[Nonviolenza] Telegrammi. 4409



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 4409 del 15 marzo 2022
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXIII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. La mattina del 14 marzo a Viterbo un incontro di studio e di testimonianza contro la guerra riflettendo a partire dall'ultimo volume di "Limes"
2. Domenico Gallo: Sotto i cieli della guerra
3. Enrico Peyretti: Nonviolenza e' forza, non e' sottomissione e resa
4. Mao Valpiana: A tutti quelli che se la prendono con i pacifisti, colpevoli di non tifare per la guerra
5. Tre tesi
6. Ripetiamo ancora una volta...
7. Beverly Bidney: February Covid-19 Diagnosis Concerns Leonard Peltier Supporters
8. Katherine Locke: Native activist Leonard Peltier remains in prison after 1975 shoot-out at Pine Ridge reservation. Recent diagnosis of COVID-19 spurs more calls to free Peltier
9. Marco Cinque: Prigionieri dell'uomo bianco
10. Segnalazioni librarie
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. INCONTRI. LA MATTINA DEL 14 MARZO A VITERBO UN INCONTRO DI STUDIO E DI TESTIMONIANZA CONTRO LA GUERRA RIFLETTENDO A PARTIRE DALL'ULTIMO VOLUME DI "LIMES"

La mattina di lunedi' 14 marzo 2022 a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", si e' svolto un incontro di studio e di testimonianza contro la guerra riflettendo a partire dall'ultimo volume della prestigiosa rivista "Limes" diretta da Lucio Caracciolo (AA. VV., La Russia cambia il mondo, volume monografico di "Limes. Rivista italiana di geopolitica", n. 2, febbraio 2022, Gedi, Torino 2022, pp. 272 + 16 pp. di tavole fuori testo), euro 15).
L'incontro si e' aperto con un minuto di silenzio in memoria di tutte le vittime della guerra.
Il responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, che ha coordinato l'incontro, ha aperto la riflessione riaffermando che la cosa piu' urgente da fare e' impegnarsi per far cessare la guerra, le stragi, le distruzioni, l'invasione.
Come gia' evidenziato innumerevoli volte, la guerra, che sempre e solo consiste dell'uccisione di esseri umani, e' nemica dell'umanita'; nessuna guerra e' giusta, nessuna guerra e' ammissibile. Solo salvare le vite e' giusto: salvare le vite e' il primo dovere di ogni persona e di ogni umano istituto. Chi prepara, promuove, provoca, organizza, ordina, esegue, favoreggia la guerra si rende nemico dell'umanita'. Ogni vittima ha il volto di Abele.
E quindi occorre un impegno corale dell'umanita' intera per chiedere ed ottenere l'immediata cessazione della guerra.
Sei cose occorre fare subito: 1. ottenere il "cessate il fuoco" immediato e definitivo; 2. ottenere un negoziato vero sotto l'egida dell'Onu; 3. ottenere l'invio da parte dell'Onu di forze di interposizione non armata e nonviolenta; 4. inviare immediati soccorsi umanitari per tutte le vittime della guerra; 5. soccorrere, accogliere ed assistere tutte le persone in fuga dalla guerra; 6. iniziare subito la ricostruzione delle case, delle scuole, degli ospedali, di tutte le strutture della vita civile.
La solidarieta' con il popolo ucraino aggredito e' la solidarieta' con tutti gli esseri umani vittime della guerra, delle uccisioni, delle devastazioni, della violenza.
Salvare le vite e' il primo dovere, e solo la pace salva le vite. Pace, disarmo, smilitarizzazione, devono essere i primi contenuti della politica dell'umanita'. Nell'epoca aperta degli orrori di Auschwitz e di Hiroshima, la scelta della nonviolenza e' la politica necessaria. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Nel corso dell'incontro sono stati illustrati ed analizzati i contributi di riflessione proposti dalla rivista, ma sono state anche evocate e riproposte le figure, le testimonianze, le riflessioni, le iniziative e le proposte di Svetlana Aleksievic, Hannah Arendt, Guenther Anders, Ernesto Balducci, Anna Bravo, Aldo Capitini, Luce Fabbri, Mohandas Gandhi, Hans Jonas, Primo Levi, Emmanuel Levinas, Lidia Menapace, Anna Politkovskaja, Vandana Shiva, Tzvetan Todorov, Simone Weil, Virginia Woolf.
L'incontro si e' concuso con l'invito ad organizzare nuove manifestazioni pubbliche contro la guerra, a raccogliere ed inviare aiuti umanitari alle vittime, ad accogliere e assistere tutte le persone in fuga dall'orrore.
Siamo una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.

2. RIFLESSIONE. DOMENICO GALLO: SOTTO I CIELI DELLA GUERRA
[Dalla newsletter n. 67 della "Costituente della Terra" (e-mail: notizieda at costituenteterra.com, sito: www.costituenteterra.it) riprendiamo e diffondiamo il seguente editoriale dell'11 marzo 2022]

Carissimi,
siamo arrivati al sedicesimo giorno di guerra e ancora non sappiamo se e quando arrivera' il cessate il fuoco. Quello che e' certo e' che il linguaggio della guerra si fa sempre piu' duro e coinvolge l'opinione pubblica, i media e la cultura ancor piu' che i governi che da questa e dall'altra sponda dell'Atlantico reagiscono agli eventi. La reazione prevalente non e' quella della condanna della Russia per aver sollevato l'ascia di guerra che la Carta dell'ONU voleva definitivamente sepolta, ma quella della partecipazione al conflitto, sia pure con mezzi diversi dal ricorso alla violenza bellica.
I giornali e le TV hanno indossato l'elmetto e arruolano l'opinione pubblica in una guerra di parole contro il nemico, mentre i governi studiano sanzioni sempre piu' pesanti per affondare l'economia e isolare la Russia dal resto del mondo.
Il governo italiano, adeguandosi a decisioni prese altrove, ha (non solo simbolicamente) arruolato il nostro Paese nella guerra, decidendo la fornitura di armi letali (il cui elenco è stato rigorosamente secretato) all'Ucraina. L'invio di armi ad un Paese in guerra e' una violazione della neutralita'. In effetti sia gli USA, sia i principali Paesi dell'Unione Europea, fornendo le armi, stanno partecipando alla guerra contro la Russia, mostrandosi disponibili a combattere gli invasori fino all'ultimo uomo (ucraino). Il Presidente Zelensky, nei suoi continui collegamenti video con l'Occidente, l'ultimo con il Parlamento inglese, ricattandoci con le sofferenze del suo popolo ed esaltandone la volonta' di resistenza sino all’estremo, cerca di coinvolgerci direttamente nello scontro armato chiedendo che la NATO istituisca una "no fly zone" sui cieli dell'Ucraina. Vale a dire che si impegni in una guerra aerea con l'aviazione della Russia. La via verso il disastro e' aperta, se avessimo seguito i consigli di Zelensky la terza guerra mondiale sarebbe gia' scoppiata. Non e' ancora successo, ma siamo ancora seduti sull'orlo dell'abisso.
Secondo Carl von Clausewitz, la guerra e' la prosecuzione della politica con altri mezzi. Questo e' quello che ha inteso fare Putin, cercando di tagliare con la spada il nodo dei conflitti politici e d'interesse che lo dividono dall'Ucraina. Pero' questo assioma si puo' rovesciare nel suo contrario: la politica puo' essere la prosecuzione della guerra con altri mezzi. Nel suo articolato saggio pubblicato su Limes il generale Fabio Mini spiega con dovizia di particolari che la guerra non solo era prevedibile, ma era anche prevenibile. Non si e' voluto fare niente per prevenirla, anzi fino all'ultimo non si e' arretrato di un passo sul principio "non negoziabile" della liberta' dell'Ucraina di scegliersi le alleanze che vuole, ne' si e' fatto nulla per fermare le continue violazioni della tregua nel Donbass. Non dobbiamo stancarci di chiedere il cessate il fuoco, pero' e' evidente che non si potra' mai ristabilire la pace se non si pone mano alla soluzione dei nodi politici che hanno innescato la guerra. Ci vuole una visione del futuro. Il 14 agosto del 1941, quando le armate naziste dilagavano dall'Atlantico agli Urali, il Presidente degli Stati Uniti, Roosevelt e il primo ministro inglese Churchill sentirono l'esigenza di tracciare un nuovo scenario prefigurando il mondo che sarebbe venuto fuori dopo la guerra. Per questo rilasciarono una dichiarazione comune, nota come Carta Atlantica, che preconizzava un nuovo ordine mondiale pacifico e divenne la base per la nascita dell'ONU.
Quale futuro ci prefigurano il riarmo della Germania e l'accanimento di USA e GB per l'irrogazione di sanzioni sempre piu' soffocanti nei confronti della Russia? In particolare continueranno le continue provocazioni allo scontro della Gran Bretagna, volte ad annullare il ruolo internazionale dell'Unione Europea e a destabilizzare l'Euro?
Si uscira' dalla guerra con una nuova Conferenza di Helsinki che rilanci la cooperazione e la sicurezza comune in Europa o si proseguira' la guerra contro la Russia con altri mezzi, cercando di metterla in ginocchio con le sanzioni, come si fece con l'Iraq, di sfiancarla con la corsa al riarmo e di rendere perpetua la nuova cortina di ferro?
Quale futuro dobbiamo aspettarci? Dipende anche da noi.
Nel sito pubblichiamo oltre un estratto dell'articolo del generale Mini ("La via verso il disastro"), un articolo sull'impatto delle sanzioni e un altro di Vincenzo Vita sulla censura di guerra.
Con i piu' cordiali saluti
www.costituenteterra.it (Domenico Gallo)

3. RIFLESSIONE. ENRICO PEYRETTI: NONVIOLENZA E' FORZA, NON E' SOTTOMISSIONE E RESA
[Ringraziamo Enrico Peyretti per averci messo a disposizione questo suo intervento che risponde a un intervento apparso su "Adista".
Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; e' stato presidente della Fuci tra il 1959 e il 1961; nel periodo post-conciliare ha animato a Torino alcune realta' ecclesiali di base; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento 2009; Dialoghi con Norberto Bobbio, Claudiana, Torino 2011; Il bene della pace. La via della nonviolenza, Cittadella, Assisi 2012; Elogio della gratitudine, Cittadella, Assisi 2015; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, di seguito riprodotta, che e' stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia (ormai da aggiornare) degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68]

La nonviolenza attiva e positiva, anche tra le persone colte, non e' veramente conosciuta. Scrive Gilberto Squizzato che "pacifismo non e' solo nonviolenza". Egli ammira negli amici nonviolenti "la coraggiosa profezia che esercitano con la loro scelta, che vuole prefigurare un mondo depurato dalla violenza e fatto umano". Pero' critica aspramente (qui sintetizzo) il tono ultimativo, e talora derisorio, col quale la proposta della non-violenza viene avanzata contro chi pensa invece doveroso soccorrere gli Ucraini anche con armamenti indispensabili a impedire la loro resa incondizionata, per consentire invece una trattativa che non sia totale capitolazione.
Sono necessarie alcune distinzioni.
La forza non e' violenza: la forza (fisica, morale) e' un carattere della buona vita. Diventa violenza solo se usata per colpire e distruggere. La violenza non e' una forza umana, perche' si sottrae al rapporto umano civile e razionale, col colpire o distruggere l'altra parte in un conflitto. La violenza compare quando manca la forza umana. Le armi omicide non sono forza ma violenza. Gia' la semplice minaccia "riduce l'uomo minacciato a cosa, oggetto" (Simone Weil).
E forza non si puo' intendere in verita' come forza militare: il supporto armato all'uomo riduce la sua umanita', dimostra la sua debolezza, e l'arma trascina facilmente l'uomo a perderne il controllo. Ho visto da bambino, a nove anni, un caso atroce di lotta giusta trascinata dalle armi in violenza ingiusta. L'arma non e' uno strumento di lavoro, ma una sottrazione di umanita'. La forza umana e' la ragione, la parola, la relazione, la composizione vitale e sociale, fino all'"amore sociale e politico" (valore ripetuto nella Fratelli tutti). L'arma e' il fallimento umano.
Conflitto non e' sinonimo di guerra: e' una "differenza" che arricchisce la varia realta' umana, se gestito in modo trasformativo e costruttivo, con mediazione degli interessi ideali o pratici, nel comune interesse vitale.
La nonviolenza (Capitini insegna a scriverla in parola unica, affermativa) non e' vile fuga e astensione dalla lotta giusta, non e' equidistanza tra aggredito e aggressore, ma e' forza vitale, e' lotta con le forze umane, rifiutando strumenti di dominio e di morte. La nonviolenza non accetta di sottomettere le ragioni umane dialettiche al giudizio materiale delle armi: "La guerra e' l'antitesi del diritto" ripeteva Bobbio. La guerra fa vincere chi e' piu' violento e non chi ha diritto e ragione. Tirare a sorte sarebbe piu' intelligente.
La storia umana non e' i fatti bruti, ma l'umanizzazione dell'umanita', l'evoluzione umanizzatrice. La vittoria in guerra sembra storia, ma non e' cammino dell'umanita'. Se Hitler arrivava ad avere l'atomica, la "storia" dava ragione a lui. La vittoria del 1918 fu madre del fascismo. La vittoria del 1945 ha generato il pericolo nucleare universale. La vittoria in guerra non c'entra nulla con la giustizia. La guerra non fa giustizia, non difende davvero, almeno oggi.
Pacifismo e' parola ambigua e fiacca. Il pacifismo e' inteso e deriso come pace negativa, assenza di conflitto e confronto, e questa pace minima pagata a qualunque costo, anche della vilta' e della resa alla violenza. No! La nonviolenza non e' pacifismo! Sia chiaro! Gandhi consiglierebbe la violenza piuttosto che la vilta', quando quella fosse l'unica scelta possibile contro un sopruso (l'esempio della rissa fatto da Squizzato), ma dice che l'unica cosa lecita resta la nonviolenza. Poi, uccidere tante persone nella guerra e' ancora peggiore della vilta' (Teoria e pratica della nonviolenza, p. 18, 22, 323).
Gandhi non voleva un gandhismo. Egli e' solo un grande maestro della nonviolenza, che e' umanita', cultura, politica, "antica come le montagne", ed e' nelle migliori possibilita' umane. Questo umanesimo ha un ampio sviluppo e un'estesa esperienza storica, intrecciata con varie spiritualita', specialmente dal Novecento. Una storia incompleta delle lotte nonviolente recenti occupa una grande letteratura e 24 pagine nel mio blog. La statistica indica il successo delle lotte nonviolente nettamente superiore al successo delle lotte violente (P. Ackerman e A. Karatnycky: How Freedom is Won. From Civic Resistance to Durable Democracy. Freedom House, Washington, 2005. M.J. Stephan e E. Chenoweth: "Why Civil Resistance Works", International Security, 33, 1/2008, 7-44. La rivista e' USA ed e' una importante rivista di relazioni internazionali).
Realizza piu' umanita' chi, per difendere le vittime, spara e uccide, o chi le ripara e muore? Per fare scudo al minacciato ci sono solo le armi? La rozza cultura di guerra chiama eroe chi e' mandato a morire per uccidere. Ma invece e' eroe piu' vero e piu' umanamente fecondo chi muore per riparare e salvare altri. E non vale denunciare come sacrificale la lotta nonviolenta! Nulla e' piu' orribilmente sacrificale che l'uso dei soldati come pedine del gioco dei potenti, come denuncia Kant: "Assoldare uomini per uccidere o per farli uccidere e' usare uomini come macchine o strumenti dello Stato, il che non puo' conciliarsi col diritto dell'uomo sulla propria persona e col principio categorico della morale" (articolo 3 preliminare, Progetto filosofico per la pace perpetua, 1795). Egli vede necessario lo scioglimento degli eserciti permanenti.
E quanto al porgere l'altra guancia puo' trattarsi di ben altro che sottomissione al violento. Nel costume del tempo, per colpire inferiori (donna, figlio, schiavo) senza sporcarsi la mano, si usa il manrovescio sulla guancia destra (Matteo 5,38). Offrire l'altra guancia, la sinistra, e' privare l'oppressore della sua pretesa di superiorita': una tipica azione nonviolenta.
Vale piu', nel doloroso caso attuale, armare l'ucraino aggredito che si difende, aggravando i pericoli estremi per tutti, oppure fiaccare l'aggressore aiutando i soldati russi che vorrebbero giustamente disertare, e dando voce alle opposizioni interne duramente represse in Russia?
Una proposta nonviolenta e' l'afflusso in Ucraina di molte presenze civili significative, che rappresentino l'umanita' intera, la comunita' dei popoli, il diritto internazionale. Vorra' l'aggressore colpire tutti, moltiplicare il suo crimine davanti al mondo? I corpi civili di pace sono la forza dell'umanita' di fronte alla sedizione disumana. Un'altra proposta e' mantenere le ambasciate e moltiplicarle in ogni citta' dell'Ucraina: il mondo sorveglia l'aggressore con la sua presenza, e sta a fianco dei minacciati. Ci guadagna la verita'.
La nonviolenza forte sembra la via piu' lunga e incerta, ma forse la via "breve" delle armi contro le armi e' una via pronta ed efficiente? La "guerra giusta" oggi non e' piu' possibile - e' stato detto con verita' - perche' ogni guerra oggi avvicina la catastrofe nucleare universale. Quale e' dunque veramente la via piu' giusta ed efficace? Non c'e' piu' guerra giusta. Bisogna riscoprire o inventare la difesa non bellica, la vera difesa.
La politica degli stati, anche dell'Italia, ha una visione corta e cortissima sulla reale natura dei conflitti armati, e di questo conflitto della Russia contro l'Ucraina. Non valgono piu' le vecchie abitudini mentali e operative. Senza contare che fabbricanti e trafficanti di armi sono felici di speculare sulla mentalita' politica guerriera, loro complice, a costo di sangue umano e di dolori e offese al diritto umano.
Con tutto cio' ho sofferto anch'io il dilemma angoscioso, ho patito il travaglio: e' giusto e necessario aiutare con le armi gli oppressi, o con la forza umana nonviolenta? A differenza del governo, sento la seconda via piu' giusta e piu' efficace.

4. RIFLESSIONE. MAO VALPIANA: A TUTTI QUELLI CHE SE L PRENDONO CON I PACIFISTI, COLPEVOLI DI NON TIFARE PER LA GUERRA
[Dal Movimento Nonvilento riceviamo e diffondiamo.
Mao Valpiana e' presidente del Movimento Nonviolento e fa parte dell'esecutivo della Rete italiana Pace e Disarmo]

A tutti quelli che la definiscono "novecentesca" per rassicurarsi e dire che rimarra' nei confini di una guerra territoriale, ricordo che la guerra novecentesca del 1945 si e' conclusa con due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. E che nella storia se e' gia' successo, puo' riaccadere.
A tutti quelli che dicono che i pacifisti se ne fregano delle vittime, ricordo che le nostre organizzazioni sono nate proprio per soccorrere le vittime delle guerre e ricostruire la pace, e che con gli interventi civili di pace siamo sempre stati (e abbiamo sempre finanziato) il soccorso alle vittime nei teatri di guerra (da Afghanistan, a Iraq, da Siria a Yemen) nel mentre lavoravamo per diminuire il peso della violenza e delle armi.
A tutti quelli che ci dicono che bisogna sostenere l'esercito ucraino con nuove armi sempre piu' letali, ricordo che l'arma piu' forte di tutte le resistenze e' l'unita', il coraggio e la partecipazione di quella popolazione civile che rimane a difendere con la propria presenza i propri valori (dopo aver messo in salvo con la fuga donne, bambini, anziani), e che i nostri amici pacifisti e nonviolenti, obiettori di coscienza e disertori dall'esercito di Kiev sono rimasti in citta' ad aiutare le vittime e a resistere senza armi, e ci chiedono aiuto e sostegno internazionale per il cessate il fuoco e le proposte di pace da mettere sul tavolo delle trattative. Noi aiutiamo (anche finanziariamente) questa resistenza civile, che salva l'onore e le vite.
A tutti quelli che ci dicono che il nostro e' un pacifismo da divano, ricordo che dal 1948 come obiettori di coscienza siamo andati in carcere con Pietro Pinna e che da allora in poi non abbiamo perso un giorno di lavoro per il disarmo, per la riduzione delle spese militari, per la smilitarizzazione della Nato, per la smilitarizzazione prima dell'Unione Sovietica (siamo andati anche li' a manifestare e farci arrestare) e poi della Russia chiedendo che l'Italia non gli vendesse le armi, e abbiamo lavorato quitidianamente per far crescere il movimento dei resistenti alla guerra. E in tutto questo siamo stati isolati e ignorati dalla gran parte delle forze politiche e dei giornali che oggi si scoprono bellicisti e vogliono piu' armi e piu' fondi per aumentare ancora i bilanci militari di tutti i paesi d'Europa, felici di correre verso il baratro.
A tutti questi bellicisti da divano, chiedo: dove eravate fino a ieri? Scoprite adesso che il tema della guerra e del militarismo era la prima questione cui dedicare attenzione da almeno 50 anni? E adesso pensate che la soluzione sia proseguire sulla strada folle della preparazione (e attuazione) della guerra? E dunque sareste voi quelli che hanno la vera pieta' per le vittime? E noi nonviolenti saremmo i ponzio pilato? Ma non vi vergognate almeno un po'?
A tutti quelli che chiedono a noi "e adesso cosa fareste se foste in Ucraina?" rispondo che questa risposta spetta a chi e' oggi in Ucraina, io sono qui, sono nonviolento, sono italiano, sono europeo e a me spetta di fare la mia parte, che sto facendo da almeno 50 anni: lavorare per la pace e il disarmo, soccorrere le vittime della guerra. In questo sto con Papa Francesco, l'unica voce di verita' in questa babele di parolai. E voi?

5. REPETITA IUVANT. TRE TESI

La guerra e il fascismo sono la stessa cosa. Solo la lotta di liberazione delle donne puo' difendere e liberare l'umanita'.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

6. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...

... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.

7. DOCUMENTAZIONE: BEVERLY BIDNEY: FEBRUARY COVID-19 DIAGNOSIS CONCERNS LEONARD PELTER SUPPORTERS
[Dal sito seminoletribune.org riprendiamo e diffondiamo il seguente articolo del 9 marzo 2022]

Leonard Peltier supporters have another reason to push for the 77-year-old's release from federal prison – a February Covid-19 diagnosis.
Amid concerns about his health, about 50 supporters – including Martha Tommie (Seminole Tribe) and Betty Osceola (Miccosukee Tribe) – held a rally and prayer vigil Feb. 6 urging officials to release the Native American who has been incarcerated for nearly 45 years.
Tommie and Osceola led a prayer circle at the vigil on a road in front of the Coleman Federal Correctional Institution in Coleman, Florida, where Peltier is serving two life sentences for the murders of two FBI agents during an uprising on the Pine Ridge Reservation in 1975.
Many supporters and human rights organizations, including Amnesty International, believe he was wrongfully convicted and consider him a political prisoner.
In addition to the Covid diagnosis, Peltier has diabetes, heart disease and an abdominal aortic aneurysm, according to the International Leonard Peltier Defense Committee, which organized the rally. Sheridan Murphy, the group's president, credits its attorney for getting what little information is available about Peltier's health.
"He is elderly and compromised," Murphy said in a phone interview with the Tribune on Feb. 3. "He isn't in a medical unit, but in an isolation pod. We assume he doesn't need a ventilator; that's the limit of the information we have."
It is believed that Peltier (Turtle Mountain Band of Chippewa) has been behind bars longer than any other Native American in the U.S. Peltier's family did not attend the rally, according to supporters in attendance.
"Even though they weren't there, we prayed with them in spirit," Tommie said. "The prison tried to tell us to leave, but we were able to pray there anyway. The weather was gloomy; it was a good day for a prayer. It felt like the spirits were there."
Osceola included a summation of the day on her Facebook page.
"Today turned out to be a beautiful, powerful event," Osceola wrote. "You could feel the power of the prayers in the air... A lot of law enforcement presence, but they stayed back and even helped maintain traffic safety."
According to the Department of Justice, more than 35,000 prisoners nationwide have been released to home confinement since the pandemic began, thanks to a provision of the CARES Act. Peltier's supporters believe that he meets the qualifications for home confinement – in accordance with the Centers for Disease Control and Prevention (CDC) guidelines – due to his age and health.
"This has been stressful for his family and the people who are working on his case," Murphy said. "The Covid-19 situation is escalating things and making it more urgent. Leonard meets all the criteria for early release to home confinement. He's not a threat to anybody; Turtle Mountain has asked for Leonard back."
Speakers at the event included Murphy, Robert Rosa and Garrett Stuart of the Florida Indigenous Alliance, traditional flute player Anamaria Vasquez and Indigenous musician Robby Romero, who sang a song he wrote about Peltier.
U.S. Sen. Brian Schatz, D-Hawaii, sent a letter to President Joe Biden on Jan. 26 urging him to commute Peltier's sentence. Schatz, who is chairman of the Senate Committee on Indian Affairs, cited a variety of factors, including Peltier's health status, age and time served, as to why he should be released.
"I'm not sure why he hasn't been released, other than politics," Murphy said. "That's the million-dollar question."

8. DOCUMENTAZIONE. KATHERINE LOCKE: NATIVE ACTIVIST LEONARD PELTIER REMAINS IN PRISON AFTER 1975 SHOOT-OUT AT PINE RIDGE RESERVATION. RECENT DIAGNOSIS OF COVID-19 SPURS MORE CALLS TO FREE PELTIER
[Dal sito del "Navajo-Hopi Observer" riprendiamo e diffondiamo il seguente articolo dell'8 marzo 2022]

Flagstaff, Ariz. - Calls for imprisoned activist Leonard Peltier, 77, to be let out of prison because of his health and a Jan. 28 COVID-19 diagnosis have increased in recent weeks.
Peltier is serving two life sentences for the 1975 murder of two FBI agents, for which he continues to maintain his innocence.
Peltier, a member of the Turtle Mountain Band of Chippewa Indians, has served more than 43 years in the Coleman Federal Correctional Complex in Florida, some in solitary confinement, for the murders that took place on the Pine Ridge Indian Reservation in South Dakota in 1975. He was convicted of the murders in 1977 and sentenced to two consecutive life sentences.
Rep. Raul M. Grijalva (D-Ariz.), who is chair of the House Natural Resources Committee, said he spoke to Peltier Feb. 17 to inquire about his health and current clemency status.
"During their phone call, Mr. Peltier described his COVID-19 isolation at the Coleman facility, including difficulties receiving adequate medical attention and gaining access to basic needs, like water," a press release from Grijalva's office said.
In light of Peltier's diagnosis and health risks, Grijalva led eight other members of Congress in an updated clemency request to President Joe Biden and the U.S. Department of Justice Feb. 9 because of his underlying health conditions, the amount of time he has already served and the risk of complications due to COVID-19.
"Like far too many of his Indigenous brothers and sisters, Mr. Peltier's history has been fabricated, rewritten and erased at the hands of the U.S. government," Grijalva said. "In this case, it is not too late to take a stand against that injustice and move toward making it right. The Biden administration must take this opportunity to correct the record and free Leonard Peltier."
Ten members of Congress requested the expedited release of Peltier from prison and requested that he be granted clemency in October 2021.
"In the federal government's response to the COVID-19 pandemic, the Department of Justice authorized the Federal Bureau of Prisons to release elderly inmates and those with underlying health conditions from federal prisons," the updated letter said. "Since Mr. Peltier is 77 years old and suffers from diabetes and an abdominal aortic aneurysm, we urge you to release him from federal custody and grant him clemency immediately."
The October letter also indicated how the prosecution of Peltier's case had evidentiary and procedural issues, such as "a critical eye witness to the shootings later retracting her testimony and admitting that the FBI threatened her. Following a Freedom of Information Act ruling in 1980, Mr. Peltier's lawyers also discovered that the prosecution had withheld documented evidence that might have assisted Mr. Peltier's case."
Other individuals and groups who have called for Peltier's release include Amnesty International, the National Congress of American Indians, the late Nelson Mandela, the Dalai Lama, Archbishop Desmond Tutu, Mikhail Gorbachev, Mary Robinson, former President of Ireland and United Nations High Commissioner for Human Rights, the European Parliament, the Belgian Parliament, the Italian Parliament, the Kennedy Memorial Center for Human Rights, Rev. Jesse Jackson, Rigoberta Menchu', seven other Nobel Peace Prize Laureates, Rage Against the Machine, Pete Seeger, Carlos Santana, Harry Belafonte, Gloria Steinem and Robert Redford.
"International support includes 275,000 signatories on a petition for his clemency," a press release from Grijalva said. "Even former U.S. Attorney James H. Reynolds, who was instrumental in the prosecution against Peltier, has pleaded with President Biden for Mr. Peltier's release."
Peltier's most recent petition for compassionate release was denied by the U.S. Bureau of Prisons Feb. 15.

9. DOCUMENTAZIONE. MARCO CINQUE: PRIGIONIERI DELL'UOMO BIANCO
[Dal sito di "Pagine Esteri" riprendiamo e diffondiamo il seguente articolo del 22 febbraio 2022]

Un crescente rigurgito di populismo forcaiolo sta infettando come un virus i paesi di ogni parte del mondo, contaminando il senso della giustizia e precipitandoci verso l'arcaico e vendicativo principio biblico dell'"occhio per occhio", che invade ormai come erba infestante gli orti dei diritti umani, sanciti nelle sempre piu' ingiallite e inascoltate Costituzioni delle nazioni democratiche. In testa a queste nazioni, gli Stati Uniti rappresentano un pessimo punto di riferimento, con un modello di giustizia penale che riporta le lancette della civilta' ai fasti medievali: hanno nelle loro prigioni quasi un quarto dei detenuti dell'intero pianeta e sono l'ultimo e unico paese occidentale a prevedere e attuare la pena di morte. Inoltre il sistema giudiziario statunitense ha una natura palesemente discriminatoria, classista e razzista. Infatti tutte le statistiche rivelano che, percentualmente, i nativi americani sono al primo posto, seguiti a ruota dagli afroamericani, nella truce classiifica dei condannati da rinchiudere in cella o da spedire nelle mani dei boia di Stato.
Tra i prigionieri nativi americani spicca Leonard Peltier, il 77enne Lakota/Anishnabe, tra i fondatori dell'AIM (American Indian Movement) e simbolo di una resistenza indigena che dura da piu' di 500 anni. Leonard e' rinchiuso nel penitenziario di massima sicurezza di Coleman I, in Florida, da quasi 47 anni, condannato ingiustamente a due ergastoli per un delitto che non ha mai commesso. Il 28 gennaio scorso, purtroppo, era anche risultato positivo al Covid-19 ed ora ci sono molti appelli e mobilitazioni in varie parti del mondo per chiederne la liberazione e permettergli cure adeguate. Un'indagine della Reuters, prima della pandemia, aveva denunciato un tasso di mortalita' di oltre 3000 detenuti ogni anno, poi la gestione dell'emergenza sanitaria nelle carceri statunitensi ha causato tassi di contagio esorbitanti: in alcuni Stati piu' della meta' dei detenuti si sarebbe infettata, secondo un rapporto della Marshall Project News Agency.
Oltre alla storia del prigioniero politico Peltier, si ricordano altre vicende giudiziarie emblematiche meno note, come ad esempio quella di James "Occhio d'Aquila" Weddel. Nel libro Guerriero Dakota, curato dalla giornalista italiana Gloria Mattioni, James avvertiva: "Se hai la sventura di essere indiano, i tuoi famigliari ti piangeranno per morto gia' sui banchi del tribunale, al momento della sentenza" – aggiungendo con la sua ficcante ironia che "Se Gesu' Cristo fosse nato indiano, qui negli Stati Uniti, sarebbe stato condannato per pedofilia soltanto per aver detto 'lasciate che i bambini vengano a me'".
Poi c'e' stata la vicenda del cherokee Scotty Lee Moore, ucciso dal boia dell'Oklahoma, dopo aver passato meta' della sua vita nelle peggiori carceri, fino a sperimentare le atrocita' del penitenziario di Mc Alester, il primo costruito interamente nel sottosuolo: "Da allora non vedo un albero, un uccello o un raggio di sole" – denuncio' in una sua lettera – "sono seppellito in questa tomba di cemento 24 ore al giorno. Persino le cinque ore d'aria settimanali si svolgono sottoterra, in uno stanzone con un lucernario sul tetto. Se ho imparato qualcosa in questi anni di carcere, e' l'abisso incolmabile tra ricchi e poveri. In America la giustizia e' direttamente proporzionata al tuo conto in banca. Nel braccio della morte non troverai mai uno con la grana, ma solo minoranze, ritardati mentali, poveracci, analfabeti". Scotty fu adottato dai suoi amici di penna italiani, che riuscirono a portare via il suo corpo senza vita dalla prigione. Le sue ceneri infatti si trovano seppellite nel piccolo cimitero di Manarola, in Liguria.
Nel braccio della morte sono finiti anche il White Mountain Apache Domingo Cantu, il cherokee Clarence Ray Allen e lo yaqui Fernando Eros Caro. Spedito giovanissimo nel braccio texano di Huntsville, Domingo Cantu si dichiaro' sempre innocente del crimine per cui fu accusato. Oltretutto, nei processi penali, una legge prevede che ci siano almeno il 15% di giurati di origine nativa ma, come lo stesso Cantu affermava in una sua denuncia: "La giuria che mi aveva incriminato era tutta composta da bianchi ed era formata da sostenitori politici dei giudici e da parenti del presidente della Corte. Cio' violava il mio diritto costituzionale di esigere che la giuria fosse composta da membri largamente rappresentativi della comunita'. Una giuria formata da giudici-avvocati, dai loro amici e colleghi, i loro figli e cognati e' sbagliata, sbagliata, sbagliata!".
Ray Allen e' stata la seconda persona piu' anziana di sempre a sdraiarsi su un lettino di morte ed anche l'ultimo condannato finito nelle mani dei boia istituzionali della California, dopo aver prima passato trent'anni in una piccola cella del vecchio carcere di San Quentin. E' stato ucciso con un'iniezione letale il giorno del suo 76esimo compleanno, benche' fosse gravemente disabile, cieco, su una sedia a rotelle e due volte infartuato. A nulla valsero gli appelli alla clemenza giunti da ogni parte del mondo. Allen fu condannato mentre era gia' in prigione, grazie alla testimonianza estorta con inganni e minacce ad uno dei suoi figli, all'epoca tossicodipendente, che gli imputava di essere il mandante di una rapina finita male, dove rimasero uccise tre persone. In seguito, la dichiarazione giurata e sottoscritta, che lo stesso figlio di Allen porto' per scagionare il padre e ristabilire la verita', venne respinta in ogni sede. Vale a dire che uno stesso testimone e' stato ritenuto credibile per mandare a morte una persona, ma non credibile quando si e' trattato di salvarle la vita.
Infine il caso di Fernando Caro, che durante il processo venne fisicamente e psicologicamente vessato dal personale della prigione e minacciato di morte dagli altri detenuti. Venne tenuto sotto stretta sorveglianza per la preoccupazione di un suo possibile suicidio e gli furono somministrati dei farmaci che gli causarono perdita di memoria, letargia, depressione e psicosi. Lo psichiatra chiamato dalla corte non trovo' niente di meglio che consigliare all'imputato di suicidarsi. La sua richiesta di appello che chiedeva la revisione delle decisioni del suo processo fu rifiutata per motivi tecnici. Alla notizia del rifiuto della corte federale, Caro scrisse: "Nella mia richiesta di appello c'erano molte cose che avrebbero messo in discussione il giudizio che ho subito. Sono state raccolte molte prove che avrebbero dimostrato la mia innocenza e c'erano anche degli esperti disponibili a pronunciarsi in mio favore con dei test che mi avrebbero scagionato. Quando il mio avvocato mi ha detto che la richiesta di appello era stata respinta, e' stato come ricevere uno schiaffo in piena faccia. Adesso sono qui, con la testa stretta tra le mani, a cercare di convincermi che tutto questo non sia vero". Assieme a Ray Allen, Caro aveva un'intensa relazione epistolare con molte persone in Italia, anche con molte classi scolastiche di alunni e studenti.
Malgrado la malattia, l'eta' avanzata e un contesto terribile, Leonard ancora resiste, ma James, Scotty, Domingo, Ray e Fernando sono tutti morti, vittime di un tritacarne giudiziario per cui sembra valere ancora il vecchio motto yankee: "l'unico indiano buono e' l'indiano morto". In una lettera spedita poco prima del suo decesso, Fernando Caro si augurava che "Se un giorno riusciro' a uscire, libero da questa casa di ferro, passero' il resto della mia vita a lottare contro la pena di morte, perche' si puo' vivere, si puo' morire, ma nessuno dovrebbe vivere aspettando di morire".

10. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Riletture
- Norberto Bobbio, Saggi su Gramsci, Feltrinelli, Milano 1990, pp. 128.
- Eugenio Garin, Con Gramsci, Editori Riuniti, Roma 1997, pp. XIV + 162.
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Classici
- Eduardo De Filippo, Cantata dei giorni dispari, Einaudi, Torino 1951-1957-1961, 1995, 2012, 3 voll. per pp. LXVI + 590 (vol. I) + VI + 538 (vol. II) + IV + 652 (vol. III).
- Eduardo De Filippo, Cantata dei giorni pari, Einaudi, Torino 1956, 1998, 2012, pp. LXVIII + 796.
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Maestre
- Rosa Luxemburg, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976, pp. 708.
- Rosa Luxemburg, Scritti scelti, Edizioni Avanti!, 1963, Einaudi, Torino 1975, 1976, pp. CVIII + 760.

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 4409 del 15 marzo 2022
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXIII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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Nuova informativa sulla privacy
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