[Nonviolenza] Voci e volti della nonviolenza. 852



 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Numero 852 del 20 agosto 2016

 

In questo numero:

1. Preparare fin d'ora la Giornata internazionale della nonviolenza e la marcia Perugia-Assisi

2. Due provvedimenti indispensabili per far cessare le stragi nel Mediterraneo e la schiavitu' in Italia

3. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

4. Un parlamento eletto dal popolo, uno stato di diritto, una democrazia costituzionale. Al referendum votiamo No al golpe

5. Una bozza di lettera da inviare ai parlamentari

6. Lazzaro Casusceri: Il racconto del cervo

7. Lazzaro Casusceri: L'invenzione dei dieci comandamenti

8. Lazzaro Casusceri: La fionda, una storia dell'umanita' in compendio

9. Lazzaro Casusceri: Un incontro con la volpe

10. Lazzaro Casusceri: Il solito cavallo parlante

 

1. REPETITA IUVANT. PREPARARE FIN D'ORA LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA NONVIOLENZA E LA MARCIA PERUGIA-ASSISI

 

Come ogni anno ricorre il 2 ottobre la Giornata internazionale della nonviolenza, indetta dall'Onu nell'anniversario della nascita di Gandhi.

E quest'anno il 9 ottobre si svolgera' la marcia della pace Perugia-Assisi, la piu' importante iniziativa di pace nel nostro paese ideata da Aldo Capitini, l'apostolo della nonviolenza in Italia.

Occorre che le istituzioni, le associazioni, i movimenti, le persone che vogliono contribuire a fermare l'orrore della "terza guerra mondiale a pezzi" in corso, che vogliono salvare le vite, che vogliono costruire la pace, si adoperino fin d'ora a preparare la partecipazione piu' ampia e piu' consapevole possibile a queste due iniziative.

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo rinnova l'invito a tutte le persone di volonta' buona, a tutti i movimenti democratici, a tutte le istituzioni fedeli alla Costituzione repubblicana che ripudia la guerra, ad un impegno immediato e comune contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.

Facciamo del 2 e del 9 ottobre occasioni corali e persuase d'impegno comune per la salvezza dell'umanita'.

E fin d'ora adoperiamoci ovunque, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione; per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.

Vi e' una sola umanita'.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Sii tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.

 

2. REPETITA IUVANT. DUE PROVVEDIMENTI INDISPENSABILI PER FAR CESSARE LE STRAGI NEL MEDITERRANEO E LA SCHIAVITU' IN ITALIA

 

Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.

Riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese.

 

3. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

[L'associazione e centro antiviolenza "Erinna" e' un luogo di comunicazione, solidarieta' e iniziativa tra donne per far emergere, conoscere, combattere, prevenire e superare la violenza fisica e psichica e lo stupro, reati specifici contro la persona perche' ledono l'inviolabilita' del corpo femminile (art. 1 dello Statuto). Fa progettazione e realizzazione di percorsi formativi ed informativi delle operatrici e di quanti/e, per ruolo professionale e/o istituzionale, vengono a contatto con il fenomeno della violenza. E' un luogo di elaborazione culturale sul genere femminile, di organizzazione di seminari, gruppi di studio, eventi e di interventi nelle scuole. Offre una struttura di riferimento alle donne in stato di disagio per cause di violenze e/o maltrattamenti in famiglia. Erinna e' un'associazione di donne contro la violenza alle donne. Ha come scopo principale la lotta alla violenza di genere per costruire cultura e spazi di liberta' per le donne. Il centro mette a disposizione: segreteria attiva 24 ore su 24; colloqui; consulenza legale e possibilita' di assistenza legale in gratuito patrocinio; attivita' culturali, formazione e percorsi di autodeterminazione. La violenza contro le donne e' ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali e le donne che si impegnano perche' in Italia e in ogni Paese la violenza venga sconfitta lo fanno nella convinzione che le donne rappresentano una grande risorsa sociale allorquando vengono rispettati i loro diritti e la loro dignita': solo i Paesi che combattono la violenza contro le donne figurano di diritto tra le societa' piu' avanzate. L'intento e' di fare di ogni donna una persona valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignita' e saggezza. Una donna che conosca il valore della differenza di genere e operi in solidarieta' con altre donne. La solidarieta' fra donne e' fondamentale per contrastare la violenza]

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it, facebook: associazioneerinna1998

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

4. REPETITA IUVANT. UN PARLAMENTO ELETTO DAL POPOLO, UNO STATO DI DIRITTO, UNA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE. AL REFERENDUM VOTIAMO NO AL GOLPE

 

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

*

Il Parlamento, l'istituzione democratica che fa le leggi, deve essere eletto dal popolo, e deve rappresentare tutti i cittadini con criterio proporzionale.

Ma con la sua riforma costituzionale il governo vorrebbe ridurre il senato a una comitiva in gita aziendale, e con la sua legge elettorale (il cosiddetto Italicum) vorrebbe consentire a un solo partito di prendersi la maggioranza assoluta dei membri della camera dei deputati anche se ha il consenso di una risibile minoranza degli elettori, e con il "combinato disposto" della riforma costituzionale e della legge elettorale il governo, che e' gia' detentore del potere esecutivo, vorrebbe appropriarsi di fatto anche del potere legislativo, rompendo cosi' quella separazione e quell'equilibrio dei poteri che e' la base dello stato di diritto.

Se prevalessero le riforme volute dal governo sarebbe massacrata la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista, sarebbe rovesciata la democrazia, sarebbe negata la separazione dei poteri e quindi lo stato di diritto.

*

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

No al golpe, no al fascismo, no alla barbarie.

Al referendum sulla riforma costituzionale voluta dal governo votiamo No.

Senza odio, senza violenza, senza paura.

 

5. PROPOSTE D'INIZIATIVA. UNA BOZZA DI LETTERA DA INVIARE AI PARLAMENTARI

 

Al/alla parlamentare ...

Oggetto: proposta di un impegno suo personale affinche' al piu' presto si addivenga alla discussione nelle competenti Commissioni parlamentari dei vari disegni di legge per la formazione alla nonviolenza delle forze dell'ordine

Gentile parlamentare ...,

le scriviamo per formularle la richiesta di un suo personale impegno affinche' al piu' presto si addivenga alla discussione nelle competenti Commissioni parlamentari dei vari disegni di legge per la formazione alla nonviolenza delle forze dell'ordine.

Come gia' sapra', dal 2014 sono state presentati sia al Senato che alla Camera vari disegni di legge che propongono la formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza. Al Senato il disegno di legge n. 1515 recante "Norme di principio e di indirizzo per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle Forze di polizia" presentato in data 10 giugno 2014 ed annunciato nella seduta pomeridiana n. 258 del 10 giugno 2014; il disegno di legge n. 1526 recante "Norme per l'inclusione della conoscenza e dell'addestramento all'uso delle risorse della nonviolenza nell'ambito dei percorsi didattici per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze di polizia" presentato in data 16 giugno 2014 ed annunciato nella seduta pomeridiana n. 263 del 17 giugno 2014; il disegno di legge n. 1565 recante "Norme per l'inclusione della nonviolenza nei percorsi formativi del personale delle forze di polizia" presentato in data 14 luglio 2014 ed annunciato nella seduta pomeridiana n. 279 del 15 luglio 2014; disegni di legge sottoscritti da numerosi senatori di varie forze politiche: Loredana De Petris, Luigi Manconi, Rita Ghedini, Valeria Fedeli, Paolo Corsini, Silvana Amati, Sergio Lo Giudice, Daniela Valentini, Rosa Maria Di Giorgi, Miguel Gotor, Elena Ferrara, Marco Scibona, Adele Gambaro, Marino Germano Mastrangeli, Daniele Gaetano Borioli, Maria Spilabotte, Erica D'Adda, Monica Cirinna', Manuela Serra, Francesca Puglisi, Pasquale Sollo, Francesco Giacobbe. Ed alla Camera il disegno di legge recante "Norme per l'inclusione della conoscenza e dell'addestramento all'uso delle risorse della nonviolenza nell'ambito dei percorsi didattici per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle Forze di polizia" (atto Camera 2698) presentato il 4 novembre 2014; e il disegno di legge recante "Norme di principio e di indirizzo per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle Forze di polizia" (atto Camera 2706) presentato il 5 novembre 2014; disegni di legge sottoscritti da deputati di varie forze politiche: Arturo Scotto, Celeste Costantino, Donatella Duranti, Giulio Marcon, Michele Piras, Stefano Quaranta, Massimiliano Bernini.

Ricordera' anche che gia' nel 2001 fu presentato al medesimo fine di istituire la formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza un disegno di legge sottoscritto da decine di senatori di tutte le forze politiche (ed in particolare i senatori Occhetto, Acciarini, Baratella, Battafarano, Battaglia, Bonfietti, Boco, Calvi, Chiusoli, Cortiana, Coviello, Crema, Dalla Chiesa, D'Ambrosio, Dato, De Paoli, De Petris, De Zulueta, Donati, Falomi, Fassone, Filippini, Formisano, Liguori, Longhi, Malabarba, Marini, Martone, Murineddu, Pascarella, Petruccioli, Ripamonti, Salvi, Tessitore, Turroni, Veraldi, Vicini, Viserta, Zancan), sostenuto anche dall'attenzione e dall'apprezzamento di deputati e parlamentari europei (tra cui i deputati: Bandoli, Bimbi, Bolognesi, Cento, Cima, Deiana, De Simone, Grandi, Grillini, Luca', Lucidi, Panattoni, Pecoraro Scanio, Pinotti, Pisapia, Preda, Realacci, Rognoni, Russo Spena, Ruzzante, Siniscalchi, Tolotti, Valpiana, Violante; tra i parlamentari europei: Imbeni, Di Lello, Fava, Morgantini e Pittella); ma allora quel disegno di legge non giunse ad essere esaminato nelle competenti Commissioni parlamentari.

Le segnaliamo anche che vari altri senatori e deputati hanno espresso il loro sostegno all'iniziativa legislativa per la formazione delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza; e che, sempre nel 2014, la stessa Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, trasmise alla competente Commissione Parlamentare, "affinche' i deputati che ne fanno parte possano prenderne visione", la documentazione a tal fine predisposta dal "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" che dal 2000 ha proposto al Parlamento di legiferare in tal senso.

Non vi e' bisogno di ripetere ancora una volta quanto sia opportuno che nel proprio percorso formativo e conseguentemente nella propria operativita' gli appartenenti alle forze dell'ordine possano disporre anche delle straordinarie risorse che la nonviolenza mette a disposizione di tutti gli attori sociali impegnati in situazione critiche per la sicurezza comune e la difesa dei diritti di tutti.

Con questa lettera vorremmo sollecitare il suo personale impegno affinche' quei disegni di legge giungano al piu' presto all'esame delle competenti Commissioni parlamentari e possano avere esito in un disegno di legge unificato ampiamente meditato e condiviso che possa divenire nel piu' breve tempo possibile legge dello stato.

Distinti saluti,

Firma, luogo e data, recapito del mittente

 

6. RACCONTI PER L'ESTATE. LAZZARO CASUSCERI: IL RACCONTO DEL CERVO

[Dal nostro amico Lazzaro Casusceri riceviamo e pubblichiamo questo e i seguenti racconti]

 

Il signor Michele Cervante, come dice gia' il cognome, era un gran cacciatore di cervi.

Li inseguiva correndo per i prati e siccome era molto veloce li raggiungeva e allora con una mano li afferrava per le corna e con l'altra tirava fuori il coltello che teneva alla cintura e con un colpo solo gli tagliava la testa - ma i cervi l'avevano capito e fuggivano subito nel bosco, dove Michele Cervante non li poteva inseguire perche' essendo molto povero non aveva le scarpe e nei prati si correva sull'erba che era morbida, ma nel bosco era pieno di sassi e di spine.

Una volta un cervo si era addormentato nel prato, e Michele Cervante lo raggiunse di sorpresa, lo prese per le corna con una mano e con l'altra stava gia' prendendo il coltello per tagliargli la testa quando il il cervo gli parlo'.

I cervi infatti sanno parlare, ed anche parecchio bene, ma non parlano mai agli uomini perche' pensano che gli uomini siano stupidi, perche' solo gli stupidi uccidono gli animali quando ci sono gia' le erbe e i frutti del bosco che sono squisiti da mangiare e non c'e' bisogno di fare del male a nessuno. Ma quella volta era questione di vita o di morte, e cosi' il cervo parlo' a Michele Cervante.

E gli disse: "Non mi uccidere, ed io ti raccontero' una storia bellissima, che ogni volta che tu la racconterai chi la ascolta vorra' offrirti un bicchiere di vino o addirittura la cena. E tu potrai fare la bella vita senza dover faticare".

Michele Cervante - a cui ascoltare le storie piaceva tantissimo - accetto' la proposta e lo lascio' libero, e il cervo comincio' a raccontare: "In un posto della Mancia di cui non mi ricordo il nome...".

 

7. RACCONTI PER L'ESTATE. LAZZARO CASUSCERI: L'INVENZIONE DEI DIECI COMANDAMENTI

 

Era di pomeriggio, con Facciallegra e Sarchiapone stavamo a riposarci nel mezzo della radura. La caccia non era andata male, perche' di animali non avevamo preso niente ma avevamo trovato un albero di frutti gustosissimi, e ne mangiammo a volonta'. Poi piantammo le lance in terra e ci sdraiammo a dormire. Ma dal momento che il sonno non veniva e di tornare subito al villaggio non ci andava, cominciammo a chiacchierare tra noi.

"Io dico - comincio' Facciallegra - che a me certe ingiustizie non mi stanno bene, no, proprio non mi stanno bene. Se a caccia ci vado io, quello che trovo me lo pappo io". "Bravo", disse Sarchiapone. "E perche' lo devo dare pure ai vecchi e ai bambini del villaggio? Andassero a caccia pure loro se ne sono capaci". "Giusto", disse Sarchiapone. "E le donne? A lotta non valgono niente. E se uno non e' capace di difendere le sue cose, e' giusto che il piu' forte se le prenda, no?". "E' vero", disse quell'imbecille di Sarchiapone.

Allora decisi che non potevo piu' stare zitto: "Ma che dici, Sarchiapo'? Se non ti aiutavamo io e Facciallegra ti levavano pure il vestito, l'altro giorno". "Che c'entra?, rispose, Siamo amici, e' normale che mi avete aiutato, io quante volte vi ho aiutato a voi?". "E allora che vuol dire che chi e' piu' forte si prende le cose di chi e' piu' debole? Basta che quello piu' debole ha qualche amico e diventa piu' forte di quello piu' forte". "E' cosi', e cosi' deve essere". "Bravo furbo, ma se quello piu' forte chiama gli amici suoi e diventa di nuovo piu' forte di quello piu' debole e degli amici suoi...", "Vuol dire che andra' come deve andare...", disse Sarchiapone che era gia' stanco di discutere. "E se quello piu' debole e gli amici suoi chiamano altri amici loro e ridiventano piu' forti...": "Basta, basta, che cosi' non finisce piu'", intervenne Facciallegra. "Appunto, dissi io, non finisce piu' e si e' visto l'altr'anno con la faccenda tra il villaggio della valletta puzzolente e quello di dietro la foresta, che cominciarono a litigare Magnallova e Tiradritto, che prima erano pure amici, e poi rissa dopo rissa e' finita che il villaggio dei puzzoni e' stato distrutto e quelli che ci stavano quasi tutti ammazzati, ma poi quelli presi come schiavi hanno dato fuoco al villaggio dietro al bosco, e pure al bosco, e adesso dei due villaggi non c'e' piu' neppure l'ombra e di chi ci abitava sono sopravvissuti si' e no venti o trenta, che poi li abbiamo trovati noi e prima li abbiamo portati nel recinto delle bestie del villaggio nostro e poi piano piano ce li siamo pappati tutti". "E' vero. Erano proprio degli imbecilli. E la carne era pure cattiva", concluse Sarchiapone.

"Ma che c'entra?", disse Facciallegra. "Che c'entra che?", dissi io. "La storia che hai raccontato", disse lui. E subito Sarchiapone: "Gia', che c'entra?". E allora dovetti continuare, perche' Facciallegra e Sarchiapone sono i miei migliori amici e andiamo a caccia insieme da quando eravamo pischelli, ma fra tutti e due non capiscono un accidente. "C'entra, perche' quello che dici tu e' una fesseria, Faccialle'". "Come sarebbe? Perche' e' una fesseria quello che dico io? Sara' una fesseria quello che dici tu, signor saputello", replico'. "Sarebbe che tu apri bocca e gli dai fiato,e  invece prima dovresti pensarci due volte". "Bravo, e mentre io ci penso due volte il cinghiale gia' e' scappato. Sei proprio un fesso, Posapia'". Posapiano era il mio nome, e me l'avevano messo perche' prima di fare le cose ci pensavo sempre, ma quando poi si trattava di agire ero svelto come la polvere, altro che posapiano.

"Vi devo sempre spiegare ogni cosa", dissi paziente. E continuai: "Quando eravamo regazzini e a caccia non ci andavamo come abbiamo fatto a non morire di fame?". E Sarchiapone: "Ci pensavano i grandi a darci da mangiare". "Bravo, e adesso che grandi siamo noi chi ci deve pensare a portare da mangiare per i regazzini di adesso?". "Noi, e' naturale", disse Sarchiapone. "Bravo, e a quelli che quando erano grandi loro e ci davano da mangiare a noi che eravamo regazzini, e che adesso loro sono vecchi e non ce la fanno piu' a correre dietro ai cinghiali e a colpirli con la lancia, e noi adesso siamo grandi e un giorno diventeremo vecchi pure noi se non moriamo prima, ebbene, chi ci deve pensare adesso a far mangiare i vecchi che prima ci facevano mangiare a noi?". "Noi, noi, e' chiaro", concluse Sarchiapone. E allora io: "E allora?". E Sarchiapone: "E allora che?". "Come sarebbe allora che?". Si intromise Facciallegra: "Ho capito, io ho capito quello che dici, che chi e' grande deve andare a caccia per far mangiare pure i regazzini e i vecchi". "Mo' hai capito", dissi. "Avevo capito pure da prima", rispose. "E pure io", disse Sarchiapone. "E allora quello che dicevate prima era una fesseria", provai a concludere, ma figuriamoci. "Sei tu che dici le fesserie, disse Facciallegra, io dicevo delle donne". "Perche', le donne non ci vanno pure loro a caccia? Non le portano pure loro al villaggio le radici e la frutta e l'acqua? E oltre a fare tutto quello che fanno gli uomini fanno pure altre due cose che noi non facciamo". E Facciallegra: "Si', prendere in giro a me". Era vero che al villaggio tutti prendevano in giro Facciallegra, donne e uomini, perche' aveva una cicatrice sul viso che sembrava che ridesse sempre; se l'era fatta una volta che aveva fatto a botte con uno che aveva preso una pietra affilata e gli aveva fatto il lavoretto. Lui diceva che non gliene importava niente, ma quando lo prendevano in giro le donne rosicava eccome. "Quanto sei fesso", dissi io. E Sarchiapone: "Allora, visto che sei tanto intelligente, dillo tu quello che le donne fanno e che noi non sappiamo fare". "Fanno i figli, capoccione. E dopo li allattano pure. Tu li sai fare i figli? Li sai allattare?". Scoppiammo a ridere tutti e tre, siamo vecchi amici, e quando uno dice una cosa buffa o la soluzione di un indovinello ci scordiamo subito di ogni discordia. Siamo vecchi amici, tutti per uno e uno per tutti, ci chiamano i tre lancieri.

"Vabbe', mi sa che e' ora che torniamo al villaggio, raccogliamo un po' di questi frutti pure per loro, via", disse dopo un po' Facciallegra. E aggunse: "Con tutto che non se li meritano". Non ce la faceva a non avere l'ultima parola.

Raccogliemmo tutta la frutta che riuscivamo a portare e ci mettemmo in cammino. Ci eravamo allontanati parecchio dal villaggio, e c'era da camminare un bel po'. Avevamo fatto suppergiu' cento passi che vediamo una famiglia di cinghiali. Succede sempre cosi': finche' non hai ingombri e sei pronto a tirare la lancia non trovi neppure una serpe, appena ti trovi che hai dovuto tirare su il davanti del vestito e reggerlo con tutte e due le mani (e con una pure la lancia, che cosi' la tieni pure male) per portare la frutta, allora ti compare davanti ogni bendidio di bestie commestibili.

Perdere tempo non si poteva. In un lampo tutti e tre lasciammo le cocche delle vesti, i frutti caddero in terra, ci mettemmo all'inseguimento dei cinghiali.

Fu un inseguimento lungo, mannaggia a loro, e alla fine ci scapparono senza che fossimo riusciti neppure a tirargliela la lancia. Quando ci accorgemmo che era inutile continuare restammo un bel pezzo a riprendere fiato, poi lemme lemme tornammo dove avevamo lasciato la frutta.

E poiche' le fregature non vengono mai da sole, il grosso della frutta non c'era piu', e quella che restava era stata schiacciata per bene cosicche' era diventata una poltiglia tutta impastata di terra, ormai irrecuperabile. E chi ci aveva fatto il servizietto aveva pure fatto, incidendo la corteccia di un albero, un disegno, insomma, avete capito che disegno, apposta per deriderci.

E' naturale che non la prendemmo bene. E per fortuna che prima avevamo mangiato a piu' non posso e quindi la giornata non era stata un disastro totale. Discutemmo se era il caso di tornare all'albero dove avevamo trovato la frutta, ma si era fatto tardi e il cammino era ancora lungo e non volevamo che il buio ci trovasse ancora nel folto del bosco. E poi i frutti che era facile prendere li avevamo gia' colti, quei pochi che restavano sull'albero erano sui rami piu' alti, e si rischiava di cascare di sotto e farla pure noi, e coi nostri stessi corpi, la poltiglia. Bisognava tornare al villaggio e buonanotte.

Riprendemmo a camminare di malumore. "Bisognerebbe stabilire delle regole, come quando si gioca a morra, che ci sono le regole del gioco altrimenti finisce sempre in rissa", disse Sarchiapone. "E bravo Sarchiapone, dissi io, t'e' venuta una bella idea". "Me ne vengono sempre, solo che non ve le dico". "Forse faresti meglio a cominciare a dirle". "Cosi' poi mi ci prendete in giro, eh?". "Se sono belle idee, no". "Allora senti questa, Posapia': si potrebbe fare la regola che non si ruba la frutta che uno ha posato per terra per correre dietro a un cinghiale". "E' una bella regola", dissi io. "E allora si potrebbe fare pure la regola che se tu tocchi la roba mia io t'ammazzo", disse Facciallegra. Ma io: "E' una regola pericolosa, perche' ci sono molti casi in cui non e' sicuro di chi sia la roba: per esempio puo' anche darsi che chi ha trovato la frutta nostra aveva pensato che l'avevamo buttata". E Facciallegra: "Allora doveva aspettare che tornavamo e chiedercelo se l'avevamo buttata": E io: "E se non tornavamo?". "Aspettava fino alla sera e poi se la pigliava lui", disse Sarchiapone. "E se noi tornavamo solo il giorno dopo?", dissi. "Ce la ridava, e finiva li'", concluse Facciallegra. "E se se l'era gia' pappata?". "Gli buchiamo la trippa con le lance". "Non mi pare che funziona, e poi si finisce come nella storia dei puzzoni e di quelli di dietro il bosco". Sarchiapone fece: "Fermi tutti, mi e' venuta un'altra idea". "Che idea?", chiedemmo insieme io e Facciallegra. E Sarchiapone: "Facciamo la regola che non si ammazzano le persone". E Facciallegra: "Ah si'? E come si fa a fare la guerra?". E Sarchiapone: "Smettiamo di fare la guerra". E io: "Se ci attaccano ci difendiamo, e' chiaro, ma questa e' legittima difesa". E Facciallegra: "Insomma sei d'accordo con questo scemo?". "Si', e' una bella idea". E lui: "Andiamo bene, ce ne sono altre di belle idee come questa?". E Sarchiapone: "Me ne e' venuta un'altra: che si deve portare da mangiare ai vecchi che non possono andare a caccia". Io: "Questa e' buona". E stavolta anche Facciallegra annui', poi disse: "Pero' bisogna farne poche di regole, altrimenti uno se le scorda". Sarchiapone: "Se ne potrebbe fare una sola che vale per sempre". Ma io: "Ah Sarchiapo', qui ne abbiamo dette gia' tre, come si fa a farne una sola?". Sarchiapone: "Allora facciamone cinque". "E perche' cinque?". "Perche' e' facile ricordarsele, le contiamo con le dita della mano, una regola il primo dito, una regola il secondo...". "E allora perche' non venti? Ne abbiamo venti di dita, cinque per mano e cinque per piede". "Si', ma i piedi sono distanti e puzzano pure", fece Sarchiapone. Allora io: "Facciamone dieci quante le dita delle mani e non se ne parla piu'". Facciallegra disse: "Ha ragione Posapiano, una volta tanto". Sarchiapone disse: "E' andata. Adesso pensiamo alle altre sette regole".

Non ce lo immaginavamo mica che stavamo cominciando la storia della civilta'.

 

8. RACCONTI PER L'ESTATE. LAZZARO CASUSCERI: LA FIONDA, UNA STORIA DELL'UMANITA' IN COMPENDIO

 

Avere una fionda e' il desiderio piu' grande di ogni bambino. Con una fionda si possono rompere a notte fonda le lampadine sui pali della luce e cosi' riaccendere le stelle, e di giorno far esplodere i nidi irraggiungibili, e cacciare le lucertole che stupide stanno a prendere il sole sul muro, e - se proprio dovesse servire - caricarla a brecciolino e mirare agli occhi del capo della banda rivale, e poi vediamo come va a finire la sfida.

Avere una fionda e' il primo passo, poi verra' il coltello, la baiaffa, il mitra, il carrarmato, le bombe e poi finalmente e' finito tutto questo schifo.

 

9. RACCONTI PER L'ESTATE. LAZZARO CASUSCERI: UN INCONTRO CON LA VOLPE

 

Tutti sanno che il piu' grande pericolo quando sei solo e' di incontrare una volpe.

Perche' prima ti sembra che non ci sia nessuno, e di colpo la volpe e' li', a due passi, che ti chiede l'ora, o se hai un fiammifero, o se sai i risultati delle partite. E tu te lo immagini che e' una volpe, ma come fai a non dirgli l'ora, a non accendergli la sigaretta o a far finta che non hai sentito alla radio la cronaca delle partite. E' domenica, e' verso sera, di sicuro sei stato al bar, e adesso sei solo sul viottolo verso il casale. La volpe queste cose le sa, e ti aspetta al varco.

Noi la chiamiamo la volpe, perche' lo sappiamo che e' la volpe, ma lei non si presenta mai con l'aspetto della volpe: di solito e' una bella ragazza, vestita elegante; ma certe volte e' una vecchia col bastone, ingobbita, vestita di nero, con un fazzolettone nero sulla testa e uno scialle nero e ricamato lungo fino a terra che sembra una ragnatela; oppure e' un albero il cui fogliame agitato dal vento sembra un mare d'oro; o anche un ragazzino, un cavallo baio, un telefono nero col filo che pare una coda di topo e che squilla, che squilla, che squilla e se tu prendi il ricevitore per rispondere sei perduto.

Ma di solito e' una bella ragazza, vestita elegante, che ti racconta una storia commovente, e mentre la racconta piange. E tu sai che non la devi ascoltare perche' quella storia e' incantata, ma se ti fermi poi non ce la fai piu' ad allontanarti, la storia e' bella e commovente, la ragazza e' aggraziata e infelice, nella borsetta intravedi un fazzolettino sporco di sangue ma ti sembra che quella macchia vermiglia possa anche essere un disegno, un arabesco.

Le volpi lo sanno il segreto, conoscono tutte le nostre debolezze e tutti i nostri desideri, tutte le nostre paure e il nostro desiderio di quelle paure. Se tu ti fermi si guardano intorno e se sono sicure che non c'e' nessuno che possa vederle con un balzo ti sono alla gola, poi una zampata che ti squarcia il petto, e ti divorano il cuore.

Ci sono persone che sono sopravvissute all'incontro con la volpe, ma dopo la loro vita e' un'altra: non avendo piu' il cuore ed essendo dissanguate sono sempre stanche e non trovano pace, certe volte diventano anche cattive. C'e' chi dice che finisce che diventano volpi anche loro, ma io non lo credo.

*

Una volta Giufa' incontro' una volpe, e la volpe gli chiese: "Vorresti, carino, che ti raccontassi la storia delle mille e una notte?". E Giufa': "E dove lo trovo il tempo? Io domani devo lavorare e la notte devo dormire, e poi mille e una notte per me sono troppe, sto diventando gia' vecchio e devo sbrigarmi a trovare una moglie".

Allora la volpe, che aveva aspetto di fanciulla: "E se ti dicessi che potresti gia' averla trovata, una moglie amorosa?". E Giufa': "Ma a me non mi serve una moglie amorosa, mi serve una donna che mi aiuta nel lavoro dei campi, e che tiene bene la casa che io non sono capace, e che mi fa i figli che mi servono per aiutarmi con la terra e con le vacche".

"Una moglie amorosa e' quanto di meglio per fare dei figli", continuo' la volpe. E Giufa': "Ma io ho sentito dire che la morosa e la moglie sono due cose diverse, e chi ha la morosa non ha la moglie, e chi prende moglie non ha piu' la morosa".

"Sei proprio uno sciocchino", disse allora la volpe, e sorrise. E quando la volpe sorride non c'e' uomo che possa resisterle. Ma Giufa': "Me lo dicono tutti che sono uno sciocco, anche se nessuno me lo ha mai detto con tanta grazia, ed ecco, ho sentito un tuffo al cuore, e ho pensato che sarebbe bello che noi vivessimo insieme: la casa e' piccola ma la terra intorno e' tanta, e appena avessi due scudi ti comprerei un bel regalo alla fiera perche' mi sembra che sei cosi' bella che ogni giorno vorrei farti un regalo".

La volpe senti' che lo aveva ormai catturato, si guardo' intorno per esser sicura che non ci fosse nessuno nelle vicinanze, e stava gia' per balzargli alla gola quando Giufa' disse: "Pero', pero'...". "Pero' cosa?", chiese la volpe. E Giufa': "Niente, un pensiero. Ma no. Pero', pero' bisogna che te lo chiedo senno' scoppio". "Cosa vuoi chiedermi, carino?". "Vorrei chiederti, ma senza offesa, eh? Vorrei chiederti se sei mica una volpe...".

Ora, tutti sanno che se c'e' una cosa che una volpe non riesce a sopportare e' che qualcuno le chieda se e' mica una volpe. La rabbia e' tanta che spariscono di colpo, e questo e' l'unico metodo per salvarsi dalle volpi. Non so se Giufa' lo sapesse o ha solo avuto fortuna. Glielo chiedero' quando mi capitera' d'incontrarlo. Di sicuro domani all'osteria.

 

10. RACCONTI PER L'ESTATE. LAZZARO CASUSCERI: IL SOLITO CAVALLO PARLANTE

 

Nessuno sopporta i cavalli parlanti.

Dicono sempre la verita', non si arrabbiano mai, e vogliono sempre aiutarti.

Il fatto e' che tu quando sei nei guai innanzitutto vorresti che la gente non lo sapesse. E invece proprio mentre per strada fai il galante con la signorina Margherita passa il solito cavallo parlante e ad alta voce, che lo sentono a tre chilometri di dstanza, dice: "Sor Pumpurio, ho saputo di quel suo debito e che l'ufficiale giudiziario e' gia' venuto a casa sua a fare l'inventario, mi permetta di sovvenirla del mio modesto aiuto". E tu vorresti avere un fucile da caccia grossa di quelli della collezione di Hemingway.

Poi parlano quella lingua da discepoli del marchese Puoti che non si capisce mai che dicono, e pare che lo fanno per metterti alla berlina perche' a scuola eri distratto perche' pensavi sempre ad altro, prima alle figurine, poi alle ragazze, poi alla rivoluzione, e adesso con internet e col telefonino chi ha piu' il tempo per studiare la lingua italiana o leggere i classici?

Insomma, mi stanno antipatici, si'. Perche' non se ne stanno zitti? Sono stati zitti per secoli, e' cosi' difficile adesso trattenere la linguaccia loro?

E' vero, c'e' anche un fatto personale.

L'altro giorno ero andato a mangiare alla trattoria dei quattro cavalieri, era l'una, era caldo ma c'era un bel venticello, cosi' mi sono accomodato a un tavolo all'aperto. Com'e' come non e', nel menu del giorno c'erano anche fettine di carne di cavallo. E quello ho ordinato, cosi', soprappensiero. E non era affatto male. Quando chi ti si avvicina? Esattamente. Si pulisce gli zoccoli strofinandoli ben bene per terra e mi fa: "Sor Pumpurio, che mangia di bello?". Avrei voluto sprofondare. Anzi, no: avrei voluto che sprofondasse lui nell'inferno dei cavalli. Insomma, uno non puo' essere lasciato in pace neppure quando mangia un boccone in trattoria?

Lo so anch'io che e' brutto mangiare i cavalli, che sono animali come noi, come noi dotati del ben dell'intelletto e della favella. E lo so che l'anno scorso hanno ricevuto piu' premi Nobel i cavalli che gli umani, e non discuto che quei riconoscimenti fossero meritati; studiare, studiano parecchio, anche perche' - diciamola tutta - fanno una vita piu' semplice della nostra e quindi hanno piu' tempo per pensare, per studiare, per dettare i libri ai loro assistenti.

Che poi bisognerebbe dire pure questo: io non sono razzista, e lo capisco che quando noi li usavamo per tirare i carretti o ci salivamo sopra e per farli correre gli davamo di frusta e di speroni non era una cosa da cristiani, sono d'accordo. Ma che adesso loro fanno i professoroni e degli esseri umani - dico: degli esseri umani - debbano stare al loro servizio per scrivere sotto dettatura, ebbene, non mi pare una bella cosa. Non dico che non paghino bene, pagano bene. Ma mi sembra una cosa contronatura, ecco, adesso l'ho detto. E' chiaro che con gli zoccoli e' piu' difficile scrivere che con le mani. Ma allora usassero quei programmi vocali che adesso girano pure sul computer piu' scrauso, invece di avere tre dattilografi umani per ogni cavallo.

Anche il fatto che sono tutti laureati, diciamo la verita', non va mica bene. Cosi' si accaparrano tutti i posti di lavoro migliori. In qualunque ufficio vai gli uscieri sono tutti uomini, i dirigenti quasi tutti cavalli. Non va bene, lede la dignita' umana. E' vero che studiare studiano. E ci credo, non hanno niente da fare. L'unico sport che praticano e che seguono sono le corse, che dopo che ne hai vista una le hai viste tutte; invece noi abbiamo mille giochi e mille sport, dal biliardo al pallone, dal poker all'atletica leggera, e' naturale che siamo distratti da mille impegni ed abbiamo meno tempo per studiare. E loro fanno carriera.

E' per questo che con certi amici miei abbiamo costituito una societa' segreta che abbamo chiamato "Lega per la liberazione dell'umanita': padroni a casa nostra". Siamo gia' parecchi, piu' di quanto quei ciarlatani a quattro zampe possano immaginare, e stiamo accumulando armi, e quando verra' il momento lo vedremo qual e' la razza dominante sul pianeta.

 

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

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Numero 852 del 20 agosto 2016

 

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