[Nonviolenza] Telegrammi. 4104



TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 4104 del 14 maggio 2021
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, sito: https://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Sommario di questo numero:
1. Ripetiamo ancora una volta...
2. Un incontro di riflessione su violenza e nonviolenza
3. "Necessita' della nonviolenza per fermare tutte le guerre e le stragi". Un incontro di studio a Viterbo con Paolo Arena
4. Una lettera aperta: "Occorre fermare la violenza, rimuovendone le cause, e riconoscere lo Stato di Palestina"
5. Lega per il disarmo unilaterale, Disarmisti esigenti, Wilpf Italia: "A dieci anni dalla vittoria del referendum su acqua e nucleare convergiamo per il rispetto della volonta' popolare"
6. Karim Metref: Ali Yahia Abdennour, cent'anni di resistenza in Algeria
7. La posizione della rete anti-violenza di Napoli sul disegno di legge Zan
8. Letizia Paolozzi: Sulla legge Zan libera critica, non guerre faziose
9. Alcuni riferimenti utili
10. Ingeborg Bachmann: Tutti i giorni
11. Mahmoud Darwish: Pensa agli altri
12. Primo Levi: La bambina di Pompei
13. Wislawa Szymborska: La fine e l'inizio
14. Segnalazioni librarie
15. La "Carta" del Movimento Nonviolento
16. Per saperne di piu'

1. REPETITA IUVANT. RIPETIAMO ANCORA UNA VOLTA...

... ripetiamo ancora una volta che occorre un'insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu' atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita' che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all'umanita'.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e' piu' importante, piu' necessario, piu' urgente che opporsi al maschilismo - all'ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche' la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e' la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l'umanita' in due e nega piena dignita' e uguaglianza di diritti a meta' del genere umano e cosi' disumanizza l'umanita' intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo' sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l'umanita'; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l'umanita' puo' essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu', all'apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu' in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio "una persona, un voto"; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e' privato di fondamentali diritti non e' piu' una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita' costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza: poiche' compito delle forze dell'ordine e' proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e' la piu' importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita' di armi e' il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell'umanita' intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e' uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell'umanita' e dell'intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest'unico mondo vivente che e' la sola casa comune dell'umanita' intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l'intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del'umanita' intera.
Salvare le vite e' il primo dovere.

2. INCONTRI. UN INCONTRO DI RIFLESSIONE SU VIOLENZA E NONVIOLENZA

Nel primo pomeriggio di giovedi' 13 maggio 2021 a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", si e' tenuto un incontro di riflessione sul tema: "Violenza e nonviolenza. Perche' solo la nonviolenza e' coerente con il rispetto assoluto della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani".
L'incontro si e' svolto nel pieno rispetto delle misure di sicurezza previste dalla normativa vigente per prevenire e contrastare la diffusione del coronavirus.
Allegati in calce tre testi per approfondire la riflessione.
*
Allegato. Tre minime descrizioni della nonviolenza

I. La nonviolenza non indossa il frac

La nonviolenza non la trovi al ristorante.
Non la incontri al circolo dei nobili.
Non frequenta la scuola di buone maniere.
E' sempre fuori dall'inquadratura delle telecamere delle televisioni.
La nonviolenza non fa spettacolo.
La nonviolenza non vende consolazioni.
La nonviolenza non guarda la partita.

E' nel conflitto che la nonviolenza agisce.
Dove vi e' chi soffre, li' interviene la nonviolenza.
Dove vi e' ingiustizia, li' interviene la nonviolenza.
Non la trovi nei salotti e nelle aule.
Non la trovi tra chi veste buoni panni.
Non la trovi dove e' lustra l'epidermide e non brontola giammai lo stomaco.
La nonviolenza e' dove c'e' la lotta per far cessare tutte le violenze.
La nonviolenza e' l'umanita' in cammino per abolire ogni sopraffazione.

Non siede nel consiglio di amministrazione.
Non si abbuffa coi signori eccellentissimi.
Non ha l'automobile, non ha gli occhiali da sole, non ha il costume da bagno.
Condivide la sorte delle oppresse e degli oppressi.
Quando vince rinuncia a ogni potere.
Non esiste nella solitudine.
Sempre pensa alla liberta' del prossimo, sempre pensa al riscatto del vinto,
sempre pensa ad abbattere i regimi e di poi a riconciliare gli animi.
Sa che il male e' nella ricchezza, sa che il bene e' la condivisione;
sa che si puo' e si deve liberare ogni persona e quindi questo vuole:
la liberta' di tutte, la giustizia, la misericordia.

La nonviolenza e' l'antibarbarie.
La nonviolenza e' il riconoscimento della dignita' di ogni essere vivente.
La nonviolenza e' questa compassione: sentire insieme, voler essere insieme,
dialogo infinito, colloquio corale, miracolo dell'incontro e della nascita;
l'intera umanita' unita contro il male e la morte;
si', se possiamo dirlo in un soffio e in un sorriso: tutti per uno, uno per tutti.
La nonviolenza e' la lotta che salva.

Ha volto e voce di donna, sa mettere al mondo il mondo,
il suo tocco risana le ferite, i suoi gesti sono limpida acqua, i suoi atti recano luce;
sempre lotta per la verita' ed il bene, usa solo mezzi coerenti
con il fine della verita' e del bene.
Sa che il mondo e' gremito di persone, cosi' fragili, smarrite e sofferenti.
Sa che la sua lotta deve esser la piu' ferma; e deve essere la piu' delicata.

Quando la plebe all'opra china si rialza: li' e' la nonviolenza.
Quando lo schiavo dice adesso basta, li' e' la nonviolenza.
Quando le oppresse e gli oppressi cominciano a lottare
per un'umanita' di persone tutte libere ed eguali in diritti,
li', li' e' la nonviolenza.
Quando ti svegli ed entri nella lotta, la nonviolenza gia' ti viene incontro.

La nonviolenza e' una buona cosa.
E' questa buona cosa che fai tu quando fai la cosa giusta e necessaria.

*

II. Breve litania della nonviolenza

La nonviolenza non e' la luna nel pozzo.
La nonviolenza non e' la pappa nel piatto.
La nonviolenza non e' il galateo del pappagallo.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' la ciancia dei rassegnati.
La nonviolenza non e' il bignami degli ignoranti.
La nonviolenza non e' il giocattolo degli intellettuali.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il cappotto di Gogol.
La nonviolenza non e' il cavallo a dondolo dei generali falliti.
La nonviolenza non e' la Danimarca senza il marcio.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' l'ascensore senza bottoni.
La nonviolenza non e' il colpo di carambola.
La nonviolenza non e' l'applauso alla fine dell'atto terzo.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il museo dell'esotismo.
La nonviolenza non e' il salotto dei perdigiorno.
La nonviolenza non e' il barbiere di Siviglia.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' la spiritosaggine degli impotenti.
La nonviolenza non e' la sala dei professori.
La nonviolenza non e' il capello senza diavoli.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il ricettario di Mamma Oca.
La nonviolenza non e' l'albero senza serpente.
La nonviolenza non e' il piagnisteo di chi si e' arreso.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' la quiete dopo la tempesta.
La nonviolenza non e' il bicchiere della staffa.
La nonviolenza non e' il vestito di gala.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il sapone con gli gnocchi.
La nonviolenza non e' il film al rallentatore.
La nonviolenza non e' il semaforo sempre verde.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' il jolly pescato nel mazzo.
La nonviolenza non e' il buco senza la rete.
La nonviolenza non e' il fiume dove ti bagni due volte.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' l'abracadabra degli stenterelli.
La nonviolenza non e' il cilindro estratto dal coniglio.
La nonviolenza non e' il coro delle mummie del gabinetto.
La nonviolenza e' la lotta contro la violenza.

La nonviolenza non e' niente che si veda in televisione.
La nonviolenza non e' niente che si insegni dalle cattedre.
La nonviolenza non e' niente che si serva al bar.
La nonviolenza e' solo la lotta contro la violenza.

*

III. Della nonviolenza dispiegata al sole ad asciugare

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza la politica necessaria.
Chiamiamo nonviolenza l'occhio che vede e piange.
Chiamiamo nonviolenza la lotta per l'abolizione di tutte le guerre.
Chiamiamo nonviolenza la lotta che abroga ogni servitu'.
Chiamiamo nonviolenza questo accampamento notturno nel deserto.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza l'amicizia che non tradisce.
Chiamiamo nonviolenza il ponte di corda teso sull'abisso.
Chiamiamo nonviolenza la fine della paura della morte.
Chiamiamo nonviolenza la fine della minaccia della morte.
Chiamiamo nonviolenza aver visto e alba e tramonto con limpido cuore.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il tappeto volante.
Chiamiamo nonviolenza il voto unanime per la salvezza degli assenti.
Chiamiamo nonviolenza il cielo stellato.
Chiamiamo nonviolenza il rispetto della vita altrui.
Chiamiamo nonviolenza il sonno dei giusti e dei giusti la veglia.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il silenzio che non spaventa.
Chiamiamo nonviolenza la telefonata che ferma l'esecuzione.
Chiamiamo nonviolenza il libro che ti fa ridere e piangere.
Chiamiamo nonviolenza il viaggio senza bagagli.
Chiamiamo nonviolenza il suono dell'arcobaleno.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il pasto in comune.
Chiamiamo nonviolenza il miracolo della nascita.
Chiamiamo nonviolenza la voce che risponde.
Chiamiamo nonviolenza la porta che si apre allo straniero.
Chiamiamo nonviolenza la lotta contro la violenza.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il dono e la rinuncia.
Chiamiamo nonviolenza la leggerezza sui corpi.
Chiamiamo nonviolenza la parola che suscita le praterie.
Chiamiamo nonviolenza il soffio che estingue gli incendi.
Chiamiamo nonviolenza l'infinito respiro del mare.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza l'umanita' come dovrebbe essere.
Chiamiamo nonviolenza la coscienza del limite.
Chiamiamo nonviolenza il ritrovamento dell'anello di Salomone.
Chiamiamo nonviolenza gl'immortali principi dell'Ottantanove.
Chiamiamo nonviolenza l'ironia e la pazienza.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza il riconoscimento della pluralita' delle persone e dei mondi.
Chiamiamo nonviolenza la distruzione di tutte le armi assassine.
Chiamiamo nonviolenza non nascondere la nostra ignoranza.
Chiamiamo nonviolenza rifiutarsi di mentire.
Chiamiamo nonviolenza la scelta di fare la cosa che salva le vite.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza una giornata di sole sulla strada.
Chiamiamo nonviolenza la scuola di Spartaco e della Rosa Rossa.
Chiamiamo nonviolenza la certezza morale del figlio della levatrice.
Chiamiamo nonviolenza la legge nuova del figlio del falegname.
Chiamiamo nonviolenza le tre ghinee di Virginia.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza questo atto di riconoscimento e di riconoscenza.
Chiamiamo nonviolenza il giro della borraccia.
Chiamiamo nonviolenza questo colloquio corale.
Chiamiamo nonviolenza la Resistenza antifascista.
Chiamiamo nonviolenza l'uscita dallo stato di minorita'.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.
Chiamiamo nonviolenza parlare e ascoltare.
Chiamiamo nonviolenza la stazione sempre aperta.
Chiamiamo nonviolenza lo specchio e la sorgente.
Chiamiamo nonviolenza sentire il dolore degli altri.
Chiamiamo nonviolenza prendersi cura del mondo.

Chiamiamo nonviolenza il movimento di liberazione delle donne, e null'altro.

3. INCONTRI. "NECESSITA' DELLA NONVIOLENZA PER FERMARE TUTTE LE GUERRE E LE STRAGI". UN INCONTRO DI STUDIO A VITERBO CON PAOLO ARENA

La sera di giovedi' 13 maggio 2021 a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" si e' tenuto un incontro di studio sul tema: "Necessita' della nonviolenza per fermare tutte le guerre e le stragi".
L'incontro si e' svolto nel piu' assoluto rispetto delle misure di sicurezza previste dalla normativa vigente per prevenire e contrastare la diffusione del coronavirus.
All'incontro ha preso parte Paolo Arena.
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Una minima notizia su Paolo Arena
Paolo Arena, critico e saggista, studioso di cinema, arti visive, weltliteratur, sistemi di pensiero, processi culturali, comunicazioni di massa e nuovi media, e' uno dei principali collaboratori del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo e fa parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che per anni si sono svolti con cadenza settimanale a Viterbo; nel 2010 insieme a Marco Ambrosini e Marco Graziotti ha condotto un'ampia inchiesta sul tema "La nonviolenza oggi in Italia" con centinaia di interviste a molte delle piu' rappresentative figure dell'impegno nonviolento nel nostro paese. Ha tenuto apprezzate conferenze sul cinema di Tarkovskij all'Universita' di Roma "La Sapienza" e presso biblioteche pubbliche. Negli scorsi anni ha animato cicli di incontri di studio su Dante e su Seneca. Negli ultimi anni ha animato cicli di incontri di studio di storia della sociologia, di teoria del diritto, di elementi di economia politica, di storia linguistica dell'Italia contemporanea. Fa parte di un comitato che promuove il diritto allo studio con iniziative di solidarieta' concreta. Cura il sito www.letterestrane.it

4. APPELLI. UNA LETTERA APERTA: "OCCORRE FERMARE LA VIOLENZA, RIMUOVERNE LE CAUSE, E RICONOSCERE LO STATO DI PALESTINA"
[Riceviamo e diffondiamo]

In Palestina serve azione diplomatica, di pace e di rispetto del Diritto Internazionale. Occorre fermare la violenza, rimuovendone le cause, e riconoscere lo Stato di Palestina
Ill.mo Sergio Mattarella Presidente della Repubblica Italiana
Prof. Mario Draghi Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Luigi Di Maio Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
On. Rosario Petrocelli Presidente della Commissione Esteri del Senato
On. Piero Fassino Presidente della Commissione Esteri della Camera
Roma, 12 maggio 2021
Le organizzazioni e i sindacati firmatari, esprimono profonda preoccupazione per quanto sta accadendo nella martoriata terra di Palestina.
La sospensione delle tanto attese elezioni previste per il 22 maggio, quindi la  provocazione di gruppi radicali di coloni israeliani in marcia verso i quartieri palestinesi della citta' vecchia, seguita della decisione di impedire ai palestinesi di raggiungere la Spianata della Moschea per la preghiera del Ramadan, e ancora il viatico concesso ai coloni di espellere i palestinesi dalle loro case in molti quartieri di Gerusalemme Est e specialmente a Sheikh Jarrah, hanno generato una escalation di violenze immediatamente estese in altre citta' israeliane e palestinesi, fino ai lanci di missili dalla Striscia di Gaza e la conseguente azione militare israeliana. Tutto cio', dimostra quanto sia indispensabile che le Nazioni Unite, l'Unione Europea e gli Stati nazionali non si fermino alle dichiarazioni di condanna ed al richiamo alle parti di fermare la violenza, ma che prendano posizione per eliminare le cause che provocano la violenza e l'ingiustizia che subisce il popolo palestinese e, di rimando, anche la popolazione israeliana.
La decisione di sospendere e rinviare le elezioni e' una conseguenza diretta dello stato di debolezza e di precarieta' giuridica in cui vive la popolazione palestinese, apolide e sotto occupazione. Il comportamento del governo israeliano e' stato chiaramente ostile allo svolgimento delle elezioni, dal rifiuto della missione del Parlamento europeo, agli arresti dei candidati e al divieto di qualsiasi attivita' elettorale a Gerusalemme Est, in violazione degli accordi di Oslo ancor oggi in vigore, e riferimento legale per regolare il processo elettorale nel territorio palestinese; Cisgiordania, Gerusalemme Est e Striscia di Gaza.
Le espulsioni di famiglie palestinesi dalle loro case nei quartieri di Silwan e Sheick Jarrah, oltre a mostrare l'applicazione della legge in modo etnico e discriminatorio, non fanno che alimentare nuovo odio e violenza tra le due comunita'. Pensare di risolvere la "questione palestinese" con espropri forzati, demolizioni di case e sostituendo la popolazione palestinese con nuovi insediamenti ebraici a Gerusalemme Est e' quanto di piu' dannoso e contrario alla costruzione di una pace giusta e alla convivenza tra le due comunita'.
Chiediamo che l'Italia si faccia promotrice di un'azione diplomatica di pace e di rispetto del diritto internazionale chiedendo alle Nazioni Unite, all'Unione Europea e ai capi di governo che hanno a cuore la pace e la coesistenza tra palestinesi e israeliani:
- di fermare questa nuova ondata di violenza, intimando ad Hamas di fermare il lancio dei razzi ed al governo israeliano di rimuovere l'assedio di Gaza e di fermare qualsiasi tipo di ritorsione contro la popolazione della Striscia di Gaza;
- di impiegare tutti gli strumenti politici, diplomatici e di diritto internazionale per fermare l'espropriazione e la demolizione delle case a Gerusalemme Est;
- di esigere dal governo israeliano la rimozione di  tutti gli ostacoli che impediscono le elezioni libere e regolari in Cisgiordania, Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza, come previsto dagli accordi di Oslo, firmati dalle parti;
- di sostenere e assistere l'Autorita' Nazionale Palestinese per l'organizzazione e la realizzazione del processo elettorale, evitando ulteriori rinvii;
- di inviare osservatori internazionali neutrali per monitorare il processo elettorale, i giorni del voto e il conteggio dei voti, che si svolga secondo gli standard internazionali di trasparenza e con pieno diritto di voto per tutta la popolazione residente in Cisgiordania, nel distretto di Gerusalemme e nella Striscia di Gaza;
- di agire in sede ONU per un immediato riconoscimento dello Stato di Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, per permettere ai due Stati di negoziare direttamente in condizioni di pari autorevolezza, legittimita' e piena sovranita'.
La lettera e' stata sottoscritta da: CGIL, CISL, UIL, ACLI, Accademia Apuana della Pace, ANPI, AOI – Associazione delle Organizzazioni Italiane di cooperazione e solidarieta' internazionale, Arci, ARCS – Arci Culture Solidali, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione per la Pace, Associazione per la Pace di Modena, Associazione per la Pace di Padova, AssoPacePalestina, AUSER, Beati i costruttori di pace, Campagna Ponti e non Muri, Casa per la Pace Modena, Centro Studi Sereno Regis, CGIL di Padova, Emmaus Italia Onlus, Fiom, Fondazione Giorgio La Pira, Fondazione Lisli e Lelio Basso, Gruppo Abele, ISCOS, Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, Legambiente, LIBERA contro le mafie, Link – Coordinamento Universitario, Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR), Movimento Nonviolento, NEXUS Emilia Romagna, Noi Siamo Chiesa, OPAL Brescia, Pax Christi Italia, Pro Civitate Christiana, Progetto Sud, Rete della Conoscenza, Rete italiana Pace e Disarmo, Segreteria della Piattaforma ONG Italiane Mediterraneo e Medio Oriente, TAM-TAM di Pace Modena (Tavolo Associazioni Modena), Un Ponte Per, Unione degli Studenti, Usacli.

5. APPELLI. LEGA PER IL DISARMO UNILATERALE, DISARMISTI ESIGENTI, WILPF ITALIA: "A 10 ANNI DALLA VITTORIA DEI REFERENDUM SU ACQUA E NUCLEARE CONVERGIAMO PER IL RISPETTO DELLA VOLONTA' POPOLARE"
[Riceviamo e diffondiamo]

Il 12 e 13 giugno 2011 la maggioranza del popolo italiano ha votato contro il nucleare e contro la privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici. Dieci anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e pubblici conserva e rafforza l'attualita' di un impegno ad esigere il rispetto della volonta' popolare.
Noi, espressioni del movimento antinucleare italiano, condividendo le rivendicazioni dei movimenti per l'acqua pubblica, per la nostra parte, esigiamo pertanto dal governo Draghi:
1. di completare, a livello nazionale, il recesso da ogni piano nucleare risolvendo nel modo piu' razionale possibile l'eredita' radioattiva di una stagione infausta.
Questo significa:
a) ritirare le compagnie a partecipazione statale da ogni investimento e progetto nucleare;
b) non consentire piu' l'acquisto di elettricita' da fonte nucleare (vedi esempio austriaco);
c) non finanziare la ricerca sulla fusione nucleare ed anche sul cosiddetto micronucleare concentrandola sulle rinnovabili;
d) gestire la bonifica delle centrali dismesse e la sistemazione delle scorie evitando conflitti di interessi (Sogin in primo luogo) e con strategie democraticamente organizzate capaci di ridurre il danno e i rischi su popolazioni e territori;
2. di battersi contro il nucleare civile e militare in ogni sede europea e internazionale.
Questo significa:
a) ratificare il Trattato internazionale sulla proibizione delle armi nucleari e, sulla base di esso, recedere dalla condivisione nucleare Nato (no euromissili, no ammodernamento delle B-61, no attracco di portaerei e sommergibili nucleari nei porti italiani, no permanenza di basi nucleari Nato e Usa sul territorio italiano);
b) rifiutare una "tassonomia" europea che inserisca la fonte nucleare tra le energie pulite;
c) premere affinche' le politiche energetiche europee si indirizzino alla fuoriuscita dal nucleare;
d) anche nella COP26 il nucleare andrebbe compreso tra gli elementi climalteranti (tutte le emissioni derivanti dalle attivita' militari sarebbero da includere nel monitoraggio degli accordi di Parigi sul clima globale);
e) ritirarsi dall'accordo Euratom del 1957, che prevede statutariamente il sostegno all'energia nucleare.
Su questi obiettivi invitiamo a mobilitazioni convergenti in occasione dell'anniversario dei referendum: ribadiremo che la societa' ecologica della cura e della pace per la quale lavoriamo deve affermare come valore fondante della comunita' un ordinamento giuridico orientato al costituzionalismo globale dei diritti dell'umanita' e della natura.
Organizzatori:
Alfonso Navarra - Disarmisti esigenti (per contatti: tel. 3400736871, sito: www.disarmistiesigenti.org)
Patrizia Sterpetti - Wilpf Italia (per contatti: tel. 3207825935)
Primi firmatari:
Alex Zanotelli - missionario comboniano
Mario Agostinelli - Laudato Si'
Marco Bersani - Convergenza per la Societa' della cura
Antonia Sani - Wilpf Italia
Ennio Cabiddu - Sardegna pulita
Luigi Mosca - scienziato, Armes Nucleaires Stop
Antonio Mazzeo - docente e saggista
Marco Palombo - attivista no war Roma
Laura Tussi - Peacelink
Fabrizio Cracolici - Memoria e futuro
Francesco Lo Cascio - Rete ambasciate di pace
Giuseppe Farinella - Il Sole di Parigi
Olivier Tourquet - Pressenza
Alessandra Mecozzi - Fiom-Cgil
Elisabetta Donini - ricercatrice su Donne e scienza
Antonella Nappi - Donne, difendiamo la salute
Enrico Peyretti - Mir
Luciano Zambelli - Lega per il disarmo unilaterale
Celeste Grossi - Pace, disarmo Arci Lombardia

6. LUTTI. KARIM METREF: ALI YAHIA ABDENNOUR, CENT'ANNI DI RESISTENZA IN ALGERIA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 4 maggio 2021, col sommario "Addio al paladino di tutti i diritti. L'avvocato, ormai centenario e malato, non poteva piu' scendere in piazza con il movimento Hirak, di cui e' stato un baluardo. Ma non mancava mai di far sentire il suo sostegno"]

Se non si presentava piu' in piazza ogni venerdi' insieme alle folle oceaniche del movimento Hirak, che da due anni occupa il centro della scena politica in Algeria, e' perche' la salute non glielo permetteva piu'. Ma non mancava mai di mandare messaggi di incoraggiamento e sostegno. Eterno combattente per la giustizia, la pace e i diritti di tutti, l'avvocato Ali Yahia Abdennour si e' spento il 25 aprile scorso dopo piu' di cento anni di una vita dedicata alla resistenza e alla lotta.
Nato il 18 gennaio del 1921 in Alta Cabilia, nel Nord di un'Algeria nella quale il colonialismo francese era presente ormai da quasi un secolo e credeva di durare per sempre. Come molti montanari della regione segui' l'iter scolastico riservato ai piu' dotati tra gli "indigeni" e divento' maestro di scuola elementare. Ma per poco. Presto arriva la seconda guerra mondiale e sconvolge la vita di tutti. Mobilitato, il giovane maestro e' ferito e decorato nella battaglia delle Ardenne del 1944.
Al ritorno in patria nel 1945, come molti ex combattenti fortemente scossi dalla notizia dei massacri di civili inermi commessi dall'esercito francese dopo i fatti dell'8 maggio 1945, detti "di Setif, Ghelma e Kherrata", Ali Yahia aderisce al movimento indipendentista del Partito del popolo algerino (Ppa). Da li' segue un percorso classico di lotta: attivismo politico e sindacale, clandestinita', arresti domiciliari, carcere... fino all'indipendenza del Paese nel 1961.
Dopo Ali Yahia fece parte della nuova classe dirigente, ma non dura a lungo. Sono del 1967 le sue dimissioni da ministro dell'Agricoltura in disaccordo con le derive del governo di Houari Boumediene. E da li' non ci fu piu' ritorno. Si laureo' in legge, divenne avvocato e si dedico' alla difesa dei diritti e delle liberta' collettive e individuali.
Difensore di molti oppositori perseguitati, fondatore della prima Lega algerina per la difesa dei diritti umani, non venne mai meno al suo dovere di avvocato e difensore dei diritti umani, anche quando si tratto' di difendere personaggi molto controversi come i leader del Fronte islamico di salvezza (Fis).
Diffamato e arrestato innumerevoli volte, Ali Yahia Abdennour non si e' mai arreso. Presente in ogni piazza, in ogni movimento per la democrazia, per la pace, per i diritti. La sua foto, trascinato da ben cinque poliziotti all'eta' di 90 anni durante una protesta contro la terza elezione farsa dell'ex presidente Bouteflika e' diventata simbolo di resistenza e di lotta in Algeria.
Hirak, il vasto movimento di protesta prima contro Bouteflika poi contro tutto il regime e il sistema politico in vigore, lo trova ormai molto anziano e in uno stato di salute precario. Dal 22 febbraio 2019 mon scendeva piu' in piazza insieme alle folle che invadono le citta' ogni venerdi'.
La morte di Ali Yahia Abdennour interviene in un momento in cui il movimento appare stanco, dopo due lunghi anni di lotta solitaria; con la crisi del Covid che e' venuta a complicare tutto e un regime che dopo forti tensioni interne seguite alla caduta di Bouteflika si sta ricompattando. Un ritrovato equilibrio interno che ha portato al ritorno dei vecchi capi dei servizi segreti, con la loro scienza della manipolazione e l'uso sapiente dei gruppi estremisti e terroristi per giustificare la repressione, le chiusure e le limitazioni delle liberta'.
La scomparsa dell'avvocato, che ha sempre agito per la pace, l'unita' e i diritti, ha riportato l'attenzione sulll'obiettivo iniziale e sembra aver riunificato le diverse anime di un movimento che appariva minato dalle divisioni interne. Almeno per il tempo di un funerale. Come un ultimo dispetto al regime corrotto e violento, dopo 100 anni di resistenza anche la morte del vecchio militante e' un atto di lotta.

7. RIFLESSIONE. LA POSIZIONE DELLA RETE ANTI-VIOLENZA DI NAPOLI SUL DISEGNO DI LEGGE ZAN
[Dal sito de "Il paese delle donne" (www.womenevw.net) riprendiamo e diffondiamo]

Associazioni e centri anti-violenza della realta' napoletana da sempre a fianco delle minoranze oggetto di discriminazioni, condividono appieno la lotta all'omotransfobia con una legge ad hoc per punire la violenza e sostenere la liberta' di espressione nel campo dell'orientamento sessuale. Per questo pur appoggiando la legge in discussione intendono fare sentire la loro voce sulla necessita' di alcune modifiche.
Ritengono infatti che il tema nel dibattito attuale su quello che debba intendersi per genere e sesso nonche' per identita' sessuale e di genere sia estremamente scivoloso e si presta a interpretazioni ambigue; pertanto chiedono con forza che tale tema sia estrapolato dal disegno di legge e ricondotto nell'alveo di un dibattitto approfondito, nel sociale prima che in parlamento, perche' investe questioni filosofiche, morali, educative, sanitarie e mediche che impattano nella vita quotidiana di tutti e tutte e soprattutto sulle generazioni future e sul loro sviluppo. Tale dibattito deve essere sottratto oggi e con urgenza al clima avvelenato di fazioni contrapposte che seminano odio nel momento in cui reclamano diritti e leggi contro l'odio.
Non nascondiamo infine i rischi che si profilano dal nostro punto di vista, di coloro che da sempre lottano contro la violenza maschile sulle donne.
Da questo punto di vista condividiamo pienamente la posizione delle femministe spagnole aderenti al Psoe sulla questione centrale che, se il genere sostituisce il sesso, si offusca la realta' della situazione di disuguaglianza strutturale tra donne e uomini e si depotenzia la forza necessaria ad abbatterla.
La diseguaglianza che in pieno terzo millennio ci fa ancora parlare dell'asimmetria di potere uomo-donna, del gender gap nell'economia e nei salari e che attribuisce il primato della poverta' nel mondo alle donne e' ancora qui ed ora, ed una legge sull’identita' di genere percepito non serve a superarla ma al contrario ad occultarla.
Su questa disuguaglianza strutturale che il sesso suppone si basa la discriminazione, la violenza sessista e l'assenza di pieno riconoscimento della cittadinanza delle donne e delle bambine.
Come rete anti-violenza, siamo prima di tutto a fianco delle donne e dei loro diritti e siamo contro operazioni ideologiche di camuffamento di una realta' in cui la parita'  tra uomo e donna che non si e' mai realizzata de facto; cosi' come siamo contro il richiamo al genere unificato e percepito, non modulato sull'appartenenza ad un sesso che si intende invece annullare con un colpo di spugna.
Arcidonna, Donne Insieme, Salute Donna, Terra di lei, Udi Napoli

8. RIFLESSIONE. LETIZIA PAOLOZZI: SULLA LEGGE ZAN LIBERA CRITICA, NON GUERRE FAZIOSE
[Dal sito www.donnealtri.it riprendiamo e diffondiamo questo intervento del 9 maggio 2021]

Primo esempio, a partire da me: cerco di traversare la strada (sulle strisce); un uomo, anzi, un ragazzo che conosce le grevi spiritosaggini romana grida: "Ammazza la vecchia col flit". Devo considerare la frase una discriminazione (pur essendo corrispondente al vero che giovane non sono), devo supporre che dall'istigazione passera' all'atto quindi mandarlo davanti al giudice sperando che il suo dire venga considerato reato e dunque si becchi un aggravamento di pena?
Secondo esempio, dalla lettura dell'articolo di Mariuccia Salvi dal "Mattino" (del 5 maggio). La Fondazione Cesvi lancia l'allarme: a Napoli quasi uno su due minori (il 39 per cento) viene maltrattato. Non solo fisicamente giacche' sottrarre ai bambini cura, attenzione, affetto e' violenza.
Chi cresce in un inferno famigliare (condizione materiale drammatica, sfregiato quadro culturale, carenza di strumenti psicologici) potrebbe, a sua volta, trasformarsi in un maschio in una femmina senza cuore: individui plasmati dalla crudelta' del padre e della madre.
Nel ddl Zan ora in discussione al Senato si parla di "misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza" per motivi "fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identita' di genere e sulla disabilita'".
Lo stesso Zan spiegava al "Corriere della Sera" (del 6 maggio) che "con questo ddl noi estendiamo reati della legge Mancino gia' previsti nel codice penale agli articoli 640 bis e 640 ter". A parte che, nonostante la Mancino, la violenza si ripropone nelle manifestazioni, cortei, assembramenti, proteste, sgomberi, presenza di immigrati, gesti di odio degli uomini verso le donne, di quella norma si vuole riempire un vuoto? O non, piuttosto, si vuole affiancare al reato un'aggravante e dunque un aumento di pena attraverso una compressione di differenti soggetti e differenti aspetti della brutalita'?
Mi produce molti interrogativi l'accostamento del "sesso, genere, orientamento sessuale, identita' di genere" alla disabilita'. L'aggressione a una donna che si vorrebbe dominare, che sfugge al possesso, e' comandata dagli stessi impulsi, reazioni di chi invece disprezza una sessualita' ritenuta non conforme?
Ricorderei poi a quanti non se ne fossero accorti che trovarsi menomati da un ictus e' condizione platealmente diversa da quella di chi per desiderio, amore, attrazione, ribellione alla societa' normativa, non rientra nel modello maschile/femminile.
Vedo amiche appassionarsi o contrastare il ddl e dunque dichiararsi pro e contro l'identita' di genere, pro e contro la differenza sessuale. A dire il vero, questa credulita', questa frenetica fiducia in una legge mi lascia perplessa. A meno che, seguendo lo Spirito del Tempo, la discussione sul "sesso", "sull'identita' di genere" non rimandi a una definizione del soggetto che subisce violenza esclusivamente come vittima.
Se e' vero, come dice Tamar Pitch, che il ddl Zan vuole "estendere ad alcune minoranze le tutele gia' accordate ad altre minoranze dalla legge Mancino", significa che io lesbica, transessuale, queer, bisessuale, dovrei riconoscermi in una legge che mi sottrae orgoglio, dignita', soggettivita' e mi vede solo come perseguitata dalla trans-omofobia?
Vorrei sfuggire al meccanismo per cui la proliferazione dei diritti e delle identita' delle "vittime", anziche' modificare la cultura (maschile? patriarcale? capitalista?) che produce la violenza contro l'altro quando e' percepito "diverso", irrigidisse questa immagine di cosiddette "minoranze". Soggetti nominati con una precisione definitoria foriera solo di ulteriori controversie.
Non mi fido di un'identita' legata a una somma di minorita' secondarie. La liberta' che cerco con il femminismo e' prima di tutto di ogni singola donna, persona. E cresce nella relazione con le altre, gli altri, singolarita' irriducibili, qualunque sia il modo in cui vivono il proprio sesso, corpo, desiderio, idea di se' e del mondo.
Vedo, paradossalmente, il rischio di nuovi normativismi limitativi. Altro che rivoluzioni sessuali!
C'e' poi, in agguato, una minaccia alla liberta' di espressione proprio a causa del legame con la legge Mancino: il relativo articolo del codice penale ora persegue la "propaganda di idee fondate sulla superiorita' o sull'odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identita' di genere o sulla disabilita'". Dunque poteva e puo' essere considerato reato anche solo dire pubblicamente che una razza e' superiore a un'altra. E adesso, per esempio, uscirsene col pensiero che "gli uomini sono superiori alle donne" e "gli etero ai gay"? O il contrario.
Ma idee sbagliate, davvero si curano con la galera? In Francia un funzionario pubblico zelante delle "Pari opportunita'" ha chiesto di ritirare dal mercato un libro intitolato "Odio gli uomini". Gli ha fatto pubblicita'. Ma non mi piace ugualmente.
La violenza ha diverse facce e sarebbe bene non schiacciarle una sull'altra. Per questo non penso sia possibile rispondere alla domanda di riparazione ricorrendo soprattutto al codice, con l'aumento delle pene, con la moltiplicazione dei reati.
Peraltro, in questo momento vedo una giustizia ferita a morte da chi l'amministra. Affermare il "mai piu'" di comportamenti che emarginano, penalizzano, offendono e feriscono, significa piuttosto proporsi di lavorare su una diversa strategia, in un orizzonte simbolico e culturale meno schierato tra opposte fazioni. Meno aggrappato alla norma. In fondo, da tempo le leggi non sono piu' divine. E se si allarga la sfera dei diritti come si vuol fare con il ddl Zan, tra i diritti esiste pure quello di critica.

9. PER SAPERE E PER AGIRE. ALCUNI RIFERIMENTI UTILI

Segnaliamo il sito della "Casa delle donne" di Milano: www.casadonnemilano.it
Segnaliamo il sito della "Casa internazionale delle donne" di Roma: www.casainternazionaledelledonne.org
Segnaliamo il sito delle "Donne in rete contro la violenza": www.direcontrolaviolenza.it
Segnaliamo il sito de "Il paese delle donne on line": www.womenews.net
Segnaliamo il sito della "Libreria delle donne di Milano": www.libreriadelledonne.it
Segnaliamo il sito della "Libera universita' delle donne" di Milano: www.universitadelledonne.it
Segnaliamo il sito di "Noi donne": www.noidonne.org
Segnaliamo il sito di "Non una di meno": www.nonunadimeno.wordpress.com

10. POESIA E VERITA'. INGEBORG BACHMANN: TUTTI I GIORNI
[Da Ingeborg Bachmann, Poesie, Tea, Milano 1996, a cura di Maria Teresa Mandalari]

La guerra non viene piu' dichiarata,
ma proseguita. L'inaudito
e' divenuto quotidiano. L'eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
e' trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi e' la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.

Viene conferita
quando non accade piu' nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico e' divenuto invisibile
e l'ombra d'eterno riarmo
ricopre il cielo.

Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all'amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l'inosservanza
di tutti gli ordini.

11. POESIA E VERITA'. MAHMOUD DARWISH: PENSA AGLI ALTRI
[Dal sito de "La bottega del Barbieri" riprendiamo questa poesia di Mahmoud Darwish estratta dalla sua ultima raccolta Come il fiore di mandorlo o piu' lontano, la traduzione e' di Asma Gherib]

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell'acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di': magari fossi una candela in mezzo al buio.

12. POESIA E VERITA'. PRIMO LEVI: LA BAMBINA DI POMPEI
[Da Primo Levi, Ad ora incerta, poi in Idem, Opere, Einaudi, Torino 1997, vol. II]

Poiche' l'angoscia di ciascuno e' la nostra
Ancora riviviamo la tua, fanciulla scarna
Che ti sei stretta convulsamente a tua madre
Quasi volessi ripenetrare in lei
Quando al meriggio il cielo si e' fatto nero.
Invano, perche' l'aria volta in veleno
E' filtrata a cercarti per le finestre serrate
Della tua casa tranquilla dalle robuste pareti
Lieta gia' del tuo canto e del tuo timido riso.
Sono passati i secoli, la cenere si e' pietrificata
A incarcerare per sempre codeste membra gentili.
Cosi' tu rimani tra noi, contorto calco di gesso,
Agonia senza fine, terribile testimonianza
Di quanto importi agli dei l'orgoglioso nostro seme.
Ma nulla rimane fra noi della tua lontana sorella,
Della fanciulla d'Olanda murata fra quattro mura
Che pure scrisse la sua giovinezza senza domani:
La sua cenere muta e' stata dispersa dal vento,
La sua breve vita rinchiusa in un quaderno sgualcito.
Nulla rimane della scolara di Hiroshima,
Ombra confitta nel muro dalla luce di mille soli,
Vittima sacrificata sull'altare della paura.
Potenti della terra padroni di nuovi veleni,
Tristi custodi segreti del tuono definitivo,
Ci bastano d'assai le afflizioni donate dal cielo.
Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

20 novembre 1978

13. POESIA E VERITA'. WISLAWA SZYMBORSKA: LA FINE E L'INIZIO
[Da Wislawa Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi, Milano 2009, a cura di Pietro Marchesani]

Dopo ogni guerra
c'e' chi deve ripulire.
In fondo un po' d'ordine
da solo non si fa.

C'e' chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C'e' chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C'e' chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c'e' chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.

Non e' fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia' partite
per un'altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.

C'e' chi, con la scopa in mano,
ricorda ancora com'era.
C'e' chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto li' si aggireranno altri
che troveranno il tutto
un po' noioso.

C'e' chi talvolta
dissotterrera' da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasportera' sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Sull'erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c'e' chi deve starsene disteso
con una spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

14. SEGNALAZIONI LIBRARIE

Maestre
- Rosa Luxemburg, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976, pp. 708.
- Rosa Luxemburg, Scritti scelti, Edizioni Avanti!, 1963, Einaudi, Torino 1975, 1976, pp. CVIII + 760.
- Rosa Luxemburg, Lettere di lotta e disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches, Feltrinelli, Milano 1973, 2019, pp. 280.
- Rosa Luxemburg, Lettere 1893-1919, Editori Riuniti, Roma 1979, pp. XXXII + 280.
- Lelio Basso (a cura di), Per conoscere Rosa Luxemburg, Mondadori, Milano 1977, pp. LXXII + 360.
*
Riedizioni
- Alessandro Barbero, La battaglia. Storia di Waterloo, Laterza, Roma-Bari 2003, Gedi, Roma 2021, pp. XIV + 386, euro 9,90 (in supplemento al quotidiano "La Repubblica").
- Marc Bloch, I re taumaturghi, Einaudi, Torino 1973, 2016, Rcs, Milano 2021, pp. 552, euro 8,90 (in supplemento al "Corriere della sera").

15. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

16. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo i siti del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org e www.azionenonviolenta.it ; per contatti: azionenonviolenta at sis.it
Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 4104 del 14 maggio 2021
Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XXII)
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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