[Nonviolenza] Telegrammi. 5504



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5504 del 14 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. Alessandro Marescotti: Campagna "no al riarmo", firma anche tu
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Movimento Nonviolento: Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
4. Raniero La Valle: Due diversi ebraismi?
5. Raniero La Valle: L'ora della verita'
6. Raniero La Valle: Prima i cinesi prima gli ostaggi
7. Raniero La Valle: Criptofascismo planetario
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. L'ORA. ALESSANDRO MARESCOTTI: CAMPAGNA "NO AL RIARMO", FIRMA ANCHE TU
[Riceviamo e diffondiamo]

Ti opponi all'aumento delle spese militari? Vuoi far sentire la tua voce contro il riarmo?
Firma la petizione rivolta ai parlamentari italiani per chiedere un'inversione di rotta.
E' stata lanciata una campagna per dire NO al riarmo e puoi partecipare anche tu.
Firma qui: https://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=112&id_topic=2
Diffondi il messaggio e coinvolgi piu' persone possibile. La pace ha bisogno di noi.

2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...

... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.

3. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO: CINQUE PASSI DI STRATEGIA NONVIOLENTA CONTRO LA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo]

Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
Una zona smilitarizzata dal Mar Bianco al Mar Nero
Moratoria nucleare e Corpi Civili di Pace Europei
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Cio' che sta avvenendo e' la spartizione territoriale dell'Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterra' l'espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle "terre rare", mentre l'Europa sta a guardare e l'Ucraina ne esce commissariata.
Questo e' il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l'intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del "prima la Vittoria, poi la Pace" si e' rivelata per quello che era davvero: "prima la Guerra, poi la Sconfitta". E a perderci, prima di tutti, e' il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranita', dopo aver sacrificato un'intera generazione di giovani sull'altare del nazionalismo.
L'Europa a 27 velocita', che ha accettato il ruolo di comparsa nell'Alleanza atlantica, e' indebolita e afona. Per "salvare il salvabile" si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanita' e dell'istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L'Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.
*
Cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un'ulteriore escalation e per costruire una vera pace:
- creazione di una "linea di pace" sui confini tra Europa e Russia (Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina) con l'istituzione di una zona smilitarizzata, un corridoio (500 chilometri di larghezza) per tutto il confine (3000 chilometri di lunghezza). Questo lungo fronte di terra smilitarizzata, da una parte e dall'altra, non potrebbe essere attraversato da truppe militari della Russia o della Nato, o di altri eserciti europei: cosi' si favorirebbe la distensione. La definizione e poi il controllo di questa zona russo/europea smilitarizzata (dal Mar Bianco al Mar Nero) prevede il negoziato e lo sviluppo di meccanismi di verifica efficaci; anziche' concentrarsi sulla militarizzazione nazionale, ci si concentra su una zona di demilitarizzazione internazionale, pan-europea, affidata a tutti i paesi coinvolti;
- avviare immediatamente una "moratoria nucleare" che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi): impegno al non utilizzo, e apertura di negoziati per l'adesione concordata e multilaterale al TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari);
- avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, per la gestione non militare della crisi. Tra non fare nulla e mandare truppe armate, c'e' lo spazio per fare subito qualcosa di utile, nell'ambito della politica di sicurezza per intervenire a livello civile nei conflitti prima che questi sfocino in guerra vera e propria, come avvenuto il 24 febbraio 2022. I Corpi di Pace vanno costituiti e finanziati come una brigata permanente dell'Unione Europea: la loro costituzione deve rientrare nelle competenze della Commissione Europea;
- dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno agli obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva delle parti in conflitto. Convocare con loro, veri portatori di interessi comuni, un "tavolo delle trattative" in zona neutrale e simbolica (Citta' del Vaticano);
- convocare una Conferenza internazionale di pace (sotto egida ONU, con tutti gli attori internazionali coinvolti e disponibili) basata sul rispetto del Diritto internazionale vigente e sul concetto di sicurezza condivisa, che metta al sicuro la pace anche per il futuro.
*
La Campagna di Obiezione alla guerra offre uno strumento concreto per attuare il diritto umano fondamentale alla pace, che sul piano politico significa per gli Stati: obbligo di disarmare, obbligo di riformare in senso democratico e far funzionare i legittimi organismi internazionali di sicurezza collettiva a cominciare dalle Nazioni Unite, obbligo di conferire parte delle forze armate all'ONU come previsto dall'articolo 43 della Carta delle Nazioni Unite, obbligo di riconvertire e formare tali forze per l'esercizio di funzioni di polizia internazionale sotto comando sopranazionale, obbligo di sottoporsi alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
Aderendo concretamente alla Campagna ognuno ha la possibilita' personale di dichiarare formalmente la propria obiezione di coscienza e nel contempo sostenere concretamente i nonviolenti russi e ucraini che sono le uniche voci delle due parti che stanno gia' dialogando realmente tra di loro, che creano un ponte su cui puo' transitare la pace,  grazie al coraggio e all'impegno di chi a Kyiv e Mosca, rischiando di persona, lavora per la crescita della nonviolenza organizzata (info sulla Campagna di Obiezione alla Guerra: https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra-2/ ).

4. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE: DUE DIVERSI EBRAISMI?
[Riceviamo e diffondiamo]

Ai mittenti e interlocutori della Lettera ai nostri contemporanei del popolo ebraico
Sabato 11 gennaio 2025
Cari amici,
vi trasmettiamo un articolo uscito sull'organo di un Gruppo di studio ebraico di Torino, che reca una importante lettura di parte ebraica, diversa da quella corrente in Israele, della tragedia di Gaza. Ve la mandiamo non perche' intendiamo farci giudici nel contrasto tra le due parti, o due "anime" dell'ebraismo, ma perche' questo testo condivide l'idea che quanto accade "sconvolge" l'ebraismo e la percezione dell'identita' ebraica, perche' pone come cimento, per loro e per noi, "riparare il mondo", e perche' contiene informazioni sull'identita' ebraica di grande interesse.
***
Questo e' il testo in questione:
DUE DIVERSI EBRAISMI?
MOSHE B
Dalla  Prima Pagina di "Ha Keillah" (La comunita'), organo del Gruppo di Studi Ebraici di Torino (Dic, 2024).
Lo scorso novembre, il ministro israeliano dell'edilizia abitativa e delle costruzioni Yitzchak Goldknopf, in quota Agudat Israel - un partito haredi, tradizionalmente non sionista - ha visitato le zone al confine con la Striscia di Gaza. Goldknopf era accompagnato nel suo tour dalla pasionaria dei coloni, Daniella Weiss, leader di Nachala (un'organizzazione estremista che promuove la colonizzazione della Cisgiordania), la quale da mesi fomenta per un reinsediamento ebraico nella Striscia, sostenendo che i palestinesi che vi abitano debbano essere cacciati perché "quella non e' la loro terra". Poche ore dopo su X Goldknopf, ha affermato che "L'insediamento ebraico a Gaza e' la risposta al terribile massacro del 7 ottobre e ai mandati di arresto della Corte penale internazionale dell'Aia contro Bibi Netanyahu e l'ex ministro della difesa Yoav Gallant".
A molti di coloro che osservano sui media la distruzione e la catastrofe umanitaria che ha luogo a Gaza viene naturale chiedersi come qualcuno, oltre ad essere insensibile o indifferente su quanto accade, possa pensare che questa tragedia - unita a quella del 7 ottobre - sia un'occasione propizia per riconquistare un luogo ripulendolo dei suoi abitanti, causando cosi' ulteriore sofferenza e odio. Ma ancora di piu', sconvolge che tutto questo venga avanzato in nome dell'ebraismo e di una supposta identita' ebraica.
I proclami della Weiss sono purtroppo soltanto una goccia nel mare in merito al distacco, che soprattutto negli ultimi mesi, abbiamo percepito tra i valori ebraici con i quali siamo cresciute/i, ammantati di umanesimo, rispetto all'ebraismo di certi individui, dove l'etno-nazionalismo, il fanatismo, la xenofobia e il militarismo prendono il sopravvento su tutto il resto. Per quanto siano emerse anche in Israele personalita' ortodosse che hanno espresso preoccupazione o condanna per gli eventi in corso, continuiamo ad assistere a scene di coloni abbigliati con kippah e frange rituali che estirpano olivi, vessano famiglie e bruciano abitazioni in Cisgiordania o a vedere come, dall'inizio delle operazioni militari a Gaza, sia rabbini che soldati religiosi non abbiano scorto un evidente conflitto tra la loro fede e l'innumerevole perdita di civili che questa guerra sta causando. Ma anzi, molto piu' spesso hanno usato il proprio ebraismo o il pretesto della difesa del popolo ebraico a giustificazione delle loro azioni.
Il monito di fare attenzione a "non scatenare l'odio delle altre nazioni", sul quale in riferimento alle politiche israeliane insistevano anche rabbini haredi contemporanei come Elazar Shach, in origine appartenente allo stesso partito di Goldknopf, e che compare persino nelle parlate giudaico-italiane con il detto di "non far gherush o non far galut" (non provocare il disprezzo e l'odio dei non ebrei) sembra non preoccupare piu', il governo israeliano in primis.
A volte viene il dubbio se non sia la nostra idea di ebraismo errata o artefatta rispetto a quella propugnata da personaggi come Weiss e Ben Gvir. Come sappiamo, sono presenti vari episodi nella Torah o nei libri dei profeti, legati soprattutto alla conquista di Canaan o alle successive battaglie dei regni giudaici, talvolta interpretati come legittimazione all'uso della violenza e alla punizione collettiva nei confronti di altri popoli. Ad esempio, in Bamidbar (Numeri) 31 quando viene raccontata la guerra contro i madianiti: per vendicarsi dei madianiti che avevano provato a corrompere gli israeliti per condurli a praticare culti idolatrici, Moshe, nella guerra che ne consegui', ordino' di ucciderli tutti, senza risparmiare ne' donne e ne' bambini e di saccheggiare le loro citta'. Non a caso, gli eventi bellici contro i cananei o gli amaleciti sono stati presi sovente a pretesto dai gruppi fondamentalisti ebraici per giustificare le azioni violente di uccisione o espulsione nei confronti degli arabi. Questi sarebbero, secondo tale narrativa, i moderni eredi di suddetti popoli, considerati "nemici inconciliabili degli ebrei" per i quali non ci sarebbe altra alternativa che l'uso della forza per espellerli dalla terra promessa. Anche dopo il 7 ottobre l'associazione tra palestinesi e Amalek e' diventata un leitmotiv frequente nei circoli religiosi in Israele.
Questi episodi nell'ermeneutica rabbinica e mistica posteriore sono stati pero' piu' spesso riletti in chiave allegorica e simbolica, per cui tali popoli biblici simboleggerebbero piuttosto tentazioni presenti all'interno dell'individuo per sedurlo e allontanarlo dalla fede monoteistica, una sorta di jihad interiore. Il rabbino smirniota Haim Palachi, vissuto nel XIX secolo, scriveva che gli ebrei non possono piu' distinguere gli amaleciti "attuali" dalle altre persone, cosi' il comandamento di ucciderli non potrebbe mai essere praticamente applicato. Piu' in generale, come scrive Michael Walzer, riprendendo un concetto rabbinico, le guerre presenti nella Torah "sono comandate o guidate" direttamente da D.o. Mentre nella narrazione biblica la Shekinah, la presenza di D.o e' costante, lo stesso non si potrebbe affermare in merito alle guerre condotte nella contemporaneita', nelle quali, anche secondo speculazioni cabalistiche, nel mondo D.o e' in qualche modo eclissato.
Non di meno, e' onnipresente all'interno del Tanakh (Bibbia ebraica) l'impegno a perseguire la giustizia, "tzedek, tzedek tirdof" (la giustizia, la giustizia seguirai) come e' scritto in Devarim (Deuteronomio), a proteggere lo straniero, ad amare il prossimo - "non fare agli altri, cio' che e' odioso per te: questa e' tutta la Torah" come affermava Hillel il vecchio - al Tiqqun 'Olam, ovvero a riparare il mondo, all'essere "luce delle nazioni" come in Isaia, un popolo quindi di "sacerdoti modello per gli altri popoli". Altri episodi biblici, come l'episodio del vitello d'oro raccontato in Shemot (Esodo), potrebbero essere letti altresi' come un monito a tenersi al riparo dalle ideologie materiali e dagli sciovinismi che cercano di distogliere l'essere umano dalla verita' e dal messaggio divino. E' esplicativa la dura critica all'interno del Talmud nei confronti degli zeloti e dei sicarii, i quali sono persino accusati di aver contribuito alla distruzione di Gerusalemme e alla caduta del secondo Tempio. Essi, insieme alla legge mosaica, seguivano un militarismo e patriottismo cieco: difficile non intravedere in loro degli antesignani degli attuali nazionalisti-religiosi.
Nei Pirkei Avoth (Massime dei Padri) e' scritto "La spada viene al mondo per il ritardo del giudizio e per la perversione del giudizio" e negli Avoth del Rabbi Nathan "chi causa la morte di un solo uomo dev'essere considerato come se avesse causato la distruzione del mondo intero". Il Rambam (Maimonide) affermava che "e' meglio e piu' soddisfacente assolvere mille persone colpevoli che mettere a morte una sola innocente", e il Maharal di Praga, continuava sostenendo che "la legge ebraica vieta l'uccisione di persone innocenti, anche nel corso di un legittimo impegno militare". Il codice morale di Tsahal, in particolare il concetto di Tohar HaNeshek ("purezza delle armi"), si basa in parte anche sugli insegnamenti dell'etica ebraica, richiedendo esplicitamente ai soldati di "mantenere la propria umanita' anche in combattimento e di non danneggiare i non combattenti". Tuttavia, nella guerra in corso soprattutto, questo principio sembra essere stato ulteriormente abbandonato, come dimostrerebbero le numerose testimonianze di crimini di guerra e uccisioni deliberate di civili. Tra queste accuse, si sono aggiunte recentemente anche le parole dell'ex ministro Moshe Ya'alon, gia' esponente del Likud, secondo il quale l'esercito israeliano e' impegnato in azioni di pulizia etnica nel nord della Striscia.
Tutte le culture religiose, anche quelle apparentemente piu' universaliste e lontane da un messaggio violento, non sono state in realta' immuni dal far nascere al loro interno fanatismo e disprezzo per l'altro. Molto spesso cio' e' appunto legato a un problema di ermeneutica e di interpretazione piu' o meno letterale dei testi, ma a questo si accompagnano ovviamente anche la psicologia, la mentalita' e la storia umana, i conflitti e i drammi vissuti da ciascun popolo.
Se una lettura piu' sciovinista dei testi sacri e' diventata oggi preponderante rispetto a un'altra piu' umanistica, cio' e' quindi anche a causa dello Zeitgeist, dello spirito di questi tempi, della direzione che ha preso o sta prendendo l'umanita'. L'essere umano cerca di trovare nei testi religiosi sempre qualcosa che giustifichi la propria condotta morale o i propri scopi mondani e politici.
Friedrich Nietzsche scriveva in "Al di la' del bene e del male" (1886) "chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare lui stesso un mostro. E se tu guarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorra' guardare dentro di te". Una massima sempre degli Avoth gli fa eco "In un luogo dove non ci sono umani, sforzati di essere umano", questo forse e' cio' che davvero puo' distinguere l'ebrea/o in quest'epoca, attingendo alla propria eredita' di popolo perseguitato e piu' volte escluso. Un'eredita' che non si limita ai personaggi biblici, ma include tutte/i coloro che, nel corso della storia, sono riuscite/i a porsi al di la' del tempo presente nel tentativo di rivoluzionare e riparare il mondo. In occasione della prossima festa di Hanukkah, credo che dovremmo proprio ricercare dentro di noi quella fiammella di ragione e lucidita' capace di illuminarci, aiutandoci a non smarrirsi ne' a brancolare nell'oscurita' che ci circonda.
***
Fin qui gli Ebrei di Torino. Segnaliamo anche un articolo, che si puo' leggere cliccando qui, sul perche' Trump si vuole prendere Panama.
Con i piu' cordiali saluti,
Lo Scriba per "Prima loro" (Raniero La Valle)

5. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE: L'ORA DELLA VERITA'
[Riceviamo e diffondiamo]

Ai mittenti e interlocutori della Lettera agli ebrei e delle Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri
Giovedi' 16 gennaio 2025
L'ORA DELLA VERITA'
Cari amici,
non e' l'ora del tripudio per la tregua di Gaza, ma del dolore perche', se essa finalmente arriva, giunge al prezzo di 47.000 uccisi, 110.000 feriti, due milioni di persone braccate ed in fuga, gelate ed affamate, 40 milioni di tonnellate di detriti, e quel pezzo di Paradiso in terra che e' la "Striscia" di Gaza, dove doveva scorrere latte e miele, e ciascuno potesse vivere sotto la sua vite e sotto il suo fico senza che nessuno gli incutesse timore (Es. 3, 17; 1 Maccabei, 14, 12) e' devastato e stuprato e le case, gli ospedali, le scuole, le moschee, le chiese e le incubatrici sono distrutte.
Ne' questa e' l'ora in cui si possa prevedere se ostaggi e incarcerati senza processo saranno davvero liberati, e se taceranno le armi, quando mezzo governo a Tel Aviv e' contrario, e se dalla tregua si andra' al diritto e dal diritto alla pace.
Pero' e' l'ora della verita', che si sposa con la giustizia per gli Ebrei (Prov. 12, 17), che fa liberi i cristiani (Giov. 8, 32), che e' rivoluzionaria per i comunisti (Gramsci): e' l'ora della verita' perche' la tregua annunciata, che irrompe insperata sulla scena, fa da mezzo di contrasto per giungere alla diagnosi del male, fa capire che cosa sta accadendo, chi vince o perde non solo in Israele ma nel mondo.
Anzitutto in America, tornata al centro della scena, dove perde Biden. Ora si capisce perche' Biden non e' piu' il Presidente degli Stati Uniti; non perche' cadeva sulla scaletta degli aerei, ma perche' ha subito una crisi di rigetto dall'America, che con lui rischiava una catastrofe che poteva trascinare il mondo alla rovina. Trump sara' pure un visionario egocentrico, ma spesso l'"Idiota" e' piu' lucido dell'intelligente, mentre Biden era lui e il suo doppio, una specie di dott. Jekill e mr. Hide, la violenza nascosta, il lupo in veste d'agnello, falco e colomba insieme. E' con Biden che l'America aveva detto che la Russia era finita, che doveva essere portata alla condizione di paria, che sarebbe crollata sotto le sanzioni, e che alla fine sarebbe stata assoggettata anche la Cina; e' Biden che aveva mandato la NATO ad abbaiare sulla porta di Putin ed ha poi profuso milioni di dollari e inviato armi strategiche per abbatterlo, con la clausola pero' di non usarle, quando poi alla fine, uscendo dalla Casa Bianca, le ha liberalizzate perche' colpissero in profondita' il territorio e la patria russa; e' Biden che ha telefonato piu' volte a Netanyahu per fare da paciere, e intanto non solo riforniva Israele, ma gli dava una copertura completa: e mentre Trump minacciava di "scatenare l'inferno" se non si fosse giunti a una tregua, sacrificando anche Netanyahu, Biden forniva al primo ministro israeliano una completa omerta'; e mentre Trump, pur di togliersi di mezzo una guerra insieme ad Ursula in Europa e' disposto a sacrificare Zelensky, Biden lo incoraggiava a gettare il mondo nella sua guerra, sìcche' ora anche l'incubo ucraino potrebbe finire. Ma non e' Trump. E' l'abituale ciclicita' della politica americana, il suo doppio standard, colonizzazione e liberazione, messianismo e apocalisse, che non puo' sopravvivere nel mondo multipolare, dove ci sono la Cina, il  Brasile e gli altri BRICS che agli Stati Uniti fanno la guardia.
Ma con la tregua le cose cambiano anche in Israele. Perde Netanyahu, perche' aveva detto in tutti i modi di voler "finire il lavoro" a Gaza e in Cisgiordania e magari con l'Iran, e invece questo lavoro non lo puo' finire, perche' un popolo non si finisce mai di distruggere, e il popolo ebraico lo sa meglio di chiunque altro, e lo sanno gli Armeni, i Curdi, i Palestinesi. E perdono anche i partiti religiosi perche', se insistono con Netanyahu a voler finire il lavoro, entrano in contraddizione con se stessi, dividono la societa' israeliana, gia' inferocita per la riforma giudiziaria, per le corresponsabilita' del 7 ottobre, per la scelta della guerra invece che di salvare gli ostaggi, e si alienano il mondo, mentre condannano e insieme fomentano l'antisemitismo. E perde, purtroppo, il popolo della Diaspora che, almeno in Italia, manca l'occasione di distinguersi dalle politiche suicide dello Stato di Israele ("Il suicidio d'Israele"!), di tornare alle fonti autentiche della propria identita', di vivere in pace tra le Nazioni dopo l'insediamento violento nella terra di Canaan.
Infine, con la tregua, si interrompe la continuita' della deriva storica in atto, a questo inizio d'epoca, e tutto torna in movimento, la novita' e' possibile, e si puo' dar mano, come dicono gli Ebrei del Gruppo di Studi ebraici di Torino, a "riparare il mondo".
Nel sito Chiesa di tutti Chiesa dei poveri pubblichiamo un articolo sul "cessate il fuoco" a Gaza, una testimonianza dalla "Striscia", un invito a donare per Gaza e la presentazione di un'autobiografia di papa Francesco.
Con i piu' cordiali saluti,
Lo Scriba per "Prima loro" (Raniero La Valle)

6. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE: PRIMI I CINESI PRIMA GLI OSTAGGI
[Riceviamo e diffondiamo]

Ai mittenti e interlocutori della Lettera agli ebrei e delle Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri
Lunedi' 20 gennaio 2025
PRIMI I CINESI PRIMA GLI OSTAGGI
Cari amici,
chi l'avrebbe detto? Quando abbiamo cominciato a scrivervi dall'indirizzo mail "Prima loro", chi avrebbe potuto pensare che primi sarebbero stati i Cinesi? Prima infatti che Trump, il pregiudicato, giurasse per la Casa Bianca, ecco che i Cinesi gli telefonano il 17 gennaio, e di certo non solo per Tik Tok. Sembrava che fossimo prossimi alla fine del mondo, con questa nave dei folli condotta da cattivi nocchieri, con genocidi, sfide, missili di profondita0, droni, naufragi e muri, dall0Ucraina a Gaza, dal Mediterraneo al Messico, e invece ecco che tutto forse comincia di nuovo. Certo neanche Xi Jinping e' un santarellino, come non lo era Biden, ma ora Cinesi e Americani si parlano, e dicono che risolveranno molti problemi insieme, e a partire da subito. "Il presidente ed io - ha detto Xi - faremo tutto il possibile per rendere il mondo piu' pacifico e sicuro".
Il rovesciamento sarebbe radicale. Per capire da dove veniamo basta sapere che cosa c'era scritto nei vigenti documenti strategici americani, usciti il 12 ottobre 2022 dalla Casa Bianca di Biden e dal Pentagono di Lloyd Austin. C'era scritto che questo sarebbe stato un decennio decisivo di "competizione strategica" per "plasmare il futuro dell'ordine internazionale", di cui gli Stati Uniti, nel proprio interesse, avrebbero dovuto essere i vincitori. In questa partita, scriveva Biden, "la Repubblica Popolare Cinese rappresenta la sfida geopolitica piu' importante per l'America. La Russia rappresenta una minaccia immediata e continua all'ordine di sicurezza regionale in Europa ed e' una fonte di disturbo e instabilita' a livello globale, ma non ha le capacita' trasversali della Repubblica Popolare Cinese". La Cina era considerata infatti il solo competitore che avesse "sia l'intento di rimodellare l'ordine internazionale, sia il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per farlo".
"Pechino - continuava Biden - ha l'ambizione di creare una crescente sfera di influenza nell'Indo-Pacifico e di diventare la potenza guida del mondo, col suo modello autoritario e usando il suo potere economico in modo coercitivo verso le altre nazioni". Ne' si trattava di divergenze discutibili, le accuse erano brucianti: "genocidio e crimini contro l'umanita' in Xinjiang, violazioni di diritti umani in Tibet, smantellamento dell'autonomia e della liberta' di Hong Kong".
E qui Biden rimandava al documento sulla strategia militare del Pentagono, nel quale Lloyd Austin scriveva, il 27 ottobre 2022: "La Repubblica Popolare Cinese (RPC) rimane il nostro competitore strategico piu' importante per i prossimi decenni. Ho raggiunto questa conclusione sulla base delle crescenti azioni di forza della Repubblica Popolare Cinese per rimodellare la regione dell'Indo Pacifico e il sistema internazionale per adattarlo alle sue preferenze autoritarie, e sulla base di una profonda consapevolezza delle intenzioni chiaramente dichiarate della RPC e della rapida modernizzazione ed espansione delle sue forze armate".
Il Dipartimento della Difesa era impegnato pertanto a "ottenere e sostenere vantaggi militari, contrastare forme acute di coazione dei nostri avversari e complicare le piu' significative attivita' degli avversari che, se non affrontate, metterebbero in pericolo la nostra superiorita' militare ora e in futuro". Tutto cio' quando, come aveva scritto Biden, "quella militare americana e' la piu' forte forza militare che il mondo abbia mai conosciuto".
Gia' dal settembre 2002, un anno dopo l'attentato alle Due Torri, i documenti sulla sicurezza nazionale americana rivendicavano il principio di una guerra preventiva, sostenendo che "la migliore difesa e' un buona offesa"; tuttavia in quei documenti il giovane Bush apprezzava gli sforzi della Cina per definire la natura del proprio ordinamento, e la metteva per cosi' dire sotto osservazione, in attesa che facesse "fondamentali scelte" sul carattere del proprio Stato.
Cio' per quanto riguarda la Cina. Per Israele invece Bush era stato molto esplicito nel contestargli la colonizzazione della Cisgiordania e nel pretendere la soluzione della questione palestinese: "Il conflitto israelo-palestinese e' critico a causa del tributo di sofferenza umana, a causa dello stretto rapporto dell'America con lo Stato di Israele e con gli Stati arabi chiave, e a causa della importanza di quella regione per le altre priorita' globali degli Stati Uniti. Non ci puo' essere pace per nessuna delle due parti senza liberta' per entrambe le parti. L'America e' impegnata per una indipendente e democratica Palestina, che viva accanto a Israele in pace e sicurezza. Come tutti gli altri popoli, i palestinesi meritano un governo che serva i loro interessi e presti ascolto alle loro voci. Se i palestinesi abbracciano la democrazia e il governo della legge, affrontano la corruzione e rifiutano fermamente il terrorismo, possono contare sul sostegno americano per la creazione di uno Stato palestinese. Lo stesso Israele ha un grande interesse al successo di una Palestina democratica. L'occupazione permanente minaccia l'identita' e la democrazia di Israele. Quindi gli Stati Uniti continuano a sfidare i leader israeliani affinche' adottino misure concrete per sostenere l'emergere di uno Stato palestinese vitale e credibile. Man mano che ci siano progressi verso la sicurezza, le forze israeliane devono ritirarsi completamente dalle posizioni che detenevano prima del 28 settembre 2000 (il giorno della salita di Ariel Sharon sulla spianata del Tempio e l'inizio della seconda Intifada). Le attivita' di insediamento israeliano nei territori occupati devono finire. Man mano che la violenza si placa, la liberta' di movimento dovrebbe essere ripristinata, permettendo ai palestinesi innocenti di riprendere il lavoro e la vita normale. Gli Stati Uniti possono svolgere un ruolo cruciale ma, in definitiva, una pace duratura puo' arrivare solo quando Israeliani e Palestinesi risolvano i problemi e pongano fine al conflitto tra loro".
Nulla di tutto questo da allora e' avvenuto: la Cina e' diventata cattiva e coattiva, l'ultimo Nemico da abbattere, NATO e Russia si sono affrontate in Ucraina, 750.000 coloni hanno invaso la Cisgiordania, e' stata liquidata l'idea di uno Stato palestinese, gli Stati Uniti si sono ben guardati dal promuovere una indipendente e democratica Palestina, Hamas non ha rinunciato al terrorismo e a Gaza e' stato scatenato l'inferno. E ora arriva la destra al potere in America, e le destre accorrono a Washington per l'inaugurazione di Trump. Ma perche', non erano destre al potere quelle che ci hanno governato fin qui? Trump comincera' la deportazione degli immigrati. Ma perche', in Albania che cosa si vuol fare? "A tutti i costi"!
A questo punto la prognosi e' difficile. Ma grande e' stata la nostra commozione nel vedere il resto degli ostaggi ancora vivi tornare a casa, il placarsi dell'indignazione nei riguardi di Netanyahu della folla e dei parenti dei sequestrati, l'attesa per la liberazione dalle carceri israeliane di centinaia di palestinesi tenuti in ostaggio e prigionieri extragiudiziali. E grande e' il sollievo per il venir meno dello scandalo del nome di Israele associato alle efferatezze di Gaza, vero rovesciamento del comandamento: "non pronunziare il nome di Dio invano".
La pace, per Israele sarebbe la salvezza, mentre la sua societa' e' divisa, ed e' in corso un esodo, una "migrazione al contrario" di molti Ebrei da quella Terra, e il mondo e' attonito per cio' che e' stato fatto a Gaza. fino all'ultimo, fino allo "scialo di morte" dell'ultima mezz'ora prima della tregua, che ha fatto ancora diciannove vittime.
E se le cose dovessero cambiare davvero, Ucraina compresa, l'evento della tregua di Gaza dimostrerebbe che anche un solo gesto di pace produce frutti, puo' contagiare il mondo, che "la speranza non delude", come il Papa ha ripetuto ieri sera nella trasmissione di Fazio.
Con i piu' cordiali saluti,
Lo Scriba per "Prima loro" (Raniero La Valle)

7. RIFLESSIONE. RANIERO LA VALLE: CRIPTOFASCISMO PLANETARIO
[Riceviamo e diffondiamo]

Ai mittenti e interlocutori della Lettera agli ebrei e delle Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri
Giovedi' 23 gennaio 2025
CRIPTOFASCISMO PLANETARIO
Cari amici,
l'Occidente che non e' andato a Washington per l'inaugurazione di Trump ha passato lunedi', 20 gennaio, una giornata di sgomento e di incubo. Il discorso di insediamento di Trump e' andato oltre ogni peggiore aspettativa. Quello che si e' profilato davanti agli occhi e' stato il fantasma di un cripto-fascismo planetario con cui dovremo fare i conti nei prossimi anni. La democrazia, come sacro valore dell'Occidente, e' in crisi, e addirittura, come hanno detto i primi sconsolati commenti seguiti alla festa di Capitol Hill, sarebbe finita. Non pero' per un destino, bensi' per responsabilita' e scelta di coloro stessi che oggi la rimpiangono. Quella che e' finita e' in realta' la democrazia ridotta a puro esercizio elettorale, non a caso disertato dai piu', senza tutto quello che ci avevamo messo dentro noi nella nostra Costituzione, cio' per cui l'Italia dovrebbe essere un modello, altro che Salvini.
L'America paga il conto, e lo fa pagare a noi, delle scelte sbagliate che ha fatto dopo la caduta del muro di Berlino e l'attacco alle due Torri di New York. Inseguendo, come del resto fa da sempre, il mito dell'"America first", - prima l'America - ha creduto che la sua sicurezza e la sua fortuna stessero nel dominio del mondo, nell'avere un'Armata quale non si era mai vista prima sulla Terra, e perfino nel disporsi alla guerra preventiva, perche' "la migliore difesa e' una buona offesa". Questo era il diafano Biden, non a caso bersaglio del rigetto elettorale. Dava per ormai finita la Russia, e per questo le ha lanciato contro la povera Ucraina, e proclamava urbi et orbi (nei documenti sulla strategia nazionale americana) la competizione strategica e la sfida finale con la Cina, il solo avversario che avesse "sia l'intento di rimodellare l'ordine internazionale, sia il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per farlo". Sicche' Casa Bianca e Pentagono hanno messo nella spesa militare 800 miliardi di dollari all'anno, mentre la Russia ce ne mette 80, togliendo centinaia di miliardi di dollari all'anno al benessere del popolo americano. Dobbiamo a questo, come ha detto Bernie Sanders, l'eterno candidato alla Presidenza della sinistra americana, se "non c'e' una ragione razionale per cui abbiamo una disuguaglianza enorme e crescente di reddito e ricchezza, non c'e' una ragione razionale per cui siamo l'unico grande Paese a non garantire l'assistenza sanitaria per tutti, non c'e' una ragione razionale per cui 800.000 americani sono senza casa e milioni di altri spendono piu' della meta' del loro reddito per mettere un tetto sopra la testa, non c'e' una ragione razionale per cui il 25% degli anziani in America cerca di sopravvivere con 15.000 dollari all'anno o meno, per cui abbiamo il piu' alto tasso di poverta' infantile di quasi tutte le nazioni ricche, per cui i giovani lasciano l'universita' profondamente indebitati o per cui l'assistenza all'infanzia e' inaccessibile per milioni di famiglie".
Cio' spiega gli eventi di oggi, come si sia passati dall'Occidente "allargato" fino all'Indo-Pacifico, al Giappone e all'Australia di Biden al cripto-fascismo globale di Trump, con tanto di autarchia (i dazi), le sanzioni, gli ordini esecutivi a pioggia, la confusione dei poteri, la giustizia di regime, la pena di morte, l'immunita' fiscale dei super-ricchi, e la pretesa di decidere quando cominciare o finire queste "ridicole" ma sempre tragiche guerre.
Tuttavia, il peggio che si e' materializzato in America in questo lunedi' nero del 20 gennaio, potrebbe non essere tale da contagiare il mondo intero. Potra' fare grandissimi danni, e fare scuola soprattutto nelle maggioranze silenziose, ma potrebbe restare circoscritto a cio' che si e' visto tra il Campidoglio e la Capital One Arena, un bagno di folla osannante e soggiogata, chiuso pero' in una bolla che e' l'America e non e' il mondo. Non c'e' un solo globo terracqueo, il mondo non e' pronto per un fascismo planetario, ha altri pensieri, un'altra vocazione. Certo, dipende da noi, ma ora e' chiara l'alternativa: o la resa a questa caduta della storia, o la resistenza e la costruzione di una vera comunita' internazionale di diritto con un'umanita' indivisa.
Del resto non tutto quello che Trump ha annunciato e minacciato col suo sguardo torvo si realizzera' veramente, sembra piu' un bluff da miles gloriosus che un vero annuncio. Non ci sara' nessun approdo e insediamento su Marte entro la fine di questo mandato presidenziale. La scienza e' stata tassativa: a questo punto dell'evoluzione della specie, l'umanita' non e' in grado, fisicamente e antropologicamente, di affrontare un viaggio in quel pianeta lontano. Non foss'altro che per la durata del viaggio, due anni per l'andata e il ritorno esposti alle radiazioni cosmiche, soggetti all'indebolimento muscolare e scheletrico che il corpo umano subirebbe in una lunga permanenza nello Spazio, con i connessi scompensi del tono muscolare cardiaco. Occorrerebbe costruire enormi astronavi ruotanti, in grado di generare al proprio interno una forza simile alla gravita' terrestre, cio' che si potrebbe fare solo direttamente nello Spazio, sfruttando ipotetiche materie prime raccolte anch'esse lassu' (da asteroidi o dalla Luna); per non parlare della vita su Marte, fino a 126 gradi sottozero.
Cio' vuol dire che il mito dell'accoppiata Trump-Musk e' gia' caduto, e se l'obiettivo politico piu' simbolico di tutte le promesse presidenziali si mostra come impossibile e falso, vuol dire che anche il resto non e' troppo sicuro, a cominciare dalla deportazione, o espulsione, di milioni di migranti, dati per criminali internazionali e invasori: si dovrebbe fare con l'esercito schierato sul confine meridionale col Messico, lasciando "i nostri guerrieri liberi di sconfiggere i nostri nemici", come dice Trump; ma con questo finisce il mito della fortezza americana, l'idea che mai nessuno potra' varcare in modo offensivo la frontiera degli Stati Uniti; ecco che secondo Trump questo sarebbe gia' avvenuto ad opera dei migranti, essendo mancata la difesa dei confini, neanche l'America fosse Lampedusa come e' nell'immaginazione ossessiva di Salvini.
E per quanto riguarda il ritorno incondizionato al petrolio, al carbone, cosi' da irradiarlo a suon di dollari in tutto il mondo, in che consiste l'"America first"? Consiste nel fatto che l'America sara' la prima a risentirne, insieme alle isole che saranno sommerse dal mare, e ne avra' cicloni e tornado sempre piu' devastanti, e bruceranno le citta', come ieri l'incendio di Chicago e oggi quello di Los Angeles, dove perfino i ricchi "hanno perso le loro case".
E che dire di questo presentarsi di Trump come il Messia che Dio stesso avrebbe protetto col suo scudo perche' compisse la sua missione in America e nel mondo? Per l'America non si tratta di una novita', c'era il giovane Bush che andando a distruggere l'Iraq diceva di "piangere appoggiato alla spalla di Dio". E ora Trump tira fuori la religione come sgabello ai suoi piedi, e mette Dio sopra di se', a garante del suo potere. Solo che il Dio della tradizione ebraico-cristiana a cui si rifa' il messianismo giunto in America attraverso la Ginevra di Calvino, non e' un Dio che si puo' chiamare in servizio a fare da scudiero ai potenti, ma e' il Dio che rovescia i potenti dai troni ed esalta gli umili, il Dio tutto misericordia e niente vendetta di papa Francesco. E dunque se religione deve essere e si giunge a giurare su due Bibbie al Campidoglio, come se una non bastasse, quella di Lincoln del 1861 e quella donata a Trump dalla madre nel 1955, bisogna ricominciare a chiedersi chi e' questo Dio a cui si fa cosi' plateale appello.
Forse, di fronte a queste sfide, bisognerebbe ripensare alla cattiva qualita' della secolarizzazione quale l'abbiamo acriticamente fatta in Occidente: anche per questo sarebbe importante che l'identita' spirituale e profetica dell'ebraismo tornasse a risplendere, non trascinata negli stermini, non ristretta a una sola etnia, non tradita dalle politiche dello Stato di Israele.
Con i piu' cordiali saluti,
Lo Scriba per "Prima loro" (Raniero La Valle)

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Letture
- Roberto Lucchetti, Teorema del matrimonio stabile di Gale e Shapley, Le Scienze, Roma 2024, pp. 142, in supplemento a "Le Scienze".
- Stefano Olivares, Max Planck, Le Scienze - Gedi, Roma-Torino 2025, pp. 144, euro 8,90.
- Francesco Zerman, Teoria di Galois, Rcs, Milano 2025, pp. 160, euro 6,99.
*
Riedizioni
- Paolo Rumiz, Canto per Europa, Feltrinelli, Milano 2021, 2023, Gedi, Torino 2025, pp. 328, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
- Paolo Rumiz, Il veliero sul tetto, Feltrinelli, Milano 2020, Gedi, Torino 2025, pp. 128, euro 8,90.
- Paolo Rumiz, La cotogna di istanbul, Feltrinelli, Milano 2010, 2015, Gedi, Torino 2025, pp. 224, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
*
Gialli
- Daniele Bresciani, Anime trasparenti, Garzanti, Milano 202, Gedi, Torino 2024, pp. 432, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
- Domenico Cacopardo, Il delitto dell'Immacolata, Marsilio, Venezia 2014, Gedi, Torino 2025, pp. 224, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
- Gian Mauro Costa, Stella o croce, Sellerio, Palermo 2018, Gedi, Torino 2025, pp. 222, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5504 del 14 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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