[Nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 53



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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 53 dell'8 giugno 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

Sommario di questo numero:
1. Se finalmente ci si ricordasse
2. All'incontro dell'Afesopsit un corale ricordo di Vito Ferrante e la lettura dell'"Oracion por Marilyn Monroe" di Ernesto Cardenal
3. Benito D'Ippolito: Cantata per Danilo
4. Una minima notizia su Luce Fabbri
5. Alcune pubblicazioni di Vine Deloria Jr.
6. Ripetiamo ancora una volta...
7. Una campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta
8. Luisa Morgantini: Perche' donare il 5xmille a AssopacePalestina
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

1. EDITORIALE. SE FINALMENTE CI SI RICORDASSE

Se finalmente ci si ricordasse che siamo una sola famiglia umana in un unico mondo vivente.
Se finalmente ci si ricordasse che ogni essere umano ha una sola vita.
Se finalmente ci si ricordasse dell'antica regola aurea: agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te.
Avremmo gia' abolito la guerra, gli eserciti e le armi.
Avremmo gia' deciso di salvare tutte le vite.
Nonviolenza o barbarie.

2. INCONTRI. ALL'INCONTRO DELL'AFESOPSIT UN CORALE RICORDO DI VITO FERRANTE E LA LETTURA DELL'"ORACION POR MARILYN MONROE" DI ERNESTO CARDENAL

Sabato 6 giugno, come ogni sabato da molti anni a questa parte, si e' svolto il consueto incontro conviviale dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (in sigla: Afesopsit) presso la propria storica sede, la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo.
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L'incontro si e' aperto con il dono a tutte le persone partecipanti di un ritratto di grandi dimensioni di alcune "maestre e testimoni della dignita' umana" di cui erano state illustrate le biografie nell'incontro precedente: Hannah Arendt, Rosa Luxemburg, Franca Ongaro Basaglia, Simone Weil, Virginia Woolf.
Nell'incontro e' stata letta e commentata una celebre poesia del grande poeta nicaraguense Ernesto Cardenal, "Oracion por Marilyn Monroe".
E' stato poi espresso un corale vibrante commosso ricordo di Vito Ferrante, con appassionate struggenti toccanti testimonianze di tutte le persone presenti.
Le persone partecipanti all'incontro hanno anche inviato un fraterno e sororale saluto al "Tuscia Pride" che si svolgeva in contemporanea nelle vie della citta', con profonda condivisione e unanimita' di sentimenti.
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Come e' noto l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia", di cui e' stato fondatore ed animatore fino alla fine dei suoi giorni Vito Ferrante che ci ha lasciato lo scorso 29 aprile, si incontra ogni sabato presso la "Fattoria di Alice" in strada Tuscanese 20 a Viterbo (la "Fattoria di Alice" infatti e' stata realizzata da Vito Ferrante e dall'Afesopsit con un lavoro di molti anni); dopo il pranzo in comune ogni sabato vi e' l'occasione per conversare insieme ed esaminare con il contributo di tutte e tutti nella massima liberta' ogni argomento di comune interesse.
Nel corso del 2025 l'Afesopsit ha anche generosamente ospitato le riunioni organizzative (e non solo) delle amiche e degli amici di Alfio Pannega impegnati nella preparazione e realizzazione dele iniziative per commemorare il centenario della nascita di Alfio, l'indimenticabile poeta antifascista che ormai per unanime consenso e' simbolo - come Vito Ferrante - della Viterbo migliore.
Alfio Pannega e Vito Ferrante erano grandi amici, e la gran parte delle amiche e degli amici dell'uno lo sono stati anche dell'altro e li ricordano entrambi con gratitudine che non si estingue.
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Ricordiamo anche che l'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" sta raccogliere le fotografie, le registrazioni video e audio ed ogni altro documento riguardante Vito Ferrante e la sua opera di artista, di militante, di rappresentante dei cittadini, di volontario, di persona impegnata nella solidarieta', per la pace e per il bene comune dell'umanita'; chiunque abbia fotografie, registrazioni ed ogni sorta di documenti utili riguardanti Vito e la sua azione e' pregato di farne pervenire copia ad Antonella e Francesco all'indirizzo di posta elettronica: info at ilboschettodeicorbezzoli.it
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Il prossimo incontro dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" si svolgera' come di consueto sabato prossimo, con il pranzo in comune e la successiva riflessione condivisa.
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Alleghiamo in calce:
- uno schema di un ragionamento svolto nel corso dell'incontro di sabato 16 maggio: "come si parla in pubblico senza farsi del male";
- un riassunto di un'attivita' svolta sabato 23 maggio: "Un gioco giocato nell'incontro del 23 maggio 2026";
- una traduzione di Ernesto Cardenal, "Orazione per Marilyn Monroe".
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Notizia a cura delle amiche e degli amici di Alfio e di Vito
Viterbo, 7 giugno 2026

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Allegato primo: uno schema di un ragionamento svolto nel corso dell'incontro di sabato 16 maggio: "come si parla in pubblico senza farsi del male"

1. Parlare e ascoltare e' l'attivita' delle persone che si incontrano e si riconoscono reciprocamente la dignita' di esseri umani, quindi:
- piu' parli tu e meno possono parlare gli altri: parla poco, ascolta molto;
- concentrati sull'essenziale: di' solo le cose di cui sei sicuro e che ti sembrano importanti sia per te che per chi ti ascolta;
- rispetta gli altri, se tu rispetti gli altri, e' piu' probabile che gli altri rispetteranno te;
- quando c'e' un'incomprensione:
a) non dire "Non hai capito", di' "Forse non mi sono espresso bene";
b) non dire "Non si capisce niente di quello che dici", di' "Forse non ho capito bene";
c) non dire "Tu dici solo sciocchezze", di' "Credo di non essere d'accordo su alcune cose che hai detto".
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2. La comunicazione e' un'attivita' umana, che coinvolge tutta la persona:
- la parola
- l'intonazione
- il volto
- il corpo e la sua postura
- i gesti
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3. La comunicazione e' un'azione complessa, composta da molti elementi:
- il messaggio
- l'emittente
- il ricevente
- il canale
- il codice
- il feedback
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4. Un messaggio si compone sempre di tre elementi:
- il contenuto
- la forma
- la relazione
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5. Parlare lentamente (si ha piu' tempo per pensare e si da' a chi ascolta piu' tempo per capire)
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6. Respirare regolarmente (favorisce il controllo delle emozioni)
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7. guardare negli occhi la persona o le persone alle quali si parla (e' l'unico modo per accorgersi se quello che si dice e' comprensibile)
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8. Ricordarsi che la voce e' uno strumento musicale: occorre suonarlo bene
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9. Le tecniche della retorica classica
- inventio = trovare, ideare le cose da dire (bisogna avere qualcosa da dire)
- dispositio = la disposizione, l'architettura del discorso (un discorso deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine)
- elocutio = l'abbellimento del discorso (se un discorso e' brutto e noioso, sembra anche sbagliato)
- memoria = ricordarsi le cose (occorre ricordare cosa si vuol dire; la memoria va tenuta in allenamento)
- actio = agire, ovvero recitare il discorso (un discorso in pubblico e' una "rappresentazione", ovvero richiede una "esecuzione" come se si fosse degli artisti della voce e del movimento del corpo, ovvero dei cantanti e degli attori)
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10. Rispettare chi ci ascolta, adeguare il nostro modo di parlare affinche' sia comprensibile, e soprattutto non alzare la voce e non dare ordini, non interrompere mai chi sta parlando, non dire mai parolacce, non offendere mai le persone: chi ci ascolta permette che le nostre parole entrino nelle sue orecchie, quindi stiamo attenti a non insozzarle con il turpiloquio e con le offese.

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Allegato secondo: un riassunto di un'attivita' svolta sabato 23 maggio: "Un gioco giocato nell'incontro del 23 maggio 2026"

Nell'incontro del 23 maggio 2026 abbiamo giocato un gioco basato sulla fiducia e sull'ascolto reciproco.
La descrizione riassuntiva che segue e' stata messa per iscritto da una delle persone partecipanti solo diversi giorni dopo, sulla base di quello che ancora ricordava (e' probabile che altre persone ricordino cose diverse).
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Stando seduti in cerchio (piu' o meno), e parlando a turno facendo il giro, ogni persona ha detto cosa pensava riguardo a una domanda, mentre le altre persone la ascoltavano in silenzio, con attenzione, senza interromperla e senza commentare le sue idee.
Ogni persona era libera di esprimersi come preferiva, di esprimere un sentimento profondo o di dare una risposta spiritosa o di "passare" (cioe' non rispondere).
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1. Nel primo giro, la domanda era: tre ragioni per cui vale la pena vivere
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- le nostre relazioni umane, le persone che contano per noi
- la bellezza del mondo e della vita
- le esperienze significative che abbiamo fatto (viaggi, incontri...)
- il desiderio di fare il bene
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2. Nel secondo giro, la domanda era: tre cose che proprio non sopporto
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- l'arroganza, la prepotenza
- l'indifferenza di fronte al dolore degli altri
- non essere ascoltati, non essere rispettati, non essere riconosciuti come persone
- la guerra e tutte le violenze
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3. Nel terzo giro, la domanda era: tre significati di questo gioco
Tra le risposte (che qui si sintetizzano, ma che erano ampie e argomentate, con profondita' di ragionamento e commozione):
- Ascoltarci
- Comprenderci
- Dire liberamente le cose che vogliamo dire
- Provare a parlarci senza essere fraintesi
- Poter dire cose che ci stanno a cuore
- prestare attenzione alle parole e ai sentimenti delle altre persone

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Allegato terzo: una traduzione di Ernesto Cardenal, "Orazione per Marilyn Monroe"
[Nel corso dell'incontro abbiamo utilizzato il testo in lingua originale contenuto in Ernesto Cardenal - Dorothee Soelle, Oracion por Marilyn Monroe, Editorial Nueva Nicaragua - Ediciones Monimbo, Managua 1986, traducendolo all'impronta; una traduzione italiana e' nel libro a cura di Antonio Melis, Ernesto Cardenal, La vita e' sovversiva, Edizioni Accademia, Milano 1977 (ma vi sono altre edizioni italiane piu' recenti)]

Signore
accogli questa ragazza
conosciuta in tutto il mondo
con il nome di Marilyn Monroe

anche se questo non era il suo vero nome
(ma Tu conosci il suo vero nome,
quello della piccola orfana violentata a nove anni
e della giovane commessa di negozio
che a sedici anni
aveva desiderato uccidersi)

e che ora si presenta dinanzi a Te
senza nessun maquillage
senza il suo addetto stampa
senza fotografi
e senza firmare autografi

sola come un astronauta
di fronte alla notte spaziale.

Lei sogno'
quando era bambina
di trovarsi nuda in una chiesa
(secondo quanto racconta il "Time")
dinanzi a una moltitudine prosternata
con le teste che toccavano il suolo
e lei doveva camminare in punta di piedi
per non calpestare le teste.

Tu conosci
i nostri sogni
meglio degli psichiatri.

Chiesa, casa, caverna,
sono la sicurezza
del seno materno
ma anche qualcosa di piu' di questo...

Le teste sono gli ammiratori,
e' chiaro
(la massa di teste nell'oscurita'
sotto il fascio di luce).

Ma il tempio
non sono gli studios della 20th Century-Fox.

Il tempio
– di marmo e oro –
e' il tempio
del suo corpo

in cui sta il Figlio dell’Uomo
con una frusta in mano
che scaccia i mercanti
della 20th Century-Fox
che fecero della Tua casa di preghiera
una spelonca di ladroni.

Signore
in questo mondo contaminato
di peccati e di radioattivita'
Tu non incolperai soltanto
una giovane commessa di negozio
che come ogni giovane commessa di negozio
sogno' di essere una stella del cinema.

E il suo sogno
fu realta'
(ma come la realta'
del technicolor).

Lei non fece altro che agire
secondo il copione che le demmo
- quello delle nostre stesse vite -
ed era un copione assurdo.

Perdonala Signore
e perdona anche noi
per la nostra 20th Century
per questa Colossal Super-Produzione
nella quale tutti abbiamo lavorato.

Lei aveva fame di amore
e noi le offrimmo tranquillanti.

Per la tristezza di non essere santi
le si raccomando' la psicoanalisi.

Ricorda Signore
la sua crescente paura
davanti alla macchina da presa

e l’odio per il maquillage
– tuttavia insistendo a rifarsi il trucco
ad ogni scena -

e come si andava facendo piu' grande l'orrore
e piu' grande la mancanza di puntualita'
nel recarsi agli studios.

Come ogni giovane commessa di negozio
sogno' di essere una stella del cinema.
E la sua vita fu irreale come un sogno
che uno psichiatra
interpreta e archivia.

I suoi amori romantici furono un bacio
con gli occhi chiusi
che quando si aprono gli occhi
si scopre che era sotto i riflettori

e spengono i riflettori
e smontano le due pareti della stanza
(era un set cinematografico)
mentre il regista
si allontana con la sua agenda
perche' la scena e' stata ormai girata.

O come un viaggio in yacht,
un bacio a Singapore,
un ballo a Rio,
il ricevimento nel palazzo del Duca e della Duchessa di Windsor
visti dalla stanzetta
dell’appartamento miserabile.

La pellicola termino'
senza il bacio finale.

La trovarono morta
nel suo letto
con la mano sul telefono.

E gli investigatori non seppero
chi stava cercando di chiamare.

Fu come qualcuno che ha fatto il numero
dell’unica voce amica
e sente soltanto la voce di un disco che gli dice:
"il numero chiamato e' inesistente".

O come qualcuno
che ferito dai gangsters
allunga la mano a un telefono
e quel telefono e' disconnesso.

Signore
chiunque fosse la persona
che lei cercava di chiamare
e non chiamo'
(e forse non era nessuno
o era Qualcuno
il cui numero non si trova
sull'elenco telefonico di Los Angeles)

rispondi Tu al telefono

3. REPETITA IUVANT. BENITO D'IPPOLITO: CANTATA PER DANILO
[Danilo Dolci e' nato a Sesana (Trieste) il 28 giugno 1924, arrestato a Genova nel '43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel '50 partecipa all'esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal '52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita'. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e' tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E' scomparso il 30 dicembre 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo "Costruire il cambiamento" ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): "Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a meta' strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu' povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da' inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita' si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all'opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo "sciopero alla rovescia", con centinaia di disoccupati - subito fermati dalla polizia - impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il "Centro studi e iniziative per la piena occupazione". Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, "continuazione della Resistenza, senza sparare". Si intensifica, intanto, l'attivita' di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse - gravi e circostanziate - rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l'allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarieta', in Italia e all'estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci e' solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che e' davvero rivoluzionario e' il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita' preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E' convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell'estremo angolo occidentale della Sicilia. E' proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero', la richiesta di acqua per tutti, di "acqua democratica", incontrera' ostacoli d'ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima e' ora coltivabile; l'irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile. Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l'attenzione alla qualita' dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l'artigianato e l'espressione artistica locali. L'impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all'effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialita'. Col contributo di esperti internazionali si avvia l'esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre piu' intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa' connessi al procedere della massificazione, all'emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della "scienza della complessita'" e alle nuove scoperte in campo biologico, propone "all'educatore che e' in ognuno al mondo" una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul "reciproco adattamento creativo" (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu' recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e' ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita". Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e' Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu' recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l'evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recente e' il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull'opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006]

Giunse Danilo da molto lontano
in questo paese senza speranza
ma la speranza c'era, solo mancava
Danilo per trovarcela nel cuore.

Giunse Danilo armato di niente
per vincere i signori potentissimi
ma non cosi' potenti erano poi,
solo occorreva che venisse Danilo.

Giunse Danilo e volle essere uno
di noi, come noi, senza apparecchi
ma ci voleva di essere Danilo
per averne la tenacia, che rompe la pietra.

Giunse Danilo e le conobbe tutte
le nostre sventure, la fame e la galera.
Ma fu cosi' che Danilo ci raggiunse
e resuscito' in noi la nostra forza.

Giunse Danilo inventando cose nuove
che erano quelle che sempre erano nostre:
il digiuno, la pazienza, l'ascolto per consiglio
e dopo la verifica in comune, il comune deliberare e il fare.

Giunse Danilo, e piu' non se ne ando'.
Quando mori' resto' con noi per sempre.

4. MAESTRE. UNA MINIMA NOTIZIA SU LUCE FABBRI
[Ancora una volta riproponiamo]

Luce Fabbri, pensatrice e militante anarchica, educatrice profonda e generosa, e' stata e resta un punto di riferimento per tutte le persone amiche della dignita' umana e della nonviolenza. Nata il 25 luglio 1908, figlia di Luigi Fabbri (il grande militante e teorico libertario collaboratore di Errico Malatesta), dal 1929 in esilio dapprima a Parigi, poi a Bruxelles e via Anversa in America Latina, a Montevideo in Uruguay, ove da allora risiedera' (ma ancora sovente molto viaggiando); la morte la coglie il 19 agosto 2000, operosa fino alla fine, sempre attiva, generosa, mite, accogliente; sempre lucida, sempre limpida, per sempre Luce. Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo la parte biografica della voce a lei dedicata: "Luce Fabbri nasce a Roma il 25 luglio 1908, figlia di Bianca Sbriccoli e di Luigi Fabbri, insegnante e celebre teorico anarchico - libertario, nonche' collaboratore di Errico Malatesta. Dall'eta' di due anni e per i successivi quattro vive con i nonni, durante il periodo in cui il padre e' esule in Svizzera in seguito alla Settimana Rossa. Nel 1926, a causa del consolidarsi del regime fascista, il padre lascia clandestinamente l'Italia per Parigi dove sara' raggiunto dalla moglie nel 1927. Nello stesso anno il fratello minore Vero si trasferisce a Roma per lavoro. Per i successivi due anni Luce rimane dunque sola a Bologna, ospite in ambienti socialisti. In quel periodo e' accolta in casa di Enrico Bassi, socialista turatiano e amico dei fratelli Ugo Guido e Rodolfo Mondolfo; e a Bassi medesimo Rodolfo Mondolfo affidera' poi le proprie carte quando, nel 1939, sara' costretto ad espatriare in Argentina per la legge razziale che gli impedira' di occupare cariche pubbliche poiche' ebreo. Nel 1928 Luce si laurea in Lettere presso l'Universita' di Bologna con il massimo dei voti, discutendo una tesi su Reclus e la Comune di Parigi. Tra i professori della commissione era presente anche lo stesso Rodolfo Mondolfo, "che e' stato quasi un secondo padre per me in quei due anni che ero rimasta sola", che incontrera' nuovamente anni dopo, anch'esso esule antifascista in Sud America. Dopo un breve soggiorno di venti giorni a Roma a meta' novembre del 1928 parte avventurosamente per la Francia, per raggiungere i genitori a Parigi; lo fa aiutata dal ferroviere Giuseppe Peretti, di Bellinzona, che le fa passare la frontiera Svizzera registrandola sul passaporto come sua moglie. Dalla Francia si sposta presto in Belgio, a causa di un decreto di espulsione contro il padre emesso dal governo francese; e dopo breve tempo, nel 1930, emigra con i genitori a Montevideo in Uruguay, dove per un mese sono ospiti in casa del fiorentino Moscallegra, pseudonimo di Aratari. A Montevideo Luce fa i primi passi in quella che sara' la sua professione, inizia infatti a dare lezioni private di italiano, latino e greco. In seguito vincera' un concorso per l'insegnamento della storia nelle scuole secondarie, poi sara' lettrice di italiano presso la Facolta' di Lettere appena istituita e in seguito, nel '49, otterra' la docenza di Letteratura italiana, "per me l'insegnamento era parte del mio lavoro militante, l'ho sempre considerato come un momento del mio lavoro di anarchica". Qui con la sua collaborazione il padre Luigi si dedica alla rivista "Studi Sociali", curando inoltre la pagina in lingua italiana della rivista "La Protesta" e pubblicando anche, fino al settembre del 1930, alcuni articoli su altre riviste tra cui "La Pluma". Il colpo di Stato militare di Uriburu del 1930 in Argentina ha come conseguenza un esodo di rifugiati politici argentini in Uruguay. In questo primo periodo a Montevideo Luce, poco piu' che ventenne, frequenta le organizzazioni sindacali, collabora con il Comitato contro la dittatura in America, con un Gruppo anarchico femminile per il sostegno dei detenuti politici e con un Gruppo studentesco giovanile libertario. Con questo partecipa ad un congresso antimilitarista, indetto dai comunisti, contro la Guerra del Chaco. In questo congresso stringe amicizia con Simon Radowitzky da poco sbarcato a Montevideo dopo esser stato espulso dal suolo argentino. L'intensa attivita' d'insegnamento non le impedisce di dedicarsi alla militanza e alla cura di "Studi Sociali" che pubblichera' fino al 1946. Verso la seconda meta' degli anni Sessanta, mentre in Uruguay si delinea un periodo di forte tensione interna, caratterizzata dalla lotta armata dei Tupamaros e dalla conseguente dura reazione della classe dirigente che avrebbe portato alla dittatura militare protrattasi dal 1974 al 1986, Luce dedica le proprie attivita' alla militanza nel movimento locale, pur non trascurando contatti con gli ambienti italiani e internazionali. In particolare s'impegna in un movimento pedagogico per la riforma autonomistica della scuola secondaria; Luce vive questa sua attivita' come parte integrante e del suo concreto impegno politico in senso libertario, un impegno che la vede critica nei confronti della scelta della lotta armata: "Conoscevo degli studenti che si erano arruolati nei Tupamaros, volevo loro bene e sapevo che erano la parte migliore della gioventu' uruguayana e che si sarebbe bruciata in quell'esperienza. Secondo me si sbagliavano, pero' e' andata cosi'". Una posizione la sua che riflette il clima di quel periodo, agitato dalle diverse posizioni prese nell'ambito del movimento nei confronti dei Tupamaros e della rivoluzione cubana. Fino al giorno della morte, avvenuta il 19 agosto del 2000, vive a Montevideo in via J.-J. Rousseau 3659, nella casa costruita dal suo compagno friulano, Ermacora Cressatti, muratore anarchico anch'egli esule dal fascismo".
Opere di Luce Fabbri: per un primo avvio segnaliamo l'ampia e preziosa intervista  a cura di Cristina Valenti: Luce Fabbri, vivendo la mia vita, apparsa su "A. rivista anarchica" dell'estate 1998 (disponibile anche nella rete telematica nel sito: www.arivista.org). Tra le sue opere in volume ed in opuscolo segnaliamo: a) scritti politici: Camisas negras, Ediciones Nervio, Buenos Aires 1935; (con lo pseudonimo Luz D. Alba), 19 de julio. Antologia de la revolucion espanola, Coleccion Esfuerzo, Montevideo 1937; (con Diego Abad de Santillan), Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, Carlo Frigerio Editore, Lugano 1938; La liberta' nelle crisi rivoluzionarie, Edizioni Studi Sociali, Montevideo 1947; El totalitarismo entre las dos guerras, Ediciones Union Socialista Libertaria, Buenos Aires 1948; L'anticomunismo, l'antimperialismo e la pace, Edizioni di Studi Sociali, Montevideo 1949; La strada, Edizioni Studi Sociali, Montevideo 1952; Sotto la minaccia totalitaria, Edizioni RL, Napoli 1955; Problemi d'oggi, Edizioni RL, Napoli 1958; La libertad entre la historia y la utopia, Ediciones Union Socialista Libertaria, Rosario 1962; El anarquismo: mas alla' de la democracia, Editorial Reconstruir, Buenos Aires 1983; Luigi Fabbri. Storia d'un uomo libero, BFS, Pisa 1996; Una strada concreta verso l'utopia, Samizdat, Pescara 1998; La libertad entre la historia y la utopia. Tres ensayos y otros textos del siglo XX, Barcelona 1998; b) volumi di poesia: I canti dell'attesa, M. O. Bertani, Montevideo 1932; Propinqua Libertas, Bfs, Pisa 2005; c) scritti di storia e di critica letteraria: Influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1810-1853), Ediciones Nuestro Tiempo, Montevideo 1966; L'influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1853-1915), Editorial Lena & Cia. S. A., Montevideo 1967; La poesia de Leopardi, Instituto Italiano de Cultura, Montevideo 1971; Machiavelli escritor, Instituto Italiano de Cultura, Montevideo 1972; La Divina Comedia de Dante Alighieri, Universidad de la Republica, Montevideo 1994. Ad essi si aggiungono i saggi pubblicati nella "Revista de la Facultad de Humanidad y Ciencias" di Montevideo, e gli interventi e le interviste su molte pubblicazioni, e le notevoli traduzioni - con impegnati testi propri di introduzione e commento - (tra cui, in volume: di opere di Nettlau, di Malatesta, del padre Luigi Fabbri, e l'edizione bilingue commentata del Principe di Machiavelli).
Opere su Luce Fabbri: Margareth Rago, Tra la storia e la liberta'. Luce Fabbri e l'anarchismo contemporaneo, Zero in condotta, Milano 2008; cfr. anche l'utilissimo dossier "Ricordando Luce Fabbri", in "A. rivista anarchica", n. 266 dell'ottobre 2000, pp. 28-41 (disponibile anche nel sito: www.arivista.org).

5. TESTI. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI VINE DELORIA JR.

- Vine Deloria Jr., Behind the Trail of Broken Treaties: An Indian Declaration of Independence, Dell Publishing, New York 1974, University of Texas Press, Austin 1985, pp. XIV + 296.
- Vine Deloria Jr., Custer e' morto per i vostri peccati, Jaca Book, Milano 1972, 1977, pp. 276.
- Vine Deloria Jr., For This Land. Writings on Religion in America, Routledge, New York and London 1999, pp. VIII + 312.
- Vine Deloria jr., God Is Red. A Native View of Religion, Putnam, New York 1973, Fulcrum Pub, Golden 2003, pp. XVIII + 326.
- Vine Deloria Jr., Spirit & Reason. The Vine Deloria Jr. Reader, Fulcrum, Wheat Ridge, Colorado, 1999, pp. XVI + 384.
- Vine Deloria Jr., We Talk, You Listen. New Tribes, New Turf, Macmillan, New York 1970, University of Nebraska Press - Bison Books, Lincoln and London 2007, pp. XII + 230.

6. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...

... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.

7. REPETITA IUVANT. UNA CAMPAGNA PER LA DIFESA CIVILE NON ARMATA E NONVIOLENTA

E' possibile firmare per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare "Istituzione e modalita' di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta".
Per tutte le informazioni e per aderire all'iniziativa: www.difesacivilenonviolenta.org

8. REPETITA IUVANT. LUISA MORGANTINI: PERCHE' DONARE IL 5XMILLE A ASSOPACEPALESTINA
[Dal sito www.assopacepalestina.org riprendiamo e diffondiamo il seguente appello della presidente Luisa Morgantini]

Mie care e cari,
e' tempo di dichiarazione dei redditi e di scegliere a quale associazione dedicare il 5xmille.
Lo so, siamo in tante associazioni a chiedere di usufruire del 5xmille e forse molte anche piu' meritevoli di AssopacePalestina.
Eppure, vi chiedo di scegliere per il vostro 5xmille proprio AssopacePalestina.
Contribuirete:
- al pagamento delle tasse universitarie per il diritto allo studio per le giovani e i giovani palestinesi della zona collinare di Masafer Yatta, a sud di Hebron;
- al sostegno ai bambini alle bambine e alle donne, nei campi profughi New Askar e Balata a Nablus;
- al sostegno ai centri antiviolenza e accoglienza per le donne e le bambine sopravvissute alla violenza, promosse dalla onlus Pangea a Gaza;
- al sostegno al Jenin Creative Cultural Centre per aiutare i bambini, le donne e gli anziani del campo profughi di Jenin;
- al sostegno all'Edward Said conservatory di Gaza e alla scuola di musica Al Kamandjati, nei campi profughi palestinesi di Qalandya, Al Amari, Jalazon in Palestina, e di Chatila e Bourj el Barajneh in Libano;
- al sostegno all'Ospedale Al Awda di Gaza;
- alla campagna per la liberazione di Marwan Barghouthi e dei prigionieri palestinesi;
- a far conoscere la cultura palestinese: il teatro, la musica e il cinema;
- a far conoscere, invitando in Italia palestinesi e israeliani, la realta' dell'occupazione e della colonizzazione israeliana;
- e molto, molto altro ancora.
La scelta dei nostri progetti non e' casuale: operiamo in quei villaggi e situazioni dove e' presente il coordinamento dei comitati popolari per la resistenza nonviolenta o per progetti che  attraverso l'arte esprimono forme nuove di resistenza.
Ricordiamo a coloro che avessero fatto donazioni nel 2025, che gli importi donati possono essere detratti dalle tasse. Se lo comunicate via mail all'indirizzo assopacepalestina.donazioni at gmail.com vi invieremo il modulo di ricezione della donazione in modo da poterlo inserire nella vostra denuncia dei redditi.
Le nostre attivita' e i progetti sono visibili nel nostro sito, sulle nostre pagine fb e sul nostro prfilo instagram.
Grazie, un abbraccio.
Luisa Morgantini
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Come devolvere il 5xmille a AssopacePalestina
I modelli per la dichiarazione dei redditi Certificazione Unica (CU), 730 e Modello Redditi (ex Unico) contengono una sezione dedicata alla donazione del cinque per mille.
Per destinare il 5xmille ad AssopacePalestina è necessario:
1. firmare  nel riquadro "Sostegno degli enti del terzo settore iscritti nel RUNTS..."
2. Indicare il codice fiscale: 920 662 30 605
Anche se non si presenta la dichiarazione dei redditi, si puo' scegliere di destinare il cinque per mille dell'IRPEF, utilizzando l’apposita scheda allegata allo schema di Certificazione Unica(CU) o al Modello Redditi Persone Fisiche.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 53 dell'8 giugno 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it