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[Nonviolenza] Telegrammi. 5513
- Subject: [Nonviolenza] Telegrammi. 5513
- From: Centro di ricerca per la pace Centro di ricerca per la pace <centropacevt at gmail.com>
- Date: Sat, 22 Mar 2025 15:32:56 +0100
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5513 del 23 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Si svolgera' lunedi' 24 marzo l'incontro tra la delegazione di promotori delle iniziative per il centenario della nascita di Alfio Pannega e l'Amministrazione comunale di Viterbo
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Pasquale Pugliese: Uscita di sicurezza dalla guerra e dal riarmo. Cinque passi per la pace in Ucraina con la forza della nonviolenza
4. Pasquale Pugliese: Antimilitarismo e antinazionalismo: i punti di riferimento dimenticati della civilta' europea
5. Norberto Bobbio: Pace. Concetti, problemi e ideali (1989) (parte terza e conclusiva)
6. Segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'
1. INIZIATIVE. SI SVOLGERA' LUNEDI' 24 MARZO L'INCONTRO TRA LA DELEGAZIONE DI PROMOTORI DELLE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI ALFIO PANNEGA E L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI VITERBO
Carissime e carissimi,
cosi' come concordato nell'incontro di sabato scorso, il presidente provinciale dell'Anpi Enrico Mezzetti ha preso contatto con il Comune di Viterbo per un incontro finalizzato alla promozione di alcune iniziative per il centenario della nascita di Alfio Pannega.
L'incontro si terra' lunedi' 24 marzo 2025 alle ore 9 presso l'ufficio dell'assessora Katia Scardozzi in via Garbini.
Come ricorderete, della delegazione dovrebbero far parte, oltre ad Enrico Mezzetti, Pietro Benedetti, Lella Biagi, Antonella Litta, Antonello Ricci.
I membri della delegazione contattino Enrico Mezzetti per la conferma della loro presenza: la sua e-mail e': mezzettienrico at libero.it
Grazie a tutte e tutti.
Allegate in calce riportiamo una minima sintesi di alcune proposte formulate nell'incontro del 15 marzo 2025 e una minima notizia su Alfio Pannega.
Nel ricordo e alla scuola di Alfio Pannega continuiamo nell'impegno per la pace; in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani; per il rispetto e la salvaguardia di quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera; per il bene comune dell'umanita'.
Un cordiale saluto,
P.
Viterbo, 18 marzo 2025
Mittente: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato primo: una minima sintesi di alcune proposte formulate nell'incontro del 15 marzo 2025
1. Una commemorazione da parte delle persone amiche al cimitero di Viterbo il 30 aprile (anniversario della scomparsa) o in uno dei giorni immediatamente precedenti o successivi.
2. Una commemorazione nella Sala Regia di Palazzo dei Priori (dove Alfio su invito del Comune tenne una indimenticabile "lectio magistralis") preferibilmente il 21 settembre (centenario della nascita).
3. Repliche della rappresentazione dello spettacolo teatrale "Allora ero giovane pure io", accompagnandolo ove possibile con riflessioni e testimonianze di persone amiche e letture di poesie di Alfio Pannega.
4. Raccogliere e catalogare la documentazione di e su Alfio (fotografie, registrazioni audio e video, manoscritti e memorabilia, testimonianze e omaggi) attualmente dispersa tra varie persone, associazioni ed istituzioni per costituire un "Archivio Alfio Pannega" di pubblica consultazione.
5. Realizzazione di una mostra multimediale da esporre dapprima a Viterbo e poi anche altrove.
6. Realizzazione di un concerto e/o di una festa popolare.
7. Realizzazione di una pubblicazione che riprenda, consistentemente ampliandolo ed arricchendolo, il volume di e su Alfio gia' edito nel 2010.
8. Realizzare iniziative commemorative nelle scuole, all'universita', nelle biblioteche e nei centri culturali, di aggregazione sociale e d'impegno civile.
9. Coinvolgere nelle commemorazioni le esperienze della societa' civile cosi' come le istituzioni democratiche locali.
10. Proporre l'apposizione di una lapide commemorativa sulla facciata della casa a ridosso di Porta Faul in cui Alfio visse a lungo.
11. Proporre l'intitolazione di un luogo pubblico ad Alfio Pannega (ad esempio in uno spazio ancora privo di denominazione specifica nell'area di Valle Faul).
12. Proporre di realizzare se possibile una "Casa-museo Alfio Pannega" (in cui eventualmente potrebbe essere conservato anche l'"Archivio Alfio Pannega" di cui al punto 4) nella casa a ridosso di Porta Faul in cui Alfio visse a lungo (o in uno degli altri edifici recentemente recuperati e ristrutturati siti in Valle Faul).
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Allegato secondo: una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna a ridosso ed entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010, a cura di Antonello Ricci e Alfonso Prota): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita' le tracce della sua vita e delle sue lotte, e' restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4091, 4235-4236, 4452, 4455-4458, 4599-4601, 4819-4821, 4962-4965, 5184-5187, 5328, 5331, 5470, 5477, 5485, 5487, 5489, 5501-5503, 5505, 5507, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446, i fascicoli de "La biblioteca di Zorobabele" nn. 430-433.
2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...
... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
3. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: USCITA DI SICUREZZA DALLA GUERRA E DAL RIARMO. CINQUE PASSI PER LA PACE IN UCRAINA CON LA FORZA DELLA NONVIOLENZA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo originariamente pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Se lo stesso scandalo per lo scontro verbale in diretta televisiva tra Trump e Zelensky si sollevasse per le centinaia di migliaia di giovani ucraini e russi che da tre anni si uccidono reciprocamente lontano dalle telecamere, forse l'Europa avrebbe mediato il conflitto da tempo. Come chiediamo fin dall'inizio. Invece i governi europei che oggi si stracciano le vesti hanno lasciato gli ucraini nelle mani di Putin e Trump e - come l'uomo con il martello che vede il mondo come un chiodo - non trovano altra "soluzione" che avviare una nuova corsa agli armamenti, che trasformi l'Europa dello stato sociale nell'Europa dello stato di guerra permanente: dal welfare al warfare. Con un gigantesco spostamento di risorse dagli investimenti civili alle spese militari e una riconversione industriale al contrario: dal civile al militare, dalle automobili ai carri armati. Il "ReArm Europe" della Commissione europea e' la consegna, insieme ad 800 miliardi di euro, del governo della UE direttamente al complesso militare-industriale.
Ma anziche' questo folle riarmo, che puo' portare nel giro di poco tempo alla guerra mondiale e nucleare, l'Europa deve recuperare lo spirito e la lettera di Ventotene - antinazionalista ed antimilitarista ("La federazione europea riduce al minimo le spese militari, permettendo cosi' l'impiego della quasi totalita' delle risorse a scopi di elevazione del grado di civilta'", scriveva Altiero Spinelli nel 1942) - ed attrezzarsi per trascendere il conflitto, ossia adoperarsi per una soluzione che fornisca garanzie a tutte le parti in campo, fondata non sui "nostri valori" - formula abusata per giustificare ogni guerra degli ultimi trentacinque anni - ma sui bisogni fondamentali di tutti gli attori in campo: sopravvivenza, benessere, liberta', sicurezza. A partire dal cui riconoscimento, "piu' ampio e' lo spettro delle soluzioni piu' numerose sono le alternative alla violenza. E questo e' il punto principale: usare l'energia generata dal conflitto per arrivare a soluzioni creative" (Johan Galtung, Affrontare il conflitto, 2008).
Per esempio l'uscita di sicurezza dalla guerra in Ucraina proposta dal Movimento Nonviolento che si fonda si' sulla "forza" - come dice von der Leyen - ma sulla forza della nonviolenza non delle armi, attraverso cinque passi di pace collegati ed integrati. Eccone una sintesi.
Primo passo: creazione di una zona smilitarizzata tra Unione Europea e Russia, che attraversi Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina, con l'istituzione di un corridoio di 500 chilometri di larghezza lungo tutto il confine, dal Mar Bianco al Mar Nero.
Secondo passo: avviare immediatamente una moratoria nucleare che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi), con l'impegno all'adesione concordata e multilaterale al TPNW, il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari.
Terzo passo: avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, secondo la lungimirante visione di Alex Langer, per la gestione non militare della crisi. In ogni conflitto internazionale, tra l'inerzia indifferente e il mandare armi ed eserciti, c'e' lo spazio dell'azione civile, prima, durante e dopo l'esplosione della violenza. Se l'Unione Europea si fosse dotata di questo mezzo di pace capace di intervenire efficacemente sul terreno, invece delle armi e delle milizie armate, avrebbe potuto perfino prevenire l'invasione russa dell'Ucraina.
Quarto passo: dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno a obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva di tutte le parti in conflitto. Coinvolgere loro, "costruttori di ponti e saltatori di muri" (Langer) portatori di interessi comuni, in un "tavolo delle trattative" da convocare in territorio neutrale e simbolico. Per esempio presso la Citta' del Vaticano.
Quinto passo: convocare una Conferenza internazionale di pace sotto egida dell'ONU, con tutti gli attori coinvolti direttamente e indirettamente nel conflitto, per la costruzione di una sicurezza globale condivisa e un futuro di pace. Quest'anno ricorrono i cinquanta anni della Conferenza internazionale di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, la cui dichiarazione finale costitui' nel 1975 il primo coraggioso atto di disgelo tra la Nato e il Patto di Varsavia. Il successivo abbattimento del muro di Berlino nel 1989, con la fine della "guerra fredda", invece, non vide alcuna conferenza di pace che definisse il nuovo assetto dell'Europa e del mondo: il presidente Gorbaciov, che ne fu il protagonista insieme ai popoli europei, interpreto' la fine dell'era bipolare come l'avvio di un Nuovo ordine internazionale multipolare e pacifico; i presidenti USA, Reagan e Bush, come la vittoria dell'Occidente nel dominio unipolare del pianeta. Ormai e' tempo di sanare quell'equivoco, che continua da allora a provocare guerre e danni.
Un'uscita di sicurezza dalla guerra e' dunque possibile, ma e' fondata su un'altra Europa ed un'altra idea di difesa: della pace e della sicurezza di tutti i cittadini del Continente, anziche' degli interessi dell'industria bellica internazionale.
4. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: ANTIMILITARISMO E ANTINAZIONALISMO: I PUNTI DI RIFERIMENTO DIMENTICATI DELLA CIVILTA' EUROPEA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo originariamente pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Cio' che piu' stupisce dello tsunami bellicista e riarmista che sta travolgendo l'Europa, passata dall'islamofobia alla russofobia, alla costante ricerca di un nemico che ne giustifichi il gigantesco trasferimento di risorse civili e sociali nelle casse dell'industria bellica internazionale - secondo il principio che descriveva Umberto Eco: "Poiche' per fare la guerra ci vuole un nemico con cui guerreggiare, la ineluttabilita' della guerra corrisponde alla ineluttabilita' dell'individuazione e della costruzione del nemico" (Costruire il nemico, 2008) - e' l'assenza nelle classi dirigenti, ostaggio delle lobby delle armi, e nei media che li supportano, spesso emanazione diretta del complesso militare-industriale, di una visione generale fondata su punti di riferimento che ne indichino l'orizzonte di senso.
Eppure in Europa non mancano punti di riferimento luminosi che hanno contribuito a costruire, proprio nei momenti piu' oscuri, quei "valori" europei oggi tanto evocati nella vulgata quotidiana quanto contraddetti nelle scelte politiche nazionali e sovranazionali. Ricordo qui alcune figure di epoche diverse che hanno fornito un contributo essenziale alla costruzione della civilta' europea, accomunati dalla preoccupazione di mettere in guarda contro il nazionalismo ed il militarismo, facce oscure della medesima medaglia bellicista.
Erasmo da Rotterdam, il primo intellettuale cosmopolita europeo - che da' oggi il nome al piu' diffuso programma europeo di scambi giovanili, ma il cui pensiero e' totalmente dimenticato - nel continente dilaniato dalle guerre di religione scriveva il Lamento della pace (1517), indicando nella guerra il peggiore di tutti i mali, perche' ribalta l'ordine dei valori: "Se giudichi peggior condizione per uno stato quella in cui i peggiori prevalgono, la guerra e' il regno dei piu' scellerati e in guerra brillano coloro che in pace inchioderesti al patibolo". E continuava: "Se per un principe amorevole nulla dev'essere piu' importante dell'incolumita' dei sudditi, la guerra gli dovra' riuscire odiosa piu' di ogni altra cosa".
Concetti ripresi da Immanuel Kant che ha rifondato il pensiero etico-politico con il quale ha inizio la modernita'. Nato a Koenigsberg, odierna Kaliningrad, nel Progetto filosofico per la pace perpetua (1795), dopo il travolgimento dell'ancien regime operato dalla Rivoluzione francese, ne indica come condizione preliminare la scomparsa degli eserciti permanenti e della corsa agli armamenti: gli Stati "pronti come sono a mostrarsi sempre armati minacciano costantemente di guerra gli altri Stati e spingono questi a superarsi a vicenda nella quantita' degli armati, che non conosce limiti, e poiche', con i costi che cio' richiede, la pace diventa alla fine ancora piu' pesante di una breve guerra, sono allora essi stessi causa di guerre di aggressione". E' la razionale decostruzione del principio di deterrenza - oggi tornato follemente di moda, in epoca nucleare - che genera il "dilemma della sicurezza": ossia la corsa agli armamenti per la sicurezza di un attore statale, genera la speculare corsa agli armamenti di chi se ne sente minacciato, generando insicurezza per tutti.
E mentre in Europa si affermavano i fascismi, fondati sul militarismo come carattere identitario primario, Simone Weil, che alla critica della guerra e della sua preparazione ha dedicato molte pagine, ne esplicitava l'intimo carattere reazionario: "Il grande errore in cui cadono quasi tutte le analisi riguardanti la guerra e' di considerare la guerra come un episodio di politica estera, mentre e' prima di tutto un fatto di politica interna, il piu' atroce di tutti. (...) Si tratta di un rilievo assai semplice: il massacro e' la forma piu' radicale di oppressione; i soldati non si espongono alla morte, sono mandati al massacro. Come ogni apparato oppressivo, una volta costituito, resta fino a quando non viene spezzato, cosi' ogni guerra, imponendo un apparato finalizzato a dirigere le manovre strategiche su masse costrette a servire come masse di manovra, deve essere considerata, anche nel caso in cui sia condotta da rivoluzionari, un fattore reazionario" (Riflessioni sulla guerra, 1933).
Ha presente questo filone civile del migliore pensiero europeo Altiero Spinelli quando dal confino di Ventotene, nel momento piu' buio della seconda guerra mondiale immagina un'Europa unita, pacifica e federale, mettendo in guardia, a sua volta, dalla combinazione infernale di nazionalismo e militarismo: "Anche nei periodi di pace, considerati come soste per la preparazione alle inevitabili guerre successive, la volonta' dei ceti militari predomina ormai in molti paesi su quella dei ceti civili, rendendo sempre piu' difficile il funzionamento di ordinamenti politici liberi: la scuola, la scienza, la produzione, l'organismo amministrativo sono principalmente diretti ad aumentare il potenziale bellico" scriveva con Ernesto Rossi nel Manifesto di Ventotene (1941). E nello scritto dell'anno successivo aggiungeva che "il pericolo permanente di conflitti armati tra popoli civili deve essere estirpato radicalmente, se non si vuole che distrugga tutto cio' a cui si tiene di piu'" (Gli stati uniti d'Europa e le varie tendenze politiche, 1942). Come fare? "La federazione europea riduce al minimo le spese militari, permettendo cosi' l'impiego della quasi totalita' delle risorse a scopi di elevazione dello stato di civilta'".
Qualcuno lo spieghi a chi, riempendosi la bocca della parola Europa, sta facendo sciaguratamente ed esattamente il contrario.
5. REPETITA IUVANT. NORBERTO BOBBIO: PACE. CONCETTI, PROBLEMI E IDEALI (1989) (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)
[Dal sito www.treccani.it riproponiamo la seguente voce estratta dalla Enciclopedia del Novecento I Supplemento (1989)]
7. Il Terzo per la pace
Come lo stato di natura hobbesiano, lo stato di equilibrio del terrore e' uno stato da cui l'uomo deve assolutamente uscire, sia che questo 'deve' sia inteso come un imperativo categorico, una norma morale assoluta, o un imperativo ipotetico, una regola di prudenza, sia che ci si metta dal punto di vista di una morale deontologica e dell'etica weberiana della convinzione o dal punto di vista di una morale utilitaristica e dell'etica weberiana della responsabilita'. Ma in che modo? Pare improbabile che se ne possa uscire senza la presenza di un Terzo non coinvolto. In uno stato di equilibrio delle forze tra eguali, l'unico strumento di pace e' l'accordo. Ma affinche' un accordo sia efficace e raggiunga lo scopo per cui e' stato stipulato occorre che i due contraenti si ritengano perentoriamente obbligati a osservarlo. Ora, quest'obbligo viene meno in uno stato d'incertezza, ovvero in uno stato in cui nessuno dei due e' sicuro dell'osservanza dell'altro. Questa situazione e' stata descritta una volta per sempre da Hobbes: "[Nello stato di natura] chi adempie per primo non ha alcuna assicurazione che l'altro adempia in seguito, perche' i vincoli delle parole sono troppo deboli per imbrigliare l'ambizione, l'avarizia, l'ira e le altre passioni degli uomini, senza il timore di qualche potere coercitivo, che non si puo' supporre vi sia nella condizione di mera natura, dove tutti gli uomini sono eguali e giudici della giustezza dei loro timori. Percio' chi adempie per primo, non fa che consegnarsi al suo nemico, contro il diritto [...] di difendere la propria vita" (Leviatano, XIV, Firenze 1976, p. 132). Uno studioso di Hobbes (J. W. N. Watkins) descrive con questo apologo cio' che chiama "il gioco dello stato di natura": Tizio e Caio sono due uomini hobbesiani in un hobbesiano stato di natura. Entrambi portano con se' un armamento micidiale. Un pomeriggio, mentre sono in cerca di ghiande, s'incontrano in una piccola radura in mezzo al bosco. Il sottobosco rende la fuga impraticabile. Tizio grida: "Aspetta! Non facciamoci a pezzi". Caio risponde: "Condivido il tuo stato d'animo. Contiamo: quando arriveremo a dieci ciascuno di noi due gettera' le armi alle proprie spalle tra gli alberi". Ciascuno dei due comincia furiosamente a pensare: e' il caso o no di gettare via le armi quando arriveremo a dieci? Ognuno considera che se nessuno le butta nel timore che l'altro non le butti, ne verra' uno scontro all'ultimo sangue in cui ognuno rischia la morte. Ma considera anche che se lui le butta e l'altro no, la propria morte e' sicura. E allora? Delle quattro soluzioni possibili: che le butti il primo e non il secondo, il secondo e non il primo, nessuno dei due, tutti e due, quest'ultima, che rappresenterebbe l'osservanza della massima pacta sunt servanda, e' una sola e non e' detto che sia la piu' probabile. Considerando il modo con cui procedono le trattative per il disarmo tra le grandi potenze non si tardera' a riconoscere l'esattezza dell'ipotesi hobbesiana. Chi comincia per primo in una situazione in cui non e' sicuro che l'altro faccia altrettanto non si mette forse nelle mani dell'altro? Allora nessuno comincia. Altro e' la stipulazione verbale di un patto, altro la sua osservanza. I patti senza la spada di un ente superiore ai due contraenti sono, ancora Hobbes, un semplice flatus vocis.
Non s'insistera' mai abbastanza sull'importanza del Terzo in una strategia di pace. La guerra ha essenzialmente una struttura diadica e tende a far convergere i belligeranti, per quanti essi siano, verso due poli. Non manca talora la presenza di un Terzo anche in un conflitto armato, che puo' prendere la figura di Tertium gaudens, vale a dire di colui che senza volerlo trae beneficio dai danni che i due contendenti si procurano, o del capro espiatorio, che e', al contrario, colui dal quale entrambi i contraenti traggono beneficio, o del seminatore di discordia, che e' chi provoca la guerra altrui per trarne consapevolmente un beneficio (in base al principio del divide et impera). Ma nessuno di questi Terzi e' essenziale alla condotta della guerra: sono tutte quante figure marginali. Quando il Terzo diventa un alleato di una delle due parti, perde completamente il ruolo di Terzo. Quando resta neutrale viene a trovarsi in una situazione di estraneita' al conflitto. Sulla base della presenza o assenza di un Terzo in un conflitto, si fonda la distinzione, gia' richiamata, fra stato polemico, in cui il Terzo e' escluso, e stato agonale, in cui esiste il Terzo e che pertanto si puo' chiamare del Terzo incluso. Il primo, che e' lo stato di guerra per eccellenza, e' diadico; il secondo, che e' per eccellenza lo stato di pace, vale a dire e' quello in cui i conflitti vengono risolti per la presenza di un Terzo senza che sia necessario il ricorso all'uso della forza reciproca, e' triadico.
Del Terzo-per-la-pace due sono le figure principali: l'arbitro (Tertium super partes) e il mediatore (Tertium inter partes). L'arbitro puo' a sua volta o essere imposto dall'alto o autoimporsi o essere scelto dalle stesse parti. Ad ogni modo deve essere riconosciuto dalle parti per poter svolgere la propria funzione: l'effetto del riconoscimento consiste nel fatto che i due litiganti s'impegnano ad accettarne la decisione qualunque essa sia, e accettandola pongono fine alla lite. La decisione accettata non sempre viene eseguita. Percio' bisogna ulteriormente distinguere l'arbitro che ha a disposizione un potere coattivo tanto forte da essere in grado di costringere il recalcitrante e l'arbitro che questo potere non ha. Il primo puo' essere a buon diritto chiamato, per riprendere il titolo di una celebre opera di teoria politica, Defensor pacis. Il mediatore puo' essere, nella sua funzione piu' debole, colui che mette in contatto le parti, oppure, nella sua funzione piu' forte, colui che interviene attivamente allo scopo di far giungere le parti a un compromesso. In questa seconda veste si chiama, non a caso, paciere (e, quando il personaggio e' di grande autorita', pacificatore).
Fra due contendenti la pace puo' nascere o dalla vittoria dell'uno sull'altro e allora si avra' la pace d'impero, oppure dalla presenza di un Terzo arbitro o mediatore. Nell'attuale situazione dei rapporti fra le due grandi potenze, caratterizzata dall'equilibrio del terrore, non si ritiene ne' auspicabile ne' possibile la prima, che verrebbe alla fine di una guerra catastrofica. Ma esiste un Terzo-per-la-pace dal quale si possa sperare una soluzione diversa da quella della pace d'impero? una pace negoziata, una pace di compromesso, o alla fine, per riprendere la tipologia di Aron, una pace di soddisfazione? Nell'attuale sistema internazionale questo Terzo non esiste, ne' se ne profila uno credibile all'orizzonte. Tertium super partes avrebbe dovuto essere nelle intenzioni dei suoi promotori, sconvolti dagli effetti della seconda guerra mondiale, l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Ma essendo nata come associazione di Stati e non come Superstato (in un ordinamento statale il diritto di veto sarebbe inconcepibile), e' troppo debole per imporsi agli Stati piu' forti che di fatto la disprezzano e se ne servono, quando se ne servono, unicamente per far valere i propri interessi e per cercare di intralciare la soddisfazione degli interessi altrui. Terzi al di sopra delle parti sono idealmente, anche se non sempre nella realta', le Chiese cristiane, un sovrano dell'ordine religioso universale, come il papa, i movimenti pacifisti sorti in questi ultimi anni soprattutto nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti (i movimenti pacifisti dell'Europa dell'Est sono movimenti di parte), d'ispirazione religiosa o politico-religiosa, come i movimenti per la nonviolenza, o politica. Ma la loro autorita' e' esclusivamente spirituale e morale: un'autorita' che, per quanto alta e tendenzialmente universale, non ha mai impedito in tutto il corso della storia umana, dominata dalla volonta' di potenza, le 'inutili stragi'. Quanto al Terzo fra le parti e' un ruolo cui avrebbe potuto aspirare l'Europa, se non fosse stata sinora, e forse irrimediabilmente, divisa nelle zone d'influenza rispettivamente degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica, lacerata fra due diverse lealta' che le hanno impedito di trovare un'unita' politica corrispondente e conforme alla sua unita' culturale ormai esistente da secoli. Quando l'egemonia dell'Unione Sovietica sulla Cina ha avuto fine e la Cina ha cominciato a svolgere un ruolo relativamente autonomo nell'ordine internazionale, si e' cominciato a pensare che il sistema bipolare si sarebbe trasformato in un sistema tripolare. Ma a parte il fatto che la previsione si e' dimostrata prematura, la Cina non sarebbe un Terzo mediatore, ma nella migliore delle ipotesi un Tertium gaudens, nella peggiore un alleato disponibile per entrambi secondo le circostanze, e quindi sarebbe in entrambi i casi una tipica figura del Terzo-per-la-guerra. Infine esiste una grande organizzazione di stati sedicenti neutrali o indipendenti dai due blocchi che e' stata chiamata del Terzo Mondo. Ma essa e' come Terzo-al-di-sopra-delle-parti troppo debole, per mancanza di coesione interna, come Terzo-fra-le-parti, troppo poco autorevole, in quanto costituita per gran parte da Stati in via di sviluppo. Che poi un Terzo-al-di-sopra-delle-parti possa nascere artificialmente, secondo l'ipotesi hobbesiana, da un pactum subiectionis fra gli Stati, ovvero dalla rinuncia degli Stati piu' forti all'uso indiscriminato della propria forza e dalla costituzione volontaria e irreversibile di una forza comune, e', allo stato attuale della lotta per l'egemonia dei due grandi Leviatani, assolutamente impensabile. D'altra parte e' impensabile che una situazione come quella dell'equilibrio del terrore, che viene mantenuto soltanto attraverso un continuo accrescimento nella capacita' da una parte e dall'altra di essere sempre piu' 'terribili', possa durare all'infinito, se non altro perche' viviamo in un universo finito e finite sono le risorse di cui l'uomo puo' disporre per accrescere la propria potenza. Che l'umanita' debba uscire dallo stato di equilibrio del terrore e' ormai una certezza assoluta. Ma nessuno, neppure coloro che detengono nelle loro mani il supremo potere di vita e di morte, e' in grado di dire se, come e quando, questa uscita possa avvenire.
La proposta detta 'iniziativa per una difesa strategica' (SDI), annunziata per la prima volta dal presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, il 23 marzo 1983 e chiamata comunemente e polemicamente "guerre stellari", e' stata presentata come un vero e proprio salto qualitativo nei rapporti fra le due grandi potenze, come un modo per rispondere all'aspirazione universale di scongiurare l'apocalisse nucleare, in quanto, predisponendo uno scudo spaziale di tale ampiezza e precisione da impedire o la partenza o il percorso o l'arrivo dei missili avversari, farebbe perdere di validita' la diretta correlazione, sulla quale si e' fondata la strategia dell'era post-atomica, fra sicurezza e minaccia di sterminio. L'idea fondamentale su cui si regge la nuova strategia consiste nel tentativo di sostituire alla corsa verso armi di offesa sempre piu' micidiali la corsa verso apparati di difesa sempre piu' protettivi, allo scoraggiamento attraverso la paura dell'altro lo scoraggiamento mediante la propria mancanza di paura. Il dibattito e' in corso. Si tratta di sapere, in primo luogo, se tale sistema di difesa sia tecnicamente possibile e quindi rispondente allo scopo; in secondo luogo, se, posto che sia possibile rispetto allo stato attuale delle armi, non possa venir superato da nuove armi offensive non ancora inventate, nel qual caso non farebbe che rinfocolare la gara tra i due grandi e aumentare il rischio e la gravita' dello scontro finale; in terzo luogo, se il possesso dello scudo spaziale, che darebbe a uno solo dei due il privilegio della invulnerabilita', non possa renderlo, novello Achille, piu' forte e piu' ardito nell'attacco, giusta una delle piu' celebri massime di Machiavelli: "[...] e prima si cerca non essere offeso, e poi si offende altrui" (Discorsi, I, 46).
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Bibliografia
AA.VV., La paix, 2 voll., Bruxelles 1961-1962.
Anders, G., Der Mann auf der Bruecke. Tagebuch aus Hiroshima und Nagasaki, Muenchen 1959 (tr. it.: Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki, Torino 1961).
Aron, R., Paix et guerre entre les nations, Paris 1962, 1984(8) (tr. it.: Pace e guerra tra le nazioni, Milano 1970).
Bobbio, N., Il problema della guerra e le vie della pace, Bologna 1984(2).
Buzzati-Traverso, A., La morte nucleare in Italia, Bari 1982.
Cacioppo, G. (a cura di), Il messaggio di Aldo Capitini, Manduria 1977.
Cortesi, L., Storia e catastrofe. Considerazioni sul rischio nucleare, Napoli 1984.
Cotta, S., Perche' la violenza?, L'Aquila 1978.
Del Vecchio, G., Studi su la guerra e la pace, Milano 1959.
Eibl-Eibesfeldt, I., Krieg und Frieden aus der Sicht der Verhaltensforschung, Muenchen-Zuerich 1975 (tr. it.: Etologia della guerra, Torino 1983).
Fornari, F., Psicanalisi della guerra atomica, Milano 1964.
Galtung, J., Peace: research, education, action, Copenaghen 1975.
Gandhi, M. K., Teoria e pratica della nonviolenza, (a cura di G. Pontara), Torino 1973.
Gori, U. (a cura di), Natura e orientamenti delle ricerche sulla pace, Milano 1979.
Ilari, V., Guerra e diritto nel mondo antico, Milano 1980.
Jacobelli, A. M., La responsabilita' individuale nell'era atomica, Roma 1970.
Jaspers, K., Die Atombombe und die Zukunft des Menschen, Muenchen 1958 (tr. it.: La bomba atomica e il destino dell'uomo, Milano 1960).
Mori, M., La ragione delle armi, Milano 1984.
Rossi, S., Rischio atomico ed equilibri mondiali, Torino 1980.
Schell, J., The fate of the Earth, New York 1982 (tr. it.: Il destino della terra, Milano 1982).
Spinelli, A., Il progetto europeo, Bologna 1985.
6. SEGNALAZIONI LIBRARIE
Riletture
- Leon Festinger, Teoria della dissonanza cognitiva, Angeli, Milano 1997, pp. XVIII + 252.
- Jean-François Lyotard, La condizione postmoderna, Feltrinelli, Milano 1981, 1996, pp. 126.
- Norman Mailer, Il nudo e il morto, Garzanti, Milano 1957, 1986, pp. 860.
7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
8. PER SAPERNE DI PIU'
Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5513 del 23 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Nuova informativa sulla privacy
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Numero 5513 del 23 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/
Sommario di questo numero:
1. Si svolgera' lunedi' 24 marzo l'incontro tra la delegazione di promotori delle iniziative per il centenario della nascita di Alfio Pannega e l'Amministrazione comunale di Viterbo
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Pasquale Pugliese: Uscita di sicurezza dalla guerra e dal riarmo. Cinque passi per la pace in Ucraina con la forza della nonviolenza
4. Pasquale Pugliese: Antimilitarismo e antinazionalismo: i punti di riferimento dimenticati della civilta' europea
5. Norberto Bobbio: Pace. Concetti, problemi e ideali (1989) (parte terza e conclusiva)
6. Segnalazioni librarie
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di piu'
1. INIZIATIVE. SI SVOLGERA' LUNEDI' 24 MARZO L'INCONTRO TRA LA DELEGAZIONE DI PROMOTORI DELLE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI ALFIO PANNEGA E L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI VITERBO
Carissime e carissimi,
cosi' come concordato nell'incontro di sabato scorso, il presidente provinciale dell'Anpi Enrico Mezzetti ha preso contatto con il Comune di Viterbo per un incontro finalizzato alla promozione di alcune iniziative per il centenario della nascita di Alfio Pannega.
L'incontro si terra' lunedi' 24 marzo 2025 alle ore 9 presso l'ufficio dell'assessora Katia Scardozzi in via Garbini.
Come ricorderete, della delegazione dovrebbero far parte, oltre ad Enrico Mezzetti, Pietro Benedetti, Lella Biagi, Antonella Litta, Antonello Ricci.
I membri della delegazione contattino Enrico Mezzetti per la conferma della loro presenza: la sua e-mail e': mezzettienrico at libero.it
Grazie a tutte e tutti.
Allegate in calce riportiamo una minima sintesi di alcune proposte formulate nell'incontro del 15 marzo 2025 e una minima notizia su Alfio Pannega.
Nel ricordo e alla scuola di Alfio Pannega continuiamo nell'impegno per la pace; in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani; per il rispetto e la salvaguardia di quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera; per il bene comune dell'umanita'.
Un cordiale saluto,
P.
Viterbo, 18 marzo 2025
Mittente: centropacevt at gmail.com, crpviterbo at yahoo.it
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Allegato primo: una minima sintesi di alcune proposte formulate nell'incontro del 15 marzo 2025
1. Una commemorazione da parte delle persone amiche al cimitero di Viterbo il 30 aprile (anniversario della scomparsa) o in uno dei giorni immediatamente precedenti o successivi.
2. Una commemorazione nella Sala Regia di Palazzo dei Priori (dove Alfio su invito del Comune tenne una indimenticabile "lectio magistralis") preferibilmente il 21 settembre (centenario della nascita).
3. Repliche della rappresentazione dello spettacolo teatrale "Allora ero giovane pure io", accompagnandolo ove possibile con riflessioni e testimonianze di persone amiche e letture di poesie di Alfio Pannega.
4. Raccogliere e catalogare la documentazione di e su Alfio (fotografie, registrazioni audio e video, manoscritti e memorabilia, testimonianze e omaggi) attualmente dispersa tra varie persone, associazioni ed istituzioni per costituire un "Archivio Alfio Pannega" di pubblica consultazione.
5. Realizzazione di una mostra multimediale da esporre dapprima a Viterbo e poi anche altrove.
6. Realizzazione di un concerto e/o di una festa popolare.
7. Realizzazione di una pubblicazione che riprenda, consistentemente ampliandolo ed arricchendolo, il volume di e su Alfio gia' edito nel 2010.
8. Realizzare iniziative commemorative nelle scuole, all'universita', nelle biblioteche e nei centri culturali, di aggregazione sociale e d'impegno civile.
9. Coinvolgere nelle commemorazioni le esperienze della societa' civile cosi' come le istituzioni democratiche locali.
10. Proporre l'apposizione di una lapide commemorativa sulla facciata della casa a ridosso di Porta Faul in cui Alfio visse a lungo.
11. Proporre l'intitolazione di un luogo pubblico ad Alfio Pannega (ad esempio in uno spazio ancora privo di denominazione specifica nell'area di Valle Faul).
12. Proporre di realizzare se possibile una "Casa-museo Alfio Pannega" (in cui eventualmente potrebbe essere conservato anche l'"Archivio Alfio Pannega" di cui al punto 4) nella casa a ridosso di Porta Faul in cui Alfio visse a lungo (o in uno degli altri edifici recentemente recuperati e ristrutturati siti in Valle Faul).
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Allegato secondo: una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna a ridosso ed entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010, a cura di Antonello Ricci e Alfonso Prota): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita' le tracce della sua vita e delle sue lotte, e' restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4091, 4235-4236, 4452, 4455-4458, 4599-4601, 4819-4821, 4962-4965, 5184-5187, 5328, 5331, 5470, 5477, 5485, 5487, 5489, 5501-5503, 5505, 5507, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446, i fascicoli de "La biblioteca di Zorobabele" nn. 430-433.
2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...
... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.
3. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: USCITA DI SICUREZZA DALLA GUERRA E DAL RIARMO. CINQUE PASSI PER LA PACE IN UCRAINA CON LA FORZA DELLA NONVIOLENZA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo originariamente pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Se lo stesso scandalo per lo scontro verbale in diretta televisiva tra Trump e Zelensky si sollevasse per le centinaia di migliaia di giovani ucraini e russi che da tre anni si uccidono reciprocamente lontano dalle telecamere, forse l'Europa avrebbe mediato il conflitto da tempo. Come chiediamo fin dall'inizio. Invece i governi europei che oggi si stracciano le vesti hanno lasciato gli ucraini nelle mani di Putin e Trump e - come l'uomo con il martello che vede il mondo come un chiodo - non trovano altra "soluzione" che avviare una nuova corsa agli armamenti, che trasformi l'Europa dello stato sociale nell'Europa dello stato di guerra permanente: dal welfare al warfare. Con un gigantesco spostamento di risorse dagli investimenti civili alle spese militari e una riconversione industriale al contrario: dal civile al militare, dalle automobili ai carri armati. Il "ReArm Europe" della Commissione europea e' la consegna, insieme ad 800 miliardi di euro, del governo della UE direttamente al complesso militare-industriale.
Ma anziche' questo folle riarmo, che puo' portare nel giro di poco tempo alla guerra mondiale e nucleare, l'Europa deve recuperare lo spirito e la lettera di Ventotene - antinazionalista ed antimilitarista ("La federazione europea riduce al minimo le spese militari, permettendo cosi' l'impiego della quasi totalita' delle risorse a scopi di elevazione del grado di civilta'", scriveva Altiero Spinelli nel 1942) - ed attrezzarsi per trascendere il conflitto, ossia adoperarsi per una soluzione che fornisca garanzie a tutte le parti in campo, fondata non sui "nostri valori" - formula abusata per giustificare ogni guerra degli ultimi trentacinque anni - ma sui bisogni fondamentali di tutti gli attori in campo: sopravvivenza, benessere, liberta', sicurezza. A partire dal cui riconoscimento, "piu' ampio e' lo spettro delle soluzioni piu' numerose sono le alternative alla violenza. E questo e' il punto principale: usare l'energia generata dal conflitto per arrivare a soluzioni creative" (Johan Galtung, Affrontare il conflitto, 2008).
Per esempio l'uscita di sicurezza dalla guerra in Ucraina proposta dal Movimento Nonviolento che si fonda si' sulla "forza" - come dice von der Leyen - ma sulla forza della nonviolenza non delle armi, attraverso cinque passi di pace collegati ed integrati. Eccone una sintesi.
Primo passo: creazione di una zona smilitarizzata tra Unione Europea e Russia, che attraversi Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina, con l'istituzione di un corridoio di 500 chilometri di larghezza lungo tutto il confine, dal Mar Bianco al Mar Nero.
Secondo passo: avviare immediatamente una moratoria nucleare che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi), con l'impegno all'adesione concordata e multilaterale al TPNW, il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari.
Terzo passo: avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, secondo la lungimirante visione di Alex Langer, per la gestione non militare della crisi. In ogni conflitto internazionale, tra l'inerzia indifferente e il mandare armi ed eserciti, c'e' lo spazio dell'azione civile, prima, durante e dopo l'esplosione della violenza. Se l'Unione Europea si fosse dotata di questo mezzo di pace capace di intervenire efficacemente sul terreno, invece delle armi e delle milizie armate, avrebbe potuto perfino prevenire l'invasione russa dell'Ucraina.
Quarto passo: dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno a obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva di tutte le parti in conflitto. Coinvolgere loro, "costruttori di ponti e saltatori di muri" (Langer) portatori di interessi comuni, in un "tavolo delle trattative" da convocare in territorio neutrale e simbolico. Per esempio presso la Citta' del Vaticano.
Quinto passo: convocare una Conferenza internazionale di pace sotto egida dell'ONU, con tutti gli attori coinvolti direttamente e indirettamente nel conflitto, per la costruzione di una sicurezza globale condivisa e un futuro di pace. Quest'anno ricorrono i cinquanta anni della Conferenza internazionale di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, la cui dichiarazione finale costitui' nel 1975 il primo coraggioso atto di disgelo tra la Nato e il Patto di Varsavia. Il successivo abbattimento del muro di Berlino nel 1989, con la fine della "guerra fredda", invece, non vide alcuna conferenza di pace che definisse il nuovo assetto dell'Europa e del mondo: il presidente Gorbaciov, che ne fu il protagonista insieme ai popoli europei, interpreto' la fine dell'era bipolare come l'avvio di un Nuovo ordine internazionale multipolare e pacifico; i presidenti USA, Reagan e Bush, come la vittoria dell'Occidente nel dominio unipolare del pianeta. Ormai e' tempo di sanare quell'equivoco, che continua da allora a provocare guerre e danni.
Un'uscita di sicurezza dalla guerra e' dunque possibile, ma e' fondata su un'altra Europa ed un'altra idea di difesa: della pace e della sicurezza di tutti i cittadini del Continente, anziche' degli interessi dell'industria bellica internazionale.
4. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: ANTIMILITARISMO E ANTINAZIONALISMO: I PUNTI DI RIFERIMENTO DIMENTICATI DELLA CIVILTA' EUROPEA
[Riceviamo e diffondiamo il seguente articolo originariamente pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Cio' che piu' stupisce dello tsunami bellicista e riarmista che sta travolgendo l'Europa, passata dall'islamofobia alla russofobia, alla costante ricerca di un nemico che ne giustifichi il gigantesco trasferimento di risorse civili e sociali nelle casse dell'industria bellica internazionale - secondo il principio che descriveva Umberto Eco: "Poiche' per fare la guerra ci vuole un nemico con cui guerreggiare, la ineluttabilita' della guerra corrisponde alla ineluttabilita' dell'individuazione e della costruzione del nemico" (Costruire il nemico, 2008) - e' l'assenza nelle classi dirigenti, ostaggio delle lobby delle armi, e nei media che li supportano, spesso emanazione diretta del complesso militare-industriale, di una visione generale fondata su punti di riferimento che ne indichino l'orizzonte di senso.
Eppure in Europa non mancano punti di riferimento luminosi che hanno contribuito a costruire, proprio nei momenti piu' oscuri, quei "valori" europei oggi tanto evocati nella vulgata quotidiana quanto contraddetti nelle scelte politiche nazionali e sovranazionali. Ricordo qui alcune figure di epoche diverse che hanno fornito un contributo essenziale alla costruzione della civilta' europea, accomunati dalla preoccupazione di mettere in guarda contro il nazionalismo ed il militarismo, facce oscure della medesima medaglia bellicista.
Erasmo da Rotterdam, il primo intellettuale cosmopolita europeo - che da' oggi il nome al piu' diffuso programma europeo di scambi giovanili, ma il cui pensiero e' totalmente dimenticato - nel continente dilaniato dalle guerre di religione scriveva il Lamento della pace (1517), indicando nella guerra il peggiore di tutti i mali, perche' ribalta l'ordine dei valori: "Se giudichi peggior condizione per uno stato quella in cui i peggiori prevalgono, la guerra e' il regno dei piu' scellerati e in guerra brillano coloro che in pace inchioderesti al patibolo". E continuava: "Se per un principe amorevole nulla dev'essere piu' importante dell'incolumita' dei sudditi, la guerra gli dovra' riuscire odiosa piu' di ogni altra cosa".
Concetti ripresi da Immanuel Kant che ha rifondato il pensiero etico-politico con il quale ha inizio la modernita'. Nato a Koenigsberg, odierna Kaliningrad, nel Progetto filosofico per la pace perpetua (1795), dopo il travolgimento dell'ancien regime operato dalla Rivoluzione francese, ne indica come condizione preliminare la scomparsa degli eserciti permanenti e della corsa agli armamenti: gli Stati "pronti come sono a mostrarsi sempre armati minacciano costantemente di guerra gli altri Stati e spingono questi a superarsi a vicenda nella quantita' degli armati, che non conosce limiti, e poiche', con i costi che cio' richiede, la pace diventa alla fine ancora piu' pesante di una breve guerra, sono allora essi stessi causa di guerre di aggressione". E' la razionale decostruzione del principio di deterrenza - oggi tornato follemente di moda, in epoca nucleare - che genera il "dilemma della sicurezza": ossia la corsa agli armamenti per la sicurezza di un attore statale, genera la speculare corsa agli armamenti di chi se ne sente minacciato, generando insicurezza per tutti.
E mentre in Europa si affermavano i fascismi, fondati sul militarismo come carattere identitario primario, Simone Weil, che alla critica della guerra e della sua preparazione ha dedicato molte pagine, ne esplicitava l'intimo carattere reazionario: "Il grande errore in cui cadono quasi tutte le analisi riguardanti la guerra e' di considerare la guerra come un episodio di politica estera, mentre e' prima di tutto un fatto di politica interna, il piu' atroce di tutti. (...) Si tratta di un rilievo assai semplice: il massacro e' la forma piu' radicale di oppressione; i soldati non si espongono alla morte, sono mandati al massacro. Come ogni apparato oppressivo, una volta costituito, resta fino a quando non viene spezzato, cosi' ogni guerra, imponendo un apparato finalizzato a dirigere le manovre strategiche su masse costrette a servire come masse di manovra, deve essere considerata, anche nel caso in cui sia condotta da rivoluzionari, un fattore reazionario" (Riflessioni sulla guerra, 1933).
Ha presente questo filone civile del migliore pensiero europeo Altiero Spinelli quando dal confino di Ventotene, nel momento piu' buio della seconda guerra mondiale immagina un'Europa unita, pacifica e federale, mettendo in guardia, a sua volta, dalla combinazione infernale di nazionalismo e militarismo: "Anche nei periodi di pace, considerati come soste per la preparazione alle inevitabili guerre successive, la volonta' dei ceti militari predomina ormai in molti paesi su quella dei ceti civili, rendendo sempre piu' difficile il funzionamento di ordinamenti politici liberi: la scuola, la scienza, la produzione, l'organismo amministrativo sono principalmente diretti ad aumentare il potenziale bellico" scriveva con Ernesto Rossi nel Manifesto di Ventotene (1941). E nello scritto dell'anno successivo aggiungeva che "il pericolo permanente di conflitti armati tra popoli civili deve essere estirpato radicalmente, se non si vuole che distrugga tutto cio' a cui si tiene di piu'" (Gli stati uniti d'Europa e le varie tendenze politiche, 1942). Come fare? "La federazione europea riduce al minimo le spese militari, permettendo cosi' l'impiego della quasi totalita' delle risorse a scopi di elevazione dello stato di civilta'".
Qualcuno lo spieghi a chi, riempendosi la bocca della parola Europa, sta facendo sciaguratamente ed esattamente il contrario.
5. REPETITA IUVANT. NORBERTO BOBBIO: PACE. CONCETTI, PROBLEMI E IDEALI (1989) (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)
[Dal sito www.treccani.it riproponiamo la seguente voce estratta dalla Enciclopedia del Novecento I Supplemento (1989)]
7. Il Terzo per la pace
Come lo stato di natura hobbesiano, lo stato di equilibrio del terrore e' uno stato da cui l'uomo deve assolutamente uscire, sia che questo 'deve' sia inteso come un imperativo categorico, una norma morale assoluta, o un imperativo ipotetico, una regola di prudenza, sia che ci si metta dal punto di vista di una morale deontologica e dell'etica weberiana della convinzione o dal punto di vista di una morale utilitaristica e dell'etica weberiana della responsabilita'. Ma in che modo? Pare improbabile che se ne possa uscire senza la presenza di un Terzo non coinvolto. In uno stato di equilibrio delle forze tra eguali, l'unico strumento di pace e' l'accordo. Ma affinche' un accordo sia efficace e raggiunga lo scopo per cui e' stato stipulato occorre che i due contraenti si ritengano perentoriamente obbligati a osservarlo. Ora, quest'obbligo viene meno in uno stato d'incertezza, ovvero in uno stato in cui nessuno dei due e' sicuro dell'osservanza dell'altro. Questa situazione e' stata descritta una volta per sempre da Hobbes: "[Nello stato di natura] chi adempie per primo non ha alcuna assicurazione che l'altro adempia in seguito, perche' i vincoli delle parole sono troppo deboli per imbrigliare l'ambizione, l'avarizia, l'ira e le altre passioni degli uomini, senza il timore di qualche potere coercitivo, che non si puo' supporre vi sia nella condizione di mera natura, dove tutti gli uomini sono eguali e giudici della giustezza dei loro timori. Percio' chi adempie per primo, non fa che consegnarsi al suo nemico, contro il diritto [...] di difendere la propria vita" (Leviatano, XIV, Firenze 1976, p. 132). Uno studioso di Hobbes (J. W. N. Watkins) descrive con questo apologo cio' che chiama "il gioco dello stato di natura": Tizio e Caio sono due uomini hobbesiani in un hobbesiano stato di natura. Entrambi portano con se' un armamento micidiale. Un pomeriggio, mentre sono in cerca di ghiande, s'incontrano in una piccola radura in mezzo al bosco. Il sottobosco rende la fuga impraticabile. Tizio grida: "Aspetta! Non facciamoci a pezzi". Caio risponde: "Condivido il tuo stato d'animo. Contiamo: quando arriveremo a dieci ciascuno di noi due gettera' le armi alle proprie spalle tra gli alberi". Ciascuno dei due comincia furiosamente a pensare: e' il caso o no di gettare via le armi quando arriveremo a dieci? Ognuno considera che se nessuno le butta nel timore che l'altro non le butti, ne verra' uno scontro all'ultimo sangue in cui ognuno rischia la morte. Ma considera anche che se lui le butta e l'altro no, la propria morte e' sicura. E allora? Delle quattro soluzioni possibili: che le butti il primo e non il secondo, il secondo e non il primo, nessuno dei due, tutti e due, quest'ultima, che rappresenterebbe l'osservanza della massima pacta sunt servanda, e' una sola e non e' detto che sia la piu' probabile. Considerando il modo con cui procedono le trattative per il disarmo tra le grandi potenze non si tardera' a riconoscere l'esattezza dell'ipotesi hobbesiana. Chi comincia per primo in una situazione in cui non e' sicuro che l'altro faccia altrettanto non si mette forse nelle mani dell'altro? Allora nessuno comincia. Altro e' la stipulazione verbale di un patto, altro la sua osservanza. I patti senza la spada di un ente superiore ai due contraenti sono, ancora Hobbes, un semplice flatus vocis.
Non s'insistera' mai abbastanza sull'importanza del Terzo in una strategia di pace. La guerra ha essenzialmente una struttura diadica e tende a far convergere i belligeranti, per quanti essi siano, verso due poli. Non manca talora la presenza di un Terzo anche in un conflitto armato, che puo' prendere la figura di Tertium gaudens, vale a dire di colui che senza volerlo trae beneficio dai danni che i due contendenti si procurano, o del capro espiatorio, che e', al contrario, colui dal quale entrambi i contraenti traggono beneficio, o del seminatore di discordia, che e' chi provoca la guerra altrui per trarne consapevolmente un beneficio (in base al principio del divide et impera). Ma nessuno di questi Terzi e' essenziale alla condotta della guerra: sono tutte quante figure marginali. Quando il Terzo diventa un alleato di una delle due parti, perde completamente il ruolo di Terzo. Quando resta neutrale viene a trovarsi in una situazione di estraneita' al conflitto. Sulla base della presenza o assenza di un Terzo in un conflitto, si fonda la distinzione, gia' richiamata, fra stato polemico, in cui il Terzo e' escluso, e stato agonale, in cui esiste il Terzo e che pertanto si puo' chiamare del Terzo incluso. Il primo, che e' lo stato di guerra per eccellenza, e' diadico; il secondo, che e' per eccellenza lo stato di pace, vale a dire e' quello in cui i conflitti vengono risolti per la presenza di un Terzo senza che sia necessario il ricorso all'uso della forza reciproca, e' triadico.
Del Terzo-per-la-pace due sono le figure principali: l'arbitro (Tertium super partes) e il mediatore (Tertium inter partes). L'arbitro puo' a sua volta o essere imposto dall'alto o autoimporsi o essere scelto dalle stesse parti. Ad ogni modo deve essere riconosciuto dalle parti per poter svolgere la propria funzione: l'effetto del riconoscimento consiste nel fatto che i due litiganti s'impegnano ad accettarne la decisione qualunque essa sia, e accettandola pongono fine alla lite. La decisione accettata non sempre viene eseguita. Percio' bisogna ulteriormente distinguere l'arbitro che ha a disposizione un potere coattivo tanto forte da essere in grado di costringere il recalcitrante e l'arbitro che questo potere non ha. Il primo puo' essere a buon diritto chiamato, per riprendere il titolo di una celebre opera di teoria politica, Defensor pacis. Il mediatore puo' essere, nella sua funzione piu' debole, colui che mette in contatto le parti, oppure, nella sua funzione piu' forte, colui che interviene attivamente allo scopo di far giungere le parti a un compromesso. In questa seconda veste si chiama, non a caso, paciere (e, quando il personaggio e' di grande autorita', pacificatore).
Fra due contendenti la pace puo' nascere o dalla vittoria dell'uno sull'altro e allora si avra' la pace d'impero, oppure dalla presenza di un Terzo arbitro o mediatore. Nell'attuale situazione dei rapporti fra le due grandi potenze, caratterizzata dall'equilibrio del terrore, non si ritiene ne' auspicabile ne' possibile la prima, che verrebbe alla fine di una guerra catastrofica. Ma esiste un Terzo-per-la-pace dal quale si possa sperare una soluzione diversa da quella della pace d'impero? una pace negoziata, una pace di compromesso, o alla fine, per riprendere la tipologia di Aron, una pace di soddisfazione? Nell'attuale sistema internazionale questo Terzo non esiste, ne' se ne profila uno credibile all'orizzonte. Tertium super partes avrebbe dovuto essere nelle intenzioni dei suoi promotori, sconvolti dagli effetti della seconda guerra mondiale, l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Ma essendo nata come associazione di Stati e non come Superstato (in un ordinamento statale il diritto di veto sarebbe inconcepibile), e' troppo debole per imporsi agli Stati piu' forti che di fatto la disprezzano e se ne servono, quando se ne servono, unicamente per far valere i propri interessi e per cercare di intralciare la soddisfazione degli interessi altrui. Terzi al di sopra delle parti sono idealmente, anche se non sempre nella realta', le Chiese cristiane, un sovrano dell'ordine religioso universale, come il papa, i movimenti pacifisti sorti in questi ultimi anni soprattutto nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti (i movimenti pacifisti dell'Europa dell'Est sono movimenti di parte), d'ispirazione religiosa o politico-religiosa, come i movimenti per la nonviolenza, o politica. Ma la loro autorita' e' esclusivamente spirituale e morale: un'autorita' che, per quanto alta e tendenzialmente universale, non ha mai impedito in tutto il corso della storia umana, dominata dalla volonta' di potenza, le 'inutili stragi'. Quanto al Terzo fra le parti e' un ruolo cui avrebbe potuto aspirare l'Europa, se non fosse stata sinora, e forse irrimediabilmente, divisa nelle zone d'influenza rispettivamente degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica, lacerata fra due diverse lealta' che le hanno impedito di trovare un'unita' politica corrispondente e conforme alla sua unita' culturale ormai esistente da secoli. Quando l'egemonia dell'Unione Sovietica sulla Cina ha avuto fine e la Cina ha cominciato a svolgere un ruolo relativamente autonomo nell'ordine internazionale, si e' cominciato a pensare che il sistema bipolare si sarebbe trasformato in un sistema tripolare. Ma a parte il fatto che la previsione si e' dimostrata prematura, la Cina non sarebbe un Terzo mediatore, ma nella migliore delle ipotesi un Tertium gaudens, nella peggiore un alleato disponibile per entrambi secondo le circostanze, e quindi sarebbe in entrambi i casi una tipica figura del Terzo-per-la-guerra. Infine esiste una grande organizzazione di stati sedicenti neutrali o indipendenti dai due blocchi che e' stata chiamata del Terzo Mondo. Ma essa e' come Terzo-al-di-sopra-delle-parti troppo debole, per mancanza di coesione interna, come Terzo-fra-le-parti, troppo poco autorevole, in quanto costituita per gran parte da Stati in via di sviluppo. Che poi un Terzo-al-di-sopra-delle-parti possa nascere artificialmente, secondo l'ipotesi hobbesiana, da un pactum subiectionis fra gli Stati, ovvero dalla rinuncia degli Stati piu' forti all'uso indiscriminato della propria forza e dalla costituzione volontaria e irreversibile di una forza comune, e', allo stato attuale della lotta per l'egemonia dei due grandi Leviatani, assolutamente impensabile. D'altra parte e' impensabile che una situazione come quella dell'equilibrio del terrore, che viene mantenuto soltanto attraverso un continuo accrescimento nella capacita' da una parte e dall'altra di essere sempre piu' 'terribili', possa durare all'infinito, se non altro perche' viviamo in un universo finito e finite sono le risorse di cui l'uomo puo' disporre per accrescere la propria potenza. Che l'umanita' debba uscire dallo stato di equilibrio del terrore e' ormai una certezza assoluta. Ma nessuno, neppure coloro che detengono nelle loro mani il supremo potere di vita e di morte, e' in grado di dire se, come e quando, questa uscita possa avvenire.
La proposta detta 'iniziativa per una difesa strategica' (SDI), annunziata per la prima volta dal presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, il 23 marzo 1983 e chiamata comunemente e polemicamente "guerre stellari", e' stata presentata come un vero e proprio salto qualitativo nei rapporti fra le due grandi potenze, come un modo per rispondere all'aspirazione universale di scongiurare l'apocalisse nucleare, in quanto, predisponendo uno scudo spaziale di tale ampiezza e precisione da impedire o la partenza o il percorso o l'arrivo dei missili avversari, farebbe perdere di validita' la diretta correlazione, sulla quale si e' fondata la strategia dell'era post-atomica, fra sicurezza e minaccia di sterminio. L'idea fondamentale su cui si regge la nuova strategia consiste nel tentativo di sostituire alla corsa verso armi di offesa sempre piu' micidiali la corsa verso apparati di difesa sempre piu' protettivi, allo scoraggiamento attraverso la paura dell'altro lo scoraggiamento mediante la propria mancanza di paura. Il dibattito e' in corso. Si tratta di sapere, in primo luogo, se tale sistema di difesa sia tecnicamente possibile e quindi rispondente allo scopo; in secondo luogo, se, posto che sia possibile rispetto allo stato attuale delle armi, non possa venir superato da nuove armi offensive non ancora inventate, nel qual caso non farebbe che rinfocolare la gara tra i due grandi e aumentare il rischio e la gravita' dello scontro finale; in terzo luogo, se il possesso dello scudo spaziale, che darebbe a uno solo dei due il privilegio della invulnerabilita', non possa renderlo, novello Achille, piu' forte e piu' ardito nell'attacco, giusta una delle piu' celebri massime di Machiavelli: "[...] e prima si cerca non essere offeso, e poi si offende altrui" (Discorsi, I, 46).
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- Norman Mailer, Il nudo e il morto, Garzanti, Milano 1957, 1986, pp. 860.
7. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.
8. PER SAPERNE DI PIU'
Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5513 del 23 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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