tendono a guarire un corpo, non a far star meglio una persona.
Un futuro misurato solo sul domani e sul dopodomani.
*
Bianca Guidetti Serra. La cartolina da Auschwitz
Un gruppo di amici di scuola che con le leggi razziali del '38 ebbero
l'iniziazione alla politica. La delusione del comunismo, un impegno che e'
continuato e, al di la' della politica, lo straordinario valore, nella vita,
dell'amicizia.
*
Giuliana Ciani. Le tendine
Tre anni e undici mesi di carcere per una chiave. Il collettivo "arcobaleno"
e le brigatiste rosse che convocavano continuamente riunioni politiche di
cui non se ne poteva piu'. La fine di qualcosa e la nascita di
qualcos'altro.
*
Elisabeth Seebacher. La serva piccola
Figli e figlie dati via e costretti al servizio di contadini, spesso
miserabili anche loro, in cambio di vitto e alloggio. L'incredibile, e
spietato, sistema di servaggio che reggeva i masi sudtirolesi fino a pochi
decenni fa.
*
Lucia Calzari. Io e la Clem
Il grande sodalizio di due sorelle gemelle, cementato dalla lotta per poter
studiare, dalla ribellione alle rigide convenzioni dei primi anni Sessanta,
dalla comunanza delle amicizie. Quel giorno tremendo del '74 in cui tutto
fini' a Piazza della Loggia, Brescia.
*
Anna Segre. Quel mobile
Venti mesi difficilissimi, passati a fingere di essere malato per sfuggire
ai tedeschi. Il diario, una collezione rara di francobolli, il rapporto
difficile con la figlia. Il ruolo misconosciuto di chi rischio' la vita per
salvare degli ebrei.
*
Giovanna Cappelletto. Loro
La grande sensibilita' di ragazzi che soffrono della sindrome dell'orfano.
Le tante ore di fronte alla tv, le poche di sonno, e la faticosa battaglia,
forse persa, a favore del libro. Ma della ex Jugoslavia a casa hanno
parlato...
*
Laura Bonaparte. Ricordare insieme ai nipoti
La lotta per ritrovare i corpi dei figli, per salvaguardare la memoria
storica di quel che e' successo, in nome dei nipoti... Il rifiuto di
prendere in cura il torturatore perche' l'aver torturato procura un danno
irrimediabile...
*
Luisa Melazzini. Ti scrutano
Negli anni la cura delle vite prende il sopravvento sull'indignazione per
l'ingiustizia sociale. Il giovane pastore che a 4.000 metri ha i jeans e il
walkman. La scissione interiore dei giovani e il problema di non vergognarsi
di se stessi.
*
Nelly Norton. Lo Chopin partiva
Una giovane ebrea polacca che doveva andare in Inghilterra e si ritrovo' in
India, imparo' cinque lingue, ritorno' in Polonia, sposo' un militante
comunista, divenne comunista, ma alla fine, con l'ultima ondata antisemita,
decise di partire...
*
Katharina Mahn. Poi, il terzo giorno
Una dose massiccia, e prolungata, di chemio, che sarebbe mortale... Un
trattamento che porta il paziente in condizioni estreme e l'importanza della
presenza di persone care che continuino a "chiamare" alla vita...
*
Gina Gatti. La casetta col giardino
Un periodo felice, fatto di studi, di amicizie, di riunioni, di impegno,
quando c'era Allende e si era ragazzi e si facevano progetti... La tortura
che serve a terrorizzarti, ad ammutolirti, a spezzarti. L'esilio in Italia e
il lento recupero.
*
Maria Luisa Rigato. Miss Biblicum
Quel che oggi e' scontato, le donne ministri dell'Eucarestia, fu frutto
negli anni Sessanta di una lunga lotta. La prima ricerca sulla suocera di
Pietro. Il desiderio di un sacerdozio femminile contro cui, nei Vangeli, non
c'e' nulla.
*
Maria Tugnoli. Le firme
Il giorno tremendo in cui vieni a sapere che stanno raccogliendo le firme
contro di te. L'inizio di una lotta quotidiana ed estenuante per difendersi
da spacciatori "marocchini", da cittadini che ormai ti detestano, dalla
polizia che ti sospetta...
*
Silva Bon. Nulla di scontato
Una vita tutt'altro che facile, un matrimonio che va male, la malattia che
ti travolge, i figli con cui non ti vedi piu', e poi... poi un centro di
salute mentale che funziona, un gruppo di auto-aiuto, di donne che leggono e
discutono, che si raccontano.
*
Beatrice Bortolozzo. Buon lavoro papa'
L'impegno solitario, costato tanti soprusi, ma alla fine vittorioso, di
Gabriele Bortolozzo, operaio al petrolchimico di Marghera, per provare la
tremenda nocivita', fatale a tanti operai, dei reparti Cvm.
*
Romana Sansa. Esule senza rancore
I ricordi di una bambina istriana che insieme alla famiglia subi' la pulizia
etnica. Il rifiuto di ogni revanscismo e la soddisfazione per il successo
della lista multietnica. Il desiderio di un legame con la terra in cui e'
sepolto il padre...
*
Laura Pariani. Lo spazio, il vento, la radio
Il lungo viaggio di una quindicenne dalla Brianza alla Patagonia per
conoscere un nonno anarchico che nel lontano '26 per sfuggire ai fascisti
attraverso' l'oceano per finire in una terra lontana da tutto e da tutti e
sterminata...
*
Tatiana Gentilini. Con un auricolare solo
Il doppio lavoro, gli studi universitari, la palestra, il Grande fratello di
cui, alla catena, tutti parlano. Oggi, al contrario di un tempo, e' quello
che succede fuori che entra in fabbrica quotidianamente. La catena di
montaggio che resta dura...
*
Anna Milone. Era li', davanti a casa
L'ospedale di fronte funzionava, i vigili dicevano di stare attenti perche'
si scivolava, il peggio era passato, e pioveva... alla tv davano un film con
Demi Moore, e intanto la montagna si era mossa, Gaetano era da basso, in
cucina...
*
Dorina Palmieri. Lungo la via Emilia
Una famiglia emiliana, socialista per generazioni, fatta di gente dura,
cresciuta nel senso del dovere verso la famiglia e la politica. La scelta
naturale della Resistenza. Le figure straordinarie della bisnonna e della
nonna.
*
Il libro si puo' acquistare in internet andando alla pagina
www.unacitta.it/paginelibriquaderni/chopin.html
Oppure lo si puo' richiedere direttamente a "Una citta'" (tel. 054321422,
fax: 054330421, e-mail: unacitta at unacitta.it) ed effettuare il pagamento
tramite bonifico bancario o con bollettino postale (anche dopo aver ricevuto
il libro). Le spese di spedizione sono a nostro carico.
- Bonifico bancario 0740/00000048 - Una Citta' societa' cooperativa presso
la Cassa dei Risparmi di Forli' e della Romagna, Filiale 00108 di Piazza
Dante Alighieri 19, 47100 Forli' (BBAN O 06010 13208 074000000048 IBAN IT36
0060 1013 2080 7400 0000 048 BIC CRF0IT2F).
- Conto corrente postale n. 12405478 - Una Citta' societa' cooperativa, via
Duca Valentino 11, 47100 Forli'.

7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

8. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 293 del 4 dicembre 2007

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
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