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[Nonviolenza] Telegrammi. 5514
- Subject: [Nonviolenza] Telegrammi. 5514
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Sun, 23 Mar 2025 13:49:18 +0100
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5514 del 24 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Per Alfio. Alcune buone notizie e qualche riferimento utile
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Raniero La Valle, Luis Orellana, Giovanni Spallanzani: Lettera all'Europa
4. Pier Paolo Portinaro: Norberto Bobbio (2012)
5. Segnalazioni librarie
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'
1. AMICIZIE. PER ALFIO. ALCUNE BUONE NOTIZIE E QUALCHE RIFERIMENTO UTILE
Ancora una lettera alle persone amiche di Alfio Pannega impegnate affinche' sia ricordato degnamente in occasione del centenario della nascita
Carissime e carissimi,
alcune buone notizie e qualche riferimento utile.
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1. Le buone notizie
1.1. la benemerita associazione di volontariato "Viterbo con amore" ha intenzione di intitolare ad Alfio il suo "emporio solidale" che e' a Viterbo una delle piu' rilevanti esperienze di solidarieta' concreta; sarebbe cosa ottima, e credo che fin d'ora ne siamo tutti grati alle amiche e agli amici di "Viterbo con amore";
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1.2. per iniziativa del "Lyons Club" il 5 maggio 2025 presso la sala del teatro della parrocchia del Murialdo verra' rappresentato lo spettacolo teatrale di Pietro Benedetti ad Alfio dedicato "Allora ero giovane pure io";
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1.3. come ricorderete, lunedi' 24 marzo 2025 si svolgera' l'incontro tra una delegazione di amici di Alfio guidata dal presidente provinciale dell'Anpi Enrico Mezzetti e l'assessora del Comune di Viterbo Katia Scardozzi; di seguito riproduco l'elenco delle proposte che verranno esposte; aggiungendo in fondo un punto che avevo dimenticato nella precedente lettera:
1. Una commemorazione da parte delle persone amiche al cimitero di Viterbo il 30 aprile (anniversario della scomparsa) o in uno dei giorni immediatamente precedenti o successivi.
2. Una commemorazione nella Sala Regia di Palazzo dei Priori (dove Alfio su invito del Comune tenne una indimenticabile "lectio magistralis") preferibilmente il 21 settembre (centenario della nascita).
3. Repliche della rappresentazione dello spettacolo teatrale "Allora ero giovane pure io", accompagnandolo ove possibile con riflessioni e testimonianze di persone amiche e letture di poesie di Alfio Pannega.
4. Raccogliere e catalogare la documentazione di e su Alfio (fotografie, registrazioni audio e video, manoscritti e memorabilia, testimonianze e omaggi) attualmente dispersa tra varie persone, associazioni ed istituzioni per costituire un "Archivio Alfio Pannega" di pubblica consultazione.
5. Realizzazione di una mostra multimediale da esporre dapprima a Viterbo e poi anche altrove.
6. Realizzazione di un concerto e/o di una festa popolare.
7. Realizzazione di una pubblicazione che riprenda, consistentemente ampliandolo ed arricchendolo, il volume di e su Alfio gia' edito nel 2010.
8. Realizzare iniziative commemorative nelle scuole, all'universita', nelle biblioteche e nei centri culturali, di aggregazione sociale e d'impegno civile.
9. Coinvolgere nelle commemorazioni le esperienze della societa' civile cosi' come le istituzioni democratiche locali.
10. Proporre l'apposizione di una lapide commemorativa sulla facciata della casa a ridosso di Porta Faul in cui Alfio visse a lungo.
11. Proporre l'intitolazione di un luogo pubblico ad Alfio Pannega (ad esempio in uno spazio ancora privo di denominazione specifica nell'area di Valle Faul).
12. Proporre di realizzare se possibile una "Casa-museo Alfio Pannega" (in cui eventualmente potrebbe essere conservato anche l'"Archivio Alfio Pannega" di cui al punto 4) nella casa a ridosso di Porta Faul in cui Alfio visse a lungo (o in uno degli altri edifici recentemente recuperati e ristrutturati siti in Valle Faul).
13. Realizzare un sito internet ad Alfio dedicato, e realizzare altresi' pagine web ad Alfio dedicate nei siti dell'Anpi e di altre associazioni ed istituzioni che siano interessate e disponibili ad ospitarne la memoria.
Sicuramente dopo l'incontro del 24 marzo le persone partecipanti ci faranno sapere come e' andata, e quando sara' opportuno si potra' fare un nuovo incontro fra tutte e tutti noi per ragionare ancora insieme e per organizzare le prossime iniziative (la prima delle quali potrebbe essere la commemorazione di Alfio il 30 aprile - o in uno dei giorni immediatamente precedenti o successivi - al cimitero di Viterbo).
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1.4. Altre associazioni democratiche ed esperienze della societa' civile hanno gia' espresso il loro sostegno alle iniziative per commemorare Alfio, ovvero confidiamo che si apprestino a farlo (tra i primi contatti segnalo "Erinna", l'Arci, l'Associazione Italia-Nicaragua, il "Tavolo per la pace" di Viterbo);
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1.5. Paolo Arena e Francesco Galli si sono incontrati ed hanno iniziato a lavorare sia alla raccolta della documentazione - particolarmente quella fotografica e video - che alla progettazione della mostra su Alfio;
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1.6. In queste settimane alcuni di noi hanno contattato anche altri vecchi amici di Alfio e alcuni studiosi e ricercatori di storia e cultura locale; alcune delle persone contattate hanno gia' espresso il loro interessamento e sostegno; confidiamo che anche molte altre persone si aggiungano. Ne daremo notizia prossimamente.
Rinnoviamo quindi l'invito a tutte e tutti a contattare anche altre persone che ancora non abbiamo raggiunto e che pure sappiamo essere interessate a contribuire al ricordo di Alfio.
La memoria di Alfio - ce lo siamo gia' detto tante volte - e' un bene comune dell'intera citta' di Viterbo e dell'umanita', ed e' quindi opportuno che vi sia la condivisione piu' ampia e plurale nella preparazione e realizzazione delle iniziative di questo centenario.
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2. Qualche riferimento utile
2.1. Per la raccolta della documentazione
Il riferimento e' Paolo Arena: oloap.anera at gmail.com
Particolarmente per i materiali fotografici e le registrazioni video, anche in vista dell'allestimento di una mostra, oltre a Paolo contattare anche Francesco Galli: francescogallistudio at gmail.com
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2.2. Per nuove repliche dello spettacolo teatrale (che e' attualmente la risorsa piu' importante ed efficace che abbiamo - e l'unica gia' pronta e adeguata per la piu' ampia diffusione - per tramandare e diffondere la memoria, la testimonianze e il magistero morale e civile di Alfio)
Ovviamente contattare Pietro Benedetti: benedetti.debenedetti at gmail.com
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2.3. per la preparazione di una mostra multimediale
- contattare Paolo Arena: loap.anera at gmail.com
- e contattare Francesco Galli: francescogallistudio at gmail.com
Confidiamo che anche Arianna Marullo (che e' stata anche gia' curatrice di importanti mostre a Roma di rilevanza nazionale ed internazionale) possa dare la sua disponibilita'.
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2.4. Per la realizzazione e pubblicazione di un nuovo libro (e non solo)
- contattare Antonello Ricci: antonello.ricci.viterbo at gmail.com
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2.5. Per restare in contatto e per ogni comunicazione utile:
- Emilio Garbujo (per il "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul"): emilio.garbujo at libero.it
- Enrico Mezzetti (per l'Associazione nazionale partigiani d'Italia - Anpi): mezzettienrico at libero.it
- Paolo Arena e Francesco Galli (in particolare per la raccolta della documentazione e la preparazione della mostra multimediale): oloap.anera at gmail.com, francescogallistudio at gmail.com
- Pietro Benedetti (in particolare per lo spettacolo teatrale): benedetti.debenedetti at gmail.com
- Antonello Ricci (in particolare per la realizzazione e pubblicazione di un nuovo libro, ma fondamentale anche per molte altre ragioni): antonello.ricci.viterbo at gmail.com
- Antonella Litta (dell'Associazione medici per l'ambiente - Isde, ma anche lei fondamentale anche per molte altre ragioni): isde.viterbo at gmail.com
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2.6. Potrebbe anche essere opportuno costruire una mailing list cui inviare una sorta di newsletter
Per ora chi scrive questa lettera la manda alle persone di cui ha l'indirizzo di posta elettronica, ma sarebbe bene fare un elenco di persone interessate con relative e-mail, e che qualcuno si assumesse l'incarico di occuparsene per il futuro.
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2.7. Ovviamente per tenersi in contatto si potrebbero usare anche altri strumenti, ad esempio creando un gruppo su WhatsApp, o utilizzando anche Facebook; su questo chi scrive queste righe (che non utilizza i cosiddetti "social") chiede a chi di noi ne ha le competenze di dare la propria disponibilita' ad occuparsene.
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3. Una notizia ancora
Immagino che molte e molti di noi desiderino mettersi in contatto con Luciano, che piu' di chiunque altro e' stato vicino ad Alfio negli ultimi due decenni della sua vita; Luciano attualmente non si trova a Viterbo ma in Veneto: e' costantemente aggiornato di quel che si fa qui, ha dato il suo fondamentale sostegno ed ovviamente la sua opinione e' sempre di primaria importanza; contribuisce e contribuira' quindi al meglio delle sue possibilita' all'impegno comune per ricordare Alfio.
Non gli ho chiesto, e quindi ignoro, se vuole che il suo indirizzo di posta elettronica e il suo numero di telefono siano resi noti a tutte le persone che ricevono questa lettera, ma chi vuole comunicare con lui puo' comunque farlo attraverso Emilio (o anche attraverso il sottoscritto che provvedera' a girare a Luciano i messaggi di posta elettronica a lui destinati, poi Luciano potra' rispondere direttamente).
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4. Una viva preghiera ancora
4.1. Rinnoviamo la richiesta a tutte le persone amiche di Alfio di scrivere ricordi, testimonianze e riflessioni.
4.2. In particolare alle persone amiche che sono anche ricercatori e ricercatrici, giornaliste e giornalisti, cultori e cultrici di storia patria e di cultura popolare, scrittori e scrittrici, poetesse e poeti, artiste e artisti, musiciste e musicisti, videomakers et similia, chiediamo sia di recuperare loro eventuali precedenti testimonianze, memorie, riflessioni o lavori ad Alfio dedicati, sia di realizzarne di nuovi per l'occasione al fine di poterli adeguatamente utilizzare per le iniziative che si svolgeranno nel corso dell'anno e successivamente conservare nel costituendo "Archivio Alfio Pannega".
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5. Per non concludere
Rammemoro ancora una volta cio' che tutte e tutti ci siamo detti gia' tante volte: che il modo migliore per ricordare Alfio e' e resta proseguirne la lotta per la pace e la liberazione delle persone e dei popoli, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per il rispetto, la difesa e l'accudimento dell'intero mondo vivente, per il bene comune dell'umanita', attraverso la solidarieta' concreta, la forza della verita', la scelta della nonviolenza che ad ogni violenza si oppone; soccorrendo, accogliendo e assistendo tutte le persone bisognose di aiuto, rispettando tutti gli esseri viventi, preservando e tramandando la memoria e la cultura dell'umanita', resistendo al male facendo il bene; opponendosi ad ogni inquinamento, devastazione e distruzione della natura, opponendosi alla guerra, a tutte le organizzazioni armate e a tutte le armi che sono sempre e solo assassine, opponendosi ad ogni schiavitu', rapina e sfruttamento, contrastando ogni oppressione, lottando contro il fascismo, il razzismo e il maschilismo; testimoniando e costruendo giustizia e liberta'.
Ogni vittima ha il volto di Abele. Salvare le vite e' il primo dovere. Agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te. Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.
Un abbraccio a tutte e tutti,
P.
Vetralla, 22 marzo 2025
Mittente: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...
... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
3. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE, LUIS ORELLANA, GIOVANNI SPALLANZANI: LETTERA ALL'EUROPA
[Dalla newsletter "Prima Loro" riceviamo e diffondiamo]
Cara Europa,
ti scriviamo per dirti che ti siamo vicini, perche', dopo che hai perduto le tue coordinate, tutti ti strattonano, cercano di farti andare dove non vuoi, a perderti. Nella confusione, sono pure scesi in piazza, per dire le cose piu' diverse, abbandonandoti intanto a torvi governanti ben vestiti e ben armati, e in sostanza per esaltarti e tradirti. Dicono Europa Europa, e tu non ci sei, perche' ti hanno amputato, ti vogliono divisa, hanno bisogno di un nemico, e questo nemico se lo costruiscono dentro l'Europa stessa, e' la Russia, che sarebbe una minaccia e un pericolo per il solo fatto di esistere. Biden addirittura diceva che la Russia doveva essere portata alla "condizione di paria". Qui aveva ragione Trump quando diceva che Biden era stato il peggiore presidente degli Stati Uniti, una democrazia mitizzata come modello di democrazia da esportare per tutti, che vorrebbe far regredire un altro grande Paese alla condizione castale, non solo ultima casta, ma fuori casta, fuori cioe' della societa', fuori dell'umanita'.
Certo, Biden non era un filosofo, e negli ultimi due anni della sua presidenza la ragione se n'era andata, tanto che l'America era governata dalle due o tre persone che gli erano vicine, e si e' visto con quali risultati. Invece e' un filosofo, anzi addirittura sarebbe un "nuovo filosofo", Bernard Henri Levy, il quale per aizzarci alla lotta contro la Russia scrive sulla "Stampa" che Putin ci odia (lui lo sa), vuole disgregare l'Unione Europea portando l'Est sotto il suo controllo, e in questo fa con Trump una "coppia diabolica". Un filosofo che legge la storia come un affare di diavoli! Se fosse questa la tua cultura, dove sarebbe finita la cultura europea!
Ma anche uscendo da queste bassure, ai piani appena piu' alti della politica e dell'informazione, troviamo i campioni di quella che chiamano Unione Europea, che ti vogliono smembrata e divisa. E in ogni caso approntano il grande bisturi delle armi, almeno 800 miliardi. Si pavoneggiano rivendicando per l'Europa le radici ebraico-cristiane, ma sono contro san Paolo, lo prendono per putiniano. San Paolo dice ai Corinti che un corpo non puo' essere smembrato: "Non puo' l'occhio dire alla mano non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: non ho bisogno di voi. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano piu' deboli, sono le piu' necessarie, perche' nel corpo non ci sia divisione ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre e se un membro soffre tutte le altre soffrono insieme perche' tutte le membra del corpo, pur essendo molte sono un corpo solo". Dell'Unione Europea sono 27 ma tu Europa, a contare la Russia e perche' no, l'Ucraina, ne conti almeno 29.
D'altra parte noi come faremmo se non ci fosse la Russia, e se ci distruggessimo per distruggerla, solo perche' ci siamo costruiti il fantasma che ci minaccia? Ma una supposta minaccia puo' giustificare qualsiasi violenza?
La Russia non e' il nostro nemico, lo dice perfino Tajani, e la Meloni non vuole mandare i soldati a combatterla. Certo, l'Ucraina violata, ma li' c'erano precisi e innegabili motivi, come allo stesso Parlamento europeo ha spiegato un autorevole e informato americano, il prof. Jeffrey Sachs. Senza Russia non sei piu' tu Europa. Ci hai arricchito con i suoi pensieri. Come potevamo noi capire l'anima profonda, efferata, della guerra, senza "Guerra e pace" di Tolstoi? Come potevamo noi capire l'umanita' violata di quanti sono considerati "animali umani", e sono scambiati e venduti, vivi o morti che siano, come le "Anime morte" di Gogol? Li' erano i servi della gleba, qui oggi "l'umanita' violata" descritta da Roberta De Monticelli in Palestina e in ogni altro genocidio. E come comprendere tanta ingenuita' di un'opinione pubblica candida, onesta e plagiata, senza "L'idiota" di Dostoevskij?
Percio', cara Europa, dobbiamo ripristinare l'unita' del tuo corpo, e risuscitare la tua anima morta. Non basta dire Europa, dobbiamo chiederci chi sei, che cosa c'e' nel tuo DNA, qual e' l'anamnesi dei tuoi mali e scoprire la cura che ti puo' guarire.
Nel tuo DNA ci sono anzitutto Creonte ed Antigone, il potere e la liberta', la legge e la grazia, l'obbedienza e la dignita'. Ma anche c'e' stata l'intronizzazione della guerra, proclamata padre e principio di tutte le cose, di tutti re, da Eraclito a Kant, che la considerava un prodotto della natura, e la pace invece un artificio. Ma nel DNA dell'Europa ci sono anche tutte le passioni umane, che ci sono state svelate nella tragedia greca, amore e morte, gelosia e dono di se', progetto e speranza.
Ma poi bisogna fare l'anamnesi, tutte le malattie dell'Europa, l'imperialismo universalista dell'Occidente, cominciato a Roma, il culto dei Cesari, la societa' di signori e servi, le persecuzioni religiose, le scoperte come conquista, il genocidio degli Indios e il rifiuto dell'Altro, le colonie, fino alle due guerre mondiali e alla Shoa', e dopo, le resistenze all'attuazione dello Stato sociale, la mancata messa a profitto della rimozione del muro di Berlino e il recupero della guerra, la restaurazione neoliberista dell'impero del profitto e del mercato, fino al punto da snaturarti, da non sapersi piu' cio' che tu sei, un personaggio in cerca d'autore.
Il problema e' che i tuoi governanti credono che tu abbia bisogno di un Nemico, e' l'esistenza di un Nemico che ti conferirebbe la tua ragion d'essere, e perfino quando ti sorvolano telefonate di pace ti vogliono disporre alla guerra. Dicono che il Nemico e' gia' li' per invaderci, fino al Portogallo, ma non arriva come nel deserto dei Tartari.
La verita' e' che non si rassegnano alla caduta del muro di Berlino. Era questo che aveva permesso a un'ancora "Piccola Europa" di avviarsi verso l'unita', di guardare con occhi nuovi al mondo e di avere la pace, era stato questo che aveva fatto spazio all'alternativa keynesiana e l'aveva preparata all'euro, e pazienza per la Germania divisa, a qualcuno piaceva anche cosi', almeno era senza esercito.
E allora qual e' la cura per te, che ti faccia guarire, come avere per l'Europa una prognosi non riservata, che ti metta fuor pericolo?
La cura e' capire che l'Europa non ha bisogno di un Nemico, ma ha bisogno di un'Idea. Anzi che l'Europa stessa e' un'Idea, un'Idea che si fa storia, altrimenti non e' piu' nulla. "Idea Europa" era appunto il titolo di un'opera che ne scandaglia la storia ideale, di un teologo gesuita tedesco, Erich Przywara, citato da papa Francesco quando ha ricevuto il Premio Carlo Magno.
Avere un'idea vuol dire avere una visione per la quale vale la pena vivere e lottare, le idee che abbiamo tradito, democrazia, socialita', liberalismo. Ma essere un'Idea che si fa storia vuol dire farsi carico del mondo, e rimettere in gioco la fede che attesta che l'umanita' sara' salva, le fedi che abbiamo perduto perche' non abbiamo saputo difenderle dalla giusta critica della laicita'.
E allora qui va detta la cosa piu' trasgressiva ed eretica che oggi si possa dire: che per salvarsi l'Europa deve recuperare il suo bene maggiore e perduto, il cristianesimo. Una tale proposta puo' apparire paradossale nel momento in cui la fabbrica del male arriva a tetti mai raggiunti prima, fino al decreto di sterminio notificato alla popolazione di Gaza dai volantini lanciati, con le bombe e i missili dall'esercito israeliano: "Alla gente di Gaza - e' scritto in arabo - prima di iniziare il piano obbligatorio di Trump, ripensateci: la mappa del mondo non cambiera' se la gente di Gaza scompare. Nessuno vi notera'. Nessuno chiedera' di voi. Ne' all'America ne' all'Europa importa di Gaza. Nemmeno agli Stati Arabi. Sono nostri alleati. Ci forniscono denaro, petrolio e armi. Vi mandano solo sudari. Il gioco finira' presto". La soppressione dell'umano che qui e' rivendicata come cultura comune, e' il rovesciamento assoluto del cristianesimo, fondato sull'umanita' di Dio, ma e' anche la bestemmia che rovescia il Patto del Sinai, e ambedue ti chiamano in causa, dalla Casa Bianca a Tel Aviv: e tu dove sei Europa?
Sembra pero' irreale che oggi l'Europa possa attingere al tesoro cristiano, perche' vi fa ostacolo il secolarismo, penetrato in tutte le sue fibre e perche' la modernita' stessa, e non senza ragione, si e' fondata e si identifica con esso, intendendo il secolo come il luogo in cui Dio non c'e', non importa poi se esista o meno, o se viene creduto nel privato delle istituzioni e dei cuori.
Dalla laicita' cosi' intesa non si puo' tornare indietro, nata com'e' dalle guerre di religione tra i principi cristiani nel XVII secolo. Ma e' stato proprio un cristiano, luterano olandese, che ha fornito, sia pure come ipotesi paradossale, la formula della laicita' su cui la modernita' si e' costruita: giustizia e diritto sono connaturati alla terra, e compito nostro, anche nella blasfema ipotesi che Dio non ci sia (etsi deus non daretur) e non si occupi dell'umanita'. E cosi' abbiamo fatto: senza bisogno di essere atei, abbiamo instaurato l'illuminismo e la modernita' accogliendo l'ateismo che e' il vero nome della secolarizzazione.
Questa ipotesi e' stata abbondante di frutti, ma come ora si vede non basta a salvarci. Forse e' il caso di provare l'ipotesi opposta: non c'e' bisogno di essere credenti per combattere l'orrore con tutte le forze spirituali e umane mosse dalla indimostrata ipotesi che Dio ci sia e si occupi dell'umanita'.
C'e' pero', c'era fino a ieri, un ostacolo insormontabile perche' questo potesse avvenire: che il cristianesimo nel suo risvolto mondano si e' intrecciato con l'Idea e con la storia d'Europa nelle forme del regime costantiniano o di "cristianita'" che "da Costantino a Hitler", secondo la formula di Erich Prziwara, ha cercato di organizzare l'Occidente come uno Stato totalitario, nel quale, per dirla con la Civilta' Cattolica, "si attua un legame organico tra cultura, politica, istituzioni e Chiesa"; cio' che supponeva la Chiesa come la realizzazione stessa del Regno di Dio sulla terra, e quindi faceva della Chiesa la vera sovrana terrena.
Ma questa forma e' passata, non solo grazie alla gloriosa laicita', ma perche' il cristianesimo ne e' uscito e la Chiesa stessa ne ha operato il ripudio, prima reagendo con veemenza, sentendosi aggredita, poi con la grande proclamazione del Concilio Vaticano II e il suggello profetico di Papa Francesco che, proprio ricevendo il premio Carlo Magno, come al Consiglio d'Europa e alla Curia romana, ha attestato che l'impresa di Carlo Magno e' finita, che "non siamo piu' nell'epoca di cristianita', non piu'".
Non per questo egli e' rimasto a mani vuote, perche' in cambio ha offerto all'Europa e al mondo, un annuncio nuovo, che Dio e' solo misericordia, e che se, forse, come lui crede, l'Inferno e' vuoto, non possono gli uomini ne' minacciarlo né "aprirne le porte" sulla terra, a Gaza come ad Auschwitz.
Con la piu' viva partecipazione
Da "Prima Loro", Raniero La Valle, Luis Orellana, Giovanni Spallanzani
Quanti volessero aggiungersi ai mittenti di questa lettera lo possono fare comunicando la loro firma a notizieda at primaloro.com
4. MAESTRI. PIER PAOLO PORTINARO: NORBERTO BOBBIO (2012)
[Dal sito www.treccani.it riproponiamo la voce "Norberto Bobbio" apparsa ne Il Contributo italiano alla storia del Pensiero - Diritto (2012)]
Norberto Bobbio, professore di filosofia del diritto e filosofia politica, e' il piu' importante studioso italiano di diritto e politica della seconda meta' del Novecento, nel corso della quale ha assunto nel dibattito pubblico italiano un ruolo paragonabile a quello svolto da Benedetto Croce nella prima meta' del secolo. Ha legato il suo nome, oltre che a esemplari studi di classici del pensiero, alla revisione critica del positivismo giuridico, alla teoria procedurale della democrazia, alla critica delle ideologie e alla diagnosi dei maggiori problemi dei sistemi politici contemporanei a partire dalle grandi dicotomie della teoria politica (societa' civile e Stato, diritto e potere, etica e politica, pace e guerra, Stato e anarchia). Nel ruolo di filosofo militante e' intervenuto incisivamente, in tutte le stagioni della storia della Repubblica, nel dibattito pubblico perseguendo l'ideale del buon governo per un'"Italia civile".
*
La vita
Il retroterra politico e culturale di Bobbio s'inserisce nella tradizione gobettiana torinese, che negli anni della Resistenza sarebbe confluita nel Partito d'azione, crogiuolo della cultura politica laica della Repubblica. Nato a Torino il 18 ottobre 1909, la sua formazione avviene nella citta' natale, dove al liceo d'Azeglio, tra il 1919 e il 1927, subisce l'influenza dell'ambiente gobettiano e di autorevoli insegnanti antifascisti, come Augusto Monti, ma anche di compagni come Leone Ginzburg, Massimo Mila, Gian Carlo Pajetta, Vittorio Foa, Giulio Einaudi, Franco Antonicelli. Il "crocianesimo di sinistra" di questa cerchia contribuisce, come testimonia l'autobiografia, a farlo uscire dal "filofascismo familiare" e dai condizionamenti esercitati da un regime totalitario.
Laureatosi, all'inizio degli anni Trenta a Torino, in giurisprudenza (con Gioele Solari) e in filosofia (con Annibale Pastore), grazie all'insegnamento dei maestri della facolta' giuridica, Solari, Luigi Einaudi e Francesco Ruffini, rompe ben presto con l'hegelismo dei maggiori filosofi della tradizione nazionale, Croce e Giovanni Gentile, ma anche di quella socialista, Antonio Labriola e Antonio Gramsci. I primi studi lo indirizzano verso la cultura tedesca, verso il neokantismo, la fenomenologia e il personalismo scheleriano. Dalle sollecitazioni provenienti da quella cultura sarebbe maturato anche l'interesse per i due autori che avrebbero dominato il suo percorso d'approfondimento teorico (come professore di filosofia del diritto a Camerino, Siena, Padova e Torino e dal 1972 di filosofia politica), Thomas Hobbes e Hans Kelsen.
La prima stagione dell'impegno politico di Bobbio coincide con la breve parabola del Partito d'azione (negli anni del suo insegnamento padovano), e si conclude con la catastrofe delle elezioni (nelle quali si era candidato a un seggio parlamentare) del 1946. In quegli sviluppa sul piano teorico la piattaforma politica del Partito d'azione, che puntava a una riforma dello Stato che facesse leva sulla democrazia, come metodo per far coincidere la formazione della volonta' generale con la volonta' di tutti, sul federalismo, come sistema di disarticolazione e riorganizzazione autonomistica dello Stato unitario, e sulla coniugazione di liberalismo e socialismo, come ideologia mirante a un'effettiva redistribuzione dei poteri sociali entro la cornice istituzionale democratica. A questi obiettivi avrebbe comunque continuato a ispirarsi il suo pensiero in tutto l'arco del suo percorso.
La seconda stagione politica dell'itinerario di Bobbio puo' esser fatta iniziare con l'adesione nel 1966 al Partito socialista unificato e culminare nella battaglia contro le degenerazioni partitocratiche della democrazia italiana. Ormai le illusioni circa una possibile evoluzione democratica del socialismo reale si erano dissolte, ma appare anche sempre piu' evidente che attraverso il metodo democratico il socialismo e' irraggiungibile e che la stessa democrazia e' ben lungi dall'aver mantenuto le sue originarie promesse. Gli interessi particolari e corporativi, le pratiche consociative, il criptogoverno sempre piu' gli sembrano segnare il volto della Repubblica, generando la disaffezione del cittadino nei confronti della vita democratica.
Dal disincanto per queste esperienze storiche (il non essere stata la Resistenza una palingenesi, il ritardo ideologico dei partiti, il fallimento della stagione delle riforme per essere stata la sinistra incapace di superare le sue divisioni), sarebbero scaturite opere destinate a segnare in modo profondo la cultura politica dell'"Italia civile": cosi' Politica e cultura (1955), Quale socialismo? (1976), Il futuro della democrazia (1984). Anche il ciclo della sua produzione intellettuale puo' essere scandito in due fasi: nella prima, i saggi raccolti in Politica e cultura testimoniano della volonta' di non arrendersi alla sconfitta dell'azionismo, perseguendo la ripresa di un dialogo che il clima della guerra fredda sembrava aver definitivamente compromesso; nella seconda, dopo la sfida della democrazia assembleare del 1968 e le sue degenerazioni terroristiche, si colloca la presa d'atto delle "promesse non mantenute della democrazia".
In polemica con la teoria gramsciana dell'intellettuale organico, ma anche marcando la sua distanza da ogni concezione dell'impoliticita' della cultura, il suo rapporto con il mondo della politica sarebbe sempre stato guidato dalla massima "ne' distacco ne' subalternita'". Pur avendo compiuto nel corso della sua vita chiare scelte politiche, dagli anni dell'impegno nel Partito d'azione a quelli dell'adesione al programma riformista del centro-sinistra, fino alla pubblicistica antiberlusconiana degli anni Novanta, considerandosi fino alla fine (morira' a Torino il 9 gennaio 2004) un uomo di sinistra, e pur essendo stato nominato senatore a vita dal presidente Sandro Pertini nel 1984, egli dichiaro' sempre di non sentire alcuna vocazione per la militanza politica. Era troppo buon conoscitore della tradizione del realismo politico per non temere le contaminazioni delle potenze corruttrici che operano nel campo della politica; e condivideva con Max Weber la consapevolezza dell'irriducibile alterita' tra la vocazione della scienza e quella della politica.
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Il filosofo dell'Italia civile
Insofferente a ogni compiacimento nazionalistico, Bobbio e' stato innanzitutto interprete molto attento della propria tradizione nazionale, dedicando esemplari saggi critici agli autori piu' significativi della storia politica nazionale (da Carlo Cattaneo a Gaetano Salvemini, da Vilfredo Pareto a Gaetano Mosca, da Einaudi a Croce, il primo dei suoi maestri). Contro la tradizione spiritualistica nazionale (quella che avrebbe definito la vera "ideologia italiana"), l'incontro precoce con la filosofia di Cattaneo, non positivista ma scienziato positivo, non razionalista ma uomo di ragione, "illuminista rinato nel secolo dello storicismo", come in buona misura anche Bobbio sarebbe stato, lo indirizza verso l'approdo del neoilluminismo postbellico. L'esperienza del neoilluminismo sara' importante per la scelta del ruolo dell'intellettuale militante che non cede al ricatto dell'impegno 'organicamente' vincolato a qualche partito ma nemmeno si ritrae nella torre d'avorio di una sterile speculazione.
A correggere l'eredita' dell'idealismo, in cui si rifletteva la debolezza del pensiero democratico italiano del primo Novecento, interviene anche la lezione di Salvemini, sia per l'elaborazione della concezione elitistica della democrazia, sia per le riflessioni sul rapporto esistente tra metodo democratico e metodo scientifico. Salvemini e' per Bobbio lo storico che ha restituito dignita' a quel positivismo e a quella concezione della scienza su cui i filosofi dell'idealismo si erano accaniti a gettare il discredito e a quella visione della vita democratica che era stata prima inquinata dal malgoverno delle oligarchie liberali e poi travolta dal nazionalismo plebiscitario del regime fascista.
Il peso della storia nazionale si fa sentire nell'opera di Bobbio non soltanto per il tramite di Cattaneo, di Salvemini e del crocianesimo gobettiano, ma anche attraverso i teorici delle elites, maestri di realismo politico, ai quali e' dedicata la raccolta Saggi sulla scienza politica in Italia (1969), che riunisce testi cui spetta il merito di aver riportato l'attenzione, nella cultura politica del dopoguerra, sull'opera di Pareto e di Mosca, nonche' sull'elitismo democratico. La lezione degli elitisti relativa al ruolo delle oligarchie nella storia, ai limiti strutturali del processo di democratizzazione, alla funzione delle ideologie nella societa', alle dinamiche della corruzione e del declino costituisce il contraltare conservatore al realismo rivoluzionario di Karl Marx. A questi autori attinge nell'elaborare la sua diagnosi sugli "ostacoli non previsti" e le "promesse non mantenute" della democrazia.
Nel quadro della resa dei conti con la tradizione italiana importanza centrale assume il rapporto con Croce, "il maestro di liberta' negli anni della dittatura". Le differenze rispetto a Croce sono molte e riguardano l'ambito filosofico come quello politico. Sul liberalismo di Croce Bobbio prende posizione criticamente nel celebre saggio confluito in Politica e cultura, in cui rileva come alla base della visione liberale del filosofo napoletano non vi siano quegli autori che avevano sviluppato la teoria dei limiti del potere dello Stato. Si deve pero' rilevare che Bobbio era indotto a vedere in Croce, per la sua concezione della filosofia come "momento metodologico della storiografia", un maestro solidale nella battaglia contro le astruserie metafisiche; ed era a lui debitore per due insegnamenti fondamentali, concernenti "la maniera di porre il rapporto tra impegno pratico e impegno intellettuale, tra politica e cultura", e per la concezione metapolitica del liberalismo. Pur non aderendo alla metafisica crociana, secondo cui la storia e' epifania della liberta', il neoempirista Bobbio vi sostituisce l'idea della storia come progressivo avanzamento dei diritti, anch'essa poggiante su una concezione storicistica della verita'.
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La diagnosi del proprio tempo
L'opera di Bobbio trascende i confini della cultura nazionale, entrando in dialogo con quella dei piu' alti esponenti della cultura europea del XX secolo, da Weber a Kelsen, da Julien Benda a Raymond Aron, da Karl Popper a Isaiah Berlin. Bobbio e' stato spesso accostato a Berlin per la sua ricerca analitica sul concetto di liberta', che gli consente di pervenire a definizioni formalmente impeccabili: il liberalismo e' un'ideologia che mira a limitare il potere politico a tutela delle sfere di liberta' individuale, la democrazia una forma di governo che mira a distribuire il potere politico tra il maggior numero di cittadini (massimizzandone la liberta' politica). Negli stessi anni, entrambi concettualizzano quella distinzione tra liberta' negativa e liberta' positiva che avrebbe dominato il dibattito filosofico-politico dei decenni successivi - ed entrambi vi approdano confrontando la concezione liberale con quella socialista della liberta'. Fatta chiarezza su quella distinzione fondamentale, gran parte dell'opera di Bobbio sarebbe poi stata dedicata alla ricerca delle forme della loro possibile composizione, il che, in termini ideologici, significa ricerca di una coniugazione tra liberalismo e democrazia, tra liberalismo e socialismo.
Due sono i libri in cui piu' chiaramente emerge il profilo dell'intellettuale militante che prende posizione sui problemi del proprio tempo: Politica e cultura e Profilo ideologico del Novecento (1969). In Politica e cultura la ricerca di un nuovo ruolo per l'intellettuale, contro l'ossessione pedagogicamente totalizzante degli ideologi, s'indirizza verso l'individuazione di un giusto mezzo tra gli estremi della "cultura politicizzata" e della "cultura apolitica". Il compito dell'intellettuale deve consistere nel sottoporre a indagine critica credenze e convinzioni consolidate o blindate dall'ideologia, esercitando il metodo del dubbio per contrastare il dogmatismo. Ma altri erano stati gli orientamenti che avevano predominato, e ancora stavano predominando, nel secolo che alcuni avrebbero definito "degli estremi". E contro le estremizzazioni ideologiche egli ricerco', praticando il dialogo pubblico, quello che John Rawls avrebbe chiamato "overlapping consensus".
Bobbio fu promotore del dialogo, innanzitutto tra liberali e socialisti (con Politica e cultura) e poi, in una stagione successiva, anche tra laici e credenti. In un mondo in cui l'integralismo religioso, il dogmatismo e l'ortodossia ideologica la facevano da padroni, era sua convinzione che l'opera dell'intellettuale dovesse passare attraverso la critica delle presunte certezze che rendevano impossibile il compromesso. In virtu' della specificita' della situazione italiana, fu tra i grandi intellettuali "erasmiani" (Dahrendorf 2006) del secondo Novecento colui che si spinse piu' avanti, pur senza mai transigere sulle questioni di principio, nel confronto con le sinistre comuniste. Il dialogo con i comunisti fu guidato dalla convinzione, propria di tutti gli azionisti di sinistra, che quelli avessero avuto fin dall'inizio il merito di aver guardato alla storia mettendo in primo piano le sofferenze e i diritti dei deboli e degli oppressi. Con l'avanzare della secolarizzazione della societa' italiana non sarebbe poi stato insensibile al dialogo tra laici e credenti (a partire da uno scritto minore, ma dall'intento programmatico, Elogio della mitezza, 1993). In un'opera tra le sue ultime, L'eta' dei diritti (1990), avrebbe indicato nella convergenza di tre grandi correnti ideali, il liberalismo, il socialismo e il cristianesimo sociale l'acquisizione piu' preziosa della modernita'.
Bobbio e' stato uno dei piu' convinti assertori del secolo socialdemocratico. L'esperienza del fascismo, lasciando in eredita' all'Italia anche l'anomalia del piu' grande partito comunista dell'Occidente, ne aveva condizionato l'orientamento politico, ma non al punto da mettere in discussione la convinzione che l'alternativa rimanesse quella tra capitalismo con la democrazia e socialismo senza democrazia. Vedeva nello Stato sociale di diritto, e in una conseguente politica democratica riformista, capace di mitigare con istanze egualitarie l'intemperanza delle liberta' del mercato, la realizzazione di una terza via tra capitalismo e socialismo. Ma quando negli anni Settanta fra i comunisti italiani, ormai persuasi delle incurabili degenerazioni del socialismo reale, prese corpo la convinzione, suffragata da una lettura dell'opera di Gramsci, che si stesse delineando una via europea al comunismo come terza via tra dittatura leninista e riformismo socialdemocratico, Bobbio fu molto determinato nel contestare tale illusoria prospettiva, ribadendo che tra la dittatura del proletariato e il rispetto delle regole della democrazia parlamentare non si potessero dare strategie intermedie.
L'opera di Bobbio si estende per circa tre quarti di secolo e puo' essere considerata uno specchio intellettuale particolarmente rappresentativo del Novecento. Tra la stagione delle prime prove e quella estrema dei ripensamenti e delle testimonianze si collocano piu' di quattro decenni d'intensissima attivita' di ricerca - che possiamo far iniziare dall'Introduzione all'edizione italiana da lui curata del De cive di Hobbes -, nel corso dei quali avrebbero visto la luce decine di studi di teoria generale del diritto e di saggi sui classici del pensiero giuridico e politico moderno (da Hobbes a Kant a Hegel a Kelsen) e soprattutto saggi volti ad affrontare le tre grandi questioni che egli a ragione ha considerato le questioni cruciali della nostra epoca: quella della pace con Il problema della guerra e le vie della pace (1979), quella della democrazia, con Il futuro della democrazia (1984), quella dei diritti, con L'eta' dei diritti. Sono opere che si collocano tutte in una zona di confine tra la filosofia e le scienze giuridiche e politiche, ponendo l'analisi concettuale al servizio della critica delle ideologie.
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Il teorico del diritto e della politica
Nella storia delle dottrine politiche del Novecento, Bobbio e' destinato a restare per il contributo dato all'affinamento della teoria procedurale della democrazia, di quella teoria cioe' che ha in Kelsen e Joseph A. Schumpeter i suoi massimi esponenti. Si tratta innanzitutto di una concezione che rientra nella grande famiglia delle teorie empiriche della democrazia competitiva. La sua contrapposizione tra democrazia ideale e democrazia reale, tra gli "ideali" e la "rozza materia", lo colloca nell'immediata prossimita' di Schumpeter che in Kapitalismus, Sozialismus und Demokratie (1946) aveva elaborato la sua realistica teoria del metodo democratico in contrapposizione alle idealizzazioni della teoria "classica". Ma nella definizione delle "regole del gioco" come "universali procedurali" di natura giuridica il suo paradigma di riferimento e' Kelsen.
Il debito di Bobbio nei confronti di Kelsen e' dichiarato ed evidente. Esso riguarda i temi della teoria generale del diritto, la teoria proceduralistica e insieme pluralistica della democrazia, la concezione della "pace attraverso il diritto" (il "pacifismo istituzionale") e la critica alla dottrina marxistica dello Stato. A Kelsen il filosofo torinese deve in primo luogo la teoria della norma giuridica e la teoria dell'ordinamento giuridico, e di conseguenza una concezione critica del positivismo giuridico, che non esalta e divinizza lo Stato ma nulla concede alle nostalgie giusnaturalistiche, accogliendo piuttosto la tesi weberiana (volontaristica e noncognitivistica) del politeismo dei valori. E deve la convinzione che in un mondo in cui prevalgono le divergenze di interessi e di opinioni, di progetti e di valori, il diritto costituisce l'unica tecnica di organizzazione sociale capace di disciplinare il conflitto.
Dei classici a cui ha fatto costantemente riferimento, Hobbes e' per Bobbio, senza dubbio, quello decisivo, dal quale ha appreso a studiare la controfaccia del diritto, che e' il potere. Hobbes e' per lui l'autore che ha tentato di tenere insieme concezione razionalistica e concezione realistica dello Stato, di solito destinate a divergere e a contrapporsi polemicamente; che ha realizzato una singolare sintesi di giusnaturalismo e positivismo giuridico; e che ha dato il maggior contributo alla filosofia del diritto, al punto da poter essere considerato l'iniziatore del positivismo giuridico, che e' la piu' compiuta teoria generale del diritto che la modernita' abbia elaborato. La teoria dello Stato moderno che Bobbio trova compiutamente formulata nell'opera di Hobbes e' anche una teoria individualistica, relativistica e laica dello Stato. Sotto questo profilo essa costituisce una piattaforma particolarmente congeniale per accostarsi alla dottrina pura del diritto e anche alla concezione kelseniana della democrazia.
Solamente lo studio approfondito di Hobbes avrebbe consentito a Bobbio di mettere a frutto l'insegnamento kelseniano: al punto che si puo' dire di lui che e' stato il maggior interprete kelseniano di Hobbes e il maggior interprete hobbesiano di Kelsen.
Dai classici Bobbio ha appreso e ha trasmesso la lezione dell'esercizio critico della ragione come strumento per contrastare il dogmatismo. Contro coloro che credono che esistano il "problema dei problemi" e quindi anche la "soluzione delle soluzioni", o che sono impegnati nella realizzazione di qualche "valore ultimo", e' sceso ripetutamente in campo, sostenendo che "non esiste il valore ultimo, ma esistono al massimo valori primari alternativi, e purtroppo anche incompatibili". Come della democrazia ha privilegiato una definizione procedurale, cosi' dei diritti dell'uomo non ha ricercato il fondamento assoluto ma solo le tecniche di attuazione, cosi' ancora al pacifismo etico o finalistico ha preferito il pacifismo istituzionale, che fa della pace non un traguardo definitivo della storia umana ma soltanto "una delle condizioni per la realizzazione di altri valori".
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Opere
Politica e cultura, Torino 1955 (nuova ed., a cura di F. Sbarberi, 2005).
Giusnaturalismo e positivismo giuridico, Milano 1965.
Profilo ideologico del Novecento, Milano 1969.
Saggi sulla scienza politica in Italia, Bari 1969 (nuova ed. accresciuta 1996).
Una filosofia militante. Studi su Carlo Cattaneo, Torino 1971.
Dalla struttura alla funzione. Nuovi studi di teoria del diritto, Milano 1976.
Quale socialismo? Discussione di un'alternativa, Torino 1976.
Il problema della guerra e le vie della pace, Bologna 1979.
Studi hegeliani. Diritto, societa' civile, Stato, Torino 1981.
Il futuro della democrazia, Torino 1984, Torino 1991.
Stato, governo e societa'. Frammenti di un dizionario politico, Torino 1985.
Il terzo assente. Saggi e discorsi sulla pace e sulla guerra, Torino 1989.
Thomas Hobbes, Torino 1989.
L'eta' dei diritti, Torino 1990, Torino 1992.
L'utopia capovolta, Torino 1990.
Saggi su Gramsci, Milano 1990.
Una guerra giusta? Sul conflitto del Golfo, Venezia 1991.
Il dubbio e la scelta. Intellettuali e potere nella societa' contemporanea, Roma 1993.
Teoria generale del diritto, Torino 1993.
Contributi ad un dizionario giuridico, a cura di R. Guastini, Torino 1994.
Dal fascismo alla democrazia. I regimi, le ideologie, le figure e le culture politiche, a cura di M. Bovero, Milano 1997.
Ne' con Marx ne' contro Marx, a cura di C. Violi, Roma 1997.
Teoria generale della politica, a cura di M. Bovero, Torino 1999.
Dialogo intorno alla Repubblica, a cura di M. Viroli, Roma-Bari 2000.
Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, Roma 2004.
Per una bibliografia completa delle opere di Bobbio fino al 1993, si veda inoltre: Bibliografia degli scritti di Norberto Bobbio (1934-1993), a cura di C. Violi, Roma-Bari 1995.
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Bibliografia
La teoria generale del diritto. Problemi e tendenze attuali. Studi dedicati a Norberto Bobbio, a cura di U. Scarpelli, Milano 1983.
E. Lanfranchi, Un filosofo militante. Politica e cultura nel pensiero di Norberto Bobbio, Torino 1989.
P. Meaglia, Bobbio e la democrazia. Le regole del gioco, San Domenico di Fiesole 1994.
A. Ruiz Miguel, Politica, historia y derecho en Norberto Bobbio, Ciudad de Mexico 1994.
F. Sbarberi, L'utopia della liberta' eguale. Il liberalismo sociale da Rosselli a Bobbio, Torino 1999.
Diritto e democrazia nella filosofia di Norberto Bobbio, a cura di L. Ferrajoli, P. Di Lucia, Torino 1999.
T. Greco, Norberto Bobbio. Un itinerario intellettuale tra filosofia e politica, Roma 2000.
M. Barberis, Diritti e democrazia. Un'interpretazione pluralista di Bobbio, "Teoria politica", 2004, 20, 3, pp. 103-26.
L. Ferrajoli, L'itinerario di Norberto Bobbio: dalla teoria generale del diritto alla teoria generale della democrazia, "Teoria politica", 2004, 20, 3, pp. 127-43.
L'opera di Norberto Bobbio. Itinerari di lettura, a cura di V. Paze', Milano 2005.
Norberto Bobbio tra diritto e politica, a cura di P. Rossi, Roma-Bari 2005.
R. Dahrendorf, Versuchungen der Unfreiheit. Die Intellektuellen in Zeiten der Pruefung, Muenchen 2006 (trad. it. Erasmiani. Gli intellettuali alla prova del totalitarismo, Roma-Bari 2007).
P.P. Portinaro, Introduzione a Bobbio, Roma-Bari 2008.
D. Zolo, L'alito della liberta'. Su Bobbio, Milano 2008.
S. Veca, Sui rapporti fra filosofia, politica e cultura. Norberto Bobbio e Giulio Preti, in Impegno per la ragione. Il caso del neoilluminismo, a cura di W. Tega, Bologna 2010.
M.L. Salvadori, Il liberalismo di Bobbio tra etica, politica e progresso sociale, in Id., Liberalismo italiano. I dilemmi della liberta', Roma 2011, pp. 153-68.
5. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Svetlana Aleksievic, Preghiera per Cernobyl', Edizioni e/o, Roma 2002, 2004, pp. 360.
- Oreste Macri' (a cura di), Poesia spagnola del Novecento, Garzanti, Milano 1974, 1985, 2 voll. per complessive pp. CXXXII + 1238.
6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
7. PER SAPERNE DI PIU'
Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5514 del 24 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Numero 5514 del 24 marzo 2025
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Sommario di questo numero:
1. Per Alfio. Alcune buone notizie e qualche riferimento utile
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Raniero La Valle, Luis Orellana, Giovanni Spallanzani: Lettera all'Europa
4. Pier Paolo Portinaro: Norberto Bobbio (2012)
5. Segnalazioni librarie
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'
1. AMICIZIE. PER ALFIO. ALCUNE BUONE NOTIZIE E QUALCHE RIFERIMENTO UTILE
Ancora una lettera alle persone amiche di Alfio Pannega impegnate affinche' sia ricordato degnamente in occasione del centenario della nascita
Carissime e carissimi,
alcune buone notizie e qualche riferimento utile.
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1. Le buone notizie
1.1. la benemerita associazione di volontariato "Viterbo con amore" ha intenzione di intitolare ad Alfio il suo "emporio solidale" che e' a Viterbo una delle piu' rilevanti esperienze di solidarieta' concreta; sarebbe cosa ottima, e credo che fin d'ora ne siamo tutti grati alle amiche e agli amici di "Viterbo con amore";
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1.2. per iniziativa del "Lyons Club" il 5 maggio 2025 presso la sala del teatro della parrocchia del Murialdo verra' rappresentato lo spettacolo teatrale di Pietro Benedetti ad Alfio dedicato "Allora ero giovane pure io";
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1.3. come ricorderete, lunedi' 24 marzo 2025 si svolgera' l'incontro tra una delegazione di amici di Alfio guidata dal presidente provinciale dell'Anpi Enrico Mezzetti e l'assessora del Comune di Viterbo Katia Scardozzi; di seguito riproduco l'elenco delle proposte che verranno esposte; aggiungendo in fondo un punto che avevo dimenticato nella precedente lettera:
1. Una commemorazione da parte delle persone amiche al cimitero di Viterbo il 30 aprile (anniversario della scomparsa) o in uno dei giorni immediatamente precedenti o successivi.
2. Una commemorazione nella Sala Regia di Palazzo dei Priori (dove Alfio su invito del Comune tenne una indimenticabile "lectio magistralis") preferibilmente il 21 settembre (centenario della nascita).
3. Repliche della rappresentazione dello spettacolo teatrale "Allora ero giovane pure io", accompagnandolo ove possibile con riflessioni e testimonianze di persone amiche e letture di poesie di Alfio Pannega.
4. Raccogliere e catalogare la documentazione di e su Alfio (fotografie, registrazioni audio e video, manoscritti e memorabilia, testimonianze e omaggi) attualmente dispersa tra varie persone, associazioni ed istituzioni per costituire un "Archivio Alfio Pannega" di pubblica consultazione.
5. Realizzazione di una mostra multimediale da esporre dapprima a Viterbo e poi anche altrove.
6. Realizzazione di un concerto e/o di una festa popolare.
7. Realizzazione di una pubblicazione che riprenda, consistentemente ampliandolo ed arricchendolo, il volume di e su Alfio gia' edito nel 2010.
8. Realizzare iniziative commemorative nelle scuole, all'universita', nelle biblioteche e nei centri culturali, di aggregazione sociale e d'impegno civile.
9. Coinvolgere nelle commemorazioni le esperienze della societa' civile cosi' come le istituzioni democratiche locali.
10. Proporre l'apposizione di una lapide commemorativa sulla facciata della casa a ridosso di Porta Faul in cui Alfio visse a lungo.
11. Proporre l'intitolazione di un luogo pubblico ad Alfio Pannega (ad esempio in uno spazio ancora privo di denominazione specifica nell'area di Valle Faul).
12. Proporre di realizzare se possibile una "Casa-museo Alfio Pannega" (in cui eventualmente potrebbe essere conservato anche l'"Archivio Alfio Pannega" di cui al punto 4) nella casa a ridosso di Porta Faul in cui Alfio visse a lungo (o in uno degli altri edifici recentemente recuperati e ristrutturati siti in Valle Faul).
13. Realizzare un sito internet ad Alfio dedicato, e realizzare altresi' pagine web ad Alfio dedicate nei siti dell'Anpi e di altre associazioni ed istituzioni che siano interessate e disponibili ad ospitarne la memoria.
Sicuramente dopo l'incontro del 24 marzo le persone partecipanti ci faranno sapere come e' andata, e quando sara' opportuno si potra' fare un nuovo incontro fra tutte e tutti noi per ragionare ancora insieme e per organizzare le prossime iniziative (la prima delle quali potrebbe essere la commemorazione di Alfio il 30 aprile - o in uno dei giorni immediatamente precedenti o successivi - al cimitero di Viterbo).
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1.4. Altre associazioni democratiche ed esperienze della societa' civile hanno gia' espresso il loro sostegno alle iniziative per commemorare Alfio, ovvero confidiamo che si apprestino a farlo (tra i primi contatti segnalo "Erinna", l'Arci, l'Associazione Italia-Nicaragua, il "Tavolo per la pace" di Viterbo);
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1.5. Paolo Arena e Francesco Galli si sono incontrati ed hanno iniziato a lavorare sia alla raccolta della documentazione - particolarmente quella fotografica e video - che alla progettazione della mostra su Alfio;
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1.6. In queste settimane alcuni di noi hanno contattato anche altri vecchi amici di Alfio e alcuni studiosi e ricercatori di storia e cultura locale; alcune delle persone contattate hanno gia' espresso il loro interessamento e sostegno; confidiamo che anche molte altre persone si aggiungano. Ne daremo notizia prossimamente.
Rinnoviamo quindi l'invito a tutte e tutti a contattare anche altre persone che ancora non abbiamo raggiunto e che pure sappiamo essere interessate a contribuire al ricordo di Alfio.
La memoria di Alfio - ce lo siamo gia' detto tante volte - e' un bene comune dell'intera citta' di Viterbo e dell'umanita', ed e' quindi opportuno che vi sia la condivisione piu' ampia e plurale nella preparazione e realizzazione delle iniziative di questo centenario.
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2. Qualche riferimento utile
2.1. Per la raccolta della documentazione
Il riferimento e' Paolo Arena: oloap.anera at gmail.com
Particolarmente per i materiali fotografici e le registrazioni video, anche in vista dell'allestimento di una mostra, oltre a Paolo contattare anche Francesco Galli: francescogallistudio at gmail.com
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2.2. Per nuove repliche dello spettacolo teatrale (che e' attualmente la risorsa piu' importante ed efficace che abbiamo - e l'unica gia' pronta e adeguata per la piu' ampia diffusione - per tramandare e diffondere la memoria, la testimonianze e il magistero morale e civile di Alfio)
Ovviamente contattare Pietro Benedetti: benedetti.debenedetti at gmail.com
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2.3. per la preparazione di una mostra multimediale
- contattare Paolo Arena: loap.anera at gmail.com
- e contattare Francesco Galli: francescogallistudio at gmail.com
Confidiamo che anche Arianna Marullo (che e' stata anche gia' curatrice di importanti mostre a Roma di rilevanza nazionale ed internazionale) possa dare la sua disponibilita'.
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2.4. Per la realizzazione e pubblicazione di un nuovo libro (e non solo)
- contattare Antonello Ricci: antonello.ricci.viterbo at gmail.com
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2.5. Per restare in contatto e per ogni comunicazione utile:
- Emilio Garbujo (per il "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul"): emilio.garbujo at libero.it
- Enrico Mezzetti (per l'Associazione nazionale partigiani d'Italia - Anpi): mezzettienrico at libero.it
- Paolo Arena e Francesco Galli (in particolare per la raccolta della documentazione e la preparazione della mostra multimediale): oloap.anera at gmail.com, francescogallistudio at gmail.com
- Pietro Benedetti (in particolare per lo spettacolo teatrale): benedetti.debenedetti at gmail.com
- Antonello Ricci (in particolare per la realizzazione e pubblicazione di un nuovo libro, ma fondamentale anche per molte altre ragioni): antonello.ricci.viterbo at gmail.com
- Antonella Litta (dell'Associazione medici per l'ambiente - Isde, ma anche lei fondamentale anche per molte altre ragioni): isde.viterbo at gmail.com
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2.6. Potrebbe anche essere opportuno costruire una mailing list cui inviare una sorta di newsletter
Per ora chi scrive questa lettera la manda alle persone di cui ha l'indirizzo di posta elettronica, ma sarebbe bene fare un elenco di persone interessate con relative e-mail, e che qualcuno si assumesse l'incarico di occuparsene per il futuro.
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2.7. Ovviamente per tenersi in contatto si potrebbero usare anche altri strumenti, ad esempio creando un gruppo su WhatsApp, o utilizzando anche Facebook; su questo chi scrive queste righe (che non utilizza i cosiddetti "social") chiede a chi di noi ne ha le competenze di dare la propria disponibilita' ad occuparsene.
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3. Una notizia ancora
Immagino che molte e molti di noi desiderino mettersi in contatto con Luciano, che piu' di chiunque altro e' stato vicino ad Alfio negli ultimi due decenni della sua vita; Luciano attualmente non si trova a Viterbo ma in Veneto: e' costantemente aggiornato di quel che si fa qui, ha dato il suo fondamentale sostegno ed ovviamente la sua opinione e' sempre di primaria importanza; contribuisce e contribuira' quindi al meglio delle sue possibilita' all'impegno comune per ricordare Alfio.
Non gli ho chiesto, e quindi ignoro, se vuole che il suo indirizzo di posta elettronica e il suo numero di telefono siano resi noti a tutte le persone che ricevono questa lettera, ma chi vuole comunicare con lui puo' comunque farlo attraverso Emilio (o anche attraverso il sottoscritto che provvedera' a girare a Luciano i messaggi di posta elettronica a lui destinati, poi Luciano potra' rispondere direttamente).
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4. Una viva preghiera ancora
4.1. Rinnoviamo la richiesta a tutte le persone amiche di Alfio di scrivere ricordi, testimonianze e riflessioni.
4.2. In particolare alle persone amiche che sono anche ricercatori e ricercatrici, giornaliste e giornalisti, cultori e cultrici di storia patria e di cultura popolare, scrittori e scrittrici, poetesse e poeti, artiste e artisti, musiciste e musicisti, videomakers et similia, chiediamo sia di recuperare loro eventuali precedenti testimonianze, memorie, riflessioni o lavori ad Alfio dedicati, sia di realizzarne di nuovi per l'occasione al fine di poterli adeguatamente utilizzare per le iniziative che si svolgeranno nel corso dell'anno e successivamente conservare nel costituendo "Archivio Alfio Pannega".
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5. Per non concludere
Rammemoro ancora una volta cio' che tutte e tutti ci siamo detti gia' tante volte: che il modo migliore per ricordare Alfio e' e resta proseguirne la lotta per la pace e la liberazione delle persone e dei popoli, per i diritti umani di tutti gli esseri umani, per il rispetto, la difesa e l'accudimento dell'intero mondo vivente, per il bene comune dell'umanita', attraverso la solidarieta' concreta, la forza della verita', la scelta della nonviolenza che ad ogni violenza si oppone; soccorrendo, accogliendo e assistendo tutte le persone bisognose di aiuto, rispettando tutti gli esseri viventi, preservando e tramandando la memoria e la cultura dell'umanita', resistendo al male facendo il bene; opponendosi ad ogni inquinamento, devastazione e distruzione della natura, opponendosi alla guerra, a tutte le organizzazioni armate e a tutte le armi che sono sempre e solo assassine, opponendosi ad ogni schiavitu', rapina e sfruttamento, contrastando ogni oppressione, lottando contro il fascismo, il razzismo e il maschilismo; testimoniando e costruendo giustizia e liberta'.
Ogni vittima ha il volto di Abele. Salvare le vite e' il primo dovere. Agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te. Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.
Un abbraccio a tutte e tutti,
P.
Vetralla, 22 marzo 2025
Mittente: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...
... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
3. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE, LUIS ORELLANA, GIOVANNI SPALLANZANI: LETTERA ALL'EUROPA
[Dalla newsletter "Prima Loro" riceviamo e diffondiamo]
Cara Europa,
ti scriviamo per dirti che ti siamo vicini, perche', dopo che hai perduto le tue coordinate, tutti ti strattonano, cercano di farti andare dove non vuoi, a perderti. Nella confusione, sono pure scesi in piazza, per dire le cose piu' diverse, abbandonandoti intanto a torvi governanti ben vestiti e ben armati, e in sostanza per esaltarti e tradirti. Dicono Europa Europa, e tu non ci sei, perche' ti hanno amputato, ti vogliono divisa, hanno bisogno di un nemico, e questo nemico se lo costruiscono dentro l'Europa stessa, e' la Russia, che sarebbe una minaccia e un pericolo per il solo fatto di esistere. Biden addirittura diceva che la Russia doveva essere portata alla "condizione di paria". Qui aveva ragione Trump quando diceva che Biden era stato il peggiore presidente degli Stati Uniti, una democrazia mitizzata come modello di democrazia da esportare per tutti, che vorrebbe far regredire un altro grande Paese alla condizione castale, non solo ultima casta, ma fuori casta, fuori cioe' della societa', fuori dell'umanita'.
Certo, Biden non era un filosofo, e negli ultimi due anni della sua presidenza la ragione se n'era andata, tanto che l'America era governata dalle due o tre persone che gli erano vicine, e si e' visto con quali risultati. Invece e' un filosofo, anzi addirittura sarebbe un "nuovo filosofo", Bernard Henri Levy, il quale per aizzarci alla lotta contro la Russia scrive sulla "Stampa" che Putin ci odia (lui lo sa), vuole disgregare l'Unione Europea portando l'Est sotto il suo controllo, e in questo fa con Trump una "coppia diabolica". Un filosofo che legge la storia come un affare di diavoli! Se fosse questa la tua cultura, dove sarebbe finita la cultura europea!
Ma anche uscendo da queste bassure, ai piani appena piu' alti della politica e dell'informazione, troviamo i campioni di quella che chiamano Unione Europea, che ti vogliono smembrata e divisa. E in ogni caso approntano il grande bisturi delle armi, almeno 800 miliardi. Si pavoneggiano rivendicando per l'Europa le radici ebraico-cristiane, ma sono contro san Paolo, lo prendono per putiniano. San Paolo dice ai Corinti che un corpo non puo' essere smembrato: "Non puo' l'occhio dire alla mano non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: non ho bisogno di voi. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano piu' deboli, sono le piu' necessarie, perche' nel corpo non ci sia divisione ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre e se un membro soffre tutte le altre soffrono insieme perche' tutte le membra del corpo, pur essendo molte sono un corpo solo". Dell'Unione Europea sono 27 ma tu Europa, a contare la Russia e perche' no, l'Ucraina, ne conti almeno 29.
D'altra parte noi come faremmo se non ci fosse la Russia, e se ci distruggessimo per distruggerla, solo perche' ci siamo costruiti il fantasma che ci minaccia? Ma una supposta minaccia puo' giustificare qualsiasi violenza?
La Russia non e' il nostro nemico, lo dice perfino Tajani, e la Meloni non vuole mandare i soldati a combatterla. Certo, l'Ucraina violata, ma li' c'erano precisi e innegabili motivi, come allo stesso Parlamento europeo ha spiegato un autorevole e informato americano, il prof. Jeffrey Sachs. Senza Russia non sei piu' tu Europa. Ci hai arricchito con i suoi pensieri. Come potevamo noi capire l'anima profonda, efferata, della guerra, senza "Guerra e pace" di Tolstoi? Come potevamo noi capire l'umanita' violata di quanti sono considerati "animali umani", e sono scambiati e venduti, vivi o morti che siano, come le "Anime morte" di Gogol? Li' erano i servi della gleba, qui oggi "l'umanita' violata" descritta da Roberta De Monticelli in Palestina e in ogni altro genocidio. E come comprendere tanta ingenuita' di un'opinione pubblica candida, onesta e plagiata, senza "L'idiota" di Dostoevskij?
Percio', cara Europa, dobbiamo ripristinare l'unita' del tuo corpo, e risuscitare la tua anima morta. Non basta dire Europa, dobbiamo chiederci chi sei, che cosa c'e' nel tuo DNA, qual e' l'anamnesi dei tuoi mali e scoprire la cura che ti puo' guarire.
Nel tuo DNA ci sono anzitutto Creonte ed Antigone, il potere e la liberta', la legge e la grazia, l'obbedienza e la dignita'. Ma anche c'e' stata l'intronizzazione della guerra, proclamata padre e principio di tutte le cose, di tutti re, da Eraclito a Kant, che la considerava un prodotto della natura, e la pace invece un artificio. Ma nel DNA dell'Europa ci sono anche tutte le passioni umane, che ci sono state svelate nella tragedia greca, amore e morte, gelosia e dono di se', progetto e speranza.
Ma poi bisogna fare l'anamnesi, tutte le malattie dell'Europa, l'imperialismo universalista dell'Occidente, cominciato a Roma, il culto dei Cesari, la societa' di signori e servi, le persecuzioni religiose, le scoperte come conquista, il genocidio degli Indios e il rifiuto dell'Altro, le colonie, fino alle due guerre mondiali e alla Shoa', e dopo, le resistenze all'attuazione dello Stato sociale, la mancata messa a profitto della rimozione del muro di Berlino e il recupero della guerra, la restaurazione neoliberista dell'impero del profitto e del mercato, fino al punto da snaturarti, da non sapersi piu' cio' che tu sei, un personaggio in cerca d'autore.
Il problema e' che i tuoi governanti credono che tu abbia bisogno di un Nemico, e' l'esistenza di un Nemico che ti conferirebbe la tua ragion d'essere, e perfino quando ti sorvolano telefonate di pace ti vogliono disporre alla guerra. Dicono che il Nemico e' gia' li' per invaderci, fino al Portogallo, ma non arriva come nel deserto dei Tartari.
La verita' e' che non si rassegnano alla caduta del muro di Berlino. Era questo che aveva permesso a un'ancora "Piccola Europa" di avviarsi verso l'unita', di guardare con occhi nuovi al mondo e di avere la pace, era stato questo che aveva fatto spazio all'alternativa keynesiana e l'aveva preparata all'euro, e pazienza per la Germania divisa, a qualcuno piaceva anche cosi', almeno era senza esercito.
E allora qual e' la cura per te, che ti faccia guarire, come avere per l'Europa una prognosi non riservata, che ti metta fuor pericolo?
La cura e' capire che l'Europa non ha bisogno di un Nemico, ma ha bisogno di un'Idea. Anzi che l'Europa stessa e' un'Idea, un'Idea che si fa storia, altrimenti non e' piu' nulla. "Idea Europa" era appunto il titolo di un'opera che ne scandaglia la storia ideale, di un teologo gesuita tedesco, Erich Przywara, citato da papa Francesco quando ha ricevuto il Premio Carlo Magno.
Avere un'idea vuol dire avere una visione per la quale vale la pena vivere e lottare, le idee che abbiamo tradito, democrazia, socialita', liberalismo. Ma essere un'Idea che si fa storia vuol dire farsi carico del mondo, e rimettere in gioco la fede che attesta che l'umanita' sara' salva, le fedi che abbiamo perduto perche' non abbiamo saputo difenderle dalla giusta critica della laicita'.
E allora qui va detta la cosa piu' trasgressiva ed eretica che oggi si possa dire: che per salvarsi l'Europa deve recuperare il suo bene maggiore e perduto, il cristianesimo. Una tale proposta puo' apparire paradossale nel momento in cui la fabbrica del male arriva a tetti mai raggiunti prima, fino al decreto di sterminio notificato alla popolazione di Gaza dai volantini lanciati, con le bombe e i missili dall'esercito israeliano: "Alla gente di Gaza - e' scritto in arabo - prima di iniziare il piano obbligatorio di Trump, ripensateci: la mappa del mondo non cambiera' se la gente di Gaza scompare. Nessuno vi notera'. Nessuno chiedera' di voi. Ne' all'America ne' all'Europa importa di Gaza. Nemmeno agli Stati Arabi. Sono nostri alleati. Ci forniscono denaro, petrolio e armi. Vi mandano solo sudari. Il gioco finira' presto". La soppressione dell'umano che qui e' rivendicata come cultura comune, e' il rovesciamento assoluto del cristianesimo, fondato sull'umanita' di Dio, ma e' anche la bestemmia che rovescia il Patto del Sinai, e ambedue ti chiamano in causa, dalla Casa Bianca a Tel Aviv: e tu dove sei Europa?
Sembra pero' irreale che oggi l'Europa possa attingere al tesoro cristiano, perche' vi fa ostacolo il secolarismo, penetrato in tutte le sue fibre e perche' la modernita' stessa, e non senza ragione, si e' fondata e si identifica con esso, intendendo il secolo come il luogo in cui Dio non c'e', non importa poi se esista o meno, o se viene creduto nel privato delle istituzioni e dei cuori.
Dalla laicita' cosi' intesa non si puo' tornare indietro, nata com'e' dalle guerre di religione tra i principi cristiani nel XVII secolo. Ma e' stato proprio un cristiano, luterano olandese, che ha fornito, sia pure come ipotesi paradossale, la formula della laicita' su cui la modernita' si e' costruita: giustizia e diritto sono connaturati alla terra, e compito nostro, anche nella blasfema ipotesi che Dio non ci sia (etsi deus non daretur) e non si occupi dell'umanita'. E cosi' abbiamo fatto: senza bisogno di essere atei, abbiamo instaurato l'illuminismo e la modernita' accogliendo l'ateismo che e' il vero nome della secolarizzazione.
Questa ipotesi e' stata abbondante di frutti, ma come ora si vede non basta a salvarci. Forse e' il caso di provare l'ipotesi opposta: non c'e' bisogno di essere credenti per combattere l'orrore con tutte le forze spirituali e umane mosse dalla indimostrata ipotesi che Dio ci sia e si occupi dell'umanita'.
C'e' pero', c'era fino a ieri, un ostacolo insormontabile perche' questo potesse avvenire: che il cristianesimo nel suo risvolto mondano si e' intrecciato con l'Idea e con la storia d'Europa nelle forme del regime costantiniano o di "cristianita'" che "da Costantino a Hitler", secondo la formula di Erich Prziwara, ha cercato di organizzare l'Occidente come uno Stato totalitario, nel quale, per dirla con la Civilta' Cattolica, "si attua un legame organico tra cultura, politica, istituzioni e Chiesa"; cio' che supponeva la Chiesa come la realizzazione stessa del Regno di Dio sulla terra, e quindi faceva della Chiesa la vera sovrana terrena.
Ma questa forma e' passata, non solo grazie alla gloriosa laicita', ma perche' il cristianesimo ne e' uscito e la Chiesa stessa ne ha operato il ripudio, prima reagendo con veemenza, sentendosi aggredita, poi con la grande proclamazione del Concilio Vaticano II e il suggello profetico di Papa Francesco che, proprio ricevendo il premio Carlo Magno, come al Consiglio d'Europa e alla Curia romana, ha attestato che l'impresa di Carlo Magno e' finita, che "non siamo piu' nell'epoca di cristianita', non piu'".
Non per questo egli e' rimasto a mani vuote, perche' in cambio ha offerto all'Europa e al mondo, un annuncio nuovo, che Dio e' solo misericordia, e che se, forse, come lui crede, l'Inferno e' vuoto, non possono gli uomini ne' minacciarlo né "aprirne le porte" sulla terra, a Gaza come ad Auschwitz.
Con la piu' viva partecipazione
Da "Prima Loro", Raniero La Valle, Luis Orellana, Giovanni Spallanzani
Quanti volessero aggiungersi ai mittenti di questa lettera lo possono fare comunicando la loro firma a notizieda at primaloro.com
4. MAESTRI. PIER PAOLO PORTINARO: NORBERTO BOBBIO (2012)
[Dal sito www.treccani.it riproponiamo la voce "Norberto Bobbio" apparsa ne Il Contributo italiano alla storia del Pensiero - Diritto (2012)]
Norberto Bobbio, professore di filosofia del diritto e filosofia politica, e' il piu' importante studioso italiano di diritto e politica della seconda meta' del Novecento, nel corso della quale ha assunto nel dibattito pubblico italiano un ruolo paragonabile a quello svolto da Benedetto Croce nella prima meta' del secolo. Ha legato il suo nome, oltre che a esemplari studi di classici del pensiero, alla revisione critica del positivismo giuridico, alla teoria procedurale della democrazia, alla critica delle ideologie e alla diagnosi dei maggiori problemi dei sistemi politici contemporanei a partire dalle grandi dicotomie della teoria politica (societa' civile e Stato, diritto e potere, etica e politica, pace e guerra, Stato e anarchia). Nel ruolo di filosofo militante e' intervenuto incisivamente, in tutte le stagioni della storia della Repubblica, nel dibattito pubblico perseguendo l'ideale del buon governo per un'"Italia civile".
*
La vita
Il retroterra politico e culturale di Bobbio s'inserisce nella tradizione gobettiana torinese, che negli anni della Resistenza sarebbe confluita nel Partito d'azione, crogiuolo della cultura politica laica della Repubblica. Nato a Torino il 18 ottobre 1909, la sua formazione avviene nella citta' natale, dove al liceo d'Azeglio, tra il 1919 e il 1927, subisce l'influenza dell'ambiente gobettiano e di autorevoli insegnanti antifascisti, come Augusto Monti, ma anche di compagni come Leone Ginzburg, Massimo Mila, Gian Carlo Pajetta, Vittorio Foa, Giulio Einaudi, Franco Antonicelli. Il "crocianesimo di sinistra" di questa cerchia contribuisce, come testimonia l'autobiografia, a farlo uscire dal "filofascismo familiare" e dai condizionamenti esercitati da un regime totalitario.
Laureatosi, all'inizio degli anni Trenta a Torino, in giurisprudenza (con Gioele Solari) e in filosofia (con Annibale Pastore), grazie all'insegnamento dei maestri della facolta' giuridica, Solari, Luigi Einaudi e Francesco Ruffini, rompe ben presto con l'hegelismo dei maggiori filosofi della tradizione nazionale, Croce e Giovanni Gentile, ma anche di quella socialista, Antonio Labriola e Antonio Gramsci. I primi studi lo indirizzano verso la cultura tedesca, verso il neokantismo, la fenomenologia e il personalismo scheleriano. Dalle sollecitazioni provenienti da quella cultura sarebbe maturato anche l'interesse per i due autori che avrebbero dominato il suo percorso d'approfondimento teorico (come professore di filosofia del diritto a Camerino, Siena, Padova e Torino e dal 1972 di filosofia politica), Thomas Hobbes e Hans Kelsen.
La prima stagione dell'impegno politico di Bobbio coincide con la breve parabola del Partito d'azione (negli anni del suo insegnamento padovano), e si conclude con la catastrofe delle elezioni (nelle quali si era candidato a un seggio parlamentare) del 1946. In quegli sviluppa sul piano teorico la piattaforma politica del Partito d'azione, che puntava a una riforma dello Stato che facesse leva sulla democrazia, come metodo per far coincidere la formazione della volonta' generale con la volonta' di tutti, sul federalismo, come sistema di disarticolazione e riorganizzazione autonomistica dello Stato unitario, e sulla coniugazione di liberalismo e socialismo, come ideologia mirante a un'effettiva redistribuzione dei poteri sociali entro la cornice istituzionale democratica. A questi obiettivi avrebbe comunque continuato a ispirarsi il suo pensiero in tutto l'arco del suo percorso.
La seconda stagione politica dell'itinerario di Bobbio puo' esser fatta iniziare con l'adesione nel 1966 al Partito socialista unificato e culminare nella battaglia contro le degenerazioni partitocratiche della democrazia italiana. Ormai le illusioni circa una possibile evoluzione democratica del socialismo reale si erano dissolte, ma appare anche sempre piu' evidente che attraverso il metodo democratico il socialismo e' irraggiungibile e che la stessa democrazia e' ben lungi dall'aver mantenuto le sue originarie promesse. Gli interessi particolari e corporativi, le pratiche consociative, il criptogoverno sempre piu' gli sembrano segnare il volto della Repubblica, generando la disaffezione del cittadino nei confronti della vita democratica.
Dal disincanto per queste esperienze storiche (il non essere stata la Resistenza una palingenesi, il ritardo ideologico dei partiti, il fallimento della stagione delle riforme per essere stata la sinistra incapace di superare le sue divisioni), sarebbero scaturite opere destinate a segnare in modo profondo la cultura politica dell'"Italia civile": cosi' Politica e cultura (1955), Quale socialismo? (1976), Il futuro della democrazia (1984). Anche il ciclo della sua produzione intellettuale puo' essere scandito in due fasi: nella prima, i saggi raccolti in Politica e cultura testimoniano della volonta' di non arrendersi alla sconfitta dell'azionismo, perseguendo la ripresa di un dialogo che il clima della guerra fredda sembrava aver definitivamente compromesso; nella seconda, dopo la sfida della democrazia assembleare del 1968 e le sue degenerazioni terroristiche, si colloca la presa d'atto delle "promesse non mantenute della democrazia".
In polemica con la teoria gramsciana dell'intellettuale organico, ma anche marcando la sua distanza da ogni concezione dell'impoliticita' della cultura, il suo rapporto con il mondo della politica sarebbe sempre stato guidato dalla massima "ne' distacco ne' subalternita'". Pur avendo compiuto nel corso della sua vita chiare scelte politiche, dagli anni dell'impegno nel Partito d'azione a quelli dell'adesione al programma riformista del centro-sinistra, fino alla pubblicistica antiberlusconiana degli anni Novanta, considerandosi fino alla fine (morira' a Torino il 9 gennaio 2004) un uomo di sinistra, e pur essendo stato nominato senatore a vita dal presidente Sandro Pertini nel 1984, egli dichiaro' sempre di non sentire alcuna vocazione per la militanza politica. Era troppo buon conoscitore della tradizione del realismo politico per non temere le contaminazioni delle potenze corruttrici che operano nel campo della politica; e condivideva con Max Weber la consapevolezza dell'irriducibile alterita' tra la vocazione della scienza e quella della politica.
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Il filosofo dell'Italia civile
Insofferente a ogni compiacimento nazionalistico, Bobbio e' stato innanzitutto interprete molto attento della propria tradizione nazionale, dedicando esemplari saggi critici agli autori piu' significativi della storia politica nazionale (da Carlo Cattaneo a Gaetano Salvemini, da Vilfredo Pareto a Gaetano Mosca, da Einaudi a Croce, il primo dei suoi maestri). Contro la tradizione spiritualistica nazionale (quella che avrebbe definito la vera "ideologia italiana"), l'incontro precoce con la filosofia di Cattaneo, non positivista ma scienziato positivo, non razionalista ma uomo di ragione, "illuminista rinato nel secolo dello storicismo", come in buona misura anche Bobbio sarebbe stato, lo indirizza verso l'approdo del neoilluminismo postbellico. L'esperienza del neoilluminismo sara' importante per la scelta del ruolo dell'intellettuale militante che non cede al ricatto dell'impegno 'organicamente' vincolato a qualche partito ma nemmeno si ritrae nella torre d'avorio di una sterile speculazione.
A correggere l'eredita' dell'idealismo, in cui si rifletteva la debolezza del pensiero democratico italiano del primo Novecento, interviene anche la lezione di Salvemini, sia per l'elaborazione della concezione elitistica della democrazia, sia per le riflessioni sul rapporto esistente tra metodo democratico e metodo scientifico. Salvemini e' per Bobbio lo storico che ha restituito dignita' a quel positivismo e a quella concezione della scienza su cui i filosofi dell'idealismo si erano accaniti a gettare il discredito e a quella visione della vita democratica che era stata prima inquinata dal malgoverno delle oligarchie liberali e poi travolta dal nazionalismo plebiscitario del regime fascista.
Il peso della storia nazionale si fa sentire nell'opera di Bobbio non soltanto per il tramite di Cattaneo, di Salvemini e del crocianesimo gobettiano, ma anche attraverso i teorici delle elites, maestri di realismo politico, ai quali e' dedicata la raccolta Saggi sulla scienza politica in Italia (1969), che riunisce testi cui spetta il merito di aver riportato l'attenzione, nella cultura politica del dopoguerra, sull'opera di Pareto e di Mosca, nonche' sull'elitismo democratico. La lezione degli elitisti relativa al ruolo delle oligarchie nella storia, ai limiti strutturali del processo di democratizzazione, alla funzione delle ideologie nella societa', alle dinamiche della corruzione e del declino costituisce il contraltare conservatore al realismo rivoluzionario di Karl Marx. A questi autori attinge nell'elaborare la sua diagnosi sugli "ostacoli non previsti" e le "promesse non mantenute" della democrazia.
Nel quadro della resa dei conti con la tradizione italiana importanza centrale assume il rapporto con Croce, "il maestro di liberta' negli anni della dittatura". Le differenze rispetto a Croce sono molte e riguardano l'ambito filosofico come quello politico. Sul liberalismo di Croce Bobbio prende posizione criticamente nel celebre saggio confluito in Politica e cultura, in cui rileva come alla base della visione liberale del filosofo napoletano non vi siano quegli autori che avevano sviluppato la teoria dei limiti del potere dello Stato. Si deve pero' rilevare che Bobbio era indotto a vedere in Croce, per la sua concezione della filosofia come "momento metodologico della storiografia", un maestro solidale nella battaglia contro le astruserie metafisiche; ed era a lui debitore per due insegnamenti fondamentali, concernenti "la maniera di porre il rapporto tra impegno pratico e impegno intellettuale, tra politica e cultura", e per la concezione metapolitica del liberalismo. Pur non aderendo alla metafisica crociana, secondo cui la storia e' epifania della liberta', il neoempirista Bobbio vi sostituisce l'idea della storia come progressivo avanzamento dei diritti, anch'essa poggiante su una concezione storicistica della verita'.
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La diagnosi del proprio tempo
L'opera di Bobbio trascende i confini della cultura nazionale, entrando in dialogo con quella dei piu' alti esponenti della cultura europea del XX secolo, da Weber a Kelsen, da Julien Benda a Raymond Aron, da Karl Popper a Isaiah Berlin. Bobbio e' stato spesso accostato a Berlin per la sua ricerca analitica sul concetto di liberta', che gli consente di pervenire a definizioni formalmente impeccabili: il liberalismo e' un'ideologia che mira a limitare il potere politico a tutela delle sfere di liberta' individuale, la democrazia una forma di governo che mira a distribuire il potere politico tra il maggior numero di cittadini (massimizzandone la liberta' politica). Negli stessi anni, entrambi concettualizzano quella distinzione tra liberta' negativa e liberta' positiva che avrebbe dominato il dibattito filosofico-politico dei decenni successivi - ed entrambi vi approdano confrontando la concezione liberale con quella socialista della liberta'. Fatta chiarezza su quella distinzione fondamentale, gran parte dell'opera di Bobbio sarebbe poi stata dedicata alla ricerca delle forme della loro possibile composizione, il che, in termini ideologici, significa ricerca di una coniugazione tra liberalismo e democrazia, tra liberalismo e socialismo.
Due sono i libri in cui piu' chiaramente emerge il profilo dell'intellettuale militante che prende posizione sui problemi del proprio tempo: Politica e cultura e Profilo ideologico del Novecento (1969). In Politica e cultura la ricerca di un nuovo ruolo per l'intellettuale, contro l'ossessione pedagogicamente totalizzante degli ideologi, s'indirizza verso l'individuazione di un giusto mezzo tra gli estremi della "cultura politicizzata" e della "cultura apolitica". Il compito dell'intellettuale deve consistere nel sottoporre a indagine critica credenze e convinzioni consolidate o blindate dall'ideologia, esercitando il metodo del dubbio per contrastare il dogmatismo. Ma altri erano stati gli orientamenti che avevano predominato, e ancora stavano predominando, nel secolo che alcuni avrebbero definito "degli estremi". E contro le estremizzazioni ideologiche egli ricerco', praticando il dialogo pubblico, quello che John Rawls avrebbe chiamato "overlapping consensus".
Bobbio fu promotore del dialogo, innanzitutto tra liberali e socialisti (con Politica e cultura) e poi, in una stagione successiva, anche tra laici e credenti. In un mondo in cui l'integralismo religioso, il dogmatismo e l'ortodossia ideologica la facevano da padroni, era sua convinzione che l'opera dell'intellettuale dovesse passare attraverso la critica delle presunte certezze che rendevano impossibile il compromesso. In virtu' della specificita' della situazione italiana, fu tra i grandi intellettuali "erasmiani" (Dahrendorf 2006) del secondo Novecento colui che si spinse piu' avanti, pur senza mai transigere sulle questioni di principio, nel confronto con le sinistre comuniste. Il dialogo con i comunisti fu guidato dalla convinzione, propria di tutti gli azionisti di sinistra, che quelli avessero avuto fin dall'inizio il merito di aver guardato alla storia mettendo in primo piano le sofferenze e i diritti dei deboli e degli oppressi. Con l'avanzare della secolarizzazione della societa' italiana non sarebbe poi stato insensibile al dialogo tra laici e credenti (a partire da uno scritto minore, ma dall'intento programmatico, Elogio della mitezza, 1993). In un'opera tra le sue ultime, L'eta' dei diritti (1990), avrebbe indicato nella convergenza di tre grandi correnti ideali, il liberalismo, il socialismo e il cristianesimo sociale l'acquisizione piu' preziosa della modernita'.
Bobbio e' stato uno dei piu' convinti assertori del secolo socialdemocratico. L'esperienza del fascismo, lasciando in eredita' all'Italia anche l'anomalia del piu' grande partito comunista dell'Occidente, ne aveva condizionato l'orientamento politico, ma non al punto da mettere in discussione la convinzione che l'alternativa rimanesse quella tra capitalismo con la democrazia e socialismo senza democrazia. Vedeva nello Stato sociale di diritto, e in una conseguente politica democratica riformista, capace di mitigare con istanze egualitarie l'intemperanza delle liberta' del mercato, la realizzazione di una terza via tra capitalismo e socialismo. Ma quando negli anni Settanta fra i comunisti italiani, ormai persuasi delle incurabili degenerazioni del socialismo reale, prese corpo la convinzione, suffragata da una lettura dell'opera di Gramsci, che si stesse delineando una via europea al comunismo come terza via tra dittatura leninista e riformismo socialdemocratico, Bobbio fu molto determinato nel contestare tale illusoria prospettiva, ribadendo che tra la dittatura del proletariato e il rispetto delle regole della democrazia parlamentare non si potessero dare strategie intermedie.
L'opera di Bobbio si estende per circa tre quarti di secolo e puo' essere considerata uno specchio intellettuale particolarmente rappresentativo del Novecento. Tra la stagione delle prime prove e quella estrema dei ripensamenti e delle testimonianze si collocano piu' di quattro decenni d'intensissima attivita' di ricerca - che possiamo far iniziare dall'Introduzione all'edizione italiana da lui curata del De cive di Hobbes -, nel corso dei quali avrebbero visto la luce decine di studi di teoria generale del diritto e di saggi sui classici del pensiero giuridico e politico moderno (da Hobbes a Kant a Hegel a Kelsen) e soprattutto saggi volti ad affrontare le tre grandi questioni che egli a ragione ha considerato le questioni cruciali della nostra epoca: quella della pace con Il problema della guerra e le vie della pace (1979), quella della democrazia, con Il futuro della democrazia (1984), quella dei diritti, con L'eta' dei diritti. Sono opere che si collocano tutte in una zona di confine tra la filosofia e le scienze giuridiche e politiche, ponendo l'analisi concettuale al servizio della critica delle ideologie.
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Il teorico del diritto e della politica
Nella storia delle dottrine politiche del Novecento, Bobbio e' destinato a restare per il contributo dato all'affinamento della teoria procedurale della democrazia, di quella teoria cioe' che ha in Kelsen e Joseph A. Schumpeter i suoi massimi esponenti. Si tratta innanzitutto di una concezione che rientra nella grande famiglia delle teorie empiriche della democrazia competitiva. La sua contrapposizione tra democrazia ideale e democrazia reale, tra gli "ideali" e la "rozza materia", lo colloca nell'immediata prossimita' di Schumpeter che in Kapitalismus, Sozialismus und Demokratie (1946) aveva elaborato la sua realistica teoria del metodo democratico in contrapposizione alle idealizzazioni della teoria "classica". Ma nella definizione delle "regole del gioco" come "universali procedurali" di natura giuridica il suo paradigma di riferimento e' Kelsen.
Il debito di Bobbio nei confronti di Kelsen e' dichiarato ed evidente. Esso riguarda i temi della teoria generale del diritto, la teoria proceduralistica e insieme pluralistica della democrazia, la concezione della "pace attraverso il diritto" (il "pacifismo istituzionale") e la critica alla dottrina marxistica dello Stato. A Kelsen il filosofo torinese deve in primo luogo la teoria della norma giuridica e la teoria dell'ordinamento giuridico, e di conseguenza una concezione critica del positivismo giuridico, che non esalta e divinizza lo Stato ma nulla concede alle nostalgie giusnaturalistiche, accogliendo piuttosto la tesi weberiana (volontaristica e noncognitivistica) del politeismo dei valori. E deve la convinzione che in un mondo in cui prevalgono le divergenze di interessi e di opinioni, di progetti e di valori, il diritto costituisce l'unica tecnica di organizzazione sociale capace di disciplinare il conflitto.
Dei classici a cui ha fatto costantemente riferimento, Hobbes e' per Bobbio, senza dubbio, quello decisivo, dal quale ha appreso a studiare la controfaccia del diritto, che e' il potere. Hobbes e' per lui l'autore che ha tentato di tenere insieme concezione razionalistica e concezione realistica dello Stato, di solito destinate a divergere e a contrapporsi polemicamente; che ha realizzato una singolare sintesi di giusnaturalismo e positivismo giuridico; e che ha dato il maggior contributo alla filosofia del diritto, al punto da poter essere considerato l'iniziatore del positivismo giuridico, che e' la piu' compiuta teoria generale del diritto che la modernita' abbia elaborato. La teoria dello Stato moderno che Bobbio trova compiutamente formulata nell'opera di Hobbes e' anche una teoria individualistica, relativistica e laica dello Stato. Sotto questo profilo essa costituisce una piattaforma particolarmente congeniale per accostarsi alla dottrina pura del diritto e anche alla concezione kelseniana della democrazia.
Solamente lo studio approfondito di Hobbes avrebbe consentito a Bobbio di mettere a frutto l'insegnamento kelseniano: al punto che si puo' dire di lui che e' stato il maggior interprete kelseniano di Hobbes e il maggior interprete hobbesiano di Kelsen.
Dai classici Bobbio ha appreso e ha trasmesso la lezione dell'esercizio critico della ragione come strumento per contrastare il dogmatismo. Contro coloro che credono che esistano il "problema dei problemi" e quindi anche la "soluzione delle soluzioni", o che sono impegnati nella realizzazione di qualche "valore ultimo", e' sceso ripetutamente in campo, sostenendo che "non esiste il valore ultimo, ma esistono al massimo valori primari alternativi, e purtroppo anche incompatibili". Come della democrazia ha privilegiato una definizione procedurale, cosi' dei diritti dell'uomo non ha ricercato il fondamento assoluto ma solo le tecniche di attuazione, cosi' ancora al pacifismo etico o finalistico ha preferito il pacifismo istituzionale, che fa della pace non un traguardo definitivo della storia umana ma soltanto "una delle condizioni per la realizzazione di altri valori".
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Opere
Politica e cultura, Torino 1955 (nuova ed., a cura di F. Sbarberi, 2005).
Giusnaturalismo e positivismo giuridico, Milano 1965.
Profilo ideologico del Novecento, Milano 1969.
Saggi sulla scienza politica in Italia, Bari 1969 (nuova ed. accresciuta 1996).
Una filosofia militante. Studi su Carlo Cattaneo, Torino 1971.
Dalla struttura alla funzione. Nuovi studi di teoria del diritto, Milano 1976.
Quale socialismo? Discussione di un'alternativa, Torino 1976.
Il problema della guerra e le vie della pace, Bologna 1979.
Studi hegeliani. Diritto, societa' civile, Stato, Torino 1981.
Il futuro della democrazia, Torino 1984, Torino 1991.
Stato, governo e societa'. Frammenti di un dizionario politico, Torino 1985.
Il terzo assente. Saggi e discorsi sulla pace e sulla guerra, Torino 1989.
Thomas Hobbes, Torino 1989.
L'eta' dei diritti, Torino 1990, Torino 1992.
L'utopia capovolta, Torino 1990.
Saggi su Gramsci, Milano 1990.
Una guerra giusta? Sul conflitto del Golfo, Venezia 1991.
Il dubbio e la scelta. Intellettuali e potere nella societa' contemporanea, Roma 1993.
Teoria generale del diritto, Torino 1993.
Contributi ad un dizionario giuridico, a cura di R. Guastini, Torino 1994.
Dal fascismo alla democrazia. I regimi, le ideologie, le figure e le culture politiche, a cura di M. Bovero, Milano 1997.
Ne' con Marx ne' contro Marx, a cura di C. Violi, Roma 1997.
Teoria generale della politica, a cura di M. Bovero, Torino 1999.
Dialogo intorno alla Repubblica, a cura di M. Viroli, Roma-Bari 2000.
Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, Roma 2004.
Per una bibliografia completa delle opere di Bobbio fino al 1993, si veda inoltre: Bibliografia degli scritti di Norberto Bobbio (1934-1993), a cura di C. Violi, Roma-Bari 1995.
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Bibliografia
La teoria generale del diritto. Problemi e tendenze attuali. Studi dedicati a Norberto Bobbio, a cura di U. Scarpelli, Milano 1983.
E. Lanfranchi, Un filosofo militante. Politica e cultura nel pensiero di Norberto Bobbio, Torino 1989.
P. Meaglia, Bobbio e la democrazia. Le regole del gioco, San Domenico di Fiesole 1994.
A. Ruiz Miguel, Politica, historia y derecho en Norberto Bobbio, Ciudad de Mexico 1994.
F. Sbarberi, L'utopia della liberta' eguale. Il liberalismo sociale da Rosselli a Bobbio, Torino 1999.
Diritto e democrazia nella filosofia di Norberto Bobbio, a cura di L. Ferrajoli, P. Di Lucia, Torino 1999.
T. Greco, Norberto Bobbio. Un itinerario intellettuale tra filosofia e politica, Roma 2000.
M. Barberis, Diritti e democrazia. Un'interpretazione pluralista di Bobbio, "Teoria politica", 2004, 20, 3, pp. 103-26.
L. Ferrajoli, L'itinerario di Norberto Bobbio: dalla teoria generale del diritto alla teoria generale della democrazia, "Teoria politica", 2004, 20, 3, pp. 127-43.
L'opera di Norberto Bobbio. Itinerari di lettura, a cura di V. Paze', Milano 2005.
Norberto Bobbio tra diritto e politica, a cura di P. Rossi, Roma-Bari 2005.
R. Dahrendorf, Versuchungen der Unfreiheit. Die Intellektuellen in Zeiten der Pruefung, Muenchen 2006 (trad. it. Erasmiani. Gli intellettuali alla prova del totalitarismo, Roma-Bari 2007).
P.P. Portinaro, Introduzione a Bobbio, Roma-Bari 2008.
D. Zolo, L'alito della liberta'. Su Bobbio, Milano 2008.
S. Veca, Sui rapporti fra filosofia, politica e cultura. Norberto Bobbio e Giulio Preti, in Impegno per la ragione. Il caso del neoilluminismo, a cura di W. Tega, Bologna 2010.
M.L. Salvadori, Il liberalismo di Bobbio tra etica, politica e progresso sociale, in Id., Liberalismo italiano. I dilemmi della liberta', Roma 2011, pp. 153-68.
5. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Svetlana Aleksievic, Preghiera per Cernobyl', Edizioni e/o, Roma 2002, 2004, pp. 360.
- Oreste Macri' (a cura di), Poesia spagnola del Novecento, Garzanti, Milano 1974, 1985, 2 voll. per complessive pp. CXXXII + 1238.
6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
7. PER SAPERNE DI PIU'
Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5514 del 24 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Nuova informativa sulla privacy
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