Re: Discorso accorato del papa



Semplicissimo e giusto. 
Saluti
Giuseppe

A 19.50 18/12/2002 +0100, vous avez écrit :
>Oltre le deplorazioni generiche
>
>Il Signore mi ordinò di rivolgere al popolo queste parole:
>"I miei occhi sono pieni di pianto,
>giorno e notte non posso trattenere le lacrime:
>una grande sciagura si è abbattuta sul mio popolo
>e lo ha colpito a morte.
>Esco in aperta campagna
>e vedo cadaveri di caduti in guerra;
>rientro in città
>e vedo gente che muore di fame.
>Profeti e sacerdoti
>Si aggirano per la regione
>senza capirci più nulla" (Geremia 14, 17-18).
>
>Il discorso accorato del papa nell'udienza di mercoledì 11 dicembre era
>certamente carico di un denso appello ai grandi della terra. Ma, come ormai
>è evidente, i giornali ne parlano alcuni giorni, le televisioni anche e poi
>tutto viene archiviato tra i "documenti" di questa "chiesa delle parole".
>
>Vorremmo segnalare al riguardo una lucida riflessione di Massimo Cacciari:
>"A questo punto occorrerebbe passare dalla parabola e dalla metafora al
>discorso diretto. A volte nel Vangelo accade. Gesù parla per parabole, ma
>prende anche a calci i mercanti nel Tempio. E' un gesto radicale. Oppure
>dice che è venuto a portare la spada nel mondo, a dividere i sepolcri
>imbiancati, gli ipocriti, da coloro che credono veramente.
>Dunque, davanti alla tragedia non del silenzio di Dio, ma di questo non
>ascolto del silenzio di Dio, la Chiesa dovrebbe passare dalla parabola
>all'azione, dovrebbe dire chi sono i sepolcri imbiancati, chi sono gli
>ipocriti, i mercanti nel Tempio, i mercanti di guerra. Dovrebbe cominciare
>a indicarli col dito. Così facevano i profeti davanti ai re, rischiando di
>essere lapidati. La grande differenza è che oggi tutti vanno a baciargli
>l'anello. (Repubblica, 12 dicembre).

>