Hamas ha vinto



Hamas ha vinto:

I nemici della giustizia e della pace in Palestina nello scompiglio.

 

Manno Mauro

Gennaio 26 01 06

 

Hamas ha vinto! E lo ha fatto in maniera strepitosa. Il popolo palestinese ha manifestato ancora una volta la sua volontà indomabile di resistenza e la sua sete di giustizia. E’ fallito miseramente il piano sionista-statunitense, al quale si erano vergognosamente accodati i dirigenti della politica estera europea, di portare i palestinesi ad accettare la loro ghettizzazione e confinamento oltre il muro dell’apartheid e nel campo di concentramento di Gaza e ad accontentarsi di uno ‘stato’ senza diritti sull’8% della loro patria.

Era un piano ben congegnato ed era imperniato sui seguenti punti:

1)      Portare  gli storici dirigenti della resistenza palestinese ad accettare trattative per poter ‘realisticamente’ costruire un loro stato indipendente sul 22% del territorio della loro patria (Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est). Il cosiddetto ‘processo di pace’ o ‘processo di Oslo’. La condizione per intavolare le trattative era di ‘accettare l’esistenza dello stato di Israele’ e deporre le armi. Per questo furono organizzate elezioni nei territori occupati e fu eletta la direzione dell’ANP che doveva condurre le trattative. Per l’ANP queste dovevano essere basate delle risoluzioni dell’ONU, per Israele dovevano cancellarle.

2)      Lasciar che Israele conducesse le trattative con lentezza esasperante. Con mille rinvii. Con governi che cambiavano in continuazione, compreso il governo Netanyahu nato dall’assassinio della ‘colomba’ Rabin e con il governo Sharon (poi diventato governo di unità nazionale) il quale era salito al potere con il programma dichiarato di voler affossare le trattative di Oslo. Nel frattempo lasciare che i vari governi israeliani, indifferentemente di destra o sinistra, continuassero a ritmi sostenuti la colonizzazione e l’esproprio. Una spinta che demoliva sul terreno le stesse ‘trattative’. Alla fine non ci sarebbe stato nulla su cui trattare. Questa spinta è stata infine completata con la costruzione del muro per delimitare lo ‘stato’ palestinese e imprigionare i suoi abitanti.

3)      Sovvenzionare (USA, Europa) la dirigenza ANP e corromperla in modo da screditarla presso il popolo palestinese, staccarla dalle sue radici storiche, farne uno strumento malleabile e cedevole ai piani sionisti-statunitensi. Evitare che ci potessero essere altre elezioni democratiche palestinesi (dopo quelle all’inizio del ‘processo di pace’) in modo da poter lavorare su una direzione ANP sempre meno in rapporto col popolo e la sua resistenza. Di questo si sono occupati mirabilmente gli israeliani imponendo continui rinvii e favorendo la voglia di potere di alcuni dirigenti palestinesi.

4)      Mettere l’ANP sotto accusa per la sua corruzione, indebolirla e spingerla a dividere il popolo palestinese, tutto ciò con il ricatto che la trattativa non era conciliabile con la resistenza, per cui, compito principale dell’ANP era di ‘combattere la violenza’ e il cosiddetto terrorismo, cioè la resistenza popolare ai piani di Israele. Se l’ANP non lo avesse fatto, il rubinetto degli ‘aiuti’ sarebbe stato chiuso.

5)      A tutto questo Sharon aveva potuto facilmente aggiungere una sua novità (subito accettata da USA e Europa). L’impossibilità di trattare con un’ANP corrotta e incapace di combattere il ‘terrorismo’ o subdola al punto di non volerlo fare. Questo comportava anche l’assassinio, tramite avvelenamento, di Arafat, non disponibile a cedere completamente e la sua sostituzione con il molto più morbido Abu Mazen.

6)      Lasciare che l’esercito di occupazione israeliano intervenisse continuamente per eliminare (assassinare) con ‘omicidi mirati’ (assassini extragiudiziari) i dirigenti e i combattenti della resistenza (Hamas, FPLP, Comitati Popolari, Jihad Islamica).

7)      Fare in modo che la propaganda imperialista e in particolare quella dei sionisti nei Media occidentali continuasse a osannare trattative di pace inesistenti (non c’erano né trattative, né pace) e continuasse ad addebitarne la lentezza alla ‘violenza palestinese’, alla segreta e non dichiarata volontà di Arafat di ‘distruggere lo stato ebraico’.

Negli ultimi tempi si è potuto vedere dove questo piano ha portato. Per i palestinesi era impossibile continuare in questo tragico andazzo. Le forze sane della società palestinese, i democratici e soprattutto la resistenza hanno imposto queste elezioni e hanno manifestato nel modo che abbiamo visto, e che sarà certamente di portata storica  per tutto il Medioriente, la loro volontà di farla finita con l’INGANNO  DEL ‘PROCESSO DI PACE’.

Israele, gli USA, l’Europa sono nello scompiglio. L’unica cosa che sanno dire è che queste elezioni porteranno un colpo mortale al ‘processo di pace’. Ma quale processo di pace? Dove sta la pace? E cosa hanno dato ai palestinesi oltre dieci anni di trattative? Israele ha avuto tutto e anche di più, i palestinesi nulla e anche di meno. Il popolo palestinese, il più oppresso della terra, non ha libertà, non ha benessere, non ha pace e sta perdendo l’ultimo suo lembo di terra. Ma adesso la musica cambierà. Hamas e i suoi alleati, le forze della resistenza, rappresentano la volontà incorrotta e incrollabile di farla finita con l’ipocrisia occidentale. Adesso Israele, che già dice di non voler trattare con i ‘terroristi’, cioè con chi resiste all’occupazione e all’ingiustizia criminale sionista-statunitense, vede fallire i suoi piani e dovrà decidere se vuole almeno un periodo di pace cedendo tutti i territori occupati o vuole confrontarsi con un governo palestinese deciso a resistere anche con le armi ad ogni sopruso. Ma si dice: Hamas non accetta il diritto di Israele ad esistere. Cosa terribile apparentemente! E allora cosa dicono gli ipocriti sostenitori della democrazia in Medioriente? Pensano, ma non lo dicono, che forse era meglio quando c’era un’ANP che governava in modo assoluto (da più di dieci anni) senza rendere conto al popolo attraverso elezioni. Si arrampicano sugli specchi e ‘sperano’ che il nuovo governo palestinese saprà ‘essere realista’, si renderà conto dei ‘rapporti di forza’, ‘rinuncerà al ‘terrorismo’ alla ‘lotta armata’, cioè alla resistenza. Il primo a dire una cosa del genere è stato quel servo sciocco degli USA che è diventato l’indegno segretario dell’ONU Kofi Annan. “La democrazia non si concilia con la violenza”. A ruota lo ha seguito la Condoleezza Rice (in realtà vera ispiratrice, con telefonata diretta, della dichiarazione del Segretario ONU), poi è venuto Jack Straw, ‘l’uomo di paglia’ per chi sa l’inglese. Ma che sciocchezze! Le ‘democrazie’ occidentali possono usare la violenza e la guerra per invadere l’Irak, farci il bello e il cattivo tempo, causare 200 000 o 300 000 morti ma i popoli oppressi non possono resistere all’occupazione ed eleggere al governo chi si fa carico di portare avanti la resistenza? Non è democratico! Le ‘democrazie’ occidentali, oltre all’Irak, possono invadere l’Afganistan, metterci un governo di marionette, possono bombardare per due mesi la Serbia, possono intervenire ‘umanitariamente’ ma con le armi nella ex-Yugoslavia, in Kossovo, a Granada, possono intervenire con la sovversione e con il potere del denaro in Georgia, in Ucraina e dappertutto, possono minacciare e  possono pure ….. finanziare Abu Mazen in occasione di queste ultime elezioni palestinesi. E gli israeliani non sanno forse conciliare egregiamente da sempre la loro’democrazia’ da apartheid con un continuo uso della violenza? Che ci facevano nel 1956 i carri armati con la stella di Davide in Egitto durante una guerra che non li riguardava, visto che era la guerra per Suez che opponeva Egitto da una parte e le due potenze coloniali di allora, Francia e Inghilterra? Che ci faceva la ‘democrazia’ israeliana in Libano nel 1982 quando quel paese fu invaso, sebbene non avesse attaccato nessuno? Invasione che causò decine di migliaia di vittime e le orribili stragi di Sabra e Chatila. E come può la logica occidentale della democrazia spiegare la violenza quarantennale di Israele nei territori occupati?

Ipocrisia e ancora ipocrisia. La verità è che, per gli imperialisti, la violenza e la guerra se fatte dall’Occidente e da Israele sono ‘autodifesa’, ‘intervento umanitario’ e ‘democratico’, mentre la resistenza di Hamas e degli oppressi è ‘terrorismo’. E adesso l’Occidente minaccia di chiudere i cordoni della borsa. Comunque non sarà un problema; di questo denaro di Giuda i palestinesi possono fare a meno, non serve più. D’altra parte esso serviva a corrompere i dirigenti ANP e neanche un soldo giungeva nelle mani del popolo palestinese, il quale non ha visto migliorare in nulla le sue condizioni di vita. Oltre a corrompere, il denaro americano e europeo serviva a pagare la polizia palestinese per reprimere la resistenza e per difendere, non la popolazione oppressa dalla criminale violenza degli occupanti, ma serviva per difendere le colonie degli integralisti sionisti dalla collera della resistenza popolare. Quei denari erano funzionali al gioco  di Israele.

Adesso la vittoria di Hamas e delle forze popolari ha buttato i nemici dell’umanità nello scompiglio. Era prevedibile. I segni della tempesta, per chi voleva capire, c’erano tutti. Durante la campagna elettorale, nella stessa ANP, contro Abu Mazen, si era schierato un settore consistente intorno a Marwan Barguti, segregato in una prigione israeliana perché era alla guida dei palestinesi dell’OLP che si opponevano ai cedimenti. Era stato opportunamente, dal punto di vista israeliano s’intende, messo fuori combattimento per lasciare soli nell’ANP coloro che erano pronti a collaborare e per togliere un importante alleato ad Arafat.

Ma ora Hamas ha vinto e, pur avendo ottenuto la maggioranza assoluta, formerà un governo di unità nazionale, un governo forte e pronto a lottare in tutte le forme per l’indipendenza e la libertà dei palestinesi. Un altro tassello è andato in porto per minare il progetto americano-sionista del ‘Gran Medioriente’. Le forze democratiche e antimperialiste del mondo se ne rallegrano. L’accusa rivolta ad Hamas di voler ‘distruggere Israele’, nella sostanza è falsa pur contenendo una piccola parte di verità. Per la propaganda occidentale, voler ‘distruggere Israele’ equivale a voler un nuovo olocausto o a voler ‘buttare a mare’ tutti gli ebrei di Palestina. Questa è una menzogna. In una recente intervista, a Silvia Cattori, pubblicata dal Réseau Voltaire (Voltairenet.org), Moshir al-Masri, dirigente di Hamas, afferma: “Per quanto riguarda il rifiuto dell’esistenza di Israele e il rifiuto degli ebrei in Palestina, permetteteci di fare una distinzione tra gli ebrei in quanto tali, cioè i seguaci di una religione che noi rispettiamo e con i quali abbiamo in comune una storia onorevole che attraversa tutta la storia musulmana, e una occupazione presente sul nostro territorio. Il problema non è con gli ebrei. Noi diamo il benvenuto agli ebrei che vogliono vivere con noi; si tratta in realtà di un atteggiamento permanente che notiamo in tutta la storia dell’Islam, fin dal tempo del Profeta Maometto. No, il problema è che c’è un’occupazione che pesa sulla nostra terra. Il nostro problema e quindi con questa occupazione. (….). Si fanno delle affermazioni, riguardanti Hamas, secondo le quali questo movimento cercherebbe di ‘buttare gli ebrei in mare’. Sono affermazioni false e infondate. Rispettiamo il Giudaismo in quanto religione e gli ebrei in quanto esseri umani. Ma viceversa, non rispettiamo una occupazione che ci caccia dalle nostre terre ed esercita contro di noi tutte le forme di aggressione, con le armi più atroci, utilizzate contro il nostro popolo palestinese”. Una cosa sono gli ebrei in quanto esseri umani, un’altra uno stato ‘per soli ebrei’, uno stato di apartheid che caccia i palestinesi dalla loro terra. Hamas propone quindi uno stato unitario in cui ebrei e palestinesi vivano in pace. E’ chiaro. La piccola parte di verità consiste in questo: che si vuole distruggere uno stato di apartheid, non gli abitanti ebrei di esso.  Ma Israele, gli USA e l’Europa vogliono, o meglio esigono, che Hamas e i palestinesi riconoscano Israele come stato ebraico, riconoscano lo ‘stato’ espansionista dei soli ebrei sulla terra palestinese. Questa pretesa non si trova neanche nelle risoluzioni dell’Onu, anzi nella risoluzione n° 194 (dicembre 1948) è previsto il ritorno dei profughi palestinesi (750 000 persone nel 1948) nelle loro case e nelle loro terre. E allora addio ‘stato per soli ebrei’! Si noti l’ipocrisia occidentale su questo punto: nella risoluzione 273 (maggio 1949) l’Onu si dichiara pronto a riconoscere lo stato d’Israele se esso applicherà le risoluzioni precedenti. Ma Israele non ha MAI applicato la risoluzione 194. Anzi le ‘trattative’ di Oslo dovevano servire a ‘risolvere il problema dei profughi’ cioè a cancellare il loro diritto al ritorno, a cancellare la risoluzione 194, sempre per conservare lo stato per soli ebrei, lo stato razzista di apartheid. Hamas è quindi dalla parte del diritto internazionale oltre che dalla parte del sacrosanto diritto che ogni popolo ha di resistere ad un’occupazione. Sono gli USA, Israele e l’Europa che sono dalla parte del torto e sono contro lo stesso diritto e le stesse risoluzioni che a suo tempo votarono.

 

Dopo la schiacciante vittoria delle forze popolari in Palestina, a noi antiimperialisti in Occidente spetta il compito di denunciare la propaganda  e i piani di Israele e dei suoi alleati; di mettere in rilievo le loro contraddizione. Dobbiamo sottolineare che l’Occidente ha imboccato un tunnel senza uscita a causa dell’appoggio incondizionato al sionismo. Dobbiamo appoggiare la resistenza. Rinunciamo infine, per una volta, a quella pretesa che ha tanta parte del movimento antimperialista di voler dettare la politica ai popoli che lottano per la loro libertà. Questa parte del movimento è spaventata da Hamas perché è un partito islamista. Ogni popolo si sceglie i propri dirigenti e noi dobbiamo badare alla sostanza della loro lotta. La sostanza è che la lotta di Hamas  è una lotta per la libertà e l’indipendenza e noi dobbiamo appoggiarla incondizionatamente. I presuntuosi del movimento pacifista e antimperialista stiano attenti a non ripetere errori gravi commessi nel passato, altrimenti si finisce per sostenere governi fantoccio filoimperialisti solo perché sono ‘laici’ e occidentalizzanti ma oppressori dei loro popoli.

Anche il sionismo è una forza ‘laica’ (almeno formalmente) e ‘occidentale’, ma opprime e aggredisce. Anche il governo di Mubarak è ‘laico’ e ‘occidentale’ ma è reazionario e sottomesso all’imperialismo statunitense.

 I veri militanti antimperialisti capiscono che la situazione in Medioriente sta, oggi, rapidamente evolvendo a favore dei popoli oppressi, i quali hanno bisogno del nostro aiuto. Diamoglielo!!