[Nonviolenza] Telegrammi. 5505



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5505 del 15 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. Alfio Pannega, o della nonviolenza in cammino. Una testimonianza nell'anno in cui ricorre il centenario della nascita del poeta antifascista viterbese
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Movimento Nonviolento: Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
4. Raniero La Valle: Mai piu'
5. Raniero La Valle: Che far: una sfida del pensiero
6. Raniero La Valle: Le due aggressioni
7. Un nuovo utile libro di Enrico Peyretti
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. MEMORIA. ALFIO PANNEGA, O DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO. UNA TESTIMONIANZA NELL'ANNO IN CUI RICORRE IL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL POETA ANTIFASCISTA VITERBESE

Per iniziativa di molte amiche e molti amici che non l'hanno dimenticato si stanno svolgendo in queste settimane a Viterbo vari incontri per preparare adeguate commemorazioni pubbliche di Alfio Pannega, il poeta e militante per la pace, i diritti umani, la liberazione dell'umanita' e la salvaguardia del mondo vivente, di cui ricorre quest'anno il centenario della nascita (nacque infatti a Viterbo il 21 settembre 1925, e a Viterbo si spense il 30 aprile 2010).
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E' auspicabile che alle persone che con Alfio Pannega condivisero l'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" e che costituirono la sua vera e propria famiglia negli ultimi vent'anni della sua vita, cosi' come all'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" il cui comitato provinciale viterbese ha meritoriamente deciso di farsi promotore di iniziative non solo nel capoluogo ma in tutto l'Alto Lazio ed anche oltre, si uniscano non solo altre persone di volonta' buona ed altre associazioni culturali e d'impegno civile, ma anche le istituzioni democratiche rappresentative dell'intera popolazione: Alfio Pannega e' stato infatti una figura fortemente rappresentativa di Viterbo e della sua cultura popolare, una persona in citta' conosciuta da tutti e da tutti molto amata.
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E sarebbe bene che le iniziative pubbliche in ricordo di Alfio Pannega siano propizia occasione per farne conoscere la figura, l'opera e la testimonianza sia fuori Viterbo, sia a Viterbo alla generazione piu' giovane giunta all'eta' della ragione dopo la sua scomparsa; ma anche e ancor piu' siano occasione per riproporre qui ed ora i valori e le scelte e gli impegni morali e civili di cui Alfio Pannega e' stato testimone lungo l'intero corso della sua vita: l'impegno per salvare tutte le vite, e quindi l'opposizione nitida e intransigente a tutte le guerre e a tutte le uccisioni, a tutte le dittature e a tutte le sopraffazioni; l'impegno in difesa dell'intero mondo vivente, con un amore tenero e accudente per gli animali e le piante di cui aveva una conoscenza profonda, sapiente e saggia; l'impegno a rispettare la vita, la dignita' e i diritti di ogni persona, e quindi altresi' l'impegno ad aiutare ogni persona che avesse bisogno di aiuto. L'impegno antirazzista, antimilitarista, antifascista; l'impegno contro il maschilismo; l'impegno contro ogni oppressione e devastazione; l'impegno in difesa della cultura e della natura; l'impegno per il riconoscimento e il rispetto dei diritti sociali, civili, politici, umani di ogni persona.
Per l'intera sua vita Alfio Pannega e' stato un consapevole militante della classe lavoratrice, un antifascista in ogni suo comportamento, un compagno nel sento forte ed etimologico del temine: la persona che condivide il suo pane con chiunque abbia fame.
E l'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul", di cui Alfio Pannega e' stato fin dall'inizio e fino alla sua morte verace animatore, esercitando sui giovani in essa impegnati un magistero morale e civile che ha recato molti preziosi frutti, si e' caratterizzata infatti, prima ancora che per le molteplici attivita' culturali e iniziative militanti, per essere stato un luogo e una comunita' di viva solidarieta', un luogo e una comunita' in cui ogni persona veniva accolta e trovava un tetto e un pasto senza che gli venisse chiesto nulla.
Perché Alfio Pannega e' stato un luminoso testimone della nonviolenza, e il centro sociale che intorno alla sua persona e alla sua scuola e' cresciuto, nutrendosi delle sue esperienze e dei suoi racconti, della sua testimonianza e della sua memoria, della sua poesia generosa e della sua sorgiva bonta', e' stato innanzitutto un'autentica esperienza nonviolenta di solidarieta' concreta, di effettuale resistenza alla barbarie, di opposizione nitida e intransigente ad ogni menzogna e ad ogni violenza.
Il comunismo libertario di Alfio Pannega e del centro sociale che lo ha avuto come fondamentale protagonista e' stato infatti impegno morale e civile fondato sul riconoscimento, il rispetto e la difesa dell'eguale diritto alla vita, alla dignita' e alla solidarieta' di tutti gli esseri umani; fondato sul rispetto e la valorizzazione della diversita' di ogni persona; fondato sui criteri che sono alla base di tutte le grandi tradizioni culturali dell'umanita': "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te"; "da ciascuna persona sia dato secondo le sue capacita', a ciascuna persona sia dato secondo i suoi bisogni"; "in ogni tua azione senti ed invera la responsabilita' per l'intero mondo vivente"; "condividi con tutte e tutti tutto il bene e tutti i beni"; "soccorri, accogli, assisti ogni persona bisognosa di aiuto"; "salvare le vite e' il primo dovere", "sii tu l'umanita' come dovrebbe essere".
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Sabato 15 marzo presso il "centro sociale occupato autogestito Valle Faul", che da diversi anni ha spostato di necessita' la sua sede nell'area del capannone ex-Cogema a Castel d'Asso, si incontreranno ancora una volta alcune delle persone che furono amiche di Alfio e con lui condivisero per anni esperienze e riflessioni, all'ascolto e alla sequela della sua testimonianza di persona buona, di uomo di pace, di militante del movimento delle oppresse e degli oppressi che lotta per la liberazione e la salvezza di ogni persona, dell'umanita' intera, dell'intero mondo vivente.
E' nostra viva speranza che da quest'incontro scaturisca una messe di proposte di lavoro per adeguate iniziative pubbliche che lungo quest'intero anno 2025 accompagnino nel ricordo di Alfio Pannega quante e quanti si riconoscono nel cammino nonviolento di costruzione della pace, della giustizia sociale, del rispetto per la vita, dell'universale fraternita' e sorellanza, del bene comune dell'umanita' intera. Ve ne e' grande ed urgente bisogno.
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Opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi per la comune liberazione e la salvezza dell'umanita' intera.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Chi salva una vita salva il mondo.
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Allegato: Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna a ridosso ed entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010, a cura di Antonello Ricci e Alfonso Prota): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita' le tracce della sua vita e delle sue lotte, e' restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4091, 4235-4236, 4452, 4455-4458, 4599-4601, 4819-4821, 4962-4965, 5184-5187, 5328, 5331, 5470, 5477, 5485, 5487, 5489, 5501-5503, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446, i fascicoli de "La biblioteca di Zorobabele" nn. 430-433.

2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...

... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.

3. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO: CINQUE PASSI DI STRATEGIA NONVIOLENTA CONTRO LA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo]

Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
Una zona smilitarizzata dal Mar Bianco al Mar Nero
Moratoria nucleare e Corpi Civili di Pace Europei
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Cio' che sta avvenendo e' la spartizione territoriale dell'Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterra' l'espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle "terre rare", mentre l'Europa sta a guardare e l'Ucraina ne esce commissariata.
Questo e' il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l'intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del "prima la Vittoria, poi la Pace" si e' rivelata per quello che era davvero: "prima la Guerra, poi la Sconfitta". E a perderci, prima di tutti, e' il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranita', dopo aver sacrificato un'intera generazione di giovani sull'altare del nazionalismo.
L'Europa a 27 velocita', che ha accettato il ruolo di comparsa nell'Alleanza atlantica, e' indebolita e afona. Per "salvare il salvabile" si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanita' e dell'istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L'Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.
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Cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un'ulteriore escalation e per costruire una vera pace:
- creazione di una "linea di pace" sui confini tra Europa e Russia (Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina) con l'istituzione di una zona smilitarizzata, un corridoio (500 chilometri di larghezza) per tutto il confine (3000 chilometri di lunghezza). Questo lungo fronte di terra smilitarizzata, da una parte e dall'altra, non potrebbe essere attraversato da truppe militari della Russia o della Nato, o di altri eserciti europei: cosi' si favorirebbe la distensione. La definizione e poi il controllo di questa zona russo/europea smilitarizzata (dal Mar Bianco al Mar Nero) prevede il negoziato e lo sviluppo di meccanismi di verifica efficaci; anziche' concentrarsi sulla militarizzazione nazionale, ci si concentra su una zona di demilitarizzazione internazionale, pan-europea, affidata a tutti i paesi coinvolti;
- avviare immediatamente una "moratoria nucleare" che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi): impegno al non utilizzo, e apertura di negoziati per l'adesione concordata e multilaterale al TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari);
- avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, per la gestione non militare della crisi. Tra non fare nulla e mandare truppe armate, c'e' lo spazio per fare subito qualcosa di utile, nell'ambito della politica di sicurezza per intervenire a livello civile nei conflitti prima che questi sfocino in guerra vera e propria, come avvenuto il 24 febbraio 2022. I Corpi di Pace vanno costituiti e finanziati come una brigata permanente dell'Unione Europea: la loro costituzione deve rientrare nelle competenze della Commissione Europea;
- dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno agli obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva delle parti in conflitto. Convocare con loro, veri portatori di interessi comuni, un "tavolo delle trattative" in zona neutrale e simbolica (Citta' del Vaticano);
- convocare una Conferenza internazionale di pace (sotto egida ONU, con tutti gli attori internazionali coinvolti e disponibili) basata sul rispetto del Diritto internazionale vigente e sul concetto di sicurezza condivisa, che metta al sicuro la pace anche per il futuro.
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La Campagna di Obiezione alla guerra offre uno strumento concreto per attuare il diritto umano fondamentale alla pace, che sul piano politico significa per gli Stati: obbligo di disarmare, obbligo di riformare in senso democratico e far funzionare i legittimi organismi internazionali di sicurezza collettiva a cominciare dalle Nazioni Unite, obbligo di conferire parte delle forze armate all'ONU come previsto dall'articolo 43 della Carta delle Nazioni Unite, obbligo di riconvertire e formare tali forze per l'esercizio di funzioni di polizia internazionale sotto comando sopranazionale, obbligo di sottoporsi alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
Aderendo concretamente alla Campagna ognuno ha la possibilita' personale di dichiarare formalmente la propria obiezione di coscienza e nel contempo sostenere concretamente i nonviolenti russi e ucraini che sono le uniche voci delle due parti che stanno gia' dialogando realmente tra di loro, che creano un ponte su cui puo' transitare la pace,  grazie al coraggio e all'impegno di chi a Kyiv e Mosca, rischiando di persona, lavora per la crescita della nonviolenza organizzata (info sulla Campagna di Obiezione alla Guerra: https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra-2/ ).

4. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE: MAI PIU'
[Riceviamo e diffondiamo]

Carissimi,
ieri abbiamo scritto questa lettera agli Ebrei nel "Giorno della Memoria" che qui vi inviamo per conoscenza, con cordiali saluti
Raniero La Valle
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Da: "Prima loro": lettera agli Ebrei nel Giorno della Memoria
MAI PIU'
Cari amici delle Comunita' Ebraiche di Israele e della Diaspora,
al giungere del "Giorno della Memoria", riteniamo di potervi esprimere anche a nome di innumerevoli nostri contemporanei e a nome dei 310 illustri mittenti che hanno voluto scrivervi la lettera del 27 novembre scorso (e se qualcuno non si riconoscesse in questo ulteriore dialogo puo' non mantenervi la sua firma) l'affetto e la solidarieta' commossa che tale celebrazione rinnova verso di voi. La Shoa' non sara' mai cancellata dal martirologio della storia umana. Noi abbiamo compreso la vostra vibrante reazione a sentire parlare di genocidio in relazione alla guerra di Gaza; infatti benche' di analoghi eventi sia stata purtroppo costellata la storia anche prima della Shoa', il genocidio perpetrato dai nazisti contro gli Ebrei e' inassimilabile a qualsiasi altro per crudelta', numero e diabolica pretesa di scientificita', ultimita' e finalismo. Da questa aberrazione e' scaturito l'irretrattabile "mai piu'" che tutti ci accomuna.  
Perche' allora la parola e' tornata? Perche', ad onta della Convenzione per la prevenzione e la repressione di tale orribile delitto, che fu la prima delle grandi decisioni postbelliche, la pratica di tale crimine associata al livello estremo cui e' giunta la guerra moderna, e' stata implicitamente ammessa nei media e ostentata agli occhi di tutti, se non addirittura legittimata come giustificata e non sanzionabile. Secondo il criterio piu' specifico adottato dalla Convenzione dell'ONU, che e' l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte (anche in parte), un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale, genocidi sono stati in passato quelli degli Indiani d'America o degli Armeni, prima dell'abisso della Shoa' volta a distruggere gli Ebrei in quanto Ebrei; c'e' stata poi l'intenzione di  distruggere i Giapponesi in quanto Giapponesi a Hiroshima e Nagasaki, i Cambogiani in quanto Cambogiani per nascita e cultura a Phnom Penh, gli Israeliani in quanto Israeliani in Palestina, i Palestinesi in quanto Hamas a Gaza e, da ultimo, ai nostri giorni, l'eccidio dei Congolesi a milioni per la sfortuna di vivere in un Congo ricco di stagno, tungsteno, tantalio, oro e altri metalli necessari all'elettronica del mondo intero, nel silenzio dei piu'. La guerra stessa oggi, con le testate nucleari sulle punte dei fucili, si puo' assimilare al genocidio. E' dunque contro questo nuovo flagello dell'umanita', contro questa normalizzazione di guerre genocide, che tutti insieme, Ebrei e Gentili, dovremmo levarci e combattere, risolvendo intanto il contenzioso aperto tra noi.
Di questo fa parte senza dubbio la questione palestinese, a cui per molto tempo si e' creduto (da qualcuno anche in Israele) si potesse dare risposta con la soluzione dei due Stati. Oggi, salvo eventi straordinari, si e' fatto evidente che questa soluzione e' stata resa impossibile. Anche gli avvenimenti di Jenin lo dimostrano. Non si apre allora qui la strada maestra della riconciliazione e condivisione, di Terra e di mensa, cioe' di vita, dei due popoli in lotta?
E' stato emozionante vedere al momento del rilascio delle quattro donne soldato israeliane a Gaza, l'intreccio dei colori israeliani e palestinesi, lo scambio di gesti, fossero pure artefatti, come se l'odio fosse finito; cosi' come lo e' stato il vedere i fiumi di palestinesi uscire dalle carceri israeliane, come se un unico Stato, per Ebrei e Palestinesi, fosse gia' esistente, anche se troppi Palestinesi aventi casa in prigione.
Perche' non dovrebbe essere possibile in Palestina, o se volete in Giudea, Samaria, Galilea, uno Stato giusto e accogliente, casa di tutti? Potrebbe e forse dovrebbe non essere uno Stato laico, secolare e autoidolatrico, quale e' nelle ideologie della modernita' occidentale; potrebbe essere uno Stato confederale, ne' secolare ne' teocratico, ne' religioso ne' aconfessionale, ne' integralista ne' agnostico, ma potrebbe essere uno Stato abramico o "abramitico" come, secondo la Promessa, dovrebbero essere tutti gli Stati e i territori atti ad accogliere e a far vivere insieme tutte le famiglie della terra. Esso potrebbe essere dotato di ordinamenti innovativi, riconosciuti e tutelati dalla comunita' internazionale; e se l'intreccio di Ebrei e Palestinesi, anche al di la' del territorio dello Stato, si realizzasse altresi' in una convivenza piu' diffusa nel vasto mondo esterno, si potrebbero adottare misure atte a mantenere una giusta proporzione tra popolazione arabo-palestinese ed ebrea-israeliana in Palestina. O non si puo' fare nient'altro che quello che e' stato gia' fatto?
Cio' vorrebbe dire una riconciliazione e una pace anche al di la' di quella tra Israeliani e Palestinesi. Qualcuno potrebbe chiedere, come ha fatto la comunita' ebraica di Bologna rispondendo alla nostra precedente lettera, perche' proprio un piccolo Paese come Israele dovrebbe farsi carico di una risposta al problema di 5-6 milioni di profughi gettati nel mondo che nessun Paese finora e' riuscito a risolvere. La risposta ci pare sia che non c'e' un altro popolo che ha avuto il mandato di tessere l'unita' umana. Non tocca a noi ricordare i testi della vostra grande tradizione protesa alla pace e all'universalita' dell'intera famiglia delle nazioni.
Oggi, dopo la tregua di Gaza, voi siete stati esposti a una gravissima provocazione, proveniente dal neoeletto Capo della piu' grande potenza militare della Terra, che vi esorta a estirpare l'intera popolazione di Gaza da quella terra tormentata, e nello stesso tempo vi invia le armi e i dollari per farlo. Purtroppo anche qualcuno dotato di autorita' nel governo di Israele ha detto che si tratta di un'idea "meravigliosa". Si tratterebbe di un orrore deciso e programmato a freddo, quale non si e' dato nemmeno nella pulizia etnica del Sudafrica prima della sua conversione all'umano. E non comprendiamo come i costruttori di amene villette sulla costa deliziosa di Gaza, potrebbero non essere inquietati dalla percezione che quel risultato felice sarebbe stato conseguito in seguito e per effetto di un doppio flagello, il genocidio, subito ieri dagli Ebrei in Europa e l'estirpazione violenta oggi dei due milioni di superstiti a Gaza. Ci sembra che in questo momento il passaggio cruciale nel rapporto tra Israele e la comunita' internazionale stia nel respingere senza ambiguita' questa proposta presentata come la soluzione definitiva della questione palestinese, e paradossalmente frutto della tregua di Gaza. E ci sembra che anche l'Italia, pur nel rapporto ambiguo stabilito tra il presidente Trump e la presidente del Consiglio Meloni, dovrebbe respingere questo aberrante progetto politico, che griderebbe vendetta alla luce della nostra Costituzione e della nostra identita' nazionale.
Infine un accenno a un problema interno alle Chiese. Papa Francesco ha detto, celebrando la settimana per l'unita' dei cristiani, che la Chiesa cattolica e' disposta ad adottare qualsiasi data per la Pasqua, superando le "diatribe" del passato, pur di celebrarla nello stesso giorno nelle diverse confessioni cristiane. La data della Pasqua degli Ebrei non si discute: ma non potrebbe aprirsi un dialogo anche su questo, in vista della futura unita'? Dopo tutto e' celebrando la "Pasqua dei Giudei" che Gesu' e' stato consegnato alla morte dal brutale e pilatesco potere romano.
Rinnovando la nostra condivisione con Voi nel Giorno della Memoria, vi inviamo i piu' cordiali saluti
Lo Scriba per "Prima loro" (Raniero La Valle)

5. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE: CHE FARE: UNA SFIDA DEL PENSIERO
[Riceviamo e diffondiamo]

Cari amici,
quando volano gli stracci e si dirada il polverone cosi' sollevato, si vedono ridotti in pezzi gli oggetti che quella polvere copriva. Quelli che sono apparsi dopo lo scontro del 28 febbraio nello Studio Ovale della Casa Bianca sono i cocci di due idoli caduti: il mito dell'America come messia collettivo e guida delle Genti e il mito di Israele come terra promessa e "citta' di rifugio" del popolo di Dio.
Quanto al primo idolo e' difficile descriverne la fallacia senza incorrere nell'accusa di essere putiniani, iconoclasti dei valori dell'Occidente. Sediamoci percio' anche noi nell'aula del Parlamento europeo, per sentire l'analisi che del potere di questo idolo ha fatto il 25 febbraio scorso ai deputati europei uno degli americani piu' autorevoli, l'economista Jeffrey Sachs, una delle 100 persone piu' influenti secondo la lista redatta ogni anno dalla rivista statunitense Time e gia' direttore dell'Earth Institute alla Columbia University. Invitato a Strasburgo per illustrare la sua visione di una "Geopolitica della pace", il professor Sachs ha parlato dell'America e della sua politica negli ultimi 36 anni e ha cominciato citando le guerre in Medio Oriente, tra cui Iraq e Siria, le guerre in Africa, tra cui il Sudan, la Somalia, la Libia, guerre che gli Stati Uniti hanno condotto e causato. Gli Stati Uniti - ha detto - soprattutto durante gli anni 1990-91 e con la fine dell'Unione Sovietica sono giunti alla conclusione che dovevano "governare il mondo senza ascoltare le opinioni di nessuno, senza tener conto di 'linee rosse', delle preoccupazioni di sicurezza degli altri Paesi, degli obblighi internazionali e del quadro dell'ONU". Nel 1991 hanno deciso di non fare nulla per evitare la decomposizione dell'Unione Sovietica e aiutarla a fare le sue riforme per prevenire il disastro; poi hanno creduto che il mondo fosse ormai degli Stati Uniti, hanno cercato di staccare dalla Russia tutti gli alleati dell'era sovietica come l'Iraq e la Siria, mentre l'Europa non aveva nessuna politica estera se non quella della lealta' verso l'America. L'ultima volta che l'Europa ha avuto una voce e' stato quando Francia e Germania sì sono opposte all'invasione dell'Iraq, "una guerra direttamente inventata da Netanyahu e dal Pentagono, aggirando il Consiglio di Sicurezza". Poi l'Europa ha perso la sua voce quando gli Stati Uniti hanno deciso che l'unipolarismo significava che la NATO si doveva estendere da Bruxelles a Vladivostok passo dopo passo. Gli Stati Uniti hanno pensato che qualsiasi luogo senza una base militare americana fosse fondamentalmente un nemico: "neutralita' e' una parolaccia nel lessico politico degli Stati Uniti: se sei un nemico sappiamo che sei un nemico, se sei neutrale sei un sovversivo perche' in realta' sei contro di noi ma non ce lo dici". La decisione sulla NATO fu presa formalmente nel 1994 quando Clinton firmo' per l'allargamento ad Est benche' il segretario di Stato James Baker e il ministro degli esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher il 7 febbraio 1990 avessero assicurato a Gorbaciov che la NATO non si sarebbe mossa verso Est e che gli Stati Uniti non avrebbero tratto vantaggio dalla dissoluzione del patto di Varsavia: "un impegno preso in un contesto giuridico e diplomatico, non occasionale, per porre termine alla Seconda guerra mondiale e aprire la strada alla riunificazione tedesca". Che la NATO non si sarebbe allargata di un centimetro verso est fu poi ribadito in innumerevoli documenti successivi. In realta' l'idea era che la NATO e l'Europa dovessero espandersi insieme. "Si tratta di un progetto trentennale, giunto fino ad ora" (cioe', forse, fino alla telefonata Trump-Putin del 12 febbraio), "di cui l'Ucraina e la Georgia sono state le chiavi". Secondo Sachs questa e' la lezione che l'America ha imparato dall'Impero inglese, di cui aspira ad essere l'erede: mettendo Ucraina, Romania, Bulgaria, Turchia e Georgia nella NATO, si sarebbe bloccata la Russia sul mar Nero, negandole l'accesso al Mediterraneo e riducendola a poco piu' di una Potenza locale.
Sulla base della sua conoscenza diretta dei presidenti americani e delle loro squadre Sachs ha affermato che nulla e' cambiato molto da Clinton a Bush junior a Obama a Trump a Biden se non forse in peggio, essendo stato Biden appunto il peggiore. E proprio il riferimento a Biden ha dato a Sachs l'occasione per citare una circostanza che dovrebbe far molto riflettere sul grado di razionalita' con cui vengono prese le decisioni nelle nostre democrazie, dove l'apparenza conta piu' della realta'. "Il sistema politico americano, ha detto Sachs, e' un sistema di immagini, di pubbliche relazioni, un sistema di manipolazione dei media ogni giorno", sicche' Biden ha potuto restare alla presidenza anche negli ultimi due anni in cui non era padrone di se' (compos mentis), e perfino ricandidarsi, finche' un incidente, occorso quando ha dovuto restare per 90 minuti solo su un palco, ne ha decretato la fine.
Del progetto andato avanti negli ultimi 30 anni, ha continuato l'ospite americano, fa parte il bombardamento di Belgrado nel 1999 per 78 giorni consecutivi : si', perche' i confini sono "sacrosanti", tranne quando l'America li cambia, come per il Kosovo, o per il Sud Sudan, "che non ha sconfitto il Sudan grazie a una insurrezione tribale, ma e' stato un progetto degli Stati Uniti, un 'copione' della CIA".
Poi c'e' stato l'undici settembre e gli Stati Uniti decidevano che avrebbero scatenato 7 guerre in 5 anni, e il generale Clark, comandante supremo della NATO, come ha rivelato in un'intervista alla TV, se lo senti' dire il 20 settembre dal Pentagono: "inizieremo con l'Iraq e poi ci sposteremo in Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran": le guerre di Netanyahu nel quadro della nuova strategia israeliana di "rottura netta" (Clean break) con la politica della "terra in cambio di pace", cioe' dei due Stati in Palestina.
Il prof. Sachs e' andato avanti cosi' a lungo, provocando un forte trauma negli allibiti parlamentari europei. Ed ecco che. pochi giorni dopo tale evento, l'idolo cosi' descritto suscitava l'esecrazione dei suoi adoratori, quando nello Studio Ovale della Casa Bianca, sfidando ogni problema di immagine, Trump faceva fare agli Stati Uniti la prima cosa buona dopo trent'anni: cercare cioe' di fermare la guerra, negoziando con Putin, contro il suicida sciovinismo di Zelensky. Certo il folle della Casa Bianca non lo faceva spinto da un ideale internazionalista, che e' estraneo alla sua spiccia cultura, ma perche' crede che la nuova "grandezza" e gli interessi dell'America non stiano nella guerra (nella "competizione strategica") per dominare un mondo unipolare, ma nel fare i propri affari, nel mettere i dazi e procurarsi, a spese dell'Ucraina, le "terre rare". E' questo infatti che risulta dalla trascrizione integrale del diverbio alla Casa Bianca, che non e' stato un agguato a Zelensky, ma e' stato un tentativo arrogante di Zelensky (con tanto di fotografie sui crimini di Putin) di mandare all'aria la prima e piu' importante impresa diplomatica del leader americano, motivata tra l'altro dalla volonta' di ripristinare i rapporti con la Russia ed evitare la guerra mondiale. La reazione inconsulta degli adoratori del vecchio idolo e atlantisti per fede e' stata di sorvolare su Trump e di schierarsi con Zelensky e con i suoi sogni di gloria.
A questo punto per l'Europa, per i pupilli dell'Occidente e per noi la decisione sul che fare, fuori dalle reazioni precostituite e dai dogmi del passato, e' una sfida del pensiero. Forse dobbiamo ritornare alla inquietante sentenza di Heidegger, secondo cui, dopo il nazismo, dopo l'assalto al cielo in cui ci travolge la civilta' della tecnica, "solo un Dio ci puo' salvare".
Il filosofo tedesco non ci ha detto quale Dio, ma nella tradizione in cui egli si poneva non poteva trattarsi che del Dio della eredita' ebraica e cristiana, che vuol dire Dio e gli esseri umani insieme. Per questo e' una tragedia che in questo stesso tempo l'altro idolo caduto sia quello del nesso tra la promessa biblica e lo Stato d'Israele. Negli stessi giorni della svolta americana, due inchieste, una dell'esercito israeliano e una della societa' civile, hanno smontato il mito dell'eccellenza di Israele, hanno messo in luce il fallimento delle Forze armate e dei Servizi israeliani di fronte agli attacchi del 7 ottobre, hanno rivelato che le autorita', pur avvertite, hanno lasciato che l'aggressione si compisse, forse come utile casus belli per farla finita con Hamas, e che lo stesso Netanyahu aveva sguarnito il fronte di Gaza per infierire contro i palestinesi in Cisgiordania. Ed e' una tragedia che con la distruzione di Gaza e della sua gente sia stata profanata la "terra promessa". E' una tragedia che gli Ebrei ortodossi danzino nelle strade per la gioia di sapere che Netanyahu, con l'approvazione di Trump, ha vietato l'ingresso del cibo e degli aiuti per la popolazione stremata di Gaza. E' una tragedia la conseguente crisi del dialogo ebraico cristiano, tentato anche da noi, ed e' ragione di angoscia sapere che il Papa sta male.
Ma cosi' a questo punto si apre per l'umanita' tutto l'enorme problema di scongiurare la guerra mondiale e la fine di tutto, e percio' di rimettere in gioco tutto il pensiero, e l'hybris del pensiero, che ci ha portato fin qui.
Nel sito "Prima Loro" pubblichiamo un appello su "che fare? Per salvare l'Europa e riparare il mondo"; il discorso integrale del prof. Sachs; una lectio magistralis su guerra e pace di Giuliano Pontara; nel sito "Chiesa di tutti Chiesa dei poveri" pubblichiamo con un accorato augurio per la malattia del Papa due suoi messaggi straordinari dal Gemelli.
Con i piu' cordiali saluti
da "Prima loro" (Raniero La Valle).

6. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE: LE DUE AGGRESSIONI
[Riceviamo e diffondiamo]

Cari amici,
forse e' arrivato ora, in questi primi mesi del 2025, quel "cambiamento d'epoca" che papa Francesco aveva evocato in un profetico discorso alla Curia romana per il Natale 2019. Con la conversione ad U della politica americana ad opera di Trump, a cominciare dai rapporti con la Russia, tutti i discorsi che continuano i discorsi di prima, che usano le categorie di giudizio usate finora, che sbandierano le bandiere gia' sventolate, appaiono privi di senso, prima ancora che di consapevolezza storica. Cio' si verifica prima di tutto in Europa, i cui governanti sembrano impazziti, da Macron che promette gentilmente di mettere a disposizione la sua force de frappe nucleare, a sir Keir Starmer che l'"Economist" e "Repubblica" celebrano come il nuovo Churchill perche' proprio lui, che e' uscito dall'Europa, dovra' guidare di nuovo l'Europa alla vittoria, a Ursula von der Leyen che indice la campagna europea per la "pace attraverso la forza" e chiede agli Stati dell'Unione i soldi per le armi, come una volta si indicevano le Crociate e si chiedeva alle Potenze cristiane di finanziarle, benche' il cambiamento  consista precisamente nel fatto che, come diceva il Papa, "non siamo piu' in quell'epoca. E' passata. Non siamo nella cristianita', non piu'".
Sicche' accade quello che ha descritto Marco Revelli in un lucido articolo su "Volere la luna": mentre il mondo ruota di 180 gradi sul proprio asse, "tutti i riferimenti mutano di posto e di segno. Bene e male, giusto e ingiusto, amico e nemico, virtu' e vizio, i termini polari di tutte le antitesi si scambiano di posizione. Ne e' un sintomo la moltiplicazione dei paradossi. Come quello, ad esempio, per cui gli argomenti dei critici della guerra definiti fino a ieri spregiativamente come "anti-americani" si ripresentano oggi come "Voce dell'America" senza che nessuno faccia un plisse'", e come gli altri paradossi di questa nuova Babele.
Dunque, la prima operazione da fare sarebbe di rimettere le cose nella loro casella giusta, o per lo meno di smettere di insistere con le caselle sbagliate. Per esempio riguardo alla questione da cui oggi dipende tutto il resto: la questione del discernimento tra aggressore e aggredito. Si deve partire da una verita' finora non ammessa, ma ormai acquisita: tutti dicono che avendo l'America di Trump tolto all'Ucraina il supporto della sua "Intelligence", l'Ucraina non puo' piu' difendersi e quindi non puo' continuare la guerra senza subire una clamorosa sconfitta. Cio' vuol dire che la vera guerra, a parte il sangue dei caduti, era  l'America a farla, che dirigeva e controllava tutte le operazioni, oltre che metterci dollari ed armi, ragione per cui la guerra e' durata tre anni, nonostante lo scarto di potenza tra i due nemici ufficiali, Ucraina e Russia... Ma gli Stati Uniti non erano stati aggrediti dalla Russia; dunque se erano loro a fare la guerra alla Russia, si scambiano le parti, e anche la Russia figura per aggredita, come del resto ha sempre sostenuto giustificando la sua guerra con la minaccia della NATO ai suoi confini, e come il prof. Sachs ha documentato nel suo discorso al Parlamento europeo. Allora non si capisce perche' nel momento in cui l'America di Trump vuole ritirarsi dalla guerra e spinge Zelensky a fare altrettanto, non ci si rallegra per la fine dell'aggressione americana, e della NATO al seguito, cosi' come giustamente si depreca l'aggressione russa. Questa e' la ragione per cui, checche' ne pensino i fautori della vittoria dell'Ucraina e della sconfitta della Russia, a cominciare dall'improbabile Europa di Ursula von der Leyen, questa guerra deve e puo' finire subito. Del resto cio' conferma la teoria (di Rene' Girard, e non solo) secondo cui la guerra e' sempre una guerra dei doppi, amici e nemici sono eguali, si rassomigliano fino a confondersi, e la pace consiste nel cessare le rispettive, e in questo caso conclamate, reciproche aggressioni.
Ma a questo punto si pone il vero problema, che sarebbe una follia non affrontare subito: che mondo, se quello di prima finisce, vogliamo fare? Ossia qual e' il nostro futuro? E' questo il vero problema politico dell'Europa, e in ogni caso qui, da noi, per l'Italia.
Di questo, d'ora in poi, dovremo discutere. Forse non e' piu' il mondo di cui una sola Potenza, o un sistema di Potenze (come la NATO, o "l'Occidente") pretenda il dominio, ma e' un mondo finalmente multipolare, dove l'India abbia la stessa dignita' degli Stati Uniti, e il Brasile della Russia; e prima di tutto non ci siano scempi come quelli di Gaza, della Cisgiordania, della Siria, del Congo.
Con i piu' cordiali saluti
"Prima loro" (Raniero La Valle)
P.S. Nel sito "Prima loro" pubblichiamo ancora l'appello "Che fare? Salvare l'Europa, riparare il mondo" con le relative firme, a cui altre si possono aggiungere, e due interventi o, se si vuole, ricette per la pace, di Jeffrey Sachs, che si aggiungono al suo discorso (anche questo nel sito) ai deputati europei: un articolo che sostiene che "L'accordo può essere firmato immediatamente" e un'intervista su "Il fatto quotidiano": "Non armi nucleari ma dialogo con Putin". Pubblichiamo anche un saggio di Riccardo Petrella sul "sistema America", visto come "un pericolo per il mondo intero", tanto piu' ora, dopo l'avvento di Trump.

7. STRUMENTI DI PACE. UN NUOVO UTILE LIBRO DI ENRICO PEYRETTI
[Riceviamo e diffondiamo]

Enrico Peyretti, Fino alla liberazione dalla guerra. Pensieri, azioni, speranze di pace, Edizioni Mille, Torino 2025, pp. 184, euro 18.
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Sommario
La speranza della nonviolenza, prefazione di Pietro Polito 9
Premessa 15
Altra premessa autocritica 17
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Parte I - Pagine dai giorni di guerra 23
Minaccia di guerra 24
Miseria della vecchia geopolitica 28
La vita e' disarmata, o non c'e' 30
Russa e Ucraina, portano la croce insieme 32
Pasqua senza quiete 34
Benedetto e maledetto lavoro 36
Resistenza armata e non armata 37
Quale dignita' 39
Non uccidere 41
Lamento del vincitore 43
C'e' differenza tra gli ammazzatori? 45
Papa Francesco invita i soldati a disobbedire 46
Manifestazione per la pace Europe for Peace 49
Francesco, la rivoluzione della pace 51
Gorbaciov: "Nessuno sia vinto" 54
Luce sull'ombra 56
Sessant'anni dopo la crisi di Cuba 57
Un qualunque cittadino 61
Che cosa e' umano? 62
Difendere come? 65
Rispetto per la vita 69
Ucraina, la via chiusa e la via d'uscita 69
L'ultima sera di ragazzi condannati 70
Le guerre sono due 71
Potere e potere 75
La guerra offende e non difende 76
Compito civile abolire la guerra 79
Filastrocca amara 81
Noi e la guerra 83
Feconda utopia 85
Impareremo? 87
Per amore di Israele. Tra moschea, chiesa e sinagoga 89
Appello all'Iran 92
Maggio, frammenti 93
Come giudicare la resa, l'arrendersi? 95
Bellum alienum a ratione 98
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Parte II - Versi del tempo di guerra
Scomposti canti, e pause serene nel tempo di guerra, di Luca Sassetti 101
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Parte III - Riflessioni, con i Maestri
Perdere la vittoria 120
Vale la pace prima della guerra, non dopo 123
E' possibile evitare la logica della vittoria 125
Elogio del conflitto 127
Brevi testi utili 128
Quel che si deve, quel che si puo': come tenerli insieme? 130
La politica condanna la guerra 133
Tolstoj (1828-1910), la guerra e la pace 144
Pace con mezzi pacifici. In onore di Johan Galtung 164
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Indice di nomi
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Edizioni Mille, Torino
e-mail: info at edizionimille.eu
sito: www.edizionimille.eu
tel. 3483888709

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Riletture
- Isabella Bird, Una Lady nel West, Edt, Torino 1998, pp. XII + 186.
- Maurizio Ferraris, Introduzione a Derrida, Laterza, Roma-Bari 2003, pp. IV + 172.
*
Riedizioni
- Ito Ogawa, Il ristorante dell'amore ritrovato, Neri Pozza, Vicenza 2010, Mondadori, Milano 2025, pp. 192, euro 8,90.
- Mario Rigoni Stern, Aspettando l'alba e altri racconti, Einaudi, Torino 2004, 2022, Rcs, Milano 2024, pp. 160, euro 8,90 (in supplemento al "Corriere della sera").
*
Fantascienza
- Alastair Reynolds, Il ritorno della Demetra, Mondadori, Milano 2024, pp. 432, euro 9,90.
- Ian Watson, Corrente nera. La trilogia, Mondadori, Milano 1986-1988, 2025, pp. 608, euro 8,90.
*
Gialli
- Christian Frascella, Non si uccide il primo che passa, Einaudi, Torino 2023, Gedi, Torino 2024, pp. 350, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
- Edgar Wallace, Maschera bianca, Mondadori, Milano 1933, 2025, pp. 192, euro 7,90.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5505 del 15 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Nuova informativa sulla privacy
Alla luce delle nuove normative europee in materia di trattamento di elaborazione dei  dati personali e' nostro desiderio informare tutti i lettori del notiziario "La nonviolenza e' in cammino" che e' possibile consultare la nuova informativa sulla privacy: https://www.peacelink.it/peacelink/informativa-privacy-nonviolenza
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