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[Nonviolenza] Alcune parole per Vito Ferrante
- Subject: [Nonviolenza] Alcune parole per Vito Ferrante
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Sun, 10 May 2026 13:59:58 +0200
ALCUNE PAROLE PER VITO FERRANTE
[Ricostruite a memoria il giorno dopo, queste sono all'incirca le parole dette da un suo vecchio amico per commemorare Vito Ferrante il 9 maggio 2026 alla Fattoria di Alice, dopo la benedizione delle spoglie mortali, e prima del risuonare delle note del Silenzio]
Vorrei dire innanzitutto a Ivana, ad Antonella, ad Antonio, a Claudia, a Francesco, a Filippo e a Vania, al fratello Paolo e alla sorella Chiara, a tutti i familiari di Vito, ed insieme a loro anche alle amiche e agli amici dell'Afesopsit, che anche loro sono la famiglia di Vito, vorrei dirvi l'amicizia e l'affetto di tutti noi che siamo qui e di tutti quelli che Vito hanno conosciuto ed amato.
La morte nell'arco di pochi giorni vi ha strappato prima Vittoria e poi Vito, e non so immaginare uno strazio piu' grande.
Il vostro dolore e' anche il nostro dolore.
*
Vito una volta fece un sogno, il sogno di una cosa.
Ma questo sogno ve lo raccontero' alla fine.
*
Un uomo una volta racconto' di una persona che svegliatasi dal sonno si scopri' trasformata in uno scarafaggio: ma naturalmente non era uno scarafaggio, era una persona, solo che gli altri la guardavano e la trattavano come se fosse uno scarafaggio.
Ecco, per tutta la vita Vito ha lottato perche' nessuna persona fosse guardata e trattata come uno scarafaggio, ma ogni persona venisse riconosciuta persona, splendente di verita', di luce e di bellezza. Ogni persona, tutte le persone. E le persone che Vito incontrava, e che qualche volta loro stesse si erano convinte di essere scarafaggi, Vito le baciava - come fanno le principesse coi rospi nelle fiabe - e quelle persone tornavano a riconoscersi esseri umani, persone libere, persone forti, persone belle.
*
Quell'uomo raccontava anche la storia di una persona che non aveva fatto niente di male, eppure le facevano un processo, le volevano togliere la liberta' senza neppure dirgli perche' (e un perche' non c'era), e alla fine veniva uccisa.
Ecco, per tutta la vita Vito ha lottato perche' nessuna persona venisse uccisa, nessuna persona venisse imprigionata, nessuna persona venisse perseguitata; perche' nessun innocente, inerme, fragile (e tutti gli esseri umani sono fragili) subisse violenza. E so che sembra incredibile, ma tante e tante persone ha salvato, lui che non aveva alcun potere, lui che non aveva ne' ricchezze ne' potenza, tante e tante ne ha salvate.
*
E sempre quell'uomo raccontava la storia di un castello inaccessibile, dal quale padroni potentissimi e invisibili dominavano su tutte le terre e su chi ci viveva. E chi in quelle terre viveva non poteva ne' avvicinarsi al castello, ne' disobbedire agli ordini crudeli e incomprensibili degli invisibili inaccessibili padroni.
Ecco, Vito ha lottato per tutta la vita per far crollare le mura di quel castello malvagio e per rovesciare quei sovrani invisibili e crudeli; ha lottato per tutta la vita in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani. Questa lotta per la liberazione di tutte e tutti Vito e io la chiamavamo con un nome preciso (tante volte tradito e sfigurato): comunismo, mettere in comune tutto il bene e tutti i beni, abbattere tutti i poteri oppressivi, abolire tutte le carceri e le schiavitu', realizzare giustizia e liberta', misericordia e condivisione, da ciascuna persona secondo le sue capacita' e a ciascuna persona secondo i suoi bisogni.
*
Vi e' nel mondo una tragica realta': la sofferenza, il dolore, la paura, la solitudine, il male; gli antichi lo chiamavano "mysterium iniquitatis", il mistero dell'iniquita', il mistero dell'ingiustizia: perche' l'ingiustizia e' un mistero, dal momento che ogni persona ragionevole preferirebbe la giustizia. E invece c'e' l'ingiustizia, il male, la solitudine, la paura, il dolore, la sofferenza.
In una vecchia storia questo mysterium iniquitatis, questa presenza del male, ha un simbolo possente e tremendo: una balena bianca.
E un uomo forte e rabbioso decide di affrontarla e ucciderla, e ne va alla caccia con altri uomini forti. Ma nonostante tutta la sua forza e tutta la sua rabbia, la balena lo uccide, ed uccide tutti gli altri uomini che erano con lui, e si salva solo uno per poterlo raccontare.
Ecco, Vito sapeva che nella lotta contro il male la prima cosa che devi fare e' evitare di fare altro male, e' evitare di far soffrire e morire altre persone oltre le tante che gia' soffrono tanto e le tante che sono gia' morte.
Cosa fare, allora? Come combattere il male senza accrescerlo?
C'e' una parola per questo: questa parola e' nonviolenza, che e' la lotta la piu' nitida e intransigente, la piu' concreta e coerente contro tutte le violenze e le oppressioni, ovvero la lotta contro il male che non fa altro male ma fa solo il bene e che cosi', facendo il bene, affronta e sconfigge il male. Per tutta la vita Vito e' stato un esempio della nonviolenza in azione, della nonviolenza in cammino.
*
Il mondo in cui viviamo, quest'unico mondo che abbiamo, quest'unico mondo vivente, e' colmo di dolore.
Un uomo antico, di cui non sappiamo neppure il nome, che e' ricordato solo con la definizione di quello che sta facendo: "la persona che parla nell'assemblea" (in ebraico: Qoelet), diceva che tutto e' inutile, che tutto e' vanita', che tutto e' niente. Ma quell'uomo antico diceva anche che e' meglio essere in due che uno solo, perche' la persona sola che cade lungo la strada non ha nessuno che la aiuti a rialzarsi, se invece c'e' qualcun altro, una compagna o un compagno vicino a te, ti aiuta a rialzarti, ti aiuta a continuare insieme il cammino.
Ecco, Vito e' stato quel compagno (compagno e' un'antica parola che significa la persona che condivide il suo pane con te), quel compagno che ti aiuta a rialzarti; e' stato questo per tante persone che oggi qui lo ricordano con amore inestinguibile.
*
Era un uomo che aiutava tutti e sembrava che avesse energie infinite. Invece anche le persone buone faticano e soffrono, sono assalite dai dubbi e dagli scrupoli, sperimentano le perdite, i limiti, gli errori e i fallimenti, subiscono gli scacchi; e molto spesso solo poche persone di quelle che che gli stanno vicino se ne accorgono e gli dicono una parola buona, gli prestano il loro ascolto che e' il primo aiuto. Per questo una persona buona una sera disse alle persone che lo ascoltavano che quando sarebbero tornate a casa si ricordassero di accarezzare le persone che amavano, e cosi' ricordatevene anche voi.
Anche le persone buone soffrono. Come quel Giobbe che subisce ogni sofferenza, eppure resiste, con una infinita pazienza, con una infinita fiducia, perche' sa che tutto gli puo' essere tolto ma non la sua verita', non la sua bonta'.
Ecco, le tante sofferenze che Vito ha subito, e per ultima la perdita dell'amatissima figlia Vittoria, non gli hanno mai tolto la sua bonta'.
*
Se io dovessi dire in una sola parola chi era Vito, dovrei prima raccontarvi una storia, una vecchia storia che si ripete ogni giorno.
Un uomo andava per strada tra Gerusalemme e Gerico quando fu aggredito dai briganti, che gli rubarono tutto, lo pestarono a sangue, e lo lasciarono per terra piu' morto che vivo. Passo' una persona di quelle che sanno tutto e a tutti fanno la predica, vide per terra quell'uomo massacrato, si guardo' intorno, vide che non c'era nessuno, e tiro' via; passo' poi uno di quelli che contano, di quelli importanti, che stanno nelle istituzioni, che di mestiere si occupano delle decisioni politiche, della sanita', dei servizi sociali: anche lui vide per terra quell'uomo massacrato, si guardo' intorno, vide che non c'era nessuno, e tiro' via anche lui. E quell'uomo massacrato era li' per terra e stava per morire. Poi arrivo' Vito.
Poi arrivo' Vito, si fermo', lo medico', se lo carico' sulle spalle, lo porto' in salvo; gli salvo' la vita.
Ecco chi era Vito: Vito era quel buon samaritano che aiuta chiunque ha bisogno di aiuto, senza chiedergli niente in cambio e anzi dandogli tutto: lo aiuta perche' e' giusto aiutare chi ha bisogno di aiuto. Questo era Vito, uno che salvava le vite, e tante persone che sono oggi qui possono testimoniarlo.
*
Dovrei dirvi adesso anche di cosa abbiano significato per noi, per Vito e per me, nel nostro dialogo che e' durato piu' di quarant'anni e che adesso la sua morte interrompe per sempre, dovrei dirvi cosa hanno significato per noi Franco Basaglia, Primo Levi, Nelson Mandela, Alfio Pannega (e un anno fa Vito ha scritto una poesia bellissima dedicata ad Alfio), Teresa Blasi, Marco Scipioni, le donne di Erinna, le compagne e i compagni del centro sociale occupato autogestito Valle Faul, le amiche e gli amici dell'Afesopsit, ma credo che basti aver detto i loro nomi, e magari un'altra volta potremo parlarne a lungo.
*
Ancora una cosa mi preme dire, e poi vi dico di quel sogno di cui dicevo all'inizio.
C'e' una parola che mi ha sempre affascinato e turbato, la parola "persona"; e' una parola latina che significa sia la pienezza di dignita' e virtu' di ogni essere umano, ma significa anche la maschera che nasconde il volto, e significa anche "nessuno".
Ed ogni persona si ricorda e si riconosce in quell'Ulisse che dice a Polifemo, il gigantesco mangiatore di uomini che gli chiede come si chiami, che il suo nome e' Nessuno. E sottile e' il confine tra essere qualcuno ed essere nessuno, e puo' bastare un soffio per precipitare nell'abisso, ma anche di questo parleremo un'altra volta.
Ebbene, in Portogallo vi e' stata una persona che di cognome faceva proprio "persona", che in portoghese si dice Pessoa. Fernando Pessoa si chiamava, ed era un poeta (poeta e' un'antica parola di origine greca, "poietes", che significa la persona che fa le cose, che le sa fare e quindi le fa, e Vito era una persona che sapeva fare tutto e tutto faceva, ognuno di noi lo sa bene). Ha scritto una poesia, Fernando Pessoa, che so a memoria e che vorrei tradurvi dal portoghese un po' alla buona, un po' troppo alla buona. Dice cosi':
Il poeta e' uno che finge, che fa finta
Fa finta cosi' bene, cosi' completamente
che arriva a far finta che sia dolore
il dolore che davvero sente.
E quelli che leggono quello che ha scritto
nel dolore letto sentono bene
non i due dolori, quello vero e quello finto, che il poeta ha sentito
E cosi' va girando in tondo
illudendo la ragione
questo trenino a molla
che chiamiamo cuore.
Che grande cuore ha avuto Vito, che grande poeta e' stato, che grande amico e compagno ci ha lasciato.
*
Ecco, detto tutto questo adesso vorrei dirvi quel sogno di Vito.
Sogno' di essere l'umanita' come dovrebbe essere: un'umanita' capace di fare la cosa giusta, di prendersi cura di ogni persona senza abbandonarne nessuna, affinche' tutte le persone potessero vivere libere e per quanto possibile felici, di quella sobria felicita' che e' un'aspirazione e un diritto di tutti gli esseri umani.
Sogno' di essere una persona buona e giusta, una di quelle trenta persone che un'antica storia dice che senza saperlo tengono insieme il mondo, e se una di loro mancasse allora il mondo si disgregherebbe. ed e' per questo che devi essere tu a prendere il posto di Vito, devi essere tu a fare quello che faceva Vito, adesso che Vito non c'e' piu'.
Fece questo sogno Vito, di essere l'umanita' come dovrebbe essere.
Ed e' certo un grande mistero, ma anche un'evidente verita', che ci riusci'. Riusci' ad essere l'umanita' come dovrebbe essere.
Per questo ne sentiamo la perdita cosi' profondamente.
Per questo gli siamo grati cosi' infinitamente.
Per questo ci lascia un esempio e un appello cosi' forti.
Che noi tutti si possa essere degni, si sappia essere capaci, di continuare la sua lotta.
* * *
Diffusione a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 10 maggio 2026
Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
* * *
Allegato: Una minima notizia su Vito Ferrante
Vito Ferrante, persona di straordinario rigore morale e di sconfinata generosita', e' stato il presidente e l'anima dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), una fondamentale esperienza di solidarieta', di partecipazione, di democrazia, di difesa nitida e intransigente dei diritti umani. Gia' consigliere comunale di Viterbo, apprezzatissimo scultore, Vito Ferrante e' stato una delle personalita' piu' stimate nell'ambito del volontariato e dell'impegno sociale e civile, promotore di innumerevoli iniziative di solidarieta' concreta, diuturnamente impegnato nel recare aiuto a chi piu' ne ha bisogno; e' stato a Viterbo un luminoso punto di riferimento per la societa' civile, per le esperienze di solidarieta' e di liberazione, per i movimenti democratici, per i servizi pubblici impegnati nell'assistenza rispettosa e promotrice della dignita' e dei diritti umani.
* * *
[Ricostruite a memoria il giorno dopo, queste sono all'incirca le parole dette da un suo vecchio amico per commemorare Vito Ferrante il 9 maggio 2026 alla Fattoria di Alice, dopo la benedizione delle spoglie mortali, e prima del risuonare delle note del Silenzio]
Vorrei dire innanzitutto a Ivana, ad Antonella, ad Antonio, a Claudia, a Francesco, a Filippo e a Vania, al fratello Paolo e alla sorella Chiara, a tutti i familiari di Vito, ed insieme a loro anche alle amiche e agli amici dell'Afesopsit, che anche loro sono la famiglia di Vito, vorrei dirvi l'amicizia e l'affetto di tutti noi che siamo qui e di tutti quelli che Vito hanno conosciuto ed amato.
La morte nell'arco di pochi giorni vi ha strappato prima Vittoria e poi Vito, e non so immaginare uno strazio piu' grande.
Il vostro dolore e' anche il nostro dolore.
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Vito una volta fece un sogno, il sogno di una cosa.
Ma questo sogno ve lo raccontero' alla fine.
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Un uomo una volta racconto' di una persona che svegliatasi dal sonno si scopri' trasformata in uno scarafaggio: ma naturalmente non era uno scarafaggio, era una persona, solo che gli altri la guardavano e la trattavano come se fosse uno scarafaggio.
Ecco, per tutta la vita Vito ha lottato perche' nessuna persona fosse guardata e trattata come uno scarafaggio, ma ogni persona venisse riconosciuta persona, splendente di verita', di luce e di bellezza. Ogni persona, tutte le persone. E le persone che Vito incontrava, e che qualche volta loro stesse si erano convinte di essere scarafaggi, Vito le baciava - come fanno le principesse coi rospi nelle fiabe - e quelle persone tornavano a riconoscersi esseri umani, persone libere, persone forti, persone belle.
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Quell'uomo raccontava anche la storia di una persona che non aveva fatto niente di male, eppure le facevano un processo, le volevano togliere la liberta' senza neppure dirgli perche' (e un perche' non c'era), e alla fine veniva uccisa.
Ecco, per tutta la vita Vito ha lottato perche' nessuna persona venisse uccisa, nessuna persona venisse imprigionata, nessuna persona venisse perseguitata; perche' nessun innocente, inerme, fragile (e tutti gli esseri umani sono fragili) subisse violenza. E so che sembra incredibile, ma tante e tante persone ha salvato, lui che non aveva alcun potere, lui che non aveva ne' ricchezze ne' potenza, tante e tante ne ha salvate.
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E sempre quell'uomo raccontava la storia di un castello inaccessibile, dal quale padroni potentissimi e invisibili dominavano su tutte le terre e su chi ci viveva. E chi in quelle terre viveva non poteva ne' avvicinarsi al castello, ne' disobbedire agli ordini crudeli e incomprensibili degli invisibili inaccessibili padroni.
Ecco, Vito ha lottato per tutta la vita per far crollare le mura di quel castello malvagio e per rovesciare quei sovrani invisibili e crudeli; ha lottato per tutta la vita in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani. Questa lotta per la liberazione di tutte e tutti Vito e io la chiamavamo con un nome preciso (tante volte tradito e sfigurato): comunismo, mettere in comune tutto il bene e tutti i beni, abbattere tutti i poteri oppressivi, abolire tutte le carceri e le schiavitu', realizzare giustizia e liberta', misericordia e condivisione, da ciascuna persona secondo le sue capacita' e a ciascuna persona secondo i suoi bisogni.
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Vi e' nel mondo una tragica realta': la sofferenza, il dolore, la paura, la solitudine, il male; gli antichi lo chiamavano "mysterium iniquitatis", il mistero dell'iniquita', il mistero dell'ingiustizia: perche' l'ingiustizia e' un mistero, dal momento che ogni persona ragionevole preferirebbe la giustizia. E invece c'e' l'ingiustizia, il male, la solitudine, la paura, il dolore, la sofferenza.
In una vecchia storia questo mysterium iniquitatis, questa presenza del male, ha un simbolo possente e tremendo: una balena bianca.
E un uomo forte e rabbioso decide di affrontarla e ucciderla, e ne va alla caccia con altri uomini forti. Ma nonostante tutta la sua forza e tutta la sua rabbia, la balena lo uccide, ed uccide tutti gli altri uomini che erano con lui, e si salva solo uno per poterlo raccontare.
Ecco, Vito sapeva che nella lotta contro il male la prima cosa che devi fare e' evitare di fare altro male, e' evitare di far soffrire e morire altre persone oltre le tante che gia' soffrono tanto e le tante che sono gia' morte.
Cosa fare, allora? Come combattere il male senza accrescerlo?
C'e' una parola per questo: questa parola e' nonviolenza, che e' la lotta la piu' nitida e intransigente, la piu' concreta e coerente contro tutte le violenze e le oppressioni, ovvero la lotta contro il male che non fa altro male ma fa solo il bene e che cosi', facendo il bene, affronta e sconfigge il male. Per tutta la vita Vito e' stato un esempio della nonviolenza in azione, della nonviolenza in cammino.
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Il mondo in cui viviamo, quest'unico mondo che abbiamo, quest'unico mondo vivente, e' colmo di dolore.
Un uomo antico, di cui non sappiamo neppure il nome, che e' ricordato solo con la definizione di quello che sta facendo: "la persona che parla nell'assemblea" (in ebraico: Qoelet), diceva che tutto e' inutile, che tutto e' vanita', che tutto e' niente. Ma quell'uomo antico diceva anche che e' meglio essere in due che uno solo, perche' la persona sola che cade lungo la strada non ha nessuno che la aiuti a rialzarsi, se invece c'e' qualcun altro, una compagna o un compagno vicino a te, ti aiuta a rialzarti, ti aiuta a continuare insieme il cammino.
Ecco, Vito e' stato quel compagno (compagno e' un'antica parola che significa la persona che condivide il suo pane con te), quel compagno che ti aiuta a rialzarti; e' stato questo per tante persone che oggi qui lo ricordano con amore inestinguibile.
*
Era un uomo che aiutava tutti e sembrava che avesse energie infinite. Invece anche le persone buone faticano e soffrono, sono assalite dai dubbi e dagli scrupoli, sperimentano le perdite, i limiti, gli errori e i fallimenti, subiscono gli scacchi; e molto spesso solo poche persone di quelle che che gli stanno vicino se ne accorgono e gli dicono una parola buona, gli prestano il loro ascolto che e' il primo aiuto. Per questo una persona buona una sera disse alle persone che lo ascoltavano che quando sarebbero tornate a casa si ricordassero di accarezzare le persone che amavano, e cosi' ricordatevene anche voi.
Anche le persone buone soffrono. Come quel Giobbe che subisce ogni sofferenza, eppure resiste, con una infinita pazienza, con una infinita fiducia, perche' sa che tutto gli puo' essere tolto ma non la sua verita', non la sua bonta'.
Ecco, le tante sofferenze che Vito ha subito, e per ultima la perdita dell'amatissima figlia Vittoria, non gli hanno mai tolto la sua bonta'.
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Se io dovessi dire in una sola parola chi era Vito, dovrei prima raccontarvi una storia, una vecchia storia che si ripete ogni giorno.
Un uomo andava per strada tra Gerusalemme e Gerico quando fu aggredito dai briganti, che gli rubarono tutto, lo pestarono a sangue, e lo lasciarono per terra piu' morto che vivo. Passo' una persona di quelle che sanno tutto e a tutti fanno la predica, vide per terra quell'uomo massacrato, si guardo' intorno, vide che non c'era nessuno, e tiro' via; passo' poi uno di quelli che contano, di quelli importanti, che stanno nelle istituzioni, che di mestiere si occupano delle decisioni politiche, della sanita', dei servizi sociali: anche lui vide per terra quell'uomo massacrato, si guardo' intorno, vide che non c'era nessuno, e tiro' via anche lui. E quell'uomo massacrato era li' per terra e stava per morire. Poi arrivo' Vito.
Poi arrivo' Vito, si fermo', lo medico', se lo carico' sulle spalle, lo porto' in salvo; gli salvo' la vita.
Ecco chi era Vito: Vito era quel buon samaritano che aiuta chiunque ha bisogno di aiuto, senza chiedergli niente in cambio e anzi dandogli tutto: lo aiuta perche' e' giusto aiutare chi ha bisogno di aiuto. Questo era Vito, uno che salvava le vite, e tante persone che sono oggi qui possono testimoniarlo.
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Dovrei dirvi adesso anche di cosa abbiano significato per noi, per Vito e per me, nel nostro dialogo che e' durato piu' di quarant'anni e che adesso la sua morte interrompe per sempre, dovrei dirvi cosa hanno significato per noi Franco Basaglia, Primo Levi, Nelson Mandela, Alfio Pannega (e un anno fa Vito ha scritto una poesia bellissima dedicata ad Alfio), Teresa Blasi, Marco Scipioni, le donne di Erinna, le compagne e i compagni del centro sociale occupato autogestito Valle Faul, le amiche e gli amici dell'Afesopsit, ma credo che basti aver detto i loro nomi, e magari un'altra volta potremo parlarne a lungo.
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Ancora una cosa mi preme dire, e poi vi dico di quel sogno di cui dicevo all'inizio.
C'e' una parola che mi ha sempre affascinato e turbato, la parola "persona"; e' una parola latina che significa sia la pienezza di dignita' e virtu' di ogni essere umano, ma significa anche la maschera che nasconde il volto, e significa anche "nessuno".
Ed ogni persona si ricorda e si riconosce in quell'Ulisse che dice a Polifemo, il gigantesco mangiatore di uomini che gli chiede come si chiami, che il suo nome e' Nessuno. E sottile e' il confine tra essere qualcuno ed essere nessuno, e puo' bastare un soffio per precipitare nell'abisso, ma anche di questo parleremo un'altra volta.
Ebbene, in Portogallo vi e' stata una persona che di cognome faceva proprio "persona", che in portoghese si dice Pessoa. Fernando Pessoa si chiamava, ed era un poeta (poeta e' un'antica parola di origine greca, "poietes", che significa la persona che fa le cose, che le sa fare e quindi le fa, e Vito era una persona che sapeva fare tutto e tutto faceva, ognuno di noi lo sa bene). Ha scritto una poesia, Fernando Pessoa, che so a memoria e che vorrei tradurvi dal portoghese un po' alla buona, un po' troppo alla buona. Dice cosi':
Il poeta e' uno che finge, che fa finta
Fa finta cosi' bene, cosi' completamente
che arriva a far finta che sia dolore
il dolore che davvero sente.
E quelli che leggono quello che ha scritto
nel dolore letto sentono bene
non i due dolori, quello vero e quello finto, che il poeta ha sentito
ma solo quello che loro non hanno
(perche' loro hanno un altro dolore, il loro dolore, il loro doppio dolore).
E cosi' va girando in tondo
illudendo la ragione
questo trenino a molla
che chiamiamo cuore.
Che grande cuore ha avuto Vito, che grande poeta e' stato, che grande amico e compagno ci ha lasciato.
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Ecco, detto tutto questo adesso vorrei dirvi quel sogno di Vito.
Sogno' di essere l'umanita' come dovrebbe essere: un'umanita' capace di fare la cosa giusta, di prendersi cura di ogni persona senza abbandonarne nessuna, affinche' tutte le persone potessero vivere libere e per quanto possibile felici, di quella sobria felicita' che e' un'aspirazione e un diritto di tutti gli esseri umani.
Sogno' di essere una persona buona e giusta, una di quelle trenta persone che un'antica storia dice che senza saperlo tengono insieme il mondo, e se una di loro mancasse allora il mondo si disgregherebbe. ed e' per questo che devi essere tu a prendere il posto di Vito, devi essere tu a fare quello che faceva Vito, adesso che Vito non c'e' piu'.
Fece questo sogno Vito, di essere l'umanita' come dovrebbe essere.
Ed e' certo un grande mistero, ma anche un'evidente verita', che ci riusci'. Riusci' ad essere l'umanita' come dovrebbe essere.
Per questo ne sentiamo la perdita cosi' profondamente.
Per questo gli siamo grati cosi' infinitamente.
Per questo ci lascia un esempio e un appello cosi' forti.
Che noi tutti si possa essere degni, si sappia essere capaci, di continuare la sua lotta.
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Diffusione a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 10 maggio 2026
Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato: Una minima notizia su Vito Ferrante
Vito Ferrante, persona di straordinario rigore morale e di sconfinata generosita', e' stato il presidente e l'anima dell'"Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia" (Afesopsit), una fondamentale esperienza di solidarieta', di partecipazione, di democrazia, di difesa nitida e intransigente dei diritti umani. Gia' consigliere comunale di Viterbo, apprezzatissimo scultore, Vito Ferrante e' stato una delle personalita' piu' stimate nell'ambito del volontariato e dell'impegno sociale e civile, promotore di innumerevoli iniziative di solidarieta' concreta, diuturnamente impegnato nel recare aiuto a chi piu' ne ha bisogno; e' stato a Viterbo un luminoso punto di riferimento per la societa' civile, per le esperienze di solidarieta' e di liberazione, per i movimenti democratici, per i servizi pubblici impegnati nell'assistenza rispettosa e promotrice della dignita' e dei diritti umani.
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