Re: R: Fw: [gas] lotta all



Il 14 Mar 2005, alle 22:24, daniele ha scritto:


> 
> Insomma sono abbastanza lontano dalla scelta di un consumo critico
> totale. So che ho molti passi da fare ancora, ma so anche che ha senso
> farli solo quando li vivrò come realmente desiderabili, come
> appaganti. Non mi sento di forzare la mia vita in senso stoico,
> guidato dalla sola ragione e dal senso del dovere lasciando da parte i
> miei desideri: accumulerei un senso di insoddisfazione che finirei
> probabilmente per riversare verso tutto il resto dei consumatori non
> critici-integrali, verso coloro che fanno scelte diverse, verso coloro
> che non si pongono neppure davanti alla scelta e seguono il normale
> flusso del consumo.

hai proprio ragione.
rileggevo in questi giorni "il viaggiatore leggero" di alex langer. è 
una raccolta di suoi articoli e interventi.
ce n'è uno del 94 in cui esprime un concetto illuminante:
"la conversione ecologica potrà affermersi solo se sarà socialmente 
desiderabile".
diceva questo proprio per indicare come il fatto di pensare di aver 
ragione potrebbe sfociare in una "ecodittatura" oppure in un "muore 
sansone e tutti i filistei", pensando che la situazione non sia più 
rimediabile.
invece "Non esiste il colpo grosso, l'atto liberatorio tutto d'un pezzo 
che possa aprire la via verso la conversione ecologica, i passi 
dovranno essere molti, il lavoro di persuasione da compiere enorme 
e paziente".

perchè dico questo? perchè credo che non abbiamo bisogno di 
autoflagellarci. siamo già preoccupati, direi angosciati, per il futuro 
del nostro pianeta, per lo sfruttamento delle persone, per le guerre...
abbiamo bisogno di fare il passo che è possibile adesso. e farlo 
sarà una grande conquista: che sia chiudere il rubinetto lavandosi i 
denti o mettere i pannelli fotovoltaici sul tetto di casa.
nella mia esperienza, ho trovato importante la conoscenza delle 
informazioni (e qui peacelink è stata ed è eccezionale: grazie a 
tutti voi che la fate andare avanti), poi il confronto con altre persone 
che condividono i miei ideali. 
da lì, in dieci anni e poco più, sono riuscito a cambiare diverse 
cose nella mia vita, scegliendole.
questo non vuol dire che a volte non sia faticoso, anzi.
quello che voglio sottolineare è quanto sia importante maturare una 
propria scelta e metterla in pratica.
Da qui poi si aprono strade immense da percorrere e altre da 
inventare. si va oltre il "semplice" consumo critico per passare ad 
assumere uno stile di vita critico, uno stile di vita che riesce a darti 
più soddisfazione avendo meno cose. ma ognuno trova i suoi tempi 
e le sue strade.
altrimenti si arriva a prendere  il consumo critico in modo "acritico", 
senza calarlo nella propria realtà.
le mie scelte di consumo critico non possono essere uguali per 
tutti, perchè è diverso:
abitare in città o abitare in campagna
essere sposati (o conviventi) o essere da soli o essere con i genitori
avere figli o non averne
avere un lavoro o averne un altro
ecc. ecc. ecc.
ognuno declinerà il suo sforzo in quello che saprà e potrà fare.
fatto uno scalino, si può ripartire per salirne un altro.

> Insomma c'è chi vede il rischio che il consumo critico venga preso in
> modo troppo superficiale e chi come me teme invece che divenga un club
> così ristretto, e con principi così radicali che finirà per rimanere
> sempre circoscritto ad una piccolissima parte della popolazione
> occidentale.

la mia paura è che il consumo critico si riduca ad una lista di 
prodotti da comprare o da non comprare. ma occorre andare oltre.
aumentare la produzione di cioccolato o caffè equo è un bene o un 
male?
un bene, sembrerebbe a prima vista. per adesso andrebbe anche 
bene, ma non sarebbe il caso di ridurre questi consumi in modo 
che i paesi produttori diminuiscano gli appezzamenti delle 
piantagioni destinate all'esportazione per utilizzarli per l'agricoltura 
di sussistenza?
certo, non dall'oggi al domani, ma sarebbe, credo, importante.
> 
> Gesualdi nel suo ultimo libro ha ben indicato la meta di una società
> che operi per il bene comune. Di quel libro manca di approfondire la
> transizione: sappiamo dove siamo, sappiamo dove vogliamo arrivare, c'è
> bisogno di sperimentazione! A mio avviso non si inizia una transizione
> dicendo che da domani dobbiamo andare tutti in bici: questo
> significherebbe che siamo già arrivati alla meta: c'è un grandissimo
> bisogno di tappe intermedie, desiderabili, socialmente condivise, solo
> così alla bici ci arriveremo, tutti e per davvero.

la sperimentazione la facciamo noi. e più la facciamo girare e 
meglio è.
se siamo intossicati dal consumismo (nostro malgrado), dobbiamo 
uscirne gradualmente, come per smettere di fumare. 
e il consumismo ci mette alle corde, costringendoci, magari, ad 
accettare un lavoro a 50 km da casa, o a farci comprare libri che 
non abbiamo il tempo di leggere, o... fate voi... 
così ci sentiamo in colpa, siamo frustrati perchè non riusciamo ad 
essere come vorremmo e arriviamo alla conclusione di dire "ma chi 
me lo fa fare, tanto..."

diamoci da fare, per quello che possiamo oggi, e facciamolo con il 
sorriso sulla faccia...

ciao e scusate se sono stato lungo
patrizio