[Pace] l'Iran avverte il mondo mentre la guerra dell'energia infiamma il Golfo



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"Zero restraint": l'Iran avverte il mondo mentre la guerra dell'energia infiamma il Golfo

20 marzo 2026

È l'Iran ad aver subito il primo attacco alle infrastrutture energetiche, non viceversa. Vale la pena ricordarlo mentre i titoli dei giornali si rincorrono in queste ore concitate: a colpire per primo un impianto energetico civile è stato Israele, con un attacco al complesso di Asaluyeh, cuore del giacimento di South Pars, il più grande campo di gas naturale del mondo, che fornisce circa l'80% del fabbisogno domestico di gas dell'Iran.

Solo dopo quella mossa, il 18 marzo, Teheran ha risposto colpendo impianti energetici in tutto il Golfo.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto su X che la risposta iraniana all'attacco israeliano sulle infrastrutture ha impiegato solo una "frazione" della potenza a disposizione dell'Iran, e che l'unica ragione della moderazione è stato il rispetto delle richieste di de-escalation. Ma ora l'avvertimento è esplicito: se le infrastrutture energetiche iraniane verranno colpite ancora, Teheran non mostrerà alcuna moderazione — "zero restraint", come ha detto testualmente.

Cosa è successo

Il 18 marzo 2026, un attacco con droni israeliani ha preso di mira il complesso di Asaluyeh, danneggiando quattro impianti che trattano il gas del giacimento offshore di South Pars, che si estende lungo il confine marittimo tra Iran e Qatar. Teheran ha annunciato ritorsioni su cinque obiettivi energetici chiave in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Nel giro di poche ore, i missili iraniani hanno causato "danni ingenti" a Ras Laffan, il cuore del settore energetico del Qatar.

Ras Laffan tratta circa il 20% delle forniture mondiali di gas naturale liquefatto (GNL), e l'attacco ha azzerato circa il 17% della capacità di esportazione del Qatar, con una perdita stimata di 20 miliardi di dollari di ricavi annui, mettendo a rischio le forniture verso Europa e Asia, anche quelle verso l'Italia, fino a 5 anni. Il Qatar applicherà le clausole contrattuali di "forza maggiore" per la mancata consegna del gas.

Gli attacchi iraniani si sono poi estesi: un drone ha colpito la raffineria Samref dell'Arabia Saudita sul Mar Rosso, mentre la Saudi Aramco ha temporaneamente sospeso i caricamenti di greggio nel porto di Yanbu. Anche Kuwait e Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver intercettato droni e missili.

Non va dimenticato il contesto: già l'8 marzo, Israele aveva colpito depositi petroliferi a Teheran, scatenando grandi incendi e ricoprendo la capitale iraniana di una pioggia tossica di fuliggine nera.

Trump ad Israele: basta colpire gli impianti energetici

La situazione è talmente esplosiva da costringere Trump a intervenire pubblicamente. Il presidente americano ha dichiarato di aver detto a Israele di non ripetere gli attacchi alle infrastrutture del gas naturale iraniane, dopo che gli scambi di colpi sugli impianti energetici hanno fatto schizzare alle stelle i prezzi dell'energia. "Gli ho detto: non farlo. E non lo farà", ha riferito Trump. Netanyahu ha confermato che Israele si asterrà da ulteriori attacchi ai giacimenti di gas iraniani su richiesta di Trump, pur sottolineando che Israele "ha agito da solo" nel colpire South Pars.

Tuttavia Trump ha anche minacciato l'Iran: se continuerà a colpire le infrastrutture energetiche del Qatar, gli Stati Uniti potrebbero intervenire direttamente e distruggere l'intero giacimento di South Pars.

Va detto che il Qatar ospita una delle più grandi basi militari USA da cui partono gli attacchi verso l'Iran.

Le borse a picco, petrolio a 119 dollari al barile

Le conseguenze sui mercati globali sono immediate e pesanti. Il Brent è salito oltre i 119 dollari al barile nel picco della settimana, segnando un incremento di oltre il 67% dall'inizio della guerra. Il gas naturale europeo ha toccato livelli più che doppi rispetto a quelli prebellici. I mercati azionari hanno rispecchiato l'incertezza: Wall Street ha ceduto nettamente, con il Dow Jones in calo di oltre 300 punti, l'S&P 500 che ha perso quasi l'1% e il Nasdaq in ribasso di oltre l'1%, mentre i timori sull'inflazione alimentata dal caro-energia hanno appesantito i listini. Il Messaggero di oggi titola in prima pagina: "Borse a picco."

Lo Stretto di Hormuz e il rischio economico globale

L'Iran ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, la via d'acqua strategica del Golfo attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e GNL, facendo impennare i prezzi della benzina e alimentando preoccupazioni globali sull'inflazione.

Le ripercussioni si allargano ben oltre il petrolio: materie prime come l'elio, usato nella produzione di microchip, e lo zolfo, essenziale per i fertilizzanti, rischiano di scarseggiare, con effetti a cascata su interi settori produttivi.

Un conflitto devastante che colpisce i civili

Alla ventesima giornata di guerra, il conflitto ha già causato oltre 4.100 vittime nell'intera regione, tre quarti delle quali in Iran. South Pars non è un obiettivo militare astratto: fornisce la quasi totalità del gas che riscalda le case e produce elettricità in Iran, e la sua compromissione si traduce direttamente in carenze energetiche per la popolazione civile.

È questa la realtà che vari media tendono a oscurare: dietro la guerra delle infrastrutture energetiche ci sono migliaia di vittime e milioni di persone che pagheranno le conseguenze dell'escalation militare innescata da Netanyahu con l'attacco alle strutture energetiche iraniane. 


Fonte: The Guardian

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