[Prec. per data] [Succ. per data] [Prec. per argomento] [Succ. per argomento] [Indice per data] [Indice per argomento]
[Nonviolenza] Preferirei di no. 58
- Subject: [Nonviolenza] Preferirei di no. 58
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Tue, 17 Mar 2026 12:10:01 +0100
"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 58 del 17 marzo 2026
*
Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
*
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Il primo dovere
2. A una settimana dal referendum. Una conversazione a Viterbo per il no
1. L'ORA. IL PRIMO DOVERE
Il primo dovere e' opporsi alla guerra.
Il primo dovere e' salvare le vite.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Riconoscere, rispettare e difendere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Proteggere l'intero mondo vivente di cui l'umanita' e' parte e custode.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
2. IN BREVE. A UNA SETTIMANA DAL REFERENDUM. UNA CONVERSAZIONE A VITERBO PER IL NO
Domenica 15 marzo 2026 a Viterbo il responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", Peppe Sini, ha tenuto una conversazione sul referendum che si svolgera' il 22-23 marzo.
Di seguito un'estrema sintesi degli argomenti svolti.
*
I. Fermare la guerra
In questo momento il primo impegno di ogni persona decente, di ogni movimento democratico, di ogni societa' civile e di ogni istituzione fedele al bene comune dell'umanita' deve essere: fermare la guerra, fermare le stragi, salvare le vite.
*
II. Difendere lo stato di diritto e la separazione dei poteri, la Costituzione e la democrazia
Detto questo, occorre pur occuparci del referendum cui siamo chiamati tra una settimana.
Dal mese di gennaio pubblichiamo un notiziario telematico quotidiano dedicato al referendum con la testata "Preferirei di no"; in esso abbiamo pubblicato ampi e ponderosi saggi di illustri giuristi che entrano nel merito tecnico-giuridico della riforma imposta dal governo su cui ci si esprimera' con il referendum, sviscerandone gli aspetti particolari e le implicazioni meno evidenti, e ad essi rinviamo chi volesse addentrarsi nei dettagli.
Tutti i numeri del notiziario sono disponibili nelle rete telematica alla pagina web: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Ma qui e adesso ci preme esprimere in poche semplici parole quale sia il nocciolo della questione, cio' che e' decisivo, il motivo per cui riteniamo necessario votare "no": per difendere lo stato di diritto e la separazione dei poteri, la Costituzione e la democrazia.
*
III. Quattro ragioni per votare "no" al referendum
1. Lo stato di diritto si differenzia dal regime assolutistico per la separazione e il controllo dei poteri; dove non c'e' separazione e controllo dei poteri c'e' la dittatura.
Controllo dei poteri significa che nessuno e' al di sopra della legge, e che ogni potere e' sottoposto a controlli e bilanciamenti.
La separazione dei poteri consiste nel fatto che il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario non siano nelle mani di un solo soggetto, ma di tre soggetti distinti: il parlamento, il governo, la magistratura.
La riforma voluta dal governo (ed imposta al parlamento senza possibilita' di discussione e modifiche) e' intesa ad indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, ovvero a sottometterla al governo, cosi' infrangendo la separazione dei poteri e sostituendo allo stato di diritto un regime autoritario.
*
2. La Costituzione della Repubblica italiana e' la legge fondamentale del nostro paese: tutte le altre leggi devono essere coerenti con essa, e tutti i cittadini devono riconoscere e rispettare i diritti e i doveri che essa stabilisce.
E' una Costituzione democratica: che riconosce, rispetta, e impegna a realizzare i diritti umani di tutti gli esseri umani.
La riforma voluta dal governo aggredisce e stravolge la Costituzione in alcuni suoi articoli e nel suo significato complessivo.
*
3. La riforma voluta dal governo, in breve, vuole sottomettere la magistratura al governo e quindi ai poteri e agli interessi di cui il governo e' espressione.
Una magistratura sottomessa a un governo (a quello attuale, ma anche a qualunque altro governo) non potra' piu' garantire che "la legge e' uguale per tutti", ma sara' al servizio dei potenti, e quindi necessariamente ostile a chi potente non e' e che nella legge sperava di trovare difesa dall'arbitrio e dall'abuso dei potenti.
*
4. La riforma voluta dal governo, infine, e' parte di un progetto in tre parti (che sono anche espressione specifica dei tre partiti che sostengono e compongono il governo: il partito razzista, quello padronal-piduista e quello neofascista): la cosiddetta "autonomia differenziata" vuole perpetuare le diseguaglianze; la cosiddetta "riforma della giustizia" vuole garantire impunita' a governanti e padroni; il cosiddetto "premierato" intende ridurre la democrazia ad essere vigente per un solo giorno ogni cinque anni (il giorno in cui si vota), e poi per cinque anni il governo fa quel che vuole, e per chi subisce ingiustizie e si oppone c'e' la riduzione al silenzio e all'impotenza, ovvero la repressione.
*
Detto in modo certo semplificato, ma questo e' l'essenziale.
E' quindi evidente che ogni persona sollecita del bene comune farebbe bene a votare "no" al referendum del 22-23 marzo.
E' quindi evidente che ogni persona che crede nell'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani farebbe bene a votare "no" al referendum del 22-23 marzo.
E' quindi evidente che ogni persona che vuole difendere lo stato di diritto e la separazione dei poteri, la Costituzione repubblicana e la democrazia, la dignita' e la liberta' di tutte le persone, farebbe bene a votare "no" al referendum del 22-23 marzo.
*
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 15 marzo 2026
* * *
Allegato: alcuni interventi apparsi sul notiziario "Preferirei di no"
1. Una spiacevolezza
La cosiddetta "riforma della giustizia" votata dalla maggioranza parlamentare di estrema destra ha come scopo l'indebolimento dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, e quindi ed esplicitamente la rottura di uno dei principi fondamentali dello stato di diritto e dell'ordinamento democratico: il principio della separazione dei poteri che prevede che potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario siano separati, poiche' laddove separati non sono quel regime si chiama dittatura.
E' tutto qui, senza tanti giri di parole.
Per questo confido che ogni persona ragionevole e sollecita del pubblico bene voti "no" al referendum di fine marzo.
La democrazia, tutti lo sanno, e' una forma politica - e un'esperienza sociale - conflittuale e complessa, quasi sempre faticosa, sovente noiosa e sicuramente imperfetta; ma la dittatura - sotto qualunque veste si presenti, anche la piu' seducente - e' sempre peggio.
*
2. La questione decisiva
In merito al referendum del 22-23 marzo a me sembra che per orientarsi nel voto - e quindi per votare "no", unico voto che mi sembri ragionevole, morale e politico nel senso di quella riflessione di Hannah Arendt secondo cui "la liberta' e' la ragion d'essere della politica" - la questione decisiva sia contrastare la volonta' esplicita del governo Meloni e della coalizione parlamentare che lo sostiene (e del blocco sociale di cui e' espressione) di rendere la magistratura subalterna all'esecutivo, scardinare la Costituzione, procedere verso il regime autoritario prefigurato dai tre pilastri programmatici della coalizione di estrema destra oggi al potere in Italia (rottura della solidarieta' nazionale con la cosiddetta "autonomia differenziata" del partito razzista; controllo governativo del potere giudiziario con la riforma berlusconiana; imbrigliamento ed asservimento del parlamento e riduzione della democrazia a mero rito per un giorno ogni cinque anni con il cosiddetto "premierato" del partito neofascista).
Detto in altri termini: non e' un referendum "sulla giustizia", e nemmeno "sull'amministrazione della giustizia", e neppure "sul riordino della magistratura". E' un referendum su una legge imposta al parlamento dall'esecutivo la cui finalita' dichiarata - e fin strombazzata in tante sgangherate esternazioni dei prominenti del governo ed in primis della presidente del consiglio dei ministri - e' sottomettere la magistratura alle volonta' del governo, vulnerare la Costituzione repubblicana in un punto cruciale, far saltare la separazione dei poteri che e' il fondamento dello stato di diritto e della democrazia.
Questo mi sembra essere il nocciolo della questione alla luce di un'analisi concreta della situazione concreta.
Poi e' ovvio che la legge oggetto del referendum presenti vari aspetti che considerati separatamente ed astrattamente sono degni di attenta riflessione, specifica disamina, rigorosa discussione "sine ira ac studio". Cosi' come non vi e' dubbio che in questa vicenda siano implicate questioni complesse che presentano non irrilevanti criticita' e peculiari contraddizioni.
Ma il cuore della faccenda e' di una chiarezza cartesiana: il governo - e lo ha ripetutamente e fin sguaiatamente dichiarato - vuole liberarsi dei controlli di legalita', e per ottenere questo vuole sottomettere la magistratura alle sue voglie. Ma un governo siffatto si chiama dittatura. Quella dittatura che per il partito neofascista, per la lega razzista, per i nostalgici del miliardario iscritto alla P2 resta un modello archetipico, il piu' adatto degli utensili e una fonte d'ispirazione. Per loro si', per noi no; per noi la dittatura resta un'infamia e un obbrobrio, e un crimine contro l'umanita'.
Ecco perche' occorre votare "no": per difendere la Costituzione repubblicana e antifascista, lo stato di diritto e la democrazia. Per difendere le nostre comuni liberta'. Per difendere l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani.
*
3. Tra due mesi
Tra due mesi si vota nel referendum sulla cosiddetta "riforma della giustizia" imposta dal governo di estrema destra il cui scopo palese e dichiarato e' indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura per sottomettere il potere giudiziario al potere esecutivo (che su questioni decisive come questa ha gia' ridotto il parlamento a luogo di mera alzata di mano a ratifica delle decisioni prese dal governo - il che ricorda pur qualcosa).
Sembrano tanti sessanta giorni, ed invece sono assai pochi se si vuole realizzare un'adeguata discussione pubblica su una questione cosi' decisiva come il tentativo governativo di sottomettere la magistratura alle sue voglie, di annientare la divisione dei poteri, di ferire a morte la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto e la democrazia. Addirittura? Addirittura.
Il dibattito pubblico e' cominciato male: forti del controllo di quasi tutte le reti televisive, il governo, i partiti che lo compongono e il blocco sociale di cui sono espressione, stanno imponendo una retorica scellerata ed ipnotica secondo la quale occorre votare "si'" alla legge sottoposta a referendum perche' essa e' si' contro la magistratura, ma come ognun sa la magistratura si merita questo ed altro.
E sull'odio per la magistratura di tutti quelli che hanno qualche scheletro nell'armadio si intende costruire il consenso a un passaggio decisivo in direzione della svolta autoritaria che neofascisti, razzisti e nostalgici del presidente piduista si prefiggono di portare a compimento, cosa di cui non fanno mistero.
Il rischio e' che anche coloro che non hanno alcun motivo per volere il ritorno al "bivacco di manipoli" possano non rendersi conto di cosa realmente sia in gioco, e finire per votare si' solo in odio a una "casta" che di tutte le caste esistenti nel nostro paese e' quella che svolge la funzione istituzionale piu' necessaria per contrastare hic et nunc la violenza dei potenti.
Io che scrivo queste righe sono cosi' vecchio da ricordarmi bene non solo del piano eversivo della P2, ma anche della stagione delle stragi di stato e di quel che ne scrisse nitidamente Pasolini; e poiche' all'impegno politico dalla parte delle oppresse e degli oppressi ho dedicato ormai oltre mezzo secolo della mia vita che volge al termine so fin troppo bene che vulnerando la separazione dei poteri si scivola necessariamente verso regimi prima autoritari, poi dispotici, e in conclusione dittatoriali; ed infine, e per dirsela tutta, quando giovinetto studiavo di greco e di latino appresi anche che ogni testo va interpretato nel suo contesto, e questo vale anche e soprattutto per i testi delle leggi.
Cosicche', senza farla tanto lunga, non ho alcun dubbio che quando la presidente del consiglio dei ministri o i suoi ministri e vassalli dichiarano la loro insofferenza per la magistratura che impedisce loro ad esempio di perseguitare esseri umani innocenti, esprimono l'esplicito desiderio di poter governare "legibus soluti", ovvero di poter fare quel che vogliono senza alcun vincolo di legalita', intenzione che nella storia d'Italia fu gia' espressa con l'aulico motto "me ne frego" e si e' visto a quali infamie, a quali orrori e a quale carneficina porto' quel regime.
E quindi quando questo governo impone una legge che e' parte sostanziale del piano che intende realizzare (passo dopo passo, certo, e con tutte le ambiguita' e le astuzie del caso) il programma gelliano-berlusconiano della sottomissione del potere giudiziario all'esecutivo, ebbene, con ogni fibra del mio essere m'indigno e mi oppongo.
E quindi non solo votero' "no" al referendum del 22-23 marzo; ma in questi due mesi mi adoperero', per quanto mi sara' possibile, a contribuire a promuovere una riflessione pubblica adeguata affinche' il "no" prevalga, e la Costituzione, lo stato di diritto e la democrazia non siano travolti dalla barbarie che torna.
*
4. Dire la verita'
La decisione di ieri della Cassazione stabilisce che le elettrici e gli elettori leggendo la scheda su cui voteranno in occasione del referendum sappiano che cio' su cui dovranno esprimersi e' se acconsentire all'ennesima aggressione del governo di estrema destra alla Costituzione che e' il cuore pulsante del nostro ordinamento giuridico democratico, oppure opporsi a questa aggressione e difendere la Costituzione della Repubblica italiana cosi' come la scrissero coloro che combatterono contro il fascismo e diedero al nostro paese divenuto repubblica democratica la sua legge fondamentale che riconosce la dignita' e i diritti di ogni essere umano.
La Cassazione ieri ha riconosciuto che sulla scheda referendaria deve essere scritto chiaro e tondo che il governo vuole stravolgere la Costituzione modificandone gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione.
Ebbene, che sulla scheda referendaria sia reso esplicito nero su bianco che cio' che il governo dell'estrema destra sta attaccando e' la Costituzione repubblicana, democratica e antifascista, significa semplicemente dire la verita'.
Difendiamo la Costituzione repubblicana, democratica e antifascista.
Difendiamo la separazione dei poteri.
Difendiamo lo stato di diritto.
Difendiamo l'uguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani.
Difendiamo la democrazia.
No al fascismo che torna.
No a tutte le violenze.
*
5. Perche' malfattori e mestatori votano "si'" al referendum contro i giudici
La propaganda dell'estrema destra razzista, fascista e al servizio degli sfruttatori (che sostiene il governo e della quale a sua volta il governo e' espressione) sostiene - diciamolo senza tanti giri di parole - che i giudici sono il nemico da abbattere (ovvero da ridurre all'obbedienza).
E' sorprendente che i malfattori si associno a questa opinione e a questo programma?
La cosiddetta "riforma della giustizia" imposta dal governo di cui sopra evoca in buona sostanza la parte relativa del piano golpista elaborato a suo tempo dalla famigerata P2 di Licio Gelli (la loggia massonica "deviata" alla quale risultava iscritto tra molti altri prominenti anche Silvio Berlusconi) che si riprometteva di sottomettere l'amministrazione della giustizia alla volonta' dei poteri politici ed economici dominanti.
E' sorprendente che gli adepti dei poteri occulti si associno a questa opinione e a questo programma?
Poi, naturalmente, vi saranno anche coloro che voteranno "si'" al referendum per altre motivazioni, per altre seduzioni; e chi ne dubita?
*
6. Invece della rissa
E' una tecnica collaudata: buttarla in caciara. E funziona sempre.
Per questo i propagandisti dell'estrema destra dell'eversione dall'alto inondano giornali e tivu' di insulti, scatologia ed ogni sorta di immondizie.
Nel baccano nessun ragionamento si ascolta piu' e il fanatismo dilaga, la tifoseria (che e' un altro nome della stoltezza e della teppaglia) s'incendia e si mobilita, e lo squadrismo vince.
E' un film gia' visto, e si sa come va a finire: con i forni crematori nel governatorato orientale.
Invece occorre ragionare e far ragionare, parlare e ascoltare, comprendere e comprendersi.
Per fermare questa caduta nella barbarie occorre usare le risorse della ragione, dell'ascolto e dell'empatia, del civile condursi e convivere, del rifiuto della violenza.
Occorre cercare ancora una volta di difendere la dignita' umana di tutti gli esseri umani; occorre la scelta della nonviolenza.
Vale per l'opposizione alla guerra, vale anche per il referendum del 22-23 marzo.
Proviamo allora ancora una volta a dire perche' votiamo "no" alla cosiddetta "riforma della giustizia" di Licio Gelli e Silvio Berlusconi.
Primo: perche' essa serva a sottomettere il potere giudiziario al potere esecutivo, ovvero i giudici al governo; col risultato che la violenza dei potenti non avra' piu' ne' controlli ne' limiti.
Secondo: perche' essa aggredisce e devasta in un sol colpo la Costituzione repubblicana e antifascista, lo stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, la democrazia fondata sul riconoscimento e il rispetto dell'uguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani.
Terzo: perche' essa e' parte di un'azione esplicitamente orientata al trionfo del razzismo, del fascismo, della sopraffazione da parte dei ricchi e dei potenti ai danni dell'intera umanita' e dell'intero mondo vivente.
Per questo alla cosiddetta "riforma della giustizia" di Licio Gelli e Silvio Berlusconi noi ci opponiamo.
E quindi voteremo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026.
E adesso latri quanto voglia la canea.
I cani abbaiano, la carovana passa.
*
7. Benito D'Ippolito: A proposito della lotta nel fango. Ovvero: della parresia
Chi governa ed ogni giorno sforna nuove antileggi razziste e repressive, nuovi provvedimenti malvagi e incostituzionali, e propugna il riarmo che alimenta la guerra (ovvero si adopera affinche' altri esseri umani siano uccisi dalla guerra e della armi che a uccidere servono), proclama con voce stentorea e piglio da gerarca che la campagna referendaria in corso non deve essere una lotta nel fango (nel senso, credo, di rissa da pollaio; giacche' ogni vera lotta per cio' che veramente vale o almeno importa, ahime', si svolge quasi sempre anche nel fango di cui e' impastato il mondo).
Ebbene, e' un po' difficile.
Apprezzo con tutto il cuore il garbo e l'eleganza di quei rappresentanti delle istituzioni, di quei giuristi, di quegli intellettuali, di quei comitati della societa' civile che in punta di fioretto dottamente disquisiscono sugli aspetti tecnici e sulle conseguenze logiche dell'irricevibile testo della riforma Gelli-Berlusconi, con finezza ermeneutica smascherandone la natura eversiva (di quell'eversione dall'alto di cui e' campione il governo in carica e il blocco di interessi, ideologico e sociale - il "blocco storico" - che lo sostiene); e su questo povero foglio mi adopero a presentarne le dichiarazioni e le riflessioni.
Gli aspetti tecnici croce e delizia dei cultori del giure, certo.
Il testo letterale filologicamente accertato e indagato, certo.
Poi ci sono gli aspetti politici.
E il contesto storico e sociale: internazionale, europeo, italiano.
Le abominevoli guerre in corso e il riarmo scellerato e insensato; la ferocia razzista, schiavista e assassina dei governi europei; la superpotenza imperiale nelle mani di una persona puerile, impulsiva, egocentrica, ignorante ed instabile che da un momento all'altro puo' scatenare la catastrofe atomica; e specificamente in casa nostra il progetto golpista in tre mosse: la cosiddetta autonomia differenziata, la cosiddetta riforma della giustizia, il cosiddetto premierato, e a fare da contorno un insieme di provvedimenti antidemocratici e fin disumani di cui sono prime vittime le persone piu' fragili e bisognose di aiuto, ma che non colpiscono solo loro: devastano l'intera societa' e inabissano il nostro paese nella barbarie.
Sono un uomo vecchio e malandato dalla lunga barba bianca, ma non mi atteggio a vecchio saggio o a sottile studioso al di sopra della mischia. Quel po' di greco e di latino che so, non l'ho usato per farmi una posizione o una carriera: sempre sono stato un militante politico del movimento delle oppresse e degli oppressi, sempre ho lottato contro la guerra e contro il fascismo, sempre ho lottato per pace e giustizia, per difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani. Con i miei limiti, e' ovvio. E non e' stata una passeggiata.
Ho contrastato il regime della corruzione e i poteri criminali.
Ho contrastato la violenza dell'oppressione di classe, del maschilismo e del razzismo.
Sono un vecchio obiettore di coscienza al servizio militare e una persona amica della nonviolenza (e' la formula che usava Capitini: giacche' dirsi nonviolenti tout court sarebbe un atto di presunzione finanche ridicolo), ed en passant nell'ultimo quarto di secolo ho pubblicato giorno dopo giorno questo notiziario quotidiano dal titolo "La nonviolenza e' in cammino", che spero non sia stato del tutto disutile ai suoi ventiquattro lettori.
Per la lotta nel fango non ho ne' la predisposizione ne' il fisico.
Ma e' proprio nel fango che l'azione del governo in carica schiaccia questo paese (come gran parte dei governi precedenti, sia chiaro, ma mai cosi' a fondo come oggi), ed allora occorre sporcarsi le mani, contrastare la violenza e dire la verita' (ovvero dire le cose come ci sembra che stiano).
E per come la vedo io la situazione e' questa:
1. La riforma Gelli-Berlusconi mira a sottomettere la magistratura al governo; e' chiaro a tutti cosa significhi;
2. Il governo mira a ridurre l'esercizio della democrazia a un voto ogni cinque anni e tra un voto e l'altro l'esecutivo fa quel che vuole "legibus solutus"; e chi si oppone poveraccio lui;
3. Per il governo e il suo blocco sociale la Costituzione repubblicana e antifascista e' uno scandalo e una spina; lo stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri un inciampo intollerabile; la democrazia basata sull'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani il nemico principale;
4. Chiamo deriva autoritaria e tendenzialmente fascista la politica razzista, schiavista, riarmista, complice degli sfruttatori degli opppressori e degli abusatori, arbitraria barbara e violenta del governo in carica e dei suoi sostenitori e alleati.
Dixi, et salvavi animam meam.
*
8. Osvaldo Caffianchi: Perche' ho fondato il comitato "Imputati per il No"
Ahime', non sono un giudice ne' un avvocato, ma nell'ultimo mezzo secolo ho frequentato spesso le aule dei tribunali: in veste di imputato.
La cosa buffa era che venivo querelato perche' lottavo contro il regime della corruzione; perche' cercavo di contrastare la penetrazione mafiosa nel territorio in cui vivo; perche' mi opponevo alla guerra e alle stragi di cui essa consiste; perche' solidarizzavo con le persone sfruttate ed emarginate e con i popoli oppressi in lotta per la liberta' e la giustizia.
Ed ovviamente, poiche' non viviamo nella citta' di Dio ma in quella terrena, sistematicamente venivo querelato da politicanti corrotti e corruttori, da imprenditori collusi coi poteri criminali, da assertori post-futuristi della guerra come pratica igienica, da fedelissimi sudditi dei piu' barbari poteri dominanti, ed anche da qualche bello spirito forse in cerca di benemerenze appo lorsignori o di una istantanea pubblicita'; il mondo e' bello perche' e' vario.
Cosi' ho passato un bel po' di tempo nelle aule di giustizia, ed ho speso un bel po' dei miei pochi denari in marche da bollo e altre spese legali, denari che avrei preferito spendere altrimenti (libri, dolciumi: le piccole gioie della vita).
Detto questo potra' sembrare bizzarro che io abbia deciso di fondare il comitato "Imputati per il No" in vista del referendum sulla cosiddetta "riforma della giustizia" firmata Meloni-Nordio ma palesemente ispirata al piu' celebre binomio Gelli-Berlusconi.
Invece non e' bizzarro per niente, e vorrei spiegare brevemente perche'.
I. La riforma Gelli-Berlusconi (chiamiamola cosi' per brevita') si prefigge di abolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura per sottoporre il potere giudiziario alle voglie del potere esecutivo (e del blocco di poteri ed interessi di cui esso e' espressione).
Ebbene, poiche' e' del tutto evidente che uno come il sottoscritto non ama e non e' riamato dal governo frutto dell'alleanza del partito neofascista, del partito razzista e del partito che venera un miliardario piduista, ne consegue che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura mi e' cara come le pupille dei miei occhi. Perche'senza di essa da un bel pezzo padroni e prominenti, corrotti e corruttori, potentati ufficialmente legali e loro soci in affari che legali non sono, mi avrebbero spedito in gattabuia o al confino.
II. I fautori della riforma Gelli-Berlusconi non fanno mistero di volersi sbarazzare dei controlli di legalita', ovvero di voler governare infischiandosene delle leggi esistenti e soprattutto di quella legge che per i fascisti e' come il fumo negli occhi: la Costituzione repubblicana e antifascista.
Ebbene, per chiunque come il sottoscritto non solo e' avversario politico dei fascisti, dei razzisti e dei seguaci degli sfruttatori e dei golpisti oggi al governo, ma e' anche avversario politico di qualunque governo che voglia porsi al di sopra delle leggi, ne consegue che la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, dei controlli di legalita', e quindi della separazione dei poteri che distingue lo stato di diritto dalla dittatura, suvvia, sono tutti motivi per cui votare No alla riforma Gelli-Berlusconi al referendum del 22-23 marzo.
III. La riforma Gelli-Berlusconi e' una parte di un piu' ampio piano golpista chiaramente enunciato dall'alleanza che oggi governa il paese, le altre due si chiamano autonomia differenziata e premierato, e tutte e tre insieme fanno strame della repubblica e della sua legge fondamentale, e mirano a restaurare un regime che nella storia d'Italia abbiamo gia' conosciuto: il regime dell'arbitrio e della violenza, della barbarie che nega l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani.
Ebbene, chiunque alla restaurazione di quello scellerato regime si oppone non puo' che votare No al referendum: no alla riforma Gelli-Berlusconi, no all'anomia e alla barbarie, no al fascismo che torna.
IV. Infine, e per non farla troppo lunga, la riforma Gelli-Berlusconi si prefigge (per esplicita dichiarazione di autorevoli membri del governo in carica) di impedire che il potere giudiziario possa contrastare alcuni crimini efferati ed abominevoli di cui gia' ora il governo (ma non solo esso, ma non solo adesso) si diletta e mena vanto: ad esempio perseguitando barbaramente gli esseri umani piu' bisognosi di aiuto: quelli costretti a fuggire dalle loro case e dai loro paesi e a cercare asilo nel nostro paese (asilo, accoglienza e protezione che la nostra Costituzione stabilisce che hanno pieno diritto ad avere).
La barbarie razzista della persecuzione dei migranti che si concretizza nell'eccidio in corso ormai da decenni nel Mediterraneo e nelle condizioni di umiliazione e sofferenza, quando non addirittura di schiavitu' e di terrore, in cui sono costretti a vivere milioni di persone innocenti nel nostro paese e' un crimine talmente ignobile, talmente infame, che ferisce ed umilia ogni persona decente, e contro il quale la coscienza morale dell'umanita' chiama ad insorgere nonviolentemente per ripristinare la legalita' che salva le vite. Anche per questo occorre votare No al referendum che si svolgera' fra un mese.
Ecco, dette in poche parole, le ragioni per cui ho deciso di fondare il comitato "Imputati per il No", del quale peraltro sono ed intendo restare presidente, vicepresidente, segretario, tesoriere, proboviro, addetto stampa, al catering ed alle pulizie, nonche' unico iscritto. Il comitato non ha fini di lucro e quindi non accetta donazioni e neppure fiori, suggerendo piuttosto a chi concorda con le sue opinioni di adoperarsi in opere di bene.
E naturalmente confido che i magistrati communisti che dovessero giudicarmi in futuro abbiano un occhio di riguardo, perdindirindina.
*
9. Alceste Scardanelli: La trappola, e come uscirne
La propaganda dei fautori del "si'" alla cosiddetta "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi e' tutta concentrata su un punto solo: la riforma voluta dal governo e' contro i giudici, tutta contro i giudici, solo contro i giudici, e il resto e' silenzio.
Sapendo che se l'elettorato si convince che si vota su questo, tutti voterebbero tre volte si' contro i giudici, ad eccezione dei giudici stessi e forse - forse - dei loro piu' stretti familiari (e di qualche spirito bizzarro come il sottoscritto che per troppe letture hegeliane e marxiste e' bastian contrario per natura e direbbe di no anche all'offerta di avere pizza gratis tutti i giorni).
Perche questo? Perche' la generalita' delle persone odiano essere giudicate (avendone ben donde) e quindi odiano i giudici che sono quelli che ti giudicano. Punto.
Invece il referendum, ohibo', non e' su questo, ma su un'altra cosa: e' contro i giudici che non si sottomettono alle voglie del governo.
E perche'? Perche' il governo aspira a poter fare quel che vuole senza trovare ostacoli, e il primo e peggior ostacolo che incontra e' la separazione dei poteri ovvero il controllo dei poteri: che e' il nocciolo duro dello stato di diritto, cio' che lo differenzia dalle dittature.
Il vero quesito referendario, tradotto in lingua corrente, e' infatti: "Siete d'accordo che i giudici devono essere al servizio del governo e dei padroni (di cui il governo e' il comitato d'affari)"?
Orbene, io personalmente non sono d'accordo, e per almeno tre buone ragioni.
La prima: non mi piace questo governo, e certamente io - si parva licet componere magnis - non posso piacere ad essolui.
Perche' non mi piace questo governo? Perche' lo compongono personaggi provenienti da tre partiti politici: rispettivamente il partito neofascista, il partito razzista, il partito dei devoti al culto padronale (ed en passant al "piano di rinascita" piduista).
Ora, io detesto e cerco di contrastare il fascismo, il razzismo, gli sfruttatori e i poteri occulti. E mi pare detto tutto.
Cosa tutti quei signori al governo e al loro seguito possano pensare di uno come me credo non ci sia neppure bisogno di scriverlo (il turpiloquio non essendo un buon argomento ne' una gradevole lettura).
La seconda ragione e' che io sono un sostenitore dell'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani, e quindi della Costituzione repubblicana e antifascista che l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani riconosce e difende.
Invece la cosiddetta "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi, e il governo che vuole imporla, quell'eguaglianza nega radicalmente e di quella Costituzione vorrebbe fare strame. Et de hoc satis.
La terza ragione, senza farla tanto lunga, e' che non solo non mi piace il governo attuale, ma non mi piace nessun governo che abusi del suo potere, non mi piace nessun governo che violi le leggi scritte e i doveri morali, non mi piace nessun governo che non sia pronto a rimettere le deleghe se viene colto col sorcio in bocca o se perde la fiducia dei governati, e forse forse a dirla proprio tutta credo che non mi piacerebbe nessun governo (ad eccezione forse della Comune di Parigi) neanche se ne facessi parte io stesso, se posso parafrasare quell'altro Marx.
E' che da giovane ho letto Tacito e Dante, Spinoza e Diderot, Hannah Arendt ed Elias Canetti. Chi legge queste righe vorra' compatirmi.
E quindi?
E quindi al referendum del 22-23 marzo voto "no".
E siccome so in che paese vivo, questo articolo e' firmato con uno pseudonimo. Qua nessuno e' fesso.
*
10. Tra due settimane votiamo "no"
No allo sgretolamento della Costituzione repubblicana ed antifascista.
No al passaggio dallo stato di diritto (fondato sulla separazione e il controllo dei poteri) al regime autoritario.
No alla fine della democrazia e dell'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani.
No al ritorno del fascismo e della guerra.
* * *
"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 58 del 17 marzo 2026
*
Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
*
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 58 del 17 marzo 2026
*
Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
*
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Il primo dovere
2. A una settimana dal referendum. Una conversazione a Viterbo per il no
1. L'ORA. IL PRIMO DOVERE
Il primo dovere e' opporsi alla guerra.
Il primo dovere e' salvare le vite.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Riconoscere, rispettare e difendere tutti i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Proteggere l'intero mondo vivente di cui l'umanita' e' parte e custode.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
2. IN BREVE. A UNA SETTIMANA DAL REFERENDUM. UNA CONVERSAZIONE A VITERBO PER IL NO
Domenica 15 marzo 2026 a Viterbo il responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", Peppe Sini, ha tenuto una conversazione sul referendum che si svolgera' il 22-23 marzo.
Di seguito un'estrema sintesi degli argomenti svolti.
*
I. Fermare la guerra
In questo momento il primo impegno di ogni persona decente, di ogni movimento democratico, di ogni societa' civile e di ogni istituzione fedele al bene comune dell'umanita' deve essere: fermare la guerra, fermare le stragi, salvare le vite.
*
II. Difendere lo stato di diritto e la separazione dei poteri, la Costituzione e la democrazia
Detto questo, occorre pur occuparci del referendum cui siamo chiamati tra una settimana.
Dal mese di gennaio pubblichiamo un notiziario telematico quotidiano dedicato al referendum con la testata "Preferirei di no"; in esso abbiamo pubblicato ampi e ponderosi saggi di illustri giuristi che entrano nel merito tecnico-giuridico della riforma imposta dal governo su cui ci si esprimera' con il referendum, sviscerandone gli aspetti particolari e le implicazioni meno evidenti, e ad essi rinviamo chi volesse addentrarsi nei dettagli.
Tutti i numeri del notiziario sono disponibili nelle rete telematica alla pagina web: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Ma qui e adesso ci preme esprimere in poche semplici parole quale sia il nocciolo della questione, cio' che e' decisivo, il motivo per cui riteniamo necessario votare "no": per difendere lo stato di diritto e la separazione dei poteri, la Costituzione e la democrazia.
*
III. Quattro ragioni per votare "no" al referendum
1. Lo stato di diritto si differenzia dal regime assolutistico per la separazione e il controllo dei poteri; dove non c'e' separazione e controllo dei poteri c'e' la dittatura.
Controllo dei poteri significa che nessuno e' al di sopra della legge, e che ogni potere e' sottoposto a controlli e bilanciamenti.
La separazione dei poteri consiste nel fatto che il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario non siano nelle mani di un solo soggetto, ma di tre soggetti distinti: il parlamento, il governo, la magistratura.
La riforma voluta dal governo (ed imposta al parlamento senza possibilita' di discussione e modifiche) e' intesa ad indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, ovvero a sottometterla al governo, cosi' infrangendo la separazione dei poteri e sostituendo allo stato di diritto un regime autoritario.
*
2. La Costituzione della Repubblica italiana e' la legge fondamentale del nostro paese: tutte le altre leggi devono essere coerenti con essa, e tutti i cittadini devono riconoscere e rispettare i diritti e i doveri che essa stabilisce.
E' una Costituzione democratica: che riconosce, rispetta, e impegna a realizzare i diritti umani di tutti gli esseri umani.
La riforma voluta dal governo aggredisce e stravolge la Costituzione in alcuni suoi articoli e nel suo significato complessivo.
*
3. La riforma voluta dal governo, in breve, vuole sottomettere la magistratura al governo e quindi ai poteri e agli interessi di cui il governo e' espressione.
Una magistratura sottomessa a un governo (a quello attuale, ma anche a qualunque altro governo) non potra' piu' garantire che "la legge e' uguale per tutti", ma sara' al servizio dei potenti, e quindi necessariamente ostile a chi potente non e' e che nella legge sperava di trovare difesa dall'arbitrio e dall'abuso dei potenti.
*
4. La riforma voluta dal governo, infine, e' parte di un progetto in tre parti (che sono anche espressione specifica dei tre partiti che sostengono e compongono il governo: il partito razzista, quello padronal-piduista e quello neofascista): la cosiddetta "autonomia differenziata" vuole perpetuare le diseguaglianze; la cosiddetta "riforma della giustizia" vuole garantire impunita' a governanti e padroni; il cosiddetto "premierato" intende ridurre la democrazia ad essere vigente per un solo giorno ogni cinque anni (il giorno in cui si vota), e poi per cinque anni il governo fa quel che vuole, e per chi subisce ingiustizie e si oppone c'e' la riduzione al silenzio e all'impotenza, ovvero la repressione.
*
Detto in modo certo semplificato, ma questo e' l'essenziale.
E' quindi evidente che ogni persona sollecita del bene comune farebbe bene a votare "no" al referendum del 22-23 marzo.
E' quindi evidente che ogni persona che crede nell'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani farebbe bene a votare "no" al referendum del 22-23 marzo.
E' quindi evidente che ogni persona che vuole difendere lo stato di diritto e la separazione dei poteri, la Costituzione repubblicana e la democrazia, la dignita' e la liberta' di tutte le persone, farebbe bene a votare "no" al referendum del 22-23 marzo.
*
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
Viterbo, 15 marzo 2026
* * *
Allegato: alcuni interventi apparsi sul notiziario "Preferirei di no"
1. Una spiacevolezza
La cosiddetta "riforma della giustizia" votata dalla maggioranza parlamentare di estrema destra ha come scopo l'indebolimento dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, e quindi ed esplicitamente la rottura di uno dei principi fondamentali dello stato di diritto e dell'ordinamento democratico: il principio della separazione dei poteri che prevede che potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario siano separati, poiche' laddove separati non sono quel regime si chiama dittatura.
E' tutto qui, senza tanti giri di parole.
Per questo confido che ogni persona ragionevole e sollecita del pubblico bene voti "no" al referendum di fine marzo.
La democrazia, tutti lo sanno, e' una forma politica - e un'esperienza sociale - conflittuale e complessa, quasi sempre faticosa, sovente noiosa e sicuramente imperfetta; ma la dittatura - sotto qualunque veste si presenti, anche la piu' seducente - e' sempre peggio.
*
2. La questione decisiva
In merito al referendum del 22-23 marzo a me sembra che per orientarsi nel voto - e quindi per votare "no", unico voto che mi sembri ragionevole, morale e politico nel senso di quella riflessione di Hannah Arendt secondo cui "la liberta' e' la ragion d'essere della politica" - la questione decisiva sia contrastare la volonta' esplicita del governo Meloni e della coalizione parlamentare che lo sostiene (e del blocco sociale di cui e' espressione) di rendere la magistratura subalterna all'esecutivo, scardinare la Costituzione, procedere verso il regime autoritario prefigurato dai tre pilastri programmatici della coalizione di estrema destra oggi al potere in Italia (rottura della solidarieta' nazionale con la cosiddetta "autonomia differenziata" del partito razzista; controllo governativo del potere giudiziario con la riforma berlusconiana; imbrigliamento ed asservimento del parlamento e riduzione della democrazia a mero rito per un giorno ogni cinque anni con il cosiddetto "premierato" del partito neofascista).
Detto in altri termini: non e' un referendum "sulla giustizia", e nemmeno "sull'amministrazione della giustizia", e neppure "sul riordino della magistratura". E' un referendum su una legge imposta al parlamento dall'esecutivo la cui finalita' dichiarata - e fin strombazzata in tante sgangherate esternazioni dei prominenti del governo ed in primis della presidente del consiglio dei ministri - e' sottomettere la magistratura alle volonta' del governo, vulnerare la Costituzione repubblicana in un punto cruciale, far saltare la separazione dei poteri che e' il fondamento dello stato di diritto e della democrazia.
Questo mi sembra essere il nocciolo della questione alla luce di un'analisi concreta della situazione concreta.
Poi e' ovvio che la legge oggetto del referendum presenti vari aspetti che considerati separatamente ed astrattamente sono degni di attenta riflessione, specifica disamina, rigorosa discussione "sine ira ac studio". Cosi' come non vi e' dubbio che in questa vicenda siano implicate questioni complesse che presentano non irrilevanti criticita' e peculiari contraddizioni.
Ma il cuore della faccenda e' di una chiarezza cartesiana: il governo - e lo ha ripetutamente e fin sguaiatamente dichiarato - vuole liberarsi dei controlli di legalita', e per ottenere questo vuole sottomettere la magistratura alle sue voglie. Ma un governo siffatto si chiama dittatura. Quella dittatura che per il partito neofascista, per la lega razzista, per i nostalgici del miliardario iscritto alla P2 resta un modello archetipico, il piu' adatto degli utensili e una fonte d'ispirazione. Per loro si', per noi no; per noi la dittatura resta un'infamia e un obbrobrio, e un crimine contro l'umanita'.
Ecco perche' occorre votare "no": per difendere la Costituzione repubblicana e antifascista, lo stato di diritto e la democrazia. Per difendere le nostre comuni liberta'. Per difendere l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani.
*
3. Tra due mesi
Tra due mesi si vota nel referendum sulla cosiddetta "riforma della giustizia" imposta dal governo di estrema destra il cui scopo palese e dichiarato e' indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura per sottomettere il potere giudiziario al potere esecutivo (che su questioni decisive come questa ha gia' ridotto il parlamento a luogo di mera alzata di mano a ratifica delle decisioni prese dal governo - il che ricorda pur qualcosa).
Sembrano tanti sessanta giorni, ed invece sono assai pochi se si vuole realizzare un'adeguata discussione pubblica su una questione cosi' decisiva come il tentativo governativo di sottomettere la magistratura alle sue voglie, di annientare la divisione dei poteri, di ferire a morte la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto e la democrazia. Addirittura? Addirittura.
Il dibattito pubblico e' cominciato male: forti del controllo di quasi tutte le reti televisive, il governo, i partiti che lo compongono e il blocco sociale di cui sono espressione, stanno imponendo una retorica scellerata ed ipnotica secondo la quale occorre votare "si'" alla legge sottoposta a referendum perche' essa e' si' contro la magistratura, ma come ognun sa la magistratura si merita questo ed altro.
E sull'odio per la magistratura di tutti quelli che hanno qualche scheletro nell'armadio si intende costruire il consenso a un passaggio decisivo in direzione della svolta autoritaria che neofascisti, razzisti e nostalgici del presidente piduista si prefiggono di portare a compimento, cosa di cui non fanno mistero.
Il rischio e' che anche coloro che non hanno alcun motivo per volere il ritorno al "bivacco di manipoli" possano non rendersi conto di cosa realmente sia in gioco, e finire per votare si' solo in odio a una "casta" che di tutte le caste esistenti nel nostro paese e' quella che svolge la funzione istituzionale piu' necessaria per contrastare hic et nunc la violenza dei potenti.
Io che scrivo queste righe sono cosi' vecchio da ricordarmi bene non solo del piano eversivo della P2, ma anche della stagione delle stragi di stato e di quel che ne scrisse nitidamente Pasolini; e poiche' all'impegno politico dalla parte delle oppresse e degli oppressi ho dedicato ormai oltre mezzo secolo della mia vita che volge al termine so fin troppo bene che vulnerando la separazione dei poteri si scivola necessariamente verso regimi prima autoritari, poi dispotici, e in conclusione dittatoriali; ed infine, e per dirsela tutta, quando giovinetto studiavo di greco e di latino appresi anche che ogni testo va interpretato nel suo contesto, e questo vale anche e soprattutto per i testi delle leggi.
Cosicche', senza farla tanto lunga, non ho alcun dubbio che quando la presidente del consiglio dei ministri o i suoi ministri e vassalli dichiarano la loro insofferenza per la magistratura che impedisce loro ad esempio di perseguitare esseri umani innocenti, esprimono l'esplicito desiderio di poter governare "legibus soluti", ovvero di poter fare quel che vogliono senza alcun vincolo di legalita', intenzione che nella storia d'Italia fu gia' espressa con l'aulico motto "me ne frego" e si e' visto a quali infamie, a quali orrori e a quale carneficina porto' quel regime.
E quindi quando questo governo impone una legge che e' parte sostanziale del piano che intende realizzare (passo dopo passo, certo, e con tutte le ambiguita' e le astuzie del caso) il programma gelliano-berlusconiano della sottomissione del potere giudiziario all'esecutivo, ebbene, con ogni fibra del mio essere m'indigno e mi oppongo.
E quindi non solo votero' "no" al referendum del 22-23 marzo; ma in questi due mesi mi adoperero', per quanto mi sara' possibile, a contribuire a promuovere una riflessione pubblica adeguata affinche' il "no" prevalga, e la Costituzione, lo stato di diritto e la democrazia non siano travolti dalla barbarie che torna.
*
4. Dire la verita'
La decisione di ieri della Cassazione stabilisce che le elettrici e gli elettori leggendo la scheda su cui voteranno in occasione del referendum sappiano che cio' su cui dovranno esprimersi e' se acconsentire all'ennesima aggressione del governo di estrema destra alla Costituzione che e' il cuore pulsante del nostro ordinamento giuridico democratico, oppure opporsi a questa aggressione e difendere la Costituzione della Repubblica italiana cosi' come la scrissero coloro che combatterono contro il fascismo e diedero al nostro paese divenuto repubblica democratica la sua legge fondamentale che riconosce la dignita' e i diritti di ogni essere umano.
La Cassazione ieri ha riconosciuto che sulla scheda referendaria deve essere scritto chiaro e tondo che il governo vuole stravolgere la Costituzione modificandone gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione.
Ebbene, che sulla scheda referendaria sia reso esplicito nero su bianco che cio' che il governo dell'estrema destra sta attaccando e' la Costituzione repubblicana, democratica e antifascista, significa semplicemente dire la verita'.
Difendiamo la Costituzione repubblicana, democratica e antifascista.
Difendiamo la separazione dei poteri.
Difendiamo lo stato di diritto.
Difendiamo l'uguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani.
Difendiamo la democrazia.
No al fascismo che torna.
No a tutte le violenze.
*
5. Perche' malfattori e mestatori votano "si'" al referendum contro i giudici
La propaganda dell'estrema destra razzista, fascista e al servizio degli sfruttatori (che sostiene il governo e della quale a sua volta il governo e' espressione) sostiene - diciamolo senza tanti giri di parole - che i giudici sono il nemico da abbattere (ovvero da ridurre all'obbedienza).
E' sorprendente che i malfattori si associno a questa opinione e a questo programma?
La cosiddetta "riforma della giustizia" imposta dal governo di cui sopra evoca in buona sostanza la parte relativa del piano golpista elaborato a suo tempo dalla famigerata P2 di Licio Gelli (la loggia massonica "deviata" alla quale risultava iscritto tra molti altri prominenti anche Silvio Berlusconi) che si riprometteva di sottomettere l'amministrazione della giustizia alla volonta' dei poteri politici ed economici dominanti.
E' sorprendente che gli adepti dei poteri occulti si associno a questa opinione e a questo programma?
Poi, naturalmente, vi saranno anche coloro che voteranno "si'" al referendum per altre motivazioni, per altre seduzioni; e chi ne dubita?
*
6. Invece della rissa
E' una tecnica collaudata: buttarla in caciara. E funziona sempre.
Per questo i propagandisti dell'estrema destra dell'eversione dall'alto inondano giornali e tivu' di insulti, scatologia ed ogni sorta di immondizie.
Nel baccano nessun ragionamento si ascolta piu' e il fanatismo dilaga, la tifoseria (che e' un altro nome della stoltezza e della teppaglia) s'incendia e si mobilita, e lo squadrismo vince.
E' un film gia' visto, e si sa come va a finire: con i forni crematori nel governatorato orientale.
Invece occorre ragionare e far ragionare, parlare e ascoltare, comprendere e comprendersi.
Per fermare questa caduta nella barbarie occorre usare le risorse della ragione, dell'ascolto e dell'empatia, del civile condursi e convivere, del rifiuto della violenza.
Occorre cercare ancora una volta di difendere la dignita' umana di tutti gli esseri umani; occorre la scelta della nonviolenza.
Vale per l'opposizione alla guerra, vale anche per il referendum del 22-23 marzo.
Proviamo allora ancora una volta a dire perche' votiamo "no" alla cosiddetta "riforma della giustizia" di Licio Gelli e Silvio Berlusconi.
Primo: perche' essa serva a sottomettere il potere giudiziario al potere esecutivo, ovvero i giudici al governo; col risultato che la violenza dei potenti non avra' piu' ne' controlli ne' limiti.
Secondo: perche' essa aggredisce e devasta in un sol colpo la Costituzione repubblicana e antifascista, lo stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, la democrazia fondata sul riconoscimento e il rispetto dell'uguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani.
Terzo: perche' essa e' parte di un'azione esplicitamente orientata al trionfo del razzismo, del fascismo, della sopraffazione da parte dei ricchi e dei potenti ai danni dell'intera umanita' e dell'intero mondo vivente.
Per questo alla cosiddetta "riforma della giustizia" di Licio Gelli e Silvio Berlusconi noi ci opponiamo.
E quindi voteremo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026.
E adesso latri quanto voglia la canea.
I cani abbaiano, la carovana passa.
*
7. Benito D'Ippolito: A proposito della lotta nel fango. Ovvero: della parresia
Chi governa ed ogni giorno sforna nuove antileggi razziste e repressive, nuovi provvedimenti malvagi e incostituzionali, e propugna il riarmo che alimenta la guerra (ovvero si adopera affinche' altri esseri umani siano uccisi dalla guerra e della armi che a uccidere servono), proclama con voce stentorea e piglio da gerarca che la campagna referendaria in corso non deve essere una lotta nel fango (nel senso, credo, di rissa da pollaio; giacche' ogni vera lotta per cio' che veramente vale o almeno importa, ahime', si svolge quasi sempre anche nel fango di cui e' impastato il mondo).
Ebbene, e' un po' difficile.
Apprezzo con tutto il cuore il garbo e l'eleganza di quei rappresentanti delle istituzioni, di quei giuristi, di quegli intellettuali, di quei comitati della societa' civile che in punta di fioretto dottamente disquisiscono sugli aspetti tecnici e sulle conseguenze logiche dell'irricevibile testo della riforma Gelli-Berlusconi, con finezza ermeneutica smascherandone la natura eversiva (di quell'eversione dall'alto di cui e' campione il governo in carica e il blocco di interessi, ideologico e sociale - il "blocco storico" - che lo sostiene); e su questo povero foglio mi adopero a presentarne le dichiarazioni e le riflessioni.
Gli aspetti tecnici croce e delizia dei cultori del giure, certo.
Il testo letterale filologicamente accertato e indagato, certo.
Poi ci sono gli aspetti politici.
E il contesto storico e sociale: internazionale, europeo, italiano.
Le abominevoli guerre in corso e il riarmo scellerato e insensato; la ferocia razzista, schiavista e assassina dei governi europei; la superpotenza imperiale nelle mani di una persona puerile, impulsiva, egocentrica, ignorante ed instabile che da un momento all'altro puo' scatenare la catastrofe atomica; e specificamente in casa nostra il progetto golpista in tre mosse: la cosiddetta autonomia differenziata, la cosiddetta riforma della giustizia, il cosiddetto premierato, e a fare da contorno un insieme di provvedimenti antidemocratici e fin disumani di cui sono prime vittime le persone piu' fragili e bisognose di aiuto, ma che non colpiscono solo loro: devastano l'intera societa' e inabissano il nostro paese nella barbarie.
Sono un uomo vecchio e malandato dalla lunga barba bianca, ma non mi atteggio a vecchio saggio o a sottile studioso al di sopra della mischia. Quel po' di greco e di latino che so, non l'ho usato per farmi una posizione o una carriera: sempre sono stato un militante politico del movimento delle oppresse e degli oppressi, sempre ho lottato contro la guerra e contro il fascismo, sempre ho lottato per pace e giustizia, per difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani. Con i miei limiti, e' ovvio. E non e' stata una passeggiata.
Ho contrastato il regime della corruzione e i poteri criminali.
Ho contrastato la violenza dell'oppressione di classe, del maschilismo e del razzismo.
Sono un vecchio obiettore di coscienza al servizio militare e una persona amica della nonviolenza (e' la formula che usava Capitini: giacche' dirsi nonviolenti tout court sarebbe un atto di presunzione finanche ridicolo), ed en passant nell'ultimo quarto di secolo ho pubblicato giorno dopo giorno questo notiziario quotidiano dal titolo "La nonviolenza e' in cammino", che spero non sia stato del tutto disutile ai suoi ventiquattro lettori.
Per la lotta nel fango non ho ne' la predisposizione ne' il fisico.
Ma e' proprio nel fango che l'azione del governo in carica schiaccia questo paese (come gran parte dei governi precedenti, sia chiaro, ma mai cosi' a fondo come oggi), ed allora occorre sporcarsi le mani, contrastare la violenza e dire la verita' (ovvero dire le cose come ci sembra che stiano).
E per come la vedo io la situazione e' questa:
1. La riforma Gelli-Berlusconi mira a sottomettere la magistratura al governo; e' chiaro a tutti cosa significhi;
2. Il governo mira a ridurre l'esercizio della democrazia a un voto ogni cinque anni e tra un voto e l'altro l'esecutivo fa quel che vuole "legibus solutus"; e chi si oppone poveraccio lui;
3. Per il governo e il suo blocco sociale la Costituzione repubblicana e antifascista e' uno scandalo e una spina; lo stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri un inciampo intollerabile; la democrazia basata sull'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani il nemico principale;
4. Chiamo deriva autoritaria e tendenzialmente fascista la politica razzista, schiavista, riarmista, complice degli sfruttatori degli opppressori e degli abusatori, arbitraria barbara e violenta del governo in carica e dei suoi sostenitori e alleati.
Dixi, et salvavi animam meam.
*
8. Osvaldo Caffianchi: Perche' ho fondato il comitato "Imputati per il No"
Ahime', non sono un giudice ne' un avvocato, ma nell'ultimo mezzo secolo ho frequentato spesso le aule dei tribunali: in veste di imputato.
La cosa buffa era che venivo querelato perche' lottavo contro il regime della corruzione; perche' cercavo di contrastare la penetrazione mafiosa nel territorio in cui vivo; perche' mi opponevo alla guerra e alle stragi di cui essa consiste; perche' solidarizzavo con le persone sfruttate ed emarginate e con i popoli oppressi in lotta per la liberta' e la giustizia.
Ed ovviamente, poiche' non viviamo nella citta' di Dio ma in quella terrena, sistematicamente venivo querelato da politicanti corrotti e corruttori, da imprenditori collusi coi poteri criminali, da assertori post-futuristi della guerra come pratica igienica, da fedelissimi sudditi dei piu' barbari poteri dominanti, ed anche da qualche bello spirito forse in cerca di benemerenze appo lorsignori o di una istantanea pubblicita'; il mondo e' bello perche' e' vario.
Cosi' ho passato un bel po' di tempo nelle aule di giustizia, ed ho speso un bel po' dei miei pochi denari in marche da bollo e altre spese legali, denari che avrei preferito spendere altrimenti (libri, dolciumi: le piccole gioie della vita).
Detto questo potra' sembrare bizzarro che io abbia deciso di fondare il comitato "Imputati per il No" in vista del referendum sulla cosiddetta "riforma della giustizia" firmata Meloni-Nordio ma palesemente ispirata al piu' celebre binomio Gelli-Berlusconi.
Invece non e' bizzarro per niente, e vorrei spiegare brevemente perche'.
I. La riforma Gelli-Berlusconi (chiamiamola cosi' per brevita') si prefigge di abolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura per sottoporre il potere giudiziario alle voglie del potere esecutivo (e del blocco di poteri ed interessi di cui esso e' espressione).
Ebbene, poiche' e' del tutto evidente che uno come il sottoscritto non ama e non e' riamato dal governo frutto dell'alleanza del partito neofascista, del partito razzista e del partito che venera un miliardario piduista, ne consegue che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura mi e' cara come le pupille dei miei occhi. Perche'senza di essa da un bel pezzo padroni e prominenti, corrotti e corruttori, potentati ufficialmente legali e loro soci in affari che legali non sono, mi avrebbero spedito in gattabuia o al confino.
II. I fautori della riforma Gelli-Berlusconi non fanno mistero di volersi sbarazzare dei controlli di legalita', ovvero di voler governare infischiandosene delle leggi esistenti e soprattutto di quella legge che per i fascisti e' come il fumo negli occhi: la Costituzione repubblicana e antifascista.
Ebbene, per chiunque come il sottoscritto non solo e' avversario politico dei fascisti, dei razzisti e dei seguaci degli sfruttatori e dei golpisti oggi al governo, ma e' anche avversario politico di qualunque governo che voglia porsi al di sopra delle leggi, ne consegue che la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, dei controlli di legalita', e quindi della separazione dei poteri che distingue lo stato di diritto dalla dittatura, suvvia, sono tutti motivi per cui votare No alla riforma Gelli-Berlusconi al referendum del 22-23 marzo.
III. La riforma Gelli-Berlusconi e' una parte di un piu' ampio piano golpista chiaramente enunciato dall'alleanza che oggi governa il paese, le altre due si chiamano autonomia differenziata e premierato, e tutte e tre insieme fanno strame della repubblica e della sua legge fondamentale, e mirano a restaurare un regime che nella storia d'Italia abbiamo gia' conosciuto: il regime dell'arbitrio e della violenza, della barbarie che nega l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani.
Ebbene, chiunque alla restaurazione di quello scellerato regime si oppone non puo' che votare No al referendum: no alla riforma Gelli-Berlusconi, no all'anomia e alla barbarie, no al fascismo che torna.
IV. Infine, e per non farla troppo lunga, la riforma Gelli-Berlusconi si prefigge (per esplicita dichiarazione di autorevoli membri del governo in carica) di impedire che il potere giudiziario possa contrastare alcuni crimini efferati ed abominevoli di cui gia' ora il governo (ma non solo esso, ma non solo adesso) si diletta e mena vanto: ad esempio perseguitando barbaramente gli esseri umani piu' bisognosi di aiuto: quelli costretti a fuggire dalle loro case e dai loro paesi e a cercare asilo nel nostro paese (asilo, accoglienza e protezione che la nostra Costituzione stabilisce che hanno pieno diritto ad avere).
La barbarie razzista della persecuzione dei migranti che si concretizza nell'eccidio in corso ormai da decenni nel Mediterraneo e nelle condizioni di umiliazione e sofferenza, quando non addirittura di schiavitu' e di terrore, in cui sono costretti a vivere milioni di persone innocenti nel nostro paese e' un crimine talmente ignobile, talmente infame, che ferisce ed umilia ogni persona decente, e contro il quale la coscienza morale dell'umanita' chiama ad insorgere nonviolentemente per ripristinare la legalita' che salva le vite. Anche per questo occorre votare No al referendum che si svolgera' fra un mese.
Ecco, dette in poche parole, le ragioni per cui ho deciso di fondare il comitato "Imputati per il No", del quale peraltro sono ed intendo restare presidente, vicepresidente, segretario, tesoriere, proboviro, addetto stampa, al catering ed alle pulizie, nonche' unico iscritto. Il comitato non ha fini di lucro e quindi non accetta donazioni e neppure fiori, suggerendo piuttosto a chi concorda con le sue opinioni di adoperarsi in opere di bene.
E naturalmente confido che i magistrati communisti che dovessero giudicarmi in futuro abbiano un occhio di riguardo, perdindirindina.
*
9. Alceste Scardanelli: La trappola, e come uscirne
La propaganda dei fautori del "si'" alla cosiddetta "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi e' tutta concentrata su un punto solo: la riforma voluta dal governo e' contro i giudici, tutta contro i giudici, solo contro i giudici, e il resto e' silenzio.
Sapendo che se l'elettorato si convince che si vota su questo, tutti voterebbero tre volte si' contro i giudici, ad eccezione dei giudici stessi e forse - forse - dei loro piu' stretti familiari (e di qualche spirito bizzarro come il sottoscritto che per troppe letture hegeliane e marxiste e' bastian contrario per natura e direbbe di no anche all'offerta di avere pizza gratis tutti i giorni).
Perche questo? Perche' la generalita' delle persone odiano essere giudicate (avendone ben donde) e quindi odiano i giudici che sono quelli che ti giudicano. Punto.
Invece il referendum, ohibo', non e' su questo, ma su un'altra cosa: e' contro i giudici che non si sottomettono alle voglie del governo.
E perche'? Perche' il governo aspira a poter fare quel che vuole senza trovare ostacoli, e il primo e peggior ostacolo che incontra e' la separazione dei poteri ovvero il controllo dei poteri: che e' il nocciolo duro dello stato di diritto, cio' che lo differenzia dalle dittature.
Il vero quesito referendario, tradotto in lingua corrente, e' infatti: "Siete d'accordo che i giudici devono essere al servizio del governo e dei padroni (di cui il governo e' il comitato d'affari)"?
Orbene, io personalmente non sono d'accordo, e per almeno tre buone ragioni.
La prima: non mi piace questo governo, e certamente io - si parva licet componere magnis - non posso piacere ad essolui.
Perche' non mi piace questo governo? Perche' lo compongono personaggi provenienti da tre partiti politici: rispettivamente il partito neofascista, il partito razzista, il partito dei devoti al culto padronale (ed en passant al "piano di rinascita" piduista).
Ora, io detesto e cerco di contrastare il fascismo, il razzismo, gli sfruttatori e i poteri occulti. E mi pare detto tutto.
Cosa tutti quei signori al governo e al loro seguito possano pensare di uno come me credo non ci sia neppure bisogno di scriverlo (il turpiloquio non essendo un buon argomento ne' una gradevole lettura).
La seconda ragione e' che io sono un sostenitore dell'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani, e quindi della Costituzione repubblicana e antifascista che l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani riconosce e difende.
Invece la cosiddetta "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi, e il governo che vuole imporla, quell'eguaglianza nega radicalmente e di quella Costituzione vorrebbe fare strame. Et de hoc satis.
La terza ragione, senza farla tanto lunga, e' che non solo non mi piace il governo attuale, ma non mi piace nessun governo che abusi del suo potere, non mi piace nessun governo che violi le leggi scritte e i doveri morali, non mi piace nessun governo che non sia pronto a rimettere le deleghe se viene colto col sorcio in bocca o se perde la fiducia dei governati, e forse forse a dirla proprio tutta credo che non mi piacerebbe nessun governo (ad eccezione forse della Comune di Parigi) neanche se ne facessi parte io stesso, se posso parafrasare quell'altro Marx.
E' che da giovane ho letto Tacito e Dante, Spinoza e Diderot, Hannah Arendt ed Elias Canetti. Chi legge queste righe vorra' compatirmi.
E quindi?
E quindi al referendum del 22-23 marzo voto "no".
E siccome so in che paese vivo, questo articolo e' firmato con uno pseudonimo. Qua nessuno e' fesso.
*
10. Tra due settimane votiamo "no"
No allo sgretolamento della Costituzione repubblicana ed antifascista.
No al passaggio dallo stato di diritto (fondato sulla separazione e il controllo dei poteri) al regime autoritario.
No alla fine della democrazia e dell'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani.
No al ritorno del fascismo e della guerra.
* * *
"PREFERIREI DI NO"
Foglio per il "no" referendario alla "riforma della giustizia" Gelli-Berlusconi
Numero 58 del 17 marzo 2026
*
Difendiamo la Costituzione repubblicana, lo stato di diritto, la democrazia
Votiamo "no" al referendum del 22-23 marzo 2026
*
Supplemento a "La nonviolenza e' in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (anno XXVII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
- Prev by Date: [Nonviolenza] Preferirei di no. 57
- Next by Date: [Nonviolenza] Il 17 marzo a Viterbo contro tutte le guerre, contro tutte le dittature, contro tutte le uccisioni; in difesa della democrazia e dello stato di diritto; ricordando Alfio Pannega
- Previous by thread: [Nonviolenza] Preferirei di no. 57
- Next by thread: [Nonviolenza] Il 17 marzo a Viterbo contro tutte le guerre, contro tutte le dittature, contro tutte le uccisioni; in difesa della democrazia e dello stato di diritto; ricordando Alfio Pannega
- Indice: