[Pace] L'imbarazzante rapporto militare fra Germania e Israele



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Il caso Nicaragua contro Germania: i fatti

La Germania è il secondo Stato al mondo per esportazioni militari verso Israele, dopo gli Stati Uniti. Non si tratta di cifre ordinarie: nel 2023 il governo tedesco ha autorizzato esportazioni di armi verso Israele per un valore di 326,5 milioni di euro — dieci volte di più rispetto all'anno precedente. Tra queste figuravano armi da guerra per 20,1 milioni di euro, incluse 3.000 armi anticarro portatili e 500.000 munizioni per mitragliatrici e fucili automatici. La maggior parte di questi trasferimenti è stata approvata dopo il 7 ottobre 2023.

È in questo contesto che va letta la causa intentata dal Nicaragua. Nel marzo 2024 il Nicaragua ha portato la Germania davanti alla Corte internazionale di Giustizia all'Aia, accusandola di complicità nel genocidio commesso contro la popolazione palestinese di Gaza attraverso il sostegno militare garantito a Israele anche dopo il 7 ottobre 2023.

L'argomento centrale dell'accusa è semplice nella sua crudeltà logica. Come ha dichiarato l'avvocato del Nicaragua davanti alla Corte, fornire aiuti umanitari ai palestinesi — anche attraverso lanci aerei — e al tempo stesso fornire l'equipaggiamento militare usato per ucciderli è una contraddizione insanabile. Non si tratta di un paradosso retorico: è la descrizione materiale di ciò che la Germania ha fatto.

Sul piano giuridico, il Nicaragua ha contestato a Berlino la violazione di due obblighi distinti previsti dalla Convenzione sul genocidio del 1948: non aver impedito le stragi dei palestinesi a Gaza, e aver «contribuito a commettere un genocidio» attraverso la fornitura continuata di armamenti. Tra le richieste di Managua figurano la cessazione delle forniture militari a Israele, il riconoscimento della distinzione tra Israele e territori occupati, e misure di riparazione per le vittime palestinesi.

Un precedente storico nel diritto internazionale. Come ha spiegato il professor Marco Longobardo, docente di Diritto internazionale all'Università di Westminster, «è la prima volta che uno Stato viene citato in giudizio autonomamente per il supporto offerto a un altro Stato». Non è quindi la Germania a essere accusata di aver sparato, ma di aver reso possibile che altri sparassero. È il principio della complicità statale applicato al diritto internazionale umanitario.

La Corte, nell'aprile 2024, ha respinto la richiesta di misure cautelari immediate contro Berlino — ma il procedimento principale rimane aperto, e la Germania è oggi parte in causa, non semplice osservatrice. Ed è precisamente questa nuova condizione giuridica — quella di imputata — che ha reso impossibile, almeno formalmente, continuare a stare dall'altra parte dello stesso tribunale a difendere Israele.

La svolta odierna, la Germania fra retromarcia. E così, con una dichiarazione sobria, quasi sottotraccia, il governo tedesco guidato da Friedrich Merz ha comunicato una svolta che avrebbe sembrato impensabile fino a poche settimane fa: la Germania non sosterrà più Israele nella difesa dal procedimento pendente presso la Corte internazionale di Giustizia, dove il paese è accusato di genocidio nei confronti del popolo palestinese.

«Non forniremo il nostro sostegno nella causa di difesa di Tel Aviv» ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri tedesco.

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