[Nonviolenza] Telegrammi. 5501



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5501 dell'11 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. Si e' svolto a Viterbo sabato 8 marzo 2025 un incontro tra alcune persone amiche di Alfio Pannega
2. Ripetiamo ancora una volta...
3. Movimento Nonviolento: Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
4. Contro tutte le uccisioni
5. Quattro tesi riassuntive sul maschilismo (e tre minime appendici in versi e in prosa)
6. Di terracotta e di fibre intrecciate alcuni semplici camminati masticati pensieri per l'otto marzo dell'anno 2020
7. Veronica Tarozzi: Leonard Peltier, la lunga strada del ritorno a casa e il suo nuovo inizio
8. Segnalazioni librarie
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. INCONTRI. SI E' SVOLTO A VITERBO SABATO 8 MARZO 2025 UN INCONTRO TRA ALCUNE PERSONE AMICHE DI ALFIO PANNEGA

Si e' svolto a Viterbo sabato 8 marzo 2025 un incontro tra alcune persone amiche di Alfio Pannega, di cui ricorre quest'anno il centenario della nascita.
L'incontro si e' tenuto nella sede del centro sociale di cui Alfio Pannega fu fondamentale animatore, sede da molti anni trasferita dall'ex-gazometro di Valle Faul al capannone ex-Cogema a Castel d'Asso, pur mantenendo la denominazione originaria di "Centro sociale occupato autogestito Valle Faul".
*
Le persone partecipanti all'incontro hanno concordato sui seguenti impegni:
a) di realizzare nel corso dell'anno una o piu' iniziative pubbliche di ricordo di Alfio Pannega, invitando a partecipare e a portare la loro testimonianza tutte le persone che gli furono amiche e che condivisero le sue lotte per il bene comune dell'umanita';
b) di sostenere le iniziative che saranno promosse nel corso dell'anno dall'"Associazione nazionale partigiani d'Italia" (Anpi) che valorizzeranno anch'esse il ricordo di Alfio Pannega come maestro di antifascismo e di umanita';
c) di proporre alle altre associazioni culturali e d'impegno civile viterbesi, cosi' come alle istituzioni democratiche viterbesi rappresentative dell'intera cittadinanza, di voler anch'esse ricordare in modo adeguato la figura e l'opera di Alfio Pannega;
d) di adoperarsi per ricercare e ritrovare documenti e testimonianze di e su Alfio Pannega al fine di costituire un "Archivio Alfio Pannega" in cui raccogliere e conservare - e mettere quindi a disposizione di tutte le persone - la piu' ampia ed approfondita documentazione possibile sulla sua persona, sulle sue opere e sulla sua testimonianza di proletario, di poeta, di militante per il bene comune dell'umanita';
e) di proseguire, nel ricordo di Alfio Pannega, nelle lotte di cui fu partecipe e protagonista, e particolarmente:
- per la pace e la liberazione di tutti i popoli e di tutte le persone;
- per i diritti umani di tutti gli esseri umani;
- contro il razzismo, contro il maschilismo, contro il militarismo, contro il fascismo;
- per la dignita' e i diritti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, contro ogni forma di schiavitu', sfruttamento, alienazione e oppressione;
- per il diritto di ogni persona alla casa e a vivere in un ambiente salubre e confortevole;
- per il diritto di ogni persona all'assistenza e alla salute;
- per il diritto di ogni persona ad essere riconosciuta e rispettata nella sua identita' e dignita', nel suo diritto alla liberta' e alla felicita', nel riconoscimento reciproco e comune di eguali diritti e dignita' per ogni altra persona, nella civile convivenza fondata sulla regola "agisci nei confronti delle altre persone cosi' come vorresti che esse agissero verso di te" e sulla massima "da ciascuna persona sia dato secondo le sue capacita', a ciascuna persona sia dato secondo i suoi bisogni";
- per la difesa dell'intero mondo vivente;
- per la costruzione di una societa' fondata sulla nonviolenza, l'universale eguaglianza di dignita' e diritti, la solidarieta' e la responsabilita', in cui nessuna persona sia abbandonata, in cui tutto il bene e tutti i beni siano condivisi fra tutte e tutti.
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Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna a ridosso ed entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010, a cura di Antonello Ricci e Alfonso Prota): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi' rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita' le tracce della sua vita e delle sue lotte, e' restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4091, 4235-4236, 4452, 4455-4458, 4599-4601, 4819-4821, 4962-4965, 5184-5187, 5328, 5331, 5470, 5477, 5485, 5487, 5489, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446, i fascicoli de "La biblioteca di Zorobabele" nn. 430-433.

2. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...

... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.

3. REPETITA IUVANT. MOVIMENTO NONVIOLENTO: CINQUE PASSI DI STRATEGIA NONVIOLENTA CONTRO LA GUERRA
[Riceviamo e diffondiamo]

Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra
Una zona smilitarizzata dal Mar Bianco al Mar Nero
Moratoria nucleare e Corpi Civili di Pace Europei
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Cio' che sta avvenendo e' la spartizione territoriale dell'Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterra' l'espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle "terre rare", mentre l'Europa sta a guardare e l'Ucraina ne esce commissariata.
Questo e' il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l'intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del "prima la Vittoria, poi la Pace" si e' rivelata per quello che era davvero: "prima la Guerra, poi la Sconfitta". E a perderci, prima di tutti, e' il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranita', dopo aver sacrificato un'intera generazione di giovani sull'altare del nazionalismo.
L'Europa a 27 velocita', che ha accettato il ruolo di comparsa nell'Alleanza atlantica, e' indebolita e afona. Per "salvare il salvabile" si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanita' e dell'istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L'Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.
*
Cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un'ulteriore escalation e per costruire una vera pace:
- creazione di una "linea di pace" sui confini tra Europa e Russia (Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina) con l'istituzione di una zona smilitarizzata, un corridoio (500 chilometri di larghezza) per tutto il confine (3000 chilometri di lunghezza). Questo lungo fronte di terra smilitarizzata, da una parte e dall'altra, non potrebbe essere attraversato da truppe militari della Russia o della Nato, o di altri eserciti europei: cosi' si favorirebbe la distensione. La definizione e poi il controllo di questa zona russo/europea smilitarizzata (dal Mar Bianco al Mar Nero) prevede il negoziato e lo sviluppo di meccanismi di verifica efficaci; anziche' concentrarsi sulla militarizzazione nazionale, ci si concentra su una zona di demilitarizzazione internazionale, pan-europea, affidata a tutti i paesi coinvolti;
- avviare immediatamente una "moratoria nucleare" che coinvolga i paesi detentori di armi nucleari presenti sul continente europeo (Francia, Regno Unito, Russia, e Stati Uniti con ordigni presenti anche in Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi): impegno al non utilizzo, e apertura di negoziati per l'adesione concordata e multilaterale al TPNW (Trattato per la messa al bando delle armi nucleari);
- avviare un progetto esecutivo per la costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo, per la gestione non militare della crisi. Tra non fare nulla e mandare truppe armate, c'e' lo spazio per fare subito qualcosa di utile, nell'ambito della politica di sicurezza per intervenire a livello civile nei conflitti prima che questi sfocino in guerra vera e propria, come avvenuto il 24 febbraio 2022. I Corpi di Pace vanno costituiti e finanziati come una brigata permanente dell'Unione Europea: la loro costituzione deve rientrare nelle competenze della Commissione Europea;
- dare la parola ai movimenti civili e democratici che in Russia, Ucraina e Bielorussia si sono opposti da subito alla guerra e hanno avanzato proposte di pace, a partire dal sostegno agli obiettori di coscienza, disertori, renitenti alla leva delle parti in conflitto. Convocare con loro, veri portatori di interessi comuni, un "tavolo delle trattative" in zona neutrale e simbolica (Citta' del Vaticano);
- convocare una Conferenza internazionale di pace (sotto egida ONU, con tutti gli attori internazionali coinvolti e disponibili) basata sul rispetto del Diritto internazionale vigente e sul concetto di sicurezza condivisa, che metta al sicuro la pace anche per il futuro.
*
La Campagna di Obiezione alla guerra offre uno strumento concreto per attuare il diritto umano fondamentale alla pace, che sul piano politico significa per gli Stati: obbligo di disarmare, obbligo di riformare in senso democratico e far funzionare i legittimi organismi internazionali di sicurezza collettiva a cominciare dalle Nazioni Unite, obbligo di conferire parte delle forze armate all'ONU come previsto dall'articolo 43 della Carta delle Nazioni Unite, obbligo di riconvertire e formare tali forze per l'esercizio di funzioni di polizia internazionale sotto comando sopranazionale, obbligo di sottoporsi alla giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
Aderendo concretamente alla Campagna ognuno ha la possibilita' personale di dichiarare formalmente la propria obiezione di coscienza e nel contempo sostenere concretamente i nonviolenti russi e ucraini che sono le uniche voci delle due parti che stanno gia' dialogando realmente tra di loro, che creano un ponte su cui puo' transitare la pace,  grazie al coraggio e all'impegno di chi a Kyiv e Mosca, rischiando di persona, lavora per la crescita della nonviolenza organizzata (info sulla Campagna di Obiezione alla Guerra: https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra-2/ ).

4. L'ORA. CONTRO TUTTE LE UCCISIONI

Siamo contro tutte le uccisioni.
E' tutto qui.
Salvare le vite e' il primo dovere.

5. REPETITA IUVANT. QUATTRO TESI RIASSUNTIVE SUL MASCHILISMO (E TRE MINIME APPENDICI IN VERSI E IN PROSA)

1. Poiche' il maschilismo e' la prima radice e il primo paradigma di tutte le violenze, la lotta contro il maschilismo e' il primo dovere di ogni essere umano senziente e pensante.
2. Il riconoscimento della eguale dignita' di ogni essere umano e degli stessi diritti per tutti gli esseri umani richiede lo sconfiggimento (la sconfitta sul piano storico-culturale e lo sconficcamento sul piano psicologico-esistenziale) del maschilismo.
3. Non sara' possibile abolire la guerra e le uccisioni senza abolire il maschilismo.
4. Chiamiamo nonviolenza la prassi che abolisce il maschilismo e realizza ed invera l'umanita' dell'umanita'.
* * *
Tre minime appendici

1. Della nonviolenza dispiegata al sole ad asciugare

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza la politica necessaria.
Chiamiamo nonviolenza l'occhio che vede e piange.
Chiamiamo nonviolenza la lotta per l'abolizione di tutte le guerre.
Chiamiamo nonviolenza la lotta che abroga ogni servitu'.
Chiamiamo nonviolenza questo accampamento notturno nel deserto.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza l'amicizia che non tradisce.
Chiamiamo nonviolenza il ponte di corda teso sull'abisso.
Chiamiamo nonviolenza la fine della paura della morte.
Chiamiamo nonviolenza la fine della minaccia della morte.
Chiamiamo nonviolenza aver visto e alba e tramonto con limpido cuore.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il tappeto volante.
Chiamiamo nonviolenza il voto unanime per la salvezza degli assenti.
Chiamiamo nonviolenza il cielo stellato.
Chiamiamo nonviolenza il rispetto della vita altrui.
Chiamiamo nonviolenza il sonno dei giusti e dei giusti la veglia.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il silenzio che non spaventa.
Chiamiamo nonviolenza la telefonata che ferma l'esecuzione.
Chiamiamo nonviolenza il libro che ti fa ridere e piangere.
Chiamiamo nonviolenza il viaggio senza bagagli.
Chiamiamo nonviolenza il suono dell'arcobaleno.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il pasto in comune.
Chiamiamo nonviolenza il miracolo della nascita.
Chiamiamo nonviolenza la voce che risponde.
Chiamiamo nonviolenza la porta che si apre allo straniero.
Chiamiamo nonviolenza la lotta contro la violenza.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il dono e la rinuncia.
Chiamiamo nonviolenza la leggerezza sui corpi.
Chiamiamo nonviolenza la parola che suscita le praterie.
Chiamiamo nonviolenza il soffio che estingue gli incendi.
Chiamiamo nonviolenza l'infinito respiro del mare.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza l'umanita' come dovrebbe essere.
Chiamiamo nonviolenza la coscienza del limite.
Chiamiamo nonviolenza il ritrovamento dell'anello di Salomone.
Chiamiamo nonviolenza gl'immortali principi dell'Ottantanove.
Chiamiamo nonviolenza l'ironia e la pazienza.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il riconoscimento della pluralita' delle persone e dei mondi.
Chiamiamo nonviolenza la distruzione di tutte le armi assassine.
Chiamiamo nonviolenza non nascondere la nostra ignoranza.
Chiamiamo nonviolenza rifiutarsi di mentire.
Chiamiamo nonviolenza la scelta di fare la cosa che salva le vite.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza una giornata di sole sulla strada.
Chiamiamo nonviolenza la scuola di Spartaco e della Rosa Rossa.
Chiamiamo nonviolenza la certezza morale del figlio della levatrice.
Chiamiamo nonviolenza la legge nuova del figlio del falegname.
Chiamiamo nonviolenza le tre ghinee di Virginia.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza questo atto di riconoscimento e di riconoscenza.
Chiamiamo nonviolenza il giro della borraccia.
Chiamiamo nonviolenza questo colloquio corale.
Chiamiamo nonviolenza la Resistenza antifascista.
Chiamiamo nonviolenza l'uscita dallo stato di minorita'.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza parlare e ascoltare.
Chiamiamo nonviolenza la stazione sempre aperta.
Chiamiamo nonviolenza lo specchio e la sorgente.
Chiamiamo nonviolenza sentire il dolore degli altri.
Chiamiamo nonviolenza prendersi cura del mondo.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.

***

2. Dal femminismo molti doni

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che vi e' una sola umanita', composta di persone tutte differenti le une dalle altre e tutte eguali in diritti.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che sfera personale e sfera politica non sono separate da un abisso: sempre siamo esseri umani.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza del partire da se'.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza dell'incontro con l'altro.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che e' la nascita, l'esperienza e la categoria che fonda l'umana convivenza, l'umano sapere.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che la pluralita', e quindi la relazione, e' la modalita' di esistenza propria dell'umanita'.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che i corpi contano, che noi siamo i nostro corpi.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che ogni forma di autoritarismo, ogni forma di militarismo, ogni forma di dogmatismo reca gia' la negazione dei diritti umani di tutti gli esseri umani.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che la prima radice dell'organizzazione sociale e della trama relazionale violenta e' nel maschilismo e nel patriarcato.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che solo la nonviolenza contrasta la violenza, che solo il bene vince il male, che solo l'amore si oppone alla morte, che solo l'ascolto consente la parola.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che compito comune e' generare e proteggere la vita, prendersi cura delle persone e del mondo per amore delle persone e del mondo.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che compito comune e' opporsi ad ogni oppressione, ad ogni sfruttamento, ad ogni ingiustizia, ad ogni umiliazione, ad ogni denegazione di umanita', ad ogni devastazione della biosfera.
Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che solo l'arte della compassione fonda la lotta di liberazione.
Il femminismo che e' il massimo inveramento storico della nonviolenza.
Il femminismo che e' la corrente calda della nonviolenza.
Il femminismo che e' il cuore pulsante del movimento di autocoscienza e di liberazione dell'umanita'.
E diciamo femminismo e sappiamo che dovremmo dire femminismi, che dovremmo dire pensiero delle donne e movimenti delle donne.
Ma diciamo femminismo e pensiamo a una tradizione che lega infinite donne che hanno praticato l'etica della responsabilita' e della liberazione, da Saffo a Vandana Shiva, da Simone Weil a Virginia Woolf, da Edith Stein a Milena Jesenska, da Etty Hillesum a Ginetta Sagan, da Rosa Luxemburg ad Hannah Arendt, da Germaine Tillion ad Anna Politkovskaja, da Simone de Beauvoir a Franca Ongaro Basaglia, da Olympe de Gouges a Luce Fabbri.
Dal femminismo molti doni tutte e tutti abbiamo ricevuto.
In questo otto marzo di ascolto, di memoria, di lotta, diciamo anche la nostra gratitudine.

***

3. Una vecchia fotografia

Sembra camminino sul selciato
di una citta' che e' tutte le citta'
la punta di una scarpa che sporge dalle lunghe gonne
Clara con un berretto che pare una frittella
Rosa con una paglietta da guappo
intorno degli uomini che non le vedono
tranne forse uno poco dietro
che guarda verso la macchina fotografica.

La bocca di Rosa socchiusa sembra che parli
quella di Clara forse sorride.
L'immagine sgranata, la mia presbiopia
non mi consentono di cogliere lo sguardo.

Vedono forse il fotografo, e forse
guardano oltre e in quell'oltre
c'e' anche la nostra lotta di oggi
le donne insorte danzando il 14 febbraio
questo nostro otto marzo del duemilaquindici
l'internazionale futura umanita'.

6. REPETITA IUVANT. DI TERRACOTTA E DI FIBRE INTRECCIATE ALCUNI SEMPLICI CAMMINATI MASTICATI PENSIERI PER L'OTTO MARZO DELL'ANNO 2020
 
1. La catastrofe
La societa' umana fondata sul dominio di un genere sull'altro mi sembra ormai giunta alla sua catastrofe.
La societa' umana fondata sullo sfruttamento illimitato della limitata natura mi sembra ormai giunta alla sua catastrofe.
La societa' umana fondata sulla violenza come primo e supremo regolatore dei conflitti mi sembra ormai giunta alla sua catastrofe.
*
2. La cooperazione
Solo riconoscendo che siamo un'unica umanita' in un unico mondo vivente possiamo salvarci.
Solo riconoscendo che in quanto umanita' non siamo altra cosa dal mondo vivente, ma ne siamo insieme parte e custodi, possiamo salvarci.
Solo riconoscendo che occorre porre a fondamento del nostro agire la solidarieta', la responsabilita' e la condivisione possiamo salvarci.
*
3. La storia come storia della resistenza e della liberazione
Di tutti i movimenti storici che si sono adoperati in pro dell'umanita' intera solo il movimento di liberazione delle donne ha sempre lottato contro il dominio di una parte dell'umanita' su un'altra.
Di tutti i movimenti storici che si sono adoperati in pro dell'umanita' intera solo il movimento di liberazione delle donne ha sempre lottato in difesa del mondo vivente, ha sempre agito per affermare la vita e non per imporre la morte.
Di tutti i movimenti storici che si sono adoperati in pro dell'umanita' intera solo il movimento di liberazione delle donne ha sempre lottato contro la violenza.
*
4. La politica prima
Giunti a questo crinale apocalittico si disvela che solo la scelta nitida e intransigente della nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
La nonviolenza che e' femminista, ecologista, socialista e libertaria, poiche' afferma la diversita', la dignita' e la liberta' di ogni persona, l'eguaglianza di diritti di tutte, il rispetto per la vita e per ogni vita, il dovere del recare aiuto e del condividere il bene ed i beni.
La nonviolenza che e' femminista, ecologista, socialista e libertaria, poiche' serba memoria di tutte le vittime, a tutte le vittime presta soccorso, lotta affinche' non vi siano mai piu' vittime.
*
5. Hic et nunc
Salvare le vite.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni, opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni, oppporsi al maschilismo e a tutte le oppressioni.
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6. L'otto marzo
L'otto marzo e' il giorno in cui l'umanita' fa memoria della presa di coscienza da parte di tutte le oppresse e tutti gli oppressi del fatto cruciale che la violenza maschile e' la prima radice e il primo paradigma di tutte le violenze, e che quindi solo abolendo la violenza maschile l'umanita' potra' essere libera, solidale, responsabile, felice.
L'otto marzo e' il giorno in cui tutte le oppresse e tutti gli oppressi fanno appello a tutte le persone senzienti e pensanti - e quindi all'umanita' intera - affinche' sia contrastata ed abolita la violenza maschile, e l'umanita' possa finalmente essere umana.
L'otto marzo e' il giorno di lotta che convoca a lottare ogni giorno contro ogni oppressione per la comune liberazione, l'otto marzo e' il giorno di festa che prefigura la liberazione comune, la convivenza che invera l'umanita' dell'umanita', la vittoria della nonviolenza sulla violenza.
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7. Clara, Rosa e le altre
A Clara Zetkin, a Rosa Luxemburg e a tutte le altre la nostra gratitudine.
A tutte le donne che lottando contro il maschilismo hanno lottato, lottano e lotteranno per la liberazione dell'umanita' intera la nostra gratitudine.
Ed anche a tutti gli uomini che hanno saputo, sanno e sapranno porsi all'ascolto, alla scuola e alla sequela del movimento di liberazione delle donne la nostra gratitudine.
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8. Il pane e le rose
Con voce e con volto di donna la nonviolenza e' in cammino.
Con voce e con volto di donna la nonviolenza e' il cammino.
Il pane e le rose, un solo mondo vivente, una sola umanita'.
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9. Il miracolo
Mettere al mondo il mondo. Tenere acceso il fuoco nella notte. Condividere il pane e la casa. Ascoltare e parlare. Prendersi cura.
Sapere di essere l'altra persona di ogni altra persona. Agisci verso le altre persone cosi' come vorresti che le altre persone agissero verso di te.
Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere. Chi salva una vita salva il mondo. Compilo tu il miracolo del bene.
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10. Ogni giorno
La nonviolenza sei tu quando ti opponi alla violenza. La nonviolenza sei tu quando fai la cosa giusta. La nonviolenza sei tu quando aiuti chi soffre. Ogni giorno e' l'otto marzo.
Nessuna illusione, nessuna menzogna, nessuna vilta'. Riconoscimento, riconoscenza, misericordia. Ogni giorno e' l'otto marzo.
La violenza maschile, l'ideologia maschilista, il sistema di potere maschile, l'onnidistruttiva oppressione maschile che lacera, mutila, dimidia e strazia l'umanita' intera e devasta e avvelena e distrugge l'intero mondo vivente puo' e deve essere contrastata e sconfitta. L'umanita' puo' essere libera e solidale: per questo lotta il movimento di liberazione delle donne, per questo lotta ogni persona di volonta' buona. Ogni giorno e' l'otto marzo.

7. DOCUMENTAZIONE. VERONICA TAROZZI: LEONARD PELTIER, LA LUNGA STRADA DEL RITORNO A CASA E IL SUO NUOVO INIZIO
[dal sito di "Pressenza" riprendiamo e diffondiamo]

Dopo quasi 50 anni di detenzione arbitraria, l'attivista nativo americano Leonard Peltier il 18 febbraio scorso ha finalmente potuto fare ritorno a casa. Nella sua terra natia, la Riserva Indiana di Turtle Mountain, nel Nord Dakota ha ricevuto un'accoglienza trionfale.
"Sono fuori da quanto, una settimana? E ancora non riesco a credere che sia vero!", ha dichiarato Peltier al giornalista di AP poco dopo il suo rientro, dalla casa acquistata e arredata per lui dalla sua comunita'. Dopo decenni di lotte per ottenere giustizia, l'attivista dell'American Indian Movement inaugura un nuovo capitolo della sua vita.
La notizia della clemenza ha colto tutti di sorpresa lo scorso 20 gennaio, negli ultimi 14 minuti della presidenza di Joe Biden. Un gesto inaspettato, dopo anni di battaglie legali e l'ultimo diniego alla liberta' condizionale dello scorso luglio.
Poco piu' che trentenne quando venne condannato, oggi l'ottantenne Peltier, in condizioni di salute precarie, puo' finalmente vivere a casa sua, circondato dall'affetto dei suoi cari.
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La vicenda di Peltier affonda le radici nei periodi piu' bui della storia americana
Dopo quasi 50 anni di una detenzione arbitraria tra le piu' lunghe della storia USA, Leonard Peltier e' stato finalmente liberato. La decisione e' arrivata nell'ultimo giorno della presidenza di Joe Biden, in un gesto carico di significato politico e simbolico.
L'attivista nativo americano era stato condannato per l'omicidio di due agenti dell'FBI durante una sparatoria che avvenne nel 1975 nel Dakota del Sud, nella riserva di Pine Ridge. Tuttavia, la sua condanna e' stata da sempre circondata da controversie, accuse di irregolarita' processuali e mancanza di prove concrete.
Destino infausto quello di Peltier, che fu prelevato dalla sua terra e sottratto all'affetto della sua famiglia gia' all'eta' di nove anni. Dovette infatti essere "rieducato" a 240 km di distanza, all'interno di una delle famigerate scuole residenziali per indiani. Quelle che impartivano l'assimilazione culturale forzata dei bambini indigeni nella cultura bianca americana, mentre praticavano loro terribili vessazioni.
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La prigionia politica piu' lunga d'America: una storia di ingiustizia e resistenza
Nel 1975, la riserva di Pine Ridge nel Sud Dakota era un focolaio di tensioni, alimentate dall'FBI come parte di un piano piu' ampio. Lo scopo era destabilizzare l'American Indian Movement (AIM), un'organizzazione che lottava - e lotta tuttora - per i diritti dei nativi. Leonard Peltier era tra i suoi membri piu' attivi.
In questo contesto, il 26 giugno 1975, scoppio' una sparatoria tra agenti dell'FBI e alcuni nativi americani, durante la quale persero la vita due agenti federali e un nativo.
Peltier fu arrestato e condannato, nonostante la mancanza di prove che lo collegassero agli omicidi. Nel tempo, emersero prove della manipolazione degli atti processuali, intimidazione dei testimoni e una condanna basata piu' su motivazioni politiche che su fatti concreti.
Peltier nel corso degli anni e' diventato un simbolo delle ingiustizie subite dai nativi americani, un capro espiatorio per un sistema che ha storicamente oppresso le comunita' indigene.
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Decenni di appelli e pressioni hanno convinto il Presidente Biden a commutare la pena
Nei lunghi anni di detenzione, la causa di Peltier ha raccolto ampio sostegno a livello internazionale. Le maggiori organizzazioni per i diritti umani, leader tribali, premi Nobel, Papi, alcuni presidenti e anche giuristi esperti, hanno chiesto la sua liberazione. Tra questi ultimi, persino l'ex procuratore generale che si occupo' del suo caso, chiese la clemenza per Peltier e defini' il suo processo "ingiusto".
Joe Biden, che durante la sua presidenza si e' distinto per il suo impegno verso le comunita' native, ha infine deciso di porre fine a questa lunga persecuzione. Nell'ultimo giorno del suo mandato, pochi minuti prima che Donald Trump prestasse giuramento, Biden ha infatti commutato la condanna di Peltier, permettendogli di trascorrere gli ultimi anni della sua vita agli arresti domiciliari, circondato dalla famiglia e dai suoi cari.
La scelta di Biden di commutare la pena anziche' concedere la grazia rappresenta per molti un messaggio emblematico. Commutare una condanna non equivale a un perdono, ma riconosce che Peltier ha gia' scontato una pena sufficiente. Questo gesto e' stato interpretato come un modo per bilanciare le pressioni dell'FBI, che si e' sempre opposta alla liberazione di Peltier, con la necessita' di correggere un'ingiustizia storica.
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Finalmente a casa: un viaggio lungo 49 anni e la grande festa in suo onore
E' stata tanta l'emozione del rientro, avvenuto un mese dopo l'atto di clemenza di Biden. Il pick-up che lo riportava finalmente a casa ha sfilato attraverso una catena umana lunga chilometri. Uomini, donne e bambini lo hanno atteso al freddo lungo le strade innevate nella Riserva Indiana di Turtle Mountain, nel Dakota del Nord, per dargli il benvenuto o, per meglio dire, il "bentornato" nella terra che gli diede i natali, ottanta anni fa.
La gioia della sua comunita' e' esplosa l'indomani, durante la festa organizzata in suo onore, tra canti e balli tradizionali e con centinaia di persone accorse a salutarlo e portargli i propri doni. Tra quelli piu' significativi, a Leonard Peltier e' stato offerto il bastone dell'aquila. Un dono che racchiude una forte connotazione simbolica "per aver percorso migliaia di chilometri lungo la strada per la giustizia", come ha dichiarato la portavoce della comunita' Lakota che glielo ha portato.
Il bastone dell'aquila donato a Leonard Peltier rappresenta un potente simbolo di riconoscimento per il suo impegno nella lotta per la giustizia. L'aquila, animale sacro per i nativi, incarna la connessione con il Grande Spirito, la saggezza e la resilienza.
E' un tributo alla determinazione di Peltier e al suo ruolo come simbolo di resistenza e di equilibrio tra il mondo materiale e quello spirituale. Il suo uso simboleggia il rispetto per la tradizione e la capacita' di chi lo porta nel guidare e proteggere il proprio popolo.
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La liberazione di Peltier e il significato che riveste per i popoli nativi
Ad introdurre il discorso di Leonard Peltier, durante la grande festa in suo onore, e' stato Nick Tilsen, presidente e CEO del collettivo NDN, in difesa dei diritti dei nativi. Tilsen ha aperto il suo intervento rendendo omaggio alle generazioni precedenti di attivisti, riconoscendo il coraggio di Leonard Peltier e dei suoi predecessori che hanno lottato contro un governo determinato a distruggere la cultura e la spiritualita' dei superstiti popoli nativi.
Nick Tilsen ha sottolineato che la liberta' di Peltier e' il risultato di un lungo cammino di resistenza. I sacrifici delle generazioni passate, molte delle quali non sono riuscite a vivere per vedere questo momento, hanno pero' gettato le basi per il cambiamento. Il presidente di NDN ha celebrato il ritorno di Leonard Peltier come una vittoria nella lunga lotta di 500 anni per la resistenza indigena.
Tilsen ha aggiunto che Peltier in 49 anni non solo non ha mai rinunciato a combattere per se stesso, ma non ha mai neppure rinunciato a combattere per il popolo nativo. Per questo, ha continuato il presidente: «In tutto il mondo, il nome di Leonard Peltier sarà ricordato come quello di un guerriero, un guerriero che è sopravvissuto a uno dei governi più forti del mondo ed è uscito vittorioso».
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Il discorso di Leonard Peltier durante le celebrazioni per il suo rientro a casa
"Un guerriero non puo' piangere", ha aperto cosi' il suo discorso, Leonard Peltier, durante la festa organizzata in suo onore il 19 febbraio scorso. Proprio per il timore di commuoversi, ha parlato solo pochi minuti di fronte alle centinaia di persone presenti: "Sono stato condannato per qualcosa che non ho fatto. Ero un giovane uomo quando sono entrato in prigione, avevo 32 anni. Oggi ne ho 80, e non pensavo di farcela".
Peltier ha sottolineato l'ingiustizia del suo caso, ricordando che i suoi coimputati furono assolti per legittima difesa, mentre lui divenne un capro espiatorio. Nonostante le sofferenze, tra cui celle di deprivazione sensoriale e cure mediche negate, Peltier ha mantenuto viva la lotta per i diritti dei nativi: "Ho fatto in modo che i problemi degli indiani fossero al centro della mia battaglia".
Oggi, circondato dalla sua comunita', Peltier ha espresso gratitudine: "Grazie per il vostro sostegno. Sono orgoglioso di aver sacrificato la mia liberta' per voi". L'attivista, commosso, ha ringraziato le innumerevoli azioni intraprese nei lunghi anni di detenzione da migliaia di persone nel mondo e da centinaia di comunita' indigene.
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Chi e' davvero Leonard Peltier e cosa desidera fare d'ora in avanti
Nonostante il felice epilogo, possiamo sostenere, senza timore di smentite, che a Leonard Peltier sia stata rubata la vita. Possiamo pero' anche dire che questo gesto di clemenza tardiva e inaspettata dell'ex Presidente americano e, come sostengono in molti, della sua segretaria degli Interni - nativa - Deb Haaland, gliel'abbiano in qualche modo restituita. Specie adesso che ha finalmente accesso a cure mediche per le sue gravi condizioni di salute, tra cui un aneurisma aortico.
Nei lunghi anni di detenzione Peltier ha impiegato il suo tempo scrivendo libri e usando l'arte visiva come mezzo nonviolento di espressione e di denuncia delle ingiustizie vissute dal suo popolo. Dichiara oggi di voler continuare a sostenere la causa dei nativi americani resistendo contro le ingiustizie per mezzo di azioni nonviolente, cosciente che la strada sia ancora lunga.
Oggi Leonard Peltier, nonostante sia ormai a casa, circondato dall'affetto dei suoi cari e della sua comunita', si sveglia ancora nel cuore della notte, temendo che tutto sia un sogno e di essere ancora in prigione, come dichiarato a The Associated Press.
L'attivista nativo vorrebbe ora guadagnarsi da vivere vendendo i suoi quadri, come faceva in prigione, e vorrebbe scrivere altri libri. Desidera inoltre formare i giovani sulle sfide che dovranno affrontare. Peltier ha recentemente dichiarato che osservare l'impegno dei giovani attivisti nativi mentre continuano la lotta per i diritti della sua gente lo fa stare bene, poiche' sente che i suoi 49 anni di prigionia non sono stati vani.
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Un'antica profezia che qui vale la pena ricordare
Qualche mese fa ho avuto l'onore di leggere un libro davvero speciale, Sacred instructions, di un'avvocata e attivista nativa di nome Sherri Mitchell. E' un libro che nasce dalla volonta' di trasmettere un'antica saggezza, attingendo alla conoscenza ancestrale indigena, nativa. Il capitolo finale riporta alcune antiche profezie.
Una di queste, la profezia Anishinaabe dei Sette Fuochi, che, come le altre citate nel libro, viene tramandata da sette generazioni, narra di sette profeti che si presentarono alla gente Anishinaabe (Peltier e' di discendenza Anishinaabe) e raccontarono del loro viaggio nel futuro. La riportero' molto brevemente per esigenze di sintesi.
Nella profezia si racconta che il viaggio sarebbe stato segnato da sette fuochi e sarebbe cominciato e finito in una terra dalla forma di tartaruga ("turtle" in inglese). In tempi di grandi calamita' sarebbe arrivata "gente nuova", che si sarebbe svegliata dalle nebbie dell'illusione. Quelle persone sarebbero ritornate sui loro passi e avrebbero ricordato gli insegnamenti originali.
Questa nuova gente avrebbe cercato la saggezza degli anziani e chiesto loro consigli. Allora la "gente dalla pelle chiara", se avesse imparato ad avere fiducia nelle vie del cerchio e si fosse addestrata a sentire la propria voce interiore, avrebbe potuto scegliere tra due sentieri.
Se avesse scelto il sentiero errato, sarebbe rimasta chiusa nella sua vecchia mentalita' e la stessa devastazione che aveva perpetrato l'avrebbe distrutta. Se invece avesse scelto il sentiero giusto, il Settimo fuoco li avrebbe aiutati ad accendere anche l'Ottavo fuoco: un fuoco duraturo di unita' e di pace.
L'autrice ci ricorda che lo stile di vita indigeno e' il sentiero che ci riporta verso la vita e l'armonia con il resto della creazione e che tutte le profezie native convergono nell'attribuire alla settima generazione - che sarebbe la nostra - quell'epoca decisiva che viene raccontata nelle antiche profezie.
Trovandoci ora a quella biforcazione della strada, la Mitchell si interroga: "Cosa fara' la 'gente dalla pelle chiara': restera' sul sentiero attuale o scegliera' il sentiero dell'unita' e della pace?".

8. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Letture
- Paolo Alessandrini, Matematica e sport, Rcs, Milano 2025, pp. 160, euro 6,99.
- Marco Erba e Claudio Sutrini, Teoria delle categorie, Rcs, Milano 2025, pp. 160, euro 6,99.
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Riletture
- Alessandro Martire, Il risveglio dell'anima. La riconnessione spirituale secondo i Lakota, L'Eta' dell'Acquario, Torino 2019, pp. 174.
- Alessandro Martire, Mitakuye Oyasin. Il viaggio dell'anima nella cultura dei nativi americani, L'Eta' dell'Acquario, Torino 2016, pp. 254.
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Riedizioni
- Maha Harada, La pasticceria della felicita', Atmosphere, Roma 2022, Mondadori, Milano 2025, pp. 202, euro 8,90.
- Mitsuyo Kakuta, Sushi misto dopo l'amore e altri racconti, Mondadori, Milano 2022, Rcs, Milano 2025, pp. 192, euro 9,99 (in supplemento al "Corriere della sera").
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Gialli
- Gaetano Savatteri, Il lusso della giovinezza, Sellerio, Palermo 2020, Gedi, Torino 2024, pp. 204, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
- Serena Venditto, Al Sassofono blu, Mondadori, Milano 2023, Gedi, Torino 2024, pp. 158, euro 8,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 5501 dell'11 marzo 2025
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXVI)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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