[operazionecolomba] da Gaza - Palestina



(i codici incomprensibili sono degli apostrofi che vengono
automaticamente cambiati dal programma... risolveremo al piu presto
il problema!)

Ci troviamo a Khan Younis, nel sud della striscia di Gaza.
Da ieri mattina circa un centinaio di carri armati israeliani si sono
dispiegati lungo il confine conl'Egitto e attorno la citta' di Rafah.
Tutte le strade di accesso per Rafah sono bloccate, compresa la
strada principale che parte da Khan Younis. Chiusa anche la frontiera
conl'Egitto.
Sono ore di attesa, i preparativi militari fanno pensare che
l'ingresso dell'esercito israeliano dentro Rafah sia solo questione
di tempo, nessuno è in grado di prevedere se e quando questo avverra'
e se questo coinvolgera' anche la citta' di Khan Younis.
Per ora la situazione e' stazionaria e da Rafah giungono solo notizie
di sporadiche e isolate raffiche di mitra.

Scriviamo questo articolo nella speranza che  quello che sta
succedendo qua non rimanga nel silenzio e nell'indifferenza della
comunita' internazionale; e nella speranza di non dovere -nei
prossimi giorni- scrivere altri comunicati in cui descrivere la
tragica   cronaca di un'invasione militare .

E' doveroso ricordare pero' anche la quotidianita' di questo
conflitto che anche quando non raggiunge l'interesse dei media
continua a mietere vittime, creare poverta' e alimentare la spirale
dell'odio che appare ogni giorno sempre piu' difficile da fermare.
 Il 42 per cento dei palestinesi che vivono nei territori occupati
sono in condizioni di malnutrizione, secondo uno studio  fatto da
agenzie internazionali. Nella striscia di Gaza l'80 per cento della
popolazione vive sotto la soglia di poverta', il 65 per cento dei
lavoratori e' disoccupato. L'acqua e' controllata dagli israeliani i
cui insediamenti occupano le zone ricche di risorse idriche, e
restituiscono ai palestinesi acqua non potabile e razionata.
Gli insediamenti israeliani occupano il 40 per cento della striscia
di Gaza, e ospitano circa 4.000 coloni e 8.000 soldati. La
popolazione palestinese che conta 1.250.000 persone, è confinata nel
restante 60 per cento.
Nonostante questa situazione di palese ingiustizia - dovuta non a
cause naturali o a sottosviluppo culturale o economico, ma a una
lucida e mirata politica di apartheid e di occupazione militare-
l'esercito israeliano continua a mettere in atto le scelte del
governo Sharon: le coltivazioni distrutte dai bulldozer, che escono
dai recinti dell'insediamento e sradicano ulivi, abbattono serre,
distruggono pomodori. Le case demolite, poichè considerate troppo
vicine agli insediamenti, alle torrette militari, alla strada dei
coloni. E' necessaria infatti una fascia di sicurezza che separi i
palestinesi dagli israeliani, il problema è che sono gli israeliani
che decidono dove costruire e allargarsi, e di conseguenza abbattere
tutto ciò che da fastidio.
Tre giorni fa è morta una bambina di 8 anni, una raffica è partita da
una torretta militare e l'ha colpita in pieno mentre giocava in
strada. Non c'era stata nessuna provocazione da parte palestinese, lo
sappiamo perchè alcuni di noi  erano li' presenti e si sono trovati
sotto il fuoco della stessa raffica.  Ma in quel posto, tutte le
sere, ad una determinata ora, dalla torretta iniziano a sparare. Non
si sa dove colpiranno di preciso. Fa tutto parte di una strategia di
guerra psicologica che a lungo andare ottiene gli stessi effetti di
un annientamento fisico del "nemico", costringendo la gente ad
andarsene per salvare la proria vita e quella dei propri figli, ma è
una strategia che ha il vantaggio di essere invisibile e silenziosa,
cosi' che si possa salvaguardare la propria immagine di fronte al
resto del mondo. E' per questo che è estremamente importante una
presenza internazionale a fianco della gente; per smascherare quella
falsità che c'è dietro ogni conflitto, per gridare che non esistono
guerre giuste nè tantomeno guerre pulite, e per condividere la vita
di quelle persone che hanno la sfortuna di trovarsi in mezzo senza
averlo scelto.

Andrea Pagliarani