[Nonviolenza] No. 27



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NO ALL'ANTIPARLAMENTARISMO, NO AL FASCISMO, NO ALLA BARBARIE
No alla riforma costituzionale che mutila la democrazia rappresentativa e mira ad imporre un regime totalitario nel nostro paese
Al referendum del 20-21 settembre votiamo no all'antiparlamentarismo, no al fascismo, no alla barbarie
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXI)
Numero 27 del 9 settembre 2020

In questo numero:
1. No alla riforma costituzionale che mutila la democrazia rappresentativa e mira ad imporre un regime totalitario nel nostro paese
2. Il testo del quesito referendario
3. Siti utili per l'informazione e l'impegno
4. Omero Dellistorti: Cinque ragioni per opporre alla Gioventu' hitleriana il nostro NO nel referendum del 20-21 settembre
5. Associazione Erinna: C'e' chi dice NO
6. L'appello del Comitato donne per il NO al referendum: "E invece NO"
7. Laura Garavini: Votare un netto NO
8. Umberto De Giovannangeli intervista Mario Tronti
9. L'appello di 183 costituzionalisti per il NO al referendum
10. "Area democratica per la giustizia": Il taglio dei parlamentari e' un vulnus per la democrazia

1. APPELLI. NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE CHE MUTILA LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA E MIRA AD IMPORRE UN REGIME TOTALITARIO NEL NOSTRO PAESE

Al referendum costituzionale sulla mutilazione del parlamento del 20-21 settembre 2020 voteremo no.
Siamo contrari a ridurre il Parlamento a una tavolata di yes-men al servizio di esecutivi tanto insipienti quanto tracotanti e dei grotteschi e totalitari burattinai razzisti e militaristi che li manovrano.
Siamo contrari al passaggio dalla democrazia rappresentativa, per quanto imperfetta essa possa essere, al fascismo.
La mutilazione del parlamento attraverso la riduzione del numero dei parlamentari ha questo significato e queste fine: favorire il passaggio da una democrazia costituzionale gia' profondamente ferita a un regime sempre piu' antidemocratico ed eslege, sempre piu' protervo e brutale.
Al referendum del 20-21 settembre 2020 votiamo no all'antiparlamentarismo, no al fascismo, no alla barbarie.
No all'antiparlamentarismo, che alla separazione e all'equilibrio dei poteri, alla rappresentanza proporzionale dell'intera popolazione e alla libera discussione e consapevole deliberazione vuole sostituire i bivacchi di manipoli, l'autoritarismo allucinato, plebiscitario e sacrificale, il potere manipolatorio dei padroni occulti e palesi delle nuove tecnologie della propaganda e della narcosi.
No al fascismo, crimine contro l'umanita'.
No alla barbarie, che annichilisce ogni valore morale e civile, che perseguita ed estingue ogni umana dignita' e virtu', che asservisce la societa' alla menzogna e alla violenza.

2. MATERIALI. IL TESTO DEL QUESITO REFERENDARIO

Il testo del quesito referendario e' il seguente: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari', approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - Serie generale - n. 240 del 12 ottobre 2019?".

3. RIFERIMENTI. SITI UTILI PER L'INFORMAZIONE E L'IMPEGNO

- Comitato nazionale per il NO al taglio del parlamento: sito: www.noaltagliodelparlamento.it
- Coordinamento per la democrazia costituzionale, sito: www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it

4. REPETITA IUVANT. OMERO DELLISTORTI: CINQUE RAGIONI PER OPPORRE ALLA GIOVENTU' HITLERIANA IL NOSTRO NO NEL REFERENDUM DEL 20-21 SETTEMBRE

1. La Gioventu' hitleriana vuole mutilare il parlamento italiano; dopo aver finanziato i criminali poteri libici per recludere, torturare, assassinare nei lager esseri umani innocenti; dopo aver cercato di impedire che i naufraghi in pericolo di morte nel Mediterraneo venissero soccorsi; dopo aver imposto scellerate antileggi razziste ed incostituzionali nel nostro paese.
Alla Gioventu' hitleriana noi opponiamo il nostro NO nel referendum del 20-21 settembre.
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2. La Gioventu' hitleriana vuole distruggere la separazione e il controllo dei poteri dello stato; affinche' il governo e i padroni che lo comandano possano continuare a commettere persecuzioni razziste, riduzioni in schiavitu', stragi degli innocenti e crimini contro l'umanita' senza alcun ostacolo, in completa impunita'.
Alla Gioventu' hitleriana noi opponiamo il nostro NO nel referendum del 20-21 settembre.
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3. La Gioventu' hitleriana vuole impedire che in parlamento possano essere presenti persone rappresentanti del movimento delle oppresse e degli oppressi; vuole che vi siano ammessi solo i signori padroni, i loro maggiordomi, i loro giullari, i loro sicari, ebbri di tracotanza, di avidita', di violenza.
Alla Gioventu' hitleriana noi opponiamo il nostro NO nel referendum del 20-21 settembre.
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4. La Gioventu' hitleriana vuole abolire la democrazia e le istituzioni rappresentative perche' sono costose; e i soldi servono alla Gioventu' hitleriana per comprare le armi, per finanziare le guerre e lo schiavismo, per tener sottomesse le classi sfruttate, per perseguitare, deportare ed eliminare i non appartenenti alla razza ariana.
Alla Gioventu' hitleriana noi opponiamo il nostro NO nel referendum del 20-21 settembre.
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5. La Gioventu' hitleriana vuole fare a pezzi la Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista; gli viene mal di stomaco, gli viene l'orticaria, gli vengono le convulsioni alla Gioventu' hitleriana ogni volta che sentono nominare la Costituzione, ogni volta che sentono parlare della legalita' che salva le vite, ogni volta che qualcuno ricorda i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Alla Gioventu' hitleriana noi opponiamo il nostro NO nel referendum del 20-21 settembre.

5. REPETITA IUVANT. ASSOCIAZIONE ERINNA: C'E' CHI DICE NO
[Dalle donne dell'associazione Erinna - centro culturale contro la violenza alle donne - riceviamo e diffondiamo. E cogliamo l'occasione per rinnovare l'invito a sostenere "Erinna": per contatti: via del Bottalone 9, 01100 Viterbo, tel. 0761342056; per sostenere Erinna con una donazione: https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=U9AS34Y8RHZ2Q ; per sostenere Erinna con il 5 x 1000: codice fiscale 90058120560]

L'Associazione Erinna aderisce all'Appello del "Comitato donne per il NO al referendum".
La Costituzione e' attaccata da anni, pezzi qua e la' subiscono modifiche con risultati nefasti. Da decenni l'attitudine della politica e' quella di vendere illusioni e creare falsi miti, come qualcuno ha scritto.
Da decenni e' la politica qualunquista e populista che mette a rischio la nostra democrazia, per quanto imperfetta.
Diciamo NO alla mutilazione della rappresentanza che ci viene proposta con il taglio dei/delle parlamentari. Tutte le identita' politiche, sociali, culturali ed economiche hanno diritto di essere rappresentate; penalizzare le minoranze e abbassare il pluralismo politico e' l'obiettivo delle politiche fasciste.
Diminuire il numero dei/lle parlamentari non vuol significare avere rappresentanti piu' qualificati/e, forse potra' significare avere una cerchia piu' stretta di fedelissimi/e.
La riforma penalizzera' l'elezione delle donne, in un paese dove e' gia' ridicola la rappresentanza delle donne in Parlamento e nei luoghi apicali e decisionali.
Diciamo NO all'attacco alla democrazia.
La proposta qualunquista e populista del risparmio della spesa pubblica e' un'illusione, si tratta di risparmi irrisori (lo studio sulla legge di bilancio 2020 riporta un risparmio dello 0.01%).
Molto di piu' si risparmierebbe evitando l'acquisto di aerei bombardieri, evitando di elargire liquidazioni stratosferiche, "regalie" a manager la cui opera e' quantomeno discutibile; i denari si devono trovare ad iniziare dal recupero dell'evasione fiscale.
La democrazia ha un valore che non puo' essere sacrificato per esigenze di risparmio, concordiamo con chi lo afferma.
Associazione Erinna
Per aderire scrivere a: einveceNO.alreferendum at gmail.com

6. REPETITA IUVANT. L'APPELLO DEL COMITATO DONNE PER IL NO AL REFERENDUM: "E INVECE NO"

Il referendum sul taglio dei parlamentari prevede una riduzione dei seggi in entrambe le Camere, andando a modificare gli artt. 56, 57 e 59 della Costituzione.
Si passerebbe cosi' da 630 a 400 seggi alla Camera e da 315 a 200 seggi al Senato, con un taglio complessivo di 345 parlamentari, pari al 36,5%. Tra questi, verrebbero ridotti i parlamentari eletti all'estero (18 a 12).
Con il taglio dei seggi, aumenta il numero di abitanti per parlamentare. Per ciascun deputat* si passa da 96.006 a 151.210 abitanti* e per ciascun senator* da 188.424 a 302.420 abitanti*. Di conseguenza, nel caso di approvazione, sara' necessario ridefinire i collegi elettorali tramite una nuova legge che richiedera' ulteriore tempo per l'approvazione.
Dunque la riforma costituzionale, in assenza di una contestuale riforma elettorale e dei partiti, e' un salto nel buio che compromette la rappresentanza parlamentare e il ruolo stesso del Parlamento.
I vari comitati del No e il documento dei 183 costituzionalisti e costituzionaliste hanno evidenziato in via generale i rischi della riforma che qui sintetizziamo:
- La riforma svilisce il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentativita', senza offrire vantaggi apprezzabili ne' sul piano dell'efficienza delle istituzioni democratiche ne' su quello del risparmio della spesa pubblica sia perche' si tratta di risparmi irrisori sia perche' la democrazia ha un valore che non puo' essere sacrificato per esigenze di risparmio.
- La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza dei territori con il rischio che alcune Regioni finirebbero con l'essere sottorappresentate rispetto ad altre. Un Senato composto da 200 membri non puo' rappresentare tutte le identita' politiche, sociali, culturali ed economiche se ogni eletto dovra' rappresentare circa 300mila abitanti.
- La riforma non eliminerebbe ma, al contrario, aggraverebbe i problemi del bicameralismo perfetto perche' non introduce alcuna differenziazione tra le due Camere ma si limita semplicemente a ridurne i componenti, il cui numero costituisce una caratteristica del Parlamento e non del bicameralismo perfetto.
- La riforma confonde la qualita' dei rappresentanti con il ruolo stesso dell'istituzione rappresentativa. Non c'e' nessuna evidenza che diminuendo il numero dei parlamentari se ne innalzi il livello qualitativo. L'unico effetto che sicuramente produce e' una penalizzazione delle minoranze e un abbassamento del pluralismo politico.
- La riforma non prevede che sia garantito un corretto ed essenziale lavoro delle Commissioni al Senato anche per dare l'opportunita' alle minoranze di rappresentare le proprie ragioni. L'eventualita' di accorpare fra loro le Commissioni esistenti non garantisce che le minoranze possano influire proficuamente sui processi decisionali del Parlamento.
- Con il taglio dei parlamentari la selezione delle candidature da parte delle dirigenze dei partiti o degli stessi leader (gia' oggi fortemente guidata non sempre da criteri di competenza ma piuttosto da quelli di fedelta') sarebbe ancor piu' determinata da considerazioni non valoriali.
- Infine se non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale, si verrebbe a creare uno squilibrio circa la  rappresentativita' delle Camere tale da non permettere un'agevole formazione di una maggioranza stabile di governo.
A questi argomenti si aggiungono le perplessita' sugli effetti negativi che si avrebbero sulla rappresentanza politica delle donne.
- Mancanza di riforma elettorale e di una legge sulla democrazia interna dei partiti: in assenza di questi interventi – necessariamente correlati – si accentua il potere dei capipartito e l'importanza dei finanziamenti delle lobbies. Le donne sono ancora marginalizzate nei luoghi decisionali politici ed economici, quindi avranno minori chances di essere elette.
- Muta il rapporto con l'elettorato, e dunque con i territori: l'eliminazione di 230 deputati e 115 senatori muta il rapporto di rappresentanza e affievolisce il legame con i territori, penalizzando ad esempio le esperienze delle donne come amministratrici locali. I dati sulle competizioni elettorali mostrano minore visibilita' delle donne nei media e nelle tribune politiche. Risultera' ancora piu' esigua la possibilita' di accesso ai media (che e' decisa dai capipartito) e quindi di essere elette.
- Leadership maschile nei partiti e nei movimenti: l'entrata in Parlamento e' nominalmente aperta a tutti, ma di fatto risulta rigidamente controllata dai partiti. Questo dato mostra di avere un effetto relativamente negativo sulle chances di carriera politica delle donne. La misura prevista nella legge elettorale volta all'incremento della rappresentanza femminile non ha consentito il raggiungimento del 40% di donne elette.
- Ruoli centrali negli organi parlamentari: i dati tendono a confinare la rappresentanza femminile in aree settoriali e a ricostruire situazioni di marginalita' all'interno del Parlamento: e' significativo il fatto che le donne siano assenti in dicasteri importanti quali quelli economici e che siano prevalentemente presenti nelle commissioni parlamentari che trattano questioni tradizionalmente considerate come di pertinenza delle donne.
- Distorsioni sulla rappresentanza territoriale: minore rappresentanza delle regioni piu' piccole e dei partiti minori – se non vi e' un mutamento profondo nei partiti - concentrera' la scelta sui soli candidati uomini, come dimostrano i principali report nazionali e internazionali.
- Mancanza di una campagna informativa e uso di un linguaggio demagogico dell'antipolitica che offende la democrazia parlamentare. E' molto grave che la riforma costituzionale sia priva di un adeguato dibattito pubblico, anche all'interno dei partiti, e comunque si fondi su un linguaggio proprio dell'antipolitica. L'assunto di fondo della riforma si basa sul discredito del ruolo dei parlamentari e dell'Istituzione, ma non si preoccupa affatto di migliorare il processo di formazione delle leggi. La gran parte dei movimenti femministi che hanno promosso norme di garanzia sono mosse dalla convinzione che la democrazia parlamentare e la democrazia paritaria siano strettamente connesse.
Per queste ragioni di fatto la riforma penalizzera' l'elezione delle donne perche' meno rappresentanti significa competizione piu' dura e piu' cooptazione e piu' difficolta' per le donne di essere elette.
Anche per questo come donne e come cittadine voteremo NO al referendum del 20 e 21 settembre!
Prime firmatarie
Antonella Anselmo, Fulvia Astolfi, Paola Manfroni, Laura Onofri, Mia Caielli, Marina Calamo Specchia, Paola Bocci, Michela Marzano, Daniela Colombo, Marcella Corsi, Giovanna Badalassi, Francesca Romana Guarnieri, Carla Marina Lendaro, Stefania Cavagnoli, Giorgia Serughetti, Giovanna Martelli, Lella Palladino, Maura Cossutta, Norma De Piccoli, Anna Maria Buzzetti, Anna Lisa Maccari, Paola d'Orsi , Paola Mereu, Marina Gennari, Orsa Pellion di Persano, Francesca Ricardi, Annalisa Ricardi, Marina Cosi, Michela Quagliano, Cinzia Ballesio, Manuela Ghinaglia, Nadia Mazzardis, Concetta Contini, Simonetta Luciani, Paola Alessandri, Ilaria Boiano, Silvana Appiano, Mirella Ferlazzo, Anna Ruocco, Fernanda Penasso, Beatrice Pizzini, Giusi Fasano, Paola Guazzo, Daniela Aragno, Stefania Graziani, Eleonora Data, Rosanna Paradiso, Maria Luisa Dall'Armi, Micaela Cappellini, Manuela Manera, Marina Ponzetto, Roberta Giangrande, Anna Santarello, Maria Luisa Dodero, Claudia Apostolo, Donatella Caione, Paola Berzano, Sonia Martino, Enrica Guglielmotti, Sofia Massia, Stefanella Campana, Enrica Baricco, Maria Elvira Renzetti, Mariangela Marengo, Vilma Nicolini, Luisella Zanin, Carmen Belloni, Giuliana Brega, Patrizia de Michelis, Maria Letizia Spasari, Patrizia Soldini, Gabriella Anselmi, Susanna Panzieri, Anna Sburlati, Sandra Basaglia, Paola Ferrero...
Per aderire scrivere a: einveceNO.alreferendum at gmail.com

7. DOCUMENTAZIONE. LAURA GARAVINI: VOTARE UN NETTO NO
[Dal quotidiano "Il riformista" del 6 settembre 2020, col titolo "Il taglio dei parlamentari vale quanto un caffe'"]
 
C'e' chi la definisce una riforma epocale ma di epocale ha solo la diminuzione della democrazia.
Il taglio dei parlamentari, cosi' come previsto dall'attuale riforma costituzionale, penalizzera' fortemente i territori dal momento che taglia in maniera lineare e non riparametra la rappresentanza. Saremo cosi' il Paese in Europa con il maggior divario tra elettori ed eletti. Eletti che diventeranno troppo pochi rispetto al numero di persone per le quali dovrebbero, invece, farsi portavoce di necessita' ed esigenze.
In questo modo si ferisce la rappresentanza dei diritti. Ossia, la democrazia.
Inoltre la riforma approvata non va a modificare il grosso difetto dell'attuale meccanismo legislativo, ovvero non abolisce il bicameralismo perfetto. Ridurre il numero dei parlamentari lasciando intatta l'attuale architettura bicamerale ha conseguenze negative sull'efficacia del Parlamento, peggiorandola.
Perche' il suo funzionamento non puo' migliorare, se le medesime mansioni devono essere svolte da un numero inferiore di persone, indipendentemente dalla qualita' delle stesse.
Insomma, una riforma fatta male, presentata come prolifica di grandi risparmi per la spesa pubblica. Ma, diversamente da quanto spesso sbandierato, non produce effetti di rilievo per le casse dello Stato. Perche' i risparmi ottenuti corrispondono al valore di pochi spiccioli all'anno per ogni cittadino italiano.
Valgono cosi' poco i nostri diritti? Ecco perche' e' il caso di votare un netto NO al prossimo referendum costituzionale. Per bocciare una riforma che penalizza tanto, anzi troppo, la nostra democrazia.

8. DOCUMENTAZIONE. UMBERTO DE GIOVANNANGELI INTERVISTA MARIO TRONTI
[Dal quotidiano "Il riformista" del 20 agosto 2020, con il titolo "La lezione di politica di Tronti: Il referendum? Scelta tra politica e antipolitica"]

Una lezione di politica. La offre Mario Tronti ai lettori de Il Riformista. Considerato uno dei fondatori dell'operaismo teorico degli anni Sessanta, le cui idee si trovano riassunte nel libro del 1966 Operai e capitale, Tronti ha insegnato per trent'anni all'Universita' di Siena Filosofia morale e poi Filosofia politica. E' stato eletto in Senato nel 1992 nelle fila del Partito democratico della sinistra e nel 2013 nelle fila del Partito democratico. Dal 2004 e' presidente della Fondazione CRS (Centro per la Riforma dello Stato) – Archivio Pietro Ingrao. La forza del suo pensiero e' nella nettezza delle posizioni assunte e nelle argomentazioni addotte. Leggere, per credere.
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- Umberto De Giovannangeli: La polemica politica estiva si e' riscaldata sullo scandalo dei cosiddetti "furbetti del bonus", che per giorni e giorni ha riempito paginate dei giornali, mentre in Italia e nel mondo incombe un nuovo lockdown, con tutte le drammatiche conseguenza, non solo sul piano sanitario, ma dal punto di vista delle ricadute sociali ed economiche che esso comporterebbe. Professor Tronti, a questo si e' ridotto il dibattito e lo scontro politico in Italia?
- Mario Tronti: Il dibattito politico in Italia offre oggi un paesaggio a dir poco desolante. Il passaggio del Covid lo ha portato, se possibile, ancora piu' in basso. Per alcuni mesi la politica e' stata messa in quarantena. Vietato solo parlarne, tutti uniti nella dichiarazione di guerra al virus nemico. Il chiacchiericcio politico e' stato sostituito dal chiacchiericcio virologico. Ognuno a dire la sua sul passaggio epocale, dopo il quale naturalmente niente sarebbe stato come prima. Passato il picco dell'emergenza tutto e' gia' tornato come prima. Il dibattito politico ha ripreso il suo stanco ritmo di sempre. Lo scandaletto dei "furbetti del bonus" ha trovato molto piu' spazio pubblico dei drammatici problemi che la serrata dell'intero paese ha provocato nel mondo del lavoro e delle imprese e quindi nella vita delle persone. La narrazione ci ha detto che questo governo ha salvato il paese dall'irruzione del virus. La realta' ci dice che l'irruzione del virus ha salvato questo governo da un fallimento annunciato. E' senz'altro grave che qualche parlamentare si comporti squallidamente in questo modo. E il fatto ci dice due cose. Primo: quando si mettera' all'ordine del giorno, appunto del dibattito, il tema di restaurare e rivedere seri canali di selezione del ceto politico, sara' sempre tardi. Questo selvaggio assalto alla diligenza dei seggi parlamentari, e rappresentativi in genere, da parte di chiunque, senza una preventiva dimostrazione di professionalita', e' forse la causa maggiore dell'attuale degrado cui e' stata ridotta l'idea stessa di politica. Dal tempo, oggi maledetto, in cui era il curriculum attraverso un'attivita' di partito a fare il merito di una candidatura, al presente dei clic nelle piattaforme e del rito delle primarie, che sono praticamente la stessa cosa, la situazione e' di molto, ma di molto peggiorata. Se ne vuole prendere atto? Secondo: questa vicenda dei furbetti, e' chiaro come il sole che e' stata di proposito buttata li' nella campagna per il referendum sul taglio delle poltrone, come prova ultima che meno ce ne sono di quelle poltrone e meglio e' per tutti. A parte che questo stesso linguaggio andrebbe censurato, nel merito, si e' trattato di un grande manifesto pubblicitario a favore del si'.
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- Umberto De Giovannangeli: A settembre, oltre che in sei Regioni, si votera' per il referendum sul taglio del numero dei parlamentari. Al momento, sembra un tema che appassiona, e neanche tanto, gli addetti ai lavori. Da cosa nasce questo disinteresse e qual e', a suo avviso, la vera posta politica di questo referendum?
- Mario Tronti: Bisogna chiarire a tutti e a ciascuno che questo referendum pone simbolicamente il quesito: politica o antipolitica. Ed e' l'occasione per ridefinire il significato generale di questa alternativa. E' stato gia' documentato tutto: il taglio di spesa pubblica e' insignificante, il danno alla rappresentanza territoriale e' enorme, il confronto con altri Parlamenti europei non lo giustifica, senza un contesto di riforme istituzionali rimane solo uno strappo alla lettera della Costituzione. E una legge elettorale non corregge uno strappo costituzionale. Come si puo' dire si' a un'operazione di cosi' smaccata demagogia populista? Di riduzione ragionevole del numero dei parlamentari se ne poteva parlare nel quadro di una revisione del nostro bicameralismo paritario. Non se ne puo' parlare nel senso di rivoltare il Parlamento come una scatoletta di tonno. Ce ne siamo dimenticati di chi lo ha detto e del perche' lo ha detto? O il ridicolo comico e' diventato un attor serio nella commedia delle alleanze? Ho gia' scritto che cosa ne penso di questa inqualificabile decisione del Pd di rinunciare alla sua contrarieta' iniziale e non ci voglio tornare. Va bene che se uno il coraggio non ce l'ha non se lo puo' dare, ma questa nuova prova di infingardaggine politica mi preoccupa, perche' la vedo come un ulteriore motivo di disorientamento per il popolo della sinistra, che avrebbe bisogno di una guida sicura, di un cammino lineare, dove il compromesso sta dentro una prospettiva e non dentro un altro successivo compromesso e cosi' via, senza mai sapere dove si sta andando. L'abbinamento del referendum con le regionali e' stato un altro inspiegabile cedimento. Non sta li' al posto giusto. Una cosi' rilevante modifica costituzionale e' una decisione politica che pretendeva una campagna elettorale in proprio, dove poter spiegare ragioni e contro-ragioni. E anche li' e' chiara una strumentalita' che fa calcolo dell'affluenza elettorale. Insomma si ha a che fare con un alleato infido, che dice una cosa oggi perche' gli fa comodo, dice la cosa opposta domani perche' gli fa comodo. L'esempio di questi giorni: apertura a prossime alleanze sul territorio. Invece che aprire le braccia per dire "che meraviglia", si poteva piu' sobriamente dire: bene, una buona cosa, ma realizziamola subito per il prossimo appuntamento di settembre. Ci sono da tempo in campo autorevoli candidature del Pd, in decisive regioni, gia' ben governate, fate confluire su di loro i vostri consensi. Mi paiono considerazioni elementari. Ma l'elementarita' del tutto comprensibile dei comportamenti non puo' esistere accanto alla confusione di idee sulla prospettiva.
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- Umberto De Giovannangeli: Ai tempi dei social, dell'individuo digitalizzato, come si puo' immaginare una democrazia partecipata? Basta inventarsi una piattaforma, cliccare, e vai... Siamo condannati alla logica dell'uno vale uno?
- Mario Tronti: Sbagliero', ma continuo a ritenere che i due elettorati, Pd e 5Stelle, non sono integrabili. Anche qui posso sbagliare, ma sono convinto che il popolo perduto della sinistra sia oggi collocato per gran parte nel grande bacino dell'astensionismo. Moltissime persone, soprattutto nelle periferie d'Italia, che ci sono al sud, al centro e al nord, sfiduciate e deluse, non ripongono piu' la loro fiducia in quello che e' stato un riferimento tradizionale. E poiche' sono persone serie non cambiano bandiera, perche' non si fanno abbindolare dalla demagogia populista. Invece la gran parte di quello che e' sempre stato un astensionismo qualunquista e' stato richiamato al voto dall'offerta grillina e ha ingrossato quel consenso perche' ha ritrovato li' finalmente rappresentato il proprio umore soprattutto antipolitico. Non voteranno mai l'offerta del Pd, non tanto in quanto sa di sinistra, ma semplicemente in quanto sa di politica. Poi certo c'e' nel voto 5Stelle una componente di protesta e di rabbia contro lo stato di cose esistente ed e' quella che va recuperata, ma non specchiandola, piuttosto motivandola e orientandola. Finche' in Italia – e non solo in Italia, perche' e' il problema dell'Europa di oggi – non nascera' una forza politica autenticamente popolare, non c'e' speranza di battere ne' la destra sovranista ne' quel falso populismo che si dice non di destra e non di sinistra. L'anomalia italiana ci ha presentato quest'ultimo fenomeno in proporzioni non esistenti in altri paesi. Direi che diventa preliminare sgombrare il campo di questo fenomeno, se si vuole passare alla battaglia vera, con del tutto aperto l'obiettivo di sconfiggere sul campo questa che e' senz'altro una nuova destra. Una grande forza popolare dichiaratamente di nuova sinistra non abbiamo idea di quante energie potrebbe richiamare alla mobilitazione per un disegno strategico di questo tipo. Non mancano le idee, manca una cultura politica alternativa per sistemarle e al momento mancano gli uomini e le donne di nuova generazione per praticarle. Possono rinascere culture e pratiche nuove solo se si mette in campo la scommessa di una rottura di continuita': saper muoversi nel presente sapendo guardare lontano, sia nel passato sia nel futuro.
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- Umberto De Giovannangeli: In una recente lettera a La Stampa, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha giustificato le intese con i 5 Stelle sostenendo che "non e' in gioco soltanto un'alleanza di governo ma la tenuta della nazione".
- Mario Tronti: Questa l'ho gia' sentita. Quando si vuole giustificare l'ingiustificabile, si fa ricorso a una necessita' superiore. Del resto, il partito della nazione e' una vecchia tentazione, mai dichiarata apertamente ma professata interiormente. Ricordo che, in tempi relativamente recenti, il nostro Reichlin – quanto ci mancano queste personalita'! – evoco' questa formula e il Pd della fase la interpreto' a modo suo, come il partito di tutti, il partito generale variante del partito personale. Ma Alfredo aveva in mente la strategica prospettiva togliattiana del partito nazionale, radicato nella storia del paese e attivamente presente in tutte le pieghe della societa', e che rappresentando la propria parte, combattendo per essa, faceva l'interesse generale. Finezze non alla portata delle attuali dirigenze. Il problema del Pd e' ancora quello di diventare un partito. E' nato con l'idea di non diventarlo mai e quindi per essere piu' produttivamente una coalizione elettorale. Cosi' si andava al governo: programma massimo. Ma tutti i governi di tutte le coalizioni che ha frequentato hanno dimostrato che non c'e' vero governo nel paese formale senza un partito nel paese reale. E vero governo vuol dire per noi non governo di gestione ma governo di trasformazione.

9. REPETITA IUVANT. L'APPELLO DI 183 COSTITUZIONALISTI PER IL NO AL REFERENDUM
[Dal sito www.huffingtonpost.it riprendiamo questo appello sottoscritto da 183 costituzionalisti pubblicato il 24 agosto 2020]

Le ragioni del nostro NO al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari
In risposta all'appello del Direttore della testata online "Huffington Post" Mattia Feltri, pubblicato lo scorso 8 agosto, le sottoscritte e i sottoscritti, docenti, studiose e studiosi di diritto costituzionale, intendono spiegare le ragioni tecniche per le quali si oppongono alla riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari, illustrando i rischi per i principi fondamentali della Costituzione che la revisione comporta.
Si precisa che il presente documento scaturisce da un'iniziativa autonoma e totalmente indipendente sia dal Coordinamento per la democrazia costituzionale (CDC), sia dal Comitato nazionale per il No al taglio del Parlamento, cosi' come da ogni altro ente, organismo e associazione, esprimendo considerazioni frutto esclusivamente dell'elaborazione collettiva dei sottoscrittori.
Il testo di legge costituzionale sottoposto alla consultazione referendaria, introducendo una riduzione drastica del numero dei parlamentari (da 945 componenti elettivi delle due Camere si passerebbe a 600), avrebbe un impatto notevole sulla forma di Stato e sulla forma di governo del nostro ordinamento. Tanti motivi inducono a un giudizio negativo sulla riforma: qui si illustrano i principali.
1) La riforma svilisce, innanzitutto, il ruolo del Parlamento e ne riduce la rappresentativita', senza offrire vantaggi apprezzabili ne' sul piano dell'efficienza delle istituzioni democratiche ne' su quello del risparmio della spesa pubblica.
I fautori della riforma adducono, a sostegno del "SI'" al referendum, la riduzione di spesa che la modifica della composizione delle Camere determinerebbe. Si tratta, pero', di un argomento inaccettabile non soltanto per l'entita' irrisoria dei tagli di cui si parla, ma anche perche' gli strumenti democratici basilari (come appunto l'istituzione parlamentare) non possono essere sacrificati o depotenziati in base a mere esigenze di risparmio.
La riduzione del numero dei parlamentari non deriverebbe, inoltre, da una riforma ragionata del bicameralismo perfetto (il vigente assetto parlamentare in base al quale le due Camere si trovano nella stessa posizione e svolgono le medesime funzioni). Tale sistema non sarebbe toccato dalla legge costituzionale oggetto del referendum.
Spesso si fa riferimento agli esempi di altri Stati ma non puo' correttamente compararsi il numero dei componenti delle Camere italiane con quello di altre assemblee parlamentari in termini astratti, senza tenere conto del numero degli elettori (e, dunque, del rapporto eletti/elettori). Si trascura, inoltre, che in molti degli ordinamenti assunti come termini di paragone si riscontrano forme di governo e tipi di Stato diversi dai nostri.
2) La riforma presuppone che la rappresentanza nazionale possa essere assorbita nella rappresentanza di altri organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, Consigli comunali, ecc.), contro ogni evidenza storica e contro la giurisprudenza della Corte costituzionale.
I fautori della riforma sostengono ancora che la riduzione del numero dei parlamentari non arrecherebbe alcun danno alle esigenze della rappresentativita' perche' sarebbero gia' tanti gli organi elettivi (Parlamento europeo, Consigli regionali, consigli comunali, ecc.) la cui formazione dipenderebbe dal voto dei cittadini. La rappresentanza nazionale, secondo questa tesi, potrebbe trovare un'espressione parcellizzata in altri luoghi istituzionali. A prescindere, pero', da ogni altra considerazione sul ruolo e sulle competenze degli organi elettivi richiamati (ad esempio, i Consigli regionali italiani non sono paragonabili ai parlamenti degli Stati membri di una federazione), si puo' ricordare che la Corte costituzionale ha chiarito che "solo il Parlamento e' sede della rappresentanza politica nazionale, la quale imprime alle sue funzioni una caratterizzazione tipica ed infungibile".
Basta leggere, del resto, le materie attribuite dalla Costituzione alla competenza esclusiva del legislatore statale (e considerare l'interpretazione estensiva che di molte di queste materie ha dato la stessa Corte costituzionale nella sua giurisprudenza) per avere un'idea dell'importanza delle Camere.
3) La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori.
Per quanto riguarda la nuova composizione del Senato, alcune Regioni finirebbero con l'essere sottorappresentate rispetto ad altre. Cosi', ad esempio, l'Abruzzo, con un milione e trecentomila abitanti, avrebbe diritto a quattro senatori, mentre il Trentino-Alto Adige, con le sue due province autonome e con una popolazione complessiva di un milione di abitanti, avrebbe in tutto sei senatori; e ancora la Liguria, con cinque seggi, avrebbe una rappresentanza al Senato, in sostanza, della sola area genovese.
4) La riforma non eliminerebbe ma, al contrario, aggraverebbe i problemi del bicameralismo perfetto (anche se e' spesso presentata dai suoi sostenitori come un intervento volto a raggiungere gli stessi obiettivi di precedenti progetti di riforma, diretti a rendere piu' efficiente l'istituzione parlamentare).
Come si e' gia' detto, l'attuale riforma non introduce alcuna differenziazione tra le due Camere ma si limita semplicemente a ridurne i componenti, il cui elevato numero costituisce una caratteristica del Parlamento e non del bicameralismo perfetto. Tale assetto, in teoria, potrebbe anche essere modificato senza alterare in modo cosi' incisivo il numero dei parlamentari, anche solo per il tramite di una contestuale riforma dei regolamenti parlamentari di Camera e Senato. Al contrario, se si considerano i problemi di rappresentanza di alcuni territori regionali che la riforma comporterebbe, risulta che paradossalmente la legge in questione finirebbe con l'aggravare, anziche' ridurre, i problemi del bicameralismo perfetto.
5) La riforma appare ispirata da una logica "punitiva" nei confronti dei parlamentari, confondendo la qualita' dei rappresentanti con il ruolo stesso dell'istituzione rappresentativa. La revisione costituzionale sembra essere espressione di un intento "punitivo" nei confronti dei parlamentari – visti come esponenti di una "casta" parassitaria da combattere con ogni mezzo – ed e' il segno di una diffusa confusione del problema della qualita' dei rappresentanti con il ruolo dell'organo parlamentare. Non e' dato riscontrare, tuttavia, un rapporto inversamente proporzionale tra il numero dei parlamentari e il livello qualitativo degli stessi. Una simile riduzione dei componenti delle Camere penalizzerebbe soltanto la rappresentanza delle minoranze e il pluralismo politico e potrebbe paradossalmente produrre un potenziamento della capacita' di controllo dei parlamentari da parte dei leader dei partiti di riferimento, facilitato dal numero ridotto degli stessi componenti delle Camere.
Non puo' trascurarsi, inoltre, lo squilibrio che si verrebbe a determinare qualora, entrata in vigore la modifica costituzionale, non si avesse anche una modifica della disciplina elettorale, con essa coerente, tale da assicurare – nei limiti del possibile – la rappresentativita' delle Camere e, allo stesso tempo, agevolare la formazione di una maggioranza (sia pur relativamente) stabile di governo.
E' illusorio, in conclusione, pensare alle riforme costituzionali come ad azioni dirette a causare shock a un sistema politico-partitico incapace di autoriformarsi, nella speranza che l'evento traumatico possa innescare reazioni benefiche. Una cattiva riforma non e' meglio di nessuna riforma. Semmai e' vero il contrario. Respingendo questa riforma perche' monca e destabilizzante, ci sarebbe spazio per proposte equilibrate che mantengano intatti i principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale; al contrario sarebbe piu' difficile mettere in discussione una riforma appena avallata dal corpo elettorale. Occorrono, in definitiva, interventi idonei ad apportare miglioramenti al sistema nel rispetto della democraticita' e della rappresentativita' delle istituzioni.
Per queste ragioni i sottoscritti voteranno convintamente "NO"!
[Seguono le firme]

10. REPETITA IUVANT. "AREA DEMOCRATICA PER LA GIUSTIZIA": IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI E' UN VULNUS PER LA DEMOCRAZIA
[Dal sito www.noaltagliodelparlamento.it riprendiamo il seguente intervento del primo settembre 2020 dal titolo "Taglio dei parlamentari: un vulnus per la democrazia" e il sommario "Si rischia un Parlamento meno rappresentativo, meno efficiente, meno pluralista, perche' privo dei contributi di tanti territori e delle minoranze", apparso originariamente nel sito www.areadg.it]

A breve i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi con referendum confermativo sulla legge di revisione costituzionale dal titolo: "Modifiche agli artt. 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari". La legge n. 249/2019 prevede un drastico taglio, pari a 36,5%, dei componenti di Camera e Senato (che passano rispettivamente da 630 a 400 e da 315 a 200), fissa a cinque il numero dei senatori a vita, riduce da sei a quattro il numero dei senatori eleggibili nella Circoscrizione Estero, abbassa a tre il numero minimo di senatori assegnato ad ogni regione, con l'eccezione del Molise e della Valle d'Aosta per le quali il numero minimo di senatori e' fissato rispettivamente a due e ad uno, mentre le province autonome di Trento e Bolzano sono equiparate alle regioni e per esse il numero minimo e' fissato a tre per ciascuna provincia.
Si tratta di un referendum confermativo per il quale non e' previsto un quorum: a prescindere dalla partecipazione al voto, se dovessero prevalere i "si'", con le prossime elezioni le rappresentanze parlamentari saranno ridotte di oltre un terzo e cio' in assenza della riforma della legge elettorale.
Secondo i sostenitori della legge, questa dovrebbe portare tre risultati: allineare il numero dei nostri rappresentati in Parlamento alle medie degli altri Parlamenti, in particolare di quelli europei, sull'assunto che quello italiano sia eccessivo; ridurre i costi della politica; assicurare maggiore efficienza al nostro Parlamento. Ma molti autorevoli costituzionalisti hanno assunto posizioni fortemente critiche, osservando che si tratta di una riforma che non realizza gli obiettivi prefissati e rischia, invece, di produrre effetti distorsivi sulla qualita' della nostra democrazia. La riforma, comportando un taglio lineare di oltre un terzo dei parlamentari, non assicura un recupero di efficienza del Parlamento, specie in assenza di riforma dei Regolamenti parlamentari e delle procedure di approvazione delle leggi; determinera', invece, un sensibile rallentamento, se non la paralisi, del lavoro parlamentare e delle Commissioni, aggravandone l'inefficienza.
Quanto ai costi, affrontando il tema senza inseguire le spinte populiste dell'antipolitica, si deve riconoscere che la democrazia ha costi che occorre sostenere per assicurare il funzionamento delle istituzioni repubblicane da cui dipende la garanzia delle liberta' fondamentali, il cui valore non e' comparabile con il declamato risparmio. Sul quale, peraltro, nessuno e' stato in grado, finora, di fornire dati affidabili: i sostenitori della legge parlano di un risparmio di 500 milioni a legislatura; i detrattori lo stimano in 50 milioni o poco piu'. Nessuno e' in grado di fornire dati certi e verificabili. Quale che sia l'entita' del risparmio, esso non incidera' realmente sui costi del Parlamento. Il taglio ridurra' solo le indennita' di mandato, ma non le spese, certo piu' cospicue, di funzionamento delle camere; soprattutto non incidera' sui costi realmente inutili della politica, sugli enti superflui, sulle spese fuori controllo, sugli sprechi e sui privilegi, sulle pratiche degenerative ed illegali.
Quanto all'allineamento del numero dei nostri parlamentari alle medie di quelli europei, le comparazioni hanno dimostrato che l'argomento e' suggestivo e demagogico; certo e' che, invece, se la riforma andra' a regime, l'Italia sara' tra i paesi europei con il minor numero di rappresentanti eletti in Parlamento.
Occorre allora, molto seriamente, domandarsi se un risparmio di spesa incerto, e scarsamente incidente sui costi della politica, costituisca un vantaggio tanto significativo da giustificare gli effetti distorsivi che la riforma rischia di determinare sulla democrazia, sulla rappresentanza politica e sul pluralismo. Effetti che rischiano di aggravarsi in assenza della riforma della legge elettorale, aumentando la distanza tra la politica e i cittadini elettori; perche' in presenza della legge elettorale attuale, nelle quale la composizione delle liste e' decisa dalle segreterie dei partiti, la riduzione del numero degli eleggibili accresce il ruolo di queste ultime, che finiranno con l'occupare ogni spazio di rappresentanza, e determina una marcata marginalizzazione delle minoranze, se non la loro espulsione dal Parlamento. Ne' potranno trovare adeguata rappresentanza tutte le differenti realtà territoriali del nostro Paese, perche' la riforma penalizza i territori piu' fragili che non potranno piu' portare in Parlamento le loro istanze e bisogni, ma anche la ricchezza di idee e visioni che le periferie del nostro Paese spesso sono capaci di esprimere.
Cio' si inserirebbe in un quadro istituzionale che gia' registra un progressivo e preoccupante svilimento del ruolo del Parlamento rispetto al Governo, attuato attraverso l'irrigidimento della disciplina di partito, fino alla sostanziale imposizione del vincolo di mandato, il costante ricorso alla decretazione d'urgenza, alla legge delega e al voto di fiducia, il sistematico accantonamento delle proposte di legge di iniziativa parlamentare per dare corso piu' rapido a quelle governative.
Il risultato sara' un Parlamento meno rappresentativo, meno efficiente, meno pluralista, perche' privo dei contributi di tanti territori e delle minoranze, ed omologato alle direttive del Governo. Un vulnus per la democrazia rappresentativa voluta dalla Costituzione che rischia di aggravare la crisi di credibilita' nella quale da tempo versano le istituzioni del nostro Parlamento, sempre piu' distanti dai cittadini.

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NO ALL'ANTIPARLAMENTARISMO, NO AL FASCISMO, NO ALLA BARBARIE
No alla riforma costituzionale che mutila la democrazia rappresentativa e mira ad imporre un regime totalitario nel nostro paese
Al referendum del 20-21 settembre votiamo no all'antiparlamentarismo, no al fascismo, no alla barbarie
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XXI)
Numero 27 del 9 settembre 2020
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
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