[Nonviolenza] Nonviolenza o barbarie. 51



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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 51 del 6 giugno 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

Sommario di questo numero:
1. Per quanto stanchi noi si possa essere
2. Benito D'Ippolito: Vladimiro e Volodimiro
3. Tre incontri per la riflessione e l'azione nonviolenta per la pace in Medio Oriente
4. Martin Luther King: Un discorso del 5 dicembre 1955
5. Martin Luther King: Un tamburo maggiore per la rettitudine
6. Martin Luther King: Sogni non realizzati
7. L'appello Einstein-Russell per il disarmo atomico (1955)
8. Alcune pubblicazioni di Winona LaDuke
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento

1. EDITORIALE. PER QUANTO STANCHI NOI SI POSSA ESSERE

Per quanto stanchi noi si possa essere, continuiamo ad opporci a tutte le guerre, a tutte le stragi, a tutte le uccisioni.
Per quanto stanchi noi si possa essere, continuiamo ad impegnarci per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Nonviolenza o barbarie.

2. REPETITA IUVANT. BENITO D'IPPOLITO: VLADIMIRO E VOLODIMIRO

Questo e' lo specchio, lo specchio del principe.
Vladimiro si specchia e vede Volodimiro
si specchia Volodimiro e Vladimiro vede.
Si strizzano gli occhi si stringono la mano
da quella stretta sangue umano stilla.

Questo e' l'enigma, l'enigma del potere.
Un governante manda a morte un popolo
il proprio o l'altrui a lui che gliene cale?
Che chi li comanda vuole il loro sterminio
al momento di marciare molti non sanno.

Tutto e' chiarissimo e tutto gronda sangue.
Chiunque fornisce armi alla guerra
coopera al massacro d'inermi e d'innocenti.
Chiunque della guerra si fa propagandista
strozza con le sue mani chi della guerra e' vittima.

La Nato tutti i pozzi ha avvelenato.
Senza esitare l'impero americano
la guerra atomica in Europa ha preparato.
i governanti europei l'ecatombe
dei popoli europei stanno eseguendo.

Io vedo cio' che ogni persona vede.
Io dico quello che ogni persona sa:
che occorre insorgere contro i governi assassini
che occorre abolire gli eserciti e le armi
che occorre salvare tutte le vite.

Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Solo la nonviolenza puo' salvare
l'umanita' che e' una
e quest'unico mondo che vive.

3. INCONTRI. TRE INCONTRI PER LA RIFLESSIONE E L'AZIONE NONVIOLENTA PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE

Mercoledi' 3, giovedi' 4 e venerdi' 5 giugno 2026 si e' svolto a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", un ciclo di tre incontri sul tema "Per la riflessione e l'azione nonviolenta per la pace in Medio Oriente".
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Palestina
Mercoledi' 3 giugno l'incontro ha avuto per tema la solidarieta' con il popolo palestinese.
Le persone partecipanti all'incontro hanno espresso piena solidarieta' all'appello di Luisa Morgantini a donare il 5xmille ad AssopacePalestina (il testo dell'appello e le indicazioni pratiche alleghiamo in calce a questo comunicato).
In apertura dell'incontro e' stato ricordato Gianni Mattioli, l'illustre scienziato, militante ambientalista e costruttore di pace recentemente scomparso.
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Libano
Giovedi' 4 giugno l'incontro ha avuto per tema la solidarieta' con il popolo libanese vittima sia della guerra israeliana che della follia criminale di Hezbollah.
Tra i libri di cui nel corso del'incontro e' stata proposta la lettura segnaliamo particolarmente: Uri Avnery, Guerre du Liban, un Israelien accuse, L'Harmattan, Paris 2006; Riccardo Cristiano, Beirut. Il futuro del mosaico arabo, Castelvecchi, Roma 2025; Rosita Di Peri, Il Libano contemporaneo, Carocci, Roma 2009, 2017; Robert Fisk, Il martirio di una nazione. Il Libano in guerra, Il Saggiatore, Milano 2010; Rita Porena, Il giorno che a Beirut morirono i panda, Gamberetti, Roma 1993.
In apertura dell'incontro e' stato ricordato Edgar Morin, l'illustre sociologo e filosofo, resistente antifascista e costruttore di pace recentemente scomparso.
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Iran
Venerdi' 5  giugno l'incontro ha avuto per tema la solidarieta' con il popolo iraniano vittima sia della criminale dittatura fascista, sia della folle guerra scatenata dagli scellerati governi di Israele e Stati Uniti d'America.
Nel corso del'incontro e' stato anche fatto particolar riferimento all'esperienza del movimento "donna, vita, liberta'" che purtroppo non ha avuto il necessario sostegno internazionale.
In apertura dell'incontro e' stata ricordata Marjane Satrapi, l'autrice di "Persepolis" impegnata con la sua arte a difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani, recentemente scomparsa.
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Tuscia Pride
Le persone partecipanti al ciclo di incontri formulano i migliori auguri ed esprimono piena solidarieta' al Tuscia Pride che si svolgera' a Viterbo sabato 6 giugno.
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Per la pace nel cuore d'Europa
Le persone partecipanti al ciclo di incontri confermano ancora una volta il loro pieno sostegno alle "Tre proposte ad ogni persona di volonta' buona per la pace nel cuore d'Europa" che nuovamente alleghiamo in calce.
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Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l'umanita'.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Salvare le vite e' il primo dovere.
La nonviolenza e' in cammino.
La nonviolenza e' il cammino.
Nonviolenza o barbarie.
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Allegato primo: Luisa Morgantini: Perche' donare il 5xmille a AssopacePalestina
Mie care e cari,
e' tempo di dichiarazione dei redditi e di scegliere a quale associazione dedicare il 5xmille.
Lo so, siamo in tante associazioni a chiedere di usufruire del 5xmille e forse molte anche piu' meritevoli di AssopacePalestina.
Eppure, vi chiedo di scegliere per il vostro 5xmille proprio AssopacePalestina.
Contribuirete:
- al pagamento delle tasse universitarie per il diritto allo studio per le giovani e i giovani palestinesi della zona collinare di Masafer Yatta, a sud di Hebron;
- al sostegno ai bambini alle bambine e alle donne, nei campi profughi New Askar e Balata a Nablus;
- al sostegno ai centri antiviolenza e accoglienza per le donne e le bambine sopravvissute alla violenza, promosse dalla onlus Pangea a Gaza;
- al sostegno al Jenin Creative Cultural Centre per aiutare i bambini, le donne e gli anziani del campo profughi di Jenin;
- al sostegno all'Edward Said conservatory di Gaza e alla scuola di musica Al Kamandjati, nei campi profughi palestinesi di Qalandya, Al Amari, Jalazon in Palestina, e di Chatila e Bourj el Barajneh in Libano;
- al sostegno all'Ospedale Al Awda di Gaza;
- alla campagna per la liberazione di Marwan Barghouthi e dei prigionieri palestinesi;
- a far conoscere la cultura palestinese: il teatro, la musica e il cinema;
- a far conoscere, invitando in Italia palestinesi e israeliani, la realta' dell'occupazione e della colonizzazione israeliana;
- e molto, molto altro ancora.
La scelta dei nostri progetti non e' casuale: operiamo in quei villaggi e situazioni dove e' presente il coordinamento dei comitati popolari per la resistenza nonviolenta o per progetti che  attraverso l'arte esprimono forme nuove di resistenza.
Ricordiamo a coloro che avessero fatto donazioni nel 2025, che gli importi donati possono essere detratti dalle tasse. Se lo comunicate via mail all'indirizzo assopacepalestina.donazioni at gmail.com vi invieremo il modulo di ricezione della donazione in modo da poterlo inserire nella vostra denuncia dei redditi.
Le nostre attivita' e i progetti sono visibili nel nostro sito, sulle nostre pagine fb e sul nostro prfilo instagram.
Grazie, un abbraccio.
Luisa Morgantini
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Come devolvere il 5xmille a AssopacePalestina
I modelli per la dichiarazione dei redditi Certificazione Unica (CU), 730 e Modello Redditi (ex Unico) contengono una sezione dedicata alla donazione del cinque per mille.
Per destinare il 5xmille ad AssopacePalestina è necessario:
1. firmare  nel riquadro "Sostegno degli enti del terzo settore iscritti nel RUNTS..."
2. Indicare il codice fiscale: 920 662 30 605
Anche se non si presenta la dichiarazione dei redditi, si puo' scegliere di destinare il cinque per mille dell'IRPEF, utilizzando l’apposita scheda allegata allo schema di Certificazione Unica(CU) o al Modello Redditi Persone Fisiche.
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Allegato secondo: "Tre proposte ad ogni persona di volonta' buona per la pace nel cuore d'Europa"
La prima proposta: scriviamo alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Carissime e carissimi,
vi preghiamo di voler scrivere alle ambasciate russa ed ucraina per chiedere la pace nel cuore d'Europa.
Gli indirizzi di posta elettronica sono i seguenti: ambrusitalia at mid.ru, culturaroma at mid.ru, consitalia at mid.ru, emb_it at mfa.gov.ua, gc_it at mfa.gov.ua
Il messaggio che proponiamo e' il seguente:
"Gentilissimi ambasciatori di Russia ed Ucraina,
vi saremmo assai grati se voleste trasmettere questa richiesta di pace ai vostri governi.
Sia la pace nel cuore d'Europa.
Cessino immediatamente le uccisioni e le devastazioni.
Si passi immediatamente dal conflitto armato al negoziato diplomatico.
Si inviino aiuti umanitari a tutte le vittime della guerra che alla guerra sono sopravvissute.
Si costruisca un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
FIRMA, DATA, INDIRIZZO DEL MITTENTE".
Facciamo sentire la voce dell'umanita'.
Chi salva una vita salva il mondo.
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La seconda proposta: diffondiamo ovunque la richiesta rivolta ai governi  di non uccidere piu'.
Alle persone amiche della nonviolenza, alle associazioni democratiche, alle istituzioni sollecite del bene comune, ai mezzi d'informazione, chiediamo di diffondere ovunque possibile questa richiesta rivolta ai governi di Russia ed Ucraina e con essi ai governi di tutti i paesi europei:
"Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di non uccidere piu' i cittadini di Russia e Ucraina.
Chiediamo ai governi di Russia e Ucraina di cessare immediatamente la guerra ed avviare immediatamente negoziati di pace.
Chiediamo a tutti i governi europei la pace disarmata e disarmante, che sola salva le vite, dall'Atlantico agli Urali.
Tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Il movimento della societa' civile scaturito dall'appello 'per la pace nel cuore d'Europa'".
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La terza proposta: sottoscriviamo e sosteniamo l'appello "per la pace nel cuore d'Europa".
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste; per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali; per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Quante persone debbono ancora morire in Ucraina?
Ed in quale baratro si sta trascinando l'Europa e il mondo?
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
La guerra e' nemica dell'umanita'.
Il momento di salvare tutte le vite umane e' adesso.
Il momento di abolire la guerra e' adesso.
Il momento del disarmo, sola legittima difesa dell'umanita' intera, e' adesso.
Il momento di risolvere tutti i conflitti con il rispetto della vita e dei diritti, con il dialogo, la comprensione, la solidarieta', la cura e la misericordia e' adesso.
Per la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui consiste.
Per un'Europa di pace disarmata e disarmante dall'Atlantico agli Urali.
Per la difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, primo fra tutti il diritto a non essere uccisi.
Solo la pace salva le vite.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Per adesioni: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Il testo seminale dell'appello "Per la pace nel cuore d'Europa" con le firme di tutte le persone e le associazioni sottoscrittrici e con i molti altri contributi di riflessione e proposta che nel frattempo lo hanno arricchito ed approfondito possono essere richiesti scrivendo agli stessi indirizzi: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it

4. MAESTRI. MARTIN LUTHER KING: UN DISCORSO DEL 5 DICEMBRE 1955
[Nuovamente riproduciamo il seguente testo e nuovamente ringraziamo l'indimenticabile amico Fulvio Cesare Manara per averci messo a disposizione l'antologia di scritti e discorsi di Martin Luther King da lui curata, Memoria di un volto: Martin Luther King, Dipartimento per l'educazione alla nonviolenza delle Acli di Bergamo, Bergamo 2002. Il testo seguente e' quello del discorso tenuto da Martin Luther King all'assemblea della Montgomery Improvement Association, Holt Street Baptist Church, Montgomery, Alabama, 5 dicembre 1955. La traduzione italiana e' di Fulvio Cesare Manara, il testo originale e' in The Papers of Martin Luther King, jr, vol. III, Birth of a New Age, December 1955 - December 1956, Clayborne Carson (Ed.), Berkeley, University of California Press, 1997, pp. 71-74]

Amici miei, siamo di certo molto lieti nel vedere ciascuno di voi qui questa sera. Siamo qui stasera per una faccenda grave. In un senso generale, siamo qui perche' prima di tutto e innanzi tutto siamo cittadini americani, e siamo decisi ad esercitare la nostra cittadinanza nel suo significato piu' pieno. Siamo qui anche a causa del nostro amore per la democrazia, perche' abbiamo la radicata convinzione che la democrazia, quando da un fragile foglio di carta si traduce nella concretezza di un atto, e' la migliore forma di governo che esista sulla terra.
Ma siamo qui in un senso piu' specifico, a causa della situazione dei bus di Montgomery. Siamo qui perche' siamo determinati a fare in modo di correggere questa situazione. Non si tratta di una situazione nuova. Il problema esiste da moltissimo tempo. Da molti anni a questa parte i neri di Montgomery e in molte altre regioni sono stati afflitti dalla paralisi delle paure che li immobilizzano sugli autobus della nostra comunita'. In cosi' tante occasioni i neri hanno subito intimidazioni e sono stati umiliati e colpiti - oppressi - a causa del puro e semplice fatto di essere neri. Non ho tempo stasera di precisare la storia di questi numerosi casi. Molti di essi sono ora perduti nella fitta nebbia della dimenticanza, ma almeno uno rimane fisso innanzi a noi, vivido.
Proprio l'altro giorno, proprio lo scorso martedi' per essere esatti, uno dei cittadini migliori di Montgomery - non uno dei migliori cittadini neri, ma uno dei migliori cittadini di Montgomery - e' stato prelevato da un autobus e portato in prigione ed arrestato, perche' aveva rifiutato di alzarsi per cedere il proprio posto ad una persona bianca. Ora la stampa vorrebbe che noi credessimo che ella ha rifiutato di lasciare un posto nella sezione riservata ai neri, ma io voglio che questa sera voi sappiate che non esiste una sezione riservata ai neri. La legge non e' stata mai resa chiara su questo punto. Ora io credo di parlare con autorita' legale - non che abbia alcuna autorita' legale, ma penso di parlare con un'autorita' legale alle mie spalle - e affermo che la legge, l'ordinanza, l'ordinanza cittadina non e' stata mai resa chiara (2).
La signora Rosa Parks e' una brava persona. E, siccome doveva accadere, sono lieto che sia accaduto ad una persona come la signora Parks, perche' nessuno puo' dubitare sulla illimitata estensione della sua integrita'. Nessuno puo' mettere in dubbio l'altezza del suo carattere, nessuno puo' dubitare della profondita' del suo impegno cristiano e della sua devozione agli insegnamenti di Gesu'. E sono lieto, visto che doveva avvenire, che sia avvenuto ad una persona che nessuno puo' definire come un fattore di disturbo nella comunita'. La signora Parks e' una brava persona cristiana, modesta, e tuttavia c'e' integrita' e carattere in lei. E proprio perche' si e' rifiutata di alzarsi, ella e' stata arrestata.
E voi sapete, amici miei, viene un tempo in cui la gente si stanca di essere calpestata dal tallone di ferro dell'oppressione. Viene un tempo, amici miei, in cui la gente si stanca di essere immersa nell'abisso dell'umiliazione, dove si fa esperienza dello squallore di una lamentosa disperazione. Viene un tempo in cui la gente si stanca di essere scacciata dallo scintillante sole estivo della vita, e lasciata in piedi in mezzo al freddo pungente di un novembre alpino. Viene un tempo.
E siamo qui, siamo qui stasera perche' ora siamo stanchi. E voglio dire che non siamo qui per far ricorso alla violenza. Non lo abbiamo mai fatto. Voglio che sia noto in tutta Montgomery e in tutta la nazione che siamo cristiani. Crediamo nella religione cristiana. Crediamo negli insegnamenti di Gesu'. L'unica arma che abbiamo nelle nostre mani stasera e' l'arma della protesta. E' tutto.
E certo, certo, questa e' la gloria dell'America, pur con tutti i suoi difetti. Questa e' la gloria della nostra democrazia. Se fossimo chiusi dentro la cortina di ferro di una nazione comunista non potremmo far questo. Se fossimo caduti nella prigione di un regime totalitario non potremmo far questo. Ma la grande gloria della democrazia americana e' il diritto di protestare per i diritti. Amici miei, non permettiamo a nessuno di farci sentire che le nostre azioni sono paragonate a quelle del Ku Klux Klan o a quelle del "Consiglio dei cittadini bianchi". Non ci saranno croci bruciate, in nessuna fermata degli autobus di Montgomery. Non ci sara' alcuna persona bianca spinta fuori dalla sua casa e portata in una strada appartata per essere linciata per non aver cooperato. Non ci sara' fra noi alcuno che si alzera' per sfidare la Costituzione di questa nazione. Noi ci siamo riuniti qui solo a causa del nostro desiderio di vedere esistere il diritto. Amici miei, voglio che sia noto che stiamo per agire con decisa e coraggiosa determinazione per ottenere giustizia sugli autobus in questa citta'.
E noi non abbiamo torto, non siamo nel torto in cio' che facciamo. Se noi siamo nel torto, allora e' nel torto la Corte Suprema di questa nazione. Se noi siamo nel torto, la Costituzione degli Stati Uniti e' nel torto. Se noi siamo nel torto, Iddio onnipotente e' nel torto. Se noi siamo nel torto, allora Gesu' di Nazaret era solo un sognatore utopista, che non e' mai sceso sulla terra. Se noi siamo nel torto, la giustizia e' una menzogna. L'amore non ha alcun significato. E noi, qui a Montgomery, siamo ben decisi a lavorare e a batterci finche' la giustizia non scorrera' come l'acqua, e la rettitudine come una poderosa corrente (3).
Voglio dirvi che in tutte le nostre azioni dobbiamo tenerci uniti. L'unita' e' la grande esigenza di quest'ora, e se saremo uniti potremo ottenere molte delle cose che non solo desideriamo, ma meritiamo giustamente. E non vi lasciate spaventare da nessuno. Noi non abbiamo paura di quel che facciamo, perche' lo facciamo nel rispetto della legge. Nella nostra democrazia americana non c'e' mai un momento in cui dobbiamo pensare di essere nel torto se protestiamo. Noi ci riserviamo questo diritto. Quando i lavoratori ovunque in questa nazione si resero conto che sarebbero stati messi sotto i piedi dal potere capitalistico, non c'e' stato nulla di sbagliato se si sono organizzati ed hanno protestato per i loro diritti.
Noi, i diseredati di questa terra, noi che siamo stati oppressi tanto a lungo, siamo stanchi di attraversare la lunga notte della cattivita'. Ed ora stiamo per uscirne verso l'aurora della liberta', della giustizia e dell'uguaglianza. Lasciatemi dire, amici, mentre mi accingo a concludere, per darvi giusto qualche idea sul perche' siamo qui riuniti, che noi dobbiamo avere - e voglio sottolinearlo, in ogni nostra azione, in ogni nostra decisione qui stasera e nel corso della settimana -, dobbiamo avere Dio al centro. Facciamo in modo di essere cristiani in tutte le nostre azioni. Ma voglio dirvi stasera che per noi non e' sufficiente parlare di amore, l'amore e' uno dei punti cardine della fede cristiana. C'e' un altro lato, che si chiama giustizia. E la giustizia e' realmente amore in azione. La giustizia e' l'amore che corregge cio' che si rivolta contro l'amore.
Lo stesso Dio Onnipotente non e' solo il Dio che sta semplicemente la' e dice con Osea "Ti amo Israele". Egli e' anche il Dio che si leva di fronte alla nazione e afferma: "State calmi e sappiate che io sono Dio, e che se non mi obbedite spezzero' la spina dorsale del vostro potere e vi sbattero' fuori dall'orbita delle vostre relazioni internazionali e interne" (4). Schierarsi al fianco dell'amore e' sempre giustizia, e noi stiamo solo usando gli strumenti della giustizia. Non solo usiamo gli strumenti della persuasione, ma abbiamo capito che dobbiamo far ricorso agli strumenti della forza legittima. Questa faccenda non e' soltanto un processo educativo, e' anche un processo legislativo.
Mentre ci troviamo qui stasera, e mentre ci prepariamo per quel che accadra', cerchiamo di uscire di qui con una decisa e coraggiosa determinazione a rimanere tutti uniti. Noi lavoreremo insieme. Quando nel futuro saranno scritti i libri di storia, qualcuno dovra' dire che proprio qui, a Montgomery, "c'era un popolo, un popolo nero, capelli crespi e carnagione scura, un popolo che ha avuto il coraggio morale di alzarsi per far valere i propri diritti. E cosi' facendo hanno instillato un nuovo significato nelle vene della storia e della civilta'". E faremo tutto questo. Dio ci permetta di farlo prima che sia troppo tardi. E mentre procediamo con il nostro programma, pensiamo a tutto questo.
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Note
1. King, Stride toward Freedom: The Montgomery Story, New York, Harper & Row, 1958, pp. 59-60. Le citazioni che King fa dal discorso in quest'opera (pp. 61-63) differiscono un poco dalle sue effettive parole.
2. Per abitudine gli autisti degli autobus potevano richiedere ai passeggeri neri di spostarsi indietro, una fila alla volta, quando la precedente sezione bianca era pienamente occupata e altri passeggeri bianchi dovevano prendere posto.
3. Amos, 5, 24.
4. King si riferisce a Osea, 11, 1. Si riferisce probabilmente anche al Salmo 46, 10.

5. MAESTRI. MARTIN LUTHER KING: UN TAMBURO MAGGIORE PER LA RETTITUDINE
[Nuovamente riproduciamo il seguente testo e nuovamente ringraziamo l'indimenticabile amico Fulvio Cesare Manara. Il testo seguente e' la traduzione di "The Drum Major Instinct", sermone pronunciato nella chiesa battista di Ebenezer, Atlanta, il 4 febbraio 1968]

Ogni tanto, immagino, tutti noi pensiamo in modo realistico al giorno in cui resteremo vittime di quello che e' il definitivo comune denominatore della vita: quella cosa che chiamiamo morte. Tutti noi ci pensiamo. E di tanto in tanto io penso alla mia morte, e penso al mio funerale. Non ci penso in maniera morbosa. Di tanto in tanto mi domando: "Che cosa vorrei che dicessero?". E stamani lascio a voi la parola.
Quel giorno mi piacerebbe che si dicesse: Martin Luther King junior ha cercato di dedicare la vita a servire gli altri.
Quel giorno mi piacerebbe che si dicesse: Martin Luther King junior ha cercato di amare qualcuno.
Vorrei che diceste, quel giorno, che ho cercato di essere giusto sulla questione della guerra.
Quel giorno vorrei che poteste dire che ho davvero cercato di dar da mangiare agli affamati.
E vorrei che poteste dire, quel giorno, che nella mia vita ho davvero cercato di vestire gli ignudi.
Vorrei che diceste, quel giorno, che ho davvero cercato, nella mia vita, di visitare i carcerati.
Vorrei che diceste che ho cercato di amare e servire l'umanita'.
Si', se volete dire che sono stato un tamburo maggiore, dite che sono stato un tamburo maggiore per la giustizia. Dite che sono stato un tamburo maggiore per la pace. Sono stato un tamburo maggiore per la rettitudine.
E tutte le altre cose di superficie non conteranno. Non avro' denaro da lasciare dietro di me. Non avro' le cose belle e lussuose della vita da lasciare dietro di me. Ma io voglio avere soltanto una vita impegnata da lasciarmi alle spalle. Ed e' tutto quel che volevo dire.
Se riesco ad aiutare qualcuno mentre passo, se riesco a rallegrare qualcuno con una parola o con un canto, se riesco a mostrare a qualcuno che sta andando nella direzione sbagliata, allora non saro' vissuto invano. Se riesco a fare il mio dovere come dovrebbe un cristiano, se riesco a portare la salvezza a un mondo che e' stato plasmato, se riesco a diffondere il messaggio come il Maestro ha insegnato, allora la mia vita non sara' stata invano.

6. MAESTRI. MARTIN LUTHER KING: SOGNI NON REALIZZATI
[Nuovamente riproduciamo il seguente testo e nuovamente ringraziamo l'indimenticabile amico Fulvio Cesare Manara. Il testo seguente e' quello del sermone pronunciato nella chiesa battista di Ebenezer, ad Atlanta, il 3 marzo 1968]

Immagino che uno dei grandi tormenti della vita sia che non smettiamo mai di cercare di terminare quel che non puo' essere terminato. Ci viene imposto di farlo. E cosi' anche noi, come Davide, in tante circostanze della vita dobbiamo arrenderci ai fatti: i nostri sogni non si sono realizzati.
La vita e' una serie continua di sogni infranti. Il Mahatma Gandhi si e' adoperato per anni e anni per l'indipendenza del suo popolo. Ma Gandhi ha dovuto arrendersi al fatto di essere stato assassinato e di morire con il cuore spezzato, perche' il paese che voleva unificare alla fine e' stato diviso fra India e Pakistan, in conseguenza del conflitto fra indu' e musulmani.
Woodrow Wilson sognava una Lega delle Nazioni, ma e' morto prima che la promessa fosse esaudita.
L'apostolo Paolo a un certo punto dice di voler andare in Spagna. Era il suo sogno piu' grande, portare il vangelo in quella regione. Paolo non e' mai andato in Spagna; e' finito nella cella di un carcere a Roma. Cosi' e' la vita.
Tanti fra i nostri antenati cantavano canti di liberta'. E sognavano il giorno in cui sarebbero potuti uscire dalla schiavitu', dalla lunga notte dell'ingiustizia. E cantavano certe piccole canzoni: "Nessuno sa i guai che ho patito, nessuno lo sa, soltanto Gesu'". Pensavano a giorni migliori e accarezzavano il loro sogno. E dicevano: "Sono tanto felice, perche' i dolori non durano per sempre. Tra poco, tra poco, potro' deporre il mio pesante fardello" (1). E cantavano cosi' perche' avevano un sogno grande e potente; ma molti di loro sono morti senza vederlo realizzato.
E ciascuno di voi, in un certo modo, sta costruendo una specie di tempio.
La lotta c'e' sempre. Ogni tanto ci fa perdere di coraggio. Ogni tanto diventa molto deludente. Alcuni di noi cercano di costruire un tempio della pace. Facciamo dichiarazioni contro la guerra, protestiamo, ma e' come se con la testa volessimo abbattere un muro di cemento. Sembra che non serva a niente. E molto spesso, mentre si cerca di costruire il tempio della pace si rimane soli; si resta scoraggiati; si resta smarriti.
Ebbene, cosi' e' la vita. E quel che mi rende felice e' che attraverso la prospettiva del tempo riesco a sentire una voce che grida: "Forse non sara' per oggi, forse non sara' per domani, ma e' bene che sia nel tuo cuore. E' bene che tu ci provi". Magari non riuscirai a vederlo. Il sogno puo' anche non realizzarsi, ma e' comunque un bene che tu abbia un desiderio da realizzare. E' bene che sia nel tuo cuore.
*
Adesso, lasciatemi aggiungere un altro punto. Ogni volta che vi accingete a costruire un tempio creativo, di qualunque genere sia, dovete accettare il fatto che nel cuore dell'universo esiste una tensione tra bene e male. L'induismo descrive questa situazione come una lotta fra illusione e realta'. La filosofia platonica la descriveva come una lotta fra il corpo e l'anima. Lo zoroastrismo, una religione antichissima, la descriveva come una tensione fra il dio della luce e il dio delle tenebre. Il giudaismo tradizionale e il cristianesimo la descrivono come una tensione fra Dio e Satana. Comunque vogliate chiamarla, nell'universo esiste la lotta fra il bene e il male.
Ebbene, non si tratta di una lotta collocata da qualche parte laggiu', nelle forze esterne dell'universo, e' una lotta strutturale alla nostra stessa vita. Gli psicologi hanno cercato di affrontare la questione alla loro maniera, e quindi la descrivono in vari modi. Secondo Freud, questa tensione e' la tensione fra quelli che egli chiama Es e Super?io. Alcuni di noi pensano che sia una tensione fra Dio e l'uomo.
Comunque, in ciascuno di noi, c'e' una guerra in corso. E' una guerra civile. Non conta chi sei, non conta dove vivi, nella tua vita c'e' una guerra civile in corso.
E ogni volta che tu ti disponi a essere buono, qualcosa ti strattona, ti dice di essere malvagio. Succede nella tua vita. Ogni volta che ti predisponi ad amare, qualcosa comincia a tirarti dalla sua parte, cercando di farti arrivare a odiare. Ogni volta che vorresti essere buono e dire cose gentili sugli altri, qualcosa ti spinge a essere geloso e invidioso e a diffondere malignita' sul loro conto. C'e' una guerra civile in corso.
In tutti noi esiste una sorta di schizofrenia, come la chiamerebbero gli psicologi e gli psichiatri. E a volte tutti noi in qualche modo sappiamo di avere dentro un mister Hyde e un dottor Jekyll. E alla fine dobbiamo esclamare, insieme a Ovidio, il poeta latino: "Vedo le cose migliori della vita e le approvo, ma quelle che faccio sono le cose malvagie". Alla fine ci tocca essere d'accordo con Platone, e dire che l'indole dell'uomo e' come un uomo che guida un carro con due cavalli testardi, ciascuno dei quali vuole andare in una direzione diversa. Oppure, a volte ci tocca esclamare addirittura, come fa sant'Agostino nelle Confessioni: "Signore, purificami, ma non subito" [Confessioni, lib. VIII, cap. 7]. Alla fine, ci tocca esclamare con l'apostolo Paolo: "E cosi' non faccio quel bene che voglio; faccio invece il male che non voglio" [Rm, 7, 19]. Oppure, alla fine dobbiamo dire con Goethe che "in me c'e' stoffa sufficiente per un galantuomo e per un farabutto".
Nel cuore della natura umana esiste una tensione: e ogni volta che ci disponiamo a sognare i nostri sogni o a costruire i nostri templi, dobbiamo essere cosi' onesti da riconoscerlo.
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In ultima analisi, Dio non ci giudica per i singoli incidenti o per i singoli errori che commettiamo, ma per la tendenza generale della nostra vita. In ultima analisi, Dio sa che i suoi figli sono deboli e sono fragili. In ultima analisi, quel che Dio chiede e' che il vostro cuore sia retto.
E' la questione che vorrei sollevare con voi: il vostro cuore e' retto? Se non lo e', raddrizzatelo oggi; chiedete a Dio di raddrizzarlo. Fate che di voi si possa dire: "Magari non avra' raggiunto la vetta piu' alta, magari non avra' realizzato tutti i suoi sogni, pero' ha tentato". Non e' forse meraviglioso che si possa dire di voi una cosa simile? "Ha tentato di essere un uomo buono. Ha tentato di essere un uomo giusto. Ha tentato di essere un uomo onesto. Aveva buon cuore". E mi sembra di sentire una voce che attraverso l'eternita' grida: "Io ti accetto. Tu hai ricevuto la mia grazia perche' era nel tuo cuore. Ed e' molto bene che fosse nel tuo cuore".
Non so per quanto riguarda voi, ma io posso rendere una testimonianza. Non e' il caso che andiate a dire in giro che Martin Luther King e' un santo. No davvero. Stamani voglio che sappiate che sono un peccatore come tutti i figli di Dio. Pero' voglio essere un uomo buono. E un giorno voglio sentire una voce che mi dice: "Ti accolgo e ti benedico, perche' hai tentato. E' bene che cio' fosse nel tuo cuore".
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Note
1. King cita due celebri esempi della tradizione spiritual: Nobody Knows e By and By.

7. TESTI. L'APPELLO EINSTEIN-RUSSELL PER IL DISARMO ATOMICO (1955)
[Riproponiamo questo celebre appello nella traduzione di Aurelia Martelli]

Nella tragica situazione che l'umanita' si trova ad affrontare, riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi per valutare i pericoli sorti come conseguenza dello sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito del documento che segue.
Non parliamo, in questa occasione, come appartenenti a questa o a quella nazione, continente o credo, bensi' come esseri umani, membri del genere umano, la cui stessa sopravvivenza e' ora in pericolo. Il mondo e' pieno di conflitti, e su tutti i conflitti domina la titanica lotta tra comunismo e anticomunismo. Chiunque sia dotato di una coscienza politica avra' maturato una posizione a riguardo. Tuttavia noi vi chiediamo, se vi riesce, di mettere da parte le vostre opinioni e di ragionare semplicemente in quanto membri di una specie biologica la cui evoluzione e' stata sorprendente e la cui scomparsa nessuno di noi puo' desiderare.
Tenteremo di non utilizzare parole che facciano appello soltanto a una categoria di persone e non ad altre. Gli uomini sono tutti in pericolo, e solo se tale pericolo viene compreso vi e' speranza che, tutti insieme, lo si possa scongiurare.
Dobbiamo imparare a pensare in modo nuovo. Dobbiamo imparare a domandarci non gia' quali misure adottare affinche' il gruppo che preferiamo possa conseguire una vittoria militare, poiche' tali misure ormai non sono piu' contemplabili; la domanda che dobbiamo porci e': "Quali misure occorre adottare per impedire un conflitto armato il cui esito sarebbe catastrofico per tutti?"
La gente comune, cosi' come molti uomini al potere, ancora non ha ben compreso quali potrebbero essere le conseguenze di una guerra combattuta con armi nucleari. Si ragiona ancora in termini di citta' distrutte. Si sa, per esempio, che le nuove bombe sono piu' potenti delle precedenti e che se una bomba atomica e' riuscita a distruggere Hiroshima, una bomba all'idrogeno potrebbe distruggere grandi citta' come Londra, New York e Mosca.
E' fuor di dubbio che in una guerra con bombe all'idrogeno verrebbero distrutte grandi citta'. Ma questa non sarebbe che una delle tante catastrofi che ci troveremmo a fronteggiare, e nemmeno la peggiore. Se le popolazioni di Londra, New York e Mosca venissero sterminate, nel giro di alcuni secoli il mondo potrebbe comunque riuscire a riprendersi dal colpo. Tuttavia ora sappiamo, soprattutto dopo l'esperimento di Bikini, che le bombe atomiche possono portare gradatamente alla distruzione di zone molto piu' vaste di quanto si fosse creduto.
Fonti autorevoli hanno dichiarato che oggi e' possibile costruire una bomba 2500 volte piu' potente di quella che distrusse Hiroshima. Se fatta esplodere a terra o in mare, tale bomba disperde nell'atmosfera particelle radioattive che poi ridiscendono gradualmente sulla superficie sotto forma di pioggia o pulviscolo letale. E' stato questo pulviscolo a contaminare i pescatori giapponesi e il loro pescato.
Nessuno sa con esattezza quanto si possono diffondere le particelle radioattive, ma tutti gli esperti sono concordi nell'affermare che una guerra con bombe all'idrogeno avrebbe un'alta probabilita' di portare alla distruzione della razza umana. Si teme che l'impiego di molte bombe all'idrogeno possa portare alla morte universale - morte che sarebbe immediata solo per una minoranza, mentre alla maggior parte degli uomini toccherebbe una lenta agonia dovuta a malattie e disfacimento.
In piu' occasioni eminenti uomini di scienza ed esperti di strategia militare hanno lanciato l'allarme. Nessuno di loro afferma che il peggio avverra' per certo. Cio' che dicono e' che il peggio puo' accadere e che nessuno puo' escluderlo. Non ci risulta, per ora, che le opinioni degli esperti in questo campo dipendano in alcuna misura dal loro orientamento politico e dai loro preconcetti. Dipendono, a quanto emerso dalle nostre ricerche, dalla misura delle loro competenze. E abbiamo riscontrato che i piu' esperti sono anche i piu' pessimisti.
Questo dunque e' il problema che vi poniamo, un problema grave, terrificante, da cui non si puo' sfuggire: metteremo fine al genere umano, o l'umanita' sapra' rinunciare alla guerra? E' una scelta con la quale la gente non vuole confrontarsi, poiche' abolire la guerra e' oltremodo difficile.
Abolire la guerra richiede sgradite limitazioni alla sovranita' nazionale. Ma forse cio' che maggiormente ci impedisce di comprendere pienamente la situazione e' che la parola "umanita'" suona vaga e astratta. Gli individui faticano a immaginare che a essere in pericolo sono loro stessi, i loro figli e nipoti e non solo una generica umanita'. Faticano a comprendere che per essi stessi e per i loro cari esiste il pericolo immediato di una mortale agonia. E cosi' credono che le guerre potranno continuare a esserci, a patto che vengano vietate le armi moderne. Ma non e' che un'illusione. Gli accordi conclusi in tempo di pace di non utilizzare bombe all'idrogeno non verrebbero piu' considerati vincolanti in tempo di guerra. Con lo scoppio di un conflitto armato entrambe le parti si metterebbero a fabbricare bombe all'idrogeno, poiche' se una parte costruisse bombe e l'altra no, la parte che ha fabbricato le bombe risulterebbe inevitabilmente vittoriosa.
Tuttavia, anche se un accordo alla rinuncia all'armamento nucleare nel quadro di una generale riduzione degli armamenti non costituirebbe la soluzione definitiva del problema, avrebbe nondimeno una sua utilita'. In primo luogo, ogni accordo tra Oriente e Occidente e' comunque positivo poiche' contribuisce a diminuire la tensione internazionale. In secondo luogo, l'abolizione delle armi termonucleari, nel momento in cui ciascuna parte fosse convinta della buona fede dell'altra, diminuirebbe il timore di un attacco improvviso come quello di Pearl Harbour, timore che al momento genera in entrambe le parti uno stato di agitazione. Dunque un tale accordo andrebbe accolto con sollievo, quanto meno come un primo passo.
La maggior parte di noi non e' neutrale, ma in quanto esseri umani dobbiamo tenere ben presente che affinche' i contrasti tra Oriente e Occidente si risolvano in modo da dare una qualche soddisfazione a tutte le parti in causa, comunisti e anticomunisti, asiatici, europei e americani, bianchi e neri, tali contrasti non devono essere risolti mediante una guerra. E' questo che vorremmo far capire, tanto all'Oriente quanto all'Occidente.
Ci attende, se lo vogliamo, un futuro di continuo progresso in termini di felicita', conoscenza e saggezza. Vogliamo invece scegliere la morte solo perche' non siamo capaci di dimenticare le nostre contese? Ci appelliamo, in quanto esseri umani, ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanita', e dimenticate il resto. Se ci riuscirete, si aprira' la strada verso un nuovo Paradiso; altrimenti, vi troverete davanti al rischio di un'estinzione totale.
Invitiamo questo congresso, e per suo tramite gli scienziati di tutto il mondo e la gente comune, a sottoscrivere la seguente mozione:
In considerazione del fatto che in una futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi sono una minaccia alla sopravvivenza del genere umano, ci appelliamo con forza a tutti i governi del mondo affinche' prendano atto e riconoscano pubblicamente che i loro obbiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e di conseguenza li invitiamo a trovare mezzi pacifici per la risoluzione di tutte le loro controversie.
Albert Einstein, Bertrand Russell, Max Born (Premio Nobel per la fisica), Percy W. Bridgman (Premio Nobel per la fisica), Leopold Infeld (Professore di fisica teorica), Frederic Joliot-Curie (Premio Nobel per la chimica), Herman J. Muller, (Premio Nobel per la fisiologia e medicina), Linus Pauling (Premio Nobel per la chimica), Cecil F. Powell (Premio Nobel per la fisica), Jozef Rotblat (Professore di fisica), Hideki Yukawa (Premio Nobel per la fisica)

8. MAESTRE. ALCUNE PUBBLICAZIONI DI WINONA LADUKE

- Winona LaDuke, All Our Relations. Native struggles for Land and Life, South End Press, Cambridge, Massachusetts, 1999, poi Haymarket Books, Chicago 2015, pp. XII + 246.
- Winona LaDuke, Recovering the Sacred: the Power of Naming and Claiming, South End Press, Cambridge, Massachusetts, 1999, Haymarket Books, Chicago, Illinois, 2005, pp. 296.
- Winona LaDuke, The Winona LaDuke Chronicles. Stories from the Front Lines in the Battle for Environmental Justice, Spotted Horse Press - Fernwood Publishing, Ponsford - Halifax & Winnipeg 2016, pp. X + 300.
- Winona LaDuke, The Winona LaDuke Reader. A Collection of Essential Writing, Voyageur Press, Stillwater MN 2002, pp. 304.
- Winona LaDuke, To Be a Water Protector: The Rise of the Wiindigoo Slayers, Fernwood Publishing - Spotted Horse Press, Halifax & Winnipeg - Ponsford 2020, pp. VI + 312.
- Winona LaDuke with Sean Aaron Cruz, The Militarization of Indian Country, Makwa Enewed - Michigan State University Press, East Lansing, Michigan, 2012, pp. XVIII + 92.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

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NONVIOLENZA O BARBARIE
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Numero 51 del 6 giugno 2026
Nuova serie de "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it